Le Finals dell’equilibrio

Caroline Wozniacki ha vinto un'edizione del Masters di Singapore caratterizzata dal livellamento al vertice

Le Finals dell’equilibrio
Caroline Wozniacki - WTA Finals Singapore 2017 (foto Philip Cho)

Le semifinaliste: Karolina Pliskova
A Singapore Pliskova ha vinto piuttosto nettamente i primi due match del girone (contro Venus e Muguruza) e poi, a qualificazione acquisita, si è impegnata relativamente contro Ostapenko. Si può discutere sull’atteggiamento tenuto nel terzo match, ma questo è un rischio insito nella formula del Masters e non dimenticherei che alla fine della stagione a volte gestire le energie può essere quasi un obbligo.

A mio avviso nella semifinale persa contro Wozniacki (7-6(9), 6-3) ha dato prova di non essere al massimo non tanto sul piano fisico, quanto su quello delle energie nervose. Ricordate come aveva recuperato da una situazione disperata contro Ostapenko all’inizio della stagione agli Australian Open? Sotto 2-5 nel set decisivo, aveva saputo risalire sino a vincere il match 10-8. Invece contro Wozniacki dopo aver perso il primo set, nel secondo è sembrata quasi accettare l’idea della sconfitta. Dieci mesi di tennis in giro per il mondo possono farsi sentire.

 

Un altro paio di notazioni sulla semifinale. Nel primo set ho avuto la sensazione di rivedere la Pliskova di qualche stagione fa, la giocatrice che si esprime su livelli di gioco differenti in rapporto al punteggio: grande tennis quando è sotto e deve recuperare, e invece crisi di braccino quando arriva il momento di tagliare il traguardo. E così si spiegano i primi set point non convertiti e poi invece la rimonta da 1-6 sotto nel tiebreak, durante il quale ha infilato una serie di punti di qualità altissima, con vincenti a ripetizione pur avendo di fronte una delle più forti del circuito sul piano difensivo. Ma appena è tornata ai set point, di nuovo il braccio si è irrigidito, ed è mancata la sicurezza necessaria per chiudere.
Purtroppo per Karolina il suo tipo di tennis è uno di quelli che risente di più delle incertezze psicologiche: i colpi puliti e radenti per funzionare hanno bisogno di grande fluidità di esecuzione, e inevitabilmente l’efficacia del gesto è frenata dalla tensione.

Seconda nota, di tipo tattico, che richiede però controprove (campi più rapidi) per essere confermata. Mi pare che dopo la separazione dal coach David Kotyza per divergenze tattiche, Pliskova abbia effettivamente deciso di accettare più spesso scambi lunghi ed elaborati, senza cercare con la stessa immediatezza il vincente. Sembrerebbe una conferma del fatto che forse non sentiva come proprie le indicazioni di Kotyza che la spingevano verso un tipo di tennis più aggressivo. Potrebbe essere che l’indole autentica di Karolina sia questa, e che non dobbiamo farci fuorviare da una associazione che spesso siamo portati a fare, vale a dire “grande servizio = grande attaccante”. Se così fosse però, quasi inevitabilmente Pliskova dovrà provare ad accrescere la sua qualità negli spostamenti per proporre con efficacia un tipo di tennis più meditato e articolato.

Caroline Garcia
Garcia è stata la novità dell’ultimo periodo di WTA. Con le vittorie in Cina (Wuhan e Pechino) si è guadagnata l’ultimo posto utile fra le otto, superando Johanna Konta. A Singapore ha saputo, da esordiente, assorbire la sconfitta nel primo match contro Simona Halep e rovesciare le sorti del girone sino a vincerlo. Ha battuto Svitolina nel secondo impegno e poi Wozniacki, in entrambi i casi per 7-5 al terzo.

Due partite in cui ha mostrato i suoi notevoli progressi, ma anche alcuni limiti. Progressi: la grande varietà al servizio, una migliore percentuale di risposte in campo, meno errori non forzati e la capacità di verticalizzare per chiudere a rete quando l’avversaria accorcia.
Limiti: la difficoltà a fare gara di testa, e avere bisogno di trovarsi con le spalle al muro per dare il meglio di sé, vincendo in rimonta. Le partite in cui questa situazione si è ripetuta cominciano a diventare numerose. Nelle ultime settimane contro Garcia hanno servito per il match, senza riuscire a chiudere e finendo per perdere: Barty nella finale di Wuhan, Svitolina nei quarti a Pechino, di nuovo Svitolina a Singapore e infine Wozniacki ancora a Singapore. Il rovesciamento del risultato non è però riuscito a Carolina in semifinale contro Venus Williams, che è andata a servire sul 5-3 nel terzo e dall’alto della sua esperienza è stata capace di chiudere (ha concesso tre palle break, ma le ha salvate e convertito il primo match point: 6-7, 6-2, 6-3).

Una semifinale all’esordio nelle Finals non è certo un cattivo risultato per Garcia, ma rimane la sensazione che contro Venus l’importanza del match le abbia impedito di esprimersi al meglio. Dopo aver vinto il primo set, invece di consolidare il vantaggio (tecnico e psicologico) ottenuto e prendere in mano la situazione, è diventata più fallosa e titubante. Per questo forse qualche rammarico avrebbe ragione di averlo.

a pagina 5: Venus Williams e Caroline Wozniacki

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