Sognando Milano: Medvedev, un ragazzo (poco) tranquillo

Prosegue la presentazione dei protagonisti delle NextGen Finals: il giovane russo dal carattere fumantino riuscirà a dire la sua?

Sognando Milano: Medvedev, un ragazzo (poco) tranquillo
Daniil Medvedev - Queen's 2017 (© Alberto Pezzali per Ubitennis)

ATP NextGen Finals, la guida completa

Da Wikipedia apprendiamo che “Daniil Sergeevič Medvedev (in russo: Даниил Сергеевич Медведев; Mosca, 11 febbraio 1996) è un tennista russo”. Dal sito dell’ATP apprendiamo inoltre che:

 
  • è alto 198 cm, destrimane e gioca il rovescio a due mani
  • alla data del 30 ottobre 2017 la sua posizione in classifica è la 67esima, ed è settimo nella Race to Milan
  • ha raggiunto il suo miglior piazzamento il 24 luglio 2017: 48esimo
  • il 4 gennaio 2016 era il 329esimo giocatore del mondo e il 16 novembre 2016 il 98esimo
  • nel 2017 sino ad oggi ha guadagnato 611.868 dollari

Quello che il sito dell’ATP non dice è che Daniil Medvedev (nessuna parentela con Andrei Medvedev che perse la finale del Roland Garros nel 1999 contro Agassi) dietro quell’aspetto da abatino di breriana memoria, nasconde uno spirito a dire poco anticonformista se non proprio turbolento. Nella sua acerba carriera ha infatti già avuto modo di salire agli onori delle cronache per due episodi poco edificanti.

Il primo avvenne al secondo turno del Challenger di Savannah, nell’aprile del 2016: Medvedev fu squalificato per una frase da lui rivolta al giudice di sedia e ritenuta razzista. Il secondo – meno grave nei contenuti ma più eclatante per il palcoscenico – ebbe luogo quest’anno a Wimbledon. Il nostro eroe, al termine del match perso contro Bemelmans, non trovò modo migliore di esprimere il proprio disappunto se non lanciando delle monetine all’arbitro dell’incontroIn merito all’episodio di Savannah, Medvedev si scusò tramite Facebook dove scrisse: “Le mie parole sono state interpretate male. Il campo non è il posto per mostrare le emozioni ma la propria qualità tennistica”.

E, a proposito di qualità tennistica, il russo (di nascita, ma francese di adozione. La famiglia si trasferì a Nizza quando Daniil era ancora bambino) si fece notare sin dai tornei junior per un rovescio bimane particolarmente potente, assimilabile, vista la sua statura, ad uno smash a due mani. Il rovescio è rimasto la sua arma migliore. Oltre ad esso Medvedev può contare su un servizio notevole per potenza e varietà di effetti che lo rende adatto alle superfici rapide e in particolare all’erba; Wimbledon è l’unico torneo dello Slam in cui sino ad oggi ha saputo giungere al secondo turno.

Il diritto, soprattutto lungolinea, è da migliorare e il gioco di volo tutto da inventare, dato che ad oggi è semplicemente assente dal suo repertorio. In sintesi: un buon giocatore ma non un predestinato. Nulla a che vedere con suoi pari età (o quasi) come Alexander Zverev, Rublev, Kyrgios che sin dalla culla parevano destinati alla gloria tennistica. A 20 anni, età in cui i futuri campioni di norma sono già abbondantemente dentro la top 100, lui stazionava intorno alla 300esima piazza – poco meglio di Quinzi – e solo all’inizio di questa stagione con la prima finale ATP guadagnata in India a Chennai e persa contro Bautista Agut, il suo talento ha iniziato a fiorire e la sua presenza tra i migliori 100 del mondo a diventare una certezza e non una fiammata.

Difficile dire dove potrà arrivare in futuro. Il presente lo attende a Milano insieme al montepremi di 1.275.000 dollari messo a disposizione dalla FIT ($ 50.000 garantiti dalla semplice partecipazione). Pare saggio accontentarsi, poiché “di doman non c’è certezza”.

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