ATP Bercy: Nadal, quanta fatica. Out Thiem e Dimitrov

PARIGI - Rafa trascinato al terzo da un grintoso Cuevas. Verdasco in trance agonistica elimina Thiem. Isner annulla match point a Dimitrov e vince al tiebreak decisivo. Cilic ai quarti senza perdere un set

ATP Bercy: Nadal, quanta fatica. Out Thiem e Dimitrov

ATP Bercy, verso Londra: delPo avanti. Fuori Pouille, dentro Goffin

[1] R. Nadal b. P. Cuevas 6-3 6-7(5) 6-3 (da Parigi, Luca Baldissera)

 

Poco dopo le 20, in un palazzetto di Bercy finalmente esaurito, scende in campo il numero uno del mondo per questo 2017, Rafael Nadal, per il suo incontro degli ottavi di finale contro l’uruguagio dal gran rovescio a una mano Pablo Cuevas. Ci ha perso una volta su quattro, Rafa, sulla terra di Rio 2016, ma era decisamente un altro Nadal rispetto al campione che abbiamo ammirato quest’anno. Pablo si presenta comunque combattivo, lotta nel quarto game per annullare tre palle break consecutive, ma poi cede la battuta. Rafa risponde a volte abbastanza avanti, a volte praticamente di fianco ai giudici di linea, come se stesse trovando la posizione migliore per tentativi. Nel frattempo, un clamoroso tweener frontale di Cuevas che fulmina Nadal a rete provoca la standing ovation del pubblico, e il sorriso divertito dello stesso Rafa. Che in ogni caso conserva il suo vantaggio, in un primo set che conferma la solidità dello spagnolo. Il drittone in top (spesso più spinto che liftato, da bordocampo si vede bene l’alternanza tra rotazione esasperata e palla spinta a cercare penetrazione) viaggia bene, costringendo spesso Pablo ad andare fuorigiri con i colpi da fondo, il rovescio è la solita sicurezza. Proprio nel momento di chiudere il parziale, Nadal rallenta un attimo, si fa raggiungere sul 40-40, ma con una bella chiusura in difesa a rete e con il servizio il 6-3 è suo.

Il break al terzo game, con un rovescio malamente spedito da Cuevas in rete, che manda Rafa avanti 2-1 e servizio, ha già l’aria di una sentenza sulla partita. Sensazione subito smentita da due incertezze dello spagnolo che danno altrettante palle break a Pablo, sulla seconda un errore di dritto di Nadal porta il punteggio in parità. Cuevas incassa ben volentieri il regalo, e sembra ricominciare a crederci, il pubblico sicuramente è contento che il match si prolunghi almeno un po’. Il problema è che gli errori dello spagnolo continuano, fino ad arrivare a un preoccupante 4-5, 15-30, con Cuevas a due punti dal set. Qui Rafa si scuote, spara tre accelerazioni delle sue, e siamo 5-5. Poco dopo, la situazione si ripresenta identica sul 5-6 (gran passante diagonale stretto di Pablo), e di nuovo Nadal ne esce con bravura e fortuna (una seconda palla buona di un pelo). Al tie break, lo spagnolo va avanti di un minibreak, poi si incarta in tre errori a rete, una rarità per il Rafa di questi tempi, e con un errore di rovescio lungolinea consegna il set a Cuevas, che se lo è onestamente meritato, rimanendo in campo con grinta e tenacia. Durante la pausa, il fisioterapista sistema una fasciatura di quelle che Rafa usa spesso, sotto il ginocchio destro del maiorchino.

Nel terzo set, comunque, Nadal riprende a macinare gioco, e scappa subito 3-0 brekkando con pressione e spinta da fondocampo, dagli spalti sembra che stia caricando al massimo il topspin. Cuevas, ammirevole, si aggrappa alla partita, arriva a due palle del controbreak, si insacca il pollice della mano sinistra andando giù su un rovescio basso, ne conquista una terza, e spara il lungolinea vincente di rovescio che rimette tutto in equilibrio. 3-2, pubblico in delirio, il match c’è eccome, ed è anche bello. Chi non pare contento, comprensibilmente, della situazione, è Rafa, che riprende a spingere con rabbia, va di nuovo vantaggio salendo fino al 5-2, e chiude al nono gioco. Partita strana, in cui il numero uno del mondo ha palesato incertezze non consuete per lui (7 doppi falli, per esempio), ma sono episodi che alla fine di una stagione lunghissima e massacrante ci possono stare.

Nella breve – e immediata – conferenza stampa post-partita, Rafa ci ha detto:Non voglio parlare del ginocchio, ma dei quarti di finale di domani. Non mi aspettavo di vincere velocemente, è stato un lungo anno, io continuo a lottare. Va bene per me andare in campo domani alle 15:30, il recupero non è un problema. Certo che giocherò a Londra!“.

[3] M. Cilic b. [14] R. Bautista Agut 7-6(4) 6-2 (Andrea Ciocci)

Solo il tempo dirà se il Cilic furioso visto allo US Open 3 anni fa sia un fenomeno ripetibile oppure se il croato rientrerà nella schiera di coloro che ballano una sola estate. L’incontro di stasera in cui ha battuto lo spagnolo Bautista Agut, spegnendone le residue speranze di qualificarsi per le ATP Finals, non era una di quelle tappe che segnano una carriera. Per contro, il suo 2017, che lo ha visto raggiungere la finale ai Championships e guadagnarsi alla vigilia del torneo di Basilea la qualificazione alla ATP Finals, ha fornito belle conferme sul suo status di campione, capace di raggiungere la posizione numero 4 della classifica mondiale, suo best ranking.

Che non sarà una passeggiata è chiaro da come Bautista Agut  riesce a contrare la potenza del gigante croato. E, sul 2-2, lo spagnolo vìola la regola dei servizi grazie a un notevole gioco difensivo e a diversi errori del tennista di Medjugorje. Che pareggia i conti nel game successivo aumentando i giri del suo poderoso motore. La partita non è memorabile. L’iberico cede di nuovo la battuta dopo un gioco lottassimo, inchiodato nel suo angolo sinistro dai rovesci incrociati di Cilic. Ma il pivot croato pensa bene di dilapidare il vantaggio con alcuni errori davvero marchiani. Dinamica che genera ben 4 break in 9 giochi. Abbastanza ovvio che si arrivi al tie-break. Cilic fa e disfa neanche fosse Penelope anche in questo frangente, ma Bautista riesce nell’impresa di superarlo, con una chiusura spaventosa di set: due orrori che consegnano la frazione al croato. Ora il numero 3 del seeding gioca più sciolto e decide di accorciare i tempi, prendendo la rete su ogni palla utile. Questa tattica gli frutta il break in apertura. Bautista Agut, sempre meno convinto, crolla improvvisamente. Forse anche per un problema fisico che ha richiesto l’intervento del medico alla fine del primo set. Sul 5-2 pesante, Cilic serve per il match, ripetendo il copione della sua soirée parigina. Una serie di errori, seguita da un pugno di vincenti che gli garantiscono l’approdo ai quarti di finale dove lo attende la sorpresa del torneo, Julien Benneteau.

F. Verdasco b. [5] D. Thiem 6-4 6-4 (da Parigi, Chiara Gheza)

Nel secondo ottavo di finale di giornata si incontrano nell’arena centrale il numero 5 del mondo, Dominic Thiem, e lo spagnolo Fernando Verdasco, apparso particolarmente grintoso da inizio torneo. Un solo precedente tra i due giocatori: un infinito secondo turno sull’erba di Wimbledon nel 2015, vinto da Verdasco. Entrambi i contendenti si giocano il loro primo accesso in carriera ai quarti di finale del Rolex Paris Masters. Fernando si presenta in campo con una vistosa fasciatura al ginocchio sinistro, ma da come si muove sul terreno di gioco non sembrano esserci particolari problemi, anzi il ritmo imposto dallo spagnolo su Dominic è a dir poco indiavolato. Il quinto gioco decide il set: Verdasco fa correre Thiem per tutto il campo e gli strappa il servizio. Tanto è sufficiente allo spagnolo per giocare in scioltezza sui proprio turni di battuta e chiudere per 6-4, esultando in direzione del suo angolo. La musica non cambia nel secondo parziale, Thiem non sente la palla ma Verdasco dal canto suo non gli concede respiro. Nel terzo gioco arriva il break di un Fernando in trance agonistica. Dominic ha un sussulto nel’ottavo game quando riesce a strappare il servizio all’avversario, ma è solo un’illusione per l’austriaco. Nel gioco successivo Verdasco mette in campo tutta la sua grinta e si riprende il break. L’ennesimo errore di Thiem consegna la vittoria finale a Fernando. Ora lo spagnolo attende il vincente tra Jack Sock e Lucas Pouille.

[Q] F. Krajinovic b. [WC] N. Mahut 6-2 3-6 6-1 (da Parigi, Chiara Gheza)

Su un campo numero uno gremito continua a sorprendere il serbo, entrato nel tabellone principale passando attraverso le qualificazioni, Filip Krajinovic, che estromette dal torneo la wild card francese Nicolas Mahut. Il primo set vola via veloce per Filip che, anche grazie a un’ottima giornata al servizio, si impone 6 giochi a 2 su un Nicolas sofferente per un problema al polpaccio destro. Il secondo parziale accende gli animi degli spettatori di casa: Mahut, che indossa una mise particolarmente patriottica firmata Lacoste, forza il serve & volley e, per la gioia di un pubblico che continua a sostenerlo, porta il match al terzo set. Lo spettacolo in campo è piacevole e l’atmosfera sugli spalti festosa. La brutta notizia per Nicolas e per i suoi sostenitori è che il tennista non è al top della forma fisica (prova con lo stretching al polpaccio, appoggiandosi al seggiolone dell’arbitro) e, pertanto, non riesce a onorare al meglio il parziale decisivo. Krajinovic resta concentrato e conclude il match con un vero e proprio monologo: 6 a 1 per il serbo alla fine. Mahut esce tra gli applausi di ringraziamento per aver comunque stoicamente terminato l’incontro sul campo. Filip dal canto suo vola ai quarti di finale di questo Paris Rolex Masters dove incontrerà il vincente tra Pablo Cuevas e il re del ranking ATP Rafael Nadal.

[9] J. Isner b. [6] G. Dimitrov 7-6(10) 5-7 7-6(3) (da Parigi, Luca Baldissera)

Il finalista della scorsa edizione del masters 1000 parigino, lo statunitense John Isner, sul duro indoor è un cliente terribilmente difficile per chiunque. Se ne accorge molto bene il bulgaro Grigor Dimitrov, che per l’intero primo set cerca di scalfire, arrivandoci però solamente vicino (due palle break non trasformate, una concessa), il servizio al fulmicotone dell’altissimo avversario. Ma giocare contro Isner non è complicato solamente a causa delle battute spesso imprendibili scagliate da 2 metri e 8 centimetri di altezza, più braccio e racchetta: “Long John” è infatti un maestro del tennis percentuale, del prendersi i rischi giusti nei momenti corretti, tirando in particolare il dritto a chiudere e scendendo a rete in modo accorto per mascherare l’ovvia difficoltà negli spostamenti. E nel tie-break a cui arriva il primo parziale, dopo tre set point non trasformati (brutto un errore di rovescio sul terzo, in effetti), Isner fa valere la sua attitudine di giocatore da uno-due, rimanendo sempre in vantaggio di un punto, fino a incassare il doppio fallo di Grigor che gli consegna il 12-10. Il pubblico apprezza, dai posti bassi della tribuna stampa sento gli sbuffi di comprensibile frustrazione del bulgaro.

Nel secondo set, a Dimitrov viene almeno risparmiata l’ansia costante di servire per secondo, e Grigor sembra partire bene con due palle break consecutive (contro Isner, quasi un avvenimento) conquistate nel secondo game, ma quattro legnate di John risolvono il problema. Scuote la testa Dimitrov, come a chiedere “ma che devo fare per prendermi un vantaggio?”, e il match prosegue nel segno dell’equilibrio, nessuno dei due va più oltre il 30 sulla battuta dell’altro fino al 6-5 per Grigor, servizio John. Qui, per la prima volta la “macchina” Isner si inceppa per un attimo, con due doppi falli concede set point, lo annulla bene salvandosi a rete, ma poi ancora il servizio incredibilmente gli si blocca, e il terzo doppio errore consegna il set a Dimitrov. Ecco la risposta, caro Grigor, non dovevi – o potevi – fare niente, c’era solo da aspettare e sperare nel regalo dell’altro.

A questo punto Long John appare anche stanco, si tocca l’inguine, abbassa la testa (quante volte gli sarà successo in carriera di perdere un set con tre doppi falli nell’ultimo game?), il terzo parziale vede ancora palla break per Grigor nel secondo e nel quarto game, ben annullate. Dalla mia postazione il linguaggio del corpo di Isner non promette nulla di buono, e infatti il turno di servizio successivo dello statunitense è quello del patatrac: tre palle break, e il passante lungolinea di rovescio di Dimitrov che alla fine va avanti 4-2. Sembra fatta per il bulgaro, che arriva a match-point sul 5-2 (cancellato bene da John), va a servire per chiudere sul 5-3, ma nel più classico dei momenti da paura di vincere, cede la battuta a 15, per la prima volta nell’intera partita. Pochi minuti dopo, siamo al tie-break decisivo: francamente, colpa di Grigor esserci arrivati. Con la scioltezza di braccio di chi è ben conscio di essere un sopravvissuto nel match, Isner tira tutto, vince, e diventa l’ago della bilancia per la corsa alle ATP Finals. Sarà lui a decidere del destino di Juan Martin del Potro, suo avversario domani nei quarti di finale.

Risultati:

[13] J.M. del Potro b. R. Haase 7-5 6-4
F. Verdasco b. [5] D. Thiem 6-4 6-4
[Q] F. Krajinovic b. [WC] N. Mahut 6-2 3-6 6-1
[9] J. Isner b. [6] G. Dimitrov 7-6(10) 5-7 7-6(3)
[16] J. Sock vs b. [17] L. Pouille 7-6(6) 6-3
[WC] J. Benneteau b. [7] D. Goffin 6-3 6-3
[1] R. Nadal b. P. Cuevas 6-3 6-7(5) 6-3
[3] M. Cilic vs [14] R. Bautista Agut 7-6(4) 6-2

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