Sognando Milano: l’esplosione e l’esplosività di Rublev

Il russo da poco ventenne concluderà alle NextGen Finals la stagione della svolta. Primo titolo ATP e best ranking. Grinta ed aggressività inesauribili, sulla scia dell'idolo Nadal

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Sembra timido timido ma, in realtà, il giovane Andrey Rublev, dietro quell’espressione glaciale e i tratti spigolosi, da qualche mese lascia trasparire una personalità molto più scherzosa e ironica, lasciandosi andare a momenti di ilarità e postando su Twitter simpatiche foto insieme ai colleghi. Che il 20enne stia maturando anche in simpatia? Certo è che, almeno sul campo, di progressi Andrey ne ha fatti davvero tanti e, la prossima settimana, a Milano, ci sarà per lui la consacrazione della stagione della svolta, con la partecipazione alle Next Gen ATP Finals.

 

Attualmente n. 35 del mondo, il tennista di Mosca è esploso quest’estate a Umago dove, da lucky loser, inanella cinque vittorie per andare a vincere il più importante torneo finora in carriera, superando in finale l’espertissimo Paolo Lorenzi e diventando così il più giovane vincitore del Croatia Open. Ma Andrey comincia a  far parlare di sé già dai tempi delle gare del circuito juniores. A 16 anni aveva già trionfato in tre tornei Future e, a 19 anni, fa il suo ingresso in Top 100. Nel 2014 vince il titolo Juniores al Roland Garros mentre a Wimbledon raggiunge la finale in doppio nella stessa categoria, per poi terminare l’anno alla prima posizione mondiale della classifica Junior. Nel 2015 si qualifica per la prima volta ad una prova dello slam, allo US Open. Perde al primo turno contro Kevin Anderson in un match lottatissimo. Quest’anno, ancora a New York, Rublev realizza il miglior risultato finora in un major raggiungendo i quarti di finale e diventando così il più giovane tennista a piazzarsi tra i primi otto nello slam statunitense dopo Andy Roddick nel 2001. Inoltre, nella sua corsa a Flushing Meadows, il giovane moscovita mette a segno la sua prima vittoria su un Top 10, superando l’allora n. 9 del mondo Grigor Dimitrov.

Andrey dimostra in gara una sete di vittoria e un’abnegazione inesauribili. Il giovane russo, dietro quella chioma color rame e quel volto ancora un po’ da bimbo punteggiato di lentiggini, sfodera invece in campo una grinta e una “cattivera” degna dei più grandi campioni. Costantemente aggressivo con i fondamentali da fondo campo, il russo, nonostante un fisico ancora mingherlino e particolarmente asciutto, fa esplodere dalle sue corde vere e  proprie bordate destinate a spiazzare l’avversario da una parte all’altra del campo. Il ritmo del suo tennis è forsennato, sempre in spinta e in accelerazione. Ci ha provato così anche a New York quest’anno, contro il suo grande idolo Rafael Nadal (che, già tre anni fa, gli aveva fatto il grande onore di invitarlo ad allenarsi una settimana a Majorca). Ci teneva tantissimo Andrey ma, alla fine, per sua stessa ammissione, riceve da Rafa una vera e propria “lezione” di tennis poiché viene spazzato via con un impietoso 6-1 6-2 6-2.

Grande speranza del tennis russo, dalla personalità più marcata del connazionale Kachanov (anch’egli qualificatosi per le Finals milanesi), Andrey era allenato fino all’età di 17 anni dalla madre Marina Marenko, ex coach di Anna Kournikova e, ora, si allena a Barcellona. Ad oggi, dopo il forfait di Sascha Zverev (che disputerà invece le Finals dei “senior” a Londra), è il primo in classifica tra gli otto Next Gen che porteranno il tennis a Milano dal 7 all’11 novembre. Dopo la sconfitta contro Fernando Verdasco martedì a Parigi-Bercy, ora Rublev può concentrarsi sull’evento made in Italy tanto atteso. E, almeno sulla carta, è lui l’uomo da battere.

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