Il tennis che verrà, secondo Gianni Clerici

L'opinione di Gianni Clerici sulla manifestazione che vuole rinnovare il tennis

Il tennis che verrà, secondo Gianni Clerici

Il tennis che verrà (Gianni Clerici) – La Repubblica del 06.11.2017

Ora che un gruppo di giovanotti under 21 stanno per iniziare un torneo chiamato Next Generation, mi viene in mente che nel 1555, nemmeno il più grande scrittore di tennis, il filosofo tomista Antonio Scaino da Salò, poteva immaginare qualcosa di simile. Alla corte di Ferrara, Scaino era solito dilettarsi in quello che era conosciuto allora come “Gioco della Palla con Rachetta” e un giorno, come succede in campo anche oggi, non si trovò d’accordo con il suo benefattore Alfonso II ed ebbe l’idea di mettere per iscritto le regole di un gioco che già esisteva da almeno duecent’anni, se devo credere alla prima immagine che sono riuscito a rintracciare nella Cattedrale di Barcellona, un bassorilievo in legno scolpito tra il 1394 e il 1399 da Pere Sanglada. Secondo Scaino il punteggio del gioco era diverso da quello che siamo abituati a vedere attualmente, da quando un astuto inglese – il maggiore Wingfield – lo brevettò nel 1874, quasi l’avesse inventato lui e non gruppi di giocatori greci e romani. Il campo aveva dimensioni non molto dissimili da quelle di adesso ( 23,77 x 8,23) a seconda se ci si giocasse in singolo, in doppio e anche in triplo. Scaino ne cita uno a Ferrara di metri 19,47 x 6,49, mentre quello del Louvre, a Parigi, era addirittura 36,93 x 10,37. Di diverso c’era il punteggio, che consisteva nell’avvicendarsi da un mezzo campo all’altro, dove l’arbitro aveva segnato i luoghi chiamati cacce ( chase in inglese, chasse in francese) i luoghi cioè dai quali un giocatore, o una squadra, non fosse riuscito a rimandar la palla. Se non son stato chiaro, come temo, ecco le parole di Scaino: «In quel luogo, nel quale la palla termina il suo moto, e mentre ruota per terra, si costituisce un certo segno che si chiama volgarmente caccia, e segnate che siano le cacce, o palle cacciate, allora i giocatori fanno insieme una mutazione di luoco a luoco, andando i battitori al luoco dei ribattitori, e questi al loro. E cade la vittoria in quelli che si trovano aver più vicina dal canto loro la caccia già segnata che la palla di nuovo segnata». Una palla più lunga, in direzione della riga di fondo, assegnava il quindici, e così via, sino al 45, dopo il quale si aveva diritto al gioco. Va ricordato che, sino al giorno ottocentesco nel quale la gomma fu importata dal Sudamerica in Gran Bretagna, la palla fu «soda, ripiena di pelo di lana», oppure «palla a vento, di spirito dentro piena, con mirabile artificio». E, dopo la recente scoperta, a Jesi, quelle ritrovate in Italia fanno sì che le nostre assommino a quindici, mentre in Francia il Tenniseum del Roland Garros non ne detiene nemmeno mezza. Così come il museo di Wimbledon. Va anche ricordato che, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e addirittura in Australia, esistono tuttora campi del gioco che ho tentato di descrivere chiamato Real Tennis, mentre in Francia temo che siano ridotti a tre quelli detti Jeux de Paume, e cioè Gioco del Palmo (della mano, tipico dei tempi precedenti la racchetta). Il punteggio del cosiddetto Lawn Tennis, re-inventato dagli inglesi nel 1874 non è mutato, sinché un dirigente del museo di Newport, Jimmy Van Alen, si disse che le partite erano troppo lunghe, nel 1965, ed iniziò ad applicare quello che definì tie-break (rottura di equilibrio) ai campionati universitari. Visti i buoni risultati, il tiebreak venne esteso ai campionati Usa 1970, e ricordo ancora le bandierine rosse che gli arbitri alzavano non appena il tiebreak iniziava. Il tie-break non si disputa ancora nel set finale di Roland Garros e Wimbledon, mentre ne è stata introdotta una variante al terzo set dei doppi, una fine affrettata ai dieci punti. Ora assistiamo a Milano a quello che spero non sarà il futuro del tennis. Si giocherà al limite dei cinque set di soli quattro games, con un tie-break nel caso di tre games pari. Non ci saranno i vantaggi, non ci saranno battute ripetute quando la palla sfiorerà il nastro della rete, non ci saranno giudici di linea umani sostituiti dall’Occhio di Falco, invenzione del predestinato di Mr Hawk. C’era proprio bisogno di simili mutamenti ? Ma certo, risponde la televisione, per aumentare la pubblicità. Partite al meglio dei cinque set, che però viene conquistato a 4 (non più a 6) e con il tie-break sul 3-3. Inoltre niente più vantaggio: sul 40-40 punto secco LET. In caso di net non verrà ripetuto il servizio. Niente più giudici di linea e un orologio scandirà il tempo per una veloce ripresa del gioco CI SI Gli spettatori potranno muoversi durante il gioco, cosa proibita finora. Infine giocatori e allenatori potranno comunicare liberamente tra loro

 

Quinzi sul treno Next Gen. II futuro sarà azzurro? (Riccardo Crivelli) – La Gazzetta dello sport del 6.11.2017

Nel futuro c’è anche lui. Nel posto dove era pronosticato quando dominava il circuito giovanile e infiammava di speranze il movimento italiano, da troppi anni alla ricerca di un uomo che potesse rinfrescare i tempi d’oro degli Slam e delle Davis. Alle Next Gen Finals di Milano da domani, come wild card azzurra, ci sarà Gianluigi Quinzi: e il tempo per una settimana tornerà indietro, quando il marchigiano sembrava destinato a giocare un ruolo da leader della generazione nata dal 1995 in poi. FINALE La finale delle qualificazioni allo Sporting Milano 3, del resto, è un tuffo nel passato che non si è ancora tramutato in un presente di ambizioni realizzate, perché di fronte al vincitore di Wimbledon juniores nel 2013 c’è l’amico Filippo Baldi, con il quale ha condiviso tutta la trafila nelle nazionali giovanili e con il quale ha vinto, nel 2012, il Mondiale a squadre under 16, lasciando presagire una carriera da fenomeni. Per quella, almeno per il momento, bisognerà aspettare, ma intanto la partita che consegna a Gianluigi il pass per la gloria è un condensato di emozioni e di prodezze, approdando fino al quinto set (per la prima e unica volta nel torneo) per due ore di grande battaglia. Baldi comincia meglio, con più aggressività, cerca il dritto di Quinzi e lo tiene dietro, prima di esplodere il suo, di dritto, un colpo già di livello superiore. Con due tie break il vigevanese che adesso si allena a Palermo sembra aprirsi le porte del sogno, ma il rivale ha il merito di non uscire mai dalla parità, di rimanere incollato alla sfida, affidandosi al servizio e al comprensibile calo di Filippo, che non trova più il ritmo e la profondità dei primi due set.  Così, come una tenace formichina, Gianluigi risale, accorcia il gap e nel quinto set ne ha di più, soprattutto di testa e così può festeggiare un successo che sa di svolta, usando proprio il gesto caro a Wawrinka, il dito puntato alla tempia. Avanti Quinzi, vediamo se quel mondo ti appartiene come tutti immaginavamo quattro anni fa: «Sarà eccitante ritrovare i ragazzi con cui battagliavo da junior, non devo voltarmi indietro ma soltanto provare a dare il meglio. In fondo si aspetteranno di battermi, e io potrò giocare senza pressioni. Volevo proprio vincerlo questo torneo, ne ero convinto anche se la superficie non mi favoriva. E poi c’era la tensione di una partita contro un amico vero, entrambi abbiamo dimostrato di essere molto migliorati». Fino a dove, Gianluigi? «Tecnicamente, penso di valere i primi 100-150 del mondo, realisticamente non posso ancora immaginarmi più avanti. Spero solo di non avere troppi guai fisici, mentalmente però devo ancora crescere». RIVINCITA Intanto il sorteggio lo ha inserito nel Gruppo A insieme a Rublev, Shapovalov e Chung. Si, proprio il coreano che Quinzi, oggi allievo di Fabio Goretti a Foligno dopo 11 cambi tecnici in quattro stagioni, battè in finale in quel fantastico pomeriggio di luglio sui prati più famosi del mondo: sarà dolce ritrovarsi, senza contare che la presenza di Shapovalov, già il più amato dal pubblico, promette una serata di scintille dentro e fuori dal campo, mentre Rublev, imperioso nel suo progresso degli ultimi 10 mesi (era 156 a gennaio, qui è la prima testa di serie stante l’assenza di Zverev) è probabilmente il favorito insieme all’altro moscovita Khachanov. Però Quinzi sarà II, ed è già una notizia che scalda il cuore: «La superficie è adatta ai due russi, se la giocheranno insieme a Shapovalov. Io provenò a fare il guastafeste». Ben arrivato.


A Milano nasce il tennis 3.0 sognando il nuovo Federer (Sergio Arcobelli) – Il Giornale del 6.11.2017

Le cinque giornate di Milano. Niente a che vedere con i moti e le lotte di più di centocinquant’anni fa, ma all’ombra della Madonnina si toma a respirare aria di rivoluzione. SI perché il capoluogo meneghino sarà teatro di quello che si può definire il primo vero passo verso nuovi orizzonti. Insomma, l’alba di una nuova era nel tennis. Ma andiamo con ordine. Ebbene, nella cinque glomi milanese otto giovani fenomeni del tennis mondiale – tra i vari Rublev, Shapovalov, Coric e compagnia ci sarà pure un azzurro, Gianluigi Quinzi – si sfideranno da domani a sabato, nel padiglione 1 della Fiera di Rho allestito a dovere per l’occasione, con un obiettivo ben preciso: accaparrarsi lo scettro delle Next Gen Atp Finals, una manifestazione unica nel suo genere, una sorta di torneo parallelo delle finali di Londra, ma riservato solo agli under 21. E la suggestione è che lo ospiti la città dove Roger Federer vinse il suo primo torneo nel 2001, quando aveva solamente venti anni. Quindi Milano potrebbe veder nascere un’altra stella in una rassegna unica e con una formula rivoluzionaria perché mai prima d’ora erano state apportate cosi tante modifiche al regolamento, ed è per questo che andrebbero assimilate una alla volta per non rischiare di perdersi. La novità di certo più eclatante è quella del punteggio: set ai quattro game (in caso di 3-3, si va direttamente al tie-break) e al meglio dei 3 su 5. In più, per aumentare il pathos, c’è il killer point: sul 40-40, infatti, chi si aggiudica il punto successivo si porterà a casa il game. L’intenzione è chiara: rendere il gioco più rapido e spettacolare. Si parlava di rivoluzione, ben venga. Eppure c’è chi storce il naso di fronte ad alcune di queste novità – il no let per esempio prevede che il servizio sia valido anche quando la pallina tocca il nastro, ma pensate quante polemiche in caso di ace con palla che cade beffardamente nel campo avversario -, che dividono gli appassionati: c’è chi accoglie a braccia aperte questo tennis 3.0, mentre c’è chi gli preferisce quello tradizionale. Lo scontro è aperto. Ma le Next Gen Atp finals non rappresentano un cambiamento radicale solo in termini di punteggio o di orologio, nel senso di durata dei match. Anche gli spettatori, infatti, possono influire sull’andamento dell’incontro: nel senso che il pubblico potrà accomodarsi al proprio posto ogniqualvolta lo desidera. Insomma, scordatevi il silenzio tombale e sacro di Wimbledon a cui siamo abituati. Tutti liberi di muoversi senza dover attendere il cambio campo. Un aspetto che, in un certo qual modo, può condizionare la psicologia di alcuni giocatori: in primis coloro che ad ogni incontro si lasciano trasportare dall’ira e lottano, oltre che contro l’avversario di turno, contro i propri demoni interiori. Ecco, se devono pure abituarsi a concentrarsi in mezzo al baccano… Ma, in ogni caso, visto che i giudici di linea saranno rimpiazzati dall’occhio di falco, possono pur sempre sfogarsi scaraventando le racchette al terreno o prendersela con l’arbitro. Un capriccio, questo sì, che purtroppo resterà immutato nel tempo. Quello delle Next Gen, invece, è solo un primo test, un modo per sperimentare le nuove regole dell’Atp. Ma è il segno tangibile del tempo che passa e della volontà di cambiamento. Non a caso, lo slogan del torneo è “The future is now”. E chissà che Milano non possa rivelarsi il trampolino di lancio del nuovo re, come sedici anni fa è accaduto a quel ragazzino svizzero con la bandana ribelle in testa che avrebbe rivoluzionato il modo di giocare a tennis. Lui lo ha già fatto, ora tocca alle Next Gen provarci. Intanto vale la pena assistere alla rivoluzione, sperando di poter dire un giorno a Milano è nato un altro Federer.


A caccia di Millennials. Chi dopo Federer e Nadal? (Guido Frasca) – Il Messaggero del 6.11.2017

II futuro è adesso. Alla Fiera di Rho, zona ovest di Milano, è nata la città del tennis: i migliori 7 giovani del circuito mondiale più una wild card italiana si sfidano nelle Next Gen Atp Finals, il nuovo evento riservato agli under 21 voluto da ATP, FIT e CONI Servizi. Superati i tornelli, lo spettatore viene avvolto dalle immagini dei protagonisti: da Rublev a Shapovalov, da Coric a Kpachanov, da Donaldson, a Chung e Medvedev, tutti nei primi 60 del ranking. «La Fiera si apre al mondo dello sport – spiega il direttore organizzativo Diego Nepi Molineris – e lo fa attraverso un nuovo modo di vivere e pensare i suoi spazi». Lo stadio da 4.700 posti a ferro di cavallo, la quinta in rosso acceso che ricostruisce l’immagine della Scala. Campo veloce, ma non troppo, blu scuro con gli out azzurri e senza corridoi. Il gioco di contrasti, le luci e le coreografie fanno il resto. «È un riconoscimento delle nostre capacità organizzative – ribadisce il Presidente della FIT Angelo Binaghi – che hanno portato gli Internazionali BNL d’Italia a diventare un evento di enorme successo». IL DOPO FAB FOUR «Le stelle del futuro potranno mostrare il loro talento» sottolinea il Presidente dell’ATP Chris Kermode. Nuove regole sperimentali: set a 4 game con tie break sul 3-3, 3 su 5 e no let. Non ci sono i vantaggi: punto secco, sul 40 pari sceglie chi batte. Solo 20 secondi tra un punto e l’altro, niente giudici di linea e controllo digitale delle righe. L’obiettivo è catturare i Millennials e garantire al tennis un futuro nel dopo Federer e Nadal. «Il nuovo sistema di punteggio costringe i giocatori a stare attenti sin dal primo game – racconta Sergio Palmieri, direttore delle Next Gen – e il pubblico si adegua, rimane in tribuna perché ogni punto è importante». Commenti positivi da Gianluigi Quinzi, l’azzurro che ha conquistato la wild card vincendo le qualificazioni allo Sporting Milano 3 (3-4 3-4 4-2 4-2 4-2 su Baldi): «Le nuove regole rendono il gioco più eccitante, se non sei sempre carico il match ti scappa via». LA FORMULA È la stessa delle ATP World Tour Finals: round robin con 2 gironi da 4 e semifinali incrociate tra i prim i 2 classificati di ciascun raggruppamento. In palio 1,25 milioni di dollari. Non c’è Zverev, n.4 ATP impegnato la prossima settimana a Londra. Il favorito è il russo Rublev, ma attenzione al canadese Shapovalov, che la scorsa estate ha incantato New York. Si comincia domani con diretta W su SuperTennis. Sino a giovedì sessione pomeridiana dalle 14 e serale dalle 19.30 con 4 sfide. Venerdì le semifinali e sabato le finali dalle 19.

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