London Calling: Roger Federer, per vincere il tempo

Dallo stop di sei mesi a un 2017 come protagonista assoluto. Lo spettro del ritiro che si allontana. A Londra a caccia dell'ennesimo record di una carriera ormai indescrivibile

London Calling: Roger Federer, per vincere il tempo

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D’accordo, Federer quest’anno non chiuderà al primo posto (lo farà Nadal, primo over 30 della storia a riuscirci): è fermo a cinque nella speciale classifica delle stagioni concluse in vetta, un gradino sotto Pete Sampras, che tra l’altro vi riuscì per sei anni di fila, dal ’93 al ’98. Ma il tennis non è solo fatto di statistiche, ed i record fin qui collezionati dallo svizzero sono tantissimi, e molti di essi ineguagliabili. E al di là dei meri numeri, il “Re” ha avuto il merito di far innamorare di questo sport anche persone che prima non lo seguivano, con la sua eleganza e la sua “normalità”, in un mondo ormai dominato da fenomeni, investimenti stratosferici, logiche federali sempre più cervellotiche e interessi televisivi che arrivano a stravolgere persino le regole del gioco, come in occasione delle Next Gen Finals.

 

Lo svizzero si è qualificato a 36 anni al suo quindicesimo Masters (record) dove ha ottenuto ben 10 finali e 6 successi (altro record): sarà un torneo da godere punto dopo punto. Senza l’assillo del primo posto, a Londra Federer potrà fare come un’altra nonnina, la mitica Venus Williams, arrivata in finale a Singapore a 37 anni e 4 mesi, 8 anni dopo l’ultima volta, quando si arrese alla sorella Serena. Alla 02 Arena, i punti in palio sono comunque tanti e importantissimi, dai 200 per ogni successo nel Round Robin, ai 500 per il vincitore, ai 1500 per l’eventuale campione imbattuto. Dunque punti fondamentali per cominciare al meglio il 2018, sfruttando anche l’assenza, fra gli altri, di Djokovic e Murray. Ricchissimo anche il montepremi, che va dai centonovantamila dollari per la sola partecipazione, al milione e duecentomila dollari per la vittoria in finale, sino agli oltre due milioni e mezzo di dollari in caso di successo da imbattuti. Anche in questa graduatoria, Federer è primo con 109 milioni e 850mila dollari di premi, “appena” 46mila dollari sopra Djokovic; va però detto che l’aumento continuo dei montepremi ha di fatto alterato e non poco il valore di tale statistica. Per Federer, inoltre, anche 56 milioni di euro per diritti d’immagine, come rivelato dalla rivista Forbes, nel solo 2017.

Un marchio, ormai, lo svizzero, che trova ancora la voglia e l’energia per giocare, divertirsi e divertire, col suo gioco elegante e creativo, così lontano dai “muri che respingono” regolari e solidi, sempre più emergenti nel circuito. Sembra quasi ovvio chiedersi dove possa trovare ancora la voglia e l’energia per andare avanti. In una recente intervista aveva dichiarato di fare ciò che ama, di non avvertire ancora il desiderio di smettere, di amare tutto ciò che rappresenta il tennis. Ma al contempo di sentire la necessità di periodi di recupero più lunghi, di non ottenere sempre dal fisico le risposte che si aspetta, e di pensare all’idea del ritiro come a qualcosa di inevitabile e di logico, senza drammi o rimorsi, dando tutto in ogni gara, anche per il pubblico che lo ama e lo idolatra. Anche per questo ha trionfato per l’ottava volta a Basilea, nella sua terra, davanti ai suoi tifosi, con lo stesso entusiasmo di sempre, con la gioia di un ragazzino di 36 anni, che ancora insegue record e palline. Il 95esimo titolo ATP vinto in Svizzera gli dà attualmente la seconda piazza in solitaria nell’albo d’oro dei più vincenti, superando il mito Ivan Lendl. Ancora troppo lontano e forse irraggiungibile Jimmy Connors, con 109.

Federer arrivare alle ATP World Tour Finals da assoluto favorito, dopo i brillanti e inaspettati risultati conseguiti in stagione: l’inattesa vittoria agli Australian Open, giunta a distanza di 7 anni dalla sua precedente finale nel torneo, ha riportato Federer a trionfare in uno Slam dopo cinque anni (Wimbledon 2012), presentandosi alla vigilia addirittura da numero 7 del mondo dopo lo stop di sei mesi. Per Federer si è trattato del quinto trionfo agli Australian Open, in finale contro Nadal, quest’anno superato anche al quarto turno di Indian Wells, nonché nelle finali di Miami e Shanghai. Mai in carriera aveva sconfitto lo spagnolo per più di tre volte di fila: attualmente è a cinque, se si considera anche la finale di Basilea 2015. Poi Halle, dove ha battuto al primo turno il lucky loser Sugita, raggiungendo così le 1100 vittorie in carriera, secondo a compiere l’impresa dopo Jimmy Connors; la durissima lezione inflitta a Zverev in finale, meno di un’ora per rimandare il campione del futuro, vincere per la nona volta il torneo e prepararsi a un’ulteriore perla. L’ottavo titolo in carriera a Wimbledon, col quale ha superato Sampras, fermo a 7; già raggiungendo la dodicesima semifinale aveva stabilito un nuovo record, lasciando indietro Jimmy Connors fermo a 11.

Impressionanti la solidità e la tranquillità con cui Federer ha vinto dopo 5 anni a Church Road, riuscendo per la seconda volta in carriera ad aggiudicarsi un torneo del Grande Slam con un percorso netto, dopo gli Australian Open 2007: in finale un Cilic annientato, in lacrime sotto l’asciugamano, frustrato per l’impossibilità di opporre la benché minima resistenza in un’occasione più unica che rara per la propria carriera, peraltro condizionata da problemi fisici. Le vittorie al Masters 1000 di Shanghai e al 500 di Basilea sembrano meno importanti, ma sono invece la conferma di uno stato di grazia che lo portano ad essere il favorito assoluto a Londra. E che accendono una luce di speranza e spingono in là il giorno del ritiro per Federer, sempre così temuto da appassionati e addetti ai lavori. Certo arriverà anche per lui, ma sarebbe bello avvenisse con un Re stanco ma non ferito, che ceda poeticamente lo scettro ad un degno erede, come fece con lui Pete Sampras, negli ottavi di finale di Wimbledon 2001: un simbolico passaggio di consegne. Perché l’eterna magia di questo sport risiede non solo nelle grandi rivalità, ma anche nella nascita di idoli sempre nuovi, che inseguano nuovi record e nuovi trionfi, che emozionino e facciano sognare.

Manca ancora un po’: c’è ancora tempo per vedere Federer vincere o perdere, in generale giocare, che in fondo è quello che conta. E alle Finals avrà un’altra occasione per rimpinguare il suo palmarès, ancora di più per aggiornare i libri di storia di questo sport. Potrà poi pensare a conservarsi integro per puntare, chissà, alle Olimpiadi del 2020. Bagnetti alle figlie permettendo.

Antonio Petrucci

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