Nadal, l’orgoglio non gli basta Goffin spreca ma alla fine passa (Cocchi), Federer torna dopo l’esordio imperfetto (Bertolucci)

Nadal, l’orgoglio non gli basta Goffin spreca ma alla fine passa  (Cocchi), Federer torna dopo l’esordio imperfetto (Bertolucci)

Rassegna a cura di Daniele Flavi

 

 

Nadal, l’orgoglio non gli basta Goffin spreca ma alla fine passa

 

Federica Cocchi, la gazzetta dello sport del 14.11.2017

 

Il ginocchio della lavandaia, il gomito del tennista e il braccino di Goffin. Che spreca quattro match point nel secondo set e lascia spazio allo strapotere mentale di Nadal. Nadal che non era convinto di giocare, che aveva sciolto le riserve soltanto in mattinata dopo l’ultimo allenamento. Il ginocchio che lo ha costretto a fermarsi al Masters 1000 di Parigi Bercy non è al cento per cento, ma Rafa che ha già al sicuro il numero 1 fino alla fine dell’anno ha deciso di provare anche a giocare le Atp Finals. Perché la gente lo vuole, perché chiudere la stagione con un altro Federer-Nadal è quello che il tennis vorrebbe per chiudere il cerchio, che si era aperto proprio all’Australian Open con -la loro straordinaria finale. Ma che Rafa non è il solito Rafa si vede, dalla insolita difficoltà a spingere da fondo, da una corsa meno brillante. Ma il primo a non convincersi della possibilità dell’impresa è proprio David Goffin che, dopo aver conquistato al tie break nel primo set, ha più volte l’occasione di chiudere la prima giornata a suo favore. Ma l’istinto del killer manca, e se sbagli la mira con una belva come Nadal, allora rischi grosso. Il mancino porta il belga al terzo set ma inizia a pagare lo sforzo del secondo parziale, inizia zoppicare e fatica molto in fase di spinta. Goffin si ritrova subito avanti di un break e allunga fino al 4-1 e servizio. Rafa recupera un break ma non il secondo. Passa Goffin, Nadal saluta il pubblico, sembra un commiato, il suo ginocchio potrebbe peggiorare e probabilmente col suo team. Nel gruppo intitolato a Pete Sampras, la matricola Grigor Dimitrov ha battuto Dominic Thiem in tre set 6-3 5-7 7-5. I1 bulgaro, primo del suo paese a centrare un posto nel torneo che chiude la stagione, alla bella età di 26 anni sembra aver finalmente trovato la chiave per mettere a frutto il suo potenziale e, nella «battaglia dei rovesci» tra i più belli del circuito, ha impiegato due ore e 21 minuti per avere la meglio sull’austriaco. Nel box di Domi, il ragazzo che si allenava sollevando tronchi nei boschi, c’era Kiki Mladenovic, la bella francese di origini serbe, reduce da un finale di stagione in caduta libera. Una distrazione? Pub essere, visto che la medesima era anche a New York quando negli ottavi è riuscito a perdere in cinque set da un Del Potro che quasi non si reggeva in piedi. Nel terzo set, il bulgaro numero sei al mondo ha servito per il match sul 5-4 ma forse la tensione dell’esordio gli ha giocato un brutto scherzo cedendo la battuta a zero. Sul 5-5 due doppi falli di Thiem lo hanno rimesso in carreggiata. Sul 6-5 Dintitrov ha servito di nuovo per chiudere: ha sprecato un primo match-point con un doppio fallo, il secondo spedendo il diritto in corridoio ma sul terzo Thiem lo ha liberato dal peso sbagliando un rovescio e consegnandogli l’incontro. «Sto vivendo — ha detto Grisha —. Voglio che continui il più possibile».

 

Federer torna dopo l’esordio imperfetto

 

Paolo Bertolucci, la gazzetta dello sport del 14.11.2017

 

Un’atmosfera mistica pervade gli stadi di tutto il mondo quando Roger Federer scende sul campo e la 02 Arena non poteva riservare qualcosa di diverso al suo ingresso per le ATP finals. C’era grande attesa per verificare le condizioni della del campione dopo la precauzionale rinuncia al torneo di Parigi Bercy. Lasciato il servizio iniziale all’avversario e uscito dai blocchi di partenza in maniera prepotente, Roger ha condotto e gestito la partita senza troppi paterni fino al raggiungimento della vittoria in due set.Thtto bene, ma fino ad un certo punto. Lui ci ha abituato male e nelle sue partite cerchiamo sempre la perfezione. G uardando con occhio critico si notava un certo impaccio nella ricerca della palla, una seconda di servizio poco incisiva, un timing non sempre perfetto e diversi errori banali che offuscavano le consuete magie. Inoltre, i ripetuti «nein» certificavano un certo nervosismo mal celato. Le due settimane lontano dalle gare evidentemente avevano lasciato alcune scorie nel perfetto ma delicato meccanismo del campione svizzero. L’ingresso nelle Atp finals non è stato dunque abbagliante, tuttavia i tornei non si vincono nei primi giorni della competizione, bensì con prove ad alto livello nel week end. Di sicuro Roger dovrà alzare il livello di gioco fin dalla prossima uscita, oggi contro contro Zverev, ma nessuno come lui è in grado di ascoltare il proprio corpo e mettere a punto quella macchina da punti che risponde al nome di Federer.

CATEGORIE
Condividi