ATP Finals, i segreti dietro il trionfo di Dimitrov

Così Grigor si è laureato Maestro

ATP Finals, i segreti dietro il trionfo di Dimitrov
Grigor Dimitrov e David Goffin - ATP Finals 2017 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Le statistiche nel tennis costituiscono un ausilio prezioso per poter interpretare esaurientemente le partite, e la finale del Masters londinese vinta da Grigor Dimitrov contro David Goffin costituisce un’ottima prova in tale senso. Basandoci esclusivamente sulle impressioni visive e sulla memoria potremmo di primo acchito pensare che Goffin abbia perso l’incontro per non essere riuscito a convertire una delle quattro palle break (di cui due consecutive) procuratesi nel primo gioco del set finale. In questa affermazione c’è sicuramente del vero. Ma è altrettanto vero che, anche vincendo quel game, la meta sarebbe rimasta ancora lontana per un giocatore giunto visibilmente provato a quel punto della partita, oltre che per la durezza dei primi due set, per la semifinale vinta il giorno precedente contro Federer.

Più verosimilmente Goffin ha mancato l’appuntamento con la più prestigiosa vittoria della sua carriera quando non è riuscito a conquistare il primo durissimo set (durato un’ora esatta), pur essendo stato per due volte avanti di un break contro un avversario che faticava a entrare in partita. Ecco le statistiche più significative del primo parziale:

 

Nella sfida del girone di qualificazione contro Dimitrov persa 6-0 6-2, Goffin aveva conquistato un misero 63% di punti con il primo servizio e un miserrimo 20% con il secondo. Nel primo set della finale queste percentuali sono sensibilmente migliorate – come si legge nella tabella – e questo gli ha consentito di fare quasi partita pari con Dimitrov. Ma il modesto 42% di prime in campo (58% la sua media stagionale) contro l’ottimo 69% del bulgaro (63% per lui nel 2017) costituisce il “quasi”, ovvero il fattore che gli è probabilmente risultato fatale (insieme a due sciagurati errori di volée commessi nel dodicesimo game seguiti da un doppio fallo). Nel secondo set la performance di Goffin al servizio è migliorata ulteriormente e il belga ha così potuto pareggiare i conti:

Eccellente, in particolare, il dato relativo ai punti vinti con la prima battuta (14 su 15). Nonostante ciò Dimitrov – pur pessimo in risposta a eccezione del sesto game in cui ha conquistato tre dei cinque punti vinti – ha ceduto solo di misura grazie in particolare all’ottimo rendimento ottenuto con la seconda di servizio: 60% di punti vinti contro il 25% del primo set. Il bulgaro è stato addirittura molto vicino alla vittoria quando nel citato sesto game si è conquistato una palla break. Il modo in cui Goffin l’ha cancellata dimostra la grandezza caratteriale e tecnica di questo giocatore, tutt’altro che grande fisicamente.

Nel terzo set la superiorità fisica di Dimitrov – non disgiunta da una grande solidità nervosa che talvolta in passato gli è mancata – è diventata un fattore decisivo e, superato lo spavento del primo game di cui abbiamo parlato in apertura, la partita per lui è andata in relativa discesa, seppure Goffin sino all’ultimo punto dell’ultimo game gli abbia generosamente dato filo da torcere.

Bene Grigor con la prima palla e benissimo con la seconda; così così David con la prima e con la seconda e la finale è in gran parte tutta qui. Nessuna statistica, però, potrà mai rendere l’idea della bellezza di alcuni colpi ammirati nel corso di questa finale oggettivamente non bellissima quali, ad esempio, il diritto in spaccata di Dimitrov nel nono game del primo set o il rovescio di Goffin nel sesto game del secondo, entrambi in situazioni di punteggio molto delicate: vedere per credere. Appuntamento al 2018.

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