Tennis e business. Il doppio di Ocleppo (Ferrero)

Tennis e business. Il doppio di Ocleppo (Ferrero)

Rassegna a cura di Daniele Flavi

 

 

Tennis e business. Il doppio di Ocleppo

 

Federico Ferrero, il corriere della sera Torino del 4.12.2017

 

All’epoca eravamo tutti amici. Con Borg avevo legato molto: quando uscivamo lui stava sempre zitto e io parlavo per due La miglior posizione raggiunta da Ocleppo nel ranking mondiale; tre le sue «vittime», Mats Wilander, Pat Cash, Peter Fleming, Tomas Smid. Si è ritirato nel 1987, a trent’anni Non ha più il casco di capelli stretti dalla fascetta ma lo sguardo pestifero è lo stesso dei tempi in cui, durante i ritiri di Coppa Davis, si inventava scherzi atroci. Come quella volta che rubò le chiavi della stanza al preparatore atletico, si nascose sotto il letto e aspettò che lo sventurato si addormentasse, per iniziare a urlare e sbattere il materasso come un emissario di Satana. Se non finì in tragedia, fu perché le camere con balcone erano al primo piano. «Adesso vedo Federer e Nadal che si incrociano nei corridoi e, se va bene, si dicono ciao; noi andavamo a cena insieme, allo stadio, dividevamo tutto». Letteralmente tutto, fidanzate incluse. Gianni Ocleppo, classe 1957, venne su tennista in una terra di Piemonte, il Roero, in cui crescono nocciole e viti di arneis ma la racchetta, quella, non è proprio di casa. Solo che lui prometteva bene, e ci prese gusto. Si accasò allo Stampa Sporting di corso Agnelli con due maestri, Belli e Bonaiti, divisi tra gli allenamenti e il tentativo di contenere la sua esuberanza. Vinse i campionati nazionali contro Panatta fratello, Claudio, e Paolo Canè. Gran servizio e dritto, un gioco modemo per gli anni Settanta. Non fosse stato per un litigio coi tecnici federali, Ocleppo sarebbe rimasto in città: invece, a vent’anni, se ne andò a Parigi ad allenarsi con Yannick Noah e la combriccola francese. Una rarità, la fratellanza coi cugini. L’Italia del tennis viveva un periodo di transizione: Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli erano in declino, l’annata di grazia 1976 con i trionfi di Adriano e in Davis aveva creato aspettative che, però, iniziavano a sbiadire. Toccò a lui raccogliere quell’eredità pesante e, in un certo modo, ci riuscì: numero 3o al mondo nel 1979, a Milano batté il pirata del serve e volley Pat Cash, a Montreal Mats Wilander. Se la squadra di Davis si salvò sull’erba di Telford contro gli inglesi, nel 1984, lo dobbiamo a lui. Una volta smesso, Gianni Ocleppo ha fatto il manager per il colosso Oggi vedo Federer e Nadal che si incrociano nei corridoi e se va bene si dicono ciao: noi cenavamo insieme, dividevamo tutto Img, portò pure Boris Becker in esibizione a Torino. Oggi è amministratore delegato della Promozioni Gestionali, società con una trentina di dipendenti diretti e contratti in essere con cooperative che operano nel settore del packaging: circa 12.000 metri quadrati di capannoni ad alta tecnologia. Si occupa di confezionamenti specializzati per conto di colossi dell’industria alimentare e non, imballaggi, stoccaggio merci ed è proprietaria di capannoni industriali affittati a multinazionali. La sua giornata media non ha niente a che fare col tennis «ma va bene così, sfogo la passione con le telecronache su Eurosport; e poi c’è Julian, che sta iniziando a giocare bene». Benissimo, dicono i tecnici. Julian e il fratello maggiore, Alex, sono figli suoi e di una ex modella della Florida, Dee, che oggi è sposata con lo stilista Tommy Hilfiger, una famiglia allargata che vive sulla rotta Torino-New York, anche se i ragazzi hanno scelto questa terra come la loro casa. Sessant’anni, assiduo di Monte Carlo dove Djokovic e colleghi bazzicano il Country Club di cui è socio. Ogni tanto, si ritrova con gli ex colleghi di un tempo per dare una ripassata a quello spirito estinto di camaraderie, strozzato dalla macchina dello sport-spettacolo: «Nel circo del tennis c’erano dei pazzi veri, da Nastase in giù, e ne combinavamo di tutti i colori. Con Dibbs e Solomon, al Roland Garros, ci mettevamo a tirare le cose dalla finestrella degli spogliatoi alla gente che passava sotto. Capitasse oggi, sarebbe uno scandalo. Ed eravamo tutti amici. Pure con Borg avevo legato molto: quando uscivamo lui stava sempre zitto e io parlavo per due». A parte quella sera in discoteca, ma forse è meglio non raccontarla.

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