Il 2017 di Sam Querrey: da “Acapulco Heat” alla semi di Wimbledon

Fa le cose che ti aspetti, come sempre. Ma il vecchio Sam nell'annata da poco andata in archivio ha aggiunto al classico tran-tran di buon livello una serie di fantasiosi e inaspettati picchi. Aprendo a un 2018 ampiamente imprevedibile

Il 2017 di Sam Querrey: da “Acapulco Heat” alla semi di Wimbledon

OLD SAM, CHANGED SAM 

Esemplare di quella diffusa specie di tennista gregario, sia detto nel senso più nobile del termine, naturalmente. Di contorno, asserirebbero i maligni: il tizio, a well respected man, sta a debita distanza da quelli che contano davvero ed è depositario di un compito discretamente importante: non consentire a quelli che davvero contano di passeggiare oltre il weekend di mezzo in uno Slam. Gli Stati Uniti serigrafati sui connotati, con zigomo prominente e mascella volitiva in bella mostra, e sul bagaglio tecnico: tennista di dritto e di servizio forgiati sui cementi della California; rovescio anche efficace al limite, ma opzionale. Lo sguardo, del vecchio Sam, non tradisce alcunché. Tacciato d’atarassia dai più benevoli, d’insipienza dai più, Querrey sbalordisce per la bonaria indifferenza che accompagna senza dramma la più drammatica delle situazioni e senza eccessivi entusiasmi il più inaspettato dei trionfi. I media lo hanno spesso trattato da suppellettile: utile, rincuorante, fa quello che ti aspetti e dà sicurezza. Il primo viaggio dell’anno, a Brisbane, è di sicuro abbastanza trascurabile: dopo l’ovvia visita al Koala Sanctuary, una tassa per il più comune dei turisti, figuriamoci per il vecchio Sam, egli approccia il primo incontro del 2017 in modo distratto, raccogliendo sei mesti giochi contro Diego Schwartzman.

 

MESSICO E NUVOLE, ATTO PRIMO

L’avvio di 2017 prosegue stentato: dopo il ko nel debutto sulla Gold Coast arriva un terzo turno all’Australian Open perso contro Andy Murray, e negli occhi di Sam non si legge una particolare voglia di rivalsa: smentirà tutti, con calma, in luglio. Altro torneo dimenticabile a Delray Beach e l’improvvisa deflagrazione in Messico, la prima dell’anno, ad Acapulco, e un’infilata di avversari da brividi sonoramente bastonati: consecutivi, vengono costretti a lasciare lo splendido resort sede dell’Abierto Mexicano nell’ordine Kyle Edmund, David Goffin, Dominic Thiem, Nick Kyrgios e Rafa Nadal, nientemeno: tre futuri partecipanti al consiglio dei docenti alla O2 Arena e un altro primi otto in pectore, non odiasse visceralmente lo sport della racchetta.

Discontinuità di primavera, ma che estate!

Discreto inizio, un po’ sull’altalena, ma c’è di peggio. Querrey dall’altalena scende in primavera, dopo un’apparizione tristanzuola al Sunshine Double e una stagione sul rosso non entusiasmante, ci si perdoni l’eufemismo, ma riprende a dondolare d’improvviso, come si conviene a un’annata definita dalle imprevedibili sortite nel gotha del tennis, sull’erba di Church Road. Già l’anno precedente autore dello scalpo per eccellenza avendo eliminato un Djokovic per il quale si sbrodolavano previsioni di Grande Slam ormai prossimo, Sam ha ritenuto di ridurre in lacrime una nazione intera cacciando Andy Murray dai quarti di finale: in pochi in quel momento sospettano che i guai all’anca dell’idolo scozzese siano di rilevanza suprema, ma l’impresa resta. Querrey, apprendiamo dalle note in tragico gergo dei cronisti sportivi, è on fire, sta giocando un gran tennis, ma le polveri si bagnano all’improvviso – ritorna la componente aleatoria, vera e inaspettata costante della strana annata del metodico Sam – dopo il primo set in semifinale (la prima in un Major) contro Marin Cilic. L’occasione era discreta, ma il torneo va incorniciato.

MESSICO E NUVOLE, ATTO SECONDO

Imbatido. Imbattibile e imbattuto. Dopo il trionfo di Acapulco arriva il bis a Los Cabos: in stagione sul territorio messicano Querrey ha vinto due tornei su due – gli unici del 2017 – con un record di 9/0. Parterre meno prestigioso, stavolta, ma un successo in finale su Kokkinakis, se non altro per constatare con piacere il ritorno dello sventurato australiano ai livelli che merita, non può che essere gradito. Un buon abbrivio in vista dell’estate sui cementi di casa poi giocata senza squilli almeno fino allo US Open, quello sì, interpretato alla grande e sfuggito contro Kevin Anderson in un quarto di finale pieno di tie break e “girato su pochi punti”.

LA VOLATA ZOPPA

Uno standard discreto con improvvisi, notevoli picchi: così Querrey può parlare del proprio anno dando il benvenuto all’autunno. Facendo due conti, egli constata di non essere messo male nella race, e guardandosi intorno nota che la perdurante assenza dai campi di illustri colleghi gli consente di far parte della rosa dei candidati a un posto alle Finals. Ma la benzina è ampiamente finita. Il terzo turno di Shangai ceduto senza attenuanti a Grigor Dimitrov è il miglior risultato di una coda stagionale da pianto. Tra gli aspiranti maestri si gioca al Traversone, al Ciapa No, direbbero i lombardi, e Querrey rimane in corsa addirittura fino a Bercy, dove, grazie al prodigioso ranking costruito, gode perfino di un bye al primo turno tra lo stupore generale.

Le flebili speranze svaniscono prestissimo, suo malgrado, quando Krajinovic, pescato giusto nella sua settimana magica, lo azzoppa senza riguardi nel secondo turno. Il buon Sam aveva già dato: era tempo di vacanze. In attesa di un nuovo, auspicabile anno sull’altalena.

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