Roger Federer, prima il nobile mito e poi il vil danaro. O forse no

Lo svizzero è arrivato scarico agli US Open e alle Finals di Londra. Potrebbe essere a causa degli enormi interessi che gravitano intorno a lui?

Roger Federer, prima il nobile mito e poi il vil danaro. O forse no
Roger Federer - ATP Finals 2017 (foto: Alberto Pezzali / Ubitennis)

Sul 2017 di Roger Federer resta ben poco da aggiungere. Una prima metà di stagione a dir poco incredibile, due Slam su due partecipazioni, l’Australian Open da tds n.17 battendo nell’ordine Berdych, Nishikori, Wawrinka e Nadal e poi l’ottavo Wimbledon, unico nella storia. In mezzo Indian Wells, Miami, Halle. Normale che nella seconda parte di stagione non sia stato altrettanto dominante. Ci sta arrivare ai quarti di finale di New York e non essere al top fisicamente contro del Potro. Ci sta meno non esserlo mentalmente nella semifinale del Masters contro Goffin, ma vivaddio era legittimo chiedere di più al Federer di quest’anno? Sì, lo era. Dopo aver zittito chi gli diceva che non avrebbe più vinto un Major (tutti gli addetti ai lavori, noi compresi), chi non avrebbe messo come priorità numero 1 raggiungere la siderale quota 20 Slam? Roger Federer. No, non ci si riferisce all’inopinata scelta di giocare a Montreal alla rincorsa della vetta della classifica ATP, non era quello il principale obiettivo di Sua Maestà. Il dolce sogno di tornare n.1 del mondo l’ha pure cullato per un po’, forse a costo di non arrivare al massimo della forma nella Grande Mela.

Poco dopo però è arrivato Shanghai, altro sigillo leggendario dei suoi tifosi, perché in finale ha superato ancora una volta il diavolo di Manacor. Dopo che il Tennis era andato al di là dello spazio e del tempo tra Australia, California, Florida e Inghilterra, vuoi vedere che il fabbro usurpatore dal volto perennemente corrucciato, infingardo vincitore di uno US Open senza avversari, gli fa lo sgambetto nel suo feudo asiatico? Eh no, quest’anno Roger non fa sconti neanche a pagarlo, restituisce anni di vessazioni con gli interessi: 4 vittorie a 0 (di cui 3 finali). E allora ecco la chiusura ideale alle Finals di Londra, cornice perfetta per dare il colpo di grazia al Rafa Nadal n.1 solo per il computer, mai come ora capace di far di conto ma non di capire di tennis. Rispedito dietro la lavagna il più vispo delle nuove leve con un nervosismo insolito ma non certo decisivo per il risultato, dopo il primo set senza storia contro David Goffin ci si chiedeva che meraviglia sarebbe stata una finale tra Federer e l’allievo Dimitrov. Chi mai poteva aspettarsi la totale assenza di reazione una volta perso il secondo set? Roger Federer. Il Re sapeva benissimo che le energie nervose erano finite e contro un talento in stato di grazia non bastava più il pilota automatico. Dopo Praga, Shanghai, Basilea, ci sta arrivare alle Finals non al top. E se non sei al top, l’inerzia di una semifinale che si è improvvisamente ribaltata non è più reversibile.

 

Il Tennis l’aveva messo in conto. Perché il Tennis è finito il 16 Luglio 2017, il giorno del trionfo. Dopo, è arrivato il Business. Quello che, sempre con la mano fatata e la racchetta che alterna colpi inumani e ricami al miele – per carità – parla con Rod Laver e Tony Godsick e intuisce il potenziale economico di un’esibizione che col suo marchio si porterà dietro quello di Nadal quest’anno e di Murray e Djokovic l’anno prossimo, in attesa degli Zverev e degli Shapovalov, trasformando un improbabile caravanserraglio dalla formula strampalata nel torneo a squadre del futuro. Una macchina di spettacolo e quattrini impensabile fino a ieri nel fittissimo calendario ATP. Dall’anno prossimo, un must. Dopo Wimbledon, a Roger non interessava più l’ennesimo Slam, voleva l’ennesimo affare. E allora come non farsi ammaliare, stropicciandosi gli occhi nel doppio dei doppi che neanche nei più reconditi sogni avremmo mai immaginato di ammirare nell’anno del loro grande ritorno: Roger e Rafa insieme, determinatissimi a portare in trionfo l’Europa. E ogni singolare giocato alla morte, perché a Praga le motivazioni erano massime, senza se e senza ma. Meglio essere il principale testimonial della Laver Cup che concentrare tutti gli sforzi su US Open e ATP Finals. Del resto, dove sta scritto che bisogna pensare solo all’aspetto sportivo? Non avrà diritto il campione di Basilea a capitalizzare i suoi inenarrabili sforzi per arrivare fin qua a 36 anni suonati? I ferventi federiani si rassegnino, la loro liturgia si tramuta in fretta in uno strumento economico. Il più puro interprete del talento sportivo può lasciare il passo al più glaciale imprenditore in un amen. L’importante è che continui a divertirsi, in un senso o nell’altro. Lo seguiranno, lo seguiremo, comunque.

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