Thomas Fabbiano, da Federer per l’assalto ai grandi

Migliore stagione della carriera per l’azzurro, capace di risalire la classifica fino alla settantesima piazza. Merito di un tennis finalmente più aggressivo

Thomas Fabbiano, da Federer per l’assalto ai grandi

FOLIGNO, GARANZIA DI RISULTATI

A Foligno un piccolo birillo rosso, icona per eccellenza per gli amanti del biliardo, al tempo dello storico caffè sul corso materializzava quello che secondo l’antica tradizione era il cosiddetto centro del mondo. Leggenda a parte, la città umbra rappresenta, se non per il mondo intero sicuramente per l’Italia della racchetta, un importante punto di riferimento grazie alla presenza sul suolo cittadino della Tennis Training School di Villa Candida. Se giusto un anno fa in compagnia dei suoi atleti di punta noi di Ubitennis ne celebravamo il riconoscimento quale miglior scuola italiana secondo la federazione, è notizia proprio di questi giorni la riconferma al vertice per la scuola diretta da Fabrizio Alessi anche per l’annata appena archiviata. Tra i meriti che hanno indirizzato la scelta, assodata la bontà della struttura, c’è ovviamente anche la fruttuosa attività dei professionisti di casa. Uno di questi è Thomas Fabbiano, reduce dalla miglior stagione della carriera che lo ha visto prima rientrare tra i primi cento giocatori al mondo e poi chiudere i battenti alla posizione numero 73, passando per un best ranking tre posizioni più in alto nella seconda metà di settembre.

 

VERSO IL 2018… INSIEME A ROGER FEDERER

Il tennista di Grottaglie, Puglia, nel momento in cui scriviamo si trova in Dubai per avvicinarsi, come afferma lui stesso, alle condizioni in cui si giocheranno i primi tornei del 2018. E proprio da Dubai è arrivata una bellissima sorpresa di fine stagione per l’azzurro. Quale? Ecco il racconto dello stesso Thomas su Facebook: “Sapevo che Federer era a Dubai. Ieri mi ha scritto Ivan Ljubicic chiedendomi se fossi disponibile ad allenarmi con Roger. Il mio allenamento del giorno dopo era già programmato con il mio allenatore, due ore di cesto per mettere a posto qualche accorgimento sui miei colpi. Ma non potevo non cogliere quest’occasione. Vedere dall’altra parte della rete colui che mi ha fatto emozionare per anni in tv, non nego che mi ha fatto un certo effetto. Grazie a questo sport per avermi fatto provare queste emozioni!“.

ASIA, TERRA DI CONQUISTA

Ventotto primavere e professionista da una decina d’anni, Fabbiano – terzo giocatore d’Italia per il computer dietro a Fognini e Lorenzi – ha dato il via alla sua scalata alla classifica in Australia. Gennaio, nello Slam down under, dopo averle mancate in precedenza a Doha e Sydney, centra le qualificazioni sotto il sole di Melbourne Park prima di arrendersi all’esordio nel main draw dalla promessa, mantenuta ma non troppo, Donald Young. Un paio di tornei di rodaggio per affinare lo stato di forma – Dubai e Marsiglia in tal senso non offrono spunti di particolare interesse – e dalla Cina arriva il primo segnale. L’oriente, per tradizione, è terreno di caccia preferenziale per Thomas e il rally asiatico nel circuito Challenger significa, in successione, la finale a Zhuhai persa con Evgeny Donskoy, i quarti a Shenzhen sconfitto da Yuichi Sugita e il trionfo a Quanzhou con lo scalpo all’atto conclusivo di Matteo Berrettini, un altro che probabilmente ricorderà questo 2017 come quello, si spera, della svolta. Tutto ciò prima dell’accoppiata vincente sudcoreana, in bacheca finiscono infatti i titoli di Gimcheon e Seoul, dove a cadere sotto i colpi rinfrancati di Fabbiano sono rispettivamente Teymuraz Gabashvili e l’enfant du pays Soonwoo Kwon. Tre titoli in un amen, dunque, e una classifica prossima di nuovo alla Top 100. “La chiave che mi ha consentito di mantenere per gran parte della stagione un’alta intensità di gioco e quindi un rendimento elevato per più partite – racconta Thomas – è la solidità che ho saputo dare al rovescio”. E ancora: “Questo miglioramento ora rende possibile un posizionamento più attiguo alla linea di fondo e una maggiore facilità nel girarmi sul diritto per ribaltare con il mio colpo migliore l’inerzia dello scambio”. Analisi lucida di un giocatore spesso impeccabile nelle scelte sul campo.

POCA TERRA ROSSA PRIMA DEI PRATI

Fisico compatto e piedi veloci, che Fabbiano prediligesse per attitudine e caratteristiche tecniche le superfici rapide non lo si scopre certo ora. Saggia all’uopo la scelta di limitare al minimo sindacale la stagione sul rosso, fatta di pochi tornei in previsione dello Slam parigino e, appunto, l’apparizione fugace in Bois de Boulogne: sette partite in tutto e quattro sconfitte. Nulla di grave. Con alle spalle il mattone tritato, giugno e luglio per il circus significano sostanzialmente prati verdi, rimbalzi bassi e gambe che si piegano ancora più del consueto. A Nottingham la cavalcata nell’ATP 250 che si disputa in riva al fiume Leen è entusiasmante. Lieto fine escluso, che tuttavia non sposta di una virgola la valutazione globale della prestazione fornita dal pugliese nella terra d’Albione. Un’aggressività in campo tutta nuova consente infatti all’allievo della coppia Gorietti-Torresi di issarsi fino alla finale poi persa senza demeritare per mano di Dudi Sela – giocatore, l’israeliano, di una certa competenza nonché ex numero 29 al mondo – dopo aver sbarrato la strada al next-gen dall’avvenire che è già quasi certezza, Denis Shapovalov. La prova del nove per quanto concerne il salto di qualità nel tennis di Fabbiano giunge prima da Eastbourne, due settimane più tardi, dove Steve Johnson si vede costretto ad attingere a tutto il mestiere disponibile per prevalere e poi anche da Wimbledon nonostante un pessimo sorteggio e la relativa sconfitta già al primo turno. Nel bianco di Church Road, Thomas per due set, giocati sul filo di lana e magnificamente persi, costringe il futuro semifinalista Sam Querrey in stato di grazia a sudare le proverbiali sette camice per avere la meglio. Una sconfitta agrodolce, tuttavia, che lascia in premio a Fabbiano, quale parziale consolazione, la consapevolezza di poter essere competitivo anche ai livelli più alti.

CEMENTO, CASA DOLCE CASA

Ad agosto con il carrozzone dei tennisti che marcia spedito in direzione New York, quarto e ultimo major stagionale, il cemento ancora una volta gli è amico. Nei prestigiosi “mille” di Montreal e Cincinnati, Fabbiano, intanto, si toglie la soddisfazione di accedere ai tabelloni principali. Due esordi, una maggiore esposizione mediatica e due sconfitte secondo pronostico nel continente nordamericano, ma è già tempo di pensare agli US Open. Racconta Thomas: “Il momento migliore di questo 2017 è coinciso con il torneo di Flushing Meadows e in particolare con l’incontro di secondo turno con Thompson. Quel giorno non stavo affatto giocando bene e non avevo sensazioni positive eppure sono riuscito a lottare con tutte le energie che avevo. La mia prima vittoria in 5 set, una grande soddisfazione”. Ammesso per diritto di classifica nel main draw newyorchese, Fabbiano fa dunque il suo ingresso nella Grande Mela contro John-Patrick Smith, per la verità non un granché come avversario. Avanti comodamente per due set a zero, il match dell’italiano rischia però di complicarsi, ma è bravo Thomas nel fermare la rimonta dell’australiano con un vittorioso tie-break che chiude quarto parziale e partita. Un paio di giorni più tardi è invece la volta di Jordan Thompson, altro aussie ma tutt’altra consistenza. In ritardo per due volte di un set, l’azzurro riesce con caparbietà ad avere la meglio grazie a un finale in crescendo. È un derby tricolore, pertanto, a sancire la prima apparizione di Fabbiano in un terzo turno di uno Slam ma nella circostanza, ghiotta per entrambi, è troppo solido il senese Paolo Lorenzi per non cogliere l’occasione, forse, della vita. Ma la classifica si impenna.

OBIETTIVI A BREVE SCADENZA

Di fatto la stagione del rilancio per Fabbiano si chiude qui, complice una comprensibile stanchezza per i tanti incontri disputati. Fissato il best ranking al numero 70, ben 54 posizioni più in alto rispetto a 365 giorni prima, disputa senza infamia e senza lode il torneo di San Pietroburgo – fuori con Jan-Lennard Struff al secondo turno – e quello di Mosca – sconfitto subito dall’ottimo Damir Dzumhur di questo autunno – passando per il Challenger di Tashkent, prima, e gli ATP di Vienna e Parigi, poi, dove si annoverano solo le ultime sconfitte di dodici mesi da ricordare.

Con la mia attuale classifica – riflette Thomas ad alta voce – ho la certezza di entrare nei tabelloni dei principali tornei almeno fino a marzo, quindi l’obiettivo è quello di farmi trovare pronto fin da subito. Umile e infaticabile lavoratore, Fabbiano ci ha abituato ogni anno a ripresentarsi ai blocchi di partenza con una freccia all’arco tutta nuova, pronta per essere scoccata. Abbiamo apprezzato la versione 2.0 dell’azzurro decisamente più propositiva, con il diritto – il colpo che Thomas si porta da casa – protagonista assoluto e un rovescio assai più solido che in passato. Grazie alla fiducia scaturita dai buoni risultati ottenuti, il target puntato sulla cinquantesima piazza del ranking potrebbe non essere affatto una chimera. Per i tennisti italiani, esempi in tal senso se ne contano diversi, la maturità tennistica prevede spesso una lunga gestazione e anche per Fabbiano il momento propizio potrebbe essere arrivato.

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