Bracciali: “Situazione comica, ma vorrei tornare in Australia”

Esclusiva Ubitennis. Daniele cerca il riscatto dopo lo scandalo scommesse: "Ci penso ogni giorno, e la vivo male"

Bracciali: “Situazione comica, ma vorrei tornare in Australia”

Le ferite sono ancora aperte. Daniele Bracciali non può non essere accostato allo scandalo scommesse che lo ha visto coinvolto insieme a Potito Starace, e che lo ha fatto precipitare nel limbo ITF, stante la squalifica ATP. Lo abbiamo raggiunto in esclusiva a Piombino.

Come stai? Com’è la vita di Daniele Bracciali ora?
Quest’anno ho giocato un po’ di tornei open e contemporaneamente seguo dei ragazzi al CT Arezzo dove ho aperto un’accademia che si chiama 49 Tennis Training. Non ho tanti ragazzi anche perché continuo ad allenarmi sempre con la speranza di poter tornare a giocare ad alto livello. Oltre al tennis comunque ho una famiglia di cui occuparmi, anche se ci sono poco e di fatto è mia moglie Elisa che si occupa di Niccolò, nostro figlio.

 

Come affronti questa seconda parte di carriera?
L’affronto giorno per giorno. A fine anno dovrebbe terminare il processo a Cremona, dopodiché spero di poter ritornare sul circuito anche perché ho ancora il ranking protetto al numero 86 e a fine anno ho intenzione attivarlo. Vorrei tornare a giocare in Australia se trovo qualcuno con cui fare coppia; ho sentito qualche italiano, ma sono praticamente tutti già impegnati. Per entrare in tabellone dovrei trovare qualcuno intorno almeno alla 60esima posizione, non di più.

Al momento Bracciali può giocare solo i tornei ITF poiché assolto dall’accusa di illecito sportivo, ma per l’ATP risulta ancora sospeso. Ecco come commenta la sua situazione:
La situazione in questo momento è veramente comica: sono stato assolto da tutti i processi sportivi in cui sono stato coinvolto, la TIU mi ha interrogato ormai due anni e mezzo fa e io stesso ho chiesto più volte di essere processato, ma ancora non si sono fatti sentire. Non avendo squalifiche in essere posso giocare i tornei ITF, come ho fatto ad esempio nel future di Piombino, però l’ATP ha una regola secondo cui se uno è coinvolto in un processo penale può decidere di fermarlo a sua discrezione. Questo significa che per l’ATP il soggetto in questione risulta colpevole ancora prima di essere ufficialmente giudicato; spero che il processo finisca entro fine anno così che possa riuscire a giocare gli 11 tornei in cui posso sfruttare ranking protetto alternando anche con qualche challenger e sperando in qualche wild card. A fine 2018 poi tirerò le somme e vedrò come proseguire; se non dovessi avere ranking allora mi dedicherò all’insegnamento.

Visto che ormai siamo quasi alla fine del processo, te la sentiresti di fare un riflessione su tutto questo caso scommesse in cui sei stato coinvolto? come l’hai vissuto? Credi che ti abbia cambiato?
È chiaro che è una situazione che ho vissuto e vivo male. Da quando è scoppiato tutto non passa giorno in cui la testa non vada al processo, alle udienze anche solo per qualche istante. Poi soprattutto all’inizio leggevo cose allucinanti sui giornali e mi chiedevo come fosse possibile che qualcuno potesse scrivere certe cose. Molte notti non ho dormito dai pensieri, dall’angoscia e dalla rabbia. I processi ti mettono addosso tanta pressione, di certo non paragonabile a quella delle partite di tennis. Spero veramente che arrivi la fine.

Sei ancora in contatto con Starace e gli altri italiani? Qualcuno si allontanato da quando sei stato coinvolto in questo caso?
Non vedendosi più ai tornei come prima chiaramente non ci frequentiamo tanto spesso, ma telefonicamente mi sento ancora con tanti ragazzi, soprattutto quelli con cui giocavo in Davis, tipo Volandri, Seppi, Fognini. Poto (Potito Starace, ndr) l’ho visto alle udienze e finché stava qua ad Arezzo ci vedevamo praticamente tutti i giorni, ma ora sta a Roma quindi ci sentiamo meno. I rapporti comunque sono rimasti, la differenza è che ci vediamo poco.

Qual è stato il momento più bello della tua carriera?
Non è facile sceglierne uno. I momenti più clou che ricordo piacevolmente sono forse Wimbledon 2005 quando vinsi con Karlovic al quinto set e poi persi con Roddick sul centrale sempre al quinto. Ma anche l’incontro di Coppa Davis contro la Spagna a Torre del Greco dove io e “Galimba” (Giorgio Galimberti, ndr) vincemmo il doppio contro Lopez-Nadal: battere Nadal non è una cosa ti dimentichi facilmente. Nel 2005 battei anche Davydenko a Mosca quando era numero 4 del mondo. E poi anche la semifinale al Roland Garros nel 2012 con Poto; tutti gli anni mi mandano la mail con la possibilità di avere gli accrediti per il torneo e mi fa impressione vedere il mio nome in mezzo a tutti quei giocatori importanti.

Come vedi il tennis italiano nel futuro e chi vedi come dominatore a livello mondiale dopo Federer e Nadal?
Credo che fra i ragazzi qualcuno buono che può venir fuori ci sia; se si parla di uno che possa entrare tra i primi 10 direi che in questo momento non c’è, però ci sono tanti buoni giovani che sicuramente possono entrare nei 50 e avere una buona carriera. Non si può dire che navighiamo nell’oro perché non ce ne sono tanti che possono fare questo percorso, Berrettini, Donati, Napolitano, Quinzi e altri come loro però hanno buone possibilità. A livello mondiale vedo Zverev come il prossimo numero 1: ha dei picchi di gioco davvero alti, deve solo trovare ancora più continuità.

C’è qualcuno che ti assomiglia?
Non saprei, ora giocano tutti il rovescio a due mani. Le differenze tecniche ormai sono minime, giocano tutti benissimo e tirano tutti pallate anche se a rete magari sono un po’ carenti; la differenza ormai la fa la preparazione fisica.

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