Ludmilla Samsonova e un passaporto che non arriva

Nonostante viva in Italia da sempre, la 19enne tennista di origine russa non riesce ad ottenere la cittadinanza e dovrà tornare a gareggiare per il suo paese natio

Ludmilla Samsonova e un passaporto che non arriva

La terza più forte teenager italiana non è più italiana. Sembra un controsenso ma è proprio così. Ludmilla Samsonova, nata l’11 novembre del 1998 a Olenegorsk, cittadina russa non lontana dal circolo polare artico, ma trasferitasi nel bel paese con la famiglia quando aveva un solo anno non potrà più rappresentare l’Italia come succede dal 2014. La ragione? Le difficoltà ad ottenere la nazionalità italiana, dovute alla mancanza di un reddito solido e magari anche di qualche supporto esterno. Samsonova, che aveva impressionato per qualità e determinazione il nostro direttore Ubaldo Scanagatta agli Australian Open di due anni fa, ha raccontato la vicenda in un’intervista esclusiva al sito livetennis.it.

“Non so neanche io per che paese gareggerò alla fine, ma ora come ora manca il passaporto italiano per cui, anche se sul sito dell’ITF c’è la bandierina italiana, in realtà non è così”, ha affermato con amarezza la n.623 del ranking WTA, quest’anno finalista in un paio di tornei del circuito ITF. “Il passaporto era quasi una certezza perché erano iniziate le pratiche e mi avevano detto che a 18 anni lo avrei avuto. Ma non è stato così, manca un reddito certo. In pochi sanno questa cosa ma è la verità”.

 

La decisione sulla sua nazionalità non è stata dunque una scelta ma una strada obbligata, considerate le complicazioni legislative e burocratiche. Non ho deciso niente perché è andata così: se magari da un lato avrei voluto da un altro lato però è la legge e purtroppo aiuti non ci sono stati per cui ora sono russa a tutti gli effetti”, ha proseguito la ex allieva di Riccardo Piatti, che ora si allena a Roma dai fratelli Piccari. “Di fatto, se ci fosse stata una persona con un certo potere forse sarebbe stato più facile ma, come ho già detto, non è stata una scelta. Magari più avanti lo diventerà”.

Magari quella persona con un certo potere sarebbe potuto essere Angelo Binaghi, presidente della FIT. Ma, nonostante la penuria di giovani promesse a livello femminile, la federtennis non le ha fornito alcun supporto, legale e burocratico. “Ne avevamo parlato a gennaio di quest’anno e mi hanno detto che avrei dovuto vedermela da sola”, ha rivelato la neo tennista russa.

Ludmilla ora si ritrova quindi da sola, senza aiuti né dalla federazione italiana e nemmeno da quella russa, notoriamente priva di grandi risorse finanziarie. Tuttavia la speranza di poter di nuovo tornare a rappresentare l’Italia, il paese in cui ha vissuto, studiato e imparato a giocare a tennis è ancora viva. “Ancora non so neanche io per cosa stia gareggiando e in questo momento non c’è nessuna federazione che mi aiuti ma una cosa è certa: giocare per una nazione che non è la tua per niente non ha molto senso, ha commentato Samsonova in maniera molto pragmatica. “Ora come ora sono russa e sono contenta: se un giorno dovesse arrivare il passaporto vedrò quale sarà la federazione che mi offrirà possibilità migliori”.

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