Federer c’è. Finalmente festa Monfils (Semeraro)

Federer c’è. Finalmente festa Monfils (Semeraro)

Federer c’è (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

 

Diciassette anni dopo, le parti si sono invertite. «La prima volta che vinsi qui ero con Martina Hingis, era il 2001 e io ero l’apprendista, lei la Maestra. Ora è come se le cose si fossero rovesciate». Proprio così. Nel “Team Benderer”, ossia la Svizzera di Hopman Cup che ha Perth ha battuto 2-1 in finale la Germania di Sascha Zverev e Angelique Kerber, Roger è decisamente il Mago che ha preso per mano la giovane Bencic, anche se nel doppio decisivo la ventenne di Wollerau ci ha messo del suo: «Non so davvero come ringraziarla», ha detto Federer. «È stata lei che ha fatto la differenza in finale, con quegli ultimi tre vincenti. Per me è la MVP del doppio». Galante e paterno insieme, Roger, ma il match più importante della settimana lo ha vinto lui, sfiancando Zverev nel primo singolare della finale. Sascha ha 16 anni di meno, eppure nell’ennesimo match delizia di Federer, che pure ha già battuto due volte in carriera, ha mollato alla distanza, prendendosi il primo set al tie-break dopo aver annullato un set-point sul 5-6, ma si è poi sgretolato nel secondo e nel terzo. L’ex n.1 Kerber ha pareggiato il conto, ma nel doppio hanno prevalso i “Benderer”. Una iniezione di fiducia per Belinda, ex Top Ten alla ricerca di riscatto dopo un anno difficile, e la conferma che fra una settimana a Melbourne l’uomo da battere, visto anche il lazzaretto in cui si è trasformato il circuito maschile, è sempre Roger. «E’ una sensazione surreale», ha spiegato Federer. «Quando arrivi qui la prima volta pensi che giocherai tutti gli anni. Poi di colpo la vita cambia, e cambiano i progetti. Ora sono molto emozionato all’idea di tornare a Melbourne dove lo scorso anno ho vissuto un torneo da favola. E bello essere il campione uscente, ma voglio prenderla nel modo giusto, senza mettermi più pressione di quella che serve». Sia Federer sia la Bencic hanno festeggiato come si trattasse di una vittoria ufficiale, non un’esibizione. «Stare vicino a lui è incredibile, impari tanto anche solo in allenamento», dice Belinda. «Qui ho capito che devo giocare a tennis per divertirmi, senza pensare troppo ai soldi e al ranking». Ne1 2019 si replica, Roger? «Spero proprio di sì. L’organizzazione è perfetta, il clima stupendo. E se tornerò voglio Belinda al mio fianco».

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Finalmente festa Monfils (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

La cattiva notizia è che l’assalto al potere della Next Gen per ora continua a fallire, quella buona per i giovani è che ora ci arrivano vicino. A Doha, l’ormai tradizionale Atp 250 da 1,2 milioni di dollari, la finale ha visto prevalere il veterano Gael Monfils, 31 anni, n. 46 del mondo (ma 6 nel 2016), al rientro dopo un 2017 piagato da infortuni, superando in due set senza storia il 20enne Andrey Rublev. Il russo più che una speranza è già una realtà, 39 del ranking, e una finale Atp l’ha già vinta lo scorso anno a Umago (in finale su Lorenzi). Alla seconda c’è arrivato stanco dopo la semifinale maratona di venerdì contro Pella, mentre Monfils aveva approfittato del ritiro di Thiem. Monfils la prima delle sue tre finali a Doha l’aveva giocata nel 2006, a 19 anni, perdendola con Federer e in seguito si era dovuto inchinare a Tsonga (2012) e Nadal (2014). «Andrey è un ottimo giocatore, sono sicuro che sarà uno dei protagonisti dei prossimi anni». Un po’ di pasta, però, visto che pesa appena 65 chili ed è alto 1 e 88, Andrey deve ancora mangiarla.

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