Papà Federer favorito a Melbourne. Oppure una novità

Roger ha vinto la seconda Hopman Cup in carriera. È favorito per gli Australian Open. L'alternativa è una sorpresa, o quasi. Sarà finalmente l'anno dei volti nuovi?

Papà Federer favorito a Melbourne. Oppure una novità

Nulla di nuovo sotto il sole australiano. Almeno per adesso. Una settimana di nuova stagione è trascorsa, e ne manca un’altra per il primo vero appuntamento dell’anno. In vista di Melbourne sarebbe il caso di fare pronostici, ma la situazione attuale del tennis lascia ben poco all’immaginazione, nel senso meno interessante del termine.

UN UOMO SOLO AL COMANDO – Indubbiamente, il favorito assoluto sarà Roger Federer. Nell’anno dei trentasette si è concesso la seconda sgambata consecutiva in Hopman Cup, vinta a diciassette anni di distanza dalla prima, con un bilancio immacolato in singolare. Ancor meglio, ha dimostrato una condizione atletica esemplare e una grandissima voglia di divertirsi quando si può, di mettersi in gioco quando si deve. Se nella “semifinale” contro Jack Sock è stato un susseguirsi di risate e siparietti (tra i quali uno scambio quasi esclusivamente “dietro la schiena”, durante il doppio misto), la finale contro Alexander Zverev era ben lontana dai caratteri di una esibizione: raramente Federer si lascia andare a sfuriate o esternazioni come quelle rivolte alla palla e a sé stesso, sul finire di primo set. Insomma, la sensazione è che quello spirito di agonismo a volte estremo, quella smania di competere ed essere il migliore, sono ancora salde nell’animo di Roger, che anche con queste attenzioni sottolinea quanto tenga a non essere considerato agli ultimi fuochi, piuttosto i ragazzetti devono ancora mangiarne di pane.

 

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MENS SANA IN CORPORE SANO“A questa età posso permettermi di lavorare mezza giornata. Mi alleno, e al pomeriggio posso fare il marito e il papà”. Non è una seconda o terza giovinezza. È una sola, unica e costante consapevolezza di sé e dei propri limiti, ottenuta anche steccando l’impossibile contro Brands a Gstaad 2013 e con altri innumerevoli inciampi. Questa serenità è la chiave della condizione di Federer, ben più di un approccio iper aggressivo in campo, del rovescio finalmente tirato fuori dal baule e del talento che non avrà mai una data di scadenza. Talento, peraltro, che si vede lampante anche nel preservare il proprio corpo e la propria atleticità: non è colpa sua se i concorrenti sono rotti o non al meglio. Piuttosto è un suo merito. E la tranquillità è forse l’ingrediente maggiore che manca alle ricette degli altri big: Toni Nadal, che dopo più di vent’anni non seguirà Rafa nel 2018, ha detto che spera mio nipote possa rimanere il migliore almeno sulla terra”. D’accordo la pretattica, ma una visione così poco positiva delle cose, molto probabilmente potrebbe influenzare la sfera del suo ex allievo, cui si aggiungono i cronici problemi al ginocchio.

ARIA NOVAK – Non è troppo diverso per Djokovic. Famiglia e meditazione sono stati cardini ferrei del suo successo, e con il calare di queste (Bollywood c’entra qualcosa?) il campo è stato specchio dell’anima. La scelta di Stepanek non è un caso: un ex giocatore che in campo sudava e sputava sangue in ogni incontro, per ritrovare la cattiveria e quel pizzico di malizia che ha fatto la differenza negli anni passati, e che ora lo stesso Nole sembra vedere negli occhi e nelle domande di qualsiasi giornalista. Anche il Djokovic uomo è cambiato incredibilmente: il sorridente giullare di qualche stagione fa ha lasciato il posto a una maschera di politically correct che coglie ogni conferenza stampa come un pericolo per fare passi falsi; chiamare Agassi può essere stato utile solo in ambito mediatico. Più che ipobarica, servirebbe una stanza per riflettere e rilassarsi, perché nelle condizioni viste alle ultime uscite prima della pausa potrebbe non raggiungere il terzo turno in Australia. Ammesso che vi partecipi: il gomito lo ha costretto a rinunciare ai primi appuntamenti stagionali, e gli allenamenti con racchetta sono ripresi meno di un mese fa. Per non parlare di Murray, che pare invece avrà bisogno di tempi insospettabilmente (davvero?) lunghi per rientrare.

UNA LUCE IN FONDO AL TUN… NO, BASTA – Si ripete da un po’, ma potrebbe essere davvero l’anno, e perché no lo Slam delle novità. Tutti si aspettano il rientro dei vecchi leoni, ma la media, nuova, nuovissima generazione potrebbero finalmente dire la propria. Sascha Zverev rimane l’erede più quotato: ha ancora margini importanti, può mettere ulteriore peso. Preoccupante il calo in finale di Hopman Cup con Federer, ma sono giri di vite tutt’altro che insostenibili. Se a Pune si è disputata una finale over, tra Doha e Brisbane si sono visti tre giovani di 25 anni o meno, in grande spolvero: l’ultimo anno in cui almeno la metà dei finalisti dei primi tornei era così giovane è stato il 2010. Nadal, Cilic e Wawrinka, per dire. Rublev sta ingranando con il suo gioco flipper, Kyrgios ha strappato la semi con il caldissimo Dimitrov e si è preso di forza il titolo contro Harrison (che pure zitto zitto è alla sua terza finale in due anni. Lo avessimo noi un venticinquenne così…). Nick è da considerarsi, ancora una volta, il più pronto qualitativamente a imporsi sui grandi palcoscenici. Certo, manca di quella dedizione a lavoro e fatica che invece si addice a Sascha. Si vedrà se questo primo successo in casa potrà aiutarlo. Sempre in Australia si sono visti De Minaur e Mmoh, candidati per le Finals di Milano, alle loro prime apparizioni ai piani alti. In generale, sono ancora molti i buchi nei quali outsider e promesse potranno inserirsi, almeno in questo avvio di stagione: e sarebbe un bene, altroché. Ma non ditelo a Federer.

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