Giorgi polverizza una pessima Stephens e torna n.1 d’Italia

Dominio assoluto (e inatteso) di Camila Giorgi contro la campionessa dell'US Open: nel secondo set la statunitense fa solo 7 punti. Camila torna la prima italiana in classifica

Giorgi polverizza una pessima Stephens e torna n.1 d’Italia
Camila Giorgi - Sydney 2018 (via Twitter, @Moo_Tennis)

I rapporti di forza cambiano. Oggi Camila Giorgi concede tre game a Sloane Stephens, n.13 WTA, nel primo turno del Premier di Sydney. Come fosse la cosa più normale del mondo. A ben pensarci anche cinque mesi fa, nonostante una Camila Giorgi già in remissione sotto il profilo delle prestazioni e della forma fisica, immaginare una vittoria dell’azzurra contro Sloane Stephens (appena rientrata in campo) non sarebbe stata una follia. L’ultimo incrocio (Montreal 2016) aveva in fondo sorriso alla marchigiana dopo due tie-break. Entrambe avrebbero poi fatto bene a Cincinnati – Giorgi agli ottavi partendo dalle qualificazioni, Stephens addirittura in semifinale ripetendo il risultato di Toronto – per poi affacciarsi all’US Open con una discreta dose d’ottimismo. A New York però Sloane si sarebbe vestita da campionessa, sbaragliando l’intera concorrenza, mentre Camila avrebbe archiviato una sconfitta al primo turno contro la rinata Rybarikova per poi avviarsi verso una sequela poco edificante di forfait. Sloane Stephens da quel punto sarebbe tornata a tutti gli effetti una giocatrice di vertice, una di quelle contro cui Camila Giorgi non può partire favorita.

Non parte favorita, ma neanche spacciata. La storia di Camila Giorgi è costellata di sconfitte evitabili ma anche di successi di prestigio: ha battuto sette top 10 (l’ultima, Karolina Pliskova a Praga) e altrettante ne ha fatte soffrire nel corso della sua altalenante carriera. È anzi più facile che tiri fuori la miglior prestazione della settimana contro una giocatrice di livello, vuoi per un discorso motivazionale, vuoi perché il suo tennis è impostato per non essere subordinato a quello di alcuna avversaria. Nell’approccio alla gara affrontare Halep o Stephens, Arruabarrena o Haddad Maia, per Camila sembra fare poca differenza. Stanotte a Sydney si è ripetuto uno schema che ormai conosciamo a menadito. Dal 3-2 del primo parziale, dopo aver salvato la pelle in un game complicato, Camila Giorgi ha cominciato a far mulinare il braccio a velocità doppia e ha messo a segno un parziale di nove game a uno. Nel secondo set, in cui Stephens ha dovuto accogliere un pesante bagel, l’azzurra ha perso solo sette punti su trentuno giocati.

 

Quando Camila comincia il suo solito pressing inarrestabile esistono pressapoco due alternative: la sua avversaria riesce a imporle un freno, difendendosi in modo ordinato e costringendola a “pensare” più del dovuto, tanto che il labile equilibrio del suo tennis comincia a scricchiolare e i gratuiti salgono. Fino allo scontato epilogo. Oppure la sua avversaria non riesce in alcun modo a contenere la marea, finendo per uscire presto dal campo con una sensazione di ottundimento e un nuovo torneo su cui concentrarsi. Sloane Stephens è stata investita in pieno dalla seconda casistica, sebbene il suo score successivo alla cavalcata di Flushing Meadows lasciasse intravedere diverse crepe nel suo stato di forma. La 24enne nata in Florida non vince un incontro proprio dalla finale contro Madison Keys sull’Arthur Ashe e da allora ha collezionato sette sconfitte. Al primo turno di Wuhan e Pechino, due nel Round Robin a Zhuhai, due in finale di Fed Cup (contro Sasnovich e Sabalenka, anche gli unici due incontri in cui ha vinto un set) e quest’ultima, al suo esordio nel 2018.

Difficile inerpicarsi in disamine tattiche dopo un 6-3 6-0, per giunta in favore della giocatrice sfavorita dai pronostici. Stephens si è mossa troppo poco e troppo male, forse ancora condizionata da un ginocchio malconcio, forse dal caldo che ieri ha steso MladenovicLa temperatura può incidere sui tempi di recupero tra un punto e l’altro e sulla reattività, che oggi ha evidentemente fatto difetto a Sloane più volte infilata da Camila già in risposta, soprattutto nel secondo – disastroso – parziale. È quindi una sconfitta sorprendente ma meno di quello che potrebbe sembrare. La statunitense non è in buone condizioni, inutile nasconderlo. Di buono per lei c’è che è difficile fare peggio di così, a meno di iscriversi alla stessa facoltà – quella delle Sconfitte in Serie – nella quale proprio Kiki Mladenovic sta conseguendo il massimo dei voti.

A Camila però, dello stato di forma precario della sua avversaria odierna, dovrebbe interessare poco. Trionfalismi no, moderato ottimismo sì: una vittoria del genere fa morale sempre e inoltre le riconsegna la palma di prima italiana nel ranking WTA – formalmente da lunedì prossimo – che ancora per pochi giorni cingerà (un po’ tristemente, va ammesso) il capo dell’eterna Francesca Schiavone. Giorgi sarà almeno n.84 (+16 rispetto alla posizione 100 attualmente occupata), a meno che il pronostico non venga sovvertito anche agli ottavi contro Petra Kvitova. Nell’unico precedente, in semifinale di Fed Cup 2014, ha vinto nettamente la giocatrice ceca.

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