Fognini e Giorgi out a Sydney (Gazzetta). De Minaur come Hewitt (Tuttosport). La vita da mamma di super Serena:”Ti senti triste e ti chiedi perché” (Serra). Un padre da battere, il tennis capovolto da Federer e figli (Sisti). Il Sant’ennista alla ricerca dell’ultimo record (Clerici)

Fognini e Giorgi out a Sydney (Gazzetta). De Minaur come Hewitt (Tuttosport). La vita da mamma di super Serena:”Ti senti triste e ti chiedi perché” (Serra). Un padre da battere, il tennis capovolto da Federer e figli (Sisti). Il Sant’ennista alla ricerca dell’ultimo record (Clerici)

Fognini e Giorgi out a Sydney (La Gazzetta dello Sport)

Si ferma nelle semifinali la corsa di Camila Giorgi e Fabio Fognini al torneo di Sydney. Nel tabellone femminile La 26enne azzurra, numero 100 del ranking, che arrivava dalle qualificazioni, ha dovuto lasciare il passo alla ex numero 1 del mondo Angelique Kerber che ha vinto in due set 6-2 6-3. La tedesca campionessa di due Slam nel 2016, in finale affronterà la giovane Ashleigh Barty, che nell’altra semifinale ha vinto il derby australiano contro Gavrilova. Fognini ha visto il sogno della finale sfumare per mano del giovane russo Danil Medvedev (84 al mondo), uno dei protagonisti delle Next Gen Finals di Milano, che ha vinto in rimonta in tre set 2-6 6-4 6-1. Medvedev si gioca il titolo stamattina alle 9 contro un altro giovanissimo, il pupillo di casa Alex de Minaur che aveva eliminato Benoit Paire.

 

 

De Minaur come Hewitt (Corriere dello Sport)

Adelaide 1998. Lleyton Hewitt non ha nemmeno 17 anni. Ha un fisichino da niente, ma gambe e cervello che si muovono a rapidità notevole. Sorprende tutti, nel torneo che si gioca proprio nella città in cui è nato e batte in finale Stoltenberg. Comincia una incredibile storia di successo e di energia trasmessa al pubblico anche attraverso i suoi celebri “come on”: Vent’anni dopo. Hewitt è seduto al coach corner di un ragazzo magro quanto lo era lui, le orecchie a sventola. Certe espressioni ricordano proprio il mentore. Si chiama Alex de Minaur, ha 18 anni, è nato proprio a Sydney e dopo la semifinale a Brisbane, stanotte ha giocato la finale nella sua città. E, ormai, lo aspettano proprio tutti gli appassionati a Melbourne. Perché Kyrgios è un fenomeno, certo, ma ne ha già combinate molte. Questo ragazzo dalla faccia pulita, veloce di piedi e con una testa notevole che lo portano a superare i limiti fisici rispetto agli avversari, invece conquista. Eppoi la storia dei corsi e ricorsi tennistici incuriosisce assai. Alex non è 550 al mondo com’era Lleyton, è 167, ma l’ascesa pare irrefrenabile come quella del suo attuale coach. Bel dritto d’anticipo, mobilità, gioco. Con questo ha travolto in rimonta il gigante francese Paire. IL SOLITO ALTERNO FOGNINI Nuovi next gen crescono, De Minaur, figlio di emigrati (mamma spagnola, papà uruguaiano), emigrato lui stesso dai 5 ai 13 anni ad Alicante (salvo tomare a casa perché la federazione spagnola non era interessata..), ha una vitalità che strappa applausi e avrebbe potuto farne la conoscenza Fabio Fognini, se il nostro non si fosse fermato dopo un avvio scintillante contro l’altro nexgen (ma russo) Medvedev. Avanti 6-2 3-1, Fogna ha smarrito letteralmente il gioco e la strada. Soliti problemi di tenuta mentale insomma. Però Fognini è in condizione e – come Camila Giorgi, battuta in due set da Angelique Kerber – lascia buona speranze per lo Slam alle porte. Mentre tutti aspettano il topolino de Minaur. E noi ci chiediamo perché nessun ragazzino italiano abbia la verve di de Minaur. Ma è domanda retorica, oramai. Nel frattempo ci si consola con i segnali di Fognini e della Giorgi, con Sara Errani che si gioca la qualificazione al tabellone di Melbourne (mentre la Vinci è uscita) contro la thailandese Luksika Kumkum dopo aver battuto la cinese Yafan Wang 6-3 6-4. E si applaude la caparbietà di Andreas Seppi, qualificatosi per la finale del Canberra Challenger contro l’ungherese Fucsovics dopo aver battuto il dominicano Burgos 6-2 6-2.

 

La vita da mamma di super Serena:” Ti senti triste e ti chiedi perché” (Elvira Serra, Il Corriere della Sera)

Una di noi, a parte il conto in banca. Perché puoi avere anche un patrimonio da 244 milioni di dollari (sudati fino all’ultimo cent, in vent’anni di onorata carriera, tra premi e sponsorizzazioni). Ma poi arriva quell’esperienza che livella tutte. Diventi mamma e tua figlia nasce senza libretto di istruzioni. Le giornate diventano percorsi a ostacoli tra strilli inspiegabili, notti insonni, riti vudù per la montata lattea. E quando pensi di aver preso le misure, ecco dietro l’angolo la dentizione, altrimenti detta il diavolo» (copyright Serena Williams, la nostra protagonista). Ci aveva dimostrato di essere umana, troppo umana dopo la nascita di Alexis Olympia Ohanian Jr, venuta al mondo il primo settembre 2017 sotto il segno della Vergine e nessuna intenzione dichiarata di distrarre la mamma dalla Grande Meta: lo Slam numero 25. Un obiettivo non impossibile per una che oggi è a quota 23 (uno in meno di Margaret Court, la leggenda) e ha vinto gli ultimi Australian Open incinta di sette settimane. Quello che Serena non immaginava, però, è che nella sua nuova vita di madre sarebbe stata derubricata da Vip a Vnp, non più Persona molto importante, ma più realisticamente Persona molto normale (al netto delle tate, s’intende). E così nella sua recente intervista a Vogue, dove compare in copertina avvolta da un fiammante vestito rosso e la bambina in braccio, luminosa almeno quanto il solitario che porta all’anulare sinistro, Mrs Ohanian (ha sposato Alexis, cofondatore di Reddit il 16 novembre) ha raccontato quello che nessuno ti dice mai prima di diventare mamma. Davanti a un brodo simil-radioattivo (è la descrizione dell’intervistatore Rob Haskell), preparato con zenzero e curcuma dopo aver letto su Internet che favorisce la produzione del latte materno, la Super Tennista ha ammesso tutta la delusione, la rabbia, la tristezza e infine il senso di colpa che arrivano in sequenza come incursori scelti quando una neonata non smette di piangere. Una confessione che forse non ha sorpreso i suoi dieci milioni e mezzo di follower su Twitter e i 7,4 milioni su Instagram, ai quali si era già rivolta nelle scorse settimane per chiedere consigli su come aiutare l’inconsolabile Olympia (junior per papà) alle prese con i primi dentini. Agli stessi aveva confidato di commuoversi al solo pensiero di quando avrebbe smesso di allattare. Su Vogue, però, Serena è stata ancora più onesta. «Ti senti triste e ti chiedi perché: hai una figlia bellissima. Le emozioni che provi sono folli». C’è poi il racconto del parto, un cesareo d’urgenza senza complicazioni per la bimba, con il papà che ha tagliato il cordone ombelicale. La mamma, esausta e felice quando le hanno messo la creatura sul petto, deve interrompere l’assunzione di anticoagulanti. Ma per lei, da sempre a rischio di embolia polmonare, cominciano i problemi. Respira male, esce dalla stanza per non far preoccupare sua madre Oracene lì con lei, e chiede alla prima infermiera che incontra una Tac con contrasto e una iniezione di eparina. L’infermiera pensa che sia un po’ stordita dai farmaci e non le dà molta retta, ma Serena non molla e parla con un medico, che si limita a fare un’ecografia alle gambe. «Mi servono Tac ed eparina!», insiste. E aveva ragione. Quello che con ironia chiama il primo di sei giorni di dramma non è che il primo capitolo di una storia più lunga che la costringe al letto di casa per sei settimane. Ora ha disertato gli Australia Open, deludendo molti. Ma nel frattempo c’era la vita. E la vita non può attendere

 

Un padre da battere, il tennis capovolto da Federer e figli (Enrico Sisti, La Repubblica)

Ci voleva Federer perché ai papà non restassero solo le briciole. C’è stato un tempo in cui non si poteva neppure immaginare che un padre o una madre, da veri snaturati, continuassero la loro carriera sportiva ad alto livello dopo aver dato alla luce un bambino. E magari riuscivano pure a vincere: «Ma non si vergogna quella lì?». Ce l’avevano con Fanny Blankers-Koen, la mammina volante dei Giochi di Londra del ’48. «Quando ti nasce un figlio, il campo da tennis diventa improvvisamente più stretto e non ti entra più una palla». Lo diceva Pete Sampras a Novak Djokovic poco prima della nascita di Stefan Djokovic. In realtà Sampras tirava acqua al suo mulino. Cercava di sostenere la tesi che il campione che diventa padre perde slancio perché fu lui a perdere slancio una volta diventato padre. E proseguiva: «È meglio che Nole provveda prima a sistemarsi nella nuova vita e poi a riconsiderare il tennis. Non ha idea di cosa siano le “sleepless nights” e quanto possano incidere sul corpo di un atleta. Ma presto se ne accorgerà». Sampras era convinto che «nessun tennista sano ed equilibrato» avrebbe mai anteposto i figli alla vittoria in uno Slam. L’aveva fatto Jimmy Connors alla nascita di Brett (tre Slam vinti da padre). Ma Sampras non ha mai ritenuto che Connors fosse da considerare «un tennista sano ed equilibrato». La storia dava ragione a Sampras. Una volta sembrava davvero così. Padri a casa in ciabatte davanti alla televisione e scapoli in finale a giocarsi i titoli. I fatti dimostravano che la paternità nuoceva a un tennista almeno quanto emergeva dalla teoria «sul testosterone nei padri attivi» di Peter Ellison, docente di biologia dell’evoluzione umana ad Harvard: «La cura dei propri cari», scrisse nel 2011, «è essenziale per la vita di un padre, ma questa prassi abbassa i livelli di testosterone ancora più drasticamente di quanto non faccia già da sola l’età del soggetto. E con il testosterone si perde competitività». Chiaro no? Sembrava quasi che il dott. Ellison avesse consultato gli annali del tennis. Perché andando a ritroso dal 2009, si scopre che solo 10 dei precedenti 115 Slam erano stati vinti da tennisti con prole (Connors 3 volte, Cash, Gomez, Becker, Korda, Kafelnikov, Costa e Agassi): l’8.6%. Mentre le madri che hanno vinto Slam sono tuttora tre (attenta Serena!): Margaret Court, Evonne Goolagong e Kim Clijsters. Negli ultimi otto anni la faccenda del testosterone che scende non regge più. I campioni resistono all’impatto di figli e ormoni in fuga. Qualcuno migliora. Per esempio Federer. Serena sostiene che la figlia le abbia «tolto l’ansia». Adesso deve dimostrarlo. Djokovic spiegò che Stefan aveva «aggiunto dettagli sconosciuti prima e soprattutto infuso coraggio». Mentre aveva lasciato intatta la macchina psico-fisico-tecnica. Federer vinse Wimbledon nel 2009 23 giorni prima di diventare padre delle gemelle. Ma tre mesi prima fosche nubi si erano addensate sul suo futuro. E il primo a soffiarci sopra fu proprio l’amico e collega Ivan Ljubicic, che adesso è il suo coach. «Sarà uno shock per Roger diventare padre, dovrà riprogrammare tutto, avrà nuove priorità, proprio non vorrei essere nei suoi panni». I,jubo sarà felice di aver preso una cantonata. Con la vittoria di Roger a Parigi nel 2010 comincia la riscossa dei padri. «La carriera si allunga», spiega Nick Bollettieri, «diventi padre all’età giusta e l’evento non stravolge i tuoi equilibri». Viaggiano in gruppo, non hanno problemi a stipendiare eserciti di tate. E questo rende più dolci le trasferte, anche le più lunghe. È così che i “padri” hanno cominciato a rivoluzionare il tennis (Federer, Djokovic, Murray, Wawrinka). I genitori prestati al sudore e alle folle si sono aggiudicati 13 degli ultimi 32 Slam a disposizione: il 37,5%. In pratica hanno vinto tutto quello che c’era da vincere, se escludiamo ciò che si presero da “single” Djokovic e Murray, le vittorie di Nadal e lo Us Open conquistato da Cilic. Per l’Australian Open che inizia la prossima settimana, i “fab four” con marmocchi al seguito si sono ridotti a tre e due di questi (Nole e Stan) non hanno la più vaga idea di come stiano realmente. Federer è il padre da battere. Quanto a Murray, fino a 5 giorni fa era a letto con i panda disegnati sul pigiama. Il suo problema è l’anca operata. Non le sue bellissime figlie.

 

Il Sant’ennista alla ricerca dell’ultimo record (Gianni Clerici, La Repubblica)

Mentre giungono i risultati dei sorteggi dell’Open d’Australia 2018 e ci domandiamo se il Divino Federer vedrà se annettere il suo ventesimo Slam, esce dall’editore Pendragon, a confermarne la santità, una biografia del bravissimo Stefano Semeraro, l’undicesima che posseggo dal giorno in cui vidi, incredulo, il Sant’ennista vincere il torneo di Milano. Semeraro indaga sull’infanzia del bambino Roger, ma prima della sua vita si approfondiscono le esistenze della mamma sudafricana Lynette Durand, del papà schwyz deutsch Robert, e inoltre dell’incontro con la tennista Mirka Vavrinec, che io giudicai futuro fenomeno, e che lo divenne, ma nei parti gemellari. Potrà un atleta nato nel lontano 1981, l’8 di agosto 1981 ripeto, superare un trentenne quale Djokovic, o un ragazzone ventenne come Alexander Zverev, prima di misurarsi in finale con il vincitore dell’altra parte di tabellone, l’attuale numero 1 del mondo Rafa Nadal, o contro il numero 3 del ranking, il bulgaro Grigor Dimitrov, che sembra alfine rimesso dal periodo di difficile coabitazione con la Sharapova? Si giocasse ancora al vecchio Kooyong, il posto delle anatre aborigeno, dove la capretta Mary si occupava di tenere basso il livello dell’erba del Centrale , non avrei dubbi nello scommettere su Roger. Trasportato il Center Court laddove si trovava la stazione ferroviaria, a Flinders Park, e cementato tanto che io arrivassi in un lontano documentario ad arrostirci un uovo, la vicenda sembra meno facile. Va bene che Becker, ai suoi tempi eroici, fosse arrivato a ottenere l’interruzione degli incontri quando il Solleone attentasse alla vita dei tennisti, va bene che ben tre Centrali abbiano in seguito ospitato gli spostamenti ottenuti, ma una programmazione da Ferragosto non sarebbe certo in favore di Roger. In cerca di una nuova doppietta, dopo averla ottenuta nel 2006 e 2007, per cinque titoli complessivi d’Australia. E dunque, perché il procreatore di 4 gemelli non potrebbe raggiungere un altro record ? Le donne si limitano all’assenza di Serena, e alla presenza in tabellone di sole due italiane, l’ammirevole veterana Schiavone e la capricciosa Giorgi. Non ci resta che sperare in lei e nella rinascita della Errani, che incontra, nelle qualificazioni, un’avversaria dal nome indimenticabile: la thailandese Kumkum

 

 

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