Federer supereroe (Semeraro). Big Roger: «Voglio rivivere un’altra favola come un anno fa» (Crivelli). Seppi, salto da canguro. Rivince tre anni dopo (Gibertini). Schiavone. La “leonessa” ruggisce ancora: «Come le Williams» (Cocchi)

Federer supereroe (Semeraro). Big Roger: «Voglio rivivere un’altra favola come un anno fa» (Crivelli). Seppi, salto da canguro. Rivince tre anni dopo (Gibertini). Schiavone. La “leonessa” ruggisce ancora: «Come le Williams» (Cocchi)

Atp Canberra, Seppi trionfa. Tuffo negli Australian Open (Corriere dell’Alto Adige)

 

Andreas Seppi trionfa all’Atp Challenger di Canberra e risale il ranking mondiale arrivando alla posizione 76: il 33enne di Caldaro ha battuto in finale l’ungherese Marton Fucsovics (n. 85 Atp e 5 del seeding) in tre set per 5-7 6-4 6-3, conquistando così il suo ottavo Challenger in carriera. Seppi ha dominato l’inizio del match, portandosi con un break subito sul 4-1. Fucsovics però non si è arreso, piazzando due game più tardi il controbreak e sul 5-5 è riuscito a passare in vantaggio, chiudendo poi il primo set per 7-5 dopo 57 minuti di gioco. La seconda frazione è stata molto equilibrata fino al 4-3 per Seppi. Poi Andreas ha strappato il turno di battuta a Fucsovics per il 5-3, incassando subito il controbreak. Nel game successivo Seppi ha però conquistato un altro break: 6-4 e tutto rimandato al set decisivo. Seppi, ancora una volta sul 4-3, ha sfruttato un break point per il 5-3, spianando così la strada per la conquista del match. Dopo aver annullato una palla break, l’altoatesino si è imposto dopo due ore e 16 minuti. Un grande successo per Seppi, che tre anni dopo il trionfo ad Ortisei conquista un altro Challenger. Ora si trasferirà a Melbourne per gli Australian Open dove lunedì troverà la wild card francese Moulet (Atp 155).

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Federer supereroe (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Ormai, ormai più che un tennista, Roger Federer è un supereroe. Non a caso nel Kid’s Day, la giornata dedicata ai bambini degli Australian Open, (che iniziano stanotte all’una ora italiana), come partner di doppio si è scelto l’Uomo Ragno. Davanti avevano Milos Raonic e Thor: converrete che non c’è gara. A Melbourne SuperRog, di cui esiste già una versione fumettistica, può del resto definitivamente entrare nel mondo della fantascienza tennistica vincendo il suo ventesimo Slam. Il record è già suo, con 19. In una ipotetica graduatoria unisex solo Serena Williams (23) e Margaret Court (24) hanno fatto di meglio, ma la cifra tonda è comunque suggestiva, anche perché proprio 20 anni fa, nel luglio dei 1998, perdendo contro Lucas Arnold al 1° turno di Gstaad, Federer iniziava ufficialmente la sua carriera nell’Atp Tour. «Mai avrei immaginato di vincere tanto», ha sempre ripetuto Roger: che però già da bambino, quando piazzava un diritto vincente sui campi del Tennis Club Old Boys di Basilea urlava: «Con questo colpo diventerò numero uno del mondo!». Il tempo gli ha dato ragione. Si tratta solo di capire per quanto tempo ancora, a otto mesi al suo 37esimo compleanno, continuerà a deliziarci, a vincere. A battere record. Melbourne è il posto giusto per ricominciare. «L’anno scorso arrivai in Australia dopo sei mesi di stop pensando che con un po’ di fortuna, con Murray e Djokovic in forma, sarei potuto arrivare nel quarti, forse in semifinale». Invece si prese la coppa, «e quel quinto set giocato contro Nadal resta il momento più alto della mia stagione, più ancora dell’ottavo titolo a Wimbledon». Pu il momento in cui Federer insieme a Nadal, capi che la storia non era ancora finita. A Melbourne Roger ha vinto già cinque titoli, può arrivare ai sei – record assoluto – di Djokovic e di Roy Emerson (che però li vinse prima dell’era Open). Nadal è a quota uno, più tre finali, ma con il secondo centro diventerebbe il terzo di sempre, insieme con Laver e il solito Emerson, capace di vincere tutti gli Slam in singolare almeno due volte. Mica male, anche se sul numero 1 pende il dubbio relativo ad una preparazione accorciata e alle articolazioni perennemente a rischio, che l’ha convinto a usare come test solo due mini-esibizioni. «Mi sento a posto, ma è la prima volta che arrivo agli Australian Open senza aver giocato un torneo di riscaldamento». C’è chi è messo peggio, come Murray e Nishikori che hanno dato forfait, Wawrinka che potrebbe imitarli da un momento all’altro, e chi come Djokovic, con il gomito dolorante, è alle prese più o meno con gli stessi problemi. Roger invece, è il ritratto della salute e della felicità. Tennistica e familiare. In Australia è nel suo ambiente naturale: «A 14 anni passai tre mesi qua insieme alla mia famiglia e mi innamorai del posto. Il clima è fantastico, i fan mi hanno sempre sostenuto. Ho iniziato a giocare contro Rafter e Hewitt, ho avuto due coach australiani come Peter Carter e Tony Roche. Campioni come Laver, Emerson e Rosewall hanno ispirato tanti tennisti, e io sono uno di loro». Per Roger l’Australia è un infinito cerchio di successi che al centro non ha solo il tennis. «Negli ultimi otto anni molte cose sono cambiate nella mia vita. Da ragazzo mai avrei immaginato di giocare e avere nel mio box una moglie e quattro figli. Vedere il mondo anche attraverso i loro occhi, ve lo assicuro, è il massimo del divertimento». Davvero super, papà Roger.

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Big Roger: «Voglio rivivere un’altra favola come un anno fa» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il Maestro non ha età, è immortale. Perfino quando la musica sembrava finita, con il corpo martoriato e apparentemente incapace di sorreggere la velocità di pensiero, il Maestro è stato in grado di ritrovare lo spartito della leggenda. Succedeva giusto nell’estate australiana di un ano fa: la melodia dolce e vincente di Roger Federer tornava a risuonare in uno Slam. E oggi il Divino si ripresenta a Melbourne da campione in carica, con il sorriso dei giorni della gioia e con un orizzonte che perfino i bookmaker immaginano solamente di gloria: per tutti i siti specializzati, è dato vincitore con quote che vanno da 1.75 a 2.85, mentre gli avversari, da Nadal a Djokovic, sono dati da 5 in su. Del resto, in un inizio di stagione in cui le cartelle cliniche e i bollettini medici si sono presi la vetrina più delle prestazioni in campo, dalla scelta di Murray di operarsi all’anca fino ai dubbi in realtà non ancora del tutto sopiti sulle condizioni di Rafa e Nole (per non parlare di Wawrinka, Raonic e Nishikori), l’unica certezza è che il quasi trentasettenne ragazzo di Basilea ha trascorso un inverno di allenamenti senza intoppi, ha vinto la Hopman Cup a 17 anni di distanza dalla prima, possiede lo stato d’animo di chi non ha più l’ossessione della vittoria a tutti i costi ma è baciato dalla leggerezza. Insomma, lo Slam numero 20, un’eresia a pensarlo solo 12 mesi fa, è un obiettivo vivo e vegeto: «E’ meraviglioso e eccitante tornare a Melbourne dove l’anno scorso il mio percorso è stato una favola. Una pazza avventura. Ed è bello presentarsi da campione in carica, ormai credo di avere l’esperienza per gestire la situazione nel modo migliore. Non mi metto addosso nessuna pressione extra su chi dovrò affrontare prima o dopo, per me è importante solamente avere la concentrazione giusta, il giusto approccio mentale, un’adeguata preparazione fisica e essere pronto a partire. Tirate le somme, credo di essere al punto dove volevo stare». Roger, prima dell’esordio di martedì, ha trovato parole d’elogio per il tanto atteso (non solo dagli australiani) Kyrgios («Mi sembra stia mettendo a posto le cose che servono per arrivare al top e rimanerci»), ma è probabile che occorrerà rivolgersi altrove per individuare gli avversari più ostici nella caccia al re. Ovviamente Nadal, battuto l’anno scorso in finale, numero uno del mondo senza paura nonostante le ginocchia scricchiolanti e la novità dello Slam degli antipodi affrontato senza partite ufficiali e per la prima volta senza Toni Nadal all’angolo: «E’ vero, non era mai successo che arrivassi in Australia senza tornei, ma fisicamente mi sento bene. Quanto a Toni, sarà coinvolto nella mia carriera nella misura in cui desidera. Comunque ci sono stati un sacco di altri tornei disputati senza di lui». Lui e Federer, rivali ferocissimi e quasi inavvicinabili a inizio carriera, con il passare degli anni sono diventati gli obiettivi da raggiungere e superare per Djokovic e oggi, che tutti e tre sono passati dall’inferno del dolore fisico, si sono incarnati nell’esempio che può restituire fiducia al serbo: «Mi sento ancora giovane dentro e amo questo sport, Roger e Rafa hanno dimostrato che l’età è solo un numero. L’infortunio non è guarito al cento per cento ma so di poter giocare senza peggiorare le condizioni del gomito e miglioro ogni giorno. Ora non vedo l’ora di testare in partita il mio nuovo servizio». Il Maestro svizzero è lì a dimostrare che i sogni non si infrangono mai e che il tempo che passa è solo una convenzione.

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Non solo Fognini. Anche dall’Italia segnali di vita (Luca Marianantoni, La Gazzetta dello Sport)

I nostri «magnifici» tre arrivano a Melbourne dopo un warm up pieno di buoni propositi. A farci sognare un cammino di soddisfazioni sono la vittoria di Seppi nel challenger di Canberra, la semifinale di Fognini e il quarto di Lorenzi a Sydney. Seppi aveva scelto il challenger della capitale per affinare le armi in vista della 13^ partecipazione all’Open d’Australia. E lo ha vinto con pieno merito, annullando un match point al primo turno contro Marterer, battendo poi tre giocatori meglio classificati come Garcia Lopez, Estrella Burgos e l’ungherese Fucsovics in una finale molto dispendiosa di 2 ore e 16 minuti. Fognini invece, utilizzando lo stesso cliché di sempre, ha impressionato per la facilità del suo tennis contro Dolgopolov e Mannarino, e poi ha parzialmente deluso dissipando contro Medvevdev una finale alla sua portata. Ottimo anche lo stato di forma di Paolo Lorenzi che dopo aver combattuto alla pari di Monfils a Doha, ha fatto fuori la testa di serie numero uno Ramos negli ottavi di Sydney prima di schiantarsi anche lui contro Medvedev (che poi ha vinto il torneo). Il sorteggio ha baciato tre dei quattro azzurri ammessi in tabellone per meriti di classifica. Fognini, unico italiano testa di serie (n. 25), ha pescato l’argentino Zeballos (66 Atp) che ha battuto 2 volte all’Open degli Stati Uniti. Sulla sua strada c’è poi uno tra Mayer (69) e Donskoy (72), il belga Goffin (testa di serie numero 7) al terzo turno, e uno tra Del Potro o Berdych agli ottavi, per aspirare a ripetere il quarto turno del 2014 quando raccolse appena 5 game dall’allora irresistibile Djokovic. Per Seppi (34anni il prossimo 21 febbraio, numero 87) c’è il francese Moutet (18 anni, numero 155, wild card), al debutto assoluto in un tabellone principale di uno Slam: per l’altoatesino, agli ottavi nel 2013, 2015 e 2017 (match point salvato a Kyrgios e poi resa di misura contro Wawrinka), c’è poi un probabile secondo turno con Kohlschreiber o Nishioka e un terzo contro lo statunitense Sock, testa di serie numero 8. A Lorenzi (36 anni, numero 43 del ranking) è andato il bosniaco Dzumhur (n.30) contro il quale ha perso l’unico precedente. Eventuale secondo turno con uno tra Coric o Millman, per poi terminate la corsa su Nadal. Sorteggio terrificante invece per Fabbiano, abbinato all’esordio al tedesco Alexander Zverev. Solo tre italiani hanno raggiunto i quarti in Australia: Giorgio De Stefani nel 1935, Nicola Pietrangeli nel 1955 e Cristiano Caratti nel 1991.

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Seppi, salto da canguro. Rivince tre anni dopo (Gibertini)

L’Australia porta decisamente bene ad Andreas Seppi. Ieri dopo oltre tre anni di digiuno, dal challenger vinto vicino casa (Ortisei), l’altoatesino di Caldaro ha rivinto un challenger a Canberra, la capitale australiana. Ha rimontato e battuto, dopo Garcia Lopez e Estrella Burgos, l’ungherese Marton Fucsovics 5-7, 6-4, 6-3 nella finale di un torneo nel quale aveva dovuto salvare matchpoint al primo turno con Marterer, sconfitto soltanto 9 a 7 nel tiebreak decisivo. Andreas porterà a Melbourne — dove tre anni fa sorprese clamorosamente Roger Federer dopo 10 ko consecutivi mentre l’anno scorso si è preso la rivincita su Nick Kyrgios rimontando due set e matchpoint — 10.800 dollari australiani e 80 punti Atp che gli consentiranno di passare da n.87 a n.76. Per Seppi, che fra un mese compirà 34 anni, ciò significa allungare la carriera di vertice negli Slam di almeno un anno. A Melbourne sarà già questa notte sul campo 20 contro la wildcard francese Moutet. Intanto, l’onore del debutto sulla Rod Laver Arena questa notte all’una ora italiana, è riservato a due… regine di Francia, con un gap generazionale d’un ventennio: la nostra Francesca Schiavone e la lettone Jelena Ostapenko. Più tardi Lorenzi con il bosniaco Dzumhur. Il match clou serale (ma in Italia saranno le 9 di domattina) è atteso per verificare le condizioni di Rafa Nadal che non ha più giocato tornei dacché si ritirò alle finali Atp di Londra. Teme più il suo ginocchio che Estrella Burgos, il dominicano battuto da Seppi a Canberra. Il programma completo di Melbourne e le interviste di Nadal, Federer e altri su www.ubitennis.com

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Schiavone. La “leonessa” ruggisce ancora: «Come le Williams» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Per buona parte del 2017 ha tenuto sulle spine i suoi ammiratori e gli appassionati di tennis. Aveva annunciato che sarebbe stata la sua ultima stagione, che si sarebbe trasferita negli Stati Uniti per provare a far crescere qualche giovane talento. Aveva fatto anche qualche prova generale da commentatrice televisiva per immaginare la sua seconda vita. E invece Francesca Schiavone, la Leonessa, genio e sregolatezza, ha cambiato a sorpresa i programmi che aveva preannunciato. Sarà lei, vincitrice del Roland Garros 2010, ad aprire il programma degli Australian Open sulla Rod Laver Arena, all’una di notte italiana. Un segno di grande rispetto per lei che a Melbourne è presente per la diciassettesima volta. Sarà un derby tra conquistatrici della sacra terra parigina, visto che la Leonessa affronterà l’ultima vincitrice del Roland Garros Jelena Ostapenko, di 17 anni più giovane. L’età non è un argomento che interessa la milanese, che a 37 anni (38 il 23 giugno) non si è sentita ancora pronta a lasciare la vita da giramondo della racchetta. A inizio dicembre, attraverso Instagram, ha annunciato che avrebbe iniziato una nuova stagione di tennis, ispirandosi alle imprese di Federer, di Serena e Venus Williams, suoi coetanei o quasi che sanno ancora stupire in campo. «È con grande piacere, passione e motivazione — scriveva — che inizio a preparare un nuovo anno di tennis. È proprio vero che l’età non può farti iniziare o finire un sogno. Ispirata da Roger, Serena e Venus, dalla continua crescita e dal folle divertimento che questo sport mi regala, oggi mi iscrivo agli Australian Open e riprendo gli allenamenti». Divertimento, passione incredibile per lo sport, l’agonismo e l’allenamento sono la benzina di questa grande del tennis che, la settimana scorsa, per qualche giorno è stata anche la numero uno d’Italia al 96 posto del ranking. La Giorgi, con la semifinale raggiunta a Sydney l’ha superata ma Francesca resta ancora un faro nella nebbia del tennis femminile azzurro. La sua voglia di lottare e di sputare sangue in campo la rendono unica e la portano a prendere parte al suo slam numero 66. A febbraio aveva dato l’addio alla nazionale, con cui ha vinto tre Fed Cup tra il 2006 e il 2010, l’età dell’oro delle ragazze italiane. Chissà che questa nuova stagione non le faccia tornare la voglia di vestire l’azzurro. Da lei ci si pub aspettare questo e altro. Intanto però godiamocela in questa apertura di anno tennistico, la sua esperienza e la sua grinta potrebbero riservare sorprese: «Spero che il mio cuore e il mio corpo corrano insieme», scriveva nell’annunciare il rientro. Oltre che sul suo cuore, potrà di certo contare su quello dell’Italia tennistica, che batte sempre per la Leonessa.

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Halep e Wozniacki, è ora di sfatare il tabù (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

La crisi d’astinenza dal grande tennis sta finendo. Nella calda estate australiana i big tornano ad incrociare le racchette per la prima prova dello Slam 2018. Il circuito riparte tra molti infortuni, diversi dubbi, poche certezze e qualche novità. Per la disperazione degli organizzatori hanno alzato bandiera bianca Nishikori e Murray nel tabellone maschile, con quest’ultimo finito sotto i ferri per risolvere l’annoso problema all’anca e quindi assente almeno fino a luglio e Serena Williams, non ancora in condizione dopo la maternità, in quello femminile. Dalle esibizioni di questa settimana di Nadal e Djokovic arrivano incoraggianti segnali, ma la gara è tutt’altra cosa e la disabitudine a giocare i punti importanti, sempre che i problemi fisici siano risolti, potrebbe pesare enormemente sulle ambizioni e sulle speranze dei due campioni. Appare ancora più complicato giudicare l’attuale condizione di Wawrinka, uscito di scena nello scorso luglio e finito nelle mani del chirurgo per sistemare un ginocchio. Sembra incredibile ma fra le poche certezze ritroviamo, in prima fila, a 36 anni e mezzo, quel fenomeno svizzero che risponde al nome di Roger Federer. Il giovanotto, atterrato da due settimane down under, per non lasciare niente al caso e ripercorrere il sentiero che lo aveva portato verso il trionfo nello scorso anno, ha giocato la Hopman Cup, alzando il trofeo diciassette anni dopo la prima volta. E’ pazzesco ma Roger, a questo punto, risulta il favorito per la vittoria finale in virtù dei 19 Slam conquistati in carriera e perché tra i grandi nomi è l’unico a non aver frequentato medici nell’ultimo periodo. Il talentuoso Dimitrov, il solido Zverev e l’imprevedibile Kyrgios guidano la truppa degli assaltatori, ma uno sguardo attento andrà rivolto alla Next Gen e in particolare all’ultimo arrivato, De Minaur. Senza Serena le pretendenti al titolo sono come sempre numerose, a partire dalla Halep per proseguire con la Wozniacki, entrambe ancora a secco di Slam, cioè il trionfo che separa un’eccellente carriera dall’empireo delle più grandi. Poi ci sono la Muguruza, forse la più completa, l’eterna Venus Williams e la ritrovata Kerber, senza dimenticare la Sharapova, che ha l’esperienza e il carisma per trovare due settimane di grazia. Da Sydney sono arrivati segnali confortanti anche per il nostro tennis: le semifinali di Fognini e di una ritrovata Giorgi sembrano il viatico a un torneo dove la nostra presenza possa superare l’ostacolo della prima settimana.

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Halep e le altre, roulette rosa (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Donne sull’orlo di una crisi di leadership. Anzi oltre: con la rinuncia di Serena Williams, alle prese con le difficoltà dell’allattamento e post parto, il circuito rosa dispone di almeno sette giocatrici che agli Australian Open o poco dopo possono sperare di rubare il trono a Simona Halep, la n.1 senza Slam (e per ora anche senza contratto di abbigliamento…), ma nessuna stella capace di accendere veramente la fantasia. Il pronostico, insomma, è più aperto che mai. Caroline Wozniacki insegue ancora il suo maledetto primo Slam, Garbiñe Muguruza passa da un ritiro all’altro, Elina Svitolina e Karolina Pliskova giocano bene ma non “bucano’ l’immaginario, Jelena Ostapenko è ancora acerba, Caroline Garcia un punto interrogativo. I nomi che acchiappano restano quelli di sorella Venus, che a 37 anni è ancora n.5 Wta e potrebbe compiere l’ennesimo miracolo, e Maria Sharapova, risalita al n.47, che pero dopo il rientro dalla squalifica non ha mai convinto del tutto («e forse non la rivedremo più ai suoi migliori livelli», ammette persino il suo agente Max Eisenbud). Stesso discorso vale per Petra Kvitova, alle prese con la mano operata, mentre Sloane Stephens dopo il trionfo a New York non ha più vinto una partita e Aga Radwanska, scesa al n.35, è in crisi da un anno. A Sydney invece è tornata al successo l’ex n.1 Angelique Kerber che in semifinale ha battuto Camila Giorgi, la migliore delle italiane con il suo 71 nel ranking mondiale. Colpi da Top 5, ma poca continuità, Camila è abituata ad brillare contro le grandi avversarie – a Sydney ha battuto in fila Stephens, Kvitova e Radwanska – e sui grandi palcoscenici. Nel suo box al posto di papà Sergio è comparso Andrei Kozlov: una svolta? A Melbourne debutterà contro una qualificata, è l’unica ammessa in tabellone per diritto di classifica insieme all’eterna Francesca Schiavone – n.96 che però ha trovato la Ostapenko -, e potrebbe illuminare la sìtuazione del nostro tennis femminile, che dopo anni di trionfi brancola nel buio. Fra i maschi per ora gli azzurri sono 4: Fabio Fognini, (27 Atp), incontra Zeballos (68) e al 3° turno potrebbe incocciare in Goffin, Thomas Fabbiano (73) è chiuso da Sascha Zverev, Paolo Lorenzi (43) ha la testa di serie n.28 Dzumhur mentre Andreas Seppi (87) fresco vincitore al challenger di Canberra, trova il giovane francese Moutet (155).

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