Federer: “Parlare alla stampa è una sfida, altri hanno paura”

Roger riflette dopo la facile vittoria al primo turno: "Se c'è una storia migliore di me che vinco 6-2 6-2 al primo turno, è quella a meritare spazio". Poi il suo rapporto con Belinda Bencic

Federer: “Parlare alla stampa è una sfida, altri hanno paura”
Roger Federer - Australian Open 2018 (@RDO foto)

Pensi che i campi siano più rapidi, più lenti o della stessa velocità dello scorso anno?
La stessa, direi la stessa. Ma l’anno scorso è un sacco di tempo fa. Stasera ho sentito il campo piuttosto rapido, di solito quando cala la notte sono più lenti. Ma penso che sia io sia Bedene stessimo cercando di colpire la palla con anticipo, andando fino in fondo con i colpi. Quando servi bene e connetti bene i colpi, vieni ricompensato.

Le previsioni dicono che giovedì farà molto caldo. Farai richiesta per essere di nuovo programmato in notturna?
Se posso scegliere, preferisco sempre giocare tutto il torneo nelle stesse condizioni. O sempre di giorno, o sempre la sera. So che non sempre è possibile, ma chiederò di giocare la sera semplicemente perché ho giocato la sera oggi. È più facile di fare notte, giorno, notte, giorno, notte, giorno. E ti aiuta con il ritmo, ti aiuta a sentire il campo. Ma alla fine decide il torneo.

 

Monfils, che giocherà contro Djokovic al prossimo turno, ha detto che i top player, quando tornano a giocare anche dopo sei mesi, sono forti quanto prima semplicemente perché arrivano e sono già pronti. È davvero così facile?
È davvero così facile? Non lo so. Per me non è stato facile per nulla. Sembra sempre così quando torniamo, sembra logico, ma penso che sia perché se metti me, Rafa e Novak insieme abbiamo normalmente un margine di vantaggio su molti degli altri giocatori. Così quando torniamo ritroviamo facilmente quel livello, magari. Anche se non ci sentiamo al meglio, alla fine riusciamo sempre a trovare un modo di giocare bene, mentre gli altri faticherebbero già dall’inizio e per loro sarebbe tutto molto più difficile. Sì, penso che a sostenerci siano i nostri precedenti risultati. Mentalmente e fisicamente sappiamo che saremo lì. La domanda è se il nostro gioco si abbastanza buono. Penso sia per questo che è molto interessante seguire i rientri dei grandi giocatori che sono stati infortunati, come Stan e Novak questa settimana. Giocare contro Gael al secondo turno è un test importante. Non ho visto molto di Novak oggi, ma il risultato mostra che per lui è stata una passeggiata. Tenete d’occhio quel match.

Da quando sei diventato professionista, sei stato intervistato qualcosa come tremila volte. Come mantieni l’interesse, l’entusiasmo anche per quelle?
Beh, come prima cosa penso che parlare in lingue diverse sia sempre una cosa interessante. Per me è una sfida, dire le frasi nel modo giusto, trasmettere quello che voglio con onestà. Lo svizzero tedesco è il più facile, è dove mi sento più a mio agio ovviamente. In un certo senso ci sono cresciuto con le interviste, quindi so come gestirle ora e anche come ricavarne un po’ di gioia. Penso che sia importante. Cerco di vedere la stampa come un ponte: spero sempre di fornire una bella storia per le persone che leggono o guardano la TV, in modo che pensino “Il tennis è un grande sport, è interessante sai?” Cerco di dare loro qualcosa di più di “Il mio dritto ha lavorato bene, devo migliorare sulla seconda di servizio” e andarmene via. Quello è noioso. Cerco sempre di dare un piccolo extra. Magari ci sono delle cose che ho detto un po’ troppe volte, ma cerco di essere onesto. Per la maggior parte dei casi questo atteggiamento mi ha ripagato. E ho sempre cercato di rimanere me stesso. È sempre stata una sfida non cambiare nel tempo ma adattarmi alle nuove situazioni come trovarmi più in alto nel ranking, o sentirmi fare domande più spinose nel corso degli anni. So che voi della stampa avete un lavoro da fare, e anche io ne ho uno. Ma a volte penso che esageriamo, troppe conferenze stampa dopo un singolo incontro. Se c’è una storia migliore di me che vinco 6-2 6-2 al primo turno di un torneo, penso che sia quella a meritare spazio e non il mio incontro. Lo capisco, devono mettermi davanti alla stampa, e io ci vado. Ma a volte vorrei essere altrove. Stasera sono contento di essere qui però, quindi va tutto bene (Sorride).

Hai detto che lo capisci. Pensi che altri giocatori non lo capiscano?
Ho la sensazione che abbiano paura di voi semplicemente perché pensano di essere stati male interpretati in passato. Me ne sono reso conto proprio all’inizio della mia carriera. Come giocatore, se hai una certa personalità, vieni messo molto rapidamente in un certo “cassetto”. Lui è quello divertente, lui è quello serioso, lui è quello noioso, eccetera. E devi combatterci per un lungo periodo di tempo. A volte riflette la realtà, ma non aiuta certo ad avere fiducia in se stessi. Il potere del microfono è molto interessante. Alcuni giocatori fanno molta fatica. Vorrei vedere più giocatori che sono davvero loro stessi di fronte alla stampa, più rilassati, non così tanto preoccupati dal commettere errori. Voi sapete che non tutte le parole andrebbero rigirate. Sapete quando qualcuno intendeva qualcosa di diverso, non fatelo pagare così caro per un errore. Preferireste comunque quello a dei robot a destra e a sinistra. Alcuni giocatori sono diventati un po’ troppo robot. Vorrei che si sciogliessero un po’ e fossero loro stessi. Io cerco sempre di farlo. Non è sempre facile ma ci provo al massimo.

Durante gli ultimi due mesi di gennaio hai seguito molto Belinda Bencic, che ieri ha vinto. Cosa ti è piaciuto in particolare del suo gioco quando la hai vista?
Non sono il suo coach ma posso parlare un po’ di tennis femminile. È vero, ho passato del tempo con lei. L’ho vista giocare al mio fianco in doppio. Sono molto contento per lei, è stata in grado di proseguire la striscia positiva dalla fine dello scorso anno alla Hopman Cup e ora anche qui. Persino sulla Rod Laver Arena contro Venus, è stata in grado di portare il suo meglio. Questo dimostra che le situazioni di grande pressione non sono un problema per lei. È ancora così giovane, ha una grande carriera davanti. Cerco di aiutarla quando posso. Penso sia quello che si fa quando si passa del tempo insieme. Nella mia carriera sono passato attraverso così tante esperienze che hanno funzionato o che non hanno funzionato, posso parlarle di quelle. Ha lavorato molto duramente con Melanie, la madre di Martina, e anche con suo padre per anni. Aesso ha un nuovo team che sembra funzionare molto bene. Sono semplicemente contento che stia vivendo un buon momento di serenità e che i risultati lo stiano dimostrando. Spero che avrà una grande stagione, a differenza dello scorso anno dove le cose si sono molto complicate con il suo polso e tutto il resto. Cambia direzione molto bene, risponde alla grande, è sempre offensiva. Ha ancora molto da migliroare, ma questa è davvero una ottima base da avere.

Il tuo video con Barilla è stato visto da 92 milioni di persone. Quanto tempo hai impiegato per realizzarlo? E qual è stata la cosa più difficile?
Sono servite in tutto dieci ore, a Milano. La sola sequenza con la foglia di menta ha richiesto 45 minuti, mi sono dovuto concentrare molto. Nessun problema a usare i pomodori come palline, con il fuoco e con lo spadellare, ma mi hanno chiesto di fare attenzione a quando sminuzzavo velocemente con il coltello. A un certo punto ho anche fatto finta di non guardare nemmeno… È stato strano ma molto divertente.

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