Federer: “Non sono qui per lamentarmi, sappiamo che fa caldo”

Australian Open 2018, 2T. R. Federer b. J. Struff 6-4 6-4 7-6. Intervista del dopo partita a Roger Federer

Federer: “Non sono qui per lamentarmi, sappiamo che fa caldo”
Roger Federer - Australian Open 2018 (@RDO foto)

Tutti hanno sofferto la brutale ondata di caldo. Le condizioni questa sera erano tutt’altro che perfette?
Sì, nella Rod Laver di solito sono perfette, specialmente di sera. Sappiamo che qui in Australia può fare davvero caldo. Ricordo dei giorni in cui abbiamo avuto 40 gradi per quattro giorni di seguito, qualche anno fa. Questa volta due giorni. Molti dovranno giocare in queste condizioni.  È sicuramente una sfida. È difficile prepararsi a questo, ma quando vieni a giocare qui sai che può succedere. Sicuramente sono contento di aver giocato di sera. Ma come ho già detto tornerei anche a giocare durante il giorno. Vado a Dubai quando ci sono 45 gradi, quindi 38 sembrano abbastanza buoni. Il problema è come reagisce a volte il tuo corpo a quella temperatura. È difficile uscire da quella sensazione, sentirsi male, ma fintanto che non accade nulla di grave, va tutto bene.

Parliamo di come sia cambiato il tuo gioco negli anni. Quali pensi siano stati i cambiamenti chiave da quando hai iniziato?
Beh, se guardi alle ultime due partite che ho giocato, sembra che i miei due avversari abbiano rischiato il tutto per tutto e questo dalla linea di fondo. Di solito in passato non succedeva. Se affrontavi un giocatore pericoloso era un giocatore da serve&volley, o da chip-and-charge. Oggi tutti, non appena vedono un modo per essere offensivi, si ci buttano. Credo che la tecnologia delle racchette e delle corde abbia permesso che questo accadesse, specialmente sui campi veloci. Se non vuoi stare troppo in difesa, nel momento in cui vedi una possibilità, ti ci butti.  Questo accorcia anche gli scambi. E il processo è diventato estremamente atletico. Credo che questa sia la più grande differenza per me degli ultimi anni.

 

Si è parlato molto del livello dei prize money, della percentuale, della possibilità di una lega dei tennisti. Cosa ne pensi?
Beh, dovresti essere più specifico. Livello di prize money dove, come?

La percentuale di entrate, quanto paga un torneo. È abbastanza?
Quale torneo?

Beh tutti, in particolare gli Slam.
Sì, decisamente pagano di più, non c’è dubbio. Ma non credo questo sia il momento di parlarne, al secondo o terzo turno di un torneo. Loro lo sanno. Noi non siamo soci, siamo tennisti. Abbiamo un ottimo accordo, secondo me, che rende felici i tornei del Grande Slam, che rende abbastanza felici i tennisti. Sembra che abbia fatto il suo tempo. Quando accade, non ci sono più le stesse entrate e quindi dobbiamo di nuovo unirci e mettercela tutta. E i Gran Slam lo sanno. Reagiranno solo quando lo faremo noi. E siamo pronti a farlo. E il processo sarà lo stesso ancora e ancora. È abbastanza noioso onestamente dover sempre chiedere queste cose. Se guardi alle entrate, il processo di condivisione non è come dovrebbe. Ma non puoi certo risolvere in un giorno.  Noi lo sappiamo e speriamo che capiscano e che ci apprezzino magari sempre di più e non a momenti, non so se mi spiego. Ma va tutto bene, abbiamo dei buoni contatti. Ma sarà un processo infinito.

Una lega dei tennisti separata, su questo saresti favorevole?
La cosa buona è che tutti i tennisti stanno parlando fra loro. Quando non si parla, non si fa nulla. Non è una cosa che facciamo tutti i giorni. Non riusciamo ad essere tutti nella stessa stanza sempre. Possiamo stare insieme negli spogliatoi, fare qualche piccola riunione. Ma organizzarci per essere tutti insieme è molto difficile perché abbiamo tutti differenti impegni. Dobbiamo fare uno sforzo per essere insieme e parlare. Credo che qualunque sia l’argomento è positivo poter parlare e sembra che lo stiamo facendo.

Credi che gli organizzatori stiano facendo abbastanza per prendersi cura dei tennisti? Ci sono così tanti tornei oggi, e si è costretti a giocare in condizioni come quelle di oggi. Pensi che se ne prendano abbastanza cura?
Credo di si. Ovviamente in una giornata come questa cosa fai? Fermi tutte le partite? Chi gioca sui campi centrali è fortunato perché c’è il tetto. E gli altri? I match possono essere posticipati al giorno successivo? È una cosa buona? Neanche questo è buono. Finiamo tutti di giocare alle 3 del mattino, come in una giornata piovosa a New York. Mi è successo anche questo.  È meglio? Non credo sinceramente. Ma quando vieni in Australia lo sai che può succedere, fa caldo e diventa problematico. Tutti devono affrontare simili situazioni. Insomma, non mi posso lamentare. L’ATP sta facendo un buon lavoro. Ci sono molti fisioterapisti. Ci sono molte comunicazioni dagli ufficiali. Insomma credo che dobbiamo cercare di coesistere. Ci sono tante cose che possiamo ancora migliorare. Ma siamo arrivati lontano in tutti questi anni e non sono qui per lamentarmi. Sono molto felice ed è per questo che sono ancora nel tour.

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