Nole duro sul sindacato autonomo: “Nessun boicottaggio”

Djokovic brillante nel ritorno in campo con Young e in conferenza stampa: "Rispetto per i giornalisti immutato ma hanno male interpretato il senso della riunione". E sul convincente come back contro Donald Young: "Felice di essere già così avanti"

Nole duro sul sindacato autonomo: “Nessun boicottaggio”

Il ritorno in campo per un match ufficiale dopo sei duri mesi di stop un po’ di apprensione l’ha messa anche a lui, Robo-Nole, l’ineffabile dominatore del circuito per lunghi anni segnati dall’emozione solo quando i trionfi erano già belli e confezionati, e allora si trattava di spedire commossi baci al pubblico dopo l’ennesima vittoria utile ad arricchire una bacheca sempre più prospera. Sembrava non dover finire mai il regno di Djokovic, non dopo la conquista dell’agognato career Grand Slam centrato con l’apoteosi del Roland Garros 2016, che invece aprì le porte all’imprevedibile declino: arrivarono il Bollywood-gate e una moria inquietante di risultati e prestazioni, culminate con il non trascurabile guaio al gomito e con il conseguente stop annunciato un pomeriggio di fine luglio.

Quanto è bastato a insinuare nella sua mente qualche comprensibile dubbio, peraltro prontamente dissipato grazie alla convincente vittoria in tre set ottenuta contro Donald Young. “Sono felice – ha dichiarato nella conferenza stampa del dopo partita un Djokovic particolarmente raggiante -, già nei giorni scorsi avevo la sensazione di colpire davvero bene la palla, ma un conto è avere un buon feeling in allenamento o durante un’esibizione; un altro è sentirsi bene al primo turno di uno Slam dopo sei mesi di stop, per fortuna è andato tutto liscio“. Considerati gli annessi e connessi di un “come back” comunque complicato, c’è da essere soddisfatti: solido e convinto, l’ex numero uno ATP non è sembrato un convalescente reduce da grave infortunio, e anche la battuta, fondamentale ritenuto a rischio di modifica per via del malconcio gomito, ha dato risposte interessanti: “Sono soddisfatto, soprattutto della seconda palla. Non mi aspettavo che mi avrebbe dato così tante soddisfazioni. La prima di servizio è stata ballerina, soggetta a molti alti e bassi, ma nel complesso non avrei potuto chiedere di più“.

 

Titolare di una testa di serie bassina, il serbo fluttua pericolosamente in tabellone, ma al secondo turno lo attende un incontro sulla carta molto complicato, valso non più di sedici mesi fa una semifinale all’Open degli Stati Uniti. Argomento di una certa rilevanza ma evidentemente di interesse marginale, almeno in questi giorni, con i riflettori puntati da tutt’altra parte, indirizzati come sono verso il polverone non solo mediatico suscitato dalle parole pronunciate da Nole durante il tradizionale meeting tra giocatori andato in scena venerdì scorso. Come ricorderete, invitati a uscire dalla stanza i rappresentanti di ATP e Tennis Australia, Djokovic ha inteso far deflagrare una dichiarazione di portata assai rilevante: per non dilungarci, ché la questione è altrove spiegata con ottima dovizia di particolari, egli, presidente dell’ATP Players’ Council, sarebbe favorevole all’istituzione di una lega giocatori, una sorta di sindacato autonomo completamente indipendente dall’ATP, investito dello specifico compito di tutelare le istanze dei giocatori e possibilmente di accrescerne il patrimonio, utilizzando la propria influenza per riportare al centro dell’attenzione le problematiche dei professionisti meno fortunati e abbienti, ossia tutti quelli collocati oltre la centesima posizione del ranking.

All’operazione sarebbe favorevole Murray, mentre una posizione più conservativa troverebbe d’accordo Roger Federer ma, dichiarazioni di giocatori come Troicki ed Harrison a parte, fino ad oggi il campo era ingombro di soli spifferi e speculazioni, utili ad aumentare a dismisura le dimensioni di una bufera già impetuosa di suo. Per i vicoli di Melbourne Park ha iniziato persino a circolare con insistenza il sostantivo “boicottaggio”, riferito alla possibilità di una clamorosa ritirata collettiva dall’edizione 2018 qualora le richieste economiche della nuovissima lega dei tennisti non venissero accolte, e allora è toccato a Nole tirare il freno a mano. “Nessun boicottaggio. Vi siete spinti un po’ troppo oltre, questa volta. Porto il massimo rispetto per la vostra visione e per quello che avete deciso di scrivere, per la libertà di pensiero che è sacrosanto esercitiate, ma in tutta onestà trovo ci sia poco di vero sulle pagine dei giornali che ho letto“. Djokovic rivendica la “pulizia” e la correttezza di un incontro tra colleghi fin troppo raro. “Nessun rappresentante dell’ATP o di Tennis Australia è stato buttato fuori dalla stanza o escluso dalla riunione, tutto si è svolto in un clima più che rilassato. C’erano un centinaio di giocatori e volevamo discutere per i fatti nostri, capita veramente poche volte di incontrarci tutti insieme. Penso e spero succederà molto più spesso in futuro. Il punto è forse proprio questo: abbiamo bisogno di cooperare maggiormente tra di noi“.

Nole ha dunque scelto di rallentare laddove un’accelerata sembrava essere ormai stata decisa, ma si ha l’impressione che sia solo questione di bad timing. Semplicemente, il primo Major dell’anno richiede un livello di concentrazione troppo alto per potersi distrarre in questioni tanto complicate e per giunta in grado di scatenare i violenti decibel della grancassa mediatica. Per questo motivo Nole dice e non dice; democristianamente rintuzza; smentisce ma infine lascia la porta aperta a molte soluzioni. Così l’avvocato che lo avrebbe accompagnato al meeting non è mai esistito – “lo confermo, è frutto della vostra fantasia” -, e pur soggetti a dura requisitoria i grandi tornei sono comunque meritevoli di copiose carezze – “Craig Tiley fa di tutto per farci sentire a casa e far crescere il torneo ogni anno di più“. L’impressione è che la frattura stia per scomporsi definitivamente ma il tempo dei proclami non sia ancora arrivato. Aspetteremmo febbraio, mese in cui sovente l’attenzione di molti tra noi è volta più a desk e microfoni che alla pallina di feltro.

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