Perché penso che Camila Giorgi alla fine vincerà la sua scommessa

Nonostante la sconfitta a me è piaciuta molto, sia in campo sia fuori. È incredibilmente cambiata. Test ok per Djokovic, non ok per Wawrinka e Muguruza, mentre Federer fila come un treno

Perché penso che Camila Giorgi alla fine vincerà la sua scommessa
Camila Giorgi - Australian Open 2018 (@RDO foto)

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MELBOURNE – È un brutto Australian Open per tanti giocatori e giocatrici che lo scorso anno qui avevano fatto molto bene, a cominciare anche da chi non c’è come Serena Williams, che però è l’unica che ha validissime scuse.

Se andiamo a vedere le altre troviamo che Venus, finalista un anno fa ha perso al primo turno, Coco Vandweghe, semifinalista fuori anche lei al primo turno, la Lucic Baroni altra semifinalista fuori al secondo, la Muguruza testa di serie n.3 fuori al secondo dopo essere giunta ai quarti un anno fa (e poi ha vinto Wimbledon!), la Konta dai quarti di finale 2017 al k.o. in secondo turno, la Pavlyuchenkova fuori al 2° turno e un anno fa nei quarti. Insomma fra le ragazze che erano andate avanti solo Karolina Pliskova che aveva fatto i quarti è arrivata al terzo turno. La Halep invece aveva perso al primo turno nel 2017, così come la Kerber, e invece quest’anno sono entrambe al terzo e – inciso – Kerber-Sharapova sarà il match clou di terzo turno. La Kerber è favorita ma, come ha detto in russo Maria senza voler fare la spocchiosa “anche lei sa che non può sottovalutarmi sebbene io oggi sia soltanto la n.50 del mondo”. Insomma darà certo battaglia ed è un match che non vorrei perdermi..

E passando ai maschietti Stan Wawrinka, semifinalista un anno fa (sconfitto con onore al quinto da Federer) ms battuto al secondo round dall’americano Sandgren, mentre Raonic, Mischa Zverev e Goffin erano tutti arrivati ai quarti ma sono tutti già usciti di scena fra primo e secondo turno. Insomma da un anno all’altro possono cambiare molte cose, anche se Rafa Nadal, che non ha giocato stanotte e Roger Federer che invece ha disposto abbastanza agevolmente di Struff, si augurano che non cambino troppo.

Nella notte e nel mattino vostri erano molto attesi i test cui si sarebbero sottoposti Novak Djokovic e Stan Wawrinka, due giocatori rimasti fuori a lungo nella seconda parte del 2017 e quindi due incognite perché privi di momenti agonistici nel 2018. Beh direi che Djokovic ha passato il suo test quasi a pieni voti. Quasi perché il primo set lo aveva giocato proprio male, doppi falli, errori a ripetizione. Però poi è venuto fuori bene alla distanza dopo che al mattino si era allenato con Benneteau che ha raccontato divertito quanto segue (e che potete aver ascoltato nell’audio in francese): “Mentre camminavamo nel corridoio verso il campo abbiamo chiacchierato un po’, io e Nole, come due tipi genitori: ‘Eh sì, sono anch’io papà e tu?’ e Nole: “Io già due…’, insomma tipici discorsi fra papà,..poi siamo arrivati sul campo e Novak mi ha impressionato, non sbagliava una palla…ma la cosa per me più strana era che Andre Agassi raccattava una palla e la tirava prima a me, insomma avere un Agassi ball-boy per me era una situazione curiosa e dall’altra parte c’era Stepanek che parlava con Djoko…”.

Roger Federer ha descritto il secondo round fra Djokovic e Monfils come il più duro fra tutti e aveva certo ragione. Monfils aveva vinto Doha. E’ anche vero che Nole è la bestia nera di Gael: lo aveva battuto per 14 volte di fila, cioè sempre nel circuito Atp, si è ripetuto per la quindicesima. Insomma Nole alla fine è stato piuttosto convincente, se si pensa che faceva in caldo allucinante, che il sole picchiava forte, che sul cemento della Rod Laver si sarebbe potuto anche cuocere un uovo fritto: 39 gradi all’ombra non era meno di 50 sotto il sole del centrale, con le tribune a fare effetto imbuto. Test superato quindi, con la prospettiva di un terzo turno con Ramos Vinolas tutt’altro che proibitivo. Dopo di che potrebbe essere Sascha Zverev e allora sarebbe meno semplice. Test mancato, quantomeno a metà, invece da Stan Wawrinka che però ha preso con filosofia la sconfitta con Sandberg, perché dopo l’operazione al ginocchio sembrava già abbastanza contento di essere riuscito a giocare due match. Sono ottimista per il resto della stagione”.

Per i due italiani in gara nel maschile pronostico rispettato. Sonego non poteva battere Gasquet e Fognini non avrebbe dovuto perdere da Donskoy, sebbene il russo sia uno dei cinque tennisti che lo scorso anno ha battuto Federer (lui come Haas dopo aver salvato matchpoint). Fabio ha cominciato male ma ha finito bene. Molto meglio che non il contrario no? Ora ha una bella occasione per raggiungere per la prima volta qui gli ottavi, dopo aver centrato per la terza volta il terzo turno. Perché trovare di meglio di Bennetrau, n.59 ATP e trentaseienne all’ultimo anno di carriera al terzo turno di uno Slam non è facile, anche se il francese è uno che gioca molto bene all’attacco, vollea alla grande (è stato n.5 del mondo in doppio insieme a RogerVasselin dopo aver vinto il Roland Garros con lui, prima coppia francese capace di tanto 30 anni dopo Noah-Leconte, 2014-1984) e cercherà di non dare troppo ritmo a uno come Fognini che invece lo predilige. Per Fabio potrebbe essere tuttavia una discreta  opportunità per raggiungere per la prima volta gli ottavi qui. Poi ci sarebbe o del Potro o Berdych e le cose diventerebbero più complicate.

L’altro solo italiano superstite nel tabellone maschile, come noto, è Andreas Seppi che gioca sull’HiSense, il secondo campo per importanza e capienza, contro Ivone Karlovic. Chissà se il caldo dovesse aumentare insieme all’umidità che il loro match non si disputi sotto un tetto al coperto. Forse una partita indoor potrebbe favorire, se non altro per il fresco, Karlovic che deve recuperare la battaglia vinta al turno precedente 12-10 al quinto. L’Italtennis ha perso l’ultima sua donna in gara. Ma Camila Giorgi a me è piaciuta molto, sul campo e fuori del campo. Mi posso sbagliare ma i risultati di Sydney, dove ha battuto tenniste di nome e valore come Stephens, Kvitova e Radwanska – sia pure tutte in forma incerta…ma la prima e la terza le ha proprio surclassaste – verranno confermati da quelli che seguiranno nel resto dell’anno. Con Barty ha perso dopo aver vinto 75 il primo set e aver giocato alla pari fino al 3 pari del secondo. Poi Camila ha avvertito un dolorino all’adduttore sinistro, lo stesso che l’aveva bloccata a Sydney con Kerber, e non è stata più in grado di tenere quella brillante inziativa palesata fino ad allora.

Però se si considera che Barty è n.17 del mondo e che oggi Camila è n.71, la differenza non si è propria vista finché si è giocato ad armi pari. La Barty ha più varietà di colpi, ma la potenza di Camila è devastante. Vorrei poi che sentiste la registrazione dell’intervista resa 15 minuti appena dopo la fine della partita. Sì perché ci si è presentata, stupendo tutti, tutto un altro tipo di Camila Giorgi, rispetto a quella cui eravamo abituati. Disinvolta, serena, sorridente nonostante la sconfitta, disponibile ad ascoltare le domande e a rispondere serenamente, con una disinvoltura assolutamente incomparabile con decine e decine di interviste che le ho fatto in passato e che i frequentatori di Ubitennis.com certo hanno sentito. Non dico che fosse addirittura ciarliera ma certo non più introversa, incapace di spiccicare una qualsiasi parola che non fosse estratta come un dente del giudizio dal dentista. Una metamorfosi sorprendente e inattesa, perché avvenuta in pochi mesi. Ci siamo guardati tutti stupefatti, alla fine di un’intervista di una Camila che sembrava quasi desiderosa di parlare.

Mi è sembrata decisamente più donna, più matura, più sicura del fatto suo. Mi sono augurato che non sia successo solo perché papa Sergio, che spesso la condizionava nel corso delle conferenze stampa, non era presente. Per anni lei non abbozzava una risposta senza prima cercare gli occhi del padre, quasi temesse di dire una cosa sbagliata. Stanotte no, proprio no. Ribadisco, ascoltatela. Ha espresso anche concetti chiari e condivisibili: “Nel tennis femminile non ci sono i Federer, i Nadal e i Djokovic che si distaccano da tutti gli altri. Fra le donne c’è molto più equilibrio, qualunque torneo può essere vinto da venti giocatrici diverse”. Soltanto una sua frase, in risposta al sottoscritto che la incalzava un po’ per chiederle  se…insomma, fra tutte quelle da lei incontrate non ci fosse qualcuna che si stagliava sopra tutte le altre, che so io, una Serena Williams ad esempio, lei ha dato una risposta che poteva apparire frutto di un persistente eccesso di presunzione. E cioè quando ha insistito: “No non c’è nessuna…io devo fare il mio gioco (un leit-motiv…), come oggi nel primo set e si può giocare (non dice battere ma si intuisce che potrebbe dirlo, di certo lo pensa) contro tutte. D’altra parte è vero che Camila ha battuto 8 top-ten e ha perso altre 12 volte contro una Top10 (40% di successi) e 23 vittorie e 33 sconfitte contro una Top20 (41% di successi).

E io a insistere…- sì ma, neppure Serena, con la quale pure mi sembra che hai giocato…ti è sembrata una spanna sopra a tutte le altre?. E lei: ”Sì… ma quel giorno io ho giocato male”. Ecco, qui secondo me lei è stata fraintesa. Voleva dire – mi sforzo di interpretarla in modo benevolo– quel che non tutti i presenti hanno capito limitandosi a pensare che di una campionessa che ha vinto 23 Slam non si può discutere la superiorità rispetto a tutte le altre Voleva secondo me dire (e le parole tra virgolette sono quindi le mie): “Se io avessi giocato al meglio e lei mi avesse dominato avrei potuto dire quanto lei realmente potesse essere più forte di tutte le altre, ma avendo giocato io male non sono stata nemmeno in grado di misurare la sua eccellenza”. Vedremo se ho torto o ragione nell’aver constatato una Camila molto più sicura di sé, e non per presunzione, ma per consapevolezza dei propri mezzi… anche se è vero che il tennis non è dominare l’avversaria per un’ora e poi perderci nelle successive due ore.

Riuscirà Camila a raggiungere la continuità, per tutto un match, per una serie di match? Questo è il punto. Ebbene fino a qualche giorno fa avrei detto:”No di sicuro!”. Oggi invece penso: è più che  possibile, fra le donne c’è veramente un grande equilibrio, tante anzi stanno quasi evaporando, e Camilla può farcela a vincere questa scommessa perché hanno ragione quelli che dicono che ogni torneo WTA ha oggi 20 potenziali vincitrici. Età media delle giocatrici top 100: 26,5 anni, Età media delle giocatrici top 50: 27,4 anni, Età media delle giocatrici top 20: 26,6 anni. Camila è in tempo. E ora è un’altra. Io ricordo soltanto, in chiusura, che tranne Sara Errani tutte le nostre giocatrici (da Farina a Pennetta, da Vinci a Schiavone) sono venute fuori ben dopo i 26 anni. Diamo tempo al tempo… e vedrete che, se non ci saranno regressioni con la presenza di Sergio, Camila ci farà tornare il sorriso.

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