Fognini avanti, mai un inizio così. Djokovic e Federer senza sorprese (Scanagatta). felicità così diverse di Djokovic e Wawrinka (Clerici). Djokovic avanti con polemica: «Condizioni brutali» (Crivelli). Sotto il sole sboccia Fognini: «Ora punto ai primi venti» (Crivelli). Zverev sale: gioco di volo e risposta le nuove armi (Bertolucci). Sharapova tira dritto (Semeraro)

Fognini avanti, mai un inizio così. Djokovic e Federer senza sorprese (Scanagatta). felicità così diverse di Djokovic e Wawrinka (Clerici). Djokovic avanti con polemica: «Condizioni brutali» (Crivelli). Sotto il sole sboccia Fognini: «Ora punto ai primi venti» (Crivelli). Zverev sale: gioco di volo e risposta le nuove armi (Bertolucci). Sharapova tira dritto (Semeraro)

Fognini avanti, mai un inizio così. Djokovic e Federer senza sorprese (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

 

La quarta giornata dell’Australian Open sembrerebbe avere risolto due dubbi della vigilia, sia pure in modo opposto. Novak Djokovic, che dopo aver perso un primo set mal giocato (doppi falli, errori banali) ha rimontato e battuto in quattro set (4-6, 6-3, 6-1, 6-3 in 2h e 43’) Gael Monfils, recente vincitore del torneo di Doha, è sembrato certamente guarito del suo dolore al gomito, ma soprattutto è apparso in buona forma fisica e nervosa, considerato che si è giocato sotto un sole cocente e un caldo ai limiti della sopportabilità: 39 gradi. «Era il secondo turno più duro del torneo e Novak ha superato il test», ha detto Roger Federer. Nella prossima giornata il meteo prevede che si superino i 40 gradi ed è abbastanza probabile che si decida, sui tre campi che ce l’hanno, di chiudere il tetto nelle ore più calde. E sugli altri di sospendere il gioco. Insomma Djokovic ha fugato in buona parte i dubbi della vigilia sulle sue condizioni — li aveva anche lui, dopo sei mesi senza gare, dal torneo di Wimbledon — e trattandosi di uno che ha vinto sei volte l’Australian Open, e che al prossimo turno troverà un avversario non irresistibile come Ramos Vinolas, il torneo ha ritrovato uno dei suoi favoriti. L’altro dubbio riguardava Stan Wawrinka, anche lui reduce da un lungo stop. E lo svizzero che un anno fa qui aveva perso in cinque set e in semifinale da Federer ha mostrato di essere invece in una condizione ancora lontana dall’accettabile, perdendo 6-2 6-1 6-4 dall’americano Sandgren: «Ma il ginocchio non mi ha fatto male, sono contento di aver giocato un paio di partite e ottimista per il futuro». Ottimista anche Roger Federer che ha vinto con il tedesco Struff, in un giorno in cui ha perso chi lo aveva battuto alle finali ATP di Londra, il belga Goffin sconfitto dal trentaseieenne francese Benneteau. Proprio Benneteau, best ranking n.25 (e 5 in doppio) e oggi n.59, sarà il prossimo avversario di terzo turno di Fabio Fognini che ha sconfitto il russo Donskoy 2-6 6-3 6-4 6-1. Battuti invece Sonego 6-2 6-2 6-3 da un Gasquet ancora troppo forte per lui. Peccato per Camila Giorgi che, vinto il primo set 7-5, ha accusato un dolorino al quadricipite a metà secondo set con l’australiana Barthy n.17 Wta e dopo aver dominato il gioco fin lì nonostante la differenza nel ranking (Camila è  n.71), tutto è cambiato: 5-7 6-4 6-1. Ma l’impressione è che Camila sia cresciuta come persona, più estroversa e più matura. I risultati verranno. Ko è finita la Muguruza, n.3 battuta dalla cinese di Taipei Hsieh, ma si sapeva che Garbine stava poco bene. Nella notte Andreas Seppi ha affrontato il croato Ivo Karlovic per un posto in ottavi, stesso traguardo per il vincente fra Dimitrov e Rublev. Cronaca e interviste su www.Ubitennis.com Stamattina invece ore 9 Kyrgios-Tsonga e Nadal-Dzumhur.

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Le felicità così diverse di Djokovic e Wawrinka (Gianni Clerici, La Repubblica)

«Ma è il torneo della Mutua», ha esclamato un mio consocio mentre, in attesa che si liberasse un campo, guardavamo un pezzetto televisivo degli Australian Open. «Credo che ti sbagli» ho obiettato io. «Il povero Wawrinka non è del tuo avviso perché si è detto felice di ritornare a camminare, se non proprio a correre, dopo che l’avevano operato a un ginocchio cinque mesi fa». «Ma, in quelle condizioni, non avrà giocato per i soldi?». «Ma cosa vuoi che importino 80mila dollari australiani a uno che ne ha già guadagnato trenta milioni? Il suo medico gli avrà suggerito di provare, anche perché l’avversario non era proprio da far paura. Si chiama Sandgren, e il nome è ancora più inatteso del cognome: l’avevano battezzato Tennys, guarda la predestinazione. Bene, questo tipo ha raccontato di aver ammirato l’anno scorso la vittoria dello svizzero in un bar bevendo cinque birre e pensando che il gioco del Wawrinka sano fosse “di un livello inumano, irraggiungibile”. Adesso ha vinto 6-1 6-2 6-4 ed è in terzo turno contro un suo pari sconosciuto tedesco, Marterer, numero 93, e migliorerà il suo numero 85. Il nostro campo tardava a liberarsi, e l’amico mi diceva allora: «Cosa ne pensi di quell’altro infortunato, Djokovic. In televisione ho visto addirittura che ne mostravano il movimento, e McEnroe affermava che aveva cambiato il gesto». «L’ha detto anche Nole, ma non mi è parso. Intanto lui, a differenza di Monfils, ha saputo resistere alla calura, mentre il francese s’è cotto alla distanza. Ad ogni modo il serbo sta usando di più la battuta tagliata, il taglio detto slice, ma non ho visto una gran differenza. Anche qui bisognerebbe sentire un dottore, o chissà che altri, magari il boemo Radek Stepanek, uno dei tennisti più intelligenti e seduttori che io conosca, che potrebbe essere utile a Djokovic non solo per il servizio, ma per le relazioni familiari Infatti, caso, il male al gomito è stato quasi contemporaneo a una vicenda umanamente difficile». A questo punto si è liberato il campo.

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Djokovic avanti con polemica: «Condizioni brutali» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

L’inferno dovrebbe prolungarsi di un altro giorno, poi finalmente ci dovrebbe essere un week end di tregua. Melbourne, la città delle quattro stagioni in 24 ore, non è stata benevola con gli eroi della racchetta, mandando a metà della prima settimana temperature quasi proibitive. Tanto che Djokovic, nonostante la vittoria contro Monfils, non le manderà a dire: «Abbiamo giocato in condizioni brutali. Magari la gente pensa che siamo professionisti e dobbiamo essere in forma, ma qui ne va della nostra salute». Infatti il francese ha rischiato più volte di svenire e dopo il primo set è apparso come un sacco svuotato di energie anche dopo l’intervento del medico. Il problema è che applicando alla lettera la heat policy del torneo, che pure è piuttosto severa, non sussistevano i parametri per intervenire: occorrono infatti 40 gradi di temperatura ambientale (ci si è fermati a 39.1…) e 32.5 di una media che tiene conto della temperatura, dell’umidità, dell’angolazione dei raggi solari, delle radiazioni e della velocità del vento. A quel punto inizia la procedura per la sospensione dei match. Djokovic, però, ha invocato il buon senso, visto che al momento della sua partita in alcuni punti della Rod Laver Arena si superavano i 60 gradi, amplificati dal calore del campo di gioco: «Si poteva pensare a qualche time out, o ancora a prolungare l’intervallo tra un punto e l’altro». I dirigenti del torneo si sono difesi affermando che la situazione è sempre stata monitorata anche dagli ufficiali medici e che uno stop di quella partita avrebbe rappresentato un indebito vantaggio a dispetto dei giocatori impegnati nei campi esterni, dove l’attività è proseguita senza interruzioni. Nella quinta giornata (cioè nella notte italiana appena trascorsa) il meteo prevede che si superino i 40 gradi, e dunque è probabile che si attivi il protocollo. Ma intanto sotto i colpi dell’estate australiana sono cadute, tra le altre, la Muguruza (una delle favorite) e la Konta e Thiem si è salvato a stento. Ma non era più tennis.

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Sotto il sole sboccia Fognini: «Ora punto ai primi venti» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Mezzogiorno di fuoco. Ma questo non è un film western. Quando Fognini entra in campo per iniziare il duello contro il russo Donskoy, il termometro è arrivato a 39 e il calore che sale dal cemento ne vale almeno dieci di più. Fuori, le fontanelle e i rubinetti pubblici attirano più gente delle spiagge; dentro, i più fortunati si godono la parte di tribuna all’ombra, mentre la partita scorre lenta e carica di errori. Fabio prende subito un break di svantaggio e per tutto il primo set è costretto a remare all’inseguimento di un rivale che si limita soltanto a sbagliare di meno: «A me piace il caldo, ma le condizioni erano davvero al limite». Tuttavia, non appena ritrova la misura e la profondità dei colpi e torna a mettere pressione con il dritto, Fognini gira il match e finisce per dominare, confermando le eccellenti sensazioni di questo brillante avvio di stagione: «Ho perso un primo game stupido da 40-0 e ho dovuto rincorrere, ma poi ho alzato il livello e la buona notizia è che sono al terzo turno in un torneo dove spesso ho giocato male. Evidentemente mi ha fatto bene fermarmi un paio di settimane prima alla fine dell’anno scorso, era dal 2014 che non partivo così in forma e infatti a marzo arrivai al numero 13». Quel numero non rappresenta più un’ossessione, come del resto il ricordo che la top ten era distante solo 200 punti, ma con il fisico (e la testa) che per ora lo sorreggono, Fabio tiene comunque alte le ambizioni: «Sto bene, e del resto il tennis non è mai stato un problema: semmai i problemi sono sempre stati altri… E’ inutile pensare a quello che avrebbe potuto essere quattro anni fa, però credo di poter tornare tra i primi 20, e lì dovrò dimostrarmi capace di sfruttare le occasioni ». Nel 2014, tra l’altro, il ligure in Australia raggiunse gli ottavi, suo miglior risultato nel Major degli antipodi, e l’obiettivo torna prepotentemente nel mirino grazie all’impresa di Benneteau, che ha eliminato un Goffin rosolato dall’arsura. Bella storia quella del francese coetaneo di Federer, attualmente 75 Atp ma con un best di 25, dieci finali in carriera in singolare e nessuna vittoria: a ottobre, raggiunta a sorpresa la semifinale del Masters 1000 di Bercy, ha annunciato il ritiro alla fine di questa stagione e come spesso accade dopo una decisione di peso, si ritrova a giocare spensierato. Si è allenato spesso con Djokovic («Perché non sbaglia mai neppure nel riscaldamento») e non sembra intenzionato a una passerella con tanti applausi e poco onore: «Fabio è un grande giocatore, ma non penso certo di vivere quest’annata come un lungo tour d’addio: io voglio vincere». Dopo il successo al debutto di Seppi contro Moutet, l’altra sfida Italia-Francia si trasforma come previsto in un bagno di sangue per il comunque eroico Sonego, piallato da Gasquet: «Volevo fare una bella partita, non ci sono riuscito ma comunque sono contento del torneo. Stavolta ho servito male e con uno come lui la paghi se devi fare sempre punto da fondo campo. Però vado via soddisfatto, è stata una splendida avventura e sono consapevole di dover lavorare ancora di più per migliorare e poter competere a questi livelli». Solo il cielo sa quanto ne abbiamo bisogno.

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Zverev sale: gioco di volo e risposta le nuove armi (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Alexander Zverev, numero 4 Atp, è la giovane stella più fulgida del firmamento tennistico mondiale. Esploso lo scorso anno con due trionfi nei tornei 1000, aveva bucato le prove Slam lasciando qualche dubbio sulla capacità di gestione della lunga distanza. In Australia deve dare una prima risposta e scacciare le piccole perplessità che si nutrono sulla futura capacità di issarsi anche al vertice della classifica. Alexander si è forgiato sul duro, ma si trova a suo agio anche sulla terra battuta. Possiede la faccia giusta e non trema di fronte al pericolo, proprio come chi è convinto di farcela. L’atteggiamento sul campo è corretto, i tempi tra un punto e l’altro non hanno bisogno di correttivi e solo la reattività dei piedi necessita di ulteriori interventi. L’ottima ovalizzazione del rovescio bimane infonde sicurezza alle esecuzioni e il dritto permette colpi sicuri in ogni direttrice. Nel servizio la perfetta rotazione del busto-spalla con poco inarcamento della schiena e il sapiente uso del polso offrono al tedesco molti punti gratis. Nelle prime uscite a Melbourne ho notato un sensibile miglioramento nella posizione della ribattuta, più consistente e aggressiva. Inoltre non può sfuggire il tentativo, al momento ancora embrionale, verso una maggiore propensione alle verticalizzazioni e nel gioco di volo.

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Sharapova tira dritto (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

«Nessuno sa veramente chi sia Maria Sharapova». Non lo scrive una qualsiasi, ma Jelena Dokic, l’ex baby prodigio australiana di origine serba che si è ritirata da qualche tempo e che, dopo aver pubblicato di recente una autobiografia in cui confessa di aver pensato al suicidio quando fu molestata dal padre-orco Damir ha iniziato una nuova carriera da opinionista. «Maria non si fa vedere molto negli spogliatoi, non vuole avere amicizie. Ho giocato con lei una volta nel 2003, mi ha detto ciao, poi l’ho incontrata di nuovo mesi dopo e non ha aperto bocca. Il tennis è uno sport molto competitivo, altre si comportano cosi, ad esempio la Bouchard, ma una come Serena ha un approccio diverso, chiacchiera, si informa su di te. La squalifica per doping non ha aiutato Maria, credo che molte siano ancora arrabbiate con lei, specie per le wild card e gli onori che ha ricevuto al rientro». La Dokic ha ragione solo in parte, perché chi sia Maria Sharapova in questi anni un po’ l’abbiamo imparato. In Australia, dove fu scoperta positiva al Meldonium nel 2016, non tornava da due anni («Mi sono mancati molto il torneo, l’atmosfera, la città»), per ora però non si è lasciata abbattere dalla malinconia. Al primo turno ha smantellato Tatiana Maria, ieri sotto un sole feroce che ha riacceso tutte le polemiche sull’opportunità di fermare le partite e chiudere preventivamente il tetto nei campi dotati di copertura, ha regolato i conti con Anastasjia Sevastova, la lèttone che l’aveva battuta a settembre agli US Open, il suo primo Slam dopo il dentro dalla squalifica. Alla fine si è concessa un sorriso davvero solare. «Be’, c’era molto caldo e io ho fatto il mio dovere, battendo una che in passato mi ha sempre dato dei problemi. Adesso sono al terzo turno degli Australian Open, credo di potermi concedere un sorriso, no?». In realtà da quando è rientrata Maria sembra più serena (non vuole essere un gioco di parole…). Ha aggiunto qualche sfumatura al suo gioco. «Un sacco di avversarie di questi tempi mi mettono nei guai con il rovescio in back, quindi ho lavorato molto su questo. E poi sbaglio troppe volée: mio padre quando sono tomata a casa me ne ha fatte giocare fino a quando sono diventata viola». La grinta è sempre la stessa «Maria? Lei qui… – dice il suo ex padrino Nick Bollettieri, puntandosi un dito sulla tempia e facendo una pausa ad effetto – …E’ d’acciaio!». Tanto che qualcuno inizia a chiedersi se in un torneo senza vere padrone, che ha già rispedito a casa la n. 3 del mondo Garbine Muguruza e la numero 9 Johanna Konta, non potrebbe arrivare fino in fondo proprio la siberiana, che peraltro a Melbourne ha già vinto nel 2008. La più in forma del tabellone al momento sembra Angelique Kerber, e la mancina tedesca, guarda caso, sarà la prossima avversaria della Sharapova «Vincere il torneo? Questa l’ho già sentita», ha ridacchiato Masha. «Quando sono rientrata non avevo ranking, ora sono attorno al 50 (48, ndr), quindi so che mi toccano le più forti anche al secondo o terzo turno. Sono questi i match che voglio giocare, e su questi campi, per capire a che punto sono, ma sono anche realista, so che per tornare al massimo ci vorrà del tempo». Della freddezza di molte avversarie, se ne cura il giusto. «Tutti hanno un’opinione, e la rispetto. Non importa quanto bene giochi, cosa fai o non fai nella vita, non è possibile piacere a tutti. E una lezione che ho imparato da bambina». Forse ora sappiamo chi è davvero Maria Sharapova: una che vuole vincere. Sempre.

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