Le verità di Craig: lui, Nole e Radek

"Il mago delle statistiche" Craig O’Shannessy ha rivelato che la sua collaborazione con Djokovic è iniziata già un anno fa. E nello spiegare il suo ruolo all'interno del team, si è anche lasciato scappare quale sia veramente quello di Stepanek

Le verità di Craig: lui, Nole e Radek
Novak Djokovic - Australian Open 2018 (@RDO foto)

A dicembre, un paio di settimane dopo che Novak Djokovic aveva comunicato di aver ingaggiato Radek Stepanek in qualità di vice-allenatore, è arrivata la notizia che anche Craig O’Shannessy, il famoso analista statistico che da anni collabora con l’ATP, era entrato a far parte del team del campione serbo.

In realtà non è andata proprio così. A rivelarlo, in una intervista al sito serbo B92, è stato lo stesso O’Shannessy. “Il primo contatto con il team di Novak è avvenuto nel corso del 2016, mentre con lui ci siamo conosciuti qui all’Australian Open, l’anno scorso. Da quel torneo ho iniziato ad inviargli le analisi. La nostra collaborazione dura perciò già da tempo, anche se i media l’hanno scoperta solo da poco”. O’Shannessy non è voluto entrare nei dettagli del suo accordo di collaborazione con Djokovic, ma ha comunque illustrato le linee generali del suo lavoro“Mi occupo di analisi statistiche in tre aree: la prima è quella del suo gioco, la seconda il gioco dei suoi avversari, la terza sulla comprensione generale di quello che è importante nel nostro sport. Quali sono gli allenamenti, su cosa dobbiamo puntare, quali sono i trend globali del tennis”.

 

L’australiano (ma residente ad Austin, in Texas) ha anche voluto spiegare quali sono esattamente le sue competenze. “Chiariamo subito una cosa. Alle superiori non mi è mai piaciuta la matematica. Non sono un matematico e non ho una formazione in tal senso. Non sono uno “statistico” come mi hanno chiamato in molti. Faccio molte statistiche e allora ecco che le persone arrivano e dicono che sono uno statistico. Fermi tutti, non lo sono, sono solo una persona che lavora nel tennis ed è interessata alle statistiche. Ce ne sono molte”. Di fatto, lui è un allenatore di tennis che lavora su un ambito specifico. “Come allenatore di tennis il mio focus è sull’aspetto strategico. Mi occupo degli schemi di gioco, di stabilire dove e quando bisogna colpire con il dritto o il rovescio, se giocare in diagonale o in lungolinea… Per ognuna di queste tattiche c’è una percentuale di successo… È una questione di numeri e di decidere quale sia la tattica più conveniente. I numeri sono il linguaggio del tennis, è così che di fatto ho iniziato ad occuparmene. Il fine ultimo è scegliere gli schemi di gioco migliori”.

Nel rispondere alla domanda su come si è integrato nel team di Djokovic, considerata la specificità del suo lavoro, il coach australiano ha anche rivelato il vero ruolo che, di fatto, ricopre Stepanek nel team“Mi hanno accolto bene – sapevano di cosa mi occupo, dato che è da molto tempo che faccio lo stesso per il sito dell’ATP. Alle persone piace, ed è importante, che io riesca a garantire loro sempre nuove informazioni. Ogni ruolo è diverso in un team. Radek è il capo allenatore, è presente in tutti i tornei, ad ogni allenamento, è in tribuna durante i match e fa quello che fa un head coach. Questo non è il mio compito, che invece è una qualcosa più ‘dietro le quinte’. Capire la tattiche e il modo in cui giocano gli avversari è un lavoro poco visibile, non sono in primo piano”. L’ultima domanda è su come ha vissuto il rientro del suo assistito in campo dopo il lungo stop a causa dell’infortunio al gomito. “Ero esaltato dopo il primo match, e credo lo fosse anche lui. Dopo una pausa così lunga, non sai mai come ti comporterai in un match ufficiale. Puoi allenarti tutto il giorno, ma i match hanno caratteristiche totalmente diverse – i tifosi sugli spalti, le aspettative e tutto il resto. Credo che abbia gestito tutto al meglio”.

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