(S)punti tecnici: bentornato Novak, il tuo rovescio mancava

MELBOURNE - Qualche dubbio rimane, la ruggine c'è. Il servizio, a volte il dritto. Ma il modo in cui Djokovic fa scorrere la palla di rovescio è sempre quello

(S)punti tecnici: bentornato Novak, il tuo rovescio mancava

(dal nostro inviato a Melbourne)

Sinceramente, osservando il tabellone dell’Australian Open 2018, mi ha fatto forse più effetto vedere accanto al nome di Novak Djokovic il 14 come numero di testa di serie, di quanto non fosse stato strano l’anno scorso vedere Roger Federer col 17. Sarà che da queste parti, fino al 2016, Nole ci aveva abituati a prestazioni mostruose a ripetizione, vederlo vincere in scioltezza con l’aria di un impiegato delle poste che timbra il cartellino, qualsiasi avversario avesse di fronte, era diventato normale. Salvo il fatto che vincere titoli Slam a grappoli normale non lo è per nulla. Al suo rientro nel circuito, dopo sei mesi di stop per l’epicondilite, Djokovic sta facendo una buona impressione, soprattutto dal punto di vista della tenuta fisica, come ha dimostrato la vittoria contro Monfils nel caldo torrido dell’altro ieri. Dal punto di vista tecnico, a mio avviso c’è ancora della ruggine, il che non sarebbe un problema – basta giocare e allenarsi ad alta intensità per ritrovare il ritmo, il timing e le sensazioni da partita – se non fosse per le dichiarazioni rilasciate dallo stesso giocatore, “il gomito infortunato non è ancora al 100%, tre settimane fa non sapevo se sarei venuto in Australia o no“.

 

La speranza, insomma, è che manchi solo stare in campo, e che non ci siano fastidi o dolori all’articolazione convalescente. Oltre ad aver modificato il movimento di caricamento del servizio, all’allenamento del serbo a cui sono finalmente riuscito ad andare (prima settimana Slam da incubo come sempre, non si ha un minuto libero), ho osservato anche molta cautela nella preparazione del dritto. In entrambi i casi, Novak fa attenzione a portare indietro il braccio destro senza sollecitare più del necessario il gomito, tenendolo alto e abbastanza distante dal corpo. Nel dritto, in effetti, lo faceva anche prima, ma non in modo così evidente. Nulla di particolarmente rilevante, intendiamoci, ma nel contesto di una macchina da tennis perfetta o quasi nei fondamentali da dietro quale è Djokovic, anche i piccoli dettagli possono avere importanza.
Andiamo insieme a dare il bentornato a Nole, con le immagini dal “court 16” di Melbourne Park. Una cosa è certa, la voglia di lavorare al serbo non manca, è stato in campo con Stepanek e Agassi da mezzogiorno all’una e mezza, il sole spaccava le pietre.


Togliamoci subito il pensiero, e vediamo questo servizio modificato di cui tanto si è parlato. Banalmente, nella fase di caricamento, come possiamo vedere nella sequenza in alto, Nole mantiene l’assetto braccio-racchetta allineato in senso orizzontale, non fa quasi cadere in basso la testa della racchetta. Questo evita anche il minimo accenno di pronazione del gomito verso il basso-avanti, che evidentemente è un movimento che sollecita l’articolazione in modo fastidioso per lui. Ecco il confronto con l’azione del braccio che effettuava prima, l’avevo analizzato un paio di anni fa.


Possiamo notare, osservando i frame in basso a sinistra delle due sequenze, che la “trophy position”, il momento di massimo caricamento dell’esecuzione, da cui si scateneranno il mulinello e la martellata verso l’alto avanti ad aggredire la palla, è praticamente identica. Semplicemente, adesso Nole a quella postura ci arriva in modo differente, il che potrà certamente dargli problemi di ritmo del movimento e timing, ma una volta fatta l’abitudine andrà benissimo. La fase che conta davvero, cioè lo swing a colpire, non viene influenzata quasi per nulla. Passiamo al dritto.


Qui sopra, dai due lati, vediamo le fasi di preparazione fino alla semi-distensione all’indietro del braccio-racchetta, tutto perfetto (beh, è Nole!), come dicevo il movimento si sviluppa in senso molto lineare.


Qui sopra, la fase di inizio swing e di impatto. L’impressione è che Nole tenda a tenere il gomito leggermente meno flesso e più distante dal corpo rispetto al suo solito, possono essere solo impressioni visive, ma vedendolo giocare da vicino risultano abbastanza nette. Posso sbagliarmi, naturalmente, siamo davvero nell’ambito dei dettagli, qui sotto vediamo un’immagine d’archivio dallo US Open 2016, potete farvi un’idea anche voi. Sta di fatto che nei primi tre match giocati finora qui a Melbourne, dal lato destro Djokovic è sembrato a volte non proprio centratissimo, o quantomeno non incisivo al massimo, sempre relativamente, s’intende, al livello stratosferico di perfezione tecnica e continuità a cui ci aveva abituati tutti.


Qui sopra, attimo dell’impatto e finale, come detto a mio avviso il movimento viene sviluppato dall’inizio alla fine con una flessione interna del gomito appena appena meno accentuata, ma non è nemmeno necessariamente un accorgimento tecnico voluto o studiato, magari sbracciare e impattare con l’articolazione un minimo più distesa rispetto al “double bend” classico gli risulta più confortevole, sono micro-aggiustamenti che possono tranquillamente venire fuori in modo inconscio. Con l’immenso bagaglio tecnico, di timing istintivo e di reattività che ha, un fenomeno come Nole può permettersi questo e altro. Ma passiamo alle cose migliori.


Qui sopra, due preparazioni del rovescio. Stare a due passi da Nole mentre fa partire fiondate bimani lungolinea in accelerazione, ragazzi, è una goduria tecnica. Nel frame di sinistra possiamo notare l’attimo che precede l’affondo del peso sul piede destro, in quello successivo parte lo swing, con la flessione dei polsi, il trasferimento del peso che si carica sul ginocchio avanzato, e l’accenno di trascinamento del piede posteriore. Che bello.


Qui sopra, due impatti ad altezze lievemente diverse. La cosa che colpisce, e che fa capire quanto perfetta sia l’esecuzione, è il suono morbido all’impatto, il che significa sweet spot (centro esatto del piatto corde) preso al millimetro ogni singola volta. Spettacolo.


Qui sopra, due accompagnamenti finali. A sinistra, un rovescio in avanzamento-recupero laterale, vediamo come Nole sia capace di usare l’appoggio del piede destro per frenare l’inerzia dello spostamento nel punto esatto dove colpire in modo ottimale, ruotandolo leggermente in dentro a “stoppare” la sua stessa corsa. A destra, un rovescio basso, è un autentico esempio didattico di come si debba andare a ruotare il busto-spalle accompagnando la rotazione e lo swing a colpire delle braccia con una morbida azione delle ginocchia, che seguono e contemporaneamente spingono, sostenendo il movimento. Che fucilate che gli partono da quel lato.

In conclusione, di Nole ho visto sia in allenamento che in partita alcune piccole incertezze tecniche dal lato destro e alla battuta, ma ripeto, siamo a spaccare il capello in quattro. Certo, rivedendo le percentuali soprattutto di efficacia con la prima palla, e il numero piuttosto alto di errori con il dritto, ancora qualche granellino di sabbia nell’ingranaggio è innegabilmente presente. Dal lato sinistro, come è sempre stato, meglio lasciarlo stare, ruggine e desuetudine agonistica o meno, stiamo parlando di un rovescio bimane da podio sicuro nella storia del gioco. In che posizione, sta ai gusti degli appassionati deciderlo. A me personalmente, da tecnico, mancava, e me ne sono accorto proprio rivedendolo da bordocampo dopo tanti mesi. Bentornato, campione.

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