Federer: “Un allenatore è importante, Kyrgios ha quello che gli serve”

Australian Open 2018, Ottavi. R. Federer b. M. Fucsovics 6-4, 7-6, 6-2. L’intervista del dopo partita a Roger Federer

Federer: “Un allenatore è importante, Kyrgios ha quello che gli serve”
Roger Federer - Australian Open 2018 (@RDO foto)

Qual è la più grande differenza tra il giocare di giorno e di sera?
Che esiste una differenza. In pratica è questo. Durante il giorno potresti trovare un po’ più di vento. Solitamente la sera è più calmo. E qui in Australia tra le 11.30 e l’1.30 circa c’è un momento abbastanza pesante in cui hai il sole quando servi. Più che in qualunque altra parte del mondo, onestamente. E c’è un po’ più di caldo.

Com’è andata oggi studiando il tuo avversario?
Beh, è perché mi sono allento con lui qualche giorno di fila in Svizzera. Questo mi ha aiutato a capire i suoi punti di forza e quelli deboli. Non è l’avversario totalmente sconosciuto che qualcuno può pensare fosse. Anche perché  in allenamento abbiamo giocato al meglio dei 5 set. Quindi quando giochi una serie di set in breve periodo di tempo contro qualcuno, inizi a capirlo. Ma è passato del tempo e non ho seguito suoi match. Non l’ho visto spesso giocare in tv. E avevo dimenticato un po’ il suo modo di giocare. La chiave per me è stata concentrarmi sul mio gioco e giocare bene. Ma mi è stato dietro per un po’ quindi è stato un bel match.

 

Giocherai contro Tomas al prossimo turno. Ci puoi parlare un po’ delle partite dello scorso anno? Credo che molti di noi fossimo sorpresi da quanto hai giocato bene e ci chiedevamo se fossi sorpreso anche tu quel giorno.
Beh, in passato contro Tomas quando ho giocato bene le cose sono andate a mio favore. Così come per lui quando mi ha battuto in diverse occasioni, ha giocato molto bene anche lui. Non ricordo cosa pensai sarebbe successo nel terzo turno. Ricordo solo di aver visto il sorteggio e di aver pensato quanto fosse terribile. Ma, okay, se anche perdo al terzo, al quarto turno o nei quarti non importa, perché fa lo stesso se poi torno a casa sano, senza infortuni, e felice. Credo solo di essermi trovato nel momento giusto e riuscivo a giocare liberamente. Non ricordo se Tomas stesse giocando bene o meno, ricordo la partita a Miami in cui ho salvato un paio di match point. Ho iniziato molto bene ma poi mi sono perso, avrei potuto perdere il match, ma ho finito con il vincerlo. Ho finito con il vincere il torneo. Quindi a volte si è fortunati. Abbiamo avuto degli ottimo incontri negli anni, come alle Olimpiadi di Atene nel 2004. Quindi si non vedo l’ora di giocare contro di lui. Sembra in ottima forma, e sono contento che abbia superato i problemi dello scorso anno. È una bella cosa.

La notte scorsa Kyrgios ha catturato la fantasia di molte persone. Gioca con grande atletismo ed un certa libertà, ma non ha un coach. Anche tu per un po’ non hai avuto un allenatore o un agente. Ci puoi parlare di lui come giovane tennista e a che livello pensi sia adesso, cosa pensi del suo gioco, cosa dovrebbe fare?
Da quello che ho sentito ha un coach. Io non l’ho avuto solo per un anno e mezzo. Credo nemmeno quando mi sono separato da Peter Lundgren nel 2003. Ho avuto un periodo di prova con Tony Roche nel settembre del 2004, se ricordo bene. Credo che ad un certo punto sia un bene avere un allenatore, perché ti aiuta a ricordare quotidianamente i piccoli traguardi. Altri fanno un’intera organizzazione per te. Alcuni invece sono lì per motivarti ed ispirarti. Ognuno ha bisogno di differenti tipi di allenamento. E non deve essere necessariamente un allenatore di tennis. Ma sono sicuro che Nick ha nel suo team persone che gli danno quello di cui ha bisogno per le partite. Mi è piaciuto il match della notte scorsa. L’ho visto tutto. È stato molto combattuto. Credo che Nick stesse servendo di nuovo in modo incredibile, e Grigor ha fatto un lavoro incredibile nello stargli dietro. Ha giocato benissimo. Mi ha impressionato molto. È stata una partita dura, e sono sicuro che ce ne saranno molte altre. Ma vedremo cosa accadrà, adesso per lui ci sarà la Coppa Davis. Adesso si tratta di vedere l’intera stagione. Sono molto entusiasta di vedere cosa farà Nick.

Quanto è stato importante Pierre Paganini nella tua carriera?
Davvero tanto. Credo di essere stato davvero fortunato ad incontrarlo quando avevo 14 anni e mi sono unito al National Tennis Center. Gestiva il programma come fitness coach, ma si interessava anche del tennis. Aveva già molta esperienza con le sorelle Maleeva, che hanno avuto grande successo; una giocava per la Svizzera e l’altra per la Bulgaria. Aveva lavorato anche con Marc Roset in passato, che faceva parte del team di Coppa Davis. Quindi quando lo incontrai aveva già molta esperienza e sapeva esattamente cosa fare in termini di fitness nel tennis, era molto creativo. Ho lavorato con lui per due anni. Si occupava principalmente dei più grandi come Severin, il mio coach. Ma avevo un allenatore che usava il suo metodo. Poi non ho lavorato con lui tra i 16 e i 19 anni, ho iniziato a 19 anni, e puoi immaginare l’impatto che ha avuto sulla mia carriera non solo come allenatore ma come mentore, anche perché parlavamo moltissimo oltre al lavoro. Potevi contare almeno 45 minuti extra in cui parlavamo di qualsiasi cosa. Ho amato ogni singolo allenamento lì e senza di lui non credo sarei mai stato così preparato e veloce nella mia carriera, quindi molto credit va dato a lui.

Parlando di allenatori, Ivan Ljubicic cosa ti ha portato di diverso rispetto allo scorso anno? Perché da quando hai iniziato con lui abbiamo visto dei piccoli cambiamenti nel tuo rovescio, sei molto più offensivo, copri di più. Su cosa ti concentri di più nel tuo lavoro?
Beh come squadra parliamo molto di tattica prima di un match ovviamente. Come ho detto prima, sono davvero le piccole cose. Al mio livello, l’allenamento deve essere di qualità. Mi devono ricordare alcune cose, ma quelle piccole cose possono essere quelle essenziali. Se mi vogliono far provare delle cose, a volte possono fare la differenza, altre no. Credo che lui pensi costantemente a come farmi essere un tennista migliore, più aggressivo. Anche Severin pensava lo stesso. Così Edberg. Quindi riguardo questo mi sento molto a mio agio e sicuro. Si è adattato molto bene. Era amico di tutti prima di unirsi al team, il che ha aiutato molto.

Quel lob che ha attraversato il tetto e quel punto che hai vinto, è qualcosa su cui ti alleni spesso?
Oh, quello credo sia stato uno dei punti più divertenti che abbia mai giocato (ride). Quel punto doveva essere ovunque tranne che dall’altra parte del campo in una posizione in cui non puoi rispondere. Ho fatto dei buoni punti in difesa, ma di solito non si è così fortunati. Per fortuna non ha deciso il secondo set. Onestamente quello sarebbe stato troppo (ride).

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