Australian Open: Chung non sta in piedi, Federer sì. 30esima finale Slam

MELBOURNE - Un Roger Federer impressionante giocherà la 30esima finale in uno Slam. Hyeon Chung si ritira per un problema di vesciche quando era quasi sotto di due set

Australian Open: Chung non sta in piedi, Federer sì. 30esima finale Slam
Roger Federer e Hyeon Chung - Australian Open 2018 (@RDO foto)

[2] R. Federer b. Hyeon Chung 6-2 5-2 RIT. (dal nostro inviato a Melbourne)

L’attesa semifinale tra lo svizzero Roger Federer (36 anni, 2 ATP) e il coreano Hyeon Chung (21 anni, 58 ATP), nessun precedente tra i due, si trasforma, purtroppo per chi sperava in una partita interessante e combattuta, in una pura e semplice lezione di tennis impartita dall’esperto fuoriclasse al giovane avversario, non al meglio fisicamente, e costretto poi al ritiro verso la fine del secondo set.

 

URAGANO ROGER – C’è poco da commentare, e molto da ammirare. Roger mette in mostra un tennis scintillante, aggredendo Hyeon fin dall’inizio con tutto il suo repertorio di classe, tocco, inteligenza e varietà. Anticipi fulminanti sia di dritto che di rovescio, slice perfidi che tolgono ritmo e peso ai rovesci bimani di Chung, discese a rete in controtempo, controbalzi a tutto braccio, passanti millimetrici. In 33 minuti lo svizzero incamera il primo set, 6-1, break al primo, quinto e settimo gioco, 33 punti a 20, 14 vincenti diretti, 4 ace (uno esterno da sinistra a 204 kmh, per Roger siamo ai picchi di velocità), niente da aggiungere. Nel secondo parziale la musica non cambia, Federer scappa 4-1 in meno di un quarto d’ora, con break al quarto game. Hyeon chiede il medical time out per farsi fasciare il piede sinistro, probabili vesciche, in ogni caso sarà meglio per lui che ne approfitti per riordinare in fretta le idee. Il pubblico che gremisce la Rod Laver Arena, con tetto chiuso per la pioggia che da un’oretta ha preso a scrosciare su Melbourne, si diverte, l’impressione è che l’affetto per la leggenda svizzera superi abbondantemente il dispiacere del non avere una partita, ma una sorta di esibizione.

FINE IMPROVVISA – Continuano infatti a scrosciare su Chung vincenti in serie tirati a braccio sciolto da Federer, siamo 5-2, i “winners” di Roger sono 24, 9 gli ace. Che roba. Ma proprio in questo momento, dopo un recupero in avanti a raccattare da terra l’ennesima rasoiata di Federer, il coreano dice basta: dà la mano a Roger e all’arbitro, e si ritira. Evidentemente il problema fisico era ben più grave di quello che si poteva capire dagli spalti. Da questo Australian Open, comunque, Hyeon se ne va come un giocatore nuovo, forte, temuto da tutti. E finalmente, un po’ più famoso in Corea, a giudicare dal numero di giornalisti del suo paese presenti nel “press box” stasera. Domenica Roger cercherà il suo ventesimo titolo Slam, giocando la trentesima finale. Numeri che fanno impressione solo a scriverli. Ci arriva senza aver perso set, sicuramente da favorito. Ma Cilic non sarà avversario da sottovalutare. “In semifinale a New York nel 2014 mi ha dato una stesa (crushed me, ndt), è un gran giocatore, domenica sarà al massimo” ricorda Roger, a se stesso e ai suoi tifosi. “Mi piace la sua attitudine, è un vero professionista, sul campo è un vincente e si percepisce. A volte affronto giocatori che sembrano soltanto felici di essere lì di fronte. Non Marin“. Scaramanzia, frasi fatte o giusta consapevolezza? Lo scopriremo fra due giorni, la speranza è di avere una bella partita.

LE VOCI DEI PROTAGONISTI –So quanto possa essere difficile giocare con le vesciche. Ha fatto un torneo incredibile, gli va dato merito. Lo vedremo certamente in top 10; non voglio mettergli pressione, ma stiamo parlando di un giocatore di livello eccellente. Certo sarebbe stato meglio se l’incontro si fosse concluso regolarmente, ma è normale che si cerchi di vincere il più rapidamente possibile, quindi sono contento di essere in finale. Gli auguro un pronto recupero”, sono le parole che Roger Federer ha dedicato all’avversario demolito, più che semplicemente sconfitto. Quindi uno sguardo ai numeri che per chi li guarda dall’esterno sembrano quasi irreali: “‘Bello scherzo, Jim!’ (Courier, ndt) È quello che ti avrei risposto lo scorso anno se mi avessi detto che nel 2018 avrei giocato per il mio 20esimo Slam. Mi piace guardare i trofei che ho a casa, gli Slam, le medaglie d’oro, il premio per il n.1 al mondo. Ho lottato duramente per conquistarli”.

Hyeon Chung, solito stile composto al seguito, ha spiegato il suo punto di vista. “Roger? Gioca bene a rete, a fondo campo, dappertutto. Il problema oggi erano delle brutte vesciche, non potevo fare molto di più. Mi dispiace per i tifosi ma sono felice di aver raggiunto la semifinale. Stasera sentivo davvero dolore, non potevo camminare normalmente. Ho giocato alla grande in queste due settimane e spero di giocare ancora meglio in futuro; l’aver affrontato tanti buoni giocatori mi dà molta fiducia per il futuro”. Vesciche a parte, che certamente hanno condizionato la prestazione del giovane coreano, la sensazione è che un Federer centrato sui campi veloci sia ancora ad un livello irraggiungibile per tutti i giovani tennisti, anche i più ambiziosi. Lo ha testato cinque volte Zverev, l’unico assieme a Kyrgios ad aver avuto successo almeno una volta, ma per batterlo ha sempre avuto bisogno della compartecipazione dello svizzero. Chung avrà probabilmente modo di riprovarci, facendo tesoro di questa pesante lezione. Nel frattempo quello che sembrava vicino più di tutti al ritiro, se non altro per via dell’età, è invece uno dei pochi ad essere rimasti in piedi. Sono caduti – letteralmente – Nadal e Djokovic, Murray è stato costretto a un’operazione, Chung ha potuto a malapena tastare la questione prima di stringergli la mano. 30 finali Slam, attraversando almeno tre generazioni di tennisti. Chapeau, Roger.

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