La Grande Storia di Rogelfo

Il racconto epico delle gesta di Roger Federer, come non potrete mai trovarlo da nessuna parte. A cura del nostro, e vostro Lars

La Grande Storia di Rogelfo

Prologo

Mentre una luce diafana, spettrale disegna un inquietante tramonto sulle Quattro Terre, Rogelfo, ultimo depositario dell’antica e arcana magia elfa, s’incammina solitario verso l’ennesima, ferale prova. Uscito dalle possenti mura, affronta con passo lento e cadenzato la grande pianura di Granslam aggirando le quattro, mefitiche paludi tra cui il Rolangar, distesa limacciosa ove ribolle, infido e maleodorante, l’odiato fango rosso come sangue e su cui regna, incontrastato da anni, il terribile Cavaliere Uncinato, unico mortale ad aver prodigiosi, benefici effetti da quel magma informe e malefico. Poi sale, sempre più pensieroso, lungo le lussureggianti colline del Djovak coperte, a perdita d’occhio, dall’Agassia, erba dolce ed ingannatrice (cresce qui e nella inospitale Steppanek) il cui decotto provoca oniriche visioni celestiali di pace ed amore eterni fiaccando mente e membra dell’ignaro viandante. Superata l’altissima Torre di Tandil che improvvisa compare in minacciosa vedetta, raggiunge il valico di Sirmur, gola profonda a forma d’anca tra i cui picchi nidificano i Feliciani, amatissimi uccelli dal lungo, fascinoso piumaggio bruno. Il vecchio si ferma per pausa ristoratrice (due spaghi) al Bar Illa, accogliente locanda gestita dalla vecchia, cara Venuzia, leggendaria amazzone di razza Wutia che si favoleggia abiti quelle inospitali terre con le sorelle da oltre 15 lustri. Da lassù l’occhio del vecchio eroe cattura nel giorno morente immagini fiabesche: ecco, ad ovest, si accendono le luci dell’amata Erbasilea, la dolce, bucolica patria ove sereno torna dopo ogni battaglia e dove è atteso dagli affetti più cari e da Mircat, fedele quanto guardingo gatto delle paludi, verso sud intravede la ben più minacciosa Terrarubinia, contea un tempo feudo del Cavaliere Uncinato ed oggi infestata dai Carreni e dagli Aguti, barbare popolazioni pallettare dedite al sistematico saccheggio, mentre ad est, lontano, balugina quieto il Mar d’Hinghis ove un tempo navigava, novello Ulisse, al canto soave ed incantatore delle mitiche sirene d’Elvezia. Poi ha una visione che lo turba: a caratteri di fuoco scorge tra le nubi formarsi uno strano quadro con incisi nomi di eroi, nani, gnomi, elfi, troll e druidi e che, sinistramente, pende da un lato. Ma è tempo di ripartire verso la meta prestabilita ove oscure, terribili ed insieme esaltanti vicende sconvolgeranno il vecchio Rogelfo e la vita stessa delle mitiche 4 terre…

 

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