C’est magnifique a Montpellier: Goffin, Rublev e Gasquet

MONTPELLIER - Le tre migliori prestazioni del giorno le firmano Goffin, Rublev e Gasquet: vera gioia per gli occhi. Incredibile sfortuna per Dustin Brown

C’est magnifique a Montpellier: Goffin, Rublev e Gasquet
Andrey Rublev - Credit to Tv Sport Events/JB Autissier

dal nostro inviato a Montpellier

DUE FRANCESI DOMINATI DA DUE FAVORITI – Non poteva onestamente di più Gilles Simon contro la sua ‘versione moderna’, più forte, più giovane, più prestante e forse in grado di spingersi più in alto di quanto non sia stato in grado di fare lui. Il primo favorito del torneo David Goffin ha cincischiato per un set, scambiandosi il servizio con il suo avversario, ma comunque lasciando la netta sensazione che gli ‘Allez Gillou‘ stasera non sarebbero bastati per spingere il padrone di casa verso la vittoria. Un rovescione lungolinea propizia il break che deciderà il primo set – e la partita – senza che il malfunzionamento di una francesissima fascia luminosa sugli spalti, dispettosa nel proiettare una luce intermittente, sia in grado di distrarre a sufficienza il belga. Il quale prende subito il largo anche nel secondo set, senza che gli sparuti rigurgiti d’orgoglio di Simon siano lontanamente in grado di riaprire la partita. Appena il francese prova a fare la voce grossa, Goffin gli risponde vincendo uno scambio di resistenza. Merita menzione il passante di rovescio con cui guadagna la prima delle due palle break sul 5-2, prima di involarsi definitivamente verso la vittoria. Goffin troverà adesso Berankis o (più probabilmente) Khachanov: a questi livelli, e su questi campi, il belga è un giocatore difficilmente battibile.

 

L’altro giovanotto che va considerato – eccome – in ottica vittoria finale è Andrey Rublev, che ha brutalizzato Jeremy Chardy nell’incontro che ha chiuso il programma di giornata. Se martedì un altro russo, Khachanov, aveva prolungato oltremisura l’ultimo incontro della sessione serale, quest’oggi Rublev è stato semplicemente impeccabile. Dritto e servizio, ancora, devastanti. Chardy non è praticamente mai stato in partita, e dopo 60 minuti è uscito dal campo rifiutando anche un paio di timide richieste d’autografo. Rublev – non meno serioso, nonostante la facile vittoria – si è invece fermato a scambiare due chiacchiere con noi. Scivolato subito via l’argomento della partita odierna – “Ho fatto tutto al meglio” – il russo ha ammesso di non essere ancora in grado di rispondere alla domanda su quale sia la sua superficie preferita, avendo vinto il primo titolo a Umago (terra) e colto il primo grande risultato Slam a New York (cemento): “Qui sto giocando benissimo, ma quando faccio una buona partita su terra mi capita di pensare la stessa cosa: quindi a volte sento di giocare meglio su terra, a volte sul veloce“. Una conferma invece sul fatto di aver lavorato per rinforzare il fisico negli ultimi 6 mesi, sintomo di grande ambizione. La stessa che lo porta ad affermare che non cambierebbe tattica di gioco qualora dovesse affrontare Tsonga ai quarti: “Sì, anche lui ha un dritto incredibile e gioca molto aggressivo. Ma questo è anche il mio gioco e non intendo cambiare“. Quando gli chiediamo se crede possa bastare per batterlo sorride, ed elude: ma è chiaro che ci crede. E ha ragione.

SUPER GASQUET: VERSO IL DERBY DEI COACH- Se si eccettuano le schermaglie tra Millman e Sugita, che hanno premiato l’australiano abile ad approfittare delle fatiche di Davis del suo avversario, c’è stato un francese in campo in ogni minuto di questa terza giornata. Avrebbe forse preferito andare in pausa pranzo la wild card locale Calvin Hemery, severamente rimandato da Bemelmans mentre il pubblico prendeva d’assedio i punti ristoro. Il derby che ha aperto il programma del Court Patrice Dominguez ci ha invece permesso di ammirare tanto tennis di volo e il sempre meraviglioso servizio di Pierre Hugues Herbert, alla fine vincitore, che disegna una linea tanto perfetta nel mettere la palla in gioco che fa venire voglia di dismettere i panni formali e testarsi sul campo. De Schepper è stato attore partecipe, più potente con i colpi di rimbalzo e spesso coraggioso nell’utilizzare il rovescio coperto per passare l’avversario: non è comunque bastato per guadagnarsi il ruolo di sfavorito nel derby contro un lanciatissimo Gasquet.

Richard Gasquet – Credit to Tv Sport Events/JB Autissier

Richard, quinta testa di serie, ha malmenato Daniil Medvedev in meno di sessanta minuti. Non era un matchup favorevole per il russo, il cui colpo più naturale – il rovescio – si è scontrato contro quello di Gasquet, forgiato da anni di fendenti stampati sulle righe di mezzo mondo. A stupire è stata la condotta di gara di Gasquet che ha stabilito subito delle gerarchie sul campo, impedendo alle innegabili qualità di Medvedev di venire fuori. Il russo era reduce dal titolo di Sydney e dalla sconfitta di Melbourne contro Chung, poi semifinalista, e ci si attendeva ben altro che una lezione di tennis da un’ora scarsa. Sembra che Richard stia beneficiando, soprattutto dal punto di vista della condizione atletica, della sua collaborazione con il duo composto da Thierry Tulasne (ex coach di Simon) e Fabrice Santoro, allenatore che condivide con il suo prossimo avversario. Al termine del suo incontro Herbert si è detto molto divertito da questa circostanza, oggettivamente bizzarra: di sicuro Santoro avrà un allievo ai quarti, ma non sappiamo per chi tiferà.

IL DUSTIN(O) AVVERSO DI BROWN – Stava disputando il solito incontro scanzonato, ma era decisamente in buona: tanto di buonumore da divertirsi a spostare la pallina da una parte all’altra della rete per far impazzire i raccattapalle. Quando la contesa si avviava a conclusione, e dopo aver giocato in pochi minuti una serie di colpi sopraffini dando le spalle al suo avversario, è stato proprio il ‘retro‘ di Dustin Brown a tradirlo con modi e tempi piuttosto drammatici: sul punteggio di 7-6 5-2 – tutto in suo favore – il tedesco mette a segno un altro rovescio inverosimile e nel recuperare la posizione si spinge fino in fondo al campo, accasciandosi improvvisamente e portando la mano sulla zona bassa della schiena. A soli tre punti dalla vittoria dell’incontro. La sensazione che non si tratti di un fastidio momentaneo è immediata, Dustin esce dal campo per farvi rientro pochi minuti dopo e stringere la mano all’arbitro. Un ritiro incredibilmente sfortunato per il tennista di origini giamaicane che aveva deliziato la platea con ogni esecuzione pensabile, prendendo nettamente il sopravvento a partire dal tie-break del primo parziale. Tutto ciò al cospetto di Nicolas Mahut, che in quanto ad abilità nel pittino non è certo l’ultimo arrivato. Il francese si ritrova in braccio un passaggio del turno insperato e agli ottavi sfiderà Tsonga, che ha goduto dei privilegi del bye; per Brown invece le prime notizie non sono troppo accomodanti poiché l’infortunio sembra coinvolgere un disco lombare e non solo il comparto muscolare. Non che esista un modo fortunato di ritirarsi a tre punti dalla vittoria.

Risultati:

P. H. Herbert b. [Q] K. De Schepper 7-6(4) 6-7(5) 6-4
[PR] J. Millman b. [8] Y. Sugita 5-7 6-3 6-4
R. Bemelmans b. [WC] C. Hemery 6-1 6-2
N. Mahut b. D. Brown 6-7(2) 2-5 RIT.
[5] R. Gasquet b. D. Medvedev 6-0 6-3
[1] D. Goffin b. G. Simon 6-4 6-2
[6] A. Rublev b. J. Chardy 6-2 6-1

Il tabellone completo

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