Focus – UBITENNIS http://www.ubitennis.com Tennis in tempo reale Wed, 18 Oct 2017 09:02:28 +0000 en-US hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.5 Come ti vinco Shanghai: i numeri di Federer-Nadal http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/17/come-ti-vinco-shanghai-le-statistiche-della-finale-federer-nadal/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/17/come-ti-vinco-shanghai-le-statistiche-della-finale-federer-nadal/#respond Tue, 17 Oct 2017 11:11:00 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=227092 I perché del successo di Roger. Nadal serve bene, ma Federer risponde ancora meglio]]>

Se un astrologo appassionato di tennis alla vigilia della finale di Shanghai ci avesse detto (riuscendo a convincerci) che Nadal avrebbe concluso la partita con il 74 per cento di prime in campo contro il 68 per cento di Federer, difficilmente avremmo potuto immaginare che per il Cigno di Basilea la conquista del suo 27esimo Masters 1000 sarebbe stata poco più che una sgambata agonistica. Eppure, alla luce di quanto visto in campo viene naturale pensare che, se il maiorchino non avesse iniziato alla battuta entrambi i set con il risultato di avere a disposizione 10 turni di battuta contro i 9 di Federer, il passivo per lui sarebbe potuto essere peggiore. Ecco i numeri del match:

In rosso e in verde abbiamo evidenziato i numeri che, in negativo e in positivo, riteniamo possano risultare più interessanti. Leggendoli, scopriamo che Nadal ha vinto solo il 62% dei punti giocati con la prima di servizio contro il 74 per cento stagionale, mentre il suo avversario ne ha conquistati l’83% contro l’80 per cento dell’annata. Ma soprattutto, per darci un’importante indicazione del possibile esito della partita, il novello Nostradamus avrebbe dovuto anticiparci il rendimento del colpo che sovente è il principale indicatore del rendimento in campo di questi campioni: la seconda di servizio. Non per caso, infatti, sino a questo punto dell’anno Nadal e Federer sono rispettivamente primo e secondo, oltre che nella classifica ATP, anche nella percentuale di punti ottenuti con la seconda battuta, ovvero il 62 e il 59 per cento. Quando Nadal nel corso di questa finale ha dovuto ricorrere al secondo servizio ha conquistato il punto solo 8 volte su 16 (50%), mentre Federer ci è riuscito in 11 occasioni su 14 (79%).

Il numero 1 del mondo ha condito la sua performance con ben 20 errori gratuiti (12 di rovescio!) contro 11 vincenti, mentre il suo recente compagno di doppio è passato dai 21 gratuiti commessi contro del Potro in semifinale, agli 11 della finale. Di norma in questi articoli non ci addentriamo nell’analisi tecnica delle partite, non è la sede in cui farlo. Ma ci sia consentita una piccola licenza per dire che probabilmente sulla superficie più rapida del circuito, la palla piatta, pesante e rapida di del Potro fa più male a Federer rispetto a quella di Nadal rallentata dal top spin. Altrettanto probabile che rispondere al servizio di Federer stando praticamente a ridosso dei giudici di linea non abbia giovato allo sconfitto.

Otto punti vinti con la risposta su quarantaquattro a disposizione (il 18%) sono proprio pochi per uno abituato a conquistarne il 40 per cento. Per amor di verità va però detto che nelle rare circostanze in cui egli ha provato ad avvicinarsi alla linea di fondo per rispondere, la palla di Roger gli è schizzata sulla racchetta come una saponetta bagnata! Federer – che anche sul ghiaccio sospettiamo risponderebbe stando in prossimità del rettangolo di battuta – con la risposta ha fatti propri il 41 per cento dei punti disputati (25 su 61), in perfetta media stagionale.

Inutile dilungarci nell’analisi di altri parametri statistici perché finiremmo per scoprire l’acqua calda, ovvero che, se al posto di una partita di tennis si fosse trattato di un match di pugilato, l’arbitro avrebbe decretato il ko tecnico prima della fine delle 12 riprese. Sarebbe bello poter rivedere questi due “NextGen ad honorem” su un terreno più adatto alle caratteristiche di entrambi e non solo di uno dei due contendenti. Forse Bercy potrebbe prestarsi? Au revoire.

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ATP Ranking: Federer e l’utopica corsa verso il numero 1 http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/16/atp-ranking-federer-e-lutopica-corsa-verso-il-numero-1/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/16/atp-ranking-federer-e-lutopica-corsa-verso-il-numero-1/#respond Mon, 16 Oct 2017 16:25:02 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=227149 La matematica non condanna Roger dopo il successo di Shanghai: avrà però bisogno di vincere ogni torneo da qui in avanti. Bel balzo di Berrettini]]>

A beneficio dei poeti e dei sognatori che fanno il tifo per Roger Federer, apriamo l’appuntamento settimanale con la classifica ATP dicendo che, grazie alla vittoria di Shanghai, il loro beniamino ha mantenuto accesa la fiamma della speranza di poter raggiungere entro fine anno il primo posto nel ranking. Il suo distacco dall’obiettivo si è ridotto a 1.960 punti, ovvero la differenza tra gli attuali 10.465 punti di Nadal e i suoi 8.505. L’elvetico ha ancora teoricamente a disposizione i 3000 punti per il vincitore messi in palio nei tornei di Basilea (500), Parigi-Bercy (1000) e Finals londinesi (1500 a condizione di vincerle senza perdere un solo incontro). Poiché da poche ore si è appreso che Nadal probabilmente non si presenterà a Basilea, la fiamma di cui sopra si è ulteriormente rinvigorita. Ricordiamo però, a beneficio dei pragmatici e dei numerosi tifosi dello spagnolo, anche ammesso che Federer riesca nell’impresa di fare bottino pieno nei tre tornei citati, a Nadal basterebbero 1.041 punti per chiudere l’anno in vetta. Fisico permettendo, con un Masters 1000 e le Finals da disputare è un’impresa ampiamente alla sua portata.

Ciò detto passiamo ad analizzare i principali cambiamenti in classifica registrati nel corso degli ultimi sette giorni. Marin Cilic è salito al quarto posto – suo miglior piazzamento in carriera – facendo scivolare il giovane Zverev al quinto. Best ranking anche per Dominic Thiem che ha guadagnato la sesta piazza. Un posto in più anche per Grigor Dimitrov (ottavo).

Di seguito i primi 10:

  1. R. Nadal 10.465
  2. R. Federer 8.505
  3. A. Murray 5.290
  4. M. Cilic 4.505
  5. A. Zverev 4.400
  6. D. Thiem 3.935
  7. N. Djokovic 3.765
  8. G. Dimitrov 3.590
  9. S. Wawrinka 3.450
  10. D. Goffin 2.885

Negli immediati pressi della Top Ten si segnalano i tre posti in più per John Isner (13esimo) e Sam Querrey (14esimo) che così in alto in classifica non era mai giunto prima e, soprattutto, i quattro di Juan Martin del Potro che rientra nella Top 20 dopo oltre tre anni. Precipita dal 13esimo al 22esimo posto Roberto Batista Agut a causa della prematura uscita al primo turno da Shanghai dove lo scorso anno giunse sino alla finale. Gli ottavi di Shanghai valgono a Fabio Fognini un posto in più in classifica: è 27esimo e ampiamente il primo degli italiani. Paolo Lorenzi è 13 posizioni più indietro. Thomas Fabbiano (75) e Andreas Seppi (88) chiudono la pattuglia tricolore in Top 100. Di rincalzo Marco Cecchinato al 106esimo posto.

Nella classifica valida per le Finals londinesi troviamo un solo cambiamento rispetto a sette giorni fa: Marin Cilic è ora al quinto posto mentre Dimitrov è al sesto. I primi quattro della Race (Nadal-Federer-Zverev-Thiem) hanno già guadagnato matematicamente il pass per Londra; i restanti quattro (Cilic, Dimitrov, Goffin e Carreno Busta) devono ancora riuscirci.

Di seguito la Race “effettiva” – sono esclusi i lungodegenti Wawrinka, Djokovic, Murray e Nishikori – con gli impegni delle ultime tre settimane pre-Finals e i punti che gli inseguitori devono all’attuale ultimo qualificato, Carreno Busta.

Per chi fosse interessato a consultare la Race dettagliata, con tutti i risultati maturati in stagione dai primi 20 tennisti del mondo, basta cliccare QUI.

Introduciamo la Next Generation parlando di Matteo Berrettini che con un balzo in avanti di sei piazze raggiunge il miglior risultato in classifica della sua giovane carriera: 120esimo. Il suo quasi coetaneo Stefanos Tsitsipas, grazie al secondo turno conquistato a Shanghai, sale al 122esimo posto: + 9 rispetto allo scorso lunedì. Nella race to Milan, riservata ai nati dopo il 1995, fa un fondamentale salto avanti di un posto Hyeon Chung, che scavalca al settimo il russo Danil Medvedev.

Ecco i primi sette:

  1. A. Zverev 4.490
  2. A. Rublev 1.219
  3. K Khachanov 1.045
  4. D. Shapovalov 926
  5. J. Donaldson 890
  6. B. Coric 886
  7. H. Chung 740

L’ottavo partecipante sarà un italiano e uscirà dal torneo di pre-qualificazione che si terrà dal 3 al 5 novembre allo Sporting Club di Milano 3, tra i migliori otto giovani nazionali.

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Settimana degli italiani: il ritorno di Errani, Fognini fa quel che può http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/16/settimana-degli-italiani-il-ritorno-di-errani-fognini-fa-quel-che-puo/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/16/settimana-degli-italiani-il-ritorno-di-errani-fognini-fa-quel-che-puo/#respond Mon, 16 Oct 2017 14:46:05 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=227077 Sara Errani torna e centra subito la semifinale a Tianjin, vincendo il torneo di doppio. Fognini a Shanghai si ferma solo contro un Nadal ingiocabile]]>

Errani e Fognini, due freschi trentenni, separati da appena 25 giorni – Sara è nata il 29 aprile, Fabio il 24 maggio- e 400 km (la distanza tra i loro luoghi di nascita, rispettivamente Bologna e Sanremo), salvano il bilancio azzurro della sette giorni appena andata in archivio. Un consuntivo che finalmente torna a chiudersi in maniera positiva, grazie alla semifinale raggiunta dall’emiliana al torneo, appartenente alla categoria International, di Tianjin (Cina), la prima sul cemento da febbraio 2016 di Sara, e la seconda in stagione, dopo quella sulla terra rossa di Rabat a maggio. Difficile poter immaginare un ritorno migliore nel circuito per l’emiliana, prima brava a qualificarsi e poi vincitrice di tre partite contro tenniste nella top 100. Incoraggia notare che in ben due casi la nostra tennista sia uscita vincitrice da match molto impegnativi psicofisicamente, durati circa tre ore, a riprova di un’abile conservazione dello stato di forma, nonostante i quasi tre mesi di forzata inattività.

La vittoria del torneo di doppio, in coppia con la Begu, per lei ex numero 1 della specialità, è soltanto un’altra riprova della fame di tennis accumulata e delle ottime condizioni fisiche con le quali Sara è tornata nel circuito. Il nostro settore femminile (proprio la settimana scorsa parlavamo della crisi, anche dal punto di vista quantitativo, di tenniste almeno capaci di giocare nel circuito maggiore) ha bisogno di lei: per capire definitivamente qualcosa in più sul suo futuro occorrerà però attendere il prossimo 9 novembre, quando, davanti al Tas di Losanna, si terrà il processo di appello per la squalifica – due mesi di stop all’attività e l’annullamento di punti e prize money guadagnati tra febbraio e inizio giugno, data del nuovo controllo risultato negativo – comminatale da un tribunale indipendente dell’ITF. La sentenza, va ricordato, arrivò a carico della Errani per essere risultata positiva al letrozolo in seguito a un controllo anti-doping effettuato a sorpresa.

Tra gli uomini, continua invece il buon momento di Fabio Fognini, bravo a ripartire dopo il disastro newyorkese (contro Travaglia agli US Open è arrivata una delle sole sette sconfitte nei 32 incontri del 2017 nei quali ha affrontato tennisti peggio classificati di lui). Con il terzo turno ottenuto al Masters 1000 di Shanghai, il ligure attenua la piccola falla di punti in uscita (i 45 del secondo turno nello stesso torneo l’anno scorso e i 150 della finale di Mosca), gli ultimi da difendere da qui a fine stagione: ne guadagna 90, grazie a due belle vittorie contro tennisti ostici come Verdasco e Pouille (quello contro il francese è stato il settimo successo contro un top 30 di questo 2017). Purtroppo è ancora costante, ma in negativo, l’inerzia di risultati di Paolo Lorenzi, alla quarta sconfitta consecutiva all’esordio nel torneo: se Shanghai è un torneo che non ama per le condizioni di gioco a lui non favorevoli, non si può evitare purtroppo di parlare di crisi per il toscano, che, dopo gli splendidi ottavi raggiunti a New York, ha perso quattro partite di fila contro tennisti classificati peggio di lui.

IL DETTAGLIO DEI MATCH: ERRANI E PAOLINI

Passando all’approfondimento sulle partite giocate dai nostri atleti questa settimana, è giusto tornare a partire dalle donne, come non accadeva da agosto, quando a Cincinnati Camila Giorgi, raggiungendo gli ottavi dopo essersi qualificata, ebbe il suo ultimo acuto prima di ripiombare nei problemi fisici che hanno accorciato il suo 2017 agonistico. L’attenzione del nostro tennis era sul ritorno alle gare di Sara Errani: sebbene al momento siano stati cancellati i punti e il montepremi raccolti successivamente al controllo antidoping dello scorso febbraio, costatele la squalifica, l’ex numero 5 del mondo tornava effettivamente a giocare una partita ufficiale da fine luglio, quando perse da Oceane Dodin al secondo turno di Washington. Quasi tre mesi di assenza dal circuito e la relativa disabitudine allo stress psicofisico di una partita ufficiale avrebbero potuto farsi legittimamente sentire, ma non è stato così, per fortuna.

Per il suo rientro Sara ha scelto la quarta edizione del torneo International di Tianjin, la quarta città più popolosa (oltre 15 milioni di abitanti) della Cina: scesa al 281°posto del ranking WTA (ma oggi è già 176°), ha dovuto iniziare dalle quali, dove era 12° testa di serie. Al primo turno del tabellone cadetto ha battuto la 21enne cinese Xiaodi You, 533 WTA, eliminata col punteggio di 6-2 6-1 in 61 minuti, mentre nel turno decisivo Sara ha giocato contro la 27enne mancina cinese Xinyun Han, 122 WTA, sconfitta in 1 ora e 16 minuti con lo score di 6-3 6-2.

Errani b. Kozlova

Nel tabellone principale, la finalista del Roland Garros 2012 ha affrontato in un incontro inedito la 23enne ucraina Kateryna Kozlova, 81 WTA, travolta 6-2 6-1 in 67 minuti di gara, durante i quali l’equilibrio vi è stato solo sino al 2-2 del primo set: troppa la superiorità dell’italiana, che ha vinto il 59% dei punti in risposta, nonostante la sua avversaria abbia messo un buon 70% di prime in campo.

Errani b. Haddad Maia

Negli ottavi l’avversario di Sara è stata una delle giovani tenniste maggiormente in ascesa nel circuito, la 21enne brasiliana di San Paolo, Beatriz Haddad Maia, 58 WTA, già affrontata e battuta in due occasioni dalla nostra giocatrice. L’emiliana, dopo aver vinto il primo set in 57 minuti, si è portata anche sul 2-0 nel secondo set, prima di farsi controbrekkare e subire poi la pressione nel decimo gioco di servire per rimanere nel set, cedendo al quarto set point. Nel terzo parziale, Errani è subito volata sul 5-1 prima di chiudere un paio di giochi dopo una maratona complessiva di 2 ore e 49 minuti, chiusa vittoriosamemte col punteggio di 6-4 4-6 6-3. Interessante notare l’incredibile attenzione di Sara in una partita così lunga, nella quale è riuscita comunque a servire l’89% di prime (vedendo il 25% di punti vinti con la seconda, ha fatto decisamente bene a praticare tale strategia).

Errani b. McHale

Nei quarti la nostra giocatrice affrontava una sua vecchia conoscenza, Cristina Mchale, 65 WTA, affrontata già sei volte in carriera, vincendo i primi quattro confronti, ma perdendo gli ultimi 2 (l’ultimo a gennaio sul cemento di Brisbane). L’Errani, dopo aver perso in 65 minuti con lo score di 5-7 il primo set, nonostante sembrasse averlo raddrizzato annullando sul 4-5 un set point, si è esaltata nell’equilibrio serrato del secondo set (durato 88 minuti!), ma che ha visto la Mchale andare a servire sul 6-5 per il match. Una volta arrivata a due punti dalla vittoria, la statunitense è svanita, lasciando spazio alla feroce determinazione dell’emiliana, vincitrice del tie-break e poi di un terzo set in discesa, che le ha regalato il successo dopo 3 ore e 11 minuti, con il punteggio di 5-7 7-6(2) 6-1. Certamente la più bella vittoria della settimana e simbolicamente, per come e in quali circostanze è arrivata, forse di tutto il 2017 per la nostra giocatrice, abile a vincere una partita quasi persa, nella quale ci sono stati 18 break su 31 turni di servizio (Mchale alla lunga ha pagato anche il 31% di punti vinti con la seconda).

Sabalenka b. Errani

In semifinale, Sara, in campo per il terzo giorno consecutivo, dopo aver giocato 6 ore nei due giorni precedenti e al sesto incontro in otto giorni dopo quasi tre mesi di stop all’attività agonistica, non poteva certamente essere al meglio delle sue possibilità. Contro la 19enne bielorussa Aryna Sabalenka, 102 WTA, tennista in ascesa, reduce dalle semi di Tashkent un paio di settimane fa e dal secondo turno di Wimbledon superando le quali lo scorso luglio, non vi è stato match: la connazionale della Azarenka ha vinto in appena 58 minuti col punteggio di 6-1 6-3 una partita nella quale l’emiliana ha portato a casa un imbarazzante 29% di punti vinti servendo la prima, tenendo il servizio solo una delle 8 volte in cui è andata alla battuta.

Vickery b. Paolini

Per completare la panoramica sulle nostre atlete, anche un’altra tennista azzurra, Jasmine Paolini, 138 WTA, ha provato la scorsa settimana a partecipare a un main draw di un evento WTA, l’International di Linz, in Austria, ma è stata subito stoppata dalla 22enne statunitense Sachia Vickery, vincitrice in 1 ora e 18 minuti col punteggio di 3-6 6-0 6-1.

IL DETTAGLIO DEI MATCH: FOGNINI E LORENZI

Venendo agli uomini, Fabio Fognini è tornato a giocare a Shanghai, come da lui sempre fatto ogni anno dal 2009 ad oggi (ad eccezione del 2010), un Masters 1000 dove, a fronte di un solo accesso agli ottavi (nel 2013), aveva rimediato una delle più brutte sconfitte della sua carriera, nel primo turno dell’edizione 2014, contro Chuhan Wang, allora 553 ATP, il giocatore con la classifica peggiore ad averlo battuto da fine 2004 in poi.

Fognini b. Verdasco

Questa volta Fabio al primo turno affrontava Fernando Verdasco, 43 ATP, tennista già incontrato quattro volte in carriera, perdendo in ben tre circostanze. Gli head to head erano comunque datati e quindi di importanza relativa: i due non giocavano infatti, uno contro l’altro, dal 2010. Fabio, dopo aver perso malamente il primo set in 28 minuti e aver annullato una pericolosissima palla break nel quinto gioco del secondo parziale, nel decimo gioco, quando sugli altri turni di battuta non era arrivato nemmeno ai vantaggi, è stato bravo a sfruttare il momento di tensione dell’avversario, brekkandolo a 0, portando così la partita al terzo. Nel set decisivo, l’azzurro ha subito preso il largo, finendo per vincere col punteggio di 2-6 6-4 6-2 in 91 minuti di partita, chiusa con un lusinghiero 60% di punti vinti con la seconda. Un match durante il quale l’azzurro è stato bravo a giocare costantemente su buoni livelli, approfittando poi del calo di Verdasco per guadagnare l’accesso al secondo turno.

Fognini b. Pouille

Qui ha affrontato Lucas Pouille, 24 ATP, tennista che la settimana precedente aveva avuto due match point per eliminare Nadal a Pechino. Fognini aveva perso dal francese a Bercy nel 2014, quando il transalpino non era ancora esploso (era 176 ATP), per poi prendersi la rivincita nella semifinale dell’ATP 500 di Amburgo. A Shanghai si è avuto un primo set molto equilibrato, nel quale Fabio ha annullato tre complessive palle break, prima di averne tre consecutive sul 5 pari: una volta non convertite, è stato bravo a non innervosirsi e vincere un tie- break, dopo 59 minuti, nel quale era stato sotto anche 2-4. Per portare a casa l’incontro, è stato necessario convertire nel secondo gioco del nuovo parziale, la quinta palla break dell’incontro (ne avrà altre 4) e difendere con facilità i servizi per chiudere 7-6(7) 6-3 in 1 ora e 36 minuti un match nel quale ha per la seconda volta consecutiva servito bene (9 ace e 4 doppi falli, 58% prime in campo, 79% punti vinti giocando con la prima, 65% con la seconda).

Nadal b. Fognini

Negli ottavi Fabio era atteso dal numero 1 del mondo, Rafael Nadal, il tennista più affrontato (13 volte, il secondo è Ferrer con 11) nel circuito dal ligure, che già ci aveva giocato e perso due volte quest’anno (a Miami nettamente, a Madrid con vari rimpianti). Più in generale, Nadal partiva più che favorito, non solo per il suo eccellente stato di forma (era reduce da 13 vittorie consecutive), ma anche per i precedenti, il cui bilancio conduceva per 9-3 (avendo vinto le ultime 5 volte, nelle quali aveva lasciato per strada un solo set, facendo sembrare ormai lontana la magica rimonta di Fognini, sotto di due parziali, ma poi vincitore al quinto nel terzo turno degli US Open 2014). A Shanghai un buon Fabio non ha potuto che arrendersi, senza ottenere che pochi game, allo stato di grazia del maiorchino, sempre in controllo facile del punteggio, in una partita nella quale il nome del vincitore non è mai stato in discussione: impossibile fare partita pari con Nadal, ottenendo il 39% di punti con la seconda e non capitalizzando le pochissime chances di rientrare in partita (come le due palle break, le uniche dell’incontro, per risalire sul 2 pari nel secondo set). Nadal ha così guadagnato l’accesso ai quarti di finale col punteggio di 6-3 6-1 in appena 62 minuti di partita.

Bedene b. Lorenzi

Paolo Lorenzi partecipava per la terza volta a Shanghai, un torneo che nella nostra intervista post partita ha dichiarato di non amare per l’eccessiva velocità dei campi, che non gli permette di imbastire il suo gioco. Il toscano era reduce da tre sconfitte consecutive nella partita d’esordio nel torneo e il sorteggio, che lo aveva abbinato ad Aljaz Bedene, 48 ATP, per essere un tabellone di un Masters 1000, gli aveva dato una mano per riprendersi: il 28enne sloveno naturalizzato britannico è senz’altro un buon giocatore ed aveva già sconfitto in 2 occasioni su 3 il nostro numero 2, ma a livello di un torneo di questa caratura, poteva andare anche peggio. Non è bastato: è arrivata la quarta sconfitta consecutiva (a Paolo non capitava un tale filotto negativo da aprile 2015) grazie anche all’ottima prova al servizio di Bedene (soli 7 punti concessi quando era al servizio) e a una partenza lentissima di Paolo, che perdeva il primo set in appena 24 minuti. Nel secondo Lorenzi ha fatto gara pari sino al 3 pari, prima di perdere malamente il servizio e di consegnare così il passaggio al secondo turno a Bedene, vincitore col punteggio di 6-1 6-4 in 71 minuti.

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Pagelle: il tennis prima e doping, per fortuna che c’è il Fedal http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/16/pagelle-il-tennis-prima-e-doping-per-fortuna-che-ce-il-fedal/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/16/pagelle-il-tennis-prima-e-doping-per-fortuna-che-ce-il-fedal/#respond Mon, 16 Oct 2017 14:40:09 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=227009 Il finale di stagione ancora all'insegna di Federer e Nadal. La condizionale di Fognini e lo stakanovista Kyrgios. Il ritorno delle squalificate Errani e Sharapova e di tutti gli altri dopati a loro insaputa ]]>

E cosi, all’improvviso in quella che se non è la migliore stagione della carriera poco ci manca, Rafa Nadal (8,5) ha scoperto di non avere armi tecniche per affrontare Roger Federer (10). Una volta c’era un numero 1 che dominava il circuito e che però perdeva spesso contro il numero 2. Oggi accade lo stesso a parti invertite con un 5-0 negli ultimi cinque incontri e con un 7-0 negli ultimi sette set giocati (il quinto di Melbourne e gli altri sei di Indian Wells, Miami e Shanghai) e un clamoroso 42-22 nei game. E dal 3-1 del quinto di Melbourne Nadal non ha più breckato lo svizzero. In effetti non ci sono molti segreti e la risposta l’ha data lo stesso Federer “Il segreto è averlo evitato sulla terra”. Anche se poi lo svizzero ci ha messo molto altro di suo, in primis l’umiltà di cambiare il proprio gioco a trentasei anni e dopo aver vinto tutto.

E d’altra parte non può essere sorprendente se ci ritroviamo alla domenica a parlare sempre di Roger e Rafa, anche se meritano applausi i due semifinalisti capaci di elevare il livello delle due sfide. Marin Cilic (7,5) ha giocato un set a livelli dello Us Open dei miracoli eppure non è bastato. Juan Martin del Potro (8) tra una risonanza, un brivido, una caduta e una spazzolata di diritto ha fatto fuori Zverev (5) e impensierito il Divino.

È stato in generale un ottimo torneo, con alta qualità di tennis giocato, il che è una rarità a questo punto della stagione. Abbiamo rivisto un ottimo Dimitrov (7) al quale però manca sempre un soldo per fare una lira mentre Thiem (4) da giugno in poi si trasforma nel fratello scarso. Kyrgios (3) ha addirittura giocato un set intero prima di godersi il meritato riposo, d’altra parte era stato in campo fino alla domenica (vabbè facciamo sabato) la settimana prima e non poteva certo correre il rischio di qualificarsi per il Masters e per un’altra settimana di lavoro.

Ottimo il torneo di Fabio Fognini (7) che nulla ha potuto contro Rafa ma che può consolarsi con la squalifica annacquata del Board del Grand Slam: grazie alla condizionale dovrà limitarsi a fare attenzione a non commettere altre fogninate durante gli Slam ma avrà la possibilità di scatenarsi nei 1000, nei 500, nei 250 e se proprio non basta può sempre iscriversi a qualche Challenger, anche se si guadagna poco, solo noccioline…

È stata una settimana importante anche per le figliuole prodighe del tennis femminile. Sara Errani (7) al rientro dalla squalifica (e in atteso che l’appello chiarisca la vicenda) ha centrato una semifinale in singolo e il titolo in doppio, Maria Sharapova (7) è tornata ad alzare un trofeo dopo quasi tre anni.

Ricapitolando però in questa settimana abbiamo avuto: la reduce dal meldonium vincitrice, la vittima del tortellino contaminato in semifinale, l’avvelenato con la caramella Cilic in semifinale di un 1000, il baciato dalla coca Gasquet ai quarti, idem il redivivo e saltatore di controlli Troicki. Insomma una volta si diceva che nel tennis non esisteva il doping, non è che oggi a non esistere è l’antidoping?

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Anteprima WTA: Sharapova torna a casa, Kerber in Lussemburgo http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/16/anteprima-wta-sharapova-torna-a-casa/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/16/anteprima-wta-sharapova-torna-a-casa/#respond Mon, 16 Oct 2017 14:24:18 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=226817 L'ultimo torneo Premier dell'anno a Mosca è dominato dal ritorno in patria di Maria Sharapova. Angelique Kerber sceglie il Lussemburgo per chiudere la sua stagione]]>

Con gli otto posti per le WTA Finals già assegnati, gli ultimi due tornei della stagione regolare WTA difficilmente riusciranno ad attirare la stessa attenzione che avevano lo scorso anno, ma comunque i nomi delle tenniste presenti, e il tennis da loro messo in mostra, sono sufficienti per renderli degni di nota.

WTA Premier Mosca (Russia, $790,208)

Per la seconda volta dal suo rientro dopo la squalifica, Maria Sharapova gioca due settimane consecutive e dopo l’ottimo risultato in Cina dove ha xxx a Tianjin torna in patria per giocare la VTB Kremlin Cup, torneo dal quale era stata assente per 10 anni. Il suo ingresso nel tabellone principale è stato possibile grazie ad una delle wild card disponibili, riservate dagli organizzatori esclusivamente a tenniste di casa – l’altra è andata a Olesya Pervushina (17 anni, n. 547). Maria non è stata fortunatissima nel sorteggio e al primo turno ha pescato la semifinalista di Wimbledon Rybarikova, t.d.s. numero 8. Le altre teste di serie presenti nel suo lato di tabellone sono la n. 2 Coco Vandeweghe e la n. 3 Elena Vesnina, le quali entrambe beneficeranno di un bye al primo turno. La favorita del torneo, stando a quanto dice il computer, è Mladenovic che cercherà di mettere fine alla maledizione delle sconfitte consecutive, arrivate a nove dopo la tappa asiatica. Per la francese ci sarà la vincente di Sasnovic-Babos.

WTA International Lussemburgo (Lussemburgo. $226,750)

Il torneo WTA International indoor del Lussemburgo  vedrà in campo come prima testa di serie l’ex N.1 mondiale Angelique Kerber che affronta in un primo turno molto interessante Monica Puig, la campionessa olimpica di Rio 2016. Dalla parte opposta del tabellone troviamo Kiki Bertens N.2 che trova Allertova. Da segnalare anche le altre wild-card assegnate: Sabine Lisicki e Andrea Petkovic che esordiranno rispettivamente contro Buzarnescu e Martic. Altro primo turno interessante quello tra Eugenie Bouchard e Johanna Larsson.

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Garcia, a 24 anni tra le magnifiche otto Maestre http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/16/caroline-garcia-a-24-anni-tra-le-magnifiche-otto-maestre/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/16/caroline-garcia-a-24-anni-tra-le-magnifiche-otto-maestre/#respond Mon, 16 Oct 2017 06:33:58 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=227062 Un compleanno speciale per la neo 24enne Caroline Garcia. La francese è volata a Singapore, pronta a disputare il gran finale tra le otto Maestre WTA]]>

Non potrebbe esserci regalo più bello per Caroline Garcia. La francese oggi spegne 24 candeline in quel di Singapore, in un finale di stagione da sogno che l’ha vista trionfare a Wuhan e a Pechino con la conseguente prima qualificazione in singolare alle WTA Finals (in doppio vi si era già qualificata nel 2015 e nel 2016). Uno swing asiatico inaspettato per “Caro” che aveva sì dato segnali di forma e miglioramenti durante l’anno, ma che nelle ultime settimane ha saputo ingranare la quinta e produrre un tennis di altissimo livello, sorprendendo anche le avversarie più forti e riuscendo a “volare” al rush finale del 2017.

Un anno cominciato all’insegna dell’amarezza per Garcia che, in seguito alla scelta di non partecipare alla Fed Cup per concentrarsi sulla carriera nel circuito, aveva scatenato le ire delle sue colleghe, in primis quelle di Kristina Mladenovic. Kiki si è rivelata alquanto impietosa e sferzante nei confronti dell’ormai ex amica ed ex compagna di doppio affermando – dopo la sconfitta della Francia contro la Svizzera a febbraio – “meglio perdere con persone vere e non egoiste“. Il nome di Garcia non viene menzionato ma il riferimento è chiaro. Dopodiché, ecco il dir poco inelegante episodio del “Lolgate, come lo chiamano in Francia. Dopo essere stata comunque convocata dal capitano Noah – nonostante la precedente decisione di non partecipare – per il tie di sbarramento contro la Spagna, Caroline annuncia forti dolori alla schiena, per i quali lo staff medico della Federazione francese conferma la sua impossibilità a giocare. La reazione delle colleghe Mladenovic, Cornet e Parmentier è al vetriolo, twittando tutte e tre a distanza di pochissimi minuti un “LOL” carico di sarcasmo e sfiducia. Si consuma così la rottura definitiva tra Kiki e Caro; un peccato, perché con Kristina Mladenovic, Caroline formava in doppio una delle coppie più forti del circuito. Insieme vantano cinque titoli, tra cui il più importante al Roland Garros nel 2016, e la seconda posizione mondiale. Insomma, un periodo amaro e ricco di delusioni per Garcia, che però non si scompone e continua la sua corsa verso quel salto di qualità tanto atteso.

Allenata dal 2012 dal padre Louis-Paul, la tennista di Saint Germain-en-Laye, vanta già quattro sigilli prima di “esplodere” nella tournée asiatica 2017 (Bogota 2014; Limoges 2015; Strasburgo e Maiorca 2016). Dotata di un tennis potente, solido e completo e di un grande potenziale atletico, i progressi sono sempre più visibili negli ultimi 12 mesi e, alla fine del 2016, si mette particolarmente in luce proprio nella finale di Fed Cup contro la Repubblica Ceca. Il 2017  sarà per lei l’anno della consacrazione. Caroline si distingue quest’anno proprio al Roland Garros accedendo per la prima volta in carriera ai quarti di uno slam. Cede a Karolina Pliskova, con cui aveva battagliato e vinto proprio nella finale del campionato a squadre sei mesi prima, portando il team francese a un punto dal sogno. Ma non finisce qui.

In settembre, arriva un finale di stagione perfetto. Caroline inanella 11 vittorie in 14 giorni (17 in tutto nella stagione sul duro), trionfando a Wuhan e a Pechino, diventando così la prima francese dopo Marion Bartoli a entrare nella top 10 e salendo all’ottava posizione della Race per Singapore, gomito a gomito con Johanna Konta. Alla fine, il forfait della britannica al torneo di Mosca, consegna definitivamente alla transalpina il pass per le Finals. Caroline è dunque la prima tennista d’Oltralpe tra le otto “Maestre” di fine anno dopo Amélie Mauresmo (Marion Bartoli aveva partecipato due volte ma come riserva). Non solo. Nella suo straordinario sprint asiatico, la francese sorprende nientemeno che la n. 3 Elina Svitolina e la neo n. 1 del mondo, Simona Halep.

Che ci sia in vista per lei lo scettro del ranking? “La ragazza che sta giocando con Sharapova diventerà n. 1 del mondo, Caroline Garcia! Che giocatrice! Sarò il primo ad averlo detto!“. Questo twittava nel 2011 l’allora n. 4 del mondo Andy Murray, impressionato dalla qualità del tennis della transalpina nel match di secondo turno con Maria Sharapova al Roland Garros. Una giovanissima Garcia di 17 anni e 188 giorni, infatti, in vantaggio 6-3 4-1, stava per estromettere la pluricampionessa siberiana. Vedremo. Ora che Garcia fa parte delle magnifiche otto… Joyeux anniversaire “Caro”!

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Votate per il sondaggio WTA: la migliore, il ritorno, la più migliorata http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/15/votate-per-il-sondaggio-wta-la-migliore-il-ritorno-la-piu-migliorata/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/15/votate-per-il-sondaggio-wta-la-migliore-il-ritorno-la-piu-migliorata/#respond Sun, 15 Oct 2017 07:15:41 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=226479 Le mie scelte: Venus Williams, Sloane Stephens, Jelena Ostapenko, Martina Hingis e chiunque come coppia dell'anno. E quelle di AGF...]]>

Cari lettori, come era accaduto per l’ATP ho ricevuto dalla WTA l’invito a dare i miei voti per cinque categorie di premi:

  1. La tennista dell’anno
  2. La coppia dell’anno
  3. La top100 maggiormente migliorata
  4. La tennista out top100 più “cresciuta”
  5. Il miglior “comeback” del 2017

Io ho pensato di coinvolgere nuovamente i lettori di Ubitennis.com e di votare a seguito delle vostre indicazioni pervenutemi nell’arco di 48 ore dalla pubblicazione. La WTA ha segnalato le sue candidate per ciascuna categoria. Ma siete liberi di indicare anche nomi non compresi.

1. Tennista dell’anno

  • Simona Halep (ROU)
  • Garbiñe Muguruza (ESP)
  • Jelena Ostapenko (LAT)
  • Karolina Pliskova (CZE)
  • Elina Svitolina (UKR)
  • Venus Williams (USA)

2. La coppia dell’anno

  • Yung-Jan Chan/Martina Hingis (TPE/SUI)
  • Ekaterina Makarova/Elena Vesnina (RUS/RUS)
  • Bethanie Mattek-Sands/Lucie Safarova (USA/CZE)

3. La top100 maggiormente migliorata

  • Caroline Garcia (FRA)
  • Kristina Mladenovic (FRA)
  • Jelena Ostapenko (LAT)
  • Elina Svitolina (UKR)
  • Coco Vandeweghe (USA)

4. Newcomer 2017 – entrata fra le top100 oppure un gran balzo

  • Catherine Bellis (USA)
  • Beatriz Haddad Maia (BRA)
  • Elise Mertens (BEL)
  • Marketa Vondrousova (CZE)

5. Comeback 2017 – tennista precipitata nel ranking (infortunio o motivi personali) in risalita

  • Ashleigh Barty (AUS)
  • Madison Keys (USA)
  • Petra Kvitova (CZE)
  • Sloane Stephens (USA)

I  miei voti al momento sarebbero questi se i vostri non si dimostrassero in maggioranza diversi:

  1. Venus Williams
  2. Yung-Jan Chan/Martina Hingis
  3. Jelena Ostapenko
  4. Elise Mertens
  5. Sloane Stephens

Mini spiegazioni (non troppo convinte… ma per facilitare la lettura dei voti vi pregherei di usare lo stesso mio schema; cioè prima ciascuno indichi i voti per le cinque categorie, poi sotto… chi ne ha voglia esprima le sue motivazioni).

1. Giocatrice dell’anno: Venus Williams. Che prima o poi Halep sarebbe diventata, in ritardo, numero 1 me l’aspettavo. Tre volte è stata respinta sull’orlo per diventarla, alla quarta ce l’ha fatta e ha pianto come era inevitabile che facesse. Che Muguruza e, un po’ meno, anche Pliskova potessero farcela anche loro a salire sul trono del tennis femminile beh… idem. Onestamente le tre che hanno fatto molto più di quanto io mi attendessi sono state le altre: Venus, Ostapenko e Svitolina. E se a sorprendermi per un singolo evento nessuna lo ha fatto più di Ostapenko, davvero la più clamorosa, però la continuità di Venus, due finali Slam (Australia e Wimbledon) più una semifinale (US Open) a 37 anni per me merita di essere premiata quasi quanto… Roger Federer e Rafa Nadal.

2. Coppia dell’anno: Chan/Hingis. Non avendo idea di come giocasse la cinese di Taipei, trovo che Hingis debba essere premiata perché mi dà l’idea che se anche giocasse con mia sorella (che non ho…) vincerebbe tutti i doppi più importanti.

3. Maggiori progressi: Jelena Ostapenko. Nessuno avrebbe scommesso un euro su lei alla vigilia del Roland Garros. E tutto sommato è riuscita poi a reggere diversamente da come, ad esempio, (non) ha retto Sloane Stephens dopo la “sbornia” dell’inatteso US Open. La minor età mi fa propendere per lei.

4. Newcomer: Elise Mertens. Un voto un po’ così questo mio (non influenzato, a scanso di equivoci, dall’attaccante del Belgio) e… mi voglio fidare di più di AGF (troverete le sue valutazioni al termine dell’articolo) che dei miei. Il vero esperto di tennis femminile è lui, non io. E non credo che in Italia ci sia chi conosce il tennis in gonnella meglio di lui. Approfitto per dire che mi piacerebbe avere anche un simil-AGF per… il tennis nazionale, per il campionato di serie A che vorremmo seguire con la dovuta competenza, per le vicende dei circoli che intendiamo ampliare ben oltre la rubrica “Circoli in Vista” all’interno della quale vedrete fin dai prossimi giorni nuovi articoli, contenuti, interviste. Chi desiderasse proporsi per questa area di tennis nazionale si segnali scrivendo a direttaubitennis@gmail.com

5. Comeback: Sloane Stephens. Beh non era facile qui. Kvitova ovviamente raccoglieva la simpatia che merita una tennista vittima di un incidente quasi incredibile. Barty, senza aver fatto troppi sacrifici per quanto concerne la dieta, pareva prima una ex doppista, poi proprio una ex in tutto e per tutto. E anche Keys non è stata certo fortunata per tutto il primo semestre… però Stephens ha fatto un viaggio dall’inferno, dai veri bassifondi per centrare uno Slam pazzesco.


I VOTI DI AGF

  1. Garbiñe Muguruza
  2. Bethanie Mattek-Sands/Lucie Safarova
  3. Jelena Ostapenko
  4. Marketa Vondrousova
  5. Sloane Stephens

LE MOTIVAZIONI

1. Giocatrice dell’anno: Garbiñe Muguruza. Perché nel 2017 ha centrato due grandi obiettivi: il numero 1 del mondo e la vittoria in uno Slam (Wimbledon). Fra le altre concorrenti al premio nessuna vanta due traguardi di questo livello insieme. In questo modo ha cambiato drasticamente il valore del suo palmarès: primato nel ranking e due Slam vinti su due superfici diverse a soli 23 anni.

2. Coppia dell’anno: Mattek-Sands/Safarova. Due Slam vinti (Australia e Francia), imbattute nei Major 2017 prima del grave infortunio che ha fermato Mattek a Wimbledon. Ma anche Hingis/Chan hanno fatto molto bene nella seconda parte della stagione. Su questa scelta non sono del tutto sicuro perché non seguo il doppio a sufficienza.

3. Maggiori progressi: Jelena Ostapenko. Uno Slam vinto a 20 anni appena compiuti più l’ingresso in top 10 (e il Masters di fine anno). Traguardi che secondo me la fanno diventare irraggiungibile dalle altre contendenti.

4. Newcomer: Marketa Vondrousova. In questa categoria a mio avviso se la giocano lei e CiCi Bellis. Tutte e due nate nel 1999 e quindi in grado di diventare top 100 a 17 anni. Scelgo Vondrousova perché Bellis era già entrata in top 100 alla fine del 2016, e quindi il premio sarebbe un po’ fuori tempo. In più penso che Vondrousova abbia espresso il miglior tennis rispetto alle altre contendenti quando ha vinto il torneo di Biel, in cui per qualità di gioco è stata impressionante. In termini di ranking è passata dalla posizione 376 di fine 2016 alla 61 (ottobre 2017).
Come newcomer mi sorprende che non sia stata inserita nella rosa delle candidate Anett Kontaveit.

5. Comeback: Sloane Stephens. Decisione molto difficile; il cuore direbbe Kvitova, e anche Barty è stata straordinaria, per età e prestazioni: in ogni caso sono importanti recuperi per la WTA. Alla fine però scelgo Stephens perché è stata ferma undici mesi per un serio infortunio e nel giro di poco più di un mese è tornata e ha vinto Flushing Meadows, passando da 957 del ranking a top 20 in poche settimane.

A questo punto mandateci i vostri voti, possibilmente in modo più ordinato di quanto sia stato fatto per gli ATP Awards per non complicarci i calcoli. E poi io voterò di conseguenza. Grazie per la collaborazione.

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Anteprima ATP: Goffin e Carreno Busta a caccia di punti per Londra http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/15/anteprima-atp-goffin-e-carreno-busta-cercano-punti-per-londra/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/15/anteprima-atp-goffin-e-carreno-busta-cercano-punti-per-londra/#respond Sun, 15 Oct 2017 06:58:02 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=226882 Tre ATP 250 fondamentali per la corsa alle Finals. Goffin ad Anversa, Carreno difende il titolo a Mosca, Dimitrov per la conferma a Stoccolma. Tanti gli italiani impegnati]]>

ATP 250. Kremlin Cup, Mosca, Russia. Veloce indoor. 955.240$

Le ultime settimane di grande tennis sono da sempre accompagnate dai calcoli per la corsa alle ATP Finals. A Mosca guida il seeding Pablo Carreño Busta, detentore del titolo, che al momento occupa l’ultima posizione disponibile per il torneo dei maestri. In Cina però il semifinalista degli US Open non ha fatto bene; ringrazia Sam Querrey che con il terzo turno a Shanghai si è rimesso pericolosamente in gioco (80 punti di distanza tra i due). Dopo il bye al primo turno affronterà Kuznetsov o Medvedev, impegnati in un interessante derby; difficile pensare che Paolo Lorenzi (7) riesca a raggiungerlo nei quarti dato il suo momento negativo. Nella parte alta del tabellone dunque i pericoli più grandi sono rappresentati da Dzumhur, avversario di Fabbiano all’esordio, e forse da Vesely, opposto a Seppi. Si rivede in questo spicchio anche Roman Safiullin, una delle tante speranze del tennis maschile russo.

Albert Ramos-Vinolas è fuori dai giochi per quanto riguarda le Finals di Londra, ma come abbiamo visto a Shanghai, ci tiene a finire l’anno in bellezza. Lo spagnolo numero 2 del seeding, potrebbe dar vita a un confronto di stili in un eventuale quarto di finale con Rublev, beniamino di casa vista anche l’assenza di Khachanov cancellatosi all’ultimo momento per un problema alla spalla destra, e incaricato del ruolo di profeta in patria: l’ultimo russo a vincere il torneo di Mosca fu Youzhny nel 2009. Tre i titoli di Davydenko, cinque quelli di Kafelnikov.

  • Wild Card: T. Gabashvili, K. Kravchuk, R. Safiullin
  • Protected Ranking: R. Berankis
  • Last Direct Acceptance: E. Donskoy (99)

ATP 250. European Open, Anversa, Belgio. Veloce indoor. 660.375$

Tabellone ricco di incroci interessanti ad Anversa, specialmente nella parte alta presidiata dal padrone di casa David Goffin. La stagione per il numero 8 della race è ancora lunga considerando la corsa alle Finals e la finale di Coppa Davis. All’esordio ci sarà il vincente della sfida tra Florian Mayer e Tiafoe, mentre ai quarti si avvicina pericolosamente l’ombra di Karlovic, contro cui il belga ha già vinto una volta quest’anno. Il derby NextGen tra Shapovalov e Escobedo deciderà l’avversario di Schwartzman, testa di serie numero 4; nel suo spicchio di tabellone c’è anche Ferrer, al rientro dopo un mese e mezzo di stop.

Probabile avversario di Goffin nella finale di Davis è Tsonga, secondo favorito del seeding. Anche il francese ha saltato la trasferta asiatica ed è in tabellone grazie a una wild card; esordirà con un qualificato e nei quarti dovrebbe trovare Dolgopolov con cui è 3-3 nei confronti diretti. L’unica altra sfida di rilievo è quella tra Paire (7) e Sousa, mentre c’è attesa per Kyrgios dopo l’ennesima figuraccia. Nel tabellone di qualificazione è presente anche Stefano Travaglia che si è deciso a giocare anche al di fuori del circuito challenger. Primo avversario Coppejans.

  • Wild Card: F. Tiafoe, N. Kyrgios, J. Tsonga
  • Last Direct Acceptance: C. Stebe (107)

ATP 250. Intrum Stockholm Open, Stoccolma, Svezia. Veloce Indoor. 660.375$

Cinque italiani a Stoccolma fra tabellone principale e qualificazioni: Fognini, testa di serie numero 6, avrà un esordio abbastanza agevole sulla carta contro Malek Jaziri; Giannessi invece giocherà con Chardy che non ha fatto una gran figura a Shanghai, dove ha perso da Wu, numero 233 ATP; nel tabellone cadetto Bolelli se la vedrà con Casper Ruud (3), Napolitano (5) con Marchenko e Arnaboldi con Janowicz (4).

Il numero 1 è Dimitrov che ha già un piede nella O2 Arena di Londra. Chi invece spera ancora di staccare un biglietto è Kevin Anderson, testa di serie numero 2. Il sudafricano virtualmente è 10° visto che davanti a lui ci sono Djokovic e Wawrinka. A Stoccolma non potrà sbagliare e in contemporanea dovrà sperare in qualche passo falso dei suoi concorrenti. Il campione uscente è Juan Martin del Potro e quest’anno è il quarto favorito del seeding. Lo spavento per la caduta di Shanghai dovrebbe essere passato e in questi giorni avrà anche il tempo di recuperare le forze visto che al primo turno avrà un bye e quindi non scenderà in campo prima di mercoledì. Jack Sock, testa di serie numero 3, cerca la terza finale consecutiva a Stoccolma, ma spera di invertire la tendenza poiché in entrambi i casi è uscito dal campo con il trofeo del secondo classificato.

  • Wild Card: M. Ymer, E. Ymer, M. Zverev
  • Last Direct Acceptance: N. Almagro (92)
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La storia di tutti i 37 duelli fra Roger Federer e Rafa Nadal http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/14/la-storia-di-tutti-37-duelli-fra-roger-federer-e-rafa-nadal/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/14/la-storia-di-tutti-37-duelli-fra-roger-federer-e-rafa-nadal/#respond Sat, 14 Oct 2017 21:50:16 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221305 Il bilancio vede in vantaggio Nadal: 23-14. Sarà il quarto duello del 2017 (Federer ha vinto i primi tre). Chi il vostro favorito nella finale di domani di Shanghai?]]>

La finale degli ultimi Australian Open era stata introdotta come l’ultimo, maestoso atto della rivalità tra Roger Federer e Rafael Nadal. Un incontro dall’andamento e dal risultato quasi senza precedenti nella storia del “Fedal”, che avrebbe concluso nel modo più emozionante possibile il decennio (abbondante) al top dello svizzero e del maiorchino. Nessuno deve averli informati, tuttavia, perché i due hanno deciso di affrontarsi altre tre volte nel 2017. Le prime due (Indian Wells e Miami) le ha vinte Federer, la terza sarà quella di domani nella finale di Shanghai. Nell’attesa del lancio della 38esima monetina, ripercorriamo passo dopo passo tutte le sfide tra Roger e Rafa. A partire da quel primo incontro a Miami 2004, quando un giovanissimo Nadal sorprese l’allora astro nascente Federer.

2004 Miami, R32: Nadal b. Federer 6-3 6-3
Roger Federer arriva al Masters Series di Miami 2004 avendo vinto gli Australian Open battendo Safin in finale e il Masters Series di Indian Wells contro Tim Henman (l’unico ad averlo battuto in stagione, nei quarti di Rotterdam). Rafa Nadal, il più giovane in tabellone, ha 17 anni, è il numero 34 del mondo e impiega 69 minuti per eliminare Federer. È il primo mancino dopo Franco Squillari (Sydney 2003) a sconfiggere lo svizzero.

2005 Miami, F: Federer b. Nadal 2-6 6-7(4) 7-6(5) 6-3 6-1 
Federer e Nadal tornano sul luogo del delitto, un anno dopo, stavolta però per una finale al meglio dei cinque set. Lo spagnolo ha tre titoli al suo attivo e sembra avviato a vincere il quarto. Vince i primi due set (nel secondo rimontando un break di svantaggio), nel terzo allunga 4-1, ma lo svizzero si rifugia nel tiebreak. Nadal va 5-3, a due punti dalla vittoria. Ma lo svizzero a suon di dritti fa girare il set e il match allungando la striscia di vittorie consecutive a 22. È solo la seconda volta in carriera che Roger rimonta uno svantaggio di due set (la prima era stata contro Sargsian al Roland Garros 2001).

2005 Roland Garros, SF: Nadal b. Federer 6-3 4-6 6-4 6-3 
Federer arriva al Roland Garros 2005 con un record di 41 vittorie e 2 sconfitte, ma il suo settimo Roland Garros si chiude in semifinale. Nadal conquista la 23ma vittoria di fila e finirà per vincere il suo primo French Open al debutto, in finale con Puerta. L’argentino ha spinto Davydenko al quinto in semifinale: per questo, e per la pioggia, Roger e Rafa scendono in campo alle 18.20. Roger perde il primo set del suo torneo subendo quattro break, si rialza nel secondo, rimonta un break di svantaggio nel terzo ma finisce per cedere quando il maiorchino infila un magnifico vincente di dritto. Lo svizzero continua a sbagliare troppo e Nadal conquista la finale nel giorno del suo 19mo compleanno. Per Roger è una sorta di dejà vu: in Australia ha perso la semifinale contro Safin, conclusa a notte inoltrata la mattina del 25mo compleanno del russo.

2006 Dubai, F: Nadal b. Federer 2-6 6-4 6-4
Dopo aver vinto a Doha e agli Australian Open, Federer è imbattuto nel 2006. Nadal è al secondo torneo dopo l’infortunio alla caviglia sofferto a Madrid nell’ottobre del 2005. È il primo match cui Nadal si presenta da numero 2 del mondo contro lo svizzero. E lo fa vincendo la sua decima finale consecutiva, interrompendo la serie di 56 successi di Federer sul duro, pur facendo sette punti in meno: 71 contro 78.

2006 Montecarlo, F: Nadal b. Federer 6-2 6-7(2) 6-3 7-6(5) 
Lo svizzero, che non perde da Dubai, ha vinto Indian Wells e Miami, dove Nadal è uscito rispettivamente in semifinale e al secondo turno, ma sulla terra il maiorchino è il re incontrastato. Federer martella sul dritto dello spagnolo, che ringrazia, ottiene 15 punti in più, recupera uno svantaggio di 0-3 nel tiebreak del quarto set e vince il torneo.

2006 Roma, F: Nadal b. Federer 6-7(0) 7-6(5) 6-4 2-6 7-6(5) 
È la partita più lunga giocata tra i due. 5 ore e 5 minuti di battaglia avvincente, che fanno di questo match uno degli hot-spot della rivalità tra Roger e Rafa. Una storia che probabilmente avrebbe preso una piega diversa senza quei due dritti gettati via dallo svizzero, che spreca così due match point sul 6-5 nel quinto set. Roger cambia tattica in avvio, butta Nadal fuori dal campo e poi accorcia col rovescio tagliato o affonda col dritto. Il tiebreak del primo set è perfetto, e non solo per il 7-0. Ma Nadal risale nel secondo e nel terzo, Federer allunga al quinto e sembra farcela. Ma alla fine è Nadal che esulta ed eguaglia il record di Vilas di 53 vittorie di fila sulla terra stabilito nel 1977.

2006 Roland Garros, F: Nadal b. Federer 1-6 6-1 6-4 7-6(4) 
Prima finale a Parigi tra Roger e Rafa. Lo svizzero cerca il “Roger Slam”, vuole diventare il primo dopo Laver (1969) e il terzo di sempre a vincere quattro Slam di fila. Pronti via: 6-1 Federer che si issa 40-0 nel primo game del secondo set, ma lo perde. Nadal pareggia il 6-1 e sorpassa. Vince 6-4 il terzo, va avanti di un break nel quarto. Federer gioca male ma può sperare nel tiebreak. Ma il jeu decisif non lo salva dalla prima sconfitta in carriera nella finale di uno Slam. Rafa diventa il più giovane dopo Borg (‘74-’75) a difendere il titolo alla Porte d’Auteuil. La sua serie di 14 finali vinte di fila è seconda nell’era Open solo alle 24 di Federer. Jean Claude Bouttier, campione dei pesi massimi francese, commenta: “Uno stilista ha incontrato un puncher. Federer è Sugar Ray Leonard, Nadal è Marvin Hagler”.

2006 Wimbledon, F: Federer b. Nadal 6-0 7-6(5) 6-7(2) 6-3 
Mentre l’Italia vince i Mondiali, Federer allontana l’incubo nel suo giardino preferito. Sbaglia tattica ancora, cercando lo scambio lungo senza variazioni. Sembra la ripetizione della strategia che il padre di Agassi cerca di insegnare al figlio, come Andre racconta in Open: quella che chiama “far venire le vesciche al cervello all’avversario”, cercare di batterlo al suo stesso gioco. Dopo il 6-0 iniziale, Federer va sotto di un break nel secondo, Nadal serve per il set sul 5-4 ma perde il servizio e di lì il set al tiebreak. Nadal porta il match al quarto, ma subisce due break chiave sul 2-1 e 4-1. Federer vince l’ottavo Slam della sua carriera e diventa il sesto tennista a trionfare quattro volte a Wimbledon.

2006 Masters Cup Shanghai, SF: Federer b. Nadal 6-4 7-5 
Il vincente di dritto incrociato stretto in avanzamento con cui sigilla il match vale a Federer un posto nella storia: è il primo dopo Lendl a giocare quattro finali di fila al Masters di fine stagione. Ancora una volta Roger spreca due match point nel secondo, ancora una volta come a Roma per suoi errori. Ma stavolta non paga: vincerà poi il Masters contro Blake chiudendo il 2006 con 92 vittorie e 5 sconfitte.

2007 Montecarlo, F: Nadal b. Federer 6-4 6-4 
Federer vede la serie di 41 successi di fila interrompersi contro Canas, che lo batte al debutto a Indian Wells e si ripete al quarto turno a Miami. Sulla terra di Montecarlo ritrova in finale il maiorchino, che ha ceduto il servizio tre volte in tutto il torneo. Nel title-match strappa due volte il servizio allo svizzero, salva tutte le tre palle break concesse e allunga a 67 la serie di vittorie di fila sulla terra. Sul rosso non c’è storia.

2007 Amburgo, F: Federer b. Nadal 2-6 6-2 6-0 
Prima vittoria di Federer contro Nadal sulla terra, seppur su quella atipica e veloce di Amburgo. Si ferma a 81 la serie di vittorie di fila di Nadal sul rosso e a 16 quella di finali vinte consecutivamente sulla sua superficie preferita. Dopo un primo set in cui concede palle break nei primi tre turni di battuta e perde cinque giochi di fila, Federer ne lascia solo due a Nadal nei successivi due set perdendo complessivamente solo 13 punti al servizio.

2007 Roland Garros, F: Nadal b. Federer 6-3 4-6 6-3 6-4 
Nadal diventa l’unico, insieme a Borg, capace di vincere tre Roland Garros di fila. Non bastano allo svizzero 10 palle break nei primi tre turni di servizio dello spagnolo per vincere il primo set. Federer è più aggressivo alla risposta, soprattutto dalla parte del rovescio, ma soffre troppo i topponi di Rafa sulla diagonale mancina. In più Rafa salva 16 palle break su 17.

2007 Wimbledon, F: Federer b. Nadal 7-6(7) 4-6 7-6(3) 2-6 6-2 
This thing is killing me”: non si riferiva a Nadal, Federer, al cambio campo sotto 0-3 nel quarto. Ha appena subito il secondo break di fila perché l’Hawk-Eye ha stabilito che il rovescio di Nadal (valso il 30-40 sul servizio dello svizzero) ha appena pizzicato la riga: poi Roger affossa un dritto elementare. Lo svizzero, alla nona finale consecutiva in un major, nel quinto set si ritrova due volte 15-40 (sull’1-1 e sul 2-2), ma uno strepitoso vincente di dritto gli regala il break che lo porta avanti 4-2 e gli spalanca le porte del quinto titolo a Wimbledon, dopo 3 ore e 45 di grande tennis e grazie a 65 vincenti (molti col rovescio incrociato), compresi 24 ace.

2007 Masters Cup Shanghai, SF: Federer b. Nadal 6-4 6-1 
È la vittoria più netta di Federer contro il maiorchino. Lo svizzero, dal 4-4 15-30 nel primo set, infila un parziale di 20 punti a 1 (di cui 15 di fila). Nadal ne mette a segno tre nei primi cinque game del secondo set. Federer domina anche con il rovescio in top-spin e, quando può, gira intorno alla palla per tirare il dritto da sinistra. In più, serve con l’81% di prime. Il maiorchino, al contrario, non riesce a spingere da fondo e sbaglia troppo.

2008 Montecarlo, F: Nadal b. Federer 7-5 7-5 
E’ dal 1914 che un tennista non vince il torneo di Montecarlo per quattro anni di fila. Rafa Nadal riesce nell’impresa battendo Federer in tre finali consecutive. Non bastano allo svizzero due break nel primo set e un parziale di 4-0 in avvio di secondo set. A Montecarlo Nadal non perde dal 2003, quando fu eliminato da Coria al terzo turno. Dalla vittoria nel 2005 ha vinto sulla terra rossa 98 partite delle 99 giocate.

2008 Amburgo, F: Nadal b. Federer 7-5 6-7(3) 6-3 
Solo Gustavo Kuerten e Marcelo Rios erano riusciti, dal 1990, a vincere i tre Masters Series sul rosso (Monte-Carlo, Roma e Amburgo) nella stessa stagione. Federer parte meglio e allunga sul 5-1, ma Nadal dopo un medical time-out infila un parziale inarrestabile e vince il primo set. Anche nel secondo Roger inizia meglio (5-2), si fa brekkare nel nono game, ma riesce a conquistare il tiebreak. Nel terzo è Nadal a completare il break decisivo nel quarto gioco. È lui che entra nella storia dopo 2 ore e 53 minuti.

2008 Roland Garros, F: Nadal b. Federer 6-1 6-3 6-0 
Si dice che il vincitore di Amburgo stecchi al Roland Garros. Nadal smentisce tutto e tutti. È una mattanza. Quando Federer regala il break nel primo game con il primo dei suoi 49 errori gratuiti si capisce che sarà solo un comprimario nello spettacolo. Federer subisce il primo 6-0 dal giugno 1999 (da Byron Black al Queen’s).

2008 Wimbledon, F: Nadal b. Federer 6-4 6-4 6-7(5) 6-7(8) 9-7 
È la finale più lunga di Wimbledon, sia per durata (4 ore e 48 minuti contro le 4 ore e 16 minuti di Connors-McEnroe 1982) che in termini di game (62 game contro i 58 di Drobny-Rosewall del 1954). Come a Parigi nel 2007, Federer spreca troppe palle break (11 su 13, allora 16 su 17). Anche stavolta lascia per strada il secondo set dopo essere stato avanti 4-1. Rimane, almeno dal terzo set, una delle partite più belle di sempre, certamente la più emozionante finale dei Championships, cui sta anche stretto il paragone con Borg-McEnroe del 1980. Nadal canta sotto la pioggia, bacia la pioggia che rallenta la finale due volte e regala una conclusione notturna che eleva il trionfo nella dimensione dell’epica e della leggenda. Nadal, secondo spagnolo a vincere a Londra dopo Manolo Santana, rompe la tradizione del più tradizionale dei tornei dei gesti bianchi, arrampicandosi, bianco nel cielo scuro, sul Royal Box. Ma in fondo, questo è THE match: what did you expect?

2009 Australian Open, F: Nadal b. Federer 7-5 3-6 7-6(3) 3-6 6-2 
Sono lacrime di dolore, quelle uscite dal cuore di Federer, incapace di proferire parole quando lo chiamano sul palco. Nadal è reduce dalla magnifica semifinale contro Verdasco, durata 5 ore e 14 (il match più lungo di sempre agli Australian Open) e diventa il primo dopo Goran Ivanisevic a Wimbledon 2001 a vincere un Major con successi al quinto in semifinale e finale. E’ il secondo più giovane di sempre a celebrare sei Slam dopo Borg e il primo mancino dopo 11 anni (Petr Korda, 1998) a trionfare in Australia. Federer paga il rendimento altalenante del servizio (ha servito col 52% e nel secondo set non ha messo la prima undici volte di fila), Nadal gioca un tiebreak praticamente perfetto nel terzo e smentisce chi credeva che la partita fosse cambiata dopo le cinque palle break sfumate sul 3-2 nel quarto. Nadal ha vinto perché è un lottatore, mentre Federer quando avrebbe dovuto scegliere tra pazienza e azzardo ha optato per una via di mezzo e, alla fine, ha mollato.

2009 Madrid, F: Federer b. Nadal 6-4 6-4
Dopo cinque sconfitte di fila, Federer torna a battere Nadal, certamente provato dalle 4 ore e 3 minuti di battaglia nella semifinale contro Djokovic (la più lunga partita mai disputata al meglio dei tre set). E lo fa nel giorno della sua 80esima finale che gli regala la vittoria numero 58 della carriera, la prima dell’anno. Nel primo set lo svizzero salva due palle break e strappa il servizio alla prima occasione nel nono game prima di chiudere il set tenendo a zero. La stanchezza condiziona Rafa, che tenta un drop ma regala una palla break decisiva nel quinto game del secondo set, poi spara un dritto a rete. Ha un filo di speranza, sul 4-5, quando riesce a procurarsi due palle break (15-40), che sfumano per due errori gratuiti di rovescio. Da lì alla prima sconfitta sulla terra dal 2008 (a Roma contro Juan Carlos Ferrero per le famose vesciche ai piedi) il passo è breve.

2010 Madrid, F: Nadal b. Federer 6-4 7-6(5)
A dodici mesi dall’ultima sfida, un Nadal esplosivo si prende la rivincita. Primo set abbastanza mediocre, con molti errori e pochi vincenti (12-14 il saldo di Rafa nel parziale, 14-17 quello di Federer): lo svizzero sbaglia un paio di dritti di troppo sul 4-5 e conferma di essere titubante sulle palle break. A metà secondo set, con Rafa avanti 4-2, Roger tenta i primi drop, viene a prendersi i punti a rete, arriva a due punti dal set e sale 4-2 nel tiebreak prima di subire quattro punti di fila di Nadal, che centra la riga del servizio e dopo 2 ore e 10 vince il 18mo Masters 1000, uno in più di Agassi.

2010 World Tour Finals Londra, F: Federer b. Nadal 6-3 3-6 6-1
Il Federer in “versione Annacone” per la prima volta da anni non patisce sulla diagonale sinistra, anzi è lui a dettare i tempi anche con gli attacchi rovescio contro diritto, come quello che gli vale il break decisivo nel primo set. È un Federer che non aspetta, che aggredisce già dalla risposta, soprattutto sulla seconda dello spagnolo, che ricava il 92% dei punti quando mette in campo la prima. Così eguaglia Lendl e Sampras nel numero di vittorie al Masters (5), unico grande torneo che ancora manca a Nadal.

2011 Miami, SF: Nadal b. Federer 6-3 6-2
Sfida numero 23, prima negli Usa dopo la finale di Miami del 2005. Per Federer è un’autentica lezione. Non si può pensare di vincere sul duro all’aperto senza servizio e senza risposta. Disarmato, Federer è in balia del maiorchino, prende rischi enormi con il dritto, ma è sempre sotto pressione fin dai primi scambi del game. Una lezione breve, appena un’ora e 18, e per questo tanto più dura.

2011 Madrid, SF: Nadal b. Federer 5-7 6-1 6-3
C’è equilibrio solo nel primo set, con Federer che recupera un break di svantaggio e si esalta con cinque punti di fila sul 5 pari 0-40 prima di aggiudicarsi il parziale. Ma da lì Nadal domina, a parte un sussulto d’orgoglio dello svizzero all’inizio del terzo set. Per Nadal la vittoria vale la 28ma finale in un Masters 1000.

2011 Roland Garros, F: Nadal b. Federer 7-5 7-6 5-7 6-1
Non bastano 64 vincenti a 43 a Roger Federer. Lo svizzero non ripete la prestazione stellare della semifinale con Djokovic, incappa in 56 errori gratuiti (contro 24) e raccoglie appena il 38% di punti con la seconda. Federer illude se stesso e la platea parigina fino al 5-2, fino al set point che si gioca con un dropshot carico di sidespin che finisce largo di poco. Lo svizzero cala al servizio, accorcia dal lato del rovescio e perde sette giochi di fila, fino al 2-0 Nadal nel secondo. Sull’1-3 lo svizzero, sotto 15-40, trova due ace provvidenziali per evitare il doppio break e riesce ad impattare sul 4-4. Nadal controbrekka, ha un set point che se ne va insieme a un dritto deviato dal nastro. Dopo una breve interruzione per pioggia, Nadal spreca un secondoo set point e si va al tiebreak: il dritto però tradisce Federer e Nadal chiude 7-3. Il break a zero con cui Nadal allunga 4-2 nel terzo sembra chiudere la partita, ma Federer torna a giocare come all’inizio, ritrova servizio e variazioni, breakka due volte e porta il match al quarto. Lo svizzero va subito 0-40 sul servizio di Rafa nel primo game, ma non trova il break. Nel gioco successivo va lui sotto 0-40, l’esito però è diverso. E Rafa si avvia deciso verso il decimo Slam della carriera.

2011 World Tour Finals Londra, RR: Federer b. Nadal 6-3 6-0
Una lezione da Maestro, una sera da Re. Federer si regala la nona vittoria su Nadal lasciando al maiorchino appena tre game. Tre e nove, numeri della perfezione tecnica e stilistica, peraltro avvantaggiata dalla superficie e dalle imperfette condizioni di Rafa. Il sesto titolo al Masters, vinto di lì a poco, è l’unico completamento possibile.

2012 Australian Open, SF: Nadal b. Federer 6-7 6-2 7-6 6-4
È stato un match delicato, consumatosi davanti ad una leggenda del tennis del calibro di Rod Laver. Più lo scambio si allunga più si fa difficile per Federer vincerlo. Lo svizzero deve trovare il modo di variare il gioco di più, alternando variazioni di taglio ed attacchi. Roger dovrebbe fare più serve&volley. A fine partita aveva 10 punti su 15 quando ha applicato questa tattica. Come è chiaro, la partita la decide Federer, perché è lui ad essere più propositivo, ad avere più possibilità di variare il proprio gioco e spesso è sui suoi vincenti o sui suoi errori che si decide il risultato. In particolare, oggi l’andamento altalenante della prima palla e alcuni gratuiti di rovescio gli sono probabilmente costati la partita.

2012 Indian Wells, SF: Federer b. Nadal 6-3 6-4
Con il vento, la pioggia, l’oscurità Nadal aveva trionfato nel Giardino del Re, a Wimbledon nel 2008, e domato Monfils agli Us Open 2009. Condizioni che però oggi lo tradiscono. Federer ha moltiplicato i vincenti, ha spinto di rovescio come se stesse giocando sotto il tetto della O2 Arena, come nella finale del Masters che ha segnato il primo successo con Annacone come coach. Non ha avuto “Federer moments“, ma nemmeno parentesi di assenza. Ha applicato il piano, ha fatto tutto giusto, tutto quello che sempre gli si chiede di fare per battere Rafa e che non sempre riesce a trasferire dalle speranze dei tifosi alla realtà del match. Lo svizzero ha chiuso 63 64 con 29 vincenti e 25 errori e ottenuto la 38ma vittoria nelle ultime 40 partite.

2013 Indian Wells, QF: Nadal b. Federer 6-4 6-2
A 12 mesi di distanza, i due fenomeni si riaffrontano sullo stesso campo. Nadal è reduce dalle vittorie a San Paolo e Acapulco dopo i sette mesi di stop forzato, mentre lo svizzero qualche giorno prima ha accusato un fastidio alla schiena. Ancora non lo sa, ma quello sarà l’inizio della via crucis, almeno per quanto riguarda il 2013. Roger tiene un buon livello di gioco per circa mezz’ora, ma è troppo poco per contrastare l’avversario.

2013 Roma, F: Nadal b. Federer 6-1 6-3
Dopo sette anni, i due mostri sacri del tennis del terzo millennio si scontrano nella Città Eterna. C’è grande attesa, ma fin dai primi minuti è chiaro a tutti come Roger non sia al 100% fisicamente. I problemi alla schiena di cui sopra, infatti, continuano a tormentarlo. Nadal, dal canto suo, è in forma smagliante – pazzesco il passante di rovescio che vale il doppio break nel secondo parziale – e vince la partita cedendo solamente quattro giochi.

2013 Cincinnati, QF: Nadal b. Federer 5-7 6-4 6-3
Rafa Nadal riesce a sconfiggere l’eterno rivale anche in uno dei suoi campi preferiti e lo fa al termine di una sfida che, secondo alcuni, è la più bella giocata tra loro fra quelle disputate al meglio dei tre set. Federer parte alla grande, servendo molto bene e comandando gli scambi nei suoi turni di battuta. Nel primo set il campione di Basilea trova il break sul 5 pari, chiudendo poi il set con un meraviglioso rovescio in diagonale in controbalzo. Roger continua a giocare a un livello altissimo, ma lo spagnolo sale d’intensità e, dal 4 pari nel secondo, piazza un parziale mortifero che gli consente di andare al terzo, dove centra subito il break per scappare sul 3-0. Non si guarderà più indietro, ponendo così le premesse per la sua prima – e finora unica – vittoria in Ohio.

2013 World Tour Finals Londra, SF: Nadal b. Federer 7-5 6-3
A meno di 24 ore dalla splendida battaglia vinta contro del Potro, Federer scende in campo contro Nadal, consapevole di non aver mai perso su questo campo contro il maiorchino. La benzina rimasta nel sebatoio svizzero è poca e per questo Roger parte forte, conquistandosi diverse opportunità del 4-2, senza però avere il coraggio necessario per concretizzarle. Dopo aver recuperato un break di svantaggio nel decimo game – stupendo il dritto inside-in che lo porta sul 15-40 in quel game – l’elvetico cala progressivamente d’intensità e, nonostante non sia un Nadal in versione deluxe, è sufficiente per vincere per la prima volta contro Federer su un campo indoor.

2014 Australian Open, SF: Nadal b. Federer 7-6 6-3 6-3
Federer si presenta alle semifinali del primo Slam del 2014 rinvigorito dalla nuova partership con Stefan Edberg, che lo ha convinto a giocare in maniera più aggressiva e a cercare la via della rete con più frequenza. Dopo un set d’apertura equilibrato in cui la nuova tattica riesce a tenerlo a galla, FedExpress si scioglie nel tiebreak, mentre Nadal gioca una partita stellare. Come dichiarerà dopo, Roger combatte anche contro se stesso e a giocare con ansia, subendo passanti a ripetizione che minano le sue certezze. Nel secondo set lo spagnolo vince uno scambio pazzesco sul 5-3 15-30 grazie ad un dritto lungolinea vincente sensazionale. Da lì non ci sarà più storia.

2015 Basilea, F: Federer b. Nadal 6-3 5-7 6-3
Stavolta si gioca in casa di Re Roger, che parte alla grande, sciorinando un tennis spaziale per un’ora abbondante di gioco. Nadal non è quello dei tempi migliori, ma sta cercando di riprendersi. Da veterano qual è, Rafa attende il calo del rivale, che arriva puntualmente sul 5 pari nella seconda frazione di gioco, con un gratuito di dritto che fa disperare Federer e tutto il pubblico. Nel set decisivo la sensazione è che il vantaggio psicologico dello spagnolo possa far la differenza, ma le sue difficoltà dell’ultimo anno riemergono proprio nel momento decisivo – molto grave per lui il passante sbagliato nella direzione sul 5-3 40 pari. Federer ne approfitta e torna alla vittoria contro il suo più grande rivale dopo oltre tre anni e mezzo.

2017 Australian Open, F: Federer b. Nadal 6-4 3-6 6-1 3-6 6-3
Non c’era mai stato un anno di pausa dal “Fedal”, fino al 2016. E non c’era mai stato neppure un anno senza trofei vinti per Federer, dal 2001 sempre fino al 2016. I dominatori del circuito sembrano essere diventati altri, i giovani già sgomitano per prendere i posti migliori. E invece al sole di Melbourne Roger e Rafa ritrovano nuova vita, la più quotata concorrenza inciampa e la finale è di quelle in cui speri, ma che non ti aspetteresti mai. La finale è loro. Nadal viene da un trapianto di capelli e dalla semifinale-massacro contro Dimitrov, Federer da quella non meno intensa contro Wawrinka e dalla nuova cura Ljubicic, che sembra averlo reso più aggressivo che mai. La distanza del tre su cinque spinge per il maiorchino, la rapidità del campo (eccessiva, per qualcuno degli eliminati) per il basilese. Finisce in un modo che non si può sintetizzare in due righe, con Federer che rimonta il break di svantaggio al quinto set e sul match point sconfigge anche il suo secondo acerrimo rivale, l’Occhio di Falco. “Se nel tennis esistesse il pareggio, oggi lo avrei accettato” dice nel discorso di premiazione. Sembrano i titoli di coda più sfarzosi possibili.

2017 Indian Wells, R16: Federer b. Nadal 6-2 6-3
E invece, poco più di un mese dopo, l’urna californiana li getta nello stesso ottavo di tabellone. Ne viene fuori un massacro: Federer spinge già dalla risposta con un rovescio topspin eccellente, Nadal non riesce a stargli dietro e raccoglie appena 5 game. Per la prima volta lo svizzero vince tre confronti consecutivi e i rapporti di forza tra i due, specialmente quella psicologica, sembrano essersi capovolti di colpo. Federer avanzerà poi spedito fino alla vittoria in finale, aumentando ulteriormente il suo distacco nella race verso le ATP Finals.

2017 Miami, F: Federer b. Nadal 6-3 6-4
Meno di due settimane dopo, si ritorna dove avevamo iniziato tredici stagioni prima, a Miami. In finale dopo un torneo in cui supera due partite durissime, contro Berdych ai quarti e contro Kyrgios in semifinale, entrambe finite 7-6 al terzo set, con tanto di match point annullato al ceco, Roger trova all’atto conclusivo un Nadal che ha smarrito solo un set nel corso del torneo. Ma la storia del “Fedal 2017” non cambia, anzi, nell’ora e mezza necessaria a vincere due set a zero, in condizioni difficili a causa del caldo umido, Federer appare ancora più dominante che in California. Il primo set è equilibratissimo ed entrambi hanno l’occasione di prendere un break di vantaggio. Sarà Federer a guadagnarselo con un game spettacolare sul 4-3 condito da quattro dritti vincenti. Da lì in poi lo svizzero diventa ingiocabile al servizio tenendo anche 3 turni a zero consecutivamente. Sul 4-4 arriva il break che sancisce la fine del match. Federer conquista così il 91° titolo in carriera e il terzo “Sunshine Double” a 11 anni di distanza dall’ultima volta. Una primavera incredibile, per lo svizzero, che salterà poi l’intera stagione sulla terra battuta (stradominata da Nadal, che lascia per strada solo il titolo di Roma, vincendo Montecarlo, Madrid e Barcellona, lungo la strada verso la leggendaria “decima” al Roland Garros) per poi ripresentarsi sull’erba, e conquistare il suo ottavo Wimbledon, e 19esimo Slam, senza perdere un set, come Rafa a Parigi.

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La battaglia dei sessi. Quella che forse non è mai esistita http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/13/la-battaglia-dei-sessi-quella-che-forse-non-e-mai-esistita/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/13/la-battaglia-dei-sessi-quella-che-forse-non-e-mai-esistita/#respond Fri, 13 Oct 2017 18:20:34 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=226746 Jonathan Dayton e Valerie Faris portano al cinema la storia della sfida tra Billy Jean King (una irriconoscibile Emma Stone) e Bobby Riggs (interpretato da Steve Carrell). Vinse Billy Jean, e malgrado tanti sospetti, fu una pietra miliare per le rivendicazioni delle donne nel mondo del tennis]]>

Nel 1973 la TV americana trasmise uno degli eventi sportivi più attesi di tutti i tempi, con un seguito di 90 milioni di spettatori in tutto il mondo: una partita di tennis  fra la campionessa del mondo Billie Jean King (Emma Stone) e l’ex campione e scommettitore seriale Bobby Riggs (Steve Carell).

L’evento, denominato LA BATTAGLIA DEI SESSI, ebbe una grande risonanza in un periodo caratterizzato dalla rivoluzione sessuale e dalla nascita del movimento per i diritti delle donne.

Ma i due campioni rivali, King e Riggs, fuori dal campo, erano impegnati a combattere battaglie  personali  ben più complesse.  King, donna estremamente riservata, non ambiva solo a ottenere l’uguaglianza fra i sessi, ma anche a comprendere la propria identità sessuale nell’ambito della sua amicizia con Marilyn Barnett (Andrea Riseborough).  Riggs, invece, che incarna una delle prime grandi celebrità mediatiche auto prodotte, lottava segretamente contro il vizio del gioco d’azzardo, di cui la sua famiglia e  sua moglie Priscilla (Elisabeth Shue) avevano fatto le spese.  Insieme, Billie e Bobby offrirono uno spettacolo culturale che diede vita ovunque a grandi dibattiti, lasciando un segno permanente. 

LA BATTAGLIA DEI SESSI, diretto da Jonathan Dayton & Valerie Faris (LITTLE MISS SUNSHINE) è basato su una sceneggiatura di Simon Beaufoy (THE MILLIONAIRE), presenta un cast composto da Emma Stone, Steve Carell, Andrea Riseborough, Sarah Silverman, Bill Pullman, Alan Cumming, Elisabeth Shue, Austin Stowell, e Natalie Morales. Il film è prodotto da Christian Colson, Danny Boyle e Robert Graf.


Chissà cosa pensa oggi, Margaret Smith Court, di quella partita di tennis disputata 44 anni fa, nei pressi di San Diego, California. Lei che contro un uomo aveva vinto già 21 tornei dello Slam, nel doppio misto. Lei che, quella volta, un uomo lo affrontava da sola. Nessuno glielo chiede mai, neanche adesso che l’argomento è tornato di moda, un po’ come il furgone della Volkswagen, anch’esso proveniente da quegli anni là. Chissà perché sulla sua “battaglia dei sessi”, nessuno la interpella mai. Forse perché oggi hanno tutti paura a metterle davanti alla bocca un microfono, dopo che per lei il concetto di battaglia dei sessi ha virato altrove. O forse perché l’opinione di una che ha realizzato un grande Slam (1970) e che ha sollevato 66 coppe nei quattro principali tornei conta poco. In fin dei conti, quell’incontro a San Diego contro Bobby Riggs, lei lo perse netto. A differenza di quanto fece Billie Jean King.

La si può persino ammirare Margaret Court, la numero uno mondiale della primavera 1973, anno in cui si sarebbe dovuta “accontentare” di tre Slam in singolare su quattro. In questo filmato dal montaggio non proprio analogico, la vedrete sbagliare tanto e non riuscire ad opporsi al 55enne Riggs, più simile a Mike Myers in Austin Power che non ad un tennista. Sentite il suono che facevano i colpi piatti e in chop urtati dai diapason di legno e metallo di quegli anni. Ammirate la visiera da croupier di Riggs, il collettone giallo “aussie” con scritto Margaret, la partita filare via senza uno scossone, immerso in una scialba, schiacciante e deludente superiorità. Era avvenuto “il massacro della festa della mamma”, preceduto da un mazzo di rose che il guitto Riggs le porse come scuse anticipate. Diranno che la Court era molto tesa prima del match. Si permetteranno persino di dire che la Court, 66 titoli Slam (no, dico: sessantasei – titoli – Slam) era una che sentiva la pressione. Lo dirà proprio Billie Jean King  (29 anni) in vista del suo incontro con Riggs: “I love pressure and Margaret doesn’t”. Ci provarono così a giustificare la scoppola rifilata all’australiana ed alle donne quel dì. Provarono a dire che era stato un caso, un inciampo e che l’impresa per Billie Jean era possibile.

Chi era Riggs sul campo da tennis? Non il primo arrivato senza dubbio. Vincitore a Wimbledon (1939 singolo e doppio) e due volte agli U.S. Open (1939 e 1941), da professionista batté Budge, Kramer, Segura, Pancho Gonzales e fu considerato per un periodo, sul finire degli anni ’30, numero uno al mondo. Piccoletto, non potente, mobile e tatticamente perfetto, l’emblema del “corto e male incavato”, espressione che a Napoli identifica chi pur essendo basso di statura, è capace di difendersi con furbizia e sagacia. Male incavato, ma pur sempre con 55 primavere sulle spalle, usurate da una vita di eccessi. Billie Jean King, quella originariamente sfidata da Riggs, aveva rigettato inizialmente l’offerta. Avrebbe spiegato di non ritenere che la proposta di Riggs fosse una cosa seria, ma di avere in seguito accettato per vendicare l’orgoglio femminile, ferito dal “Mother’s day massacre”. Si può crederle o no. I perché di Billy Jean sono indubbiamente importanti. A chi li ricerca, Hollywood ed Emma Stone, ingrassata alla ricerca dell’Oscar, sapranno dare soddisfazione.

Ma a me, personalmente, interessano di più i perché di Riggs. Il perché scelse inizialmente B.J. King per lanciare la sua sfida; il perché, il giocare con la Court, con la numero uno mondiale, gli suonò di ripiego, malgrado l’australiana in quel momento fosse più forte di Billie Jean. Sia chiaro, qui si parla di sesso. Della sua “battaglia”. Ed il sesso, come si sa, non è solo quello con cui si nasce. Prima delle teorie gender o meno, c’era la mascolinità di Billie Jean, la sua androginia mai negata, i suoi capelli corti, più corti di quelli di Riggs, il suo discusso matrimonio ed il coming out che sarebbe venuto di lì a pochi anni. Riggs aveva occhi, oltre che occhiali, e con essi puntò Billie Jean come sua degna rivale, non solo tennistica. Io me lo immagino Riggs, mi perdonerete, mentre nel bar del tennis club di Lincoln Heigths, dove nacque, sigaro e birra in mano dopo un’ora di tennis, qualche battuta da censurare sulla campionessa americana se la lascia scappare. Del resto, non erano tempi facili per chi si distingueva, e le donne nel tennis, negli anni “avanti Billie Jean” si distinguevano per il fatto di contare molto poco.

Chi descrive Riggs non descrive esattamente l’emblema del politically correct. Giocatore d’azzardo, sessista, manipolatore nella vita come sul campo. “Se devo essere un maiale sciovinista, beh, allora voglio essere il numero 1 dei maiali sciovinisti” fu il suo epitaffio in vita. Farcì le settimane prima del match con una retorica e delle dichiarazioni da “heel”, da cattivo degli incontri del wrestling americano. Facile immaginarsi allora, con il cinismo dei nostri tempi, che il piccolo Bobby cercasse nella King qualcosa in più di un avversario donna e qualcosa in meno di un avversario femmina. Oppure possiamo anche credere che in un mondo meno globalizzato, voleva solo giocare contro un’altra americana: non scelse però la bella e fotogenica Chris Evert, già in auge al tempo. C’entrava il sesso, e le domande dell’opinione pubblica, la morbosa attenzione del pubblico su di esso.

Margaret Court, giocando così male contro Riggs, era in fondo rimasta al suo posto. All’epoca cattolica, nativa di un’Australia rurale, forse non ci vide nulla di male a perdere contro un uomo, a preservare sul campo quei valori tradizionali e familiari (la donna dietro e l’uomo innanzi), che si andavano corrompendo in quegli anni di soqquadro. Billie Jean era differente da Margaret. Americana, figlia della contestazione dell’epoca. Una che al posto suo non sapeva stare. Pochi mesi prima aveva minacciato che non sarebbe tornata a giocare agli U.S. Open se il montepremi non fosse stato equiparato tra uomini e donne. Avrebbe vinto anche lì.

Si giocò tre su cinque, a Houston il 20 settembre del 1973, nell’americanissimo stadio del baseball Astrodome, di fronte a 30.472 spettatori  paganti dal vivo e 90 milioni nel mondo, in una bolgia di paillettes, con Riggs bardato in giallorosso da un ridicolo sponsor (“Sugar Daddy”, maschilista fino in fondo). Dopo il massacro inflitto alla Court nessuno avrebbe scommesso sulla meno quotata giocatrice donna. Beh, a dire il vero non proprio nessuno, perché qui la storia si fa davvero americana. Anzi italo-americana. Hal Shaw, un “caddy” del Palma Ceia Golf e Country Club di Tampa, Florida, racconta che pochi mesi prima della primavera del ’73, si imbatté nel suo personale caso watergate, una sera mentre stava per chiudere il club.

Immaginatevi la scena. Il povero Hal è solo nel club, o almeno crede di esserlo, quando sente delle voci provenire da uno spogliatoio. Si affaccia, di soppiatto, e si paralizza dal terrore quando comprende di essere al cospetto di tre noti mafiosi (pronunciatene ad alta voce i nomi, vi sembrerà di essere in un film di Scorsese): Santo Trafficante Jr., Frank Ragano e Carlos Marcello. Ci mancava solo Jimmy “Due Volte” e i bravi ragazzi erano tutti lì. Gli uomini d’onore discutevano dell’intenzione di un tale “Riggsy”, anche detto “BB”, anche detto “Bobby bolita” (Bobby pallina, poesia…) di giocare due match con delle donne, uno con la Court ed uno con la King e di vincere solo il primo. In cambio, il nostro “Bobby pallina”, chiedeva solo la modesta cancellazione dei propri debiti maturati per il gioco d’azzardo con lorsignori, noccioline (“peanuts”), in confronti a quello che i malavitosi avrebbero incassato con le scommesse truccate.

Ebbene la King batté Riggs tre set a zero, questo lo sapete. 6-4, 6-3, 6-3, diamo anche il punteggio. Se vogliamo restare nel tennis giocato, o meglio entrarci solo per un istante, i giornali del tempo dissero che Riggs giocò male, che ebbe una bassa percentuale di prime di servizio in campo, che la King lo attaccava sulla debole seconda, e che “Bobby pallina”, a metà terzo set, ebbe persino i crampi nella mano destra. Riggsy: quello che, quattro mesi prima, aveva distrutto e fatto fare tre games alla numero uno mondiale. Nell’America emotivamente devastata dalle immagini che giungevano dal Vietnam, nell’America attraversata da cortei di ogni tipo ed ogni genere, nell’America delle razze e dei sessi deboli, di neri e donne che reclamavano diritti, delle feste della pantera nera e delle donne padrone del loro corpo, il tennis volle dire la sua. Da un lato ci furono Althea Gibson e dopo di lei Arthur Ashe. E dall’altro ci fu anche Billie Jean King.

Quel match un po’ farsesco, più simile ad una pagliacciata pugilistica, generò un’eco incontrollabile e ridondante di valle in valle. Una pietra rotolante, staccatasi dallo stadio Astrodome di Houston e precipitata sulla parità dei diritti tra uomini e donne. Se oggi l’unico sport professionistico in cui le donne guadagnano quanto gli uomini è il tennis, ebbene, lo devono anche a Billie Jean King che batté un uomo. O forse lo devono proprio a Bobby Riggs che si fece battere da una donna. E per chi ama essere nichilista, perché no, lo devono anche a Santo Trafficante Jr. che offrì a “Bobby pallina” l’indulgenza in cambio di una umiliante sconfitta.

Chissà cosa penserebbe oggi Bobby Riggs. Chissà il suo sciovinismo da maiale come l’avrebbe presa. E chissà se si sarebbe impegnato di più quella sera a Houston, se avesse saputo che 40 anni dopo quella sconfitta, due donne in un campo dagli spalti semi deserti ed impegnate due set su tre, avrebbero guadagnato quanto gli uomini che per quattro ore occupano il campo affianco, pieno zeppo di spettatori. Non aveva la vista lunga Bobby Riggs, o forse non era un idealista. Se è vero quel che disse e vide Hal Shaw, beh, immaginatelo vincere in quel settembre del 1973 e riservare a Billie Jean lo stesso trattamento riservato alla Court, al fine di impedire la parità tra uomini e donne. Ed ora, se ricordate Pulp Fiction, immaginatevi Bobby Riggs, dopo aver vinto, scappare da Houston ed imbattersi in Zed.

Da allora tante cose cambiarono. In primis cambiò lei, cambiò Billie Jean. Dopo quella partita vinse sì altri due major in singolare, ma per lei che aveva sconfitto un uomo, confrontarsi con le altre donne iniziò a sembrare troppo facile. Aveva bisogno di nuove sfide ed un nuovo nemico all’orizzonte, un orizzonte più profondo di venti metri con una rete in mezzo. La nostra assunse in maniera crescente su di sé il peso dell’emancipazione tennistica delle donne. Fondatrice e per un periodo presidente della Woman Tennis Association, attiva promotrice del Virginia Slim Circuit (serie di tornei nell’ambito americano), dea ex machina dei successi e del cambio di nazionalità di Martina Navratilova, seconda grande icona gay del tennis mondiale.

E, strano a dirsi, cambiò anche Bobby Riggs. Non credo che smise mai di giocare d’azzardo, forse in futuro si limitò solo a non puntare contro di sé. Ma che ci crediate o no, il maiale sciovinista, indiscusso primo nel ranking dei maiali sciovinisti, per tutta la vita che gli restò ebbe un’amica prediletta, con la quale si sentì al telefono anche da ammalato, il giorno prima di morire, ed alla quale chiese, per dignità, di trattenersi dal fargli visita nell’ora del proprio crepuscolo. In quella loro ultima telefonata “Bobby Pallina” chiuse il telefono col fiato corto e dolorante, ma non prima di avere detto a Billie Jean King “I love you”. E questa volta, almeno questa volta, non finse.

Chissà cosa pensa di tutto questo la vecchia Margaret (classe 1942, un anno prima di Billie Jean). Chissà se le sacre scritture in cui si è immersa negli anni le raccontano che tutto questo è stato il disegno Divino. Se si sia accorta che la sua umiliante sconfitta, che il suo involontario sacrificio, finì per elevare sullo sterminato altare della giustizia e della storia Billie Jean King, lesbica, abortista, laica e peccatrice, quasi quanto il suo vecchio amico Bobby. Billie Jean King batté un uomo, e se oggi chiedi, “chi è Billy Jean?” non ti risponderanno dei suoi 12 titoli Slam in singolare, o dei sei trofei a Wimbledon o del quasi Grande slam del 1972. Sfumeranno persino la presidenza della WTA, le Federation Cup vinte da capitano degli U.S.A, il National Tennis Center a Flushing Meadows intitolatole. La prima risposta che ti daranno è che è quella che ha vinto la battaglia dei sessi. Che era, ed è, l’omosessuale sindacalista del tennis femminile. Che era l’amica della Navratilova, e prega che nessuno ti strizzi l’occhietto.

Perché questa storia, come tante altre che restano segrete sotto le lenzuola, è un fatto di sesso, mi sembra evidente. Perché anche in quel campo da tennis, di 44 anni fa, in quella buffa e forse mai esistita battaglia, stavamo tutti a chiederci che gusti abbiamo, che cosa siamo: chi fa cosa a chi, e come lo fa. E il tennis mentre Billie e Bobby giocano, per un attimo scompare. Del resto non so neanche dire se di tennis, qui, abbiamo parlato. Perché quando si parla di sesso, tutto il resto tace.

Agostino Nigro vive e lavora a Napoli Nord. Ha costruito le sue poche fortune sul proprio rovescio a una mano, eppure vive di diritto.

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40.000$ per tornare a giocare a tennis http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/12/40-000-dollari-per-tornare-giocare-tennis/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/12/40-000-dollari-per-tornare-giocare-tennis/#respond Thu, 12 Oct 2017 17:26:32 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=226369 Tornado Alicia Black ha 19 anni e un'assicurazione sanitaria insufficiente. Allena ragazzine sui campi di periferia per pagarsi l'intervento di cui ha bisogno. È stata la madre a convincerla. Lei, cocciuta, voleva farcela da sola. Martedì andrà sotto i ferri, dopo aver raccolto 40.000$ tramite crowfunding ]]>

Il tennis è uno sport costoso e con diversi squilibri nella ripartizione dei guadagni, lo abbiamo detto. Probabilmente gli ostacoli più grossi compaiono a inizio carriera, quando c’è da investire “al buio” nella speranza che le diverse uscite siano pareggiate dai risultati sul campo. Nessuno ha la certezza di diventare un professionista, neanche chi è pieno di talento, e con o senza l’aiuto delle federazioni l’abbrivio di ogni carriera è sempre a suo modo una scommessa. Quando poi ci si mettono di mezzo gli infortuni le difficoltà aumentano, i mesi scorrono senza lasciare traccia nel curriculum e ci si può trovare inermi, con una delicata operazione da effettuare e un portafoglio non abbastanza largo da potersela permettere. Negli Stati Uniti funziona così.

Questo è soltanto un pezzo della storia di Tornado Alicia Black, giovane tennista statunitense nata nel 1998 a Boca Raton (Florida) che sembrava possedere un tagliando vincente per questa speciale lotteria a nome tennis. Iniziata nel maggio 2011 (con un ritiro) la sua carriera junior, una manciata di ore dopo aver compiuto 13 anni, nel 2013 “Tornado” (spiegheremo dopo la genesi) Alicia si ritrova in finale dell’US Open JuniorDall’altra parte della rete una certa Ana Konjuh, più vecchia di un anno, che avrebbe vinto quell’incontro, alzato la coppa e chiuso contestualmente la sua carriera giovanile, migrando – con fortuna – definitivamente nel circuito maggiore.

Alicia Black (sx) e Ana Konjuh (dx), premiazione dell’US Open junior 2013 (Getty Images)

Alicia invece ne ha ancora un po’ per completare la maturazione. Mentre comincia a frequentare anche gli ITF (ne vince due di categoria $10,000) nel 2014 si issa fino alla terza posizione del ranking giovanile. Nel 2015 però, a due anni dalla finale persa a Flushing Meadows (i suoi turning point hanno questa particolarità biennale), dopo aver perso al primo turno di qualificazione dell’US Open “dei grandi” è costretta al ritiro nel primo turno del torneo junior. Il dolore all’anca con cui conviveva da qualche tempo si è fatto intollerabile. 

L’infortunio appare purtroppo serio e richiede un’operazione a cui Alicia si sottopone a fine ottobre 2015. Vuole tornare presto in campo, morde il freno, ma l’anca non è d’accordo. E lo comunica a chiare lettere nel luglio 2016, quando il dr. William C. Meyers ravvisa in una risonanza magnetica la presenza di due ernie da sport e raccomanda una nuova operazione chirurgica. Meyers (fondatore del Vincera Institute di Philadelphia) è tra i massimi esperti della “Core Medicine, una branca che approfondisce la fisiologia e la biomeccanica della zona che riguarda anca, pelvi e bassa schiena. Per ovvi motivi, una branca che interseca (e interessa) fortemente la pratica sportiva. L’ernia da sport è una delle patologie più diffuse e trattate, ed è anche parecchio bastarda. Più difficile da diagnosticare rispetto a una normale ernia, poiché propone meno evidenze cliniche, è corredata da una sintomatologia che si manifesta principalmente durante l’attività sportiva.

Alicia scopre quindi di averne due. Mica facile digerirlo quando hai 18 anni e vorresti lasciare i segni sulle righe a furia di cannonate. Alicia però è di quelle ragazzine a cui la vita ha imposto di imparare presto a cavarsela – si è trovata persino senza un tetto, costretta a dormire in auto per oltre due mesi  – e non può che essere sveglia, aizzata contro le difficoltà da un forte temperamento. Intuisce subito che parte della colpa dell’infortunio è addirittura sua, degli sfiancati allenamenti da 10 ore al giorno con cui aveva tentato di onorare i contratti di sponsorizzazione che Nike e Penn le avevano cucito addosso subodorando il suo grande talento. Un forsennato incentivo a migliorare che le si è ritorto contro, spietato, tanto da costringerla a una serie di ammissioni. “Se potessi tornare indietro mi prenderei cura del mio corpo e non mi allenerei così tanto”. Sicura, come solo chi morde la vita può esserlo, che i problemi fisici siano l’unico ostacolo tra lei e il successo: “Non sono preoccupata del mio tennis quando tornerò in campo perché io gioco da tutta la vita. Oltre un certo livello non puoi smarrire il tuo talento“.

Quando si avventura in quel “da tutta la vita” non sta utilizzando un’iperbole. La piccola Black prende la racchetta in mano a soli tre anni e sua mamma Gayal, laureata in marketing, appena si rende conto dell’incredibile talento di cui è dotata le affibbia il nickname “Tornado”. Che ad Alicia non è mai andato giù, ma per essere un’operazione di marketing si rivela parecchio efficace se tutti prendono immediatamente a chiamarla così. Tanto efficace che proprio mentre Alicia sta “diventando” Tornado, sua sorella Tyra, nel marzo 2001, “nasce” anagrafe alla mano Tyra Hurricane Black. Mamma Gayal e papà Sylvester (ex tennista giamaicano) hanno deciso che se una doppia tempesta dovrà abbattersi sul tennis femminile, dovrà esserlo di nome e di fatto.

2015: a sinistra Alicia “Tornado”, a destra la più piccola Tyra Hurricane

Un salto nel presente. Tyra Hurricane (avevate dubbi?) è una 16enne giovane promessa del tennis statunitense, meno promessa di sua sorella (è ferma alla posizione 51 nel ranking junior ITF) ma comunque tenacemente agganciata al sogno di diventare una professionista. Quest’anno ha giocato Australian Open, Wimbledon e US Open senza raccogliere una vittoria, ma se c’è una persona che sta tentando di tenere viva la sua speranza è proprio Alicia. Per nulla disturbata dal fatto che sua sorella le stia in qualche modo “rubando il sogno”, oggi Alicia allena ragazzine di 10 anni in un anonimo comprensorio di Delray Beach. Lo fa per sostenere economicamente Tyra, per contribuire alle spese in famiglia dove mamma Gayal sta combattendo con un cancro della pelle (soffre anche d’asma) e anche per un piccolo motivo tutto personale. Racimolare abbastanza soldi da potersi permettere l’operazione chirurgica che il dr. C. Meyers le ha suggerito.

“Ho messo tanta pressione su me stessa per ritornare in campo, per mettere da parte i soldi per l’operazione, per aiutare la mia famiglia e a volte tutto questo… è troppo. Vado in campo con le mie allieve e devo fingere un sorriso anche se dentro sono turbata”

Qualcuno si starà chiedendo “la prima operazione Alicia l’ha fatta senza problemi, perché non può farne una seconda?“. Il sistema sanitario statunitense è come quel film di Gianni Zanasi, “un sistema complesso“, o quantomeno radicalmente diverso rispetto al nostro. Serve un’assicurazione sanitaria per accedere alle cure e ne esistono di diverse tipologie, in base alle possibilità economiche. La famiglia Black non può permettersi nulla di più del Medicaidil programma federale riservato alle famiglie meno abbienti che ha debuttato assieme al gemello Medicare (riservato agli anziani) nel 1965. Una sorta di assicurazione di stato, che nel caso di operazioni chirurgiche più complesse (o non strettamente necessarie per la salute di un individuo) può arrivare a coprire soltanto una parte dei costi, o non coprirli affatto.

L’operazione per risolvere il problema dell’ernia sportiva rientra nella categoria per cui serve un contributo accessorio. Nella teoria questa spartizione delle spese tra assicurazione e assicurato si definisce “coinsurance”, nella pratica di questo preciso intervento (e di diversi altri) va annessa l’ulteriore difficoltà di stabilire un range di costi attendibile, poiché i pazienti si ritrovano in mezzo a una vera e propria “contrattazione” tra il Surgery Center e l’assicurazione. La natura federale degli Stati Uniti fa sì che le differente inter-statali rendano necessaria una lunga fase di ricerca per trovare la miglior struttura al prezzo più accessibile. Alicia, in quanto atleta di livello agonistico, ha bisogno di preservare al massimo le sue funzionalità motorie. Il profilo dell’intervento identificato dalla famiglia Black costerebbe $16.000, ma Alicia non potrà dare lezioni per diverso tempo dopo l’operazione. Tra il denaro che non avrà modo di guadagnare e quello che le servirà per la riabilitazione la stima complessiva è di $40.000. Questa è la cifra che le assicurerebbe di poter effettuare in serenità l’intervento.

Un po’ per gioco, un po’ per la paura che le sue condizioni potessero peggiorare, mamma Gayal – col solito callo del marketing – le aveva suggerito: “Apri una campagna di crowdfunding per raccogliere la cifra che ti serve. Alicia “Tornado”, che al termine di questo racconto non ha smesso di avere soltanto 19 anni, si è opposta per diverso tempo. “Non sono il tipo di persona che chiede soldi alla gente“. Poi sono arrivati gli amici, in tanti, a ripeterle la stessa nenia. Alla fine Alicia si è lasciata convincere, chissà se più eccitata all’idea di farcela o timorosa per la scelta compiuta. Una di quelle che tradisce gli ideali che ti sembrano inscalfibili quando non hai ancora vent’anni. Il 6 settembre scorso ha annunciato di aver creato la campagna: obiettivo raccogliere $40.000.

L’articolo del New York Times pubblicato quasi in simultanea con la creazione della campagna ha fatto centro, e con esso i vari gruppi di condivisione sulla piattaforma “GoFundMe” che permettono un passaparola utile al raggiungimento dell’obiettivo. Il più proficuo è stato quello di Scott Smashey, coach che allena a Davie in Florida, meno di 30 miglia da Boca Raton. La sua pagina Facebook viaggia su uno sconfortante binario lastricato di (appena) 195 like, eppure è riuscito a muovere ben $5.000 dollari da destinare alla causa di Alicia. Il 9 ottobre la campagna si è ufficialmente chiusa: obiettivo raggiunto, $40.1000 dollari raccolti per opera di 299 persone. La primogenita di casa Black andrà sotto i ferri martedì. Quante altre persone, in passato, sono state così felici di farlo?

Chissà, ora gli Stati Uniti potrebbero ritrovare un talento per il quale molti avevano speso pesanti investiture. O magari no, perché alla fine cosa importa. Alicia “Tornado” Black potrà tornare a sognare un futuro da Serena Williams. È questo che conta. E non provare a convincerci del contrario, ragazzina, anche se quel soprannome non ti piace: tu, la forza di un Tornado, ce l’hai davvero.

Alicia “Tornado” Black, in giro per tornei a sostenere sua sorella Tyra Hurricane

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Fognini multato e… graziato http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/11/fognini-multato-e-graziato/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/11/fognini-multato-e-graziato/#respond Wed, 11 Oct 2017 15:04:20 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=226402 Arriva la decisione del Board ITF dopo i fatti di New York: pesante sanzione pecuniaria e interdizione da due Major, tra cui uno US Open. Le pene verranno applicate solo in caso di ulteriori gravi intemperanze nel corso delle prossime due stagioni]]>

Arriva la stangata per Fabio Fognini, dopo il bruttissimo episodio che lo ha visto protagonista allo scorso US Open. Il tennista ligure era finito nell’occhio del ciclone per aver rivolto frasi ben oltre l’irrispettoso nei confronti della giudice di sedia Louise Engzell, e per questo era stato punito con un’ammenda da 24.000 dollari che aveva accompagnato la sua cacciata dal torneo. Da quel momento è scattato il conto alla rovescia nell’attesa che in proposito si pronunciasse il Board dell’ITF, che ha emesso oggi la propria sentenza.

Ritenuto colpevole di gravi offese nel contesto di un comportamento generale contrario all’integrità del gioco, Fognini è stato sanzionato con un’ulteriore multa da 96 mila dollari e interdetto da due tornei del Grande Slam tra cui uno US Open. Secondo quanto si legge nel dispositivo del provvedimento, Fognini potrà però beneficiare della sospensione condizionale della pena: qualora nel corso delle prossime due stagioni non dovesse macchiarsi di gravi violazioni del codice comportamentale nelle manifestazioni patrocinate dall’ITF, il tennista taggiasco non sconterebbe una dolorosissima duplice esclusione dai Major, mentre l’ammenda verrebbe dimezzata. Naturalmente, se invece Fognini dovesse cadere ancora una volta vittima dei propri demoni durante il prossimo biennio, egli dovrà scontare sia la pena “sospesa”, sia quella inflitta a causa delle nuove violazioni che gli verranno contestate.

Secondo quanto si apprende scorrendo la nota diffusa dall’ITF, Fabio avrebbe accettato la decisione del Board e non presenterà appello. Il numero uno italiano, inoltre, avrebbe espresso rimorso per la condotta di cui si riconosce colpevole, sicuro di riuscire a rispettare le condizioni necessarie ad alleviare la pena che gli è stata inflitta.

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Australian Open 2018: “Tutti i big e montepremi più ricco” http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/11/australian-open-2018-tutti-top-player-e-montepremi-piu-ricco/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/11/australian-open-2018-tutti-top-player-e-montepremi-piu-ricco/#respond Wed, 11 Oct 2017 08:00:26 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=226303 Il direttore Craig Tiley annuncia un parterre di prim'ordine e diversi cambiamenti per l'edizione del 2018. A partire da un notevole incremento nel montepremi]]>

“Sono lieto di annunciare la presenza di tutti i top 100 maschili e femminili all’Australian Open 2018”Se a pronunciare queste parole non è l’ultimo arrivato, ma Craig Tiley, il tournament director del major di Melbourne, c’è da credergli e farsi già prendere dall’hype. Soprattutto in considerazione di quante defezioni sta registrando il secondo semestre del 2017, con Murray, Djokovic, Wawrinka e Serena Williams – fra gli altri – fermi ai box. E poco importa se l’assolutezza di questa affermazione viene parzialmente smentita dalle voci che riguardano lo stato di salute di alcuni protagonisti, su tutti Nishikori. Il quale potrebbe rientrare dopo l’evento australiano, in occasione dell’incontro di Coppa Davis contro l’Italia.

Resta comunque la sostanza e un probabile campo di partecipazione notevolissimo. A quasi un anno di distanza da quello che è stato lo Slam più bello del 2017, impreziosito dall’esaltante comeback di Roger Federer. Vincitore contro il maggior specialista in ritorni, Rafael Nadal. Finita un’edizione, si ricomincia, consapevoli che la concorrenza è agguerrita. Perciò, gli organizzatori annunciano una serie di iniziative che ne consolidino lo status raggiunto da alcuni anni. Prima fra tutte, l’immancabile corsa al rialzo del montepremi, che toccherà i 55 milioni di dollari australiani, impennandosi del 10% rispetto a quest’anno. Conseguentemente, i vincitori dei tornei di singolare, in rigoroso regime di par condicio, intascheranno 4 milioni (2.600.000 € e rotti, al cambio attuale). Non una novità, il fenomeno del “chi offre di più”, che sta ampliando notevolmente il monetary divide fra tornei grandi e piccoli, argomento di cui Ubitennis ha ampiamente trattato nel podcast che trovate qui.

Fra le altre novità, una player hub sempre più confortevole e tecnologica. E una copertura televisiva totale dei 16 campi di gioco dell’impianto, “la più ampia fra gli Slam”, assicurano gli organizzatori, per un totale di più di 840 match trasmessi. L’occhio della telecamera si estenderà anche ai practice court e ai “dietro le quinte”“Murray, Djokovic e Wawrinka proveranno a scalare nuovamente le classifiche, magari ispirandosi a quanto hanno fatto quest’anno Federer e Nadal. Ed è incredibile pensare che il loro ritorno sia iniziato proprio qui”, è la considerazione di Tiley. In campo femminile, occhi puntati sul ritorno di Serena Williams che, ricordiamo, era già incinta quando ha vinto gli Australian Open quest’anno. “Lei, come Venus, rappresenta un modello e una fonte di ispirazione”, chiosa il tournament director.

Nell’anno in cui si festeggia il trentennale della venue di Melbourne Park (allora Flinders Park), sembra passata un’eternità dai tempi in cui l’Australian Open veniva considerata la “gamba zoppa” degli Slam. Erano gli anni ’70, epoca in cui il torneo veniva disputato a dicembre e i big preferivano andare in vacanza o dedicarsi alla preparazione atletica in vista della stagione successiva. Il prodromo della rinascita ha luogo nel 1983, edizione vinta da Wilander, con McEnroe e Lendl fra gli iscritti. Poi, nel 1987, lo spostamento del torneo a gennaio rappresenta il turning point. I top player hanno di nuovo un motivo per partecipare. E finalmente si perpetua la speranza di avere un successore di Rod Laver e Margaret Court, gli ultimi due campionissimi ad aver conquistato il Grand Slam (allora, perché nel 1988 Steffi Graf farà altrettanto).

Il secondo passo, il più doloroso considerando l’attitudine erbivora degli aussie, fu il cambio di sede e superficie, da Kooyong a Flinders Park. Cemento al posto dell’erba. Meno fascino, ma molto più appeal agli occhi dei primi della classifica. Fra le innovazioni meno drastiche, ma sempre nel solco dell’anticipazione, la decisione di dotare il centrale di un tetto retrattile, precedendo di parecchi anni Wimbledon e lo US Open. Non tanto per proteggersi la pioggia, ma per poter consentire continuità al gioco anche nelle giornate più calde dell’estate australiana. Ad oggi, anche la Hisense e la Margaret Court Arena posso trasformarsi in stadi indoor. Nulla resta immutabile e questo vale anche per le gerarchie. “Per il 2018, ci aspettiamo che si riduca il gap fra i top player e i Next Gen”, prevede Tiley. Possibile, ma la stagione che sta per concludersi induce a una maggiore cautela nei pronostici. Sia come sia, è chiaro che l’Australian Open è già pronto.

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Tennis in Tour: Shanghai, caccia ai punti nella Perla D’Oriente http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/11/tennis-tour-shanghai-caccia-ai-punti-nella-perla-doriente/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/11/tennis-tour-shanghai-caccia-ai-punti-nella-perla-doriente/#respond Wed, 11 Oct 2017 00:37:37 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=224871 Il circuito approda a Shanghai, per il penultimo Master 1000 del 2017. Fra grattacieli iconici e antiche tradizioni, sale la febbre per il Fedal decisivo per il vertice della classifica]]>

Da Montecarlo a Roma, da Barcellona a Kitzbuhel e Montreal. Passando per Wimbledon

Di terminal in terminal, la vita del viaggiatore è fatta di cicli. Se in questo periodo c’è chi segue le rotte del foliage, il nostro suiveur si fa tentare dalla via della sete. Quella di punti ATP, di riscatto per una stagione al di sotto delle attese. O quella di chi punta al bersaglio grosso, come l’ambìto numero uno di fine stagione. L’abbeveratoio del circuito è quello swing asiatico che i più, tennisti, addetti ai lavori e appassionati, affrontano con la consapevolezza che la benzina comincia a scarseggiare. Ma tutto sommato la passionaccia dell’aficionado cerca solo una scusa che lo spinga a rimettere mano alla sua carta mille miglia. “Ce l’ho, ce l’ho. Mi manca, ma ce l’avrò”, lo immaginiamo borbottare alla ciurma mentre decide la meta della prossima gita sulla base dei magneti in bella mostra sul frigorifero, souvenir accumulati in anni di onorato voyeurismo dagli spalti. “Eh, ma Shanghai?”, sibila beffardo il solito provocatore, ogni gruppo ne ha uno, che non mancherà di fargli notare che nell’angolino dedicato all’Asia c’è un buco. Si nota appena, ma c’è.  Secondo voi, quanto ci metterà il capospedizione a chiamare a raccolta i suoi, promettendogli un Fedal da meditazione, annata 2007?

E cosa dire alla frangia degli scettici che sottolineano come la coda d’anno riservi ben poche emozioni, se fra queste non si fanno rientrare i tanti ritiri dell’ultim’ora? Beh, allora l’aficionado giocherà la carta della megalopoli lontana. E parlerà dei 20 milioni (abbondanti) di abitanti (per dare un’idea, la popolazione di un’improbabile confederazione Austria-Svizzera non basterebbe a popolarla) sparsi per una conurbazione immensa, dove neoclassico e art déco affiancano torri avanguardiste che farebbero spalla a spalla con i Colli Euganei. Senza tener conto del fatto che, scesi dalle nuvole, i viandanti si appassioneranno alla gara di vertice. Sarà Federer a recuperare il gap o Nadal a staccarlo (quasi) definitivamente? Visto dalla Parigi d’Oriente, non conta poi tanto. L’importante è essere lì, a bordo campo.

Una città dalle mille facce, tra futurismo e tradizione

Che Shanghai sia dinamica, multiforme, proiettata verso il futuro e naturalmente votata al commercio è cosa nota. Ma il porto più importante della Cina è, al tempo stesso, capace di sorprendere persino il visitatore avvezzo agli standard estetici delle metropoli più eleganti. Probabilmente, per cominciare la nostra visita non c’è luogo migliore del Bund, scenografica banchina lungo il fiume Huangpu che racconta l’architettura del XX secolo, dove possiamo spaziare dal liberty allo stile coloniale, passando per quello neoclassico. Passeggiando magari di buon’ora, quando la città non si è ancora fatta prendere dalla frenesia.

Volendo aggiungere sapore a questa già attraente pietanza, basterà guardare verso l’altra sponda del fiume. Dove, concentrati in pochi ettari nel distretto finanziario di Lujiazui, si innalzano i pinnacoli del rampantismo economico, uno degli skyline simbolo delle Tigri Asiatiche. Fra i grattacieli più rappresentativi, l’Orient Pearl Tower, torre televisiva composta da cinque sfere di diametro diverso. Ma anche la sinuosa e futuristica Shanghai Tower, l’edificio più vicino al cielo di tutta la Cina (e il secondo al mondo). E il World Financial Center, così simile a un cavatappi per via del caratteristico foro sommitale. Se le lunghe code lo consentiranno, la ciurma vorrà salire ai piani alti verso il crepuscolo. Per poi, una volta discesa, fotografare nel cuore della notte questi meravigliosi fasci di luce sparati verso le stelle.

Se futurismo e architetture acquisite dall’Occidente non appagheranno la truppa, giustamente alla ricerca di cifre stilistiche più legate alla tradizione cinese, sarà opportuno puntare alla Città Vecchia. Casette basse in mattoni grigi che si affacciano su stretti vicoli, ognuno dei quali accessibile da un arco in pietra, lo shikumen. Il suiveur potrà completare l’opera dedicando gli ultimi scampoli di vacanza all’arteria dello shopping, Nanjing Road. Se poi vorrà avere qualcos’altro da raccontare ai nipoti, rigorosamente dopo aver mimato il classico banana shot di Rafa o il rovescio 2.0 di Roger, perché non salire sul Maglev, siluro su rotaia capace di toccare i 430 km/h?

Link utili

Sito ufficiale del turismo di Shanghai
Come arrivare e come muoversi
Dove alloggiare
Biglietteria ufficiale

Il torneo

L’unico fiore che respinge l’acqua è fatto di otto petali. Quelli che compongono il tetto retrattile del centrale della Qizhong Forest Sports City Arena. Una venue spettacolare, che offre la possibilità  di giocare indoor o outdoor a seconda delle condizioni atmosferiche. La struttura, d’altronde, era nata allo scopo di ospitare l’élite del tennis mondiale. Letteralmente, dato che è stata teatro dell’allora Tennis Masters Cup, dal 2005 al 2008. Ribattezzata ATP Finals da quando, l’anno seguente, si è trasferita alla O2 Arena di Londra.

Dal 2009, l’impianto è sede dello Shanghai Rolex Master, uno dei nove 1000 del circuito maggiore. Davydenko fa sua la prima edizione, in finale su Nadal. Dopodiché, la via per la vittoria diventa una superstrada a tre corsie, quante i Fab che vincono tutte le edizioni. Triplette per Murray (2010-11 e 2016) e Djokovic (2012-13 e 2015). L’unico trofeo lasciato dai due amici-rivali finisce nella bacheca di Federer (2014). Manca ancora all’appello il quarto elemento, Nadal, che quest’anno arriva in grande forma all’evento, sospinto dalla vittoria a Pechino la settimana scorsa, molto convincente se si esclude il match con Pouille. La brigata dei Next Gen si presentava piuttosto consistente ai nastri di partenza, ma ha già perso un paio di pezzi pregiati (Rublev e Shapovalov)E poi c’è la fibrillazione da pallottoliere tipica del finale di stagione. Una mezza dozzina abbondante di competitori, divisi tra chi vuole la certezza matematica di qualificarsi per Londra e chi spera di rimescolare le carte con un colpo di coda inatteso. Chi la spunterà fra Thiem, Cilic, Dimitrov, Goffin, Carreño Busta e Kyrgios. Dimentichiamo qualcuno? Possibile, probabile. Per fortuna il magnete è al sicuro nel bagaglio a mano.

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Altro anno, altro ritiro, stesso Nick Kyrgios http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/10/atp-shanghai-altro-anno-altro-ritiro-stesso-nick-kyrgios/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/10/atp-shanghai-altro-anno-altro-ritiro-stesso-nick-kyrgios/#respond Tue, 10 Oct 2017 15:36:01 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=226249 Kyrgios lascia Shanghai dopo appena un set (perso), accusando problemi intestinali e alla spalla. L'ATP potrebbe punirlo ancora]]>

A penny for your thoughts“, si dice in Inghilterra. Siamo sicuri che, organizzando una colletta, si riuscirebbero a raccogliere cifre ben più consistenti per scoprire cosa c’è nei pensieri di Nick Kyrgios. Specialmente quando mette piede a Shanghai: per il secondo anno consecutivo – su tre totali di partecipazione – il terribile aussie esce dal Masters 1000 cinese prima del dovuto. Le modalità sono sempre oscure e non troppo piacevoli: l’anno scorso si produsse in un tanking tragicomico contro il maggiore degli Zverev, che gli costò una multa da 16.500$ e una squalifica di otto settimane, ridotta poi a tre patteggiando l’obbligo di frequentare uno psicologo; quest’anno invece si è chiamato gioco, partita e incontro da solo, al termine del primo set del primo turno strappatogli da Steve Johnson al tie-break.

Quando lo statunitense ha sigillato il 7-6 con l’ace, Kyrgios si è semplicemente avvicinato alla rete per stringergli la mano, come dopo un match point, e ha abbandonato il campo. Se dodici mesi fa Nick non aveva fatto mistero della sua poca voglia di giocare, con frasi oltre il limite della strafottenza nei confronti di giudice di sedia e tifosi, quest’anno bisogna concedergli il beneficio del dubbio: poco dopo il termine del mezzo incontro è comparso sui suoi canali social un post che citava un doppio problema fisico, un virus intestinale e un fastidio alla spalla. Una combinazione di sfortune credibile, come testimoniato dai molti fan-commentatori che lo sostengono e gli augurano una pronta guarigione, convinti forse anche dal suo atteggiamento più professionale nell’ultimo anno e dalle lettere aperte al blog collettivo PlayersVoice (che di cui è founding contributor). Kyrgios peraltro ha promesso che farà il possibile per scendere in campo in doppio domani con Lucas Pouille, cosa che il regolamento gli consentirebbe.

Perché allora la ATP dovrebbe aprire una nuova indagine su di lui, come si vocifera già? La ragione, più che nei due warning per comportamenti antisportivo rimediati in quel singolo set, starebbe in una frase rivolta da Kyrgios al proprio angolo a pochi punti dall’ultimo. “Sta dicendo che se perderà il set si ritirerà, è arrabbiato per le decisioni arbitrali e per il pubblico che fa rumore“, hanno riportato in diretta i telecronisti del feed internazionale. Situazione simile a quanto accaduto al Queen’s, in termini di punteggio e di certezza del ritiro, ma lì l’australiano era palesemente scivolato sull’erba e non c’era davvero spazio per la dietrologia. In totale i ritiri stagionali a match in corso salgono a quattro, ai quali si aggiunge il walkover contro Federer a Indian Wells quando la sua ottima condizione di forma era stata fermata da un’intossicazione alimentare. Senza contare gli incontri portati a termine in maniera puramente formale, come la finale di Pechino di qualche giorno fa: derubato a suo vedere del break in avvio, Kyrgios ha ingaggiato una polemica infinita e Nadal è rimasto l’unico concentrato sul gioco.

Il Rolex Masters è zeppo di altri giocatori capaci di intrattenere, in ogni caso, e le vittime dell’uragano di Porto Rico riceveranno comunque 650$ in donazione, 50 per ognuno dei 13 ace che il ragazzo di Canberra ha tirato negli appena quarantotto minuti di gioco. Come sempre, il primo a rimetterci è proprio lui. I potenziali 1000 punti di Shanghai gli avrebbero fatto assai comodo nella Race verso le ATP Finals di Londra, quest’anno aperta come mai negli ultimi dieci, e una buona prestazione oggi avrebbe potuto ripulire definitivamente la sua immagine per il ricco mercato cinese. La prossima volta sarà quella buona, o non c’è due senza tre? Appuntamento a Shanghai 2019, per chi avesse voglia di scoprirlo. Sempre che abbia voglia lo stesso Nick, cosa di cui non possiamo essere certi.

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Uno Slam non è un Premier, anche in WTA http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/10/uno-slam-non-e-un-premier-anche-nella-wta/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/10/uno-slam-non-e-un-premier-anche-nella-wta/#respond Tue, 10 Oct 2017 07:22:12 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=226146 Perché numeri uno del ranking come Caroline Wozniacki e Jelena Jankovic non hanno mai vinto uno Slam? Malgrado il due set su tre in comune, c'è molta differenza tra i quattro Major e gli altri tornei WTA]]>

Dopo Kerber e Williams, ai vertici della classifica WTA 2017 sono arrivate tre diverse giocatrici: Karolina Pliskova, Garbiñe Muguruza, Simona Halep. Con il susseguirsi dei nomi, un interrogativo ha spesso aleggiato intorno alle ultime protagoniste: è meritato o no quel numero uno del ranking? Cosa deve avere vinto una leader per essere “degna”? Chi non è convinto del primato di una giocatrice comincia a soppesare il suo palmarès annuale e poi, se non basta, anche quello di carriera. E spesso storce il naso se non trova almeno uno Slam.

In fondo sono situazioni che si ripetono: critiche per essere approdate ai vertici del ranking senza avere vinto Slam sono state fatte in passato a Caroline Wozniacki o a Dinara Safina. Ma ci sono nomi anche più lontani; oggi consideriamo Kim Clijsters una campionessa (ed effettivamente lo è stata); ma nel momento in cui divenne per la prima volta numero uno del mondo (agosto 2003) non aveva vinto Major: vantava solo due finali perse, come oggi Simona Halep. Clijsters avrebbe perso altre due finali prima di riuscire a vincere uno Slam, a cui poi nel proseguo di carriera ne avrebbe aggiunti altri tre.
Stessa cosa per Amélie Mauresmo: prima volta in cima al ranking nel settembre 2004, con nel curriculum una sola finale Slam, persa; proprio come Karolina Pliskova. I due titoli vinti in carriera sarebbero arrivati due anni dopo, nel 2006.

Lo ricordo perché a volte si cerca di valutare le giocatrici in attività paragonandole a quelle del passato, trascurando però che un conto è il palmarès di chi ha già concluso la carriera, un conto è quello di chi sta ancora giocando, e magari è ancora piuttosto giovane. Pliskova e Halep non ci sembrano all’altezza? Prima di condannarle in modo definitivo ricordiamoci non solo di Safina o Jankovic ma anche di Clijsters e Mauresmo.

Però di tutte queste discussioni il tema che personalmente trovo più interessante e di respiro più generale, è quello sulla differenza tra i tornei dello Slam e gli altri tornei WTA: sull’importanza e il prestigio dei diversi eventi, e su quanto sia difficile vincerli. In ultima analisi, sul valore tecnico che dobbiamo attribuire loro.

In passato fuoriclasse come Evert e Navratilova hanno saltato diversi Major per giocare eventi pagati meglio; oggi una rinuncia volontaria a uno Slam sarebbe inconcepibile. Ai giorni nostri gli Slam hanno assunto un’importanza ancora superiore, e la distanza con tutti gli altri tornei è cresciuta rispetto al passato.
Ormai il primo parametro che si considera per valutare una giocatrice è se ha vinto o no Slam. È quello che può fare la differenza: in termini di prestigio, ma anche di popolarità, di sponsor e di guadagni; un cambiamento di status che nessun Premier consente. Pensiamo a quanto era conosciuta Jelena Ostapenko prima che vincesse a Parigi e come viene considerata oggi. Stessa cosa a livello più alto, nei confronti storici tra campionesse: il primo dato che fa da termine di paragone è il numero di Slam conquistati.

La domanda a cui vorrei provare a rispondere è: tecnicamente gli Slam sono davvero così diversi rispetto ai Premier? In fondo le donne giocano sempre al meglio dei tre set, e quindi lo sforzo per vincere la singola partita rimane lo stesso. Per me la risposta è ugualmente: sì, gli Slam sono davvero profondamente differenti. Per almeno cinque motivi.

Ma prima di entrare nel merito un paio di note.
Ricordo che gli Slam sono gestiti dalla ITF e dalle quattro Federazioni locali, mentre tutti gli altri tornei del calendario sono invece sotto il controllo della WTA. Anche il ranking è deciso dalla WTA, che stabilisce i criteri di assegnazione dei punti. Lo sottolineo perché una critica che spesso viene sollevata è che i 2000 punti per la vittoria Slam siano troppo pochi se confrontati con i 1000 di un Premier Mandatory, o i 900 dei Premier 5. Probabilmente è vero, ma è comprensibile e quasi inevitabile che la WTA cerchi di tutelare l’importanza degli eventi che organizza, per non farsi schiacciare dalla forza dei quattro Major, che non sono di sua diretta competenza.

Ma al di là dei punteggi WTA, a noi osservatori rimane lo spazio per approfondire la differenza tecnica che c’è tra uno Slam e un Premier. Per provare a capire, ad esempio, perché certe giocatrici riescono a vincere i Premier e non gli Slam, anche se il lotto di avversarie è sostanzialmente uguale.

Un’ultima avvertenza: per ragioni di brevità da qui in poi definirò con il termine generico “Premier” le due categorie di tornei che assegnano 1000 e 900 punti alla vincitrice (Premier Mandatory e Premier 5). I Premier semplici (da 470 punti e che possono avere anche solo 32 partecipanti) non sono considerati. Ecco dunque le cinque ragioni che a mio avvisto differenziano in modo sostanziale Slam e Premier.

a pagina 2: le scelte delle più forti e le differenze di base tra Slam e Premier

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Settimana degli italiani: c’è poco da stare allegri http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/09/la-settimana-degli-italiani-ce-poco-da-stare-allegri/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/09/la-settimana-degli-italiani-ce-poco-da-stare-allegri/#respond Mon, 09 Oct 2017 08:00:37 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=225836 Ancora una volta Fabio Fognini è l'unico a vincere un incontro, ma in Asia il bilancio azzurro rimane negativo in attesa di Shanghai. Le donne neanche scendono in campo]]>

In attesa di conoscere i risultati del Masters 1000 di Shanghai, con Fognini che ha superato in rimonta Verdasco al primo turno e domani affronterà Pouille, l’autunno asiatico di questo 2017 resta disastroso per il nostro tennis. Dopo aver raccolto solo sconfitte la settimana scorsa tra Shenzhen e Wuhan, va appena meglio in questa a Pechino, sede di un torneo combined – ATP 500 per gli uomini e Premier Mandatory per le donne (la categoria di tornei più importanti dopo i Majors a livello femminile, alla quale appartengono anche Indian Wells, Miami e Madrid). Nell’impianto che ospitò il torneo olimpico nel 2008, arrivano per il nostro movimento un solo successo e ben tre sconfitte, numeri che portano il bilancio complessivo di queste settimane in Asia a una sola vittoria e ben sei insuccessi.

Quel che perplime maggiormente non è però questo conteggio, quanto piuttosto la sostanziale assenza del nostro settore femminile in una parte fondamentale della stagione delle donne: in queste due settimane in Cina, tra Wuhan e Pechino, si sono disputati tornei importantissimi per montepremi e punti in palio, ma tra le azzurre la sola Vinci ha risposto presente, tra l’altro solo alla prima delle due tappe. Un movimento che appena due anni fa era capace di portare, non senza – va detto – una dose di casualità, due sue tenniste in finale in uno Slam (New York 2015), ora non riesce, non solo a essere protagonista, ma nemmeno a partecipare agli eventi clou del calendario: tra infortuni di giocatrici invise alla federazione (Giorgi), squalifiche per doping (Errani), scelte legittime di campionesse nella fase terminale della carriera (Vinci e Schiavone), a Pechino non vi era nemmeno una tennista italiana. Per capire il difficilissimo momento che stiamo vivendo, si tenga presente che la nostra attuale numero 1, Camila Giorgi, col suo 75esimo posto nel ranking WTA, non sarebbe comunque entrata nel main draw del China Open, ma avrebbe dovuto iscriversi alle qualificazioni. Come se non bastasse, oltre alle giocatrici sin qui nominate, la sola Jessica Paolini avrebbe avuto la classifica per iscriversi al tabellone cadetto: un quadro emblematico di una situazione attuale davvero deficitaria.

Venendo all’approfondimento su quanto accaduto in campo questa settimana, partiamo dall’unico ad aver vinto un incontro, Fabio Fognini, il quale giocava per l’ottava volta a Pechino. Un torneo dove si è anche tolto qualche buona soddisfazione, come le semifinali nel 2015 e i quarti nel 2013 (entrambe le volte fermato da Nadal). Il ligure, reduce dalla finale di San Pietroburgo, al primo turno ha affrontato colui che curiosamente proprio nella capitale cinese era il suo compagno di doppio (si sono fermati ai quarti), il 30enne olandese Robin Haase, 42 ATP, che lo aveva sconfitto in entrambi le occasioni nelle quali si erano affrontati. Nel China Open è andata diversamente, con Fabio bravo a non perdere la quadra alla chiusura dell’interminabile ottavo game (26 punti) del primo set, nel quale si è arreso solo alla decima palla break fronteggiata, facendosi agganciare sul 4 pari, non senza essersela presa col giudice di sedia per una chiamata dubbia. Dopo aver dominato il tie-break ed essere riuscito così a portare a casa in 63 minuti il primo set, sul 2 pari del secondo Fognini ha staccato definitivamente l’avversario, chiudendo al secondo match point, dopo 1 ora e 32 minuti di partita, col punteggio di 7-6(4) 6-2 una partita nella quale ha avuto un pessimo rendimento con la seconda di servizio (ha vinto appena il 30% dei punti giocati quando non gli entrava la prima).

Al secondo turno, Fabio si è trovato di fronte la testa di serie numero 2 del torneo, Alexander Zverev, 4 ATP, in quella che era una sorta di rivincita del terzo turno degli Internazionali d’Italia di quest’anno, vinto facilmente dal 20enne tedesco. Non è andata molto meglio a Pechino, con Fabio in gara solo nella prima parte dell’incontro, nel vano tentativo di provare a centrare quella che sarebbe stata la terza vittoria stagionale contro un top 5 (dopo quelle con Murray a Roma e Nishikori a Miami). Precisamente, l’azzurro lo è stato sino al 4-4 30 pari, quando, con un dritto sparato lungo a campo aperto e un esiziale doppio fallo sulla palla break da fronteggiare, ha lasciato andar via il tedesco, vincitore del primo set col punteggio di 6-4 in 39 minuti. Nel secondo, un calo nel rendimento al servizio del ligure (sceso a servire il 46% di prime e a vincere il 29% di punti giocati con la sua seconda), ha lasciato facile strada al giovane campione tedesco, capace di brekkare due volte Fognini e di portare a casa l’accesso ai quarti con un 6-4 6-2 arrivato in appena 1 ora e 12 minuti.

Non è andata meglio a Paolo Lorenzi, alla sua seconda partecipazione al main draw del China Open dopo la nettissima sconfitta patita contro Nadal lo scorso anno (precedentemente si era iscritto nel 2013, ma si era fermato nelle quali). Reduce da due brutte sconfitte all’esordio negli ultimi tornei – in particolar modo quella rimediata a Shenzhen da Zhizhen Zhang, 495 ATP – il toscano non è riuscito a riscattarsi a Pechino, dove ha affrontato Leonardo Mayer, 54 ATP, vincitore degli ultimi due dei tre precedenti, tutti disputati sulla terra rossa. In quella che come era prevedibile si è rivelata una battaglia molto equilibrata (l’argentino al termine dell’incontro vincerà 117 punti, contro i 116 dell’italiano), Paolo ha perso il primo set al tie-break, dopo essere andato a servire per vincerlo nel decimo game. Il nostro atleta è stato bravo a non disunirsi nel secondo, annullando complessivamente tre palle break prima di sfruttare l’unico break del parziale nel dodicesimo gioco e portare la partita al terzo. Nel decisivo set il numero 2 azzurro ha scontato un unico passaggio a vuoto, nel quinto gioco: gli è costato il match, nonostante una palla break non convertita nel decimo gioco (secondo Paolo, anche per una errata chiamata del giudice di sedia, al quale al termine della partita non stringerà la mano, gesto per lui molto insolito). Il numero 54 ATP, dopo 2 ore e 58 minuti ha così ottenuto il passaggio al secondo turno, archiviato col punteggio di 7-6(6) 5-7 6-4 in 2 ore e 58 minuti.

Vi era anche un terzo italiano a Pechino, Alessandro Giannessi (130 ATP), iscrittosi al tabellone cadetto: una scelta coraggiosa che non ha però pagato, con il mancino di La Spezia fermato al primo turno dal 27enne serbo Dusan Lajovic, 78 ATP, vincitore in 1 ora e 42 minuti con lo score di 3-6 6-3 6-3. Continua dunque la spirale negativa per il semifinalista di Umago a luglio: dopo quel bel risultato, il migliore sin qui a livello ATP raggiunto in carriera, Alessandro ha ottenuto appena una vittoria (contro Julian Ocleppo, 667 ATP, nel Challenger di Genova) nelle otto successive competizioni alle quali ha preso parte, perdendo ben cinque volte da tennisti non compresi nella top 100.

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Pagelle: a Pechino la Costanza di Simona e la lezione di Rafa http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/09/pagelle-la-costanza-di-simona-e-la-lezione-di-rafa/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/09/pagelle-la-costanza-di-simona-e-la-lezione-di-rafa/#respond Mon, 09 Oct 2017 06:30:55 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=225940 La parentesi asiatica tra stadi vuoti e conferme. Nadal inarrestabile, Halep finalmente in vetta. L'ascesa di Garcia e il crollo della ex gemella]]>

Lo abbiamo trovato per caso, ospite invitato in una radio napoletana per parlare di calcio, canottaggio e tennis. ” ‘A Roma è pericolosa, é come er diabete. Nun la vedi, nun la senti, ma c’è“. Quanto ci manca Giampiero Galeazzi (10). Perché si, abbiamo amato Clerici e Tommasi, ma quanto ci esaltava il Bisteccone nazionale in quelle mitiche battaglie di Davis? Tutti bravi oggi i commentatori, tutti precisi per carità e pieni di dati e numeri. Eppure in tempi di Var e occhio di falco imperante ci viene una lacrimuccia a ricordare il “furto con scasso” di Nantes quando”Panatta gli sta dicendo di tutto!” mentre il capitano azzurro quasi faceva cadere l’arbitro dal seggiolone, o il Norman sporco di terra che “sembra un biscotto e se Gaudenzi va 5-5 non ci prendono più” (si ruppe la spalla purtroppo…)

Altri tempi, sarà che questo swing asiatico – come pare si dica – ci mette tanta tristezza e ci induca alla nostalgia, sarà la mestizia che ci pervade perché da queste parti la Ferrari (3) ha raccolto più ritiri di Nishikori. Spalti deserti, orari (per noi si intende) improbabili, giocatori sfiniti e svogliati. Tranne Nick Kyrgios (6) ovviamente, il “più forte di tutti quando ha voglia”, che ha spezzato le reni al numero 1 per quasi un game poi la truffa arbitrale di fatto ha regalato il titolo al fortunello Rafa Nadal (8). Che se Pouille (5) non avesse affossato un comodo diritto in rete sarebbe andato direttamente a Shanghai e invece ha avuto l’occasione di spiegare all’australiano cosa significhi giocare una finale e vincerla.

Peccato, perché un Kyrgios al Masters magari sarebbe (stato) divertente, perché in un contesto del genere potrebbe anche ricordarsi per 3-4 partite di essere un giocatore potenzialmente fenomenale (chiedere a Zverev, 5,5). A Londra invece troveremo molto probabilmente Goffin (7,5) nonostante una stagione giocata a singhiozzo.

La novità della settimana comunque, non è una novità, nel senso che la WTA ha una nuova numero uno, la quinta dell’anno. Finalmente Simona Halep (8) ce l’ha fatta, nonostante i tanti fallimenti ad un passo dal successo: un premio alla perseveranza, alla professionalità, alla continuità. Anzi, visti i natali un premio alla…Costanza.

Mentre non si ferma l’ascesa irresistibile di Caroline Garcia (9) tra un lol e un altro. Chissà se c’è un collegamento nella rottura con la ex amica Mladenovic: tutto a un tratto Garcia è diventata fenomenale e Kiki non vince più una partita.
Problemi francesi, averceli noi…

Infine pare che Boris Becker (5) sia davvero in cattive acque: non deve averlo aiutato aver scommesso tutto quello che aveva sul titolo mondiale di Vettel e sul record di slam di Djokovic…

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Anteprima WTA: Masha a Tianjin, a Hong Kong assalto ad Halep http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/09/anteprima-wta-sharapova-tianjin-hong-kong-assalto-ad-halep/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/09/anteprima-wta-sharapova-tianjin-hong-kong-assalto-ad-halep/#respond Mon, 09 Oct 2017 06:00:01 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=225686 Niente Garcia-Sharapova a Tianjin, la francese ha dato forfait. Hong Kong è il torneo più "povero" ma vanta ben tre top 10: due di loro cercano punti per insidiare il n.1 di Halep]]>

ANTEPOST

La vendetta va consumata fredda. Prima contro Sharapova, poi contro Ostapenko, Halep ottiene la rivincita, rompe l’incantesimo beffardo e conquista il trono del mondo. Un trono raggiunto grazie a propri meriti ma soprattutto ai demeriti altrui. Anche Karolina Pliskova si era trovata a metà stagione nella stessa posizione più per i fallimenti altrui che per i propri risultati. Erano bastati il titolo di Cincinnati e la finale agli US Open, più qualche vittoria in tornei di medio calibro, per proiettarla al vertice mondiale. Muguruza, scalzata da Halep, almeno aveva vinto un major, ma la sua incostanza non le ha permesso di conservare il primato. Un paio di tornei l’anno è in grado di giocarli ad altissimi livelli, più spesso fa la comparsa. A Singapore però verrà rimesso tutto in discussione, in palio ci sarà infatti non solo il titolo di “Maestra” ma anche quello di numero 1.

E le altre? Svitolina e Wozniacki hanno avuto un rendimento costante ma hanno fallito gli appuntamenti slam. Venus Williams ha fatto il contrario: straordinaria negli slam, pur senza raggiungere la vittoria, spesso assente o non convincente negli altri tornei. Ma sono ancora tutte in lizza per scalzare Halep entro fine stagione. Konta, dopo l’ottimo avvio, è andata spegnendosi. Stephens si sta ancora chiedendo come abbia fatto a vincere gli US Open. Quella vista successivamente è il suo fantasma sbiadito. Quale sia quella vera ce lo diranno i mesi e gli anni a venire. Forse nessuna delle due. Le francesi Mladenovic e Garcia si sono passate la staffetta: ottimo inizio d’anno per la prima, straordinaria fine per la seconda che vince i due più importanti tornei asiatici e si proietta su Singapore. La grande vera novità di stagione è stata Jelena Ostapenko, capace di vincere Parigi ma, dopo un periodo di comprensibile appannamento, tornata a esprimersi a ottimi livelli nello swing asiatico. La vedremo alle Finals di Singapore. Sharapova ha avuto un rientro più complicato del previsto, con risultati che le consentono appena di reinserirsi tra le prime 100.

Gli ultimi tornei hanno infine sancito l’anno pessimo di Kerber e Radwanska. La polacca rischia seriamente di terminare l’anno fuori dalle prime 20 giocatrici al mondo per la prima volta dal 2008. Poco meglio è andata per l’ex numero 1. Le WTA Finals vedranno l’assenza delle ultime 4 finaliste, perché anche Cibulkova e Kvitova sono estromesse dalla competizione. L’unica giustificata è Kvitova, che ha saltato tutta la prima parte di stagione a causa del noto incidente alla mano. Per Singapore solo l’ultimo posto è ancora in bilico tra Garcia e Konta, con la francese che ha operato il sorpasso sulla britannica grazie alla vittoria a Pechino. Solo tre saranno le giocatrici riconfermate rispetto all’ultima edizione: Halep, Muguruza e Pliskova. Due i rientri eccellenti di Wozniacki e Venus Williams. Tre le novità: Svitolina, Ostapenko e una appunto tra Garcia e Konta.

I TORNEI DELLA SETTIMANA

Dopo circa un mese si permanenza del tour WTA in Asia, siamo giunti agli ultimi tornei che si disputeranno in Oriente – senza contare i due “Masters” di Singapore e Zhuhai ovviamente – mentre in contemporanea si aprono le porte dei palazzetti indoor e ci si prepara per l’ultima parte della stagione nell’Europa più fredda.

WTA International Tianjin (Cina, $ 426.750)

Già da tempo era stata annunciata la presenza di Maria Sharapova a Tianjin grazie ad una wild card e il suo arrivo in città è stato ampiamente riportato dai media locali. La fortuna le era stata avversa e al primo turno aveva pescato la testa di serie n. 1 Caroline Garcia, attualmente nel suo miglior momento della carriera. Sull’effettiva presenza della francese vigeva però qualche dubbio dopo la straordinaria cavalcata di Pechino che le ha regalato l’ottava piazza nella Race e il sorpasso momentaneo su Johanna Konta. Puntuale è arrivato il forfait della giocatrice francese, che forte di un margine di 185 punti sulla britannica – e forse di una promessa di wild card a Mosca – ha optato per il riposo in quella che sarebbe stata la sua terza settimana di fila nel circuito dopo due titoli. Il suo posto in tabellone è stato preso dalla rumena Begu, tds n.9, che quindi affronterà Sharapova al primo turno. Dentro come lucky loser la cinese Han.

La testa di serie n. 2 Petra Kvitova invece, nella parte diametralmente opposta del tabellone, giocherà contro la cinese Lin Zhu, match inedito. La campionessa uscente e numero 1 cinese Peng Shuai inizierà la sua difesa del titolo contro una qualificata. Non sarà Sara Errani, che ha superato le insidie del torneo cadetto e giocherà a Tianjin il suo primo main draw dopo la squalifica. Al primo turno affronterà Kozlova. Torna in campo anche la greca Sakkari, che dopo la grande impresa di Wuhan (semifinale partendo dalle qualificazioni) sarà accreditata della sesta testa di serie. Dalla sua parte c’è Vekic.

  • Qualificate: Davis, Rodionova, Voegele, Lu, Guo, Errani
  • Wild card: Sharapova, X. Wang, Liu
  • Last Direct Acceptance: Y. Wang (120)

WTA International Hong Kong (Hong Kong, $ 226.750)

Non avrà il “pathos” di classifica e il montepremi di Tianjin, ma il parco giocatrici di Hong Kong rischia di essere considerato addirittura superiore. Tre top 10 (Svitolina, Williams e Wozniacki) con l’aggiunta di Vesnina e Radwanska. Basti pensare che l’ottava e ultima testa di serie è Shuai Zhang, n. 26 WTA e a caccia di punti per assicurarsi la presenza a Zhuhai. Una folla che quasi stupisce, considerando che sia Svitolina che Wozniacki sono già qualificate per le WTA Finals. L’ucraina ha accettato una wild card “last minute” in sostituzione di Sloane Stephens e probabilmente culla ambizioni di n.1 a fine stagione. Qui a Hong Kong potrebbe incamerare al massimo 225 punti (280 meno il suo attuale peggior risultato, 55 punti). Wozniacki ha 360 punti in meno nella Race e alzando il trofeo ne incamererebbe 180: per pensare alla vetta del ranking servirebbe giocare delle super Finals. Per l’ucraina (prima tds) esordio contro Diyas, meno semplice di quanto possa sembrare. Wozniacki sarà impegnata in un primo turno “glamour” contro Bouchard.

Venus invece, ferma da New York, rischia la doppia sfida giapponese. Primo turno contro Ozaki e probabile secondo contro Osaka, che qualora dovesse concretizzarsi sarebbe parecchio interessante. Eventuale quarto con Pavlyuchenkova, dal quale uscirà la semifinalista opposta alla vincente del quarto (teorico) Vesnina-Radwanska. Nessuna italiana iscritta, neanche al torneo di qualificazione.

  • Qualificate: Kato, Guarachi, Grammatikopoulou, Aoyama, Cako, Hon
  • Wild card: Svitolina, Vesnina, Lee, L. Zhang
  • Last Direct Acceptance: Cabrera (150)

WTA International Linz (Austria, $ 226.750)

Lo scorso anno, da queste parti, transitavano Garbine Muguruza, Madison Keys e la futura vincitrice del torneo Dominika Cibulkova, autentica dominatrice dell’ultimo frammento di stagione. Niente a che vedere col parco giocatrici di questa edizione, la trentunesima, per lo più orfana di Jelena Ostapenko e della stessa Cibulkova, entrambe in entry poche ore prima del sorteggio del main draw.

Le cattive notizie terminano per fortuna qui. La sorpresa più grande, annunciata solo qualche ora fa, è il ritorno di Belinda Bencic, al primo WTA dopo l’operazione al polso. Troverà subito pane per i suoi denti, affrontando Kirsten Flipkens. L’effetto carramba continua con Ana Lena Friedsam, finalista a Linz nel 2015 e out per i soliti problemi al ginocchio dallo scorso dicembre. La tedesca ha ricevuto un invito ed esordirà con una qualificata. L’ultima wild card se l’è presa Barbara Haas, habituè del fu Generali Ladies, ora Upper Austria Ladies Linz.

Torna anche Camila Giorgi, di cui avevamo perso le tracce da venti giorni almeno. Camila ha saltato a piè pari la tournèe asiatica, dove sarebbe comunque stata costretta a passare dalle qualificazioni nei due tornei principali. Scenderà in campo qui e in Lussemburgo, provando a rianimare con uno squillo last minute una stagione da dimenticare.

  • Qualificate: ultimo turno da disputarsi
  • Wild card: Bencic, Friedsam, Haas
  • Last Direct Acceptance: Golubic (104)

NEXT WEEK: MOSCA E LUSSEMBURGO

La prossima settimana dopo sarà la volta della Kremlin Cup di Mosca e del torneo del Lussemburgo. A Mosca dovrebbero essere della partita Ostapenko, Konta, Kuznetzova e Cibulkova, più una folta pattuglia di russe, con la britannica Konta pronta a giocarsi le ultime chance di accesso a Singapore assieme (probabilmente) a Garcia, che ha chiesto una wild card; mentre in Lussemburgo potrebbe esserci la possibilità di rivedere Azarenka in campo.

La stagione in realtà non finirà nemmeno dopo Singapore, perché vi sarà l’ormai consueto Elite Trophy di Zhuhai e numerosi tornei di categoria 125K, occasione per tenniste di bassa classifica di racimolare un po’ di punti. Ci sarà anche Sara Errani, che ne ha programmati tre nel mese di novembre. Ma l’attesa di tutti gli appassionati sarà ormai per la stagione 2018. L’incertezza che ha regnato sovrana in questo 2017 potrebbe infatti essere precorritrice di un più ampio rinnovamento ai vertici della classifica, con giocatrici che da quasi un decennio stazionano ai piani alti che paiono ormai usurate e forse a corto di motivazioni ed altre ormai pronte a scalzarle. Il 2018 sarà però anche l’anno del ritorno di Serena Williams, di Vika Azarenka e di una Sharapova a tempo pieno. Starà a loro dimostrare di poter ancora domare la nuova onda che sta montando.

Massimo Aceti

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Il bicchiere mezzo pieno: Asian swing or not? http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/08/il-bicchiere-mezzo-pieno-asian-swing-not/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/08/il-bicchiere-mezzo-pieno-asian-swing-not/#respond Sun, 08 Oct 2017 07:26:00 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=225722 Tornano i nostri Bill e Ted. Quanto fa bene la parentesi asiatica al circuito mondiale?]]>

Il bicchiere mezzo pieno. Tutte le discussioni di Bill e Ted

Bill: Quante ore di fuso ci sono con Shanghai?

Ted: Sei. Lo so, non è il massimo, ma sempre meglio dell’Australia. Quindi anche tu invece di lavorare guardi l’Asian swing?

Bill: A volte, ma ti confesso che ogni tanto sento la mancanza della vecchia stagione indoor europea.

Ted: Eh, ma ormai il tennis è uno sport globale. Forse il più globale tra tutti gli sport.

Bill: Così dicono tutti, ma è davvero così?

Ted: Che intendi?

Bill: L’idea dell’Asian swing è di portare il tennis verso nuovi mercati ma forse ormai lo dovremmo chiamare Chinese swing perché il mercato cinese ha cannibalizzato tutto. Almeno a livello ATP, ad eccezione di Tokyo che resiste grazie ad una grande tradizione, gli altri tornei asiatici sono tutti in Cina. Ricordo che una volta c’erano Kuala Lumpur e Bangkok. E prima di loro, per un breve periodo ricordo Tashkent e più indietro ancora Seoul.

Ted: Questo è vero, ma è una legge di mercato. A Kuala Lumpur non c’era praticamente pubblico, nemmeno per la finale, e il torneo faticava ad assicurare la presenza di nomi di richiamo. E quindi anche gli sponsor se ne sono andati. È naturale che sia sparito.

Bill: Tutti gli ATP 250 fanno fatica, ma mi pare che in Europa tornei come Metz o Marsiglia riescano in qualche modo a sopravvivere, trovando pubblico e sponsor. Guardando le tribune di Pechino e Shanghai invece non si direbbe che il pubblico cinese sia così interessato.

Ted: Su questo non sono d’accordo. Anche in Europa, nonostante la maggiore tradizione di certi tornei, se non hai uno dei grandi nomi o sponsor forti è dura tirare avanti, pensa al Dutch Open o a Palermo, due tornei con grande tradizione che non hanno retto la pressione della modernità. Anni fa ero stato a Kuala Lumpur e il torneo non era poi molto diverso da un 250 europeo. Più che il pubblico sono gli sponsor a fare la differenza, e questi li attiri se hai grandi nomi.

Bill: Mah, è vero che è dura per tutti però in Europa la gente va a vedere il tennis di più rispetto all’Asia.

Ted: Ma siamo sicuri? Con la crisi che c’era in Europa fino a poco tempo fa molta gente si trovava a dover scegliere se andare ad un evento sportivo o un concerto e non credo che per molti spettatori generici un torneo di tennis sia in cima alle priorità. A me pare che in Europa gli spettatori siano in calo, anche se mi piacerebbe vedere dei dati al riguardo. In Cina invece hanno un bacino di spettatori in costante crescita e se gli stadi di Pechino e Shanghai possono sembrare relativamente vuoti magari è anche perché sono molto grandi. Generalmente più grandi di altri stadi. Shanghai e Pechino entrambi tengono 15000 persone, mentre il centrale di Roma solo 10000, per farti un esempio. Ma il discorso ‘non ci sono spettatori’, almeno per i tornei di Pechino e Shanghai, direi che non regge più. Alcuni anni fa il pubblico non conosceva il tennis e i suoi i campioni. E gli eventi si sono dovuti costruire una tradizione poco a poco. Ma oggi gli spettatori non mancano. I fan cinesi fanno la coda fuori dagli alberghi per vedere i loro beniamini tornare dallo stadio. E nelle fasi finali di entrambi i tornei di spettatori ce ne sono tanti. Il Masters 1000 di Shanghai ormai è un evento di prima grandezza che non ha nulla da invidiare ai suoi parenti europei e nordamericani. E poi c’è il turismo, questo è un settore che potrebbe essere sfruttato meglio.

Bill: Il turismo?

Ted: Con i costi dei voli che diventano sempre più accessibili si dovrebbe invogliare l’appassionato di tennis a viaggiare verso destinazioni con tornei. Per gli Slam si fa, la gente va a Londra o New York per vedere il tennis, ma per i Masters 1000 non tanto. Una settimana a Shanghai con volo, albergo e biglietti per le fasi finali del torneo. Il tutto facilitato, magari dall’ATP, e con offerte o qualche sconto. Io lo farei.

Bill: Non so quanti altri lo farebbero però.

Ted: Ma non devono mica essere tanti. Se su tutto il mondo mille persone decidono di fare un viaggio così, portano un giro di soldi di qualche milione di euro. Per cui già poche centinaia sarebbero sufficienti. Dici che in tutto il mondo non si trovano due o trecento persone disposte a passare una settimana di vacanza a Shanghai durante il torneo?

Bill: In effetti… ciò non toglie che a me l’Asian swing pare sia più un’idea commerciale, che però ha poco appeal sul pubblico, sia sul pubblico occidentale sia su quello asiatico.

Ted: Probabilmente è ancora presto per dirlo. Se ti trovi in Europa magari ti sembra che a nessuno importi del torneo di Shanghai, ma se sei in Cina vedi che non è vero. E finora la Cina non ha prodotto tennisti uomini di buon livello, e tra le donne, dopo il ritiro di Li Na ci sono tanti nomi che fanno su e giù ma nessuno davvero di richiamo. Credo che con un vero campione l’impatto cinese sul tennis moderno diventerebbe ancora più evidente.

Bill: E i tornei che non sono Pechino o Shanghai? Tu credi che tornei come Shenzhen o Chengdu riusciranno a costruirsi una tradizione?

Ted: Sai cosa mi piacerebbe? Un Asian swing itinerante. Lasciando Shanghai come tappa fissa gli altri tornei maschili e femminili potrebbero spostarsi di anno in anno, con un ciclo di due o tre anni magari. E sarebbe bello vedere posti nuovi nel calendario ATP. Chessò Manila, Singapore, Astana…

Bill: Mi pare difficile, specie per Pechino, che è un combined in un impianto molto grande e non sarebbe facile da ricollocare. E Tokyo che non accetterebbe mai di esser giocato ogni tre anni. Potrebbe funzionare per i 250. Un anno a Shenzhen, l’anno dopo a Bangkok, poi Kuala Lumpur e poi il ciclo si ripete. Ma posti nuovi? Dovrebbero costruire le infrastrutture dal nulla per usarle una volta ogni tre anni?

Ted: Era solo un’idea.

Bill: Certo che invece di pensare a come tenere in vita il torneo di Shenzhen si poteva pensare prima a come salvare eventi storici come Stoccolma. L’indoor Europeo è quasi completamente estinto ormai. Non solo per i luoghi ma anche per la superficie e il tipo di tennis.

Ted: Guarda che Stoccolma c’è ancora. Certo rispetto al passato ha patito il declino del tennis svedese. Spariti i campioni sono spariti anche gli spettatori.

Bill: E quindi ci si sposta in Cina che di campioni (uomini) non ne ha mai avuti? In passato come adesso. Guarda, il tennis è uno sport globale, lo dicono tutti. E in un certo senso è vero, ci sono praticanti in ogni angolo del globo. Ma i campioni, che come dici tu stesso, quelli che trascinano le folle, da dove vengono? Sempre più dall’Europa.

Ted: Non è vero. Canada, Giappone, giusto per citare i due più evidenti, hanno da poco prodotto finalisti Slam.

Bill: E poi? L’ultimo vincitore di Slam non europeo è stato del Potro nel 2009. Prima di lui Gaudio nel 2004. Fuori dall’Europa solo Argentina, USA e Australia hanno una tradizione solida al vertice. Paesi come Canada, Giappone, Brasile, Ecuador possono produrre uno o due campioni, per fortuna o caso fortuito. Ma poi? Se guardi alla top ten attuale i giocatori sono tutti europei. Nella top 50 le uniche nazioni presenti fuori dall’Europa sono Canada, Giappone, USA, Australia, Sud Africa, Argentina e Uruguay. Sette nazioni in tutto, mentre gli europei vengono da sedici nazioni, tra cui Bosnia e Lussemburgo.

Ted: Stai suggerendo che si dovrebbe organizzare un torneo ATP in Lussemburgo?

Bill: La WTA ce l’ha e non mi pare se la passi male.

Ted: Quindi tu saresti più propenso ad andare a vedere Gilles Muller in un 250 in Lussemburgo invece di Federer e Nadal in un 1000 a Shanghai?

Bill: Se la metti così…

Ted: Shanghai ha più di venti milioni di abitanti. Milano città non arriva ad un milione e mezzo. Sono d’accordo che in Europa la gente è più incline ad uscire per andare a vedere eventi sportivi, ma se tu dovessi investire in un evento dove lo faresti? In una città in crescita costante e con un bacino d’utenza di venti milioni o in una città in lento declino con un bacino d’utenza di un milione e mezzo?

Bill: Capisco le logiche di mercato. Staremo a vedere con le Next Gen Finals se c’è un mercato per il tennis in Italia. Tennis indoor. Come il vecchio torneo di Milano che qualche bella edizione ce l’ha data, nonostante i gran battitori.

Ted: Erano superfici troppo veloci. Tutti ricordano i fischi ad Ivanisevic durante la finale di Bercy del 1993. Lui fece 27 ace in tre set in finale, oggi sarebbe anche peggio.

Bill: Era un tennis diverso, a me piaceva guardare Ivanisevic, Stich, Krajicek. E non sono sicuro che oggi sarebbe peggio. Con un paio di eccezioni (Karlovic, Isner, Anderson), non vedo tennisti di punta capaci di fare così tanti ace. Ed il tappeto indoor offrirebbe un tipo di tennis che ormai si vede troppo raramente.

Ted: Ma non succederà. Il tennis si sposta verso mercati emergenti. E per attirare più spettatori ci vogliono più scambi e meno ace, quindi cemento. È il futuro, arrenditi.

Bill: Per forza mi arrendo. E capisco tutti gli argomenti a favore della crescita del circuito. È solo che… mi mancano i tornei indoor europei di una volta.

Ted: Consolati con Anversa, Basilea e Bercy, non ti va poi tanto male, e non si può avere tutto dalla vita. Lo sai bene anche tu. È un po’ la storia…

Bill: … del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno.

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