Interviste – UBITENNIS http://www.ubitennis.com Tennis in tempo reale Wed, 18 Oct 2017 23:19:19 +0000 en-US hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.5 Pavlyuchenkova in esclusiva: l’ex stellina che si fa maestra http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/17/pavlyuchenkova-in-esclusiva-lex-stellina-che-si-fa-maestra/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/17/pavlyuchenkova-in-esclusiva-lex-stellina-che-si-fa-maestra/#respond Tue, 17 Oct 2017 08:17:07 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=227175 Esclusiva Ubitennis. Uno sguardo alla carriera di Anastasia, dopo l'undicesimo titolo in carriera a Hong Kong. "Ero al top e non mi impegnavo, poi sono caduta e ho capito"]]>

Ve ne avevamo già parlato due anni fa: vi avevamo già descritto il complesso personaggio che è Anastasia Pavlyuchenkova, ventiseienne russa che due giorni fa ha vinto il suo undicesimo torneo in carriera, a Hong Kong. Una finale per nervi fortissimi contro Daria Gavrilova, protrattasi per più di tre ore nella torrida umidità del Sud Est asiatico, battuto da un tifone che ha costretto gli organizzatori a far disputare il match con ben cinque ore di ritardo. Una dimostrazione di tenacia e bel gioco per Nastja, che in carriera, anche a causa di un fisico spesso nemico, non è mai riuscita a togliersi la fama di eterna promessa. L’avevamo incontrata in esclusiva a Roma, durante gli Internazionali, nella sala interviste deserta durante un momento di break: sorridente, nella sua tuta sponsorizzata bicolore e con i capelli ancora bagnati dopo la vittoria al secondo turno contro Sevastova. Al Foro Italico perse in tre set agli ottavi contro l’attuale numero uno del mondo Simona Halep, poi finalista. 

Una prima parte di stagione encomiabile, con due titoli (Monterrey e Rabat) e un ottimo tennis espresso a Indian Wells. Si è rivista al top nelle ultime due settimane, con la finale persa a Tokyo e il successo di Hong Kong: “Sì, sono contenta nel complesso, anche se non credo di aver ancora espresso il mio miglior tennis. Più che altro sono contenta di come sto reagendo in campo, vinco partite lottate, e mi diverto. Va bene così, ma posso migliorare”. Undici titoli in carriera, quattro dei quali a Monterrey. Un rapporto viscerale con la città messicana, che ha un valore romantico e sentimentale per Nastja: “Credo che ogni giocatore instauri un rapporto particolare con determinati tornei. A Monterrey ho vinto il mio primo titolo in assoluto, quindi ho una sorta di connessione sensoriale con quel posto. Ma posso dire che il successo di quest’anno è dovuto anche al modo in cui ho preparato la stagione: l’obiettivo era quello di essere costante, tenere un livello alto a lungo per poter fare bene sia in tornei minori come in Messico, che negli Slam o nei Premier”. E la performance di Tokyo ha parzialmente confermato questo stato d’animo: il miglior risultato nei Majors in questa stagione è stato il quarto di finale raggiunto a Melbourne, unico Slam in cui non ci era mai arrivata. Non si è però mai spinta oltre in carriera.

Undici trofei in carriera a 26 anni, quasi otto milioni di dollari vinti, eppure c’è sempre qualcuno che pensa “sì bene, ma non benissimo”. L’etichetta di incompiuta appiccicata addosso, nonostante un curriculum invidiabile e ancora svariati anni di attività davanti a lei. Viene fuori un pensiero molto maturo al riguardo: “Ho sempre voluto far bene e non mi sono mai fermata, mai arresa. Ma so che una carriera è un processo che richiede tempo, non è qualcosa di istantaneo: non puoi pensare di allenarti duramente, mettercela tutta, e poi dal giorno dopo iniziare a vincere ogni torneo, così (schiocca le dita). Tutte le migliori si allenano al massimo, nei tornei più importanti può capitare un sorteggio meno fortunato e diventa difficilissimo. Affronterò comunque il mio cammino come ho sempre fatto, che sia una avversaria top 5 o un primo turno in cui sono favorita. E spero di ottenere prima o poi un risultato importante: alla base di tutto c’è il lavoro, i risultati poi arrivano di conseguenza”. A sostenerla c’è la sua famiglia, composta di sportivi di alto livello: papà Sergey, ex canoista olimpico e mamma Marina nuotatrice professionista. Anche i nonni erano nel giro della nazionale di pallacanestro della URSS: il fratello Alecs, invece, la segue da sempre come coach. Le è rimasto accanto anche quando iniziò una collaborazione con Patrick Mouratoglou, attuale mentore di Serena Williams. Una situazione personale che potrebbe anche mettere pressione, ma non a lei: “No, nessuna pressione, anzi l’opposto. Mi hanno sempre motivata e spronata: se non fossero stati sportivi forse sarebbero stati più accondiscendenti, mi avrebbero sempre detto che sono la migliore, la più forte, di non curarmi delle sconfitte, ma in maniera meno coinvolta. Non avrebbero capito come mi sento, mentre lo fanno eccome: io sono molto ambiziosa, e quando perdo lo accuso più di altri. Loro lo capiscono. Perché sanno che perdere fa male sempre, e mi sostengono”.

Da Junior era una macchina, come già avevamo scritto due anni fa. Il 2006 è l’anno dell’esplosione: prima di compiere quindici anni vince gli Australian Open Juniores (superando in finale Caroline Wozniacki), poi prosegue l’anno tra le ragazzine vincendo a New York, prima di confermarsi a Melbourne l’anno successivo. Inutile dirlo, è campionessa under 18 già due anni prima di prendere la patente. Anastasia è un rullo, il suo dritto schiocca con facilità disarmante e i titolisti cominciano a dedicarsi a lei. Sempre nel 2006 la prima wildcard nel circuito maggiore, a Mosca (dove attualmente risiede, lei nativa di Samara, ex città chiusa del Sud Est russo), seguita da un periodo di assestamento tra gli ITF che la portano a riaffacciarsi tra le grandi soltanto nella stagione successiva, in ambito Slam e sempre grazie a wildcard. Il battesimo è durissimo, con un 6-0 6-1 in quaranta minuti subìto a Wimbledon dalla allora top 10 Daniela Hantuchova, e conseguente pianto in spogliatoio. Dieci anni fa eri il nuovo fenomeno che si affacciava sul circuito, oggi già piuttosto scafata può permettersi qualche suggerimento alle nuove leve: “È una vita dura, e come già ho detto è un processo lungo. C’è da sudare e faticare, essere pazienti e soprattutto umili: vincere un paio di tornei può spingere a montarsi la testa, ma basta un click (altro schiocco di dita), un nulla, e si cade. E fa molto male. Credo comunque che la pelle dura venga con l’esperienza, è l’unico modo. È importante anche avere attorno le persone giuste, che ti sappiano consigliare e guidare”.

E per quanto la strada sia ancora lunghissima prima di guardarsi indietro e tirare le somme di una vita da tennista, c’è spazio anche per qualche rimpianto: “Cinque anni fa. Se potessi, tornerei a cinque anni fa e mi dedicherei al tennis più seriamente. All’epoca non davo il massimo, come invece credo sia fondamentale e ho appena detto. Ho perso tempo, ne guadagnerei molto di più e mi servirebbe. Ma ora posso solo pensare al futuro, perché so che ho ancora molto da dare”.

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Federer: “Match molto pulito, non cambio programma per il numero 1” http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/15/federer-match-molto-pulito-ma-non-cambio-programma-funzione-del-n-1/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/15/federer-match-molto-pulito-ma-non-cambio-programma-funzione-del-n-1/#respond Sun, 15 Oct 2017 16:33:01 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=227004 Roger commenta il trionfo di Shanghai: "Se sono così ben preparato, accadono cose buone. Deciderò in settimana il programma per il resto dell'anno"]]>

È stato un anno lungo e dopo questo mancano pochi tornei alla fine. Come ti senti fisicamente?
Sì l’anno è stato lungo ma io non ho giocato tanto per la verità. Fisicamente sto bene, rimetterò in ordine le idee quando sarò tornato in Svizzera domani. Quindi mi troverò con il mio team e decideremo cosa fare dandoci delle priorità a seconda di come mi sentirò nei prossimi giorni. Ma finora tutto bene, sono contento di come mi sento, è stata una settimana dura, giocare 5 match di seguito è sempre un test e una sfida per qualsiasi giocatore, anche perché la pressione sale di giorno in giorno in un evento come questo. A metà della settimana prossima saprò cosa fare.

Ti aspettavi che il match andasse via così liscio? Sei sembrato in controllo fin dal primo gioco…
Non sapevo cosa aspettarmi entrando in campo anche perché immaginavo di partire piano perché avevo finito tardi ieri sera, quindi il tempo è volato. Mi sono svegliato, ho preso la macchina e sono arrivato qui presto per allenarmi ed essere pronto per la partita. Non ero nervoso e questo mi ha aiutato, penso di aver avuto bene in mente come giocare questo match. Poi sono partito bene e mi sono rilassato ancora di più. Sono sempre consapevole che Rafa può sempre tornare in gioco in ogni momento se trova ritmo anche se deve recuperare da 0-40, ma ho giocato un match pulito. Non mi ha sorpreso tantissimo perché mi sono sentito bene tutta la settimana e paga sempre arrivare ad un torneo con largo anticipo per prepararlo. Sono arrivato giovedì scorso di sera, quindi ho avuto 5/6 giorni per prepararmi al primo match del mercoledì successivo, quindi ero pronto.

Hai mai colpito la palla meglio di oggi negli ultimi mesi o anni?
Sicuramente è stato un match pulito, non ho dato chance a Rafa sul mio servizio, quindi quando andavo a rispondere non c’era motivo di andare nel panico. Sai che prima o poi avrai una palla buona, un game buono dove cercare di fare il break. Essendo così preciso e concentrato, sapevo che sarebbe stata dura per lui nei momenti decisivi se avessi fatto un break presto. Sicuramente è stato il mio miglior torneo dopo Wimbledon, Montreal è stato difficile da giocare e dopo Montreal con il problema alla schiena non potevo più essere lo stesso. Lo US Open è stata una sofferenza in realtà, alla Laver Cup ho giocato del buon tennis ma qui è diverso perché devi giocare bene cinque giorni di seguito, quindi sì mi ha ricordato un po’ Wimbledon in qualche modo.

Hai battuto Nadal cinque volte di seguito per la prima volta in carriera. Cosa è cambiato in questo confronto? Che cosa ti riesce più facile oggi che in passato?
Sto servendo meglio perché mi è più facile generare potenza con la RF97. Sto anche colpendo meglio il rovescio con continuità. Prima dovevo usare di più lo slice perché la racchetta di prima era ottima per lo slice e colpire da sopra, ma steccavo troppe palle e quindi non potevo attaccare costantemente col rovescio. Adesso sembra che non sia quasi più un problema ma non solo con Rafa, con tutti. Oggi di norma rispondo con il rovescio coperto e qualche volta uso lo slice. Prima era il contrario. Inoltre adesso non sono così segnato dalle precedenti partite come prima. Non che fossi segnato in modo grave dalle sconfitte ma il fatto di averci perso così tanto sulla terra mi ha un po’ bloccato. Penso ancora di aver perso quella finale a Wimbledon 2008 per la lezione che mi aveva dato al Roland Garros poche settimane prima e questo mi ha fatto giocare male i primi due set di quella partita. Poi sono stato fortunato a vincere il terzo ma avessi iniziato meglio sarebbe stato un altro match. Chiaramente evitare di incontrarlo sulla terra battuta mi ha aiutato però certo, sto giocando bene contro di lui sul cemento o le altre superfici veloci. Ma va detto che in Australia ho avuto un po’ di fortuna, è stato un match deciso sul filo di lana.

Tra la sconfitta a New York e la Laver Cup hai fatto qualcosa di diverso per sciogliere la schiena o è stato il normale processo di recupero? Come sei riuscito a tornare a stare così bene qui?
Per essere pronto per lo US Open avrei avuto bisogno di un’altra settimana probabilmente. Ho giocato come potevo nelle condizioni in cui ero. Poi ho iniziato con due partite al quinto set e questo ha causato ovviamente molto stress al mio corpo. Non ho mai potuto giocare in modo libero, ad essere onesto. Ho giocato meglio con Kohlschreiber e Lopez e ma una volta che arrivi a incontrare uno forte come delPo, inizi a prendere le decisioni sbagliate o comunque le metti in dubbio perché il tuo avversario non è solo quello dall’altra parte della rete ma anche il tuo stesso corpo che non è al 100%. Quindi invece di chiudere il set point vai a perderlo e questo fa la differenza. I margini sono molto sottili, onestamente. Quindi mi sono preso una settimana di riposo senza quasi trattamenti, ho giocato solo mezz’ora con un mio amico e per il resto mi sono dedicato alla mia famiglia, ai miei figli etc. Quando sono tornato in Svizzera ho cominciato a prepararmi per la Laver Cup ed ero contento perché stavo meglio e quindi era un passo nella giusta direzione anche se ero un po’ preoccupato perché le partite sarebbero state di livello sia in singolare che in doppio con gente come Querrey e Kyrgios. Quel match di domenica con Kyrgios mi ha dato tanta fiducia perché ho giocato una vera partita di 2 ore sentendomi forte fisicamente. Il giorno dopo ero già in campo ad allenarmi e non potevo crederci. Ma quello era il mio programma e l’ho rispettato. Ho lavorato bene tutta la settimana e sono arrivato qui come ho detto molto presto e questo alla fine ha pagato, quindi sono molto contento e mi sento bene ora.

I tuoi piani per il resto dell’anno?
Non so ancora con precisione. L’unica cosa certa è che giocherò la Hopman Cup e l’Australian Open a gennaio. Questo lo so per certo.

Dopo queste 5 vittorie punti a recuperare il divario negli scontri diretti con Rafa?
Non accadrà mai. Non ci restano abbastanza anni di carriera e abbiamo una classifica troppo alta per incontrarci se non in finale in questo momento. E rimarrà così ancora per un po’ di mesi. Non posso pensare di vincerle tutte con Rafa, è troppo forte come giocatore. Quello che è successo in passato è passato, sono solo contento di questa striscia che ho messo insieme ma non so nemmeno quanto mi servirebbe fare per prendere il N.1 di fine anno. Mi pare che lui sia molto vicino a chiudere il discorso, come ho detto la mia programmazione non cambia in funzione del N.1, quando sarò a casa deciderò. Comunque non ho giocato troppo e ho ancora energie nel serbatoio. Come ho detto prima sono contento che questa strategia abbia pagato. Quando sono preparato mentalmente e fisicamente di solito succedono cose buone per me. In passato credevo, io come tanti altri, che giocare tornei fosse importantissimo ma ora so che se sono pronto, sono pronto. Non importa se non ho giocato tornei prima come in Australia. Sono molto contento della mia stagione finora. Gli scontri diretti? Certo vorrei che il bilancio fosse diverso ma ho il massimo rispetto per Rafa. È sempre stato un confronto molto difficile per me e ho fatto del mio meglio. Ci ho giocato tantissimo sulla terra all’inizio della mia carriera e va bene, ci ho provato, sono anche arrivato vicino in molte occasioni ma lui è più forte sulla terra. Ho provato a vincere quelle che ho potuto sulle altre superfici e quest’anno è andato tutto bene e ne sono felice.

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Nadal: “Ho giocato bene, Roger meglio. Basilea? Non so ancora” http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/15/atp-shanghai-rafael-nadal-finale-difficile-per-me/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/15/atp-shanghai-rafael-nadal-finale-difficile-per-me/#respond Sun, 15 Oct 2017 15:19:22 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=226980 Dopo la finale contro Roger Federer: "Sono comunque molto soddisfatto. Ho fasciato il ginocchio, ma non posso dire di più"]]>

All’inizio della settimana hai detto che con Roger in queste condizioni sarebbe stata una sfida significativa. Come valuti la finale di oggi?
È stato di sicuro un match molto difficile per me. Lui ha giocato molto veloce e molto bene. Non so quanti errori non forzati ha fatto, ma penso che abbia giocato bene. Forse avrei potuto fare meglio alcune cose, ma questo è tutto. No, ha giocato davvero bene, questo è il mio punto di vista. Perciò congratulazioni a lui.

Indipendentemente dal risultato di stasera, hai giocato in questa parte di stagione meglio di come hai giocato di solito in questo periodo nel corso della tua carriera. Hai fatto qualcosa per aggiustare la tua preparazione? È solo che sei riuscito a mantenerti in forma? C’è qualcosa che hai imparato per fare meglio in questa parte della stagione quest’anno?
No, ho giocato bene. È tutto, no? Pechino è stato un torneo che ha richiesto tempo per me affinché giocassi bene. Non mi sono mai piaciute molto le palle. Era difficile trovare un buon ritmo. Ho giocato alla grande a Pechino quest’anno e anche qui. Ho disputato un fantastico torneo, con buone vittorie. Sono molto soddisfatto del modo in cui ho affrontato l’intero tour asiatico. Pechino, Shanghai sono state due settimane molto positive per me. Tanti punti, molte vittorie contro grandi avversari. Torno con tanta soddisfazione personale per il modo in cui ho giocato.

Hai messo una fasciatura sul tuo ginocchio destro. L’hai fatto per precauzione?
No. Non voglio parlarne adesso, chiedo scusa, ma dopo aver perso una finale non è il momento.

Questa domanda riguarda la pressione o la motivazione. Siccome non hai mai vinto il titolo a Shanghai, credi che questa sia la motivazione per tornare qui il prossimo anno?
No, ho giocato ogni torneo con la massima motivazione. Non sarebbe giusto giocare qui con una motivazione più alta che a Montecarlo, perché non ho vinto qui e ho vinto 10 volte a Montecarlo. Quando vado in campo do il massimo, a volte gioco meglio, a volte peggio. Shanghai è un evento importante e gli ho sempre prestato attenzione. È vero che spesso non ho giocato così bene come avrei voluto qui, ma ho già fatto due finali e due semifinali. Quindi non è stato un cattivo torneo.

Hai detto molte volte che il terreno duro non è la migliore superficie per il tuo corpo, per le tue ginocchia. Hai giocato tornei uno dietro l’altro. Hai un altro torneo sul cemento tra poco più di una settimana (Basilea). Ci andrai?
Non lo so, ho bisogno di pensarci. Non posso (sorridendo). Non posso dirvelo, scusa.

Come giudicheresti la forma di Roger in questo momento rispetto a come è stata nell’ultimo decennio?
Ha vinto due Slam, tre Masters 1000, è secondo in classifica con un sacco di punti. Già, ha giocato bene per tutta la stagione. La cosa buona per lui è che ha preso dei periodi di riposo e quando è tornato è stato in grado di vincere. Quindi fa differenza, perché è molto facile dire, prendo questo periodo di tempo e funziona molto bene. Okay, funziona molto bene se torni e vinci. Perché se torni e non vinci, allora certamente non va bene. Quando qualcuno vince tanto, sembra che il calendario sia perfetto. Quando qualcuno sta perdendo, sembra che il calendario non sia buono. Quest’anno, Roger ha giocato alla grande in tutti gli eventi che ha disputato, sembra che abbia preservato il suo corpo, ha fatto le cose giuste, sì, probabilmente, sì, ma allo stesso tempo tutto potrebbe accadere. La fiducia a volte è altalenante. Puoi perdere un paio di partite e cambia tutto, ma ovviamente ha fatto cose incredibili. Ha giocato un livello molto alto di tennis durante tutta la stagione, sono felice di vederlo giocare bene.

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Zverev: “Tornei troppo diversi”. Federer: “Altri due trofei quest’anno” http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/09/federer-questanno-vorrei-vincere-altri-due-tornei/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/09/federer-questanno-vorrei-vincere-altri-due-tornei/#respond Mon, 09 Oct 2017 16:32:15 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=225980 Sascha critico: "A Pechino campo lento e palle veloci, qui al contrario. Manca comunicazione". Federer a Shanghai per vincere: "Il n.1? Mai stato un obiettivo"]]>

dal nostro inviato a Shanghai

In quella Shanghai che ormai considera quasi “sua” dato che ci torna sempre volentieri da tanti anni, Roger Federer è il primo ad aprire la girandola delle interviste pre-torneo, qui in Cina meno dense che non in altri eventi data la mancanza di star locali e l’assenza di due delle stelle di prima grandezza come Djokovic e Murray.

Dopo essersi esibito con grande trasporto sul centrale sabato pomeriggio giocando e danzando con Topolino e Pluto, lo svizzero ha regalato un’altra piccola perla di “normalità” ai suoi fans prendendo la metropolitana per venire all’impianto invece di servirsi della transportation del torneo. O almeno questo è ciò che ha raccontato – in realtà, dalle immagini circolate in rete è sembrato che il treno su cui ha viaggiato Federer fosse il n. 13, che circola in zone abbastanza lontano dal Qizhong Forest Sports Center. “È stata una bella esperienza. Avrei voluto farlo a New York durante gli US Open, ma non ci sono mai riuscito. Questa volta invece l’iniziativa è andata in porto. Sono cresciuto sui mezzi pubblici in Svizzera, e li ho presi spesso anche quando ho iniziato a viaggiare, in Italia ed in altri paesi europei. Vorrei poterli prendere più spesso, con i bambini, però mi piace molto guidare l’auto, come faccio in quasi la metà dei tornei cui partecipo: in Australia, Indian Wells, Miami…”.

Un Federer decisamente ciarliero che ha confermato l’impressione avuta durante le prime sessioni di allenamento durante le quali era apparso fisicamente a posto e desideroso di giocare: “Mi sento recuperato dopo la stagione americana, sto meglio e mi sento pronto ad affrontare il resto della stagione”. Dopo l’infortunio in finale a Montreal, il conseguente forfait a Cincinnati ed il tribolato percorso fino ai quarti degli US Open, l’elvetico aveva lamentato la difficoltà di giocare in precarie condizioni di forma dovute allo stop imposto dal malessere alla schiena. “Ora ho recuperato e sono qui a Shanghai da venerdì: non ero mai arrivato così presto e voglio davvero provare a vincere questo torneo. Ogni stagione ho come obiettivo quello di arrivare qui nelle migliori condizioni possibili. Lo scorso anno quando dovetti rinunciare a tutta la seconda parte della stagione non sapevo se sarei riuscito a tornare a Shanghai, e sono contento per tutti i fans in questa parte del mondo che mi seguono sempre con grande affetto: sono qui quando arrivo all’aeroporto, in albergo, quando mi alleno, quando riparto. Sono felice di essere tornato”.

Almeno a parole Federer non sembra troppo contrariato dalla crescente distanza che lo separa dalla vetta della classifica: dopo le vittorie agli US Open ed al China Open di Pechino, Rafa Nadal è ora 2370 punti davanti a lui nella classifica ATP ed ha un vantaggio simile anche nella Race to London, che tiene conto soltanto dei risultati di questa stagione. “Naturalmente so che sarà molto difficile raggiungere il primato entro la fine dell’anno – ha detto lo svizzero – ma va bene così, il n.1 non è mai stato nei miei obiettivi stagionali, anche se ci sono arrivato molto vicino. Rafa ha disputato una stagione incredibile, ha giocato alla grande agli US Open, abbiamo giocato il doppio insieme alla Laver Cup ed è stata un’esperienza bellissima. So che è stato molto occupato dopo gli US Open e dopo la Laver Cup, e quindi è sorprendente che sia riuscito a venire in Asia ed a vincere subito un torneo difficile come Pechino. Onestamente pensavo avrebbe saltato Pechino o addirittura tutta la stagione asiatica, ma Rafa è un giocatore speciale. Sono molto contento di rivederlo domani sera, quando avremo una cena del Team Europe della Laver Cup”.

Il Federer-promoter continua a coltivare la sua creatura nata poche settimane fa con così tanto clamore, ma rimane ben focalizzato sui traguardi di breve periodo: “L’obiettivo in questo finale di stagione è quello di vincere almeno un paio di tornei. Anche se ovviamente sono già più che soddisfatto della stagione per come si è sviluppata finora, vorrei vincere un altro paio di titoli ed avvicinarmi un altro po’ alla pietra miliare delle 100 vittorie”.

Nonostante il programma prevedesse quattro interviste in relativa rapida successione, il conflitto d’impegni di Grigor Dimitrov, richiesto nel centro di Shanghai per una sessione fotografica, ed un’altra iniziativa promozionale di Rafael Nadal che lo hanno trascinato lontano da Qizhong appena dopo il suo allenamento, ha fatto sì che l’unico altro tennista a presentarsi ai giornalisti sia stato Alexander Zverev, seppur con oltre mezz’ora di ritardo sulla tabella di marcia. “Scusate – ha esordito Sasha – il mio allenamento si è prolungato e mi sono liberato solo ora”. Una rinfrescante novità.

Il programma post-US Open per il giovane tedesco è stato estremamente intenso, e le prossime settimane non saranno da meno: Laver Cup a Praga, un volo privato verso Shenzhen, poi la semifinale di Pechino, ora Shanghai, prima di tornare in Europa per la striscia Vienna-Bercy-Milano-Londra. “Mi sento riposato e pronto per il finale di stagione – ha dichiarato Zverev – l’eliminazione precoce dagli US Open mi ha consentito di riposarmi adeguatamente, dandomi la possibilità di lavorare dal punto di vista fisico, quasi come durante una off-season, e di godermi qualche giorno d’estate a Montecarlo. A questo punto della stagione parecchi giocatori sono stressati perché sentono di non aver avuto sufficiente tempo da passare con le loro famiglie, ma non è certamente il mio caso”.

Sasha non ha lesinato complimenti al torneo di Shanghai (“Si tratta probabilmente del secondo miglior torneo del circuito dopo Indian Wells”), ma non ha neppure risparmiato una tiratina d’orecchi al tour in relazione alle condizioni di gioco: “Il passaggio da Pechino a Shanghai è particolarmente duro, perché a Pechino si gioca su un campo abbastanza lento ma con le palle Head, che sono le più veloci in circolazione, mentre qui a Shanghai il campo è il più veloce dell’anno, ma le palle sono le Dunlop Fort che sono le più lente. Sarebbe auspicabile una maggiore comunicazione tra un torneo e l’altro per evitare che ogni volta ci sembri di arrivare su un altro pianeta e ci debba essere un processo di aggiustamento”.

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Sharapova: “Lo sport dà a chi lo pratica qualcosa di non replicabile” http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/05/sharapova-volte-penso-che-non-vorrei-tutto-questo-per-mio-figlio/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/05/sharapova-volte-penso-che-non-vorrei-tutto-questo-per-mio-figlio/#respond Thu, 05 Oct 2017 08:30:07 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=225439 Le parole di Maria Sharapova dopo la brutta sconfitta contro Simona Halep a Pechino. Spunta la possibilità di vederla in campo a Mosca (manca dal 2007)]]>

La vendetta è un piatto che va servito freddo. Simona Halep l’ha servito tiepido a Maria Sharapova, che appena un mese fa aveva illuminato la notte newyorchese battendo la n.2 del mondo. A Pechino tutto si è rovesciato, in barba ai precedenti che volevano la rumena sempre sconfitta: la favorita per classifica – Halep – ha lasciato soltanto quattro game a Sharapova, outsider di lusso che dal suo rientro in campo ha collezionato alcune soddisfazioni effimere e poche vittorie su cui costruire davvero il futuro dei prossimi mesi.

In conferenza stampa, piuttosto serena, Maria Sharapova si è espressa in questi termini. “Prima di tutto credo che lei abbia giocato un match incredibile, probabilmente il migliore che abbia giocato contro di me. Non sono stata abbastanza pronta, non sentivo al meglio la palla e non mi sono mossa come di solito ho fatto contro di lei. Lei ha colpito in modo molto consistente e solido, senza commettere errori e con percentuali molto alte a servizio. Ha fatto tutto quello che doveva fare“. Proprio sul servizio si è concentrata la sua analisi: “Penso che le sue percentuali a servizio siano state superiori al 70%. Non ho visto le statistiche ma è questa la mia sensazione. Il motivo per cui ne sono convinta è che non sono riuscita a fare molto sulla sua seconda di servizio. Magari ri-analizzando la registrazione del match cambierò prospettiva, ma al momento credo la ragione sia questa“. Per Maria è stato un “fattore”, e c’è da essere d’accordo con lei considerando quanto di solito ottenga in risposta.

Dopo aver confermato che tornerà in campo a Tianjin la prossima settimana per il torneo di categoria International, Masha ha abbandonato il tema dell’incontro malamente perso e si è concentrata sulla sua carriera, sul suo essere tennista in generale. Il suo momento non felicissimo dipende anche dai risultati che non arrivano?Siamo tutti legati ai risultati perché pratichiamo uno sport e nello sport funziona così. Ovviamente i risultati contano e conta il modo in cui vai avanti dopo una partita vinta o persa, quello che impari e che ti porti dietro. Io cerco sempre di trovare la strategia per volgere la situazione a mio favore, mi piace questo aspetto“. C’è però anche la frustrazione, quando all’impegno profuso non corrisponde un adeguato compenso nella casella dei punti WTA.

Per essere una tennista devi fare più che un buon lavoro. Nessuno che sia qui non fa un buon lavoro, il livello è molto alto. Dipende molto dal fisico e dalla mente. Lavorare duro non basta, forse era sufficiente – non so quanti – anni fa ma oggi non è più l’unico fattore. Ci sono momenti fantastici e momenti difficili. Molte volte capita di uscire dal campo e pensare “non vorrei tutto questo per mio figlio”. La sensazione non è piacevole. Lavori tantissimo, ci dedichi gran parte del tuo tempo, hai molte persone attorno a te che ti aiutano e a volte semplicemente le cose non vanno secondo i piani. Così inizi a porti delle domande. Ma se continui ad andare avanti e lottare la soddisfazione sarà incredibile. Non ha a che fare con i montepremi o con i trofei, è qualcosa di interiore. Lo sport dà a chi lo pratica qualcosa di difficilmente replicabile. Penso sia la cosa che lo rende così grande“.

Nel frattempo si rincorrono le voci sulla partecipazione di Maria Sharapova alla Kremlin Cupil WTA Premier di Mosca che concluderà la stagione 2017. Che una giocatrice russa – diciamo anche LA giocatrice russa – possa ricevere una wild card in uno dei due tornei di casa non è in effetti ipotesi così remota, e anzi stupisce il fatto che non sia ancora arrivata l’ufficialità. Si tratta probabilmente di una questione delicata essendo il torneo moscovita l’ultimo a concedere punti pesanti (470) per la qualificazione a Singapore e Zhuhai: le quattro WC previste (due libere e due riservate a giocatrici top 20 a fine 2016) potrebbero quindi essere oggetto di diverse richieste. Pensiamo soprattutto a Caroline Garcia, che non è iscritta al torneo ma potrebbe aver bisogno di disputarlo per continuare la sua rincorsa a Johanna Konta.

Per il momento sia l’agente di Sharapova, Max Eisenbud, che il direttore del torneo russo Aleksey Selivanenko (che ricopre anche l’incarico di vice-presidente della federazione russa) hanno confermato come già dal post-US Open Masha abbia manifestato interesse per prendere parte alla manifestazione al via il 16 ottobre. La siberiana non disputa la Kremlin Cup dal 2007 e in tre edizioni giocate ha vinto appena due partite.

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Ivanisevic: “Quando ho smesso ero perduto, non sapevo che fare” http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/30/goran-ivanisevic-intervista-quando-ho-smesso-ero-perduto-non-sapevo-che-fare/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/30/goran-ivanisevic-intervista-quando-ho-smesso-ero-perduto-non-sapevo-che-fare/#respond Sat, 30 Sep 2017 16:52:58 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=224963 Il campione di Wimbledon 2001 si racconta in un'intervista a Il Sole 24 Ore. Temi principali, il rapporto con la sconfitta e quello con il ritiro]]>

(Tutti i virgolettati provengono dall’intervista realizzata da Leonardo Colombati per IL, il magazine de Il Sole 24 Ore, che potete leggere QUI)

Goran Ivanisevic è uno di cui il tennis ha visto tutto, dietro la buccia spessa dei muscoli e delle telecamere. Dal giorno in cui Wimbledon lo rese immortale – o anzi, in cui riuscì a rendersi immortale da solo – l’enorme battitore croato non è più uscito dall’immaginario collettivo degli appassionati, rapiti da quel mix così umano di rabbia e paura uscito fuori al momento di infliggere l’ace finale a Pat Rafter. Per questo ancora oggi è pieno di persone che vogliono sentirlo parlare, di quasi qualunque cosa. Per questo e perché Ivanisevic ha ancora molto da dire.

“La mia vita non sarebbe la stessa se non avessi vinto Wimbledon nel 2001” ammette senza problemi Goran. “Qualcuno ha detto che nello sport l’importante è partecipare, ma è un’idiozia. Chi si ricorda chi ha perso le finali? Fino a quel lunedì io ero un eterno secondo, con tre bei piatti d’argento. Nemmeno io che le ho giocate mi ricordo in quali anni le ho perse quelle maledette finali. Ora, invece, sedici anni dopo, la gente ancora mi ferma per strada e mi ricorda quel sedicesimo game del quinto set”.

Quell’edizione dei Championships Ivanisevic la vinse da wild card, 125esimo della classifica ATP. Nessuno se lo sarebbe aspettato, lui per primo. “La spalla mi faceva così male che dopo ogni match non riuscivo ad alzare il braccio. Di fatto, fu il suo canto del cigno: “Mi sono operato nel 2002 e sono stato senza giocare per un anno e mezzo. Sono tornato, ma sentivo ancora molto dolore. Così mi sono ritirato”. Una scelta obbligata, ma non per questo meno dura da sopportare. “Solo pochissime persone al mondo possono dire di aver provato un trauma del genere. Io avevo solo trentadue anni, mi sono sentito perduto, non sapevo cosa fare della mia vita. Tutto lo stress a cui ero abituato non c’era più”. A salvarlo è stato il ritrovarsi in un altro ruolo, altrettanto delicato. “Per fortuna mia figlia è nata nel 2003. Fare il padre è stata la mia salvezza”.

La coppa con in cima il piccolo ananas fu quindi l’ultima della carriera di Ivanisevic, conclusa ancora a Wimbledon nel 2004 contro Lleyton Hewitt, in quello che lui, nonostante il risultato, definisce il modo migliore possibile. A chiudere con una vittoria, del resto, sono stati in pochissimi. Uno di loro è Pete Sampras, che Goran definisce senza peli sulla lingua il suo nemico mortale. “Sampras mi ha rovinato la vita. Mi piace, Pete: è un grande campione e un bravo ragazzo. Ma ho perso così tante semifinali e finali contro di lui! Lo odio, sportivamente parlando”.

Il rapporto di Ivanisevic con la sconfitta non è ottimo, lo si poteva capire già allora dalle imprecazioni e dalle racchette fracassate (a Brighton, nel 2000, dovette addirittura ritirarsi da un incontro perché le aveva rotte tutte). Del resto il suo idolo era John McEnroe, un altro mancino piuttosto fumantino. Dover giocare per pagare la terapia anti-cancro della sorella Srdjana, come gli accadde a inizio carriera, ha senza dubbio reso più radicale il suo rifiuto per la sconfitta.

Quel rifiuto ha però sempre fatto parte del suo DNA, tanto quanto i risultati a sorpresa. “La prima volta che ho sovvertito un pronostico è stato a dodici anni contro mio padre” racconta. “Giocavamo su un campo fuori Spalato. C’era molta competizione tra noi due. Mi provocava sempre, sapeva come innervosirmi. Io giocavo contro chiunque, e imparavo da tutti”. Tra il vedere i campioni in televisione e giocarci contro però c’era una bella differenza. La prima volta che ho incontrato Ivan Lendl avevo una paura terribile. Il primo set l’ho perso già negli spogliatoi. Ma poi ho iniziato a realizzare che anche lui, dopotutto, era una persona”.

Riecco quel lato umano, che molti tennisti cercano di nascondere dietro una maschera e altrettanti utilizzano invece utilizzano come valvola di sfogo. Ivanisevic li ha incontrati quasi tutti: “Ho giocato contro McEnroe e Lendl, e in allenamento anche con Connors e Borg. E poi contro Edberg, Becker, Sampras e Agassi. E alla fine anche con Federer, e Nadal quando era un bambino”.

Il bambino di Maiorca lo batté entrambe le volte ma Goran non sembra serbargli rancore, forse riconoscendo in lui un atteggiamento molto simile al suo. Nonostante entrambi abbiano trionfato a Wimbledon, nessuno dei due ha mai dato l’illusione di credere al verso di Ruyard Kipling riportato sull’ingresso dei giocatori all’All England Club: trionfo e disastro saranno pure impostori, ma trattarli allo stesso modo proprio non è contemplato. “Lo sport è vincere, vincere e ancora vincere” insiste Ivanisevic. “Era per evitare di odiarmi che scendevo in campo e trasformavo il mio avversario in un nemico. Per una birra e quattro chiacchiere in allegria c’è tempo dopo la partitaMeglio se da vincitore, chiaro.

Nei dintorni di Djokovic: lui è peggio di me. Emanuel, l’Ivanisevic 2.0

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Federer: “Vedere Rafa incitarmi è stato inaspettato”. Nadal lo promuove http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/25/federer-inaspettato-vedere-rafa-incitarmi-nadal-laver-cup-nei-nostri-pensieri/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/25/federer-inaspettato-vedere-rafa-incitarmi-nadal-laver-cup-nei-nostri-pensieri/#respond Mon, 25 Sep 2017 07:38:36 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=224118 Le dichiarazioni del Team Europa dopo la vittoria per 15-9 contro il Team Mondo. Nadal si congratula con "l'organizzatore" Federer, che ha portato il punto decisivo]]>

Le emozioni e il bilancio del Team Europa, la squadra vincitrice della prima edizione della Laver Cup per 15 punti a 9. In conferenza stampa, Roger Federer & co. esprimono la loro gioia e soddisfazione per una formula vincente dal successo planetario. Dopo aver vinto tutto, il campionissimo svizzero dimostra ancora una volta che, a 36 anni, la fame di vittoria e di emozioni in campo non si è esaurita. Anzi. Quello che tutti credevano essere “solo” un’esibizione, si è rivelata una festa dell’agonismo e dell’amore per lo sport. Come ha detto alla fine Rod Laver, “Grazie Roger e a tutti i ragazzi; oggi, con voi, ha vinto il tennis“.

Roger, lo score è stato serrato fino all’ultimo nella giornata finale…

ROGER FEDERER: È vero. Come ho detto in campo, mi stavo preparando mentalmente per il doppio. È stata una settimana fantastica in cui abbiamo trascorso del tempo insieme. In un mondo ideale, di solito vuoi stare a casa, assaporare le gioie della famiglia e degli amici; ma c’è anche la vita del tour. Trascorrerla in questo modo è stata un’avventura meravigliosa, davvero. È stato ancora più bello di quanto potessi immaginare. Vedere le facce sorridenti e la felicità di tutti dopo la vittoria e nel sollevare il trofeo – e trasformare quel matchpoint – è stato come vincere uno dei match più importanti della mia vita. È stata un po’ una favola per tutti noi e per me, alla fine. Sono felice di aver potuto consegnare gli ultimi tre punti cruciali al Team Europa.

Tu sei stato il fautore dell’evento fin dall’inizio. Cambiano le sensazioni in campo essendo consapevole che, in un certo senso, esso nasce da una tua iniziativa?

ROGER FEDERER: Puntavo davvero a trascorrere un buon momento. Ho la sensazione di ricevere più credito di quanto non meriti perché in realtà molte persone hanno fatto sforci eroici e desidero ringraziarli tutti. Le persone che sono state alla base dell’evento e che hanno creduto in questo sogno che è diventato realtà, con un bel tennis, insieme al Team World che ha creato un grandissimo spettacolo giocando alla grande. È stato indoor, su una superficie che permette un gioco più rapido se si serve bene. Per me, personalmente, è uno scenario da sogno. Vorrei ringraziare tutti per ciò che hanno fatto. Rafa è stato il primo ad aderire, è stato presente sin dall’inizio e non potrò mai ringraziarlo abbastanza. Così come Bjorn e John per aver accettato il ruolo di capitano e onorare il grande Rod Laver. Ha funzionato bene. È davvero un sogno.

Rafa, sembravi davvero teso?

ROGER FEDERER: Perché eri teso? Spiegamelo! (ride)

Rafa, ti senti spesso così? Non ti avevo mai visto prima d’ora in una tale agonia a bordo campo…

RAFAEL NADAL: È stato serrato, vero? Sappiamo che la formula della competizione funziona, la giornata della domenica è cruciale e può accadere di tutto. E siamo stati fortunati a essere sul 9-3 prima di domenica. Ogni match è stato davvero combattuto. Sapevamo che avremmo giocato con giocatori ostici, soprattutto su questa superficie. Ed è quello che è accaduto. Abbiamo finito alla grande, con un’atmosfera fantastica. Mi sono divertito per tutto il weekend e sono felice di aver condiviso tutte queste grandi emozioni e momenti con tutti i giocatori qui presenti. Complimenti a Roger e a tutto il suo team per la grande idea e l’organizzazione fantastica. Spero che l’evento continui così e che i tennisti delle nuova generazione ci credano e partecipino in futuro come abbiamo fatto noi. L’unico modo per assicurare il successo è che i giocatori si coinvolgano con entusiasmo. Noi lo abbiamo fatto. Ci abbiamo messo tutta la nostra energia per conquistare il trofeo. Sì, è stato grandioso. Siamo molto felici di aver vinto la prima Laver Cup per l’Europa. Godiamoci il momento e continuiamo il tour ma, certo, la Laver Cup rimarrà nei nostri pensieri anche in futuro.

Roger, immagino farai un bilancio con gli organizzatori nei prossimi giorni…

ROGER FEDERER: Che ci crediate o no, la prossima cosa che dovrei fare è andare in palestra. Questo è quello che avevo in programma per domani. Non so se lo farò dopo la giornata che abbiamo avuto oggi e la festa che forse ci sarà ora per alcuni di noi. Vedremo. Sì, faremo un bilancio. Anche durante la settimana abbiamo osservato le cose che stavano funzionando molto bene e quelle che andavano ancora migliorate. Credo che avremo bisogno di vedere come andranno le prime tre edizioni; poi ci sarà una pausa nell’anno delle Olimpiadi e penso sarà un’ottima cosa per gli organizzatori avere un anno “off” e avere ancora del tempo. Chicago è una sede incredibile. Sono stato un grande fan di Michael Jordan, dei Chicago Bulls, quindi sarà assolutamente eccitante giocare di fronte a 20-23.000 spettatori. Saranno emozioni incredibili.

Prima di tutto complimenti a voi tutti ragazzi per aver vinto la bella Laver Cup e aver creato uno spettacolo fantastico per tutti noi. Roger, come festeggerete?

ALEXANDER ZVEREV: Se nessuno lo sa, io sarò sull’aereo per la Cina.

ROGER FEDERER: Prima di tutto, abbiamo bisogno di una doccia.

RAFAEL NADAL: Va bene, andremo con te in Cina (ride).

ROGER FEDERER: Sì, onestamente, abbiamo bisogno di farci una doccia. Alcuni di noi devono andare e purtroppo dobbiamo separarci presto; altri possono restare, altri devono continuare il tour.

Non rappresento tutti i media ma voglio dire che molti di noi avevano dei pregiudizi su questa esibizione. Pensavamo si sarebbe trattato soltanto di un’esibizione. Voglio congratularmi con te, Roger, e con Tony Godsick. E vorrei sapere, specialmente da Roger e Rafa, e da Bjorn, se c’è stato qualcosa che vi ha davvero sorpreso. Cosa vi ha sorpreso di più, oltre al fatto di aver avuto un grandissimo successo, migliore delle aspettative. C’è qualcosa che davvero non vi aspettavate?

ROGER FEDERER: Vedere tutto il supporto e il tifo da parte degli altri giocatori è stato formidabile. Tutti i giocatori rimanevano lì mentre si giocava. Certo, quando ci pensi prima ti dici che sarebbe una situazione da sogno, ma naturalmente non erano obbligati a restare sempre, sarebbero anche potuti rientrare all’hotel, non ci sono regole. Invece tutti ci hanno tenuto a restare, sempre nello spirito che “siamo una squadra, ci supportiamo a vicenda”. Questo, per me, è stato meraviglioso; meraviglioso vedere come tutti ci hanno tenuto a dare il proprio contributo all’evento fino all’ultimo. Vedere Rafa che ti incita nel prossimo punto a rete – o cose del genere – vedere i ragazzi in piedi che esultano e ti danno energia, è stata una cosa inaspettata, sinceramente. Per quanto riguarda Biorn, me lo aspettavo calmo e tranquillo, ed era teso all’ultimo. Ha ammesso infatti di essere stato in tensione. Mi ha sorpreso (ride).

Traduzione di Laura Guidobaldi

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Federer e Nadal: “È stato indimenticabile ma torneremo rivali” http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/24/federer-e-nadal-e-stato-indimenticabile-ma-torneremo-rivali/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/24/federer-e-nadal-e-stato-indimenticabile-ma-torneremo-rivali/#respond Sun, 24 Sep 2017 09:00:10 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=223974 Federer e Nadal per la prima volta insieme in conferenza stampa. Il Direttore li invita a cimentarsi nel doppio ma i due non sono convinti. Poi: "Magari lo facciamo in Italia se ci inviti!"]]>

Sia per Roger che per Rafa, tutti erano in attesa di vedervi insieme in questo match di doppio. Com’è stato per voi giocarlo? Come vi siete sentiti a fare squadra per la prima volta nella vostra carriera?

Nadal: Innanzitutto è stato un giorno indimenticabile per entrambi. Dopo tutta la storia che abbiamo alle spalle come rivali, stare insieme dalla stessa parte del campo e lottare per la stessa squadra è qualcosa che ci è piaciuto molto. L’atmosfera per questo match e per tutto il weekend è stata fantastica. Il pubblico ceco qua a Praga è grandioso. Ci sentiamo molto fortunati a far parte di questo grande evento per la prima volta nella storia. Avere la possibilità di stare accanto a Roger per me è un grande privilegio. È qualcosa che ho sempre sognato che succedesse e oggi era il giorno ideale per realizzare questo desiderio. Avere Bjorn and John come capitani dei due team e giocare per l’Europa, avere un grande team dietro di noi è molto bello. Sono molto felice di essermi goduto questa giornata e ci siamo divertiti molto a giocare e vincere insieme.

Federer: Sono d’accordo (risate). Ha detto tutto lui. Anche per me è stato un bel momento. Ci siamo allenati una sola volta insieme, alle ATP Finals, penso. Quindi non avevamo molta pratica. Di solito non mostriamo molte cose all’altro. E saremo sempre rivali fino a che saremo in attività. Dopo la Laver Cup torneremo rivali, grazie a Dio, o sfortunatamente, mettetela come vi pare. Ma è stato davvero speciale. È stato un piacere enorme condividere il campo con Rafa. Sapendo che ti puoi fidare di lui nei momenti decisivi, vedere il suo modo di prendere le decisioni, come ragiona, è stato molto interessante e questi ricordi me li porterò dietro per tutta la vita, di sicuro.

Entrando nel match, avete sentito della pressione in più perché tutti parlavano di questo incontro e si aspettavano così tanto? Farete coppia di nuovo in qualche torneo?

Federer: È stato sicuramente un giorno diverso da tutti gli altri perché come hai detto l’attesa era tanta. La gente voleva filmare la nostra preparazione per averla con sé per sempre. Quindi mi sono detto: ‘va bene andremo là fuori e lo faremo’. Normalmente si ha più privacy ma a causa di tutta questa attenzione ci si focalizza prima. Per questo non sono andato a vedere Tomas, sfortunatamente, e ci stavamo preparando e discutendo dei movimenti e delle tattiche. E so che le persone, magari quelle che non seguono sempre il tennis, non avrebbero potuto capire una nuova sconfitta. Tutti si aspettavano solo la vittoria da noi ma è complicato. Abbiamo giocato indoor contro ottimi giocatori di doppio, dotati di un gran servizio. E il mio ultimo doppio è stato così tanto tempo fa che facevo fatica a ricordarmi come posizionarmi a rete. Ma siamo andati bene.

NadalNon sei andato male…

Federer: Sono stato molto fortunato in una volée sulla palla break. Quella volée non doveva andare dov’è andata.

Nadal: Una grande volée smorzata!

Federer: Sì guarda, proprio una grande volée smorzata. Chiede a Jack Sock cosa ne pensa. Comunque forse giocheremo di nuovo in doppio insieme. Non lo sappiamo.

Ci sono molti elementi della Laver Cup, dei quali la gente parlerà ma pensi che voi due in doppio insieme sarà l’highlight della competizione quando si parlerà di questo fine settimana?

Federer: Avvicinandomi alla Laver Cup mi è sembrato che fosse quello che tutti volevano vedere e del quale parlavano. Ora che è successo penso che avremo dei grandi filmati e foto. Noi due insieme, con i nostri tifosi obbligati a stare insieme, penso che fosse interessante. Però allo stesso tempo è stato un successo in generale. Non siamo qua solo per giocare il doppio e stare nello stesso team. È una celebrazione del tennis e della leggenda di Rod Laver. Avere Bjorn e John qua rende tutto più epico. Per quanto mi riguarda, l’intero evento è più importante di noi che giochiamo in doppio ma è stato decisamente un momento molto importante per entrambi.

Ubaldo. Siete stati entrambi vincitori di medaglie d’oro olimpiche in doppio. Roger ti ci vedi dopo il 2020 giocare solo in doppio vista l’età un po’ troppo avanzata per il singolo? E Rafa tu avrai 34 anni in quel momento. Potresti giocare il doppio, solo il doppio, insieme a Roger?

Federer: È una grande idea (risate). Diventerai svizzero e così potremmo giocare insieme alle olimpiadi? O io diventerò spagnolo, non so.

Ubaldo. Non mi riferisco alle Olimpiadi ma agli Slam.

Federer: No quello non succederà per quanto mi riguarda.

Nadal: E se non va bene a te, di sicuro non può funzionare.

Federer: Non penso. Ma non voglio distruggere le tue aspettative.

Nadal: Beh io ci stavo pensando (risate). A parte gli scherzi non penso dia una buona idea. Siamo giocatori di singolo ed è difficile immaginare che possiamo continuare a giocare in doppio dopo che abbiamo smesso in singolo.

Federer: Lo faremo per te. Forse per cinque anni.

Nadal: Lo possiamo fare in Italia se ci inviti!

Guardando a domani, quali pensate siano le chance di vittoria dell’Europa? Ovviamente avete un grosso vantaggio ma i match varranno tre punti. Giusto per sapere la vostra opinione.

Federer: Sembra un grosso vantaggio. Siamo ad una sola vittoria dall’andare allo spareggio giusto?

Nadal: Esatto una sola vittoria per arrivare a 12 punti. E se ne vinciamo una e perdiamo le altre 3 andiamo 12 pari e si gioca il supertiebreak.

Federer: Spero tu abbia fatto i calcoli a modo. Quindi si stratta di due vittorie. Sembra che siamo vicini ma due vittorie sono ancora tante, specialmente considerando quanto sono stati equilibrati i match in questo fine settimana. Siamo fortunati ad essere in vantaggio 9 a tre ad essere onesti. Non mi sembra che abbiamo dominato il fine settimana, sapete cosa intendo. Considerando il ranking eravamo favoriti ma giocare indoor contro questi grandi servitori non è facile e tutto può succedere.

Nadal: La penso anche io così. Domani sarà dura perché loro daranno tutto sapendo di dover rimontare. Ogni match che perderemo all’inizio della giornata gli darà fiducia ed energia positiva. E loro sono giovani. Hanno il gioco per esprimersi bene in questa superficie. Come ha detto Roger, siamo stati fortunati. Tutti i match sono stati equilibrati. Domani sarà dura vincere la metà dei match sapendo come sono andati gli altri.

Federer: Mi piacerebbe sollevare il torneo con Rafa e il resto della squadra europea. È un trofeo bellissimo e ci siamo vicini

Stavo pensando, vi piace fare le conferenze stampa insieme a qualcun altro? In Formula 1 tutti i rivali si siedono uno vicino all’altro e si parlano direttamente. Potete immaginarlo di farlo sul tour, prima di un incontro magari?

Federer: Posso immaginarlo ma non sarebbe una buona idea. Certo risparmieremmo del tempo ma sono scettico. Penso che quando qualcuno non è lì non hai bisogno di essere così attento a quello che dici. Voi volete la verità e volete che noi diciamo quello che pensiamo. Se qualcuno è seduto di fianco e senti che ti può prendere a sberle se parli male di lui non è il massimo. Oggi va bene. Abbiamo vinto e siamo felici e rilassati. Ma no ora che ci penso sarebbe strano fare una conferenza in cui parliamo di come abbiamo giocato. Sarebbe surreale. Cosa ne pensi Rafa?

Nadal: Per voi sarebbe interessante no? Probabilmente per noi sarebbe dura perché non ci sentiremmo al 100% liberi di dire quello che pensiamo e quindi non potremmo essere onesti.

LA CONFERENZA IN VIDEO

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Federer: “Nadal favorito per il n.1. A Shanghai per vincere” http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/22/federer-il-n-1-e-lontano-vado-a-shanghai-per-vincere/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/22/federer-il-n-1-e-lontano-vado-a-shanghai-per-vincere/#respond Fri, 22 Sep 2017 19:09:51 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=223746 Roger Federer parla del progetto Laver Cup e del doppio con Rafa Nadal: "Non è secondario pensare al n.1, le prossime due settimane saranno decisive"]]>

Intervista originale di René Stauffer (Tages-Anzeiger)

Traduzione di Luca De Gaspari

Come è, improvvisamente, stare con Rafael Nadal nella stessa squadra?
Questa è una sensazione molto speciale. Stiamo molto insieme, mangiamo insieme a mezzogiorno e la sera. Anche con gli altri compagni di squadra tutto è diverso ­dal solito. Se ti alleni con loro, sei quasi felice quando ti battono. Perché significa che sono in forma. Tutto è molto diverso rispetto al solito, ci vuole molta più considerazione per gli altri. Sul Tour questo non succede. Questa settimana è già molto bello stare con altri giocatori forti. E quando parliamo delle tattiche, mi rendo conto di quanto vogliano vincere. Ciò dimostra che il concetto della Laver Cup funziona.

Ci sono molte persone che si aspettano di vederti in campo insieme a Nadal in doppio durante il fine settimana…
Vedremo se il capitano Borg ci schiererà. Ma non sarebbe facile per noi. Le aspettative sarebbero enormi e dovremmo trovare intesa subito. Inoltre, gli altri sono tutti grandi giocatori. Ma noi non saremmo certamente intimiditi. Anche il pubblico dovrà aiutarci.

Com’è l’intesa di squadra?
Questo è davvero un gruppo simpatico, che funziona bene. Abbiamo quattro veterani, con me, Nadal, Cilic e Berdych, che sono tutti leader nei loro Paesi. Poi ci sono i ragazzi Zverev e Thiem, che sono molto rilassati e buoni amici tra di loro. Mentre si mangia e nello spogliatoio, ci si rende conto che stiamo bene insieme. E anche da Borg possiamo imparare molto.

Cosa significa Borg per te?
Per me sta nella categoria di Michael Jordan. Non l’ho visto giocare, ma sapevo cosa significava per il nostro sport. ­Prima di incontrarlo per la prima volta, era un po’ un mistero, anche se sapevo parecchio grazie a Peter Lundgren (ex coach di Federer). È molto in alto nella mia lista degli sportivi, direi quasi un idolo

E John McEnroe, il capitano della squadra avversaria?
Sì, penso che anche McEnroe sia super. Perché ha fatto molto per il tennis, come giocatore in singolare e doppio, ma anche come commentatore televisivo. Mi piace guardare il tennis, e se hai così buoni commentatori, di certo aiuta.

Senti la Laver Cup come “il tuo” torneo visto che sei uno dei suoi “creatori”?
Non mi vedo come ospite. Sono contento che sia diventata realtà. Non è così semplice mettere in piedi qualcosa di simile. C’erano molte persone che non volevano, che avevano altre idee o che pensavano di andare contro al Tour. Quindi sono contento di quanto abbiamo ottenuto, che tutti i giocatori siano qui e che abbiamo voglia di giocare. Non pensavo che l’intera manifestazione diventasse così grande e bella. Ma aspettiamo il weekend per fare bilanci, il meglio deve ancora venire.

Questa settimana ti senti un uomo d’affari?
No. Tony (Godsick) ha chiesto più volte la mia opinione sui vari dettagli. E gli do sempre qualcosa da fare. Ecco perché sono arrivato già lunedì. Lo sto facendo perché ci tengo molto a questo evento, ma resto un giocatore di tennis.

Cosa pensi del campo nero? Come è avvenuta la scelta?
Quella non è stata una mia idea. Gli organizzatori volevano qualcosa di speciale, ma i primi test con questo colore non sono andati bene. Per la televisione, avevano bisogno di un nero speciale. Per noi giocatori sono serviti tre allenamenti per abituarci. Ma sembra bello, semplice ed elegante. Spero che anche in TV renda molto bene.

Come sei arrivato all’idea della Laver Cup?
Non mi ricordo bene. Ma ho detto spesso a Tony che i giocatori del passato, le leggende, non erano abbastanza apprezzate. E ho notato che nel corso degli anni sono diventati sempre meno coinvolti nei tornei ­. Ho detto a Tony che pensavo che sarebbe bello organizzare un evento di questo tipo. Non avevo in mente però questa formula nello specifico.

L’intera manifestazione sembra simile alla Ryder Cup di golf. Una tua idea?
Personalmente, non ho mai seguito molto la Ryder Cup. Questa formula è venuta da Tony e dalla sua squadra. La Laver Cup è per me un sogno che è diventato realtà – dove è possibile rendere omaggio ai grandi vecchi giocatori, in particolare Laver, ma anche Borg e McEnroe, che ora hanno un lavoro per tre anni in cui possono impegnarsi come vogliono. Nella speranza siano d’ispirazione per noi e per la next-gen.

A Praga diverse generazioni sono unite con giocatori che vanno dai 18 ai 79 anni, fino a Laver. Era voluto?
Questo non era previsto, ma è bello che sia venuto fuori così. Mettere insieme passato, presente e futuro. I ragazzi come Tiafoe, Shapovalov, Thiem, Zverev e Kyrgios danno lustro alla Laver Cup.

Dopo la sconfitta contro del Potro allo US Open, hai detto che ti faceva male dappertutto. Come stai, due settimane dopo?
Ero davvero esausto. Tra i problemi precedenti e quelli venuti fuori nel corso del torneo mi sono infilato in una vasca idromassaggio e mi faceva male tutto. Problemini che vanno e vengono, un ciclo.
Così ero contento che fosse finita e di poter far riposare il corpo. Perché sapevo che dopo una settimana senza partite, il 90% dei problemi sarebbe sparito.

E adesso ti sei rimesso in moto?
Sto migliorando. Non sono ancora al massimo, ma sono veramente molto soddisfatto. Gioco bene in allenamento, ho giocato tre volte con Berdych e tre volte sono arrivato al tie-break. Naturalmente, potrebbe sempre andare meglio. Ma dopo quel grande o comunque complesso ­problema di Montreal, sono contento di come sto oggi.

Ha senso per te per giocare la Laver Cup? Hai ancora una piccola possibilità di diventare numero 1 in autunno…
Penso che la Laver Cup possa essere molto positiva per me, a dire il vero. Il numero 1 non è secondario ma Rafa è molto avanti come punti, quindi posso concentrarmi sul mio ritmo e giocare solo quando sono pronto. L’idea è di andare a Shanghai presto, arriverò il venerdì prima del torneo (inizio il 9 ottobre), anche se giocherò solo mercoledì. Voglio essere perfettamente preparato, il mio obiettivo è il titolo.

E poi?
Voglio anche prepararmi bene per Basilea. Quel torneo ha la priorità rispetto a Parigi-Bercy. e ­ovviamente, voglio anche essere preparato perfettamente per Londra (Finals ATP). E sono felice di poter tornare a un buon ritmo di allenamento la settimana prossima e quella dopo. Questo non è successo dopo Montreal. Prima dovevo essere pronto per New York, poi ho annunciato una pausa di due settimane. Le prossime due saranno estremamente importanti per il resto della mia stagione.

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Federer e Nadal in coro: “Non è come la Davis”. Kyrgios: “Noi sfavoriti” http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/21/federer-e-nadal-coro-niente-che-vedere-la-davis-kyrgios-noi-sfavoriti/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/21/federer-e-nadal-coro-niente-che-vedere-la-davis-kyrgios-noi-sfavoriti/#respond Thu, 21 Sep 2017 11:46:44 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=223598 Tutto pronto per l'inizio della competizione. Nadal: "Poco allenamento dopo gli US Open". Kyrgios: "Sarà dura ma non vedo l'ora"]]>

Mancano poche ore all’inizio della Laver Cup: la rivoluzionaria “Ryder Cup” del tennis, che vedrà confrontarsi il Team Europa contro il Resto del Mondo. Il vecchio continente appare nettamente favorito specialmente grazie alla presenza di Roger Federer e Rafael Nadal, che per la prima volta in carriera si troveranno come compagni di squadra. Si vocifera anche di un doppio insieme, che dovrà però essere confermato nei prossimi giorni. Qui il programma della prima giornata.

Intanto, si sono tenute le prime conferenze stampa, che hanno lasciato trasparire la serenità e l’eccitazione dei giocatori per questo evento nuovo e tanto atteso. Nick Kyrgios e John Isner, i due rappresentanti di punta del Resto del Mondo, cercheranno di rispondere all’assalto europeo, aiutati dai giovani Tiafoe e Shapovalov, che hanno sostituito gli infortunati del Potro e Raonic.

Cosa ti aspetti da questa competizione?

Nick Kyrgios. Mi aspetto di divertirmi tanto, ma allo stesso tempo so che sarà dura per noi. È chiaro che siamo gli “underdogs”, gli sfavoriti, ma credo che abbiamo le armi per combattere e per provare a vincere questa competizione. Amo essere parte di una squadra e di poter aiutare i miei compagni. Non vedo l’ora di iniziare.

Com’è giocare su un campo nero?

John Isner. Non ci ho ancora giocato, ma da quello che ho sentito è veramente bello. A livello ottico sarà diverso ci vorrà un pochino per abituarsi. Comunque è unico, così come tutto l’evento. Credo che anche il campo sarà una figata.

Una domanda per Roger e Rafa. Sappiamo che vi piacciono le competizioni a squadre. Potete confrontare la Laver Cup con la Coppa Davis?

Roger Federer. Beh, non abbiamo visto ancora nulla della Laver Cup. Sappiamo come funziona, ma dovremo aspettare la fine del week end. Comunque credo che siano due cose ben distinte: la prima riguarda tre giorni molto intensi una volta all’anno; l’altra invece si svolge quattro volte durante lo stesso anno. Non mi piace fare un confronto tra le due perché sono completamente diverse. Come ha detto John, è un evento unico, che si tiene per la prima volta. La Davis ha una grandissima storia alle spalle. Sono entrambe entusiasmanti e sarà speciale per i giocatori lottare per poter rappresentare il proprio paese o il proprio continente.

Rafael Nadal. Beh c’è qualcosa di simile tra le due, ma sono difficili da comparare, anche perché non abbiamo esperienza con la Laver Cup. Ma ti dico una cosa: quando i migliori tennisti del mondo giocano sarà sempre entusiasmante, non importa il format. Siamo una grande squadra e anche il Team World lo è, quindi di sicuro sarà emozionante. Giocando il super-tiebreak al terzo set potrebbe succedere qualsiasi cosa. Siamo contenti di giocare in casa per la prima volta e speriamo di farci trovare pronti.

Come hai recuperato dagli US Open e come ti sei preparato per la Laver Cup?

Rafael Nadal. Qui non mi sono ancora allenato. Ovviamente dopo un grande evento rallenti sempre un po’ per recuperare le energie. Mi sono allenato un po’ a casa gli ultimi due giorni e non vedo l’ora di provare il campo oggi pomeriggio. Mi hanno detto tutti che lo stadio è bellissimo. Sarà emozionante vedere anche la struttura. Avrò oggi e domani per allenarmi duramente e poi vedremo cosa deciderà il capitano. Sono davvero entusiasta all’idea di avere accanto a me tutti questi grandi giocatori ed essere parte di un qualcosa così speciale.

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Noah: “Sappiamo cosa ci aspetta oltre la frontiera” http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/20/noah-sappiamo-cosa-ci-aspetta-oltre-la-frontiera/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/20/noah-sappiamo-cosa-ci-aspetta-oltre-la-frontiera/#respond Tue, 19 Sep 2017 23:08:27 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=223321 Le parole del capitano francese di Coppa Davis dopo la vittoria in semifinale. A novembre sarà derby col Belgio, soprattutto per lui]]>

intervista di Yves Simon (Sudpresse) per TennisActu
testo e traduzione di Raoul Ruberti

“Peccato che non si vincano in anticipo, le partite, e che siamo obbligati a giocarle…” Non si è montato la testa Yannick Noah, ma ha sempre voglia di scherzare. Il capitano francese ha appena condotto un team d’eccellenza – Tsonga, Pouille e la coppia Mahut-più-Herbert – alla finale di Coppa Davis, superando anche una Serbia rimaneggiata nonostante la sconfitta nel primo singolare. “Evidentemente è il fascino di questa competizione, che riserva ogni volta qualche risvolto drammatico, in qualche momento. La storia della Davis si scrive sul campo, mai sulla carta. È per questo che è sempre uno spettacolo da vivere”. Prenderla con filosofia è più facile, dopo essere usciti vincitori.

Per Noah la Coppa Davis ha un fascino particolare, ancora in grado di emozionarlo nonostante l’abbia già sollevata due volte da capitano, nel 1991 e nel 1996. “È una competizione che ho davvero a cuore, quello che si vive è straordinario. Nulla di paragonabile agli altri tornei del circuito: in Davis giochi per i tuoi compagni, per il tuo paese, per il tuo pubblico. Il legame tra i giocatori e la gente è molto più forte. C’è una atmosfera più calcistica che tennistica, dove tutto è generalmente più ovattato. Mi piace tantissimo”. Non gli è sempre andata bene, però: l’unico campione Slam transalpino dell’era Open ha anche disputato una finale da giocatore, persa in casa 1-4 contro gli USA nel 1982. E se la ricorda bene. “Non mi sarei mai dovuto lasciar sfuggire l’incontro con McEnroe (perso in cinque set, ndr). Fu una esperienza dolorosa, ma quella sconfitta mi ha insegnato molte cose e ne ho conservato i lati positivi. Si impara continuamente in Coppa Davis, si può migliorare ogni volta. Se credi di sapere tutto, di non avere altro che certezze, è il momento di fermarti…”

Diviso nella sua doppia vita di cantante e capitano della Francia, Noah non ha dubbi: la fatica e la tensione sono incomparabili. Per questo a volte è necessario alzare la voce, o al contrario prendersi qualche critica senza rispondere. “Devo servire da schermo” dice, “sono i ferri del mestiere. Ho a cuore il compito di proteggere i miei giocatori al massimo”. Soprattutto perché, stando a quanto dice lui, le tensioni in seno alla squadra sono una invenzione della stampa nazionale. “È incredibile la distanza tra ciò che abbiamo vissuto insieme per dieci giorni, quasi come una famiglia all’interno del gruppo, e tutto il chiacchiericcio che c’è in giro. Lavoriamo bene, con qualche momento di sano divertimento, e quando usciamo dalla nostra bolla scopriamo tutte queste voci con un po’ di sbigottimento”. La sua serenità ha contagiato i giocatori – o è il contrario, o entrambe le cose? – tanto che il lavoro è stato piacevole “al punto che abbiamo quasi messo da parte il fatto di esserci qualificati per questa finale, come se ci andassimo in tutti gli anni!”

Considera i giocatori “come miei figli, anche perché hanno all’incirca l’età di mio figlio Joakim (il 32enne cestista dei New York Knicks, ndr)”. C’è in effetti una distanza siderale rispetto alla sua prima esperienza da capitano, quando si trovava a gestire colleghi che aveva da poco terminato di sfidare nel circuito. “È normale, c’è un divario generazionale con tutto quello che c’è oggi, gli smartphone, i social network… Ma bisogna vivere nel proprio tempo, e a me viene naturale. Vivo di altre cose, ma è altrettanto eccitante”. Giocatori iperconnessi, non è una novità del resto. Noah racconta addirittura un aneddoto a riguardo: i giocatori del Belgio, dopo il successo nell’altra semifinale contro la più quotata Australia, hanno inviato a uno dei singolaristi tricolore un video dei loro canti e cori di festeggiamento. Sarà anche questa amicizia tra i giocatori francesi e belgi a contribuire al clima di “derby amichevole” che si vivrà in finale, dal 24 al 26 novembre allo stadio Pierre Mauroy di Lilla (stesso impianto della semifinale, ma superficie differente).

Buoni rapporti che non significano però di certo che la Francia ci andrà piano. Agevolato dalla più rapida vittoria dei suoi, Noah ha già studiato il team avversario – “domenica ho guardato l’ultimo set giocato da Goffin e tutto l’incontro di Darcis. Giocano davvero bene, quei ragazzi!” e ha grande stima del numero uno vallone. “Goffin è quello che conosco meglio” confessa, “è molto apprezzato nel circuito. Si sta costruendo una bella carriera e ha ancora delle stagioni molto belle davanti”. Anche Noah è molto apprezzato in giro per il mondo, incluso il Belgio che è una tappa fissa dei suoi tour musicali. Ma non ha paura che questa finale gli possa far perdere un po’ di popolarità tra i vicini? “Soltanto per un fine settimana, giusto il tempo di vincere la Coppa Davis! In fondo sono belga, amo il mio paese!” Fermi un attimo, ci siamo persi qualcosa. Noah spiega tutto: “Una volta uno spettatore specializzato in genealogia mi disse che aveva fatto delle ricerche sulle mie origini, e aveva trovato mia nonna a Woluwe-Saint-Pierre. Non ho l’ho mai conosciuta perché fa parte delle vecchie storie misteriose della mia famiglia, ma se consideriamo che sono nato non lontano dal confine…”

Alla faccia del derby, quindi: nelle vene del capitano francese scorre sangue belga! Del resto, da una nazione all’altra il passo è breve. “Quando noi francesi andiamo in Belgio ci sentiamo vicini, sappiamo cosa ci aspetta dall’altro lato della frontiera. E penso che sia lo stesso per i belgi” spiega Noah. Saranno questi ultimi a dover viaggiare, tra un paio di mesi, ma i bleus si sono dimostrati ospitali, scegliendo una sede per l’evento addirittura più vicina a Bruxelles che a Parigi. Tutto esaurito assicurato, insomma, per quel clima Davis che al capitano piace tanto (ma occhio, perché piace anche a Steve Darcis). E allora, visto che la casa a cui tornerà per il meritaro riposo è un vero battello, è proprio il caso che Noah tenga saldo il timone. Soffia già il vento della grande coppa.

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Noah: “Con la Serbia una spada di Damocle” http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/17/noah-con-la-serbia-una-spada-di-damocle/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/17/noah-con-la-serbia-una-spada-di-damocle/#respond Sun, 17 Sep 2017 07:11:58 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=222836 Yannick Noah presenta all'Equipe la semifinale con la Serbia: "Tutti dicono che non dobbiamo perdere. È doppiamente difficile"]]>

Il capitano della squadra francese, Yannick Noah, a pochi giorni dall’inizio della semifinale di Coppa Davis, aveva rilasciato un’intervista all’Equipe in cui commentava la “doppia” difficoltà della sfida contro la Serbia: “Tutti diranno che non dobbiamo fallire” dichiara Yannick. Anche perché la delusione provocata dalle recenti occasioni mancate brucia ancora in casa Francia. Tuttavia, il team d’Oltralpe sembra sulla buona strada per disputare la tanto agognata finale, grazie alla vittoria di Jo-Wilfried Tsonga contro Laslo Djere in tre set e quella del duo Herbert/Mahut in doppio con Krajinovic/Zimonjic. Un venerdì amaro, invece, per Lucas Pouille che si è fatto sorprendere dalla tensione e da Dusan Lajovic, perdendo in quattro set.

Una squadra francese decisamente favorita e una squadra serba decimata. Dato il contesto, il suo discorso di capitano è cambiato?
Quando sai che giocherai contro Djokovic, ci pensi già quindici giorni prima e non hai bisogno che il capitano ti dica che bisogna essere al top.  Ma visto che lui non c’è, è naturale che ci sia stato un calo della tensione. Il nostro lavoro è stato quello di risollevarsi. In fondo, un n. 80 del mondo gioca bene a tennis e quindi bisogna prepararsi a una sfida doppiamente difficile.

Doppiamente?
Perché ci sarà una spada di Damocle. Cioè, ti dicono “non puoi perdere” e, invece, quando si scende in campo, può sempre capitare di perdere, ed è per questo che amiamo lo sport.

È un sollievo riavere Tsonga nella squadra? Temeva che ci fosse un malinteso tra voi?
Non ci sono malintesi. Quello che ci siamo detti resta tra noi. Sono contento che sia qui, in forma. È sempre tutto più semplice quando ci si parla faccia a faccia. Quando Jo dice che è disponibile, so che non ci sono dubbi. E ha quattro giorni di preparazione sulla terra in più rispetto agli altri. Penso stia bene e si vede che è tranquillo.

Scegliere Monfils come quinto uomo è stato un segnale forte per “riportarlo” nel gruppo?
C’è un match da giocare ma c’è anche l’avventura di un gruppo, il suo passato e il suo avvenire. Per quanto riguarda il malinteso dell’anno scorso, è chiaro che ogni parola aveva la sua importanza. Dopo essere stato eliminato a New York mi ha detto che si sentiva ko ma che avrebbe fatto di tutto per venire. Dalla risonanza magnetica si è visto che aveva comunque un problema fastidioso al ginocchio. Ma il mio messaggio resta chiaro: contiamo su di lui.

Perché non aver pensato a Gasquet come quinto uomo?
Ci ho pensato. Ma non voglio che la porta resti chiusa per quelli che hanno avuto buoni risultati. “Manna” (Mannarino) ha fatto una bella stagione americana ed è giusto che sia ricompensato. Voglio che i ragazzi che hanno la possibilità di entrare in squadra sappiano che, con vittorie e volontà, la porta per loro è aperta. Ciò che vale per Mannarino, vale anche per Paire, Benneteau, Vasselin. Richard sa che mi aspetto tanto da lui. È sempre stato presente ed è perfino venuto ad allenarsi con noi quando eravamo a Roland Garros. Ma è giusto dare il posto a quelli che hanno avuto risultati migliori.

Cosa potrebbe causare la sconfitta della Francia in questa semifinale?
Non preparo questo incontro in termini di “vittoria” o “sconfitta”. Dall’inizio fino all’ultima palla bisogna essere concentrati su quello che dobbiamo fare. Il 95% delle persone dirà ai ragazzi che è un incontro facile. Noi diciamo loro il contrario. Oggi, i n. 70 o 80 del mondo sono pericolosi. Tutti noi dobbiamo essere consapevoli che ci prepariamo a un match difficile. Non penso alla sconfitta ma, per vincere, dovremo riuscire a fare molte cose.

Traduzione di Laura Guidobaldi

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Nadal: “Viviamo in un’epoca di atleti che fanno cose incredibili” http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/11/nadal-viviamo-unepoca-di-atleti-incredibili/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/11/nadal-viviamo-unepoca-di-atleti-incredibili/#respond Mon, 11 Sep 2017 09:00:08 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=222085 La conferenza stampa di Rafael Nadal dopo aver battuto Kevin Anderson e conquistato l'US Open 2017, il 16esimo Slam della sua straordinaria carriera]]>

Complimenti. Che stagione! Due titoli dello Slam. Cosa significa per te esserci riuscito a 31 anni? Cosa puoi dirci sulla tua annata?
Sono felicissimo. Due grandi settimane in cui ho progressivamente migliorato il mio livello di gioco e di fiducia e ora eccomi qui di nuovo con il trofeo dello US Open. Non ci poteva essere modo migliore di concludere la stagione degli Slam dopo un’annata così emozionante sotto molti punti di vista. Sono contento di come ho giocato, di come ho gestito la pressione e del mio spirito agonistico. Che abbia giocato bene o male quello non è mai mancato.

Sei sembrato straordinariamente calmo e impassibile come non mai. Anche nel primo set quando non riuscivi a fare il break non parevi minimamente frustrato. Come sei riuscito?
Non ero tranquillo proprio per niente. Però, avere un atteggiamento negativo si ritorce contro di te. Da sempre faccio in modo che il mio linguaggio corporale vada a mio favore e non contro di me. È una cosa che dipende da me e non dal mio avversario. Oggi non era giornata in cui potevo permettermi un atteggiamento negativo. Semmai l’opposto. Bisogna sapere accettare le diverse situazioni della partita. In una finale Slam sei nervoso e ci sta di fallire un paio di break point. Anderson ha giocato bene e fa parte del gioco. Per giocare bene bisogna sapere accettare anche i momenti difficili.

Dopo ciò che è successo lo scorso anno…
Ve lo dico io cosa è successo lo scorso anno: ero pronto a vincere il Roland Garros. Questa è la verità. Non dico che se non mi fossi infortunato ce l’avrei fatta, perché è impossibile a dirsi, però ero pronto a farlo dal momento che stavo giocando bene. Quando ti fai male, poi, l’intera stagione sembra disastrosa. Ma il vero disastro è stato l’infortunio perché dopo Indian Wells ho giocato bene dovunque. Otto, nove mesi fa era difficile immaginare che avrei potuto vincere due Slam. Ma ce l’ho fatta e ringrazio la vita per le opportunità che mi ha dato. Ho lavorato bene credendo in ciò che facevo quotidianamente. Credo nella possibilità di migliorare sempre e ogni mattina mi sveglio con il desiderio di andare in campo e provare a farlo. Credo sia per questa ragione che sono ancora così competitivo in questo sport.

Una delle sorprese dell’anno è la rinnovata rivalità con Federer e il fatto che siate di nuovo vicini nel conto degli Slam vinti. Quanto pesa la rivalità con Roger e l’idea di poterlo raggiungere e superare?
Non ci ho mai pensato. Lui fa la sua strada ed io la mia. Vedremo come andrà a finire. Sono felice di come stanno andando le cose e di questo trofeo. È importante che sia riuscito a tornare a vincere sul cemento. Mi dà molta energia. Se sto bene tutto è possibile. Altrimenti no. Potermi allenare e gareggiare nel modo giusto cambia tutto. È vero che non ho più 25 anni, ma ho ancora amore e passione per il tennis; sino a quando proverò un brivido nello scendere in campo e la voglia di competere, continuerò a giocare. Quando verrà il giorno in cui non sarà più così mi dedicherò ad altro. Sono contento che Roger abbia fatto bene quest’anno e sono contento per la mia stagione. Stiamo a vedere come andrà a finire. Non esistono solo i tornei dello Slam e, quindi, aspetto con eccitazione di vedere cosa succederà in questo scorcio finale di stagione.

Significa che la vostra rivalità non è poi così importante come pensa la gente?
Certo che lo è. È importante per il nostro sport, a mio avviso. I nostri stili differenti, le persone coinvolte, il fatto di aver gareggiato così a lungo per i titoli più importanti hanno costituito una grande promozione per il tennis. In modo positivo, però, poiché siamo amici e ci rispettiamo. Sono contento di questa rivalità, però ho giocato più match contro Novak che contro Roger e altrettanto importanti. Sono stato fortunato a giocare in un’epoca in cui tre atleti hanno vinto 19, 16 e 12 Slam. È tantissimo. Abbiamo scritto una pagina di storia notevole.

Non hai dovuto fronteggiare un solo break point oggi. Merito tuo o demerito di Anderson?
È un mix delle due cose. Kevin è stato aggressivo per tutta la partita ma io sono stato solido al servizio eccetto gli ultimi due turni di battuta in cui ero nervoso. Ho avuto ottime percentuali e ho fatto la partita che dovevo fare. Ho messo in campo tante prime costringendolo a giocare molto, che era il mio obiettivo. Cercare di fare lunghi scambi, dal momento che lui avrebbe cercato di accorciarli. Volevo stancarlo. È molto alto e si muove meno bene di me in campo. Giocare una partita sulla distanza dei cinque set era un vantaggio per me. Il primo set, in cui lui ha rischiato di perdere il servizio più volte, è stato decisivo. Stava tenendo duro e poi finalmente ha sbagliato un diritto sul 3 pari. È stata la svolta perché arrivare sul 5-5 o al tie-break contro un battitore come lui è pericolosissimo. Aver fatto il break prima è stato decisivo.

Pete Sampras annunciò in questa stanza il suo ritiro nel 2003 e all’epoca nessuno avrebbe pensato che il suo record di 14 Slam sarebbe stato battuto. Poi è giunta la vostra generazione in cui ben due giocatori lo hanno superato e ce ne è un terzo in doppia cifra. Che cosa, in particolare voi tre, vi rende così speciali?
L’ho detto anche prima che bisognava considerare anche Novak che ha già vinto 12 Slam e che resterà nel circuito ancora a lungo. Credo sia dovuto al fatto che abbiamo passione per ciò che facciamo e che siamo dei grandi lavoratori dal momento che non abbiamo mai alti e bassi. Siamo sul pezzo da un mucchio di anni. Non è facile. Non è facile trovare un’epoca in cui tre giocatori abbiano fatto così tanto. Non è elegante dirlo, dal momento che mi riguarda, ma viviamo un periodo in cui ci sono atleti che fanno cose incredibili. Sono felice di farne parte e di aver avuto queste due grandi rivalità. Non credo che qualcuno abbia giocato tanti incontri diretti quanti quelli che abbiamo disputato noi tre per così tanto tempo e in appuntamenti così importanti. Per di più con stili differenti. Da un lato è grandioso dall’altro ci ha reso più difficile vincere titoli. Ma dovremmo esserne comunque felici dal momento che tutti e tre abbiamo probabilmente vinto più di quanto avremmo mai potuto sognare.

Il video integrale della conferenza stampa

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Anderson: “Siamo coetanei ma Nadal è uno dei miei idoli” http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/11/kevin-anderson-siamo-coetanei-ma-nadal-e-uno-dei-miei-idoli/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/11/kevin-anderson-siamo-coetanei-ma-nadal-e-uno-dei-miei-idoli/#respond Sun, 10 Sep 2017 22:30:16 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=222067 Le dichiarazioni post match di Kevin Anderson, sconfitto nella finale dell'US Open 2017 da Rafa Nadal per 6-3 6-3 6-4. "Voglio rientrare in top 10"]]>

La conferenza stampa post match di Kevin Anderson dopo la sconfitta contro Rafa Nadal per 6-3 6-3 6-4. Nonostante un torneo straordinario dopo il comeback nel 2017 in seguito all’infortunio alla spalla e alla caviglia, nel round finale il sudafricano non è riuscito a mettere in difficoltà il fuoriclasse di Manacor che ha sollevato a New York il 16° trofeo slam.

La sconfitta ovviamente è ancora fresca ed è certamente dolorosa. Cosa significa per te aver disputato una finale slam con Rafa, che ha messo in campo il suo miglior tennis?
Queste due settimane sono state un’esperienza e un’emozione incredibili. Ovviamente sono molto felice di aver raggiunto la finale e di aver potuto vivere tale esperienza. Pochi giocatori hanno questa fortuna, è una cosa molto difficile. Essere entrato in campo questa sera contro Rafa mi ha insegnato molte cose. È stato un match difficile con un avversario che ha già vissuto questa situazione una ventina di volte.

Ti sei divertito stasera?
Si parla molto del fatto di assaporare un attimo come questo ma sono entrato in campo sapendo comunque che dovevo fare una prestazione all’altezza della situazione. È stato difficile, sentivo che potevo darmi una chance con il tennis che stavo producendo. Però non è bastato, non ha funzionato come avrei voluto con un avversario molto ostico stasera. È una sconfitta dura tuttavia, disputare una finale slam, è stata comunque una cosa straordinaria.

Le prove dello slam si sono concluse per quest’anno e due grandi campioni come Roger e Rafa, infortunati l’anno scorso, ne hanno vinte due a testa. Secondo te, cosa rende Roger e Rafa così speciali?
Sono due tennisti che hanno uno stile di gioco molto diverso. Rientrare dopo vari infortuni e compiere una tale impresa mostra quanto siano forti. Si sono incontrati tante volte. Rafa è un grandissimo lottatore, su ogni punto. Lo è anche Roger, riesce a farti perdere totalmente il controllo del match. È stato un anno molto interessante per gli Slam e lo sarà anche l’anno prossimo, vedremo cosa succederà.

Hai disputato un torneo eccellente. Ora sarai n. 15 del mondo; sei stato n. 10 nell’ottobre del 2015. Il tuo obiettivo è quello di rientrare nei Top 10 e puoi considerare questo risultato come una nuova partenza?
Sì, rientrare tra i primi 10 del mondo è un obiettivo che ho già da un po’ di tempo. Dopo un inizio di stagione un po’ complicato, quest’estate ho cominciato a ritrovare una buona posizione. Ho la sensazione che quando si fanno bene le cose che contano, i risultati si vedono anche nel ranking.

Prima, in campo, hai detto che Rafa era uno dei tuoi idoli, pur essendo coetanei…
Sì, ha avuto un grande successo fin dalla giovane età. A 16 e 17 anni vinceva già le partite ATP, a 19 anni ha vinto il Roland Garros. Per quanto mi riguarda, ci ho messo più tempo per entrare nel ranking pro e raggiungere i livelli dei tennis professionistico. Da junior e durante gli anni del College, guardavo il circuito dei professionisti e, insieme a Roger, lui era uno dei top players. Ammiro molto il suo gioco e mi piace vederlo giocare. È un combattente incredibile e uno dei migliori in assoluto del nostro sport. Ormai mi ha battuto più volte di fila (cinque, due in questa stagione ndt). Spero di giocare di nuovo contro di lui.

Queste nuove emozioni che hai mostrato in campo, fanno parte della tua vera personalità?
Con il passare del tempo e quando si disputano tanti match ci si sente più a proprio agio e forse adesso per me è più facile avere un atteggiamento più naturale in campo. Ma quando gioco non penso molto a questo aspetto. Il tennis è uno sport molto mentale e ho sempre lottato.

Traduzione di Laura Guidobaldi

Il video integrale della conferenza

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Stephens: “Un altro Slam? Certo, ma avete visto che assegno?” http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/10/stephens-vincere-un-altro-slam-certo-ma-lavete-visto-lassegno/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/10/stephens-vincere-un-altro-slam-certo-ma-lavete-visto-lassegno/#respond Sun, 10 Sep 2017 08:47:27 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221925 Si può vincere uno Slam con una partita perfetta e poi fare una conferenza stampa ancora migliore? Sì, se ti chiami Sloane Stephens. Praticamente un'esibizione di stand-up comedy]]>

Il commento di Ubaldo in inglese con Steve Flink

Congratulazioni per la splendida partita. Dicci quali sono state le tue sensazioni e cosa avresti pensato solo sei mesi fa se ti avessero detto che sei mesi dopo avresti affrontato la tua migliore amica nella finale dello US Open.
Quando fui operata non pensai che sarebbe mai potuto capitare. Non pensavo neppure di arrivare vicino alla 100esima posizione. Avevo idee sbagliate. Pensavo alla mia classifica protetta e a come usarla nei tornei dello Slam. Una volta che mi sono liberata psicologicamente e mi sono lasciata andare senza farmi troppi problemi ho iniziato a giocare libera e a correre e gareggiare per vincere partita dopo partita. Non ho parole per descrivere come sono giunta fin qui. Se lo raccontassi a qualcuno mi prenderebbe per pazza. Sono così felice.

Maddie ha confessato di aver ceduto alla tensione. Tu come ti sentivi prima di scendere in campo e ti sei accorta rapidamente del suo nervosismo?
Mi sono concentrata su di me. Ero molto nervosa. Il mio coach mi diceva di respirare profondamente. Una volta in campo mi sono sentita meglio. Nervose o meno dovevamo giocare. Sono stata fortunata a reggere un po’ più a lungo e pensare solamente a correre dietro ogni palla. Tutto qui

Dicci cosa pensavi dopo l’ultimo punto mentre raggiungevi la tua famiglia.
Qualcosa tipo: ma è vero? ho davvero vinto lo US Open? Difficile da spiegare. Vincere un torneo è difficile. Ma vincere gli US Open da americana è incredibile. E’ stato un grande momento per me e la mia famiglia

Hai disputato la tua prima finale Slam e hai fatto 3 errori nei primi 13 game e 6 complessivamente. Pensi di essere una di quelle grandi atlete che sanno gestire meglio di quanto pensino le situazioni?
Chiudete la porta! Non mi era mai successo prima. Mio Dio che statistica. Mai successo prima. Come ho detto prima dell’incontro ero nervosissima ma una volta in campo mi sono rilassata e concentrata sul prendere ogni palla e mantenermi composta. Tutto qui. Semplice.

Questo trofeo ti dà una nuova dimensione o pensavi di aver già guadagnato il tuo posto nel circuito?
Quando nella tua biografia puoi mettere “campionessa dello US Open” le cose cambiano. Per chiunque. Perciò non so se sono già arrivata, se sto arrivando, se arriverò. So solo che sono la campionessa. Qualunque cosa significhi per voi (ridendo).

Credi che il fatto di rientrare da un infortunio ti abbia fatto giocare più liberamente e con meno pressione?
Forse. Ero già contenta di essere in campo e di poter giocare e essere competitiva ad alto livello. Sono passata dall’eccitazione di essere in grado di giocare a quella di giocare bene all’estasi di aver vinto il torneo.

Pensi di essere un’agonista migliore adesso di quanto non fossi prima?
Sì. Un po’ più furba, più saggia. Qualcosa del genere.

L’altro giorno hai risposto a un tweet di Chelsea Clinton. La conosci? Ti ha sorpreso?
Sì, è stato fico. Non la conosco, ma credo che voglia incontrarmi.

Sei 5 vittorie a 0 sconfitte nelle finali. Quale è il segreto è quali sono i tuoi piani ora?
5-0 già. Non so come ho fatto. Mi prendevate in giro su Twitter perché non riuscivo mai a vincere un torneo! Ma adesso siamo amici e quindi non preoccupatevi (ridendo). Cosa farò ora sino alla fine dell’anno non lo so proprio. Prima pensavo solo a usare la mia classifica protetta per entrare nei tornei e ora le cose credo siano un po’ cambiate. Ero letteralmente terrorizzata all’idea di non riuscire a qualificarmi e ora la mia nuova classifica è migliore di quella protetta. Sarò qualificata di diritto adesso ed è tutto così eccitante. Come cambiano in fretta le cose!

Cosa vi siete detti tu e il tuo coach durante quell’abbraccio a fine partita? Che ruolo ha avuto nella tua vittoria?
È orgoglioso è felice per me. È stata dura giungere sino a qua. Il mio team ha dovuto attraversare tante traversie prima di arrivare a questo traguardo. Tipo l’operazione al piede. È stato un lungo viaggio e questo un grande momento per ognuno di noi.

So che è presto ma hai già voglia di vincere un altro Slam?
Certo che sì! Ragazzi, ma avete visto l’assegno che mi ha dato quella signora (risate)? Se questo non ti fa venir voglia di giocare a tennis, non so cosa possa farlo.

Ti spiace aver inflitto alla tua amica un 6-0? È tanto che non capitava in una finale dello Us Open.
Spiaciuta per Madison? Ma avete visto che assegno ha incassato anche lei? Vedrete che presto starà bene (risate)!

Il video completo della (divertentissima) conferenza stampa

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Keys: “Se potessi rigiocare la finale? Farei qualche game in più!” http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/10/keys-cosa-farei-se-potessi-rigiocare-la-finale-qualche-game-piu/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/10/keys-cosa-farei-se-potessi-rigiocare-la-finale-qualche-game-piu/#respond Sun, 10 Sep 2017 08:30:46 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221923 Nonostante la delusione per la sconfitta, Madison Keys esprime la gioia per la sua grande amica. "Andrò alla sua festa e mi pagherà da bere!"]]>

Il commento di Ubaldo in inglese con Steve Flink

Nonostante la sconfitta, cosa hai imparato in queste due settimane?
Ovviamente non ho giocato il mio miglior tennis oggi. Sono molto contrariata. Ma se mentre ero sull’aereo per subire la mia seconda operazione chirurgica qualcuno mi avesse detto che avrei avuto in mano il trofeo di una finale Slam a fine anno, penso che sarei stata davvero felice. Penso di aver imparato soprattutto che sono una lottatrice. Non importa di cosa si tratta, ma posso risolverlo. Tra un paio di giorni sarò molto soddisfatta ma adesso ovviamente sono dispiaciuta.

Perché non pensi di aver giocato al meglio oggi? È stato più un problema emotivo, mentale o fisico?
Penso che alla fine di uno Slam chiunque sia in campo sente qualcosa che non va fisicamente. Il mio livello di gioco oggi si è abbassato, non ho sfruttato l’occasione al meglio.

Cosa faresti di diverso se potessi rigiocare la partita?
Vincere qualche game in più (sorride).

Puoi dirci se la tua gamba, quella fasciata, ha avuto qualche impatto sul tuo gioco oggi? E se stamattina durante il riscaldamento hai sentito che non sarebbe stata una buona giornata per te?
Non penso che in campo mi stessi muovendo perfettamente, ma allo stesso tempo non voglio togliere nulla a Sloane. Penso che abbia giocato davvero bene, mentre io non l’ho fatto. Penso sia stata una specie di combinazione. Ovviamente non sono contenta di come sono andate le cose, ma ho combattuto al massimo delle mie possibilità e ho fatto tutto quello che ho potuto. Non sono stata all’altezza.

La vostra sembra davvero un’amicizia speciale. Puoi parlarci del momento in cui si è avvicinata alla tua sedia?
Ci conosciamo da così tanto e siamo state così tanto assieme che abbiamo voluto condividere quel momento l’una con l’altra. Poter condividere la mia prima finale Slam con una grande amica che a sua volta era alla sua prima finale Slam è stato un momento davvero speciale. Non c’è nessun altro nel mondo con cui avrebbe significato così tanto.

Come descriveresti quello che Sloane ha fatto quest’anno dall’infortunio, l’operazione a questa vittoria?
Penso sia davvero straordinario. Ovviamente ha giocato un gran tennis e il fatto che sia stata fuori tutto quel tempo, sia tornata e abbia ottenuto questi risultati è incredibile. Ma Sloane ha sempre avuto talento. Penso che stare lontana dal campo per così tanto l’abbia aiutata a realizzare quanto ama il tennis, quindi in un certo senso penso sia stata la cosa migliore che potesse accaderle. Sono davvero felice per lei e sono sicura – mi auguro – che giocheremo altre finali Slam insieme.

Hai parlato di come sei riuscita ad aprirti di più sulle tue sensazioni e cosa stavi provando prima di questo match. Hai parlato di questo con Lindsay (Davenport, ndt)? Cosa ti ha detto e cosa stavi pensando prima di entrare in campo?
Ovviamente sono stata nervosa tutto il giorno. Sloane è un’avversaria difficile da affrontare così non sapevo esattamente cosa fare una volta in campo e questo ha intensificato la tensione. Così non mi sentivo al 100% ad ogni punto.

Dopo la partita hai visto Lindsay, qual è la stata la prima cosa che ti ha detto?
Era difficile, dammi un abbraccio. Tutto qui, adesso lei è impegnata con il suo lavoro per Tennis Channel.

Hai visto la conclusione della semifinale di Sloane? Lindsay ha detto che eri molto contenta. Eri felice per la tua amica o pensavi di arrivarci anche tu?
In quel momento ero felice per Sloane. Penso sia davvero speciale quando, da atleta, vedi un altro atleta, non solo nel tennis, che riesce a fare qualcosa di importante. Quando ha lanciato le braccia al cielo ero davvero soltanto felice per lei.

Ti unirai ai suoi festeggiamenti stasera?
Certo, lo farò al 1000%. Potrà pagarmi da bere, tutto quello che berrò (ride).

Hai detto che non ti aspettavi di raggiungere la finale qui. Mi chiedo, guardando al resto dell’anno, se pensi di poter giocare più liberamente per quello che sei riuscita a fare qui.
Penso di sì. In realtà non sono ancora andata così in là. Il pensiero di prendere un aereo per andare in Asia a giocare altri tornei è l’ultimo nella mia testa (sorride). Comunque penso che le ultime settimane mi abbiano dimostrato che quando sono rilassata e tengo lontana la pressione posso ottenere risultati positivi. Cercherò di ripetere questo in futuro.

Puoi spiegarci come puoi conciliare le emozioni di queste due settimane con la delusione della sconfitta? Quanto è difficile adesso?
Ovviamente le due cose sono in contrasto. Sono triste per me e felice per lei. Come ho detto credo che bere possa aiutarmi possa aiutarmi a superare questo momento difficile (ride). Penso che adesso non sia il momento migliore per affrontare le mie emozioni perché ancora non ho realizzato del tutto dove mi trovo. Ma penso che domani o nei prossimi giorni, queste due settimane mi sembreranno straordinarie e guardandomi indietro sarà molto felice. Anche se adesso ovviamente fa male.

 

Sei stata davvero invitata alla festa o è un suggerimento perché lei ti inviti davvero?
No, sono stata davvero invitata. Il mio suggerimento è che domani potrebbe comprarmi una borsa, o qualcosa di simile (sorride).

Il video della conferenza stampa

 

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Nel primo set c’è stata una svolta. Puoi spiegarci come sono andate le cose?
C’è poco da dire. Rafa ha giocato ancora meglio gli ultimi tre set della partita e non sono riuscito a colpire il rovescio come all’inizio della partita. È mancino, quindi trovava agevolmente il mio lato sinistro. Ha giocato in modo intelligente dal secondo set alla fine del match. Ha dominato giocando bene. Devo dire che sono arrabbiato per aver perso un’occasione come questa. Domani forse sarò in grado di riflettere sui punti positivi.

All’inizio sentivi mentalmente di avere il controllo della partita? E quando invece hai avvertito di averlo perso?
Credo di non averlo mai avuto. Ho solo avuto fortuna nell’avergli strappato il servizio con l’aiuto del nastro. Mi giocava sempre sul rovescio. Se non hai fiducia di poter giocare tre, quattro ore con un buon rovescio contro Rafa, è solo questione di tempo e il tuo gioco calerà di intensità. Ma ha anche migliorato molto il suo gioco dopo il secondo set e le sue palle arrivavano troppo velocemente da entrambi i lati. Ha meritato di vincere, di sicuro.

Hai avuto due partite estenuanti prima di affrontare Rafa. Mi chiedo se ti sentivi al 100% fisicamente?
Sì, ero stanco. Ero scarico dopo il match contro Thiem e contro Roger. Ho avuto parecchi problemi prima di questo incontro, ma ero molto motivato a giocare la semifinale nel mio torneo preferito. Credo che abbia solo giocato meglio di me. Merita di vincere e ho fatto del mio meglio, ci ho messo tutto il mio impegno per venire fuori da questa partita, ma non ce l’ho fatta.

In tutti questi anni in cui hai visto Rafa e hai giocato contro di lui, come descriveresti il modo in cui gioca ora e la fiducia con cui gioca?
Credo che giochi molto meglio. Ha anche migliorato il suo rovescio e serve bene. È il numero uno del mondo. Sta vincendo molti tornei quest’anno. Non so se in futuro potrò batterlo di nuovo, ma è solo questione di tempo se riuscirò a riconquistare il mio rovescio. Cercherò di cambiare tattica se avrò la possibilità di giocare di nuovo contro di lui.

Traduzione di Milena Ferrante

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Nadal: “Perdere il primo set mi ha fatto capire dove sbagliavo” http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/09/nadal-perdere-il-primo-set-mi-ha-fatto-capire-cose-che-non-stava-funzionando/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/09/nadal-perdere-il-primo-set-mi-ha-fatto-capire-cose-che-non-stava-funzionando/#respond Sat, 09 Sep 2017 07:13:34 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221803 US Open, semifinali: Rafael Nadal: "Parlare con il proprio coach durante i match dovrebbe essere consentito dal regolamento "]]>

Il tuo splendido avversario ha definito la tua prestazione dominante. Parlaci dei tuoi pensieri prima e dopo questa performance straordinaria.
Grazie. Giornata importante contro un avversario importante. Era in fiducia dopo le vittorie con Roger e Dominic. Ha vinto delle battaglie ma io ho giocato con grande solidità. Dopo il primo set ho cambiato tattica e questo ha fatto la differenza. Nel primo set sentivo bene la palla ma giocavo nel modo sbagliato. Ho capito che dovevo essere meno prevedibile perché lui mi aspettava sempre sul suo rovescio. Non si spostava da lì e quindi copriva solo il 60% del campo, a differenza mia. Era un vantaggio. Quindi ho deciso di giocare molti più diritti lungo linea e rendermi imprevedibile perché non sapeva più dove andare, capite? Inoltre, non ho ancora guardato le statistiche ma sono certo di aver fatto pochi errori dopo il primo set contro ottimi vincenti. Ho servito bene. Molto bene. In sintesi un gran match. Sono molto contento della mia partita.

Sei entrato in campo gia con l’idea di insistere sul suo rovescio e poi, se non avesse funzionato, cambiare tattica, oppure lo hai improvvisato al momento?
Certo che sono entrato in campo con l’idea di insistere sul rovescio ma anche sapendo che avrei dovuto variare sul diritto. A volte tiravo sul suo rovescio e pensavo “adesso cambio, adesso cambio” ma non trovavo mai il tempo. A volte hai bisogno di perdere per capire che le cose non funzionano ed è ciò che è capitato. Dopo aver perso il primo set ho capito che dovevo cambiare altrimenti rischiavo di andare sotto di due in fretta. È il cambio ha funzionato bene. A volte funziona e a volte no. Oggi è andata bene e sono contento. Sono in fiducia. Faccio le cose giuste e servo bene.  Non ho visto le percentuali ma negli ultimi due set devo aver messo molte prime in campo e ho anche cambiato la direzione rispetto al primo set. Servivo troppo sul suo rovescio e ho cambiato. Un fattore importante. Dopo il primo set non gli ho fatto colpire due palle di fila da buona posizione. Fa la differenza.

Quali sono le principali ragioni per le quali stai facendo un’annata così importante?
Già in Australia giocavo bene e mi allenavo bene, ma avevo bisogno di vincere partite per acquisire fiducia. Se ti alleni bene e stai bene hai sicuramente più chance di vincere nei tornei. Ma poi la fiducia che viene dalla vittoria ti dà quel 20/30% in più. Sono gli automatismi che vengono naturalmente in campo. Non devi pensare a ciò che devi fare. Le cose vengono spontanee senza doverci pensare troppo e questo succede solo quando vinci molte partite di fila. L’inizio di stagione è stato molto positivo ma poi su terra rossa è stato incredibile. Questo mi ha aiutato ad essere più tranquillo e ora eccomi qua in finale che è già un grande risultato. Ora mi aspetta un grande avversario e devo essere pronto. È il match più importante di questo finale d’annata e devo giocarlo al meglio.

Il cambio di tattica non ti è stato consigliato da zio a Tony o da Carlos Moya. Ritieni che sia giusto così opppure sei favorevole al coaching in campo?
Naturalmente ho deciso io perché non si può parlare con l’allenatore fuori dal campo mentre si gioca. Però ne abbiamo parlato prima. Quindi sapevo cosa sarebbe potuto capitare e cosa fare. Facile a dirsi e difficile a farsi. Mi ripeto: per me è un po’ stupido avere un allenatore che viaggia con te tutta la stagione e ti allena ogni giorno e poi nel momento cruciale non può dirti nulla. Non so se sia giusto che entri in campo ma dovrebbe essere consentito potergli parlare.

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Anderson: “Spero di essere d’esempio per i giovani in Sudafrica” http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/09/anderson-la-mia-speranza-e-di-essere-desempio-per-giovani-sudafrica/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/09/anderson-la-mia-speranza-e-di-essere-desempio-per-giovani-sudafrica/#respond Sat, 09 Sep 2017 06:46:58 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221810 US Open semifinali, Kevin Anderson: "Nel profondo ho sempre creduto di poter raggiungere questi risultati"]]>

Cosa si prova ad essere il primo sudafricano a raggiungere una finale Slam dopo Kevin Curren (Wimbledon 1985)?
È decisamente una cosa fantastica e ho lavorato duramente per arrivarci. È una sensazione straordinaria essere a questo punto del torneo. Ovviamente dovrò farmi trovare pronto pre la finale; mi aspetta ancora un match duro ma per il momento sto cercando di godermi il momento e la partita di oggi.

Negli ultimi due anni sei stato martoriato dagli infortuni. Ti saresti mai potuto immaginare di ritrovarti in questa posizione?
In effetti lo scorso hanno è stato piuttosto difficile per me, un sacco di pause e di ripartenze. Era molto frustrante perché avevo degli infortuni che mi infastidivano e mi impedivano di giocare a tennis ma non si trattava necessariamente di qualcosa di grave. Una cosa tirava l’altra e alla fine dell’anno la mia anca ha davvero ceduto ed è stato questo il problema più serio. Sembrava che un’operazione fosse l’unica soluzione ma per fortuna sono riuscito a evitarla; è stata comunque dura non esser sceso in campo ad inizio anno in Australia. Poi quando ho ripreso a giocare sentivo di essere in ottima forma. Durante il periodo della terra rossa ho iniziato ad incamerare match, e con costanza stavo facendo dei piccoli passi nella giusta direzione. Anche quando è iniziata questa settimana ho pensato sempre match dopo match, di solito non guardo troppo lontano. Nel profondo sento di aver sempre creduto di avere una chance per essere in questa posizione.

Puoi parlarci di Nadal?
Sì, insomma, Nadal è uno dei più grande lottatori presenti nello sport, fine. È un combattente fantastico, riesce a controllare il campo molto bene e lo ha fatto in quelle poche volte che ci siamo affrontati. Io dovrò davvero essere dominante e non farmi sfuggire niente il più possibile. Lui ha già vinto il torneo e di conseguenza ha più esperienza di me. Io dovrò solo preoccuparmi del mio lato del campo.

Hai appena messo a segno una grande vittoria sull’Ashe Stadium. Arthur aveva un grande interesse per il tuo paese natale e in qualche modo anche Nelson Mandela era appassionato di tennis. Puoi parlarci di questi due aspetti?
Sì, in effetti io vengo da un paese che ama il tennis e ci sono molte persone che lo giocano. Noi comunque affrontiamo un sacco di difficoltà quando si tratta di produrre dei giocatori professionisti. Quando torno a casa si crea sempre molto interesse. Per quanto mi riguarda, tu hai citato due persone molto, molto influenti su di me. Sai, la mia speranza, come dico sempre, è quella di inspirare i ragazzini a uscire e andare a giocare a tennis perché laggiù certe volte ci si sente davvero lontani da tutto. Io mi trovavo in quella posizione all’epoca, ma bisogna continuare a lavorare duramente. Quando torno a casa spesso vado a parlare in diverse scuole, anche quella dove sono andato io, e mi capita di parlare con i ragazzini di queste cose. Per quanto possibile, cerco di avere un impatto sulla cosa. Voglio concentrarmi sui giovani che avanzano e ritengo che il tennis sia un grande sport, indipendentemente dal livello a cui lo giochi, e ti dà tante lezioni di vita.

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Cosa si prova ad essere in finale agli US Open contro un’altra americana?
È assolutamente fantastico, questi sono i momenti che uno sogna mentre sta crescendo. Oggi ho giocato molto bene. Era uno di quei giorni in cui scendi in campo e sei ‘in the zone’, concentrate al massimo, e mi sono sforzata di restarci. Sapevo che avrei dovuto comportarmi così per batterla.

Tu hai un ottimo rapporto con CoCo, e ora giocherai con Sloane che conosci molto bene. Quant’è difficile giocare contro un’amica?
È sempre dura, ma credo che la cosa interessante su di noi è il fatto che ci frequentiamo da tantissimi anni. Ho già giocato con Sloane in passato e sono sicura che mi ha battuto sonoramente (sorride), ma ritengo che diventi sempre più facile giocare tra di noi con il passare del tempo. Si tratta di capire come separare l’amicizia dalla partita, e ovviamente tutte noi vogliamo vincere ma siamo in grado di lasciare quello che capita durante il match sul campo e continuare ad avere una fantastica amicizia.

Una cosa che hai in comune con Sloane è il fatto che entrambe venite da un periodo di stop a causa di infortuni. 
In effetti prima stavo ridendo e pensavo ‘chi si sarebbe mai aspettato in Australia che Sloane e io avremmo giocato la finale agli US Open?’ Nessuna di noi due stava giocando in quel periodo, entrambe stavamo subendo delle operazioni. Quindi è una cosa fantastica, inoltre io e lei siamo grandi amiche. Giocare contro di lei nella nostra prima finale Slam sarà un momento davvero speciale, soprattutto considerando quello che abbiamo passato quest’anno. In passato abbiamo fatto bene, ma è stato in questo torneo che siamo riuscite a mettere tutto insieme e ottenere un ottimo risultato.

Sei stata operata due volte al polso, la seconda dopo il Roland Garros. Durante il volo di ritorno da quel torneo quali sono stati i tuoi pensieri?
Beh, mi viene da dire che dopo entrambe le operazioni mi sono sentita sollevata. La prima l’ho dovuta fare perché stavo provando tanto dolore, e dopo mi sono sentita molto meglio. Poi per la seconda, mi hanno detto che c’era ancora qualcosa che non andava e non è stata poi così grave, in sostanza è stato un sollievo. Da quel momento in poi è come se un peso mi fosse stato tolto dalle spalle e ora riesco a giocare più liberamente. Soprattutto mi diverto quando sono in campo e ritengo che questo sia uno dei motivi principali del perché sto giocando bene. Nel mio caso, dopo l’infortunio è come se molta pressione fosse svanita. Per esempio lo scorso anno il mio unico obiettivo era arrivare a giocare Singapore ed era come se avessi perso di vista il mio gioco e l’amore per il tennis. Ogni settimana non facevo altro che andare alla ricerca di punti, solo di questo mi preoccupavo. Stare lontana dai campi e ricordarmi perché io ami la competizione mi ha aiutato tremendamente e mi ha fatto capire che non devo mettermi tutta questa pressione addosso.

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