Slam – UBITENNIS http://www.ubitennis.com Tennis in tempo reale Mon, 18 Dec 2017 18:15:07 +0000 en-US hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.5 US Open: Nadal vince una finale senza storia, sedicesimo Slam http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/11/us-open-nadal-e-una-sentenza-sedicesimo-slam-in-carriera/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/11/us-open-nadal-e-una-sentenza-sedicesimo-slam-in-carriera/#respond Sun, 10 Sep 2017 22:53:02 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=222020 NEW YORK - Troppo divario contro Kevin Anderson. Terzo trionfo a Flushing Meadows, secondo Major dell'anno. Sono tre meno di Federer, quattro più di Djokovic. 1860 punti ATP di vantaggio su Roger]]>

da New York, cronaca di Vanni Gibertini, chiavi tecniche di Luca Baldissera

[1] R. Nadal b. [28] K. Anderson 6-3 6-3 6-4

CRONACA
Ci vogliono 21 minuti prima che gli spettatori ritardatari possano prendere posto a bordo campo: questa la durata dei primi tre game, nei quali Anderson tiene due servizi ai vantaggi, annullando due palle break sull’1-1 (la prima delle quali regalata da un errore di diritto a campo aperto di Nadal), mentre lo spagnolo risulta in totale controllo sulla sua battuta. “Nadal va sul velluto sulla sua battuta mentre Anderson deve combattere ogni volta – ha detto Andy Roddick durante la sua web-cronaca insieme con Mardy Fish – ma non importa quanto fai fatica, se riesci a resistere abbastanza a lungo può darsi che arrivi una chance”. Sul 2-2 altre due palle break per Nadal, anche quelle sfumate, una con un ace, ed una con una risposta di diritto sulla seconda tirata dal parcheggio dello stadio (quello del baseball, non quello del tennis). Due turni di battuta di Anderson da 18 punti ciascuno: a questo ritmo il primo set della finale maschile rischia di durare più di tutta la finale femminile. Sono 18 anche gli errori gratuiti  a cui il sudafricano arriva quando sbaglia una volée di rovescio sul 3-3 e purtroppo per lui in quel game continueranno a salire: dal 40-30 due diritti mancati ed un doppio fallo danno il primo break del match a Nadal. Lo spagnolo continua con la media di un punto perso ogni game di servizio, mentre il buon Kevin prende un altro break da 40-30 per concedere il primo set 6-3 in 58 minuti.

CHIAVI TECNICHE PRIMO SET
Come prevedibile, da subito Kevin va in spinta a tutto braccio su ogni palla. Il servizio funziona bene, in particolare gli angoli esterni, anche perchè Rafa – come quasi sempre negli ultimi tempi – risponde da circa sei metri fuori dal campo, anche alle seconde palle. Non è facile fare punto diretto con le botte al centro per Anderson così, giustamente il sudafricano cerca di aprire le traiettorie. Ma probabilmente a causa della tensione, Kevin sbaglia diversi attacchi a campo quasi aperto dietro ai suoi servizi esterni, e fallisce un paio di comode volée. Nadal corre e passa molto bene, ma non è abbastanza aggressivo in risposta. Nonostante questo, Anderson fatica parecchio a tenere la battuta, e si salva grazie al suo gran rovescio in diagonale, con cui anticipa i dritti carichi in cross di Rafa. Il primo break per lo spagnolo arriva a causa dell’ottavo dritto sbagliato da Kevin, molto contratto quando tira questo colpo da dentro il campo, il secondo per l’ennesima indecisione a rete.

CRONACA
Davanti al parterre di VIP che come di consueto fa da contorno al weekend delle finali allo US Open (sono presenti tra gli altri l’attore Jerry Seinfeld, il golfista Tiger Woods e lo stilista Ralph Lauren) il secondo set presenta un evento inedito, ovvero il primo turno di battuta tenuto senza andare ai vantaggi da Anderson, che però in risposta non riesce davvero a creare nessun problema all’avversario. Il break arriva al sesto gioco, quando due punti a rete di Nadal (10/10 per lui, contro 9/24 per Kevin) propiziano l’allungo decisivo: 6-3 6-3 in 1 ora e 37 minuti.

CHIAVI TECNICHE SECONDO SET
Il match procede sulla stessa falsariga del primo parziale, a livello di esecuzione dei colpi sembra un po’ più sciolto Anderson, il rovescio in diagonale gli scorre sempre bene, e mette spesso in difficoltà Nadal, che però continua a difendere e a martellare con il dritto appena può. Per discutibile che possa essere, la scelta di Rafa di rispondere dai teloni alla fine sembra stia pagando, più che altro per le mancanze di Kevin nello sfruttare gli spazi e gli angoli a sua disposizione, e per i gravi errori al volo. Il servizio, comunque, va abbastanza in automatico per il sudafricano, e la cosa lo tiene a galla all’inizio. Ma ogni volta in cui è chiamato ad affondare in verticale, Anderson si ostina a spingere cercando forza invece che geometrie, mentre Nadal, pur nel contesto di una partita di contenimento, è letale con i suoi contrattacchi, siamo a un mostruoso 12 punti fatti su 12 a rete, mentre Kevin ha un pessimo 12 su 26. E il secondo set se lo prende Rafa soprattutto per questo.

CRONACA
Purtroppo per gli spettatori, e per i venditori di cibo e bevande che sicuramente vorrebbero una finale più lunga, il terzo set vede un’altra ripetizione di Anderson che perde il servizio da 40-30, e proprio nel game d’apertura, per dare a Rafa quel margine di sicurezza necessario per continuare la straordinaria prestazione alla battuta (o per incoraggiare la continuazione della catastrofica prestazione alla risposta del suo avversario, come preferite voi). Un taglio all’indice del sudafricano viene medicato dal fisioterapista, nella speranza che possa fare qualcosa per la sopravvivenza della partita, ma sembra che ci voglia molto di più per fermare un Nadal sempre con il 100% di realizzazioni a rete e che non ha mai concesso più di due punti all’avversario nei propri game di servizio. Il tennista vestito “all black“, dalla Nike, ha ormai messo all’angolo il giocatore neroverde, testimonial Lotto (almeno un po’ di Italia in campo stasera c’è). Un senso di inevitabilità avvolge sempre più la partita mentre il terzo set scorre via senza alcun sussulto. Qualche idiota urla incoraggiamenti dalle tribune mentre Rafa sta servendo per il match, contribuendo a ritardare di qualche minuto l’inevitabile. Il match point è siglato, simbolicamente, da un serve&volley, la sedicesima volée vincente della serata su 16 discese a rete. Per vincere il sedicesimo Slam: se a Nadal piacesse andare al casinò, sappiamo quale numero suggerirgli di giocare.

Con questa vittoria il maiorchino aggiunge alla sua bacheca il terzo titolo agli US Open (sesto Major al di fuori della terra battuta), ritornando a tre lunghezze di distanza da Federer (ora sostenuto da…) nella classifica all-time dei campioni di Slam, ed allungando su Djokovic, rimasto a quota 12. Il trionfo di New York consente anche a Nadal di consolidare la sua posizione in vetta alla classifica ATP ed alla Race to London: il suo vantaggio su Federer è ora di 1860 punti, candidandolo quindi a principale pretendente per chiudere la stagione al n.1 del ranking.

CHIAVI TECNICHE TERZO SET
Purtroppo per Anderson, le cose non cambiano, anzi peggiorano, perchè il break lo subisce nel primo game. I tre gratuiti di dritto consecutivi che regalano a Rafa il vantaggio sono ben esemplificativi delle difficoltà dal lato destro del sudafricano oggi pomeriggio. Nadal, ovviamente dato il rassicurante margine, gioca sempre più tranquillo, chiudendo anche alcuni serve&volley, e non sbagliando un tocco al volo che sia uno. Con un rendimento al servizio simile di Rafa, 84% di punti fatti con la prima palla, per Kevin non c’è nulla da fare, la sua giornataccia a rete viene poi evidenziata da uno smash sparato fuori, che sarebbe stata una delle ultime opportunità di aggancio. 30 vincenti, 11 errori, solidità da fondo, perfezione a rete. Nadal esemplare, a parte la posizione in risposta. Ma Kevin non ha saputo approfittarne, e Rafa non ha avuto bisogno di cambiare tattica. Considerato che ha tenuto Anderson a 10 ace e appena il 73% di punti con la prima, rispetto all’85-quasi 90% abituale, ha avuto ragione lui.

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US Open: la favola ora è completa, primo trionfo per Sloane Stephens http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/09/us-open-la-favola-e-completa-stephens-trionfa/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/09/us-open-la-favola-e-completa-stephens-trionfa/#respond Sat, 09 Sep 2017 21:42:43 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221862 NEW YORK - Finale a senso unico, Stephens quasi perfetta lascia soltanto tre games a Madison Keys. Campionessa slam a sei settimane dal rientro]]>

S. Stephens b. [15] M. Keys 6-3 6-0 (da New York, il nostro inviato)

Sebbene il tennis femminile riesca a regalare spettacolo ed incertezza esattamente (e forse anche più) del tennis maschile, è ormai diverso tempo che non riserva agli appassionati quelle classiche finali cui si era soliti assistere negli anni ’80, ’90 o 2000. Anche questo US Open non ha rotto questa tradizione “negativa” perché l’atto conclusivo dell’edizione 2017 dello Slam conclusivo dell’anno è stato oltremodo deludente, soprattutto per merito di una prestazione “glaciale” di Sloane Stephens, che senza farsi tradire dai nervi dell’esordio in una finale di Major è riuscita a giocare un match quasi perfetto, con pochissimi errori da fondocampo (solo sei i suoi gratuiti) a rimandare le mazzate di Madison Keys, nella giornata quantomai imprecisa e fallosa.

Se si trattasse di una partita “normale” si potrebbe dire che i primi quattro game rappresentano una fase di studio, ma le due protagoniste, sebbene si siano incontrate una volta sola, si conoscono molto bene e certamente hanno esaminato ogni dettaglio del gioco dell’avversaria nelle 48 ore precedenti il match. Per cui nessuna sorpresa, da parte di nessuno, nel vedere Madison menare fendenti e Sloane rimandare fendenti. Nel quinto game, quattro di quei fendenti finiscono fuori dalle righe, ed arriva quindi il primo break dell’incontro. Stephens gioca con margini maggiori rispetto a Keys, che ben presto si rende conto di dover andare a raccogliere a rete i frutti della pressione esercitata da fondocampo, e lo fa con buoni successi (4 punti su 5 nella prima mezz’ora). I problemi per Madison invece arrivano in risposta, visto che sul servizio dell’avversaria non racimola più di quattro punti in quattro game. Basta mezz’ora per mandare in archivio il primo set nel quale il 6-3 per Sloane Stephens è siglato da un record di 2 errori gratuiti a 17 in favore dell’afro-americana.

Il secondo set comincia con un game ai vantaggi su servizio Stephens, una novità nel match, ma che non conduce a nessuna palla break perché Keys è troppo discontinua con la risposta. Sloane invece non sbaglia un colpo (o meglio, uno lo sbaglia, ma proprio solo uno…) e rendendosi conto della difficoltà dell’avversaria, aumenta la pressione ed entra nel campo per mettere a segno colpi vincenti. La striscia di game consecutivi si allunga inesorabilmente e velocemente, tanto che la regia dell’Arthur Ashe deve affrettarsi ad inquadrare ai cambi di campo la solita parata di stelle che accompagna il weekend delle finali agli US Open: da Emma Stone (che ha presentato il film “Battle of the sexes” nel quale interpreta Billie Jean King) all’habitué Hilary Schwank a Michael J. Fox.
Il primo match point arriva sul 5-0, dopo appena 57 minuti di gioco, e Sloane lo mette in rete di diritto commettendo soltanto il suo sesto errore gratuito. Forse liberata da una partita ormai ampiamente compromessa, Keys ritrova il suo clamoroso martellamento di diritto con il quale annulla la seconda palla match, ma la terza, ottenuta con un clamoroso recupero di diritto in cross, è quella buona, e dopo soli 61 minuti di gioco Sloane Stephens da Plantation, Florida può festeggiare il suo primo titolo del Grande Slam.

Bellissimo l’abbraccio prolungato tra le due a rete al termine del match, che ricorda molto quello di due anni fa tra le amiche Pennetta e Vinci. “Non ho giocato il mio miglior tennis oggi – ha detto Madison durante la premiazione con la voce rotta dall’emozione – e sono molto delusa per questo. Ma se dovevo perdere da qualcuno, sono felice di aver perso da lei”. Roberta, tuttavia, forse sapeva che quella sarebbe stata probabilmente la sua unica occasione per vincere un titolo così prestigioso; Madison invece, classe 1995, ha ancora tanti anni davanti a sé per provarci di nuovo.

Il 23 gennaio scorso ho subito l’operazione al piede, e non avrei mai e poi mai pensato possibile di poter essere qui oggi – ha dichiarato invece una incredibilmente composta Sloan Stephens prima di ricevere il trofeo e l’assegno per 3,7 milioni di dollari (meno le tasse) – ho detto a Madison che forse dovrei ritirarmi, dal momento che non credo di poter mai fare meglio di così”. Flavia Pennetta due anni fa il ritiro lo annunciò veramente, ma questa volta probabilmente non accadrà, e rivedremo Sloane da protagonista per molti altri anni a venire.

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Chi vincerà gli US Open femminili? http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/09/chi-vincera-gli-us-open-femminili/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/09/chi-vincera-gli-us-open-femminili/#respond Sat, 09 Sep 2017 13:55:13 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221732 Madison Keys parte favorita, ma Sloane Stephens ha carte da giocare per rovesciare il pronostico]]>

A Flushing Meadows dai due derby di semifinale sono emerse le più giovani: Madison Keys (22 anni, nata nel febbraio 1995), e Sloane Stephens (24 anni, marzo 1993). E così questo Slam certifica un fatto già evidente: dopo alcune stagioni difficili in cui il tennis USA si identificava solo con le sorelle Williams, nel movimento femminile americano sono cresciute alternative di valore.

Alla vigilia non sarebbe stato facile pronosticare le finaliste, però sarebbe sbagliato considerarle sorprendenti. Stiamo infatti parlando di due talenti superiori: per Keys e Stephens l’incognita non era tanto capire se avevano la possibilità di raggiungere risultati importanti, ma quando sarebbe accaduto. Del resto presentando le US Open Series avevo scritto un articolo che raccontava di possibili grandi ritorni: Sloane e Madison facevano parte senza sfigurare di un quintetto insieme a tre plurivincitrici Slam come Azarenka, Kvitova e Sharapova. Oggi la foto di quel pezzo appare sorprendentemente lungimirante, oltre le mie stesse intenzioni; e rimando a quell’articolo per chi volesse sapere di più sulle loro recenti traversie fisiche, che hanno rallentato la loro affermazione.

Cosa aspettarsi dal match? Dopo avere visto le due semifinali direi che l’esito dipende da come giocherà Madison Keys. E’ lei che ha in mano il destino della finale. Rispetto a Sloane, Madison possiede un “big game” più naturale. La sua partita contro CoCo Vandeweghe è stata una prestazione di valore assoluto, un picco di rendimento fenomenale, che secondo me in questo momento nessuna giocatrice in attività ha le armi per contrastare. Vandeweghe ha perso 6-1, 6-2 ma non ha giocato male: semplicemente aveva di fronte un’avversaria incontenibile, troppo superiore.

Un paio di anni fa, agli Australian Open 2015, le misurazioni sulla velocità media del palleggio di Keys avevano mostrato come facesse viaggiare la palla a quasi 10 km/h orari sopra tutte le altre tenniste (staccando giocatrici come Serena, Sharapova, Kvitova). Contro Vandeweghe il livello di Keys è ulteriormente salito: servizio molto efficace e vario (piatto, slice e soprattutto in kick), risposte precise e profonde, e una conduzione del paleggio impeccabile e strapotente. Il primo set si è risolto in una esibizione di 25 minuti di tennis vicinissimo alla perfezione (sette game con 14 vincenti e solo 2 errori non forzati), che per supremazia mi ha ricordato la Serena Williams delle Olimpiadi di Londra 2012 (6-1, 6-2 ad Azarenka e 6-0, 6-1 a Sharapova).

Se anche in finale si ripresenta “questa” Keys, non penso che Stephens possa farcela. Però il tennis non è una attività scientifica, ogni giorno le condizioni sono differenti e l’aspetto mentale ha un ruolo decisivo. Fra l’altro si fronteggiano due tenniste che sono anche due amiche, compagne di Fed Cup che si conoscono sin da ragazzine e che potrebbero avere difficoltà ad accendersi agonisticamente. Di sicuro si sono allenate insieme infinite volte e questo aspetto conta probabilmente più dell’unico precedente ufficiale (6-4, 6-2 per Stephens a Miami 2015). In più non possiamo sapere come reagiranno da esordienti di fronte allo stress da finale Slam, tanto che non si può nemmeno escludere che si verifichi per una di loro (o perfino per tutte e due) l’incubo di una controprestazione, come ad esempio è accaduto a Sabine Lisicki nella finale di Wimbledon 2013.

Anche per questo Stephens non parte battuta. E poi nella semifinale contro Venus quando nel terzo set si è trovata con le spalle al muro (a due punti dalla sconfitta) ha avuto una impennata di rendimento straordinaria: sul 4-5, 30-30 ha vinto lo scambio forse più spettacolare del torneo e poi altri due punti fenomenali chiudendo con un parziale di dieci punti a uno. Dando così dimostrazione di saper trovare dentro di sé le migliori risorse da esprimere nel momento decisivo.

Sul piano tecnico hanno in comune la predilezione per il dritto e la tendenza a “perdere” il rovescio nelle giornate di scarsa vena. Per questo sulla carta si preannuncia un confronto con una diagonale forte (quella destra) e una debole (quella sinistra). Keys serve meglio e dispone di una seconda più solida, grazie a uno dei migliori kick del circuito. Al contrario Stephens a volte diventa troppo prudente e propone seconde attaccabili.

Dalla sua però Sloane ha un gioco difensivo e una copertura del campo di qualità altissima. Fra le giocatrici di vertice direi che è forse la tennista più veloce di tutte; una sprinter scattante e agilissima, capace di recuperi che per molte sarebbero impossibili. Grazie anche a una dote straordinaria: è in grado di colpire in corsa senza mai perdere di coordinazione. La partita può girare a suo favore se riuscirà ad allungare il palleggio trovando poi la forza di contrattaccare, o anche solo spingendo Keys ad andare fuori giri (il maggior rischio che corre Madison nelle fasi negative).

Se anche questo non bastasse, Stephens potrebbe cercare di riequilibrare il deficit di velocità media del palleggio mischiando le carte: proponendo cioè palle con pesi e parabole differenti, caricando più o meno il lift, e alternando gli spin fra top e back: tutte soluzioni che è in grado di attuare grazie alla grande varietà di colpi di cui dispone e che potrebbero far aumentare gli errori gratuiti dell’avversaria.

Aggiungo infine che rimane il piccolo dubbio legato al Medical Time Out chiamato da Keys sul 6-1, 4-1 contro Vandeweghe, durante il quale è stata fasciata alla coscia destra. La partita dunque si preannuncia ricca di spunti tecnici, tattici e psicologici. Le variabili sono tante e per questo la previsione rimane aperta.
Buona finale a tutti.

Su Madison Keys e Sloane Stephens:
Estate di grandi ritorni (2017)

Su Madison Keys:
La novità di Madison Keys (2015)
Madison Keys e le super-attaccanti (2016)
#AskUbitennis: Madison Keys e le promesse da mantenere (2017)

Su Sloane Stephens:
Le 16 stelle WTA: Sloane Stephens, tra potenza e controllo (2013)

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US Open: del Potro crolla dopo un set, Nadal verso lo Slam n.16 http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/09/us-open-del-potro-crolla-dopo-un-set-nadal-verso-il-terzo-titolo/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/09/us-open-del-potro-crolla-dopo-un-set-nadal-verso-il-terzo-titolo/#respond Sat, 09 Sep 2017 02:25:59 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221771 NEW YORK - Rafa perde il primo, poi domina. Del Potro esausto. Quarta finale a Flushing Meadows per lo spagnolo: vinse nel 2010 e 2013]]>

[1] R. Nadal b. J. M. del Potro 4-6 6-0 6-3 6-2 (da New York, il nostro inviato)

Il sogno argentino di un “revival” del 2009 è durato solo un set, il primo, vinto da un ottimo del Potro contro un Nadal molto titubante. Ma da quando lo spagnolo ha cambiato marcia all’inizio del secondo set, il match è stato largamente a senso unico e la stanchezza accumulata dall’argentino nei turni precedenti, soprattutto nella maratona contro Thiem vinta in condizioni precarie ed il quarto di finale contro Federer, gli ha zavorrato le gambe rendendolo progressivamente sempre più vittima della stretta da anaconda di Rafa.

L’inizio del match è incoraggiante: del Potro tiene bene gli scambi di Nadal che dal canto suo è impreciso soprattutto con dalla parte sinistra. È l’argentino ad avere la prima palla break, al terzo game, ma se ne va con un diritto forzato malamente in rete. Due giochi più tardi, tuttavia, il maiorchino non è così fortunato, perché Juan Martin si procura un’altra palla break con un diritto-laser e poi converte la chance grazie ad un nastro beffardo in risposta. L’argentino sembra ben disposto ad accettare gli scambi con il rovescio per evitare di aprire troppo il campo alla ricerca del diritto anomalo, e riesce a tenere il campo meglio del previsto. Nadal si esalta con qualche recupero da standing ovation, ma dopo la funesta uccisione di una falena in diretta TV da parte di un raccattapalle sguinzagliato dallo spagnolo, un diritto lungolinea di del Potro mette il sigillo al primo set dopo 50 minuti.

Pam Shriver della ESPN scambia due parole con Toni Nadal in tribuna, il quale dice che il problema del nipo, a suo avviso, risiede nello scambio da fondo non abbastanza potente da piegare il rovescio di del Potro, lasciandolo quindi esposto agli affondi del diritto del tandilese. In men che non si dica il palleggio di Nadal aumenta di ritmo e, complice anche un leggero calo di Juan Martin, lo spagnolo si invola sul 5-0 in soli 22 minuti e chiude 6-0 in 27.

Quando Nadal mette a segno anche il settimo game consecutivo all’inizio del terzo set, i tifosi argentini in tribuna si fanno sentire sostenendo a gran voce il loro beniamino, ma il ritmo dello spagnolo ora è asfissiante, la sua posizione è più vicina alla riga di fondo ed anche in risposta è molto più aggressivo. Del Potro ferma la striscia di giochi consecutivi a nove, non senza però aver dovuto fronteggiare due palle per lo 0-4. Le gambe di Juan Martin, tuttavia, sembrano molto più pesanti di quanto non fossero all’inizio, e Nadal comanda da fondo senza mollare mai la presa. Il set finisce 6-3 in 43 minuti, dopo che c’erano state anche due palle set sul 5-2.

Tutto quello che gli è rimasto, delPo deve tirarlo fuori ora” dice John McEnroe mentre commenta per la ESPN, ed il gigante argentino risponde tenendo agevolmente il game di apertura del quarto set, rispolverando alcuni dei suoi proiettili di diritto che non si vedevano dal primo parziale ed alla cui ricomparsa i tifosi argentini, per oltre un’ora quasi ammutoliti, ricominciano a ruggire. Ma la festa dura poco, perché la maggiore velocità impressa ai suoi colpi da Nadal rende più complicato per del Potro aggiustarsi il dirittone, portandolo a perdere troppi rischi e di conseguenza a sbagliare di più. Dall’1-0 ci sono 5 giochi consecutivi per Rafa che lo lanciano verso la finale.

Alla fine del match le statistiche IBM parlano di 25 diritti vincenti di Nadal contro 11 di del Potro: questo avrebbe dovuto essere il colpo in più dell’argentino, ed ovviamente non lo è stato. Lo spagnolo quindi domenica prossima disputerà la sua 23esima finale di un torneo dello Slam, e lo farà da super-favorito contro un esordiente che ha battuto quattro volte su quattro incontri.

 

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US Open: Anderson piega Carreno-Busta, è in finale http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/09/us-open-anderson-piega-carreno-busta-e-finale/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/09/us-open-anderson-piega-carreno-busta-e-finale/#respond Fri, 08 Sep 2017 23:18:27 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221742 NEW YORK - Il sudafricano recupera un set. È il primo sudafricano in finale Slam dal 1985, il terzo agli US Open]]>

[28] K. Anderson b. [12] P. Carreno-Busta 4-6 7-5 6-3 6-4 (da New York, il nostro inviato)

Siamo al day 12 dello US Open 2017, il venerdì delle semifinali maschili. Per completare i tabelloni di singolare mancano solo quattro partite. La prima, che va in scena alle 16 ora locale in un Arthur Ashe Stadium – con tetto aperto – che si va a poco a poco riempiendo di pubblico, vede lo spagnolo Pablo Carreno-Busta (26 anni, 19 ATP) opposto al sudafricano Kevin Anderson (31 anni, 32 ATP). Due i precedenti, entrambi vinti da Kevin (che qui ha sconfitto Paolo Lorenzi agli ottavi), l’ultimo molto recente e sul cemento all’aperto, a Montreal un mese fa, 6-3 7-6.

Parte subito fortissimo Anderson al servizio, due ace e vincenti con il dritto, anche il linguaggio del corpo del sudafricano esprime convinzione e aggressività, con pugnetto di auto-incoraggiamento già dopo pochi punti. Carreno non si scompone, e anche lui entra immediatamente in partita, macinando gioco con la pressione e gli angoli dei colpi da fondo, per entrambi pochi fronzoli e tanta sostanza. Sono indice di talento anche queste qualità, non solo i ricami sottorete. Nei primi sei game, quattro punti totali per chi è alla risposta, due a testa, poi nel “fatidico” settimo gioco, un doppio fallo e due errori con il dritto mettono nei guai Kevin, che affronta due palle break. La seconda, con un rovescio in avanzamento che gli scappa lungo, rompe l’equilibrio, e manda Pablo avanti 4-3 e servizio. Dei 90 turni di battuta precedenti, Anderson ne aveva persi solo 3 (due da Lorenzi), vederlo subire un break è quindi un piccolo avvenimento. Carreno, che non sarà un bombardiere, ma i suoi servizi li difende alla grande (3 punti persi in 4 game alla battuta), allunga senza problemi fino al 5-3, e poco dopo arriviamo al dunque, con lo spagnolo chiamato a chiudere sul 5-4. Kevin vuole vendere cara la pelle, però, e con un paio di belle accelerazioni arriva per la prima volta ai vantaggi in risposta, ma due servizi vincenti consecutivi consegnano il set a Pablo, solidissimo, e all’apparenza tranquillo nonostante l’enormità della posta in palio. 6-4, che bravo, chirurgico, una minima indecisione di Anderson, e lui l’ha sfuttata fino in fondo.

Il secondo set inizia in modo simile al primo, ma nel quarto game, con due buone risposte e un attacco a rete, Kevin conquista le sue due prime palle break, e va a segno alla seconda occasione, con un grande sventaglio di dritto, 3-1. Due ottime difese dello spagnolo, però, gli valgono subito due palle del contro-break, che Pablo si prende con un terzo passante, di dritto. A Kevin sta succedendo spesso di trovarsi fuori posizione quando è costretto ad avanzare su palle basse verso la rete: ha difficoltà a tirarle su, e a trasformarle in approcci incisivi. Si ostina a tentare di spingerle, quando potrebbe essere più efficace uno slice. Carreno, intanto, pareggia 3-3, e nel game successivo va di nuovo sotto 15-40, ma è bravo con il servizio e la spinta da fondo, si salva, ed è 4-4. Passati questi scossoni, si procede fino al 6-5 per Anderson, quando Pablo, al servizio per arrivare al tie-break, commette doppio fallo, offre il set point a Kevin, e il sudafricano non si fa pregare, tirando un vincente incrociato di rovescio, e prendendosi il 7-5. Un set pari, valutando le occasioni avute dai due, giusto così.

Nel secondo game del terzo set Carreno va ancora sotto 0-40, tre palle break consecutive, ma lo spagnolo è bravo a resistere alla pressione di Anderson e a salvarsi, 1-1. I numeri dei due giocatori, per ora, sono in linea con le attese, 32 vincenti e 29 errori Kevin, 11/8 Pablo, 15 ace il sudafricano, che sfiora il 70% di punti fatti con la seconda palla.
Nel quarto game, di nuovo Carreno nei guai alla battuta, 15-40, siamo alla palla break numero 9 affrontata, cominciano a essere troppe. Ma il doppio fallo con cui lo spagnolo consegna il 3-1 all’avversario è ancora peggio, Anderson incassa il regalo, e allunga fino al 4-1. L’atteggiamento di Kevin è sempre bello pimpante e convinto, in modo anche inusuale per lui, di solito molto più compassato e tranquillo in campo. Dall’altra parte, che vinca o perda punti più o meno importanti o lottati, Pablo non abbandona la sua flemma “alla Seppi”, sarebbe un gran giocatore di poker, altro che Becker e Nadal. Per quanto riguarda il tennis, il livello si mantiene alto senza essere spettacolare, qualche punto da applausi c’è, per il resto, come detto, tanta concretezza e attenzione alle scelte tattiche. Concretezza che porta Anderson, senza problemi, al 5-2, tutta la pressione adesso è su Carreno. Che evidentemente, freddo e impassibile finchè si vuole, ma la accusa eccome, perchè si incarta in tre errori evitabili, e si trova ad annullare due set point (con merito). Ma nel game successivo, il ventesimo ace di un Kevin sempre più convinto e carico sancisce il 6-3, due set a uno per il sudafricano, a questo punto il vantaggio è meritato.

Anderson è sempre più disinvolto nel tenete i suoi turni di battuta, mentre Carreno fatica a contenere le diverse accelerazioni, potenti e aggressive, che il suo avversario azzecca sia col dritto che col rovescio. E sul 2-2, pressato dalle pallate di Kevin, Pablo cede la battuta a 15, è un break che vista la qualità al servizio dell’avversario, potrebbe essere decisivo. Due game dopo, sul 4-2, Carreno deve annullare una palla del doppio break, ormai è appeso al proverbiale filo il match dello spagnolo. Anderson, al contrario, va via liscio come l’olio quando serve, siamo a 22 ace e all’84% di punti fatti con la prima palla, che gli è entrata il 69% delle volte. Con la seconda, 65% di punti fatti: uno con questi numeri, a meno che non abbia pause di concentrazione come accaduto nel primo set, non lo brekki mai. Ci mette 16 punti ad accorciare con la battuta sul 4-5 Pablo, ma nel game successivo Anderson è implacabile, e tiene il servizio chiudendo la partita al primo match point. Finale Slam conquistata con merito, a 31 anni, è nato l’anno successivo all’ultima finale Slam sudafricana (Kevin Curren a Wimbledon 1985, sconfitto da Boris Becker), ha un tennis esplosivo e allo stesso tempo terribilmente concreto e continuo. Prima di lui, altri due sudafricani in finale allo US Open, Eric Sturgess nel 1948 (sconfitto da Pancho Gonzalez), e Cliff Drysdale nel 1965 (sconfitto da Manolo Santana). I precedenti vedono Kevin sotto 6-0 con del Potro, e 4-0 con Nadal, ma al giocatore visto oggi sarà meglio fare molta, molta attenzione. Per chiunque.

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Una finale anticipata e una semifinale impensata http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/08/us-open-preview-day-10/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/08/us-open-preview-day-10/#respond Fri, 08 Sep 2017 12:33:41 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221640 PREVIEW - Alle ore 22 scattano le semifinali maschili. Prima Anderson-Carreno, poi Nadal-del Potro. Così diverse eppure così... diverse]]>

Quattro teste di serie in gioco, ma l’unica pesante è quella di Nadal. Numero 1 del mondo e già certo di rimanerci anche dopo la fine del torneo, sfida quel del Potro che ha sottratto al popolo l’ennesimo Fedal annunciato che si è quindi trasformato nell’ennesimo Fedal mancato. Dall’altra parte la semifinale delle prime volte, che aprirà il programma di giornate alle ore 22.

[28] Kevin Anderson (RSA) vs [12] Pablo Carreno Busta (ESP)  

Ed eccoci qui a presentare anche il match di secondo turno, ah pardon… la prima semifinale dell’edizione 2017 degli US Open. Non è cattiveria, ci mancherebbe, ma neanche nei sogni migliori entrambi avrebbero mai immaginato di giocarsi una tale chance per raggiungere l’atto finale di uno slam. Probabilmente sarà una match poco spettacolare nel caso in cui possano sentire la pressione della grande occasione, cosa che non potrebbe capitare in finale dove potrebbero giocare senza nulla da perdere. L’occasione oggi, invece, è davvero troppo grande. Giocare una finale slam per Anderson e Carreno non sarebbe nemmeno il coronamento di una carriera perchè probabilmente non basterebbero loro due/tre carriere per ritrovarsi in questa posizione.

L’ultima sfida tra i due è stata proprio un match di secondo turno, a Montreal poche settimane fa, vittoria in due set di Kevin Anderson che sul cemento nordamericano quest’anno ha fatto benissimo. Viceversa Carreno è appena 3-3, escluse ovviamente le vittorie di New York. Nell’analizzare il match va considerata anche la carta d’identità perché parliamo di un 31enne (Anderson) al cospetto di un 26enne (Carreno). Per il primo si tratta con ogni probabilità dell’ultima occasione della carriera, discorso diverso per Carreno che qualora dovesse confermare nel 2018 i grandi miglioramenti “preannunciati” in questa stagione, si candida fortemente al ruolo di protagonista nel ricambio generazionale che pare già iniziato in questa stagione. 7

Tatticamente la chiave, appare banale dirlo, sarà il servizio di Anderson. Nello scambio lo spagnolo ha armi superiori in termini di solidità dei colpi, mobilità e capacità difensive, ma dovrà necessariamente leggere il servizio del sudafricano. E non è scontato che avvenga.

I precedenti – Anderson conduce 2-0

’13 Casablanca (Morocco) Clay R16 Kevin Anderson  6-3 6-3 
’17 ATP Masters 1000 Montreal Hard R32 Kevin Anderson  6-3 7-6(6)

[1] Rafael Nadal (ESP) vs [24] Juan Martin del Potro (ARG) 

Molto spesso nello sport si usa definire un incontro particolarmente competitivo che capiti prematuramente nel corso di un torneo come una “finale anticipata“. Delle volte si esagera, altre volte la definizione è più che legittima. La sfida del Potro-Nadal sembra rientrare proprio nella seconda casistica. Si tratta dell’incontro più atteso della seconda settimana a Flushing Meadows, secondo soltanto al quarto di finale che ha portato Delpo a sfidare Nadal, quello vinto con qualche sussulto (ma neanche troppi) contro Federer. Finale anticipata ovviamente perché dall’altro lato ci sono Carreno Busta e Kevin Anderson, non proprio Murray e Djokovic, ma nemmeno Wawrinka e Tsonga, con tutto il rispetto parlando.

Si sfideranno due ex campioni degli US Open, Nadal bi-campione per l’esattezza (2010 e 2013 per lo spagnolo, 2009 per l’argentino). Nei tredici precedenti ce n’è anche uno giocato a New York e risale proprio al 2009, anno storico per la torre di Tandil che s’impose su Rafa con un sonoro triplo 6-2 in semifinale per poi andare a battere Federer in finale. Sarà un match inedito sotto certi aspetti perchè negli ultimi quattro anni si sono incontrati solo alle Olimpiadi di Rio ed è stato un match tiratissimo, vinto da DelPo solo al tie-break del terzo set. L’argentino vinse quel match (qui la cronaca del direttore da Rio de Janeiro) giocando 18 vincenti di dritto e 1 di rovescio; Rafa, invece, ne giocò 11 di dritto e addirittura altri 11 con il rovescio, dato che fa pensare all’idea tattica dello spagnolo contro l’argentino. Se si riguardano, inoltre, gli highlights della partita si nota come del Potro non usasse con la stessa frequenza il back, colpo che invece oggi gioca maggiormente rispetto al rovescio coperto. Che faccia lo stesso questa notte contro Nadal non è facile dirlo ma probabilmente vi sarà costretto, onde evitare di essere chiuso all’angolo dal dritto iberico.

Un dato che potrebbe indurre a considerare solida la candidatura di del Potro è quello degli scontri diretti sul cemento: l’argentino è uno dei pochi tennisti ad avere un saldo positivo contro lo spagnolo (5-4). Questo vuol dire molto ma non vuol dire tutto. Anche e soprattutto perché Nadal sembra aver completato con successo la sua classica trasformazione “da Slam”: incerto e al risparmio nella prima settimana, devastante nella seconda.

In conclusione lo si può definire quasi un match inedito perché arriva in un momento talmente particolare della carriera di entrambi da non far pensare a nulla del passato. Anche con le statistiche si rischia di falsare l’analisi soprattutto perchè quelle di del Potro sono figlie degli infortuni e di conseguenza dei tornei giocati in convalescenza, quindi non rispecchiano in pieno il reale valore del tennista. Nadal, dal canto suo, cercherà la sua 23esima finale Slam mentre del Potro giocherà la quarta semifinale della carriera per riuscire a centrare la seconda finale.

I precedenti – Nadal conduce 8-5

’07 ATP Masters 1000 Miami (U.S.A.) Hard R16 Rafael Nadal  6-0 6-4 
’07 Roland Garros (France) Clay R128 Rafael Nadal  7-5 6-3 6-2 
’07 London/Queen’s Club (Great Britain) Grass R32 Rafael Nadal  6-4 6-4
’09 ATP Masters 1000 Indian Wells Hard QF Rafael Nadal  6-2 6-4 
’09 ATP Masters 1000 Miami (U.S.A.) Hard QF Juan Martin del Potro  6-4 3-6 7-6(3) 
’09 ATP Masters 1000 Montreal Hard QF Juan Martin del Potro  7-6(5) 6-1 
’09 US Open (U.S.A.) Hard SF Juan Martin del Potro  6-2 6-2 6-2 
’11 ATP Masters 1000 Indian Wells Hard SF Rafael Nadal  6-4 6-4 
’11 Wimbledon (Great Britain) Grass R16 Rafael Nadal  7-6(6) 3-6 7-6(4  6-4 
’11 Davis Cup Final (Spain) Clay RR Rafael Nadal  1-6 6-4 6-1 7-6(0) 
’13 ATP Masters 1000 Indian Wells Hard F Rafael Nadal  4-6 6-3 6-4 
’13 ATP Masters 1000 Shanghai (China) Hard SF Juan Martin del Potro  6-2 6-4 
’16 Rio Olympics (Brazil) Hard SF Juan Martin del Potro  5-7 6-4 7-6(5) 


Potenziali H2H in finale: 

[1] Rafael Nadal (ESP) vs [28] Kevin Anderson (RSA) Nadal Leads 4-0
’10 ATP Masters 1000 Toronto (Canada) Hard R16 Rafael Nadal 6-2 7-6(6)
’15 Australian Open (Australia) Hard R16 Rafael Nadal 7-5 6-1 6-4
’15 ATP Masters 1000 Paris (France) Hard R16 Rafael Nadal 4-6 7-6(6) 6-2
’17 Barcelona (Spain) Clay R16 Rafael Nadal 6-3 6-4

[1] Rafael Nadal (ESP) vs [12] Pablo Carreno Busta (ESP) Nadal Leads
‘4-0 15 Rio de Janeiro (Brazil) Clay R16 Rafael Nadal 7-5 6-3
’16 Doha (Qatar) Hard R32 Rafael Nadal 6-7(5) 6-3 6-1
’16 Rio de Janeiro (Brazil) Clay R32 Rafael Nadal 6-1 6-4
’17 Roland Garros (France) Clay QF Rafael Nadal 6-2 2-0 ret

[24] Juan Martin del Potro (ARG) vs [28] Kevin Anderson (RSA) del Potro Leads 6-0
’11 Delray Beach (U.S.A.) Hard QF Juan Martin del Potro 6-4 6-4
’11 Vienna (Austria) Hard SF Juan Martin del Potro 6-4 3-6 6-4
’11 Valencia (Spain) Hard R16 Juan Martin del Potro 6-4 6-4
’12 Basel (Switzerland) Hard QF Juan Martin del Potro 3-6 7-6(3) 6-2
’13 Washington (U.S.A.) Hard QF Juan Martin del Potro 7-6 6-3
’17 Delray Beach (U.S.A.) Hard R32 Juan Martin del Potro 6-4 6-4

[24] Juan Martin del Potro (ARG) vs [12] Pablo Carreno Busta (ESP) First Meeting

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US Open: Keys perfetta, travolta Vandeweghe http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/08/us-open-coco-vandeweghe-madison-keys/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/08/us-open-coco-vandeweghe-madison-keys/#respond Fri, 08 Sep 2017 03:00:40 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221560 NEW YORK -Una partita senza pecche manda Madison Keys in finale, nulla può Coco Vandeweghe. Keys-Stephens finale Slam tra esordienti]]>

da New York, il nostro inviato

[15] M. Keys vs [20] C. Vandeweghe 6-1 6-2

Dopo le emozioni del terzo set tra Venus Williams e Stephens, i newyorkesi accorsi a Flushing Meadows hanno dovuto accontentarsi di un “dessert” piuttosto noioso e privo di pathos: Madison Keys ha infatti sfoderato una prestazione maiuscola, letteralmente annichilendo la connazionale Coco Vandeweghe in soli 66 minuti concedendole la miseria di tre game. Sicura e penetrante da fondo, granitica al servizio e positiva anche negli spostamenti, Keys ha sicuramente giocato la miglior partita dell’anno, e forse della carriera, nell’occasione più importante.

Già all’uscita dai blocchi è evidente che la più tranquilla è Madison Keys, aggressiva e centrata nei colpi da fondo, mentre Vandeweghe sembra decisamente tesa. In sei minuti Keys è già 3-0, e Coco deve ascoltare dalla sedia del cambio campo le note di “Isn’t she lovely” di Stevie Wonder, pensando che forse la sua avversaria non è poi così ‘lovely’. Madison continua a menare fendenti da tutte le posizioni, tanto che l’Arthur Ashe sembra la Quinta Strada: traffico totalmente a senso unico. Metà degli spettatori del centrale sono ancora in fila al bar e già il primo set è in dirittura di arrivo con Vandeweghe che ha messo a segno solo quattro punti in cinque game. Coco si improvvisa Navratilova con qualche serve&volley per fermare l’emorragia, ma Madison si traveste da Evert e si inventa due passanti di diritto da stropicciarsi gli occhi. Evitato il “bagel” (in 19 minuti!) grazie ad una volèe in rete dell’avversaria, Vandeweghe muove il tabellone ma non salva il set, che in 23 minuti prende la strada dell’allieva di Lindsay Davenport.

Anche se non è facile mantenere un atteggiamento positivo dopo una “stesa” di quel tipo, Coco inizia il secondo set tenendo il servizio grazie a qualche bel serve&volley, ma l’llusione dura poco, perché sui suoi game di battuta Madison è intoccabile ed in risposta continua a martellare senza pietà. Quando un rovescio lungolinea da “circoletto rosso” le dà il 4-1 pesante, in tribuna inizia il “rompete le righe” e gli spettatori iniziano il cammino verso il parcheggio o la metropolitana, ed anche Keys esce dal campo per farsi assistere dal fisioterapista per un problema alla gamba destra. Il match è comunque già segnato, e finisce esattamente come era cominciato, con una grande Keys a raggiungere la sua prima finale di uno Slam da giocarsi con l’altra esordiente Stephens che l’ha sconfitta nell’unico confronto diretto a Miami nel 2015.

Correzione – in una versione precedente l’articolo descriveva questa partita come la prima semifinale Slam di Coco Vandeweghe, mentre l’americana era già stata in semifinale a Wimbledon 2017, così come Madison Keys era stata in semifinale agli Australian Open nel 2015 e non nel 2016 come precedentemente indicato.

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US Open: Sloane Stephens, cuore e finale http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/08/us-open-venus-williams-sloane-stephens/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/08/us-open-venus-williams-sloane-stephens/#respond Fri, 08 Sep 2017 00:54:18 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221559 NEW YORK - Sloane vince al terzo contro Venus Williams. Prima finale Slam, contro Keys o Vandeweghe]]>

da New York, il nostro inviato

S. Stephens b. [9] V. Williams 6-1 0-6 7-5

Nell’istante in cui l’ultimo dritto giocato ieri sera da Kaia Kanepi è volato lungo, consegnando la partita a Madison Keys, il tennis femminile statunitense ha vinto lo US Open 2017, avendo completato un “en plein” di quattro semifinaliste a stelle e strisce. Si tratta ora di stabilire il nome della ragazza che alzerà la coppa sabato, il primo match dell'”All American Show” vede opposte la veterana Venus Williams (37 anni, 9 WTA) e Sloane Stephens (24 anni, 83 WTA). Venus sta continuando con la sua grande stagione (finali agli Australian Open, sconfitta dalla sorella Serena, e a Wimbledon, sconfitta dalla fresca numero uno Garbine Muguruza ), nessun titolo per lei, ma tanti piazzamenti di prestigio in questo 2017. Sloane, dal canto suo, è in ripresa dal brutto infortunio al piede patito l’anno scorso, e qui al primo turno ha sconfitto la nostra Roberta Vinci. Hanno giocato una sola volta in precedenza, vinse Sloane al primo turno del Roland Garros 2015, 7-6 6-1. Il pubblico newyorkese è entusiasta, si respira una bella atmosfera di “festa nazionale” sulle tribune dell’Arthur Ashe, abbastanza prevedibilmente pare ci sia una piccola ma sensibile predilezione per Venus.

Il primo allungo, però, è della più giovane Stephens, che nel quarto game approfitta di un dritto da metà campo non difficile messo in rete da Williams, e va 3-1 e servizio. Stanno giocando abbastanza allo specchio finora, servono bene e spingono appena possibile, molto bene in particolare Sloane con le accelerazioni da destra, che vanno a incidere sugli spostamenti laterali di Venus. La maggiore delle sorelle Williams è un punto di riferimento per l’intera nidiata di campionesse “made in USA” che siamo qui ad ammirare stasera, lo hanno detto tutte con parole piene di ammirazione per lei durante le interviste rilasciate in questi giorni, ma questo significa anche che la conoscono molto bene come giocatrice. Fare a pallate “dritto per dritto” con Venus non è mai una buona idea, mentre manovrare aprendo gli angoli del campo, costringendola a viaggiare per bene con le lunghe falcate che la contraddistinguono, è il modo migliore per metterla in difficoltà, e impedirle di spingere con gli appoggi ben fermi. Stephens pare avere questo efficace piano tattico ben chiaro in mente fin dall’inizio, e alterna accelerazioni piatte lungolinea a cross carichi di top-spin. Dall’altra parte della rete, Williams appare contratta già di suo, sbaglia molto, e anche con il servizio non ottiene che pochi punti. Il risultato è un altro break per Sloane, e un primo set che vola via 6-1 in suo favore in 23 minuti, Venus non è proprio scesa in campo fino a ora.

Il pubblico si scalda, e prova a incoraggiarla, piovono i “C’mon Venus!”, ma purtroppo piovono anche i suoi errori (17 gratuiti nel primo set, soli 5 vincenti, 50% di punti fatti con la prima palla, non ci siamo), mentre a Stephens è sufficiente fare un onesto match di contenimento e contrattacco (6 vincenti, 5 errori). Ancora palle break (due consecutive, poi una terza) da affrontare per Williams nel primo game del secondo set, è brava ad annullarle con coraggio e un paio di buone combinazioni servizio e dritto, quando dopo altri due vantaggi tiene la battuta e va 1-0 c’è un’ovazione, la gente giustamente vuole una partita. Trascinata dal tifo, Venus piazza due legnate lungolinea, dritto e rovescio, si prende le prime due palle break, consecutive, e incassa l’errore di Sloane che le dà il 2-0. Bella reazione, confermata dal successivo turno di battuta tenuto a zero, adesso è Stephens a sembrare un po’ sorpresa e frastornata dall’improvviso accendersi del tennis della sua avveraria. Con scelta azzeccatissima date le circostanze, il DJ dello stadio spara a tutto volume “American Woman” di Lenny Kravitz, la gente apprezza e balla scatenata, facendo i consueti salti di gioia quando viene inquadrata dai maxischermi. L’American Woman più scatenata di tutte, però, adesso è in campo e si chiama Venus, che continua a pressare e spingere, e con un bell’attacco a rete brekka ancora e sale 4-0. Sloane è sempre più spaesata, il cambio di marcia dell’avversaria l’ha totalmente colta in contropiede, il 5-0 per Williams è cosa di un attimo. Nel sesto game, Stephens finalmente si scuote un minimo, va 40-15, poi lotta per un paio di vantaggi, ma il dritto la tradisce due volte consecutive, prima lungo e poi in rete, e il secondo set è di Venus, 6-0. Sono passati 54 minuti, con un andamento del punteggio e del gioco a dir poco altalenante, vediamo un po’ come va a finire.

Apre il terzo parziale Venus con un doppio fallo, poi le scappa un dritto, subisce un passante basso, e dopo oltre mezz’ora Sloane ritorna a conquistare un game, 1-0 e servizio per lei. Che strana partita, è come se facessero a turno a sparire dal campo. Williams reagisce immediatamente, va 15-40, ma è bravissima Stephens ad annullare entrambe le palle break, difendendosi alla grande, per poi allungare 2-0 dopo uno scambio infinito, giocato tirando e correndo a perdifiato, che si merita la standing ovation di parte delle tribune. Sta di nuovo giocando davvero bene Sloane. Potrebbe essere stata un’occasione di cui pentirsi amaramente per Venus, che comunque tiene per il 2-1. E nel quarto game, tocca a Stephens il “testimone” del passaggio a vuoto, con uno 0-40 offerto all’avversaria in modo ingenuo e con diversi errori. L’errore peggiore, però, è una chiamata dell’arbitro che ferma il gioco con Venus in piena chiusura del punto, con un “out” su un attacco di Williams smentito da Hawk-Eye, sarebbe stato break. Ma Venus è esemplare a non innervosirsi nè distrarsi, va a prendersi un’altra opportunità, e la trasforma, siamo 2-2. Le ragazze sono salite di livello adesso, uno scambio dietro l’altro con sequenze di accelerazioni a tutto braccio, anche se a volte incappano entrambe in errori grossolani, come uno smash semplice fallito da Williams che scatena l'”oooh! collettivo di delusione degli oltre 20.000 spettatori presenti. Smash fallito che rischia di costarle caro, visto che due punti dopo Venus si trova a fronteggiare break point, ma per sua fortuna e bravura lo annulla, e si porta 3-2. A occhio, dalla tribuna stampa, mi pare che i colpi di Williams siano più veloci di quelli di Sloane, ma Stephens regge bene il bombardamento, anche se non riesce più a trovare angoli efficaci con continuità come all’inizio del match. Un gran rovescio porta Venus a break point anche nel sesto game, un’ingenuità a rete lo fa sfumare, siamo 3-3. In questo momento, per Williams 40 errori e 23 vincenti, per Stephens 14/24, i punti sono 68 pari. Venus spinge sempre di più, Sloane difende anche con ottimi chop di dritto, e uno scambio spettacolare, con pallonetto e contrattacco, la porta a sua volta a palla break. Williams la annulla tirando un paio di dritti, con gran coraggio, ma ne fronteggia una seconda, e una volée di dritto goffamente affondata in rete (diverse le ingenuità al volo stasera per la “venere nera”) manda Stephens avanti 4-3. Ci avviciniamo alla fase decisiva della partita, la tensione sale, arriva un’altra palla break sul servizio di Sloane, che viene aggredita dalla risposta di Venus e cede, 4-4.

L’importanza della posta in palio tradisce anche l’esperta Williams poco dopo, quando un dritto le sfugge di puro “braccino” contratto, è la palla del contro-break. Venus si salva coadiuvata dal “Falco”, che le dà ancora ragione su un suo colpo mal giudicato (non bene i “linesmen” stasera), e poi si porta 5-4, tutta la pressione è su Stephens adesso. Il match ha alti e bassi a livello di qualità e dal punto di vista tecnico, ma è certamente equilibratissimo ed emozionante in questo finale. Sul 30 pari del decimo game, Sloane al termine di uno scambio strepitoso per intensità e corsa, piazza un passante di rovescio lungolinea che si candida a punto della partita, il 5-5 è meritatissimo. Starà anche salendo la tensione, ma sale anche la spettacolarità del gioco, poco dopo altre due standing ovation consecutive per una Stephens “on fire”, provocate da un pallonetto millimetrico e un recupero di tocco in avanti, dopo scambi durissimi in cui Williams picchiava come un fabbro. La conseguenza di questi autentici “numeri” di Sloane è il break che la manda a servire per il match sul 6-5. Stephens, al game di servizio più importante della sua vita, non trema, e la chiude 7-5. Tanto affetto e ammirazione per Venus, ma questa se la è sofferta e meritata Sloane, che nei momenti importanti del terzo set ha saputo dare tutto sia fisicamente che tecnicamente. Prima finale Slam per lei, attende CoCo Vandeweghe o Madison Keys.

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US Open: dopo 36 anni è di nuovo American Party http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/07/us-open-dopo-36-anni-e-di-nuovo-american-party/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/07/us-open-dopo-36-anni-e-di-nuovo-american-party/#respond Thu, 07 Sep 2017 18:08:17 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221520 L'US Open torna ad avere due semifinali interamente a stelle a strisce (start ore 01). Non accadeva dal 1981. Sarà la prima volta di Keys, Stephens o Vandeweghe? Noi crediamo di no]]>

Una tra Venus Williams, Sloane Stephens, Coco Vandeweghe e Madison Keys sarà la campionessa dell’US Open 2017 e gli Stati Uniti torneranno a sollevare la coppa dopo due anni di intrusione italo-tedesca (Pennetta e Kerber).

UN PO’ DI STORIA

Sarà il decimo trionfo di una tennista di casa nelle ultime venti edizioni del torneo. Va da sé che è praticamente tutto merito della genìa Williams, con le sei affermazioni di Serena e le due di Venus. Qualora Venus dovesse sbaragliare la concorrenza anche quest’anno l’unico successo stellestrisciato dell’ultimo ventennio non imputabile a Richard e Oracene Williams rimarrebbe quello di Linsday Davenport, datato 1998. Era stato decisamente privo di gloria il decennio precedente, dominato da Graf e Seles, mentre per ritrovare un’altra vincitrice statunitense non-Williams si deve ritornare a Navratilova 1987, l’anno del suo ultimo titolo newyorchese. Questo testimonia l’incredibile peso di Venus e Serena nell’economia del tennis statunitense degli ultimi 30 anni.

E per ritrovare due semifinali tutte statunitensi? A New York è successo una sola volta nell’era Open, ben 36 anni fa. Nel 1981 Tracy Austin batteva in finale Martina Navratilova dopo che le due avevano sconfitto rispettivamente Chris Evert e Barbara Potter. Curiosamente, proprio come è accaduto quest’anno a Melbourne, all’Australian Open 1981 gli Stati Uniti avevano piazzato tre semifinaliste su quattro, vincendo il titolo con Navratilova (le altre due erano Evert e Shriver). Tecnicamente Martina avrebbe acquisito la cittadinanza statunitense sono nel luglio di quell’anno, ma dopo lo “strappo” con la nativa Cecoslovacchia – a fine 1975 aveva ottenuto una green card dall’ufficio immigrazione USA – era ormai già “americana tra le europee” a differenza di quando fu, a inizio carriera, “europea tra le americane“.

Il doppio derby Slam non si è verificato però soltanto all’US Open. In Australia è successo addirittura per due anni consecutivi: nel biennio 1982-83 gli Stati Uniti hanno colonizzato le semifinali, così come nel 1985 a Wimbledon (Evert, Rinaldi, Garrison e Navratilova). L’unico Major in cui l’impresa non è riuscita è il Roland Garros, dove pure nel 1984 solo la sconfitta ai quarti di Melissa Brown ha evitato che si completasse il terzetto composto da Navratilova, Evert e Benjamin.

Non è un caso che questi primati compaiano tutti negli anni ’80. Nei 31 Slam femminili disputati tra il 1980 e il 1987 gli Stati Uniti hanno partecipato a 29 finali vincendone 25. E sono pochi i motivi per credere che l’Australian Open 1986, non disputato per uno slittamento di calendario, non avrebbe visto in finale una Navratilova capace di presenziare alle altre finali Slam disputate in stagione. I 32 Slam disputati invece esattamente 30 anni dopo (2010-2017) hanno visto le statunitensi presenti in 17 finali con 13 vittorie, già includendo il trofeo che verrà assegnato questo sabato a Flushing Meadows. Tutta farina del sacco di Serena (12 titoli), ad eccezione di questo US Open. Sebbene a certi Serenari sfegatati si senta pronunciare: “se solo avesse partorito un paio di mesi prima… avrebbe vinto anche questo Slam!“.

LE SEMIFINALI 2017: PREVIEW

Nell’American Party di fine stagione a Flushing Meadows la storia occupa però soltanto il 25% dello spazio, nella persona – e nei meravigliosi 37 anni – di Venus Williams, alla 23esima apparizione in una semifinale Slam. Le altre tre sono novizie, hanno giocato una sola semifinale Slam in carriera e nessuna è mai stata in grado di issarsi sino alla finale. Ci riuscirà per la prima volta una tra Keys e Vandeweghe, protagoniste della semifinale nella parte alta di tabellone.

[15] M. Keys vs [20] C. Vandeweghe

Quello di Madison Keys non è stato in rientro in campo semplicissimo. Assente fino a marzo, ha vinto tre sole partite nei due Premier primaverili di Indian Wells e Miami e non è mai stata competitiva nel corso della stagione su terra (ce lo si poteva aspettare) e su erba (questo meno preventivabile, ma ha giocato solo Wimbledon). Poi, improvvisamente, il titolo a Stanford e l’eliminazione a Cincinnati solo per mano di una Muguruza in grande spolvero. Non solo nella qualità del suo tennis ma anche nella sua condizione atletica il clic è sembrato evidente, tanto che nel marasma dei pronostici pre-US Open il suo nome compariva più o meno timidamente nella lista delle outsider. Dopo una stagione logorante non è così sorprendente assistere alla rinascita di tenniste che nei primi mesi non sono andate a tutta, e hanno energie residue da spendere.

Per Vandeweghe parla invece un dato: quest’anno nei Premier ha collezionato solo 10 vittorie (con 9 sconfitte), negli Slam ben 14 vittorie (con 3 sconfitte), nonostante la zavorra del primo turno a Parigi. Due semifinali (Melbourne e finora New York) e un quarto a Londra. Coco ha una personalità debordante, sguazza nella garra e diventa difficilissima da arginare quando la partita si trasforma in una a gara a chi colpisce più forte. Ne è prova il fatto che due delle tre sconfitte Slam sono arrivate contro Magdalena Rybarikova, fiorettista di professione che è riuscita a non farle giocare il match che Coco vuole: conquista del centro del campo e vincenti da ambo i lati.

Come detto, chi vince raggiunge la prima finale Slam in carriera. Non si tratta di un pronostico semplice perché entrambe sono in fiducia, hanno un livello di esperienza sovrapponibile e possono contare sul supporto del pubblico. Un dato non trascurabile sono i due precedenti recentissimi, vinti entrambi da Keys a Stanford (in finale) e Cincinnati. Il vantaggio tattico non sembra esistere, perché entrambe sono giocatrici estremamente votate all’attacco e dotate di grande potenza. E il 2-0 negli scontri diretti potrebbe essere pareggiato dal “fattore Slam”, che favorisce Coco e la sua personalità esuberante. Il famoso 1% va a Keys, perché per valore assoluto è tennista più completa. Ma sarà battaglia.

[9] V. Williams vs S. Stephens

Qui la disparità di esperienza è invece abissale, così come quella che emerge dal confronto delle due stagioni. Merita il primo piano Sloane Stephens che è stata in grado di scalare 900 posizioni in classifica (!) in appena un mese, praticamente l’unico nel quale è scesa in campo. Di rientro da una frattura da stress al piede ha giocato e perso quattro set – grazie al ranking protetto – a Wimbledon e Washington, poi ha alzato vertiginosamente il livello raggiungendo la semifinale sia a Toronto che a Cincinnati. E poi qui a New York, risultato grazie al quale è già virtualmente rientrata nelle prime 40 del mondo e nella Race to Singapore è addirittura al 26esimo posto. In un mese.

Di Venus Williams basta dire che vincendo questa partita raggiungerebbe la terza finale Slam stagionale, e che le altre due le ha perse soltanto al cospetto di una Serena monumentale e della neo-n.1 Muguruza, devastante a Wimbledon. A 37 anni la scelta di concentrarsi sugli Slam è logica, forse l’unica percorribile per mantenersi competitivi. Di qui poi a rientrare in top 5 dopo quasi 7 anni di assenza (gennaio 2011) e ritrovarsi favorita per vincere l’ultimo Major della stagione, quello che per definizione spetta a chi ha dosato meglio le energie, beh ce ne passa. Si deve essere Venus per farlo.

Per questo Venus è favorita contro Sloane, che pure è una delle più colpitrici più pulite e più “belle” da guardare in senso estetico, oltre che per l’indubbia efficacia delle esecuzioni. Venus è favorita anche per vincere il torneo, perché questa sembra proprio l’occasione migliore per aggiudicarsi l’ottavo (e ultimo?) Slam personale e il 31esimo a nome Williams. No, per la Venere del circuito WTA non c’è due senza tre che tenga. Non ci sarà la terza finale persa in stagione. È arrivato il momento di chiudere il cerchio.

Gli articoli di AGF sulle quattro protagoniste

Venus Williams: analisi generale
Sloane Stephens: analisi generaleultime vicende
CoCo Vandeweghe: analisi generale
Madison Keys: analisi giocoanalisi generaleultime vicende

Gli spunti tecnici di Luca Baldissera

Venus Williams: la qualità prima della potenzaanalisi servizio
CoCo Vandeweghe: l’apertura alare

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US Open: favola del Potro come otto anni fa, fuori Federer! http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/07/us-open-roger-federer-juan-martin-del-potro/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/07/us-open-roger-federer-juan-martin-del-potro/#respond Thu, 07 Sep 2017 03:49:53 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221201 NEW YORK - L'argentino come nella finale del 2009. Vittoria in quattro set di battaglia, quasi tre ore di gioco. Federer ha avuto quattro set point nel terzo. Ora semi con Nadal]]>

da New York, il nostro inviato

[24] J.M. del Potro b. [3] R. Federer 7-5 3-6 7-6(8) 6-4

Hanno dovuto attendere fino a pochi minuti prima delle 21 gli spettatori dell’Arthur Ashe Stadium prima di poter salutare i protagonisti del match-clou della giornata: Federer (che da poco ha avviato una nuova sponsorship) come previsto vincitore facile all’applausometro, ma gran supporto pure per l’argentino, anche se nulla a che vedere con il Grandstand-bombonera di due giorni prima.

Dopo essere stato sull’orlo del ritiro 48 ore prima contro Thiem, del Potro rinasce e mette a segno la sorpresa del torneo, se non quella dell’estate, superando in quattro set un Federer in crescita di condizione ma che ha sciupato troppe occasioni per poter uscire indenne da un impegno così probante.

I due rivali sembrano in ottime condizioni fisiche, nessun problema apparente alla schiena per Federer, niente sintomi di influenza per del Potro. I primi game filano via tranquilli, ligi allo scontato copione della ricerca dei rispettivi rovesci. È Federer che prova l’allungo sui rettilinei (uno 0-30 ed un 15-30 nei game di risposta), ma qualche diritto scentrato di troppo ed una disinvolta propensione al drop-shot lo frenano. Sul 5-5 sale dalla piccionaia il primo coro “Delpoooo, Delpoooo” degli argentini, che propizia il break per Juan Martin grazie a due diritti supersonici: l’unica palla break risulta fatale allo svizzero, che paga un gap importante nella percentuale di prime palle (54% contro 78%).

Federer prova a cambiare qualcosa, cercando più spesso la via della rete: una SABR gli dà la prima palla break, sull’1-0, ma una risposta scentrata su una seconda lo tradisce. Cambia qualcosa anche nella direzione degli scambi, provando a sfidare del Potro sul suo diritto, ed in men che non si dica ottiene il break a zero per il 3-1, anche perché la prima dell’argentino comincia a fare cilecca un po’ più spesso. Il secondo set se ne va senza altri scossoni, con Federer che cede solo tre punti nei successivi turni di battuta.

L’inerzia sembra decisamente dalla parte dello svizzero, ma all’inizio del terzo set, ancora prima che gli spettatori dei box a bordo campo abbiano fatto in tempo a rabboccare i calici di Moet&Chandon (in vendita a $25 al bicchiere), Federer si imbarca in quattro errori gratuiti (compreso il doppio fallo conclusivo) per cedere subito il servizio. Un serve and volley provvidenziale cancella la palla del 4-0 per del Potro, ma nei game di risposta le sue discese a rete, ora più frequenti, arrivano dietro a colpi troppo corti ed i passanti dell’argentino, anche con il rovescio, sono puntuali.

Sul 4-2 30-30 uno scambio mozzafiato condotto magistralmente da Federer, alternando diritti incrociati e rovesci slice, regala la palla del controbreak sulla quale del Potro commette un letale doppio fallo (il secondo del suo match). Si arriva veloci al tie-break nel quale Federer è sempre in vantaggio: 2-0, 4-2, 6-4 con due set point, che del Potro annulla con una risposta profondissima ed un servizio vincente. Un altro sanguinoso doppio fallo dell’argentino concede la terza palla set a Federer che però la sciupa con un rovescio lungo dopo che il suo serve and volley era stato disturbato da uno spettatore. Sull’8-7 c’è la quarta chance per l’elvetico di portare a casa il set, ma viene cancellata da un diritto di del Potro, il quale si procura a sua volta un set point, che converte subito con una bella risposta di rovescio su un serve and volley un po’ avventato di Federer.

Dopo due ore e un quarto del Potro è avanti due set a uno ed il suo avversario è furente: non sembra riuscire a trovare la chiave degli scambi, tanto che finisce per andare diritto sulle armi migliori dell’argentino e ad infilarsi da solo con serve and volley mal congegnati. Il DJ dell’Arthur Ashe aizza la numerosa rappresentativa biancoceleste in tribuna con “Seven Nation Army” di White Stripes. Sul 2-2 la svolta che nessuno vede arrivare: un Federer pasticcione si ritrova sotto 15-40, salva le due palle break condendole con il primo ruggito della serata, ma commette ‘harakiri’ con uno smash in rete e facendosi infilare da una risposta di rovescio incrociata.

Per la prima volta da tempo immemorabile il tifo non è tutto dalla parte di Federer. Quando Juan Martin serve per il match la tensione è alle stelle: dal 30-0 si va al 30-30, quando lo svizzero per troppa foga sbaglia una volée sulla rete non facilissima ma, per lui, nemmeno impossibile. Sul punto seguente il diritto di del Potro chiude la sfida dopo 2 ore e 52 minuti con il risultato più sorprendente che nega al popolo del tennis il Fedal che tanto chiedeva e che assicura a Nadal la permanenza al n.1 del ranking.

Nadal, che lezione a Rublev! 26esima semi Slam
Keys e Vandeweghe completano il dominio americano

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US Open: Nadal, che lezione a Rublev! 26esima semifinale Slam http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/06/us-open-rafa-nadal-andrey-rublev/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/06/us-open-rafa-nadal-andrey-rublev/#respond Wed, 06 Sep 2017 20:05:30 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221202 NEW YORK - Il giovane russo travolto: appena cinque giochi conquistati. Sesta semifinale agli US Open per Rafa, mancava dal 2013. Niente sfida contro Federer, battuto da delPo]]>

da New York, il nostro inviato

[1] R. Nadal b. A. Rublev 6-1 6-2 6-2

Dopo il cambio della guardia al vertice del circuito WTA, decretato dalla vittoria di CoCo Vandeweghe su Karolina Pliskova, tocca al numero uno ATP Rafael Nadal (31 anni) entrare in campo nell’Arthur Ashe Stadium. Sotto il tetto chiuso da stamattina, viste le pessime previsioni meteo, con tribune ormai gremite di spettatori, affronta il russo Andrey Rublev (19 anni, 53 ATP), è il primo match tra loro. Rafa sta giocando sempre meglio di partita in partita, Andrey si è fatto notare per la potenza dei suoi colpi (nel link l’analisi tecnica a lui dedicata), ma a volte è ancora acerbo tatticamente.

La giovane età di Andrey si vede tutta già nel secondo game, quando con un doppio fallo e un drittaccio sparato lungo cede la battuta. 2-0. Ma la qualità tecnica e l’incoscienza in senso positivo si vedono bene anch’esse subito dopo, quando fulmina Rafa con un paio di accelerazioni e arriva a due palle del contro-break immediato, che si conquista con un dritto lungolinea imprendibile nonostante l’allungo disperato dello spagnolo. Che inizio, fuochi d’artificio da subito. Rublev alterna fucilate impressionanti a errori grossolani, Nadal (e non gli capita spesso) è ridotto al ruolo di spettatore non pagante, ma le ingenuità di Andrey, e un ottimo rovescio, gli danno il 15-40 e altre due palle break. Sulla seconda, altra bomba di dritto larga del russo, e 3-1 Rafa. Siamo a 10 errori in 4 game per Rublev, sarà dura stare vicino a Nadal nel punteggio giocando così. Nel frattempo, lo spagnolo incassa e sale 4-1, secondo me, per quanto potenzialmente pericoloso possa essere un tipo come Andrey, a Rafa non dispiace un match veloce, poco faticoso, contro un avversario che gli farà di certo diversi vincenti ma gli regalerà anche tanti punti pesanti. Con una risposta strepitosa per angolo e rotazione Nadal si procura lo 0-40 e tre palle del doppio break, che si prende con un bel recupero in avanti, 5-1, son passati 21 minuti. Due giri di lancetta dopo, tenendo il secondo servizio consecutivo a zero, Rafa chiude 6-1, si rischia la cosiddetta “stesa” per Rublev oggi, se non riordinerà velocemente le idee.

Nonostante il disequilibrio nel punteggio, la partita rimane divertente, l’alternanza di gran vincenti (di entrambi) e molti errori (soprattutto di Rublev), è in ogni caso spettacolare per il pubblico. Si intravedono chiaramente le qualità del russo, alcuni anticipi con il dritto, e qualche rovescio lungolinea, sono da applausi. Ma per una vecchia volpe come Rafa Nadal, che si è visto arrivare pallate per 15 anni, e le ha quasi sempre respinte al mittente, ci vuole ben altro, come per esempio qualche angolo aperto con il servizio e le rotazioni da fondo in topspin e slice, per aprirsi gli spazi dove affondare le accelerazioni con miglior percentuale. Stiamo vedendo un esempio perfetto della differenza che passa tra essere un gran colpitore di palle, e un gran giocatore di tennis. Se a Camila Giorgi stanno fischiando le orecchie mentre lo scrivo, beh, mi dichiaro colpevole.

Intanto, dopo aver salvato una palla break nel terzo game, il nostro sparapalle Andrey riesce a pareggiare 2-2, si prende l'”OOOH” dello stadio per una clamorosa manata lungolinea che lascia Rafa a tre metri dalla palla, ma ovviamente è lo spagnolo a prendersi il break a 15 grazie al quarto doppio fallo di Rublev, 3-2 per lui. Siamo a 18 gratuiti del russo, in 12 game, a fronte di 12 vincenti. Dare a Nadal una media di mezzo punto di vantaggio a gioco è un suicidio. Quando azzecca tre bombe di fila, nel game successivo, Andrey ne ricava in premio due palle del controbreak, una la salva Rafa col servizio, l’altra – prevedibilmente, purtroppo per lui – la spreca male Rublev, siamo 4-2. Sta iniziando a spingere il drittone anche Nadal adesso, e mette a segno un bel lungolinea dei suoi. Dà pure l’impressione di divertirsi, Rafa (cosa non usuale per lui), d’altronde chi sia in controllo della partita non è minimamente in discussione. Il secondo break del set, e il 22esimo errore di Andrey, lo mandano 5-2, e il conseguente 6-2 è una formalità, impreziosita da due uncinate mancine d’annata, come a far capire al ragazzino che il dritto a 150 all’ora non basta averlo, ma bisogna saperlo usare nei momenti giusti.

6-1 6-2, 57 minuti, sarebbe ora di tirare il campo, pagare il Maestro, e lasciare spazio al doppio sociale. Ma siamo nei quarti di finale di un torneo del Grande Slam, si va avanti, speriamo almeno per Andrey (ragazzo di una simpatia unica, con un accento russo irresistibile, sembra un “villain” dei film di James Bond anni ’60), che la lezione possa servire, ed essere ricordata. Il teen-ager moscovita potrà essere un grande protagonista nei prossimi anni, se saprà disciplinare dal punto di vista tattico il suo debordante talento nell’accelerare la palla. Perfidamente, e giustamente, Rafa nel frattempo non diminuisce di una virgola l’intensità della sua pressione, brekka a inizio terzo set, e sale 2-0. Tiene un servizio Rublev, e poi nel quinto game lo cede di nuovo, dopo una lotta di 18 punti, con il terribile settimo doppio fallo, 4-1 e battuta per Rafa. Il conto alla rovescia è già da un pezzo che è partito, ma adesso sta accelerando. Il 6-2 conclusivo arriva pochi minuti dopo, semifinale raggiunta con agio assoluto per Nadal, scoppola che speriamo sia memorabile per Rublev, proprio in ottica di una crescita imprescindibile se vuole arrivare e rimanere a certi livelli. Rafa per conoscere l’avversario nella sua 26esima semifinale Slam (sesta qui allo US Open), attende, e probabilmente vedrà comodamente in televisione, l’esito del “big match” di stasera tra Roger Federer e Juan Martin del Potro. Siamo a “meno uno” dalla sfida che volevano tutti.

Favola del Potro come otto anni fa, fuori Federer!
Keys e Vandeweghe completano il dominio americano

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US Open: Keys e Vandeweghe completano il dominio americano http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/06/us-open-pliskova-vandeweghe-keys-kanepi/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/06/us-open-pliskova-vandeweghe-keys-kanepi/#respond Wed, 06 Sep 2017 17:53:29 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221203 NEW YORK - Vanno ad aggiungersi a Venus e Stephens. Semifinali tutte USA, l'ultima volta nel 1981. Vandeweghe straordinaria, Pliskova scende almeno al numero 4. Muguruza è n.1 del mondo. Keys domina Kontaveit]]>

[20] C. Vandeweghe b. [1] Ka. Pliskova 7-6(4) 6-3 (da New York, il nostro inviato Luca Baldissera)

Day 10 dello US Open 2017, un mercoledì piovoso, si gioca solo sotto il tetto dell’Arthur Ashe Stadium per completare i quarti di finale della parte alta del tabellone, sia maschile che femminile. Scendono in campo sul centrale la ceca Karolina Pliskova (25 anni, 1 WTA) e la statunitense CoCo Vandeweghe (25 anni, 22 WTA). I precedenti sono 2-1 per CoCo, l’ultima partita l’ha vinta Karolina a Stoccarda quest’anno, sulla terra battuta. Abbiamo un confronto fra tenniste dal gioco abbastanza simile, basato su ottimi servizi e gran botte da fondocampo, più potenti e cariche quelle di Vandeweghe, più piatte e filanti quelle di Pliskova (trovate nei link le analisi tecniche dedicate alle due giocatrici).

È CoCo a entrare meglio nel match, con un break a 15 piazzato nel terzo game, grazie a due bei vincenti e a un paio di errori della ceca, prendendosi così un vantaggio che potrebbe essere già determinante. Si arriva infatti al 4-3 per la statunitense con appena due punti ceduti sulla sua battuta, sta veramente martellando alla grande Vandeweghe, e anche se Pliskova inizia a sua volta a tenere con autorità i suoi turni di servizio, deve ancora mostrare di poter infastidire l’avversaria quando è alla risposta. Cosa che puntualmente, e dalla numero uno era lecito aspettarselo, Karolina fa nell’ottavo game, pressando molto bene Vandeweghe, e ottenendo prima i vantaggi, e poi due palle break. Un grandissimo strettino di dritto in diagonale le consegna il 4-4 alla seconda opportunità, tutto da rifare, equilibrio assoluto in campo adesso. Sul 5-4, dopo un paio di scampbi molto tirati, Pliskova arriva ancora a palla break, e quindi set point, ma CoCo spinge con coraggio, ottiene l’errore di rovescio della ceca, si salva, e pareggia 5-5. Karolina, senza problemi, sale 6-5, l’impressione è che ora la numero 1 WTA abbia cambiato marcia, certamente l’occasione importante l’ha avuta lei. Ma in ogni caso, il tie-break, a cui si approda poco dopo, è la conclusione più giusta di un set così lottato. Subito avanti di un minibreak, CoCo giocando solida conserva il vantaggio fino al 6-4, due set point per lei, e trasforma il primo grazie alla risposta di Karolina che vola larga. 11 vincenti e 19 errori per la statunitense, 9/14 per la ceca, 45 punti totali (tra cui un set point annullato) a 39 per Vandeweghe, un parziale quindi equilibrato, vinto dalla giocatrice che ha fatto più attenzione nella stretta finale.

Il pubblico inizia a essere molto numeroso, arrivano gli spettatori che poi rimarranno a vedere Nadal (come me), e ovviamente ci sono applausi convinti per la tennista di casa, che tiene a zero il servizio nel primo game del secondo set. Una bella CoCo finora, che quando nel quarto game arriva a due palle break consecutive, trasformando la prima con una super risposta di dritto (ne ha messe a segno diverse oggi), e sale 3-1, sembra proprio intenzionata a piazzare un allungo definitivo. Come nel primo set, Karolina prova a reagire, e aiutata da un paio di errori di Vandeweghe si conquista anche lei due palle break, non consecutive, ma la statunitense è brava ad annullare la prima con il dritto in cross, e la seconda con il servizio. Una terza opportunità, però, vede Pliskova spingere sul rovescio di CoCo, ed è il controbreak. 3-2. Ma ormai, ed è strano vista la tipologia di giocatrici in campo, pare che il servizio abbia smesso di essere un fattore determinante, perchè Vandeweghe (complici almeno due gravi ingenuità della ceca) si riprende subito il vantaggio, brekkando a 15, siamo 4-2 per lei. Adesso Karolina sembra anche abbia perso lucidità, ferma il gioco per chiamare il challenge su una palla in realtà buona, mentre CoCo continua con il suo schema prediletto, servizio slice e dritto lungolinea dall’altra parte, e arriva al 5-2. Pliskova, nel più classico dei game interlocutori, accorcia 5-3, e poi tocca a Vandeweghe servire per il match, e per arrivare alla seconda semifinale Slam in carriera (dopo l’Australian Open di quest’anno). La tensione si fa sentire, un paio di colpi le scappano, c’è una palla break che viene fallita da Pliskovacon un dritto in rete, e alla fine ecco il match point, sprecato con un gratuito di dritto. CoCo però continua a spingere, un bel lungolinea le dà una seconda possibilità, e la risposta in rete di Karolina decreta la fine della partita, e della sua stessa permanenza al numero 1 WTA.

Da lunedì prossimo sul trono del circuito femminile siederà Garbine Muguruza, nel frattempo Vandeweghe (che è anche alla seconda numero uno battuta in uno Slam quest’anno, dopo Angelique Kerber a Melbourne) è meritatamente in semifinale, in attesa di Madison Keys. Muguruza è la 24esima giocatrice a diventare 1 WTA nell’era open.

[15] M. Keys b. [Q] K. Kanepi 6-3 6-3 (Lorenzo Dicandia)

Madison Keys (22 anni, 16 WTA) chiude il cerchio e completa lo US Open perfetto per il tennis americano femminile: quattro americane in semifinale, come non succedeva dal 1981 (quando a giungerci furono Chris Evert, Martina Navratilova, Tracy Austin e Barbara Porter). Per farlo, sconfigge l’estone Kaia Kanepi (32 anni, 418 WTA). L’unico precedente tra le due è vecchio di due anni, vinto dall’estone in due set sulla terra di Madrid. Da allora le carriere delle due giocatrici hanno preso direzioni diametralmente opposte. Se Keys ha raggiunto il best ranking al numero 7 lo scorso ottobre, qualificandosi per il Master di Singapore, e raggiungendo finali a Roma e Montreal, Kanepi è al suo decimo torneo dal 2015. Una serie di problemi fisici (fascite plantare ad entrambi i piedi e morbo Epstein-Barr), l’hanno allontanata dal tennis e ne hanno messo a rischio la carriera, prima impedendole di allenarsi e poi demotivandola al punto da decidere quasi di mollare. Il periodo di pausa ha però finito per riavvicinarla al primo amore, e quindi eccola qui, all’ottava partita del torneo (tre di qualificazione e cinque di tabellone principale). In caso di vittoria questa sera, Kanepi sarebbe stata la terza qualificata a raggiungere le semifinali di uno Slam nell’era Open (dopo Dorey nel ’78 in Australia e Stevenson nel ’99 a Wimbledon) e la diciottesima neo-semifinalista Slam consecutiva. Da Kirsten Flipkens a Wimbledon 2013, ogni torneo dello Slam ha infatti visto l’esordio di una giocatrice tra le ultime quattro di uno Slam.

Keys inizia l’incontro con due ace, una rarità nel circuito WTA. L’americana è del resto una delle poche la cui battuta è un’arma e non una debolezza, almeno quando è in giornata. Kanepi gioca in maniera speculare a quella di Keys, con una palla estremamente pesante e veloce, per quanto il servizio sia meno pericoloso di quello dell’americana. Dopo un paio di giochi di assaggio, nel terzo gioco Keys deve annullare tre palle break, ma altri due ace le assicurano di tenere il turno. Kanepi si ritrova nella stessa situazione nel gioco successivo, non riuscendo però ad emulare il recupero dell’americana e cedendo il servizio. L’estone pare reggere a fatica il ritmo da fondo, forse anche provata dalle due settimane di torneo già affrontate, e il suo rovescio diventa una fonte d’oro per Keys. L’americana, una volta in vantaggio, si distende ulteriormente e diventa inattaccabile in battuta. Il set termina dunque 6 giochi a 3 in meno di mezz’ora di gioco. Decisiva la percentuale di prime in campo dell’americana, superiore all’80%. Anche quella di Kanepi non è malvagia (77%), ma il servizio dell’estone non le garantisce né punti diretti né facili colpi a chiudere in uscita dal fondamentale come quello dell’americana.

L’estone va sotto di un break anche ad inizio secondo set, cedendo sotto la pressione delle bordate di Keys in risposta, che le tolgono il tempo di impostare lo scambio. Keys cala nella percentuale di prime in campo, ma il rendimento resta lo stesso, anche a causa di una certa pigrizia motoria di Kanepi, un difetto che l’ha accompagnata per tutta la carriera. La partita finisce quindi al break ottenuto nel primo gioco del secondo set. Da allora i turni di battuta di Keys diventano un meraviglioso esercizio stilistico della battuta, e quelli di Kanepi una lotta continua per restare con la testa a galla. L’americana chiude con un periodico 6-3 dopo un’ora e dieci, strappando nuovamente il servizio all’estone nell’ultimo gioco. Keys chiude con 8 ace, 72% di prime in campo, e 15 vincenti da fondo, per lo più di rovescio. Keys raggiunge quindi la prima semifinale Slam in terra natia e la seconda della carriera, dopo quella persa contro Serena in Australia nel 2015, assicurando agli Stati Uniti la vittoria del torneo. Contro Vandeweghe ci ha giocato e vinto due volte nell’ultimo mese, prima in due set nella finale di Stanford e poi in tre al secondo turno di Cincinnati.  Con la semifinale, infine, tocca la 15esima posizione in classifica, scalzando proprio la sua prossima avversaria.

Queste le altre occasioni in cui le semifinali di uno Slam si sono disputate tra giocatrici statunitensi: 

1985 Wimbledon (Chris Evert, Zina Garrison, Martina Navratilova, Kathy Rinaldi)
1983 Australian Open (Zina Garrison, Kathy Jordan, Martina Navratilova, Pam Shriver)
1982 Australian Open (Chris Evert, Andrea Jaeger, Martina Navratilova, Pam Shriver)
1981 US Open (Tracy Austin, Chris Evert, Martina Navratilova, Barbara Potter)
1979 US Open (Tracy Austin, Chris Evert, Billie Jean King, Martina Navratilova)

Particolare che questo evento si sia verificato nell’anno in cui Serena Williams non ha partecipato.

Risultati:

[20] C. Vandeweghe b. [1] Ka. Pliskova 7-6(4) 6-3
[15] M. Keys b. [Q] K. Kanepi 6-3 6-3

Nadal, che lezione a Rublev! 26esima semi Slam
Favola del Potro come otto anni fa, fuori Federer!

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US Open day 10: poker d’assi nel maschile, equilibrio tra le donne http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/06/us-open-preview-day-10-poker-dassi-nel-maschile-equilibrio-tra-le-donne/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/06/us-open-preview-day-10-poker-dassi-nel-maschile-equilibrio-tra-le-donne/#respond Wed, 06 Sep 2017 11:32:06 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221109 Rublev e del Potro per impedire il Fedal XXXVIII. Pliskova combatte per il numero uno]]>

US Open, il programma di gioco del day 10

Torneo maschile

[1] R. Nadal (ESP) vs A. Rublev (RUS) (incontro inedito)

Incontro molto affascinante quello tra il numero uno del mondo e il giovane russo, non solo da un punto di vista tecnico-tattico, ma anche per tutte le implicazioni ad esso legate. Rublev è il più giovane a raggiungere i quarti di finale a New York da sedici anni a questa parte (Andy Roddick, 2001) e vincendo diventerebbe il più giovane semifinalista Slam dai tempi del primo successo di Nadal al Roland Garros nel 2005 (per ritrovare un semifinalista così giovane a New York bisogna invece tornare al 2000 con Lleyton Hewitt). Il moscovita si è reso protagonista di una crescita esponenziale negli ultimi mesi (ad aprile perdeva al primo turno di qualificazioni nel torneo di Marrakech) che lo ha portato alla conquista del suo primo titolo ATP (sulla terra di Umago, in finale su Lorenzi). In quella settimana mostrò che al mondo che il suo tennis era pronto per competere con i grandi. Nadal viene da un 2017 estremamente positivo che lo ha visto cogliere tre finali su cemento outdoor (Australia, Acapulco, Miami) pur perdendole tutte. Una volta rimesso piede sull’amata terra battuta però, è ritornato a dominare lasciando le briciole agli altri: decimo titolo a Montecarlo, Barcellona e Parigi, vittoria a Madrid e una sola sconfitta (a Roma con Thiem), frutto della stanchezza e avvenuta comunque al cospetto di uno specialista della superficie. Dopo Parigi però, lo spagnolo ha un po’ tirato i remi in barca collezionando una serie di sconfitte evitabili e che hanno fatto riemergere ancora una volta i dubbi sulla sua reale competitività sui campi veloci. Le ultime due prestazioni paiono aver spazzato via però queste incertezze dalla mente di Rafa. Nella sfida odierna, il russo parte certamente sfavorito ma la faccia tosta non gli manca e ha le capacità tecniche per reggere il ritmo da fondo di Nadal. L’importante per lui sarà mettere pressione allo spagnolo fin da subito per cercare di fare corsa di testa. Inevitabilmente dovrà prendersi molti rischi (cosa che in verità fa sempre, a prescindere dall’avversario e dalla situazione di gioco) e dare meno ritmo possibile a Nadal, così da non farsi irretire e spazzare fuori dal campo dalle sue uncinate mancine.

[3] R. Federer (SUI) vs [24] J.M. del Potro (ARG) (16-5 Federer)

2017 Miami Hard R32 Roger Federer 6-3 6-4
2013 ATP Finals Hard RR Roger Federer 4-6 7-6(2) 7-5
2013 Bercy Hard QF Roger Federer 6-3 4-6 6-3
2013 Basilea Hard F Juan Martin del Potro 7-6(3) 2-6 6-4
2012 ATP Finals Hard RR Juan Martin del Potro 7-6(3) 4-6 6-3
2012 Basilea Hard F Juan Martin del Potro 6-4 6-7(5) 7-6(3)
2012 Londra Grass SF Roger Federer 3-6 7-6(5) 19-17
2012 Roland Garros Clay QF Roger Federer 3-6 6-7(4) 6-2 6-0 6-3
2012 Indian Wells Hard QF Roger Federer 6-3 6-2
2012 Dubai Hard SF Roger Federer 7-6(5) 7-6(6)
2012 Rotterdam Hard F Roger Federer 6-1 6-4
2012 Australian Open Hard QF Roger Federer 6-4 6-3 6-2
2011 Cincinnati Hard R32 Roger Federer 6-3 7-5
2009 ATP Finals Hard RR Juan Martin del Potro 6-2 6-7(5) 6-3
2009 US Open Hard F Juan Martin del Potro 3-6 7-6(5) 4-6 7-6(4) 6-2
2009 Roland Garros Clay SF Roger Federer 3-6 7-6(2) 2-6 6-1 6-4
2009 Madrid Clay SF Roger Federer 6-3 6-4
2009 Australian Open Hard QF Roger Federer 6-3 6-0 6-0
2008 Madrid Clay QF Roger Federer 6-3 6-3
2007 Basilea Hard R16 Roger Federer 6-1 6-4
2007 Wimbledon Grass R64 Roger Federer 6-2 7-5 6-1

Il secondo quarto maschile della parte alta è la rivincita della finale del 2009 nella quale un giovanissimo del Potro pose fino a cinque anni di dominio svizzero (5 titoli, 40 vittorie consecutive), in una partita piena di occasioni e rimpianti per Federer. In quel match il 19 volte campione Slam si era trovato in vantaggio 5-3 nel secondo set, dopo aver vinto il primo, ma si era fatto rimontare e assorbire in una lotta serrata che lo ha consegnato sfinito al quinto set, dominato da un delPo scatenato. L’argentino è arrivato a questo quarto di finale dopo un’epica rimonta contro Thiem portata a termine nonostante la febbre, grazie soprattutto al sostegno del pubblico. Sono proprio le condizioni fisiche della Torre di Tandil a preoccupare, ma si spera che il giorno di riposo sia stato sufficiente a recuperare dalle fatiche del match con Thiem e ad arginare anche gli effetti dell’influenza. Federer invece, come Nadal, è andato in crescendo dopo aver stentato nei primi due turni e sembra ora più pimpante e carico che mai. Lo svizzero è a caccia non solo del sesto sigillo nella Grande Mela, ma anche del numero uno (sarebbe il più anziano a tornare in cima alla classifica mondiale). Gioca a suo favore l’aver vinto l’ultimo precedente a Miami quest’anno (il primo tra il “nuovo” del Potro e il “nuovo” Federer). Ad ogni modo il delPo ammirato qui, a tratti debordante ben lontano da quella primaverile, è in grado di poter dare vita ad un incontro emozionante ed equilibrato, al netto delle condizioni fisiche ancora tutte da valutare. Non sembra poter rappresentare un fattore determinante la possibilità che l’incontro si giochi col tetto chiuso, essendo il bilancio tra i due su campi indoor piuttosto equilibrato (5-4 per Federer).

Torneo femminile

[1] Ka. Pliskova (CZE) vs [20] C. Vandeweghe (USA) (2-2)

2013 Miami Hard Karolina Pliskova 6-2 6-3
2015 Wimbledon Grass Coco Vandeweghe 7-6(5) 6-4
2016 Dubai Hard Coco Vandeweghe 7-6(5) 6-1
2017 Stoccarda Clay Karolina Pliskova 7-6(2) 6-4

Il primo quarto di finale femminile della parte alta che vede opposte Pliskova, regina senza corona (per ora…), e la beniamina di casa Vandeweghe. La ceca al momento è stata virtualmente detronizzata da Muguruza (uscita agli ottavi contro Kvitova) e per riuscire a mantenere il numero uno alla fine del torneo, deve raggiungere almeno la finale. CoCo tenterà di sbarrarle la strada per continuare la sua corsa nello Slam casalingo e tentare l’assalto alla top-10. Il copione della partita è ben delineato, tutte e due sono picchiatrici a cui piace prendere in mano le operazioni sin dalla battuta. Pliskova dovrà attenersi al suo piano di gioco, chiudendo il punto già col servizio o col colpo immediatamente successivo, mentre CoCo dovrà cercare di far muovere la ceca per non permetterle di colpire comodamente e poter quindi comandare lo scambio. Sarà fondamentale per entrambe cercare di essere aggressive con la risposta.

[15] M. Keys (USA) vs [Q] K. Kanepi (EST) (1-0 Kanepi)

2015 Madrid Clay 6-4 6-3

L’ultimo anno, complice l’assenza di una vera dominatrice, ci ha abituato a molte sorprese in campo femminile. Una delle più gradite è sicuramente il ritorno di Kaia Kanepi, che partita dalle qualificazioni è approdata fino ai quarti di finale. L’estone, che è stata anche sul punto di ritirarsi per la lunga serie di problemi che ha minato la sua carriera, si è resa protagonista di una cavalcata lungo la quale ha raccolto gli scalpi di vecchie campionesse esperte come Schiavone (capace di infliggerle un bagel prima di capitolare) e di giovani rampanti come Osaka e Kasatkina. Per lei è la seconda volta nei quarti di finale a New York (2010, sconfitta da Zvonareva). Prima volta invece per Keys, che viene dalla convincente vittoria contro Elina Svitolina e nell’estate americana ha conquistato un titolo (a Stanford, battendo Muguruza e Vandeweghe). La statunitense potrà inoltre contare sul supporto del pubblico che, come abbiamo già visto nel corso del torneo, può rivelarsi un fattore determinante.

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US Open: Venus Williams da 9 in pagella, eliminata Kvitova http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/06/us-open-venus-williams-da-9-pagella-eliminata-kvitova/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/06/us-open-venus-williams-da-9-pagella-eliminata-kvitova/#respond Wed, 06 Sep 2017 01:55:24 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=221071 NEW YORK - Nona semifinale a Flushing Meadows per la statunitense. Tre set di battaglia per superare Petra. Ora caccia alla quinta finale]]>

[9] V. Williams b. [13] P. Kvitova 6-3 3-6 7-6(2) (da New York, il nostro inviato)

La risposta del tennis femminile allo spettacolo offerto il giorno prima da Del Potro e Thiem, non si è fatta attendere. Chiedere per credere alle nostre orecchie di inviati dei media sull’Arthur Ashe, messe a dura prova da urla, applausi, risate, assistendo, noi per primi sbalorditi, alle mani nei capelli degli spettatori per inspiegabili errori e sorprendenti ribaltamenti di punteggio. Questo ed altro ha offerto la partita tra Venus Williams e Petra Kvitova. La più grande delle sorelle Williams, raggiungendo la terza semifinale Slam della stagione, sospinta anche dal pubblico newyorkese che prima l’ha sostenuata e poi a fine match l’ha portata in trionfo, torna tra le prime 5 del mondo con questo successo e ora punta alla finale, appuntamento che non centra dal 2002. Venus in semifinale dovrà vedersela, in un interessantissimo derby statunitense, con Sloane Stephens, affrontata e battuta nell’unico e poco probante precedente del 2015 sulla terra rossa del Roland Garros: si sono trovate di fronte sulla superficie meno amata, senza considerare che due anni fa erano entrambe altre giocatrici da quelle viste in queste ultime settimane.

Quello tra Venus e Petra era il quarto di finale più nobile del tabellone di singolare femminile, l’unico che metteva di fronte due tenniste entrambe nella top 20 del ranking WTA. Come se non bastasse, erano anche le uniche tenniste rimaste in corso per il titolo ad aver già vinto almeno uno Slam: la ceca era stata campionessa 2 volte a Wimbledon (2011 e 2014), la californiana aveva portato a casa 7 Major, di cui 5 a Wimbledon (nel 2000,2001, 2005, 2007, 2008) e e agli US Open (2000, 2001).

Kvitova poteva scendere in campo fiduciosa di poter raggiungere per la prima volta la semifinale a New York, dove era arrivata nei quarti prima di oggi solo nel 2015: non solo era avanti 4-1 (3-1 sul cemento) nei precedenti con Venus, datati, (l’ultimo risaliva a Wimbledon 2014), ma nel suo cammino per arrivare ai quarti non aveva perso nemmeno un set. Inoltre, era stata 46 minuti in meno in campo, pur avendo affrontato avversarie (Jankovic, Cornet, Garcia, Muguruza) il cui ranking medio era di 44 posizioni più alto di quello delle tenniste incontrate da Venus. La statunitense, infatti, aveva perso per strada due set (al primo turno contro la Kozova, 128 WTA, e agli ottavi contro la Suerez Navarro, 35 WTA, battendo invece in due set Dodin 48 WTA, e Maria Sakkari 95).

Venus poteva senz’ altro essere già soddisfatta del suo 19° US Open, nel quale aveva stabilito un piccolo record: a 37 anni e 3 mesi era la più vecchia giocatrice ad arrivare ai quarti di un torneo del Grande Slam dal 1994, quando Martina Navratilova, poi finalista, vi riuscì a Wimbledon. Una delle tante soddisfazioni raccolte in questo 2017 da Venus, che già nelle scorse settimane era stata la terza tennista più anziana nella storia della WTA a raggiungere la top 10, dietro solo a colei alla quale è intitolato il complesso di Flushing Meadows, Billie Jean King (39 anni e 322 giorni) e a un altro fenomeno, anche di longevità, come Martina Navratilova (38 anni e 75 giorni). Un 2017, tanto per completare i suoi record, nel quale è entrata negli annali anche per essere stata la giocatrice più vecchia dell’era Open a sconfiggere una numero 1 (la Kerber lo scorso marzo a Miami).

In una serata finalmente estiva, dopo il fresco autunnale dei giorni scorsi, il pubblico newyorkese è accorso con molta calma a occupare nel corso del primo set i propri posti, mostrandosi decisamente schierato dalla parte della tennista di casa. Venendo alla cronaca, parte meglio dai blocchi la Kvitova: nel terzo gioco, sfruttando due doppi falli di Venus, la ceca allunga nel punteggio, portandosi poi sul 3-1. Venus, però, doveva ancora entrare effettivamente in partita e, quando lo fa, sono dolori per Petra, che subisce senza riuscire a trovare contromisure. La Wiliams riesce a prodursi in 20 minuti di ottima intensità, capaci di consentirle di produrre vincenti con entrambi i colpi di rimbalzo, mentre Petra, travolta dalla potenza della statunitense, si “incarta”col servizio, commettendo 4 doppi falli. Venus, dall’1-3 sotto, riesce a vincere 5 giochi consecutivi e con essi il primo set, quando sono passati appena 33 minuti (un solo gioco, il secondo, è andato ai vantaggi) dall’inizio della partita. Una statistica molto interessante per capire come sia andato il set è senz’ altro il differenziale di rendimento con la seconda: Venus ha vinto il 56% di punti quando non le è entrata la prima, mentre Petra appena il 30%.

La storia della partita è ancora lunga da scrivere e ce ne si accorge già al secondo gioco del nuovo parziale: avanti 1-0, Petra approfitta di un rovescio di Venus accomodato dal nastro, sulla prima palla break concessale nel game, per scaraventarsi con rabbia con lo stesso fondamentale e portarsi sul 2-0. Nel terzo gioco Petra mostra come senta la tensione per la grande chance di arrivare per la prima volta in semifinale agli US Open e, quando sul 15-30 butta in rete il dritto, scaglia la racchetta per terra, a causa della rabbia di aver concesso due palle break. Due spettacolari dritti del talento ceco allontanano il pericolo, che però si ripresenta al quinto gioco, dopo che, nel frattempo, sul 3-0 in suo favore, era stata operata la chiusura del tetto dell’Arthur Ashe per la caduta di una inaspettata pioggia. Come detto, sul 3-1, Kvitova annulla due nuove palle break, con l’aiuto di un servizio vincente e di un dritto, facendo partire un forte urlo verso il suo angolo, nell’inutile tentativo di provare a sfogare la forte tensione che sta vivendo. Venus mantiene i suoi turni di servizio agevolmente, mentre per Petra si ripete sempre il solito copione di sofferenza: nel settimo gioco, fronteggia ancora due palle break, ma sempre le neutralizza grazie a un servizio vincente e a un dritto. Quando però si tratta di andare a servire per il set, il braccio di Petra non trema: sul 40-15, con un servizio vincente, Kvitova porta a casa un bel secondo set (16 vincenti-15 errori gratuiti per la ceca, 5-6 per la statunitense) e cosi, dopo un’ora e venti sette minuti, si va al terzo.

La più giovane delle due tenniste in campo sfrutta l’inerzia del match per lei favorevole nel terzo gioco: sul 30 pari, con due bei rovesci, il primo dei quali alla risposta, lascia immobile Venus e la stacca nel punteggio. La vincitrice di 7 Slam ed ex numero 1 al mondo non ci sta e nel gioco successivo si procura tre palle break consecutive, ma Petra, grazie al servizio (in due occasioni) e a un dritto in rete della ex numero 1 del mondo, sventa il pericolo. Quando due giochi dopo torna a servire, Petra è stanca e forse il numero 9 non le porta bene: dopo aver annullato complessive 8 palle break consecutive dall’inizio del secondo set, infatti, alla nona cede la battuta. Sul 30 pari, al termine di uno scambio prolungato, mette in corridoio il rovescio, portando Venus a palla break. Petra crolla psicologicamente e commette un doppio fallo pesantissimo, che rimette in parità le sorti del set e del match.

Il nono gioco, splendido, è uno spettacolare spot del tennis femminile: accade tutto e il contrario di tutto, tra grandi colpi ed errori gravi, tra urla di gioia e gesti di sconforto da parte delle tenniste. Ci vogliono 14 punti a Venus per conservare il servizio, eppure si trovava 40-0: tra queste due situazioni di punteggio, il pubblico si esalta nel vedere ace e doppi falli, errori di valutazione del colpo avversario, vincenti che lasciano ferma l’altra tennista e errori da principiante. Non vi sono più sussulti da raccontare, quando, nell’entusiasmo rumoroso di un Arthur Ashe pieno in ogni suo ordine di posto, si arriva, dopo 2 ore e 27 minuti, al tie-break che deciderà chi sfiderà in semifinale Sloane Stephens. Il gioco decisivo non è proporzionalmente divertente come lo erano stati gli ultimi due set dell’incontro: si segue il servizio sino al quarto punto, quando Petra spara fuori un passante di rovescio. Finisce in pratica lì, sarà 7-2 Williams poco dopo. Venus torna in semifinale a New York per la nona volta, a distanza di sette anni dall’ultima.

Stephens continua il sogno, semi Slam dopo quattro anni

Anderson-Carreno Busta, la semi Slam delle prime volte

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US Open: Anderson-Carreno Busta, la semi Slam delle prime volte http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/05/us-open-carreno-busta-schwartzman-querrey-anderson/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/05/us-open-carreno-busta-schwartzman-querrey-anderson/#respond Tue, 05 Sep 2017 21:53:09 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=220903 Prestazione impeccabile di Pablo Carreno Busta, che non ha ancora smarrito un set. Fuori a testa alta Schwartzman. Anderson vince la battaglia dei servizi contro Querrey]]>

[28] K. Anderson b. [17] S. Querrey 7-6(5) 6-7(9) 6-3 7-6(7) (Antonio Ortu)

Nel secondo quarto di finale di giornata, Kevin Anderson con una prestazione granitica elimina Sam Querrey e centra la prima semifinale in un Major della carriera. Il sudafricano ha meritato il successo, più incisivo col servizio e più carico nei momenti caldi, nonostante Sam avesse i favori del pubblico. Diventa così il primo semifinalista Slam sudafricano da Wayne Ferreira (Australian Open 2003) e il primo dell’Era Open a Flushing Meadows (Cliff Drysdale si qualificò tra gli ultimi quattro, ma nel 1965). Sfiderà Pablo Carreno Busta in una semifinale del tutto inedita e inaspettata. Anderson aveva già giocato i quarti qui, nel 2015, l’anno in cui eliminò Andy Murray. Querrey invece, autore di un match di qualità molto inferiore rispetto a quello fantastico giocato due giorni fa, non interrompe il digiuno a stelle e strisce, che non vedono un loro giocatore in semifinale dal 2006 e manca l’appuntamento con la seconda semi Slam consecutiva. Era inoltre il quarto di finale più “alto” dell’Era Open, con i due metri e 3 di Anderson e il metro e 98 di Querrey.

Per tutto il primo set, Anderson mantiene percentuali straordinarie alla battuta, servendo l’80% di prime in campo, perdendo il punto solo in due occasioni. Querrey invece si limita solo al 50%, ma l’impressione iniziale è che abbia qualcosa in più negli scambi da fondo. Certo, il suo match nei primi dodici giochi non ha nulla a che vedere con quello irripetibile giocato quarantotto ore fa contro Mischa Zverev. Dopo un’ora di scambi lampo e servizi vincenti, è inevitabile che il primo set si concluda al tie-break. Kevin forza la seconda sul 2-2, ma gli scappa in larghezza. Il primo doppio fallo della partita potrebbe costargli il set, perché il californiano si porta in vantaggio 5-2. La reazione di Anderson è invece ottima, con servizio e rovescio lungolinea si rifa sotto. Poi Querrey, un po’ troppo passivo, al servizio per vincere il tie-break, perde entrambi i punti alla battuta. Con una prima vincente, il sudafricano conquista il quinto punto di fila per prendersi il primo set del quarto di finale. Morale alle stelle per Anderson, che non ha mai smesso di darsi la carica per tutti i 45 minuti della prima frazione.

Secondo set che inizia male per Big Sam. Da sotto 15-40 (prime palle break del match) è comunque bravo a mettere in campo un ace e viene poi graziato da una risposta di Kevin appena sotto il nastro. L’errore tattico più influente di Sam è insistere un po’ troppo sul rovescio del primo giocatore del Sudafrica, anche quando prova ad attaccare. Sul 2-2 proprio coi vincenti dal lato sinistro, Anderson si guadagna altre due palle break e stavolta Querrey concede il primo break dell’incontro e lo consolida, 4-2. Ma l’americano non ci sta e di prepotenza arriva per la prima volta a palla break su servizio Anderson, che commette un doppio fallo e finisce per perdere il break di vantaggio. Nonostante un piccolo calo del numero 28 del tabellone, anche questo set va al tie-break. Nel primo punto, un passante di dritto in corsa strepitoso di Querrey fa schizzare in piedi tutto l’Arthur Ashe. Il dritto di Kevin invece è molto più ballerino e manda Zio Sam sul 3 a 0. Col servizio si guadagna quindi cinque palle set di fila, sul 6-1. Anderson annulla tutte le prime quattro e un doppio fallo di Querrey rimette tutto incredibilmente in parità. Punto pazzesco sul 6-6, con Anderson che a rete non chiude e finisce per spedire lunga una facile volée. Si salva ancora col servizio e anche Sam è costretto ad annullare una palla set, che potrebbe portare Anderson sul 2-0. Poi sfrutta una sua ingenuità per salire 10-9. Querrey sfrutta quindi l’ottavo set point per portare il match in parità vincendo un set durato un’ora. Un tie-break a testa.

Come nel set precedente, il giocatore che perde il tie-break si disunisce un po’ nel game d’apertura, concedendo una palla break. Querrey, che potrebbe mettere in discesa il quarto di finale, sbaglia una risposta non impossibile e il 31enne di Johannesburg inizia a fare gara di testa nel terzo. I turni di battuta del californiano non sono però così rapidi come nei primi due set e inizia a commettere qualche doppio fallo di troppo. Proprio con due doppi falli, non sfrutta due palle del 3-3 e concede ad Anderson il break. Sopra 5-2, il sudafricano ha anche un set point sul servizio di un Querrey poco convinto e in balia dell’avversario. Annullata la palla set, non può però far nulla nel nono game. Kevin incassa il 6-3 e si porta in vantaggio due set a uno.

Quando si avvicina lo scoccare dell’una di notte a New York, inizia il quarto set e Sam ritrova qualche buon servizio che lo rimette in moto. Forse Anderson, un po’ preventivamente, si risparmia in apertura e rischia anche qualcosa, ai vantaggi nel quarto gioco. Per il resto, il set è quasi la fotocopia del primo set, salvo un settimo game che Querrey porta a casa ai vantaggi, faticando. I due si ritrovano per la terza volta al gioco decisivo nell’incontro. Kevin parte meglio e gira in vantaggio sul 4-2, ma commette un non forzato che riporta Querrey in gioco. Il californiano salva un match point sul 6-5 col servizio, si vede annullare un set point (guadagnato dopo uno scambio a rete a dir poco pazzesco) e poi Anderson ritorna a match point. Con un errore di rovescio di Sam si chiude il match. Dopo quasi tre ore e mezza, Kevin Anderson è con merito in semifinale, per la prima volta in un torneo del Grande Slam, quando a New York sono quasi le due di notte. Sfiderà Carreno Busta venerdì, in un match che nessuno si sarebbe mai azzardato a pronosticare a inizio torneo. Il sudafricano è in vantaggio 2-0 nei precedenti, l’ultimo vinto in due set all’Open del Canada qualche settimana fa.

[12] P. Carreno Busta b. [29] D. Schwartzman 6-4 6-4 6-2 (da New York, il nostro inviato Luca Baldissera)

Siamo arrivati ai quarti di finale dello US Open 2017, sia nel tabellone maschile che in quello femminile, sono rimasti in gara otto uomini e otto donne. Ogni partita ora è importantissima, le palle pesano, la tensione sale alle stelle. Ma due combattenti come lo spagnolo Pablo Carreno Busta (26 anni, 19 ATP) e l’argentino Diego Schwartzman (25 anni, 33 ATP) non dovrebbero avere problemi al riguardo, sono giocatori abituati a dare tutto in qualsiasi situazione. Non ci sono precedenti, abbastanza inusuale essendo tennisti quasi coetanei. Altro aspetto curioso, il fatto che lo spagnolo finora abbia incontrato solo qualificati. Inutile nascondercelo, non si tratta certo di un cosiddetto “match di cartello”, e il pubblico, mentre Diego e Pablo stanno già palleggiando, inizia appena a entrere sulle tribune dell’Arthur Ashe. Ma come detto, la posta in gioco è altissima.

Non di certo il pubblico delle grandi occasioni, oggi nell’Arthur Ashe Stadium

I primi due game della partita non fanno presagire nulla di buono per il simpatico Schwartzman, le cui condizioni fisiche sono un’incognita dopo la contrattura alla coscia destra patita durante gli ottavi con Lucas Pouille. Per un piccoletto che fa della corsa e della rapidità di piedi le basi del suo peraltro ottimo tennis di pressione e contrattacco da fondo, non essere al 100% diventa un problema serissimo. Pablo, giustamente, fa la sua partita, brekka in avvio, e spingendo in modo efficace incassa diversi errori dell’argentino, che in 25 minuti si trova sotto 5-2, con 2 break subiti a fronte di un’unica occasione sprecata. Alla battuta per chiudere il primo set, Carreno si contrae un poco, e va sotto 30-40, consegnando il game con un doppio fallo, 5-3. Anche per uno freddo e concentrato come lui la tensione si fa sentire, evidentemente. L’ottimo Diego, che sarà pure alla frutta fisicamente ma è un vero guerriero se ce n’è uno, servendo molto bene e affondando con il dritto accorcia sul 5-4. Ma Pablo non è il tipo da farsi sfuggire due occasioni di fila, e senza problemi chiude 6-4, un set a zero per lui.

Schwartzman ci mette il cuore, e si vede, ma qualcosa in meno del solito in reattività, specialmente in allungo e difesa dal lato del rovescio c’è, e si vede pure quello. Intendiamoci, corre comunque il triplo di quanto abbia mai fatto un Isner, per esempio, ma rischia di non essere sufficiente per contrastare il tennis geometrico e percentuale di Carreno. Lo spagnolo va avanti di un break anche nel secondo parziale, Diego di pura grinta lo recupera e arriva al 2-2, annulla poi due palle break , sale prima 3-2 e poi 4-3, si prende addirittura due palle break per andare 5-3, le fallisce, e qui in pratica finisce il set. Un gran parziale di 8 punti a 1, infatti, con break a 15, porta Carreno avanti 5-4, e il doppio 6-4 in favore del solido Pablo è servito. Ora stanno iniziando a scendere anche la velocità e la consistenza del servizio di Schwartzman, che già di suo non è ovviamente un bombardiere. Il grintoso argentino, pur apparentemente condannato a una sconfitta inevitabile, si rifuuta di lasciare strada libera all’avversario, è un vero esempio. Si capisce bene perchè i tifosi argentini, che quando lo incitano gridano “Peque! Peque!” (il suo soprannome, da “pequeno“, piccolo, in senso vezzeggiativo e affettuoso), lo amano appena meno dell’eroe nazionale del Potro.

Sotto di un “early break” anche nel terzo set, il mitico Peque ancora non molla, da 0-2 arriva a due palle break del pareggio, ma non ce la fa a concretizzare, e Carreno sale 3-1. Che di arrendersi non se ne parla lo abbiamo ormai capito tutti, l’argentino è a dir poco ammirevole, e per l’ennesima volta accorcia, 3-2, spingendo e lottando con tutto quello che ha. Pablo, da parte sua, è ottimo e giustamente concentrato nel mantenere il vantaggio, il tennis che ne deriva non è spettacolare ma terribilmente solido, con le ciliegine (anche di lucidità tattica) di diverse combinazioni palla corta – pallonetto, ovviamente letali per un piccoletto non al meglio con le gambe come Diego. Il game lottatissimo a cui l’argentino costringe Carreno, ben 14 punti – senza palle break – per tenere il servizio del 4-2, però, è davvero l’ultimo sforzo che Diego è in grado di produrre. Gli costa infatti il break del 5-2, e poco dopo il match, chiuso dall’ottimo Pablo con un game di battuta tenuto a zero. Risultato della carriera per Carreno Busta, tanti applausi per Schwartzman. Pablo attende in semifinale Kevin Anderson (2-0 i precedenti per il sudafricano).

Risultati:

[12] P. Carreno Busta b. [29] D. Schwartzman 6-4 6-4 6-2
[28] K. Anderson b. [17] S. Querrey 7-6(5) 6-7(9) 6-3 7-6(7)

Stephens continua il sogno, semi Slam dopo quattro anni

Venus Williams da 9 in pagella, eliminata Kvitova

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US Open: Stephens continua il sogno, semi Slam dopo quattro anni http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/05/us-open-stephens-sevastova-venus-williams-kvitova/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/05/us-open-stephens-sevastova-venus-williams-kvitova/#respond Tue, 05 Sep 2017 21:19:08 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=220902 NEW YORK - Prosegue il gran momento della statunitense. Tre set per superare la sorpresa Sevastova. Torna in semi dopo Melbourne 2013. Ora Venus Williams]]>

S. Stephens b. [16] A. Sevastova 6-3 3-6 7-6(4) (da New York, il nostro inviato)

Comincia bene la caccia a due all-American semifinals per il tennis americano femminile. Dopo un match pieno di paure e quasi buttato al vento ad inizio terzo set, Sloane Stephens è riuscita a far valere la maggiore facilità di accelerazione dei colpi in un drammatico finale di match conclusosi sul filo di lana. Sloane conquista così il settimo incontro su sette al terzo set dopo il suo rientro nel circuito in seguito alla sua frattura da stress al piede.

L’inizio del match è la fotografia della tensione: entrambe sono consapevoli di avere una grande occasione per arrivare in semifinale, ed i colpi ne risentono. Sloane Stephens perde il primo turno di battuta a zero con un paio di gratuiti da principiante, e pochi minuti dopo la sua avversaria la imita, fallendo la palla per il 2-0 e concedendo l’immediato controbreak. Il match stenta a decollare, forse anche per la giornata decisamente calda (la più calda e umida del torneo), ma è Stephens a prendere con più insistenza il controllo degli scambi: gli slice di Sevastova non sembrano creare sufficienti problemi all’americana, che vi si appoggia con relativo agio. Stephen allunga sul 4-1, non concretizza la chance del 5-1 e poi si issa comunque sul 5-2 scampando ad una delicata palla del controbreak.

Mentre le note di Ariana Grande provano a far ballare gli spettatori dell’Arthur Ashe vagamente assonnati dal pomeriggio di canicola, Sevastova riceve la visita del fisioterapista che le pratica un massaggio sulla coscia destra. Qualche gratuito dopo finisce un primo set francamente dimenticabile durato 46 minuti.

Nonostante un parziale in cascina, Stephens fa molta fatica a mantenere una certa continuità, mentre Sevastova inizia a trovare il ritmo ed i colpi per muovere l’avversaria per il campo. Un paio di palle corte di rovescio “delle sue” le consentono di allungare con un break sul 3-1, sfruttando poi qualche altro errore di Sloane per consolidare il 4-1, non senza però essersi presa uno smash diritta al “bersaglio grosso” durante un corpo a corpo a rete. Dalla sua posizione preferita, un paio di metri dietro la linea di fondo, la lettone palleggia apparentemente senza pressione dissipando la potenza dei colpi avversari. Dopo aver sciupato piuttosto distrattamente due chance del 5-1, Sevastova non si scompone, continua con il suo gioco controllato anche se la sua avversaria mette a segno qualche bel vincente, e pungendo con la battuta (tre punti diretti) porta a casa il secondo set in 38 minuti.

Il fisioterapista lavora ancora sulla gamba di Sevastova prima dell’inizio del terzo set, ma la lettone non sembra palesare alcuna menomazione nel suo gioco a causa dell’infortunio, nonostante ad ogni punto perso si tenga la gamba dolorante. Al terzo game la lettone riceve in dono due palle break, gentile concessione di tre errori gratuiti di Stephens, refrattaria anche agli incoraggiamenti del pubblico (siamo pur sempre in America, dopo tutto): con uno splendido diritto in cross anticipato Sevastova si prende il vantaggio e consolida subito dopo sul 3-1. Non è una bella partita, nessuna delle due sta giocando al massimo, ed i loro stili di gioco richiederebbero una maggior qualità di tennis da parte di entrambe per poter generare un buon spettacolo. Il drop-shot di Sevastova, giocato quasi sempre di rovescio, è però perfidamente efficace: raramente riesce ad ottenere il punto diretto contro una giocatrice veloce come Stephens, ma spesso rimescola lo scambio in modo da dare alla lettone ottime aperture per un successivo colpo vincente. Un diritto titubante affondato in rete sulla palla del 4-1 pesante costa a Sevastova l’inerzia del match, e probabilmente anche il match stesso, perché passata la paura Stephens comincia a giocare meglio ed in un amen riacciuffa il 3-3. Il match ora è più bello, anche se si procede a strappi (perché non abbiamo più voglia di chiamarli break): prima due servizi ceduti, poi quattro game di battuta tenuti senza patemi, e ci si ritrova 6-6 al tie-break decisivo.

Dopo un minibreak per parte si cambia campo sul 3-3; è sicuramente il tie-break che entrambe abbiano mai giocato, ed il nervosismo porta errori. Un rovescio in rete di Sevastova dà il 5-3 a Stephens, che poi subisce un nastro vincente, ma arriva a match point sul 6-4 dopo un errore di diritto della lettone. La prima occasione è quella che buona: un rovescio lungolinea vincente chiude il match, dopo 2 ore e 27 minuti, mandando Sloane Stephens in semifinale contro Venus Williams.

Venus Williams da 9 in pagella, eliminata Kvitova

Anderson-Carreno Busta, la semi Slam delle prime volte

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US Open: Federer è perfetto, trova l’eroe del Potro http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/05/us-open-federer-kohlschreiber-thiem-del-potro/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/05/us-open-federer-kohlschreiber-thiem-del-potro/#respond Tue, 05 Sep 2017 00:20:06 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=220614 NEW YORK - Clamoroso successo dell'argentino. Due match point salvati. Era sotto di due set, poi 2-5 nel quarto. Ora trova Federer che ha regolato in tre Kohlschreiber]]>

[24] J.M. del Potro b. [6] D. Thiem 1-6 2-6 6-1 7-6(1) 6-4 (da New York, Ferruccio Roberti) 

Una partita in molte sue parti entusiasmante ci conferma come anche il tennis dei giorni nostri sia uno sport incredibilmente divertente, chiedere alle decine e decine di persone che abbiamo visto a pochi metri da noi saltare in piedi ripetutamente, incapaci di trattenere il proprio entusiasmo, e che Juan Martin del Potro sia un campione tanto sfortunato quanto straordinario. Il tennis di questi anni ha bisogno del suo cuore, della sua timida simpatia e, soprattutto, dello spettacolo ammaliante e dell’ammirazione che produce il suo dritto in chi lo vede. Nel quinto set ci siamo concentrati a vedere il volto di Dominic Thiemonore a lui, non ha grandi rimpianti e ha giocato bene – e la sua mimica era un misto di incredulità e stupore per i colpi che l’argentino tirava fuori dal cilindro. Ora del Potro ha sfatato anche il suo misero bilancio del 2017 (6 sconfitte in sei incontri) contro i top 8, uno score che nel 2016 era stato molto migliore (5 vittorie e 4 sconfitte). Lo attende Roger Federer, il quale ha vinto 16 dei 21 precedenti tra i due: il ricordo della finale 2009, vinta dall’argentino, e il fatto che quest’ultimo giocherà a mente sgombra, fanno presagire per lo svizzero una partita difficile e, per noi spettatori, uno show di grande livello.

Già prima dell’ ingresso in campo dei giocatori, il pubblico del nuovo Grandstand, inaugurato nel 2016, riempie in ogni ordine di posto le tribune, anzi, nelle estremità superiori dell’impianto vi sono spazi per assistere alla partita senza sedersi e, con ammirevole passione, varie file di persone osservano in piedi i due giocatori, pur di guardare l’incontro. Non si può dire che non vi sia un’atmosfera coinvolgente a fare da contorno alla partita: nel riscaldamento partono cori da stadio “Delpooo Delpoo”, sostenuti da gran parte delle tribune, che non lasciano dubbi su chi avrà il sostegno del Grandstand.

Entusiasmo che viene però smorzato dall’andamento del primo set: dopo un gioco d’apertura molto combattuto, nel quale l’argentino conquista una palla break -durato 14 punti e 8 minuti – Thiem infila una serie di sei game consecutivi. Nelle prime fasi, Juan Martin sembra essere non al meglio fisicamente: si muove lentamente, si affida quasi sempre al rovescio in back e addirittura stecca più di una volta di dritto. L’impressione di un qualche tipo di malessere per l’argentino viene confermata al cambio campo successivo, nel quinto gioco: entra un massaggiatore a prendersi cura di lui. Due palle per break per il 2-5 accendono il pubblico, pronto a aggrapparsi a qualunque cosa pur di sostenere il campione dell’edizione 2009 degli US Open, che nella finale di quell’anno interruppe una serie di 40 vittorie consecutive di Federer a New York. Sulla seconda di esse il rovescio di Tbiem viene chiamato lungo, ma l’occhio di falco spegne ogni entusiasmo. Trascorrono appena un paio di minuti e un rovescio di del Potro deviato dal nastro, regala dopo 37 minuti il primo set al 24enne austriaco, col punteggio di 6-1.

Il body language dell’argentino non promette nulla di buono: Juan Martin appare spento, quasi distratto e con la mente rivolta a decidere se ritirarsi o meno, o comunque dubbioso su quanto chiedere al suo corpo. Dall’altra parte, Thiem fa un ottimo match: sbaglia pochissimo, si produce in vincenti con entrambi i fondamentali di rimbalzo e non si fa distrarre dagli atteggiamenti del suo avversario. Inevitabilmente, in 15 minuti Thiem è sul 4-0, logica conseguenza di una partita che sino a quel momento non è mai stata tale. L’orgoglio dell’argentino lo porta a 3 palle break consecutive a proprio favore nel sesto gioco: sulla terza si produce in uno scambio prolungato e spettacolare, ma il suo dritto lungolinea esce in corridoio appena di un soffio. Sarà l’ultima vera occasione di rientrare in gioco nel parziale, ma, quando Thiem chiude col punteggio di 6-2, portandosi 2 set a 0 dopo appena 1 ora e 15 minuti trascorse dall’ inizio della partita, si iniziano a intravedere i segnali di una possibile inversione di inerzia della partita.

Del Potro, quando intanto l’instancabile torcida a suo favore non smette di cantare il suo nome, sembra ormai deciso a lasciarsi andare, tornato a volersi giocare fino in fondo le carte a sua disposizione. Inizia a a muoversi meglio, col dritto torna a sparare “missili” dalla sua racchetta. Quando dopo 11 minuti dall’inizio del terzo set, un dritto incrociato di del Potro gli fa guadagnare il 2-0, scatenando contestualmente un boato del pubblico certamente paragonabile a uno udibile per un gol in uno stadio di calcio, il match cambia padrone. Il terzo set diventa l’occasione per assistere a una esibizione balistica: l’ex numero 4 del mondo diventa incontenibile con il suo colpo migliore, rendendo impotente Thiem, che nulla può fare per evitare il 6-1 col quale si conclude il parziale.
Il sudamericano apre il quarto parziale portandosi sul 2-0, sembra ormai, nonostante lo svantaggio che ancora persiste nel computo dei set, il naturale favorito, visto il filotto di 8 game a 1 e analizzando come il numero 8 del mondo appaia frastornato. In realtà, Thiem ha -tra le qualità che lo hanno portato nella top ten – la ferrea tenacia: a sorpresa, ma meritatamente, infila a sua volta una serie di 5 giochi consecutivi, che lo portano, sul 5-2, a un passo dal match.

Sono trascorse due ore e 24 minuti, Thiem si trova – sul 5-3 30-0 e servizio – a due punti dal match. Sembra davvero finita, ma del Potro non se la sente di deludere già il “suo” pubblico e infila un grande passante di rovescio. A questo punto, Thiem per la prima volta sente la tensione, sbaglia due facili dritti e incappa in un doppio fallo: arriva il break che rimette in partita il sudamericano, che poi servirà con successo per il 5 pari. Ma i grandi pericoli sono dietro l’angolo per Juan Martin: nel dodicesimo gioco, sul 15-30, un suo dritto finisce in corridoio, procurando due match point all’austriaco. Sembra finita, ma il pubblico torna a ripetere i suoi cori, mostrando la grande fede nel campione argentino: verrà ben ripagata. L’ex numero 4 ATP, infatti, tira fuori due ace consecutivi che lasciano inerte Thiem. Si arriva al tie-break, che diventa una semplice formalità: del Potro lo domina 7 punti a 1 e, ad eccezione di Thiem e dei suoi tifosi, è una buona notizia vedere chi vincerà il quinto e decisivo set di una partita divenuta davvero appassionante.

Nel quinto parziale il primo momento chiave arriva nel sesto gioco: un doppio fallo, un errore di dritto di Thiem e un vincente di del Potro mandano quest ultimo sullo 0-40. In questo frangente, Thiem conferma di non essere a caso un top 10 e rimonta con classe e coraggio. Il campione argentino però ha un nuovo appuntamento, questa volta ancora più prossimo, con la vittoria: infatti, nel decimo gioco l’austriaco serve per rimanere nel match e paga la tensione della difficile situazione di punteggio. Sul 30 pari, spara lungo il dritto, regalando il primo match point a del Potro: ancora una volta il numero 8 del mondo entusiasma anch’egli, ribaltando uno scambio che sembrava perso e costringendo del Potro ad affossare in rete un dritto. Thiem si guadagna il vantaggio, ma del Potro ha fretta e tira fuori l’ennesimo gran dritto. Si gioca ormai ormai da più di 3 ore e mezza e l’austriaco non ne ha più, fisicamente e psicologicamente: sulla parità, prima sbaglia da fondo, poi commette un doppio fallo. Non il modo migliore per chiudere una splendida partita, ma il pubblico può esultare con gioia per l’ennesima, straordinaria bella storia scritta dal campione di Tandil.

[3] R. Federer b. [33] P. Kohlschreiber 6-4 6-2 7-5 (da New York, Vanni Gibertini)

Il match del “tre” (Federer testa di serie n.3, Kohlschreiber n. 33) andato in scena lunedì sera sull’Arthur Ashe Stadium è andato tutto secondo copione. Forse anche troppo. Dodicesima vittoria in altrettanti incontri per Roger Federer contro un avversario che gioca un tennis classico, elegante, pulito,… proprio come il suo, ma lo gioca un po’ peggio. Fugati i dubbi sulla sua condizione fisica, nonostante una pausa a fine secondo set per un rapido massaggio alla schiena (o fondoschiena, come lo stesso Roger ha sottinteso nella sua intervista in campo a Brad Gilbert) e ruolo di pretendente al titolo riconfermato con grande autorità.

Non capita spesso a Roger Federer di non essere al centro dell’attenzione quando gioca una partita, o in generale quando si trova nei pressi di un campo o una racchetta da tennis. L’atmosfera dunque è abbastanza irreale quando il suo match con Kohlschreiber inizia e ciò che risuona nell’insolito silenzio dell’Arthur Ashe sono i boati che provengono dal Grandstand dove Thiem e del Potro si danno battaglia nel tie-break del quarto set. Durante il palleggio di riscaldamento alle 17 sul campo P1 Federer era sembrato molto a suo agio, e aveva anche scambiato un paio di palle con Marc Karajekian, il piccolo tennista di 10 anni sopravvissuto ad un cancro. Ed anche ad inizio gara appare piuttosto centrato, soprattutto con il rovescio, anche se, per usare un’espressione calcistica, non eccessivamente preciso in fase di realizzazione. Il primo break arriva comunque abbastanza presto, alla prima occasione disponibile (una rarità questa per lo svizzero) sul 3-3, quando Kohlschreiber cede il servizio da 40-0 cedendo nove punti consecutivi, molti dei quali non certo per colpa sua. Il primo set va in archivio dopo 38 minuti al terzo set point, dopo che il tedesco si è fatto apprezzare per una risposta di rovescio “laser”, e non prima che il DJ dell’Arthur Ashe abbia avuto modo di salutare la presenza (abbastanza frequente peraltro) di Justin Timberlake con “Bye, bye, bye” uno dei suoi primi successi ai tempi degli ‘NSYNC.

Dopo tre quarti d’ora inusuali per lui, con 100% di realizzazione sulle palle break (1/1) e di successo sui “challenge” (3/3), Federer mette un po’ le cose a posto provando a sciupare uno 0-40, ma una volée in rete a campo piuttosto aperto di Kohlschreiber gli consegna il break del 3-2, che viene raddoppiato due game più tardi grazie una serie di diritti vincenti d’annata. Sessantasei minuti e siamo due set a zero per Federer.

Mentre il boato del GrandStand per il trionfo di del Potro pervade l’Arthur Ashe, Federer si concede un Medical Timeout fuori campo nell’intervallo tra il secondo ed il terzo set. Niente aveva fatto pensare che lo svizzero potesse avere qualche problema, e Kohlshcreiber non sembra per nulla rinfrancato da questo fatto: la faccia è già il ritratto della sconfitta, così come quella del suo sparutamente popolato box. Salva una palla break rimontando da 0-30 sul 2-2, riacchiappa il turno di battuta dopo aver perso i primi due “quindici” anche sul 4-4, ma sul servizio di Federer si gioca sempre pochissimo. Il terzo “0-30” del set, quello sul 5-5, è quello fatale: un passante di rovescio lasciato sfilare che atterra sulla riga di fondo sancisce il break decisivo.

Si avrà quindi una ripetizione della finale 2009 tra Federer e del Potro: sarà questo uno dei due ultimi ostacoli da superare prima di avere il “Fedal XXXVIII” che organizzatori e ESPN disperatamente vogliono. E forse anche qualche tifoso.

Risultati:

A. Rublev b. [9] D. Goffin 7-5 7-6(5) 7-5
[1] R. Nadal b. A. Dolgopolov 6-2 6-4 6-1
[24] J.M. del Potro b. [6] D. Thiem 1-6 2-6 6-1 7-6(1) 6-4
[3] R. Federer b. [33] P. Kohlschreiber 6-4 6-2 7-5

Nadal stende Dolgopolov, ora Rublev

Speedy Pliskova. Gioia USA con Keys e Vandeweghe

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US Open day 9: i quarti delle sorprese. Venus vs Kvitova da non perdere http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/05/us-open-preview-day-9-quarti-delle-sorprese-kvitova-venus-da-non-perdere/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/05/us-open-preview-day-9-quarti-delle-sorprese-kvitova-venus-da-non-perdere/#respond Mon, 04 Sep 2017 22:02:07 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=220783 Querrey, Anderson, Carreno Busta e Schwartzman per vivere il sogno. Petra e Williams a darsi battaglia]]>

Torneo maschile

[12] P. Carreno Busta (ESP) vs [29] D. Schwartzman (ARG) (incontro inedito)

Il primo è professionista dal 2009, il secondo dal 2010 ma di fatto non hanno mai incrociato le racchette su un campo da tennis. Lo faranno in un quarto slam: il primo della carriera per l’argentino mentre lo spagnolo ha già assaporato il piacere pochi mesi fa al Roland Garros. Sarà un’occasione diversa perchè questa volta, malanni fisici a parte, non ci sarà Rafael Nadal dall’altra parte della rete. E non è poca cosa. La situazione paradossale è che nessuno dei due avrebbe preferito di meglio. Gli ultimi otto agli Us Open del 2016 furono: Djokovic, Tsonga, Pouille, Monfils, del Potro, Wawrinka, Nishikori e Murray. Nulla a che vedere con questo quarto. Parliamo di un’edizione particolare, è vero ma da queste parti si rischia davvero di fare la storia, lo sa Carreno come lo sa Schwartzman e di certo nessuno dei due mollerà di un centimetro. Anche i numeri parlano di estremo equilibrio e, soprattutto di bilanci negativi. Negli slam, prima di New York Carreno è 13-15, Schwartzman  addirittura 6-13. Sul cemento le cose non cambiano il primo vanta uno score di 43-44 e il secondo 20-23. L’occasione della vita? Assolutamente sì!

[17] S. Querrey (USA) vs [28] K. Anderson (RSA) (8-6 Querrey)

’08 Las Vegas (U.S.A.) Hard F Sam Querrey 4-6 6-3 6-4
’09 London/Queen’s Club (Great Britain) Grass R32 Sam Querrey 7-5 6-3
’10 Los Angeles (U.S.A.) Hard R16 Sam Querrey 7-6(8) 4-6 6-0
’10 ATP Masters 1000 Toronto (Canada) Hard R32 Kevin Anderson 7-6(4) 4-6 6-4
’11 ATP Masters 1000 Rome (Italy) Clay R64 Sam Querrey 7-6(1) 1-0 ret
’12 Memphis (U.S.A.) Hard R16 Sam Querrey 7-6(4) 6-4
’12 ATP Masters 1000 Miami (U.S.A.) Hard R64 Kevin Anderson 6-3 6-7(3) 6-3
’12 Houston (U.S.A.) Clay R16 Kevin Anderson 7-6(3) 3-6 7-6(2)
’12 Washington (U.S.A.) Hard QF Sam Querrey 6-4 6-4
’14 Acapulco (Mexico) Hard R16 Kevin Anderson 7-6(2) 6-4
’14 Winston-Salem (U.S.A.) Hard R16 Sam Querrey 7-6(4) 6-4
’15 ATP Masters 1000 Miami (U.S.A.) Hard R64 Kevin Anderson 6-7(5) 7-6(3) 6-4
’17 Wimbledon (Great Britain) Grass R16 Sam Querrey 5-7 7-6(5) 6-3 6-7(11) 6-3
’17 ATP Masters 1000 Montreal Hard R16 Kevin Anderson 6-4 6-1

Other Meeting

’07 Sacramento CH (U.S.A.) Hard R32 Sam Querrey 6-3 3-6 6-3

Se si cerca sul calendario la definizione equilibrio oggi si troverà scritto “vedi Querrey contro Anderson”. E’ vero l’americano conduce 8-6 quindi qualche volta l’ha spuntata di più ma parliamo pur sempre di un quarto slam, match che può fare storia a sé. Come giusto che sia ognuno ha dei punti a favore e la sfida di Montreal non può non esserlo per Anderson che ha lasciato appena cinque giochi al suo avversario, anche lì però troviamo delle attenuanti come il fatto che Querrey arrivasse in Canada dopo il titolo a Los Cabos quindi con una striscia di sei match vinti. Alla quale si aggiunge la semifinale di Wimbledon, tutt’altro che poca roba. Importante anche lo score del sudafricano sul cemento americano: finale a Washington e quarti in Canada, sempre sconfitto da Zverev. Parliamo di due tennisti che il cemento lo calpestano discretamente. Anche qui, come sopra, parliamo di occasione mastodontica per la carriera. Anderson troverebbe la sua prima semi slam mentre Querrey bisserebbe quella di Wimbledon. Chi l’avrebbe solo immaginato all’alba di questa stagione?

Torneo femminile

S. Stephens (USA) vs [16] A. Sevastova (LAT) (incontro inedito)

Probabilmente il quarto di finale più sorprendente del tabellone femminile. Da un lato la splendida cavalcata estiva di Sloane Stephens, capace di cogliere due semifinali consecutive a Toronto e Cincinnati che le hanno permesso di presentarsi a New York tirata a lucido e di nuovo fiduciosa dei propri mezzi. Dall’altra parte Anastasija Sevastova cercherà di migliorare il risultato dello scorso anno (quando raggiunse i quarti sconfiggendo, tra le altre, anche la numero 3 del mondo, Garbine Muguruza). Non ci sono precedenti tra le due, il che rende la sfida ancora più misteriosa e di difficile lettura. Sicuramente il sostegno del pubblico giocherà a favore di Stephens che, anche in virtù dei recenti risultati, parte leggermente favorita, ma occhio alla lettone che ha dimostrato di essere una lottatrice e soprattutto di saper cogliere le opportunità con grande personalità, come dimostra la vittoria in rimonta su Maria Sharapova in ottavi di finale. Vincendo, Stephens rientrebbe prepotentemente tra le prime 40 giocatrici del mondo ( per la precisione sarebbe numero 34, con un balzo di 900 posizioni dal 7 agosto), mentre Sevastova migliorerebbe il proprio best ranking ( numero 15) in attesa dei risultati di Vandeweghe e Keys.

[9] V. Williams (USA) vs [13] P. Kvitova (CZE) (4-1 Kvitova)

2014 Pechino R16 Petra Kvitova Hard W/O
2014 Wimbledon R3 Petra Kvitova Hard 5-7 7-6(2) 7-5
2014 Doha R2 Petra Kvitova Hard 6-2 2-6 7-6(7)
2013 Tokyo SF Petra Kvitova Hard 3-6 6-3 7-6(2)
2012 Miami R2 Venus Williams Hard 6-4 4-6 6-0
2008 Memphis R1 Petra Kvitova Hard 2-6 6-4 6-3

Il quarto di finale “nobile” della parte bassa vede opposte Venus Williams, che come Federer non vuole proprio saperne di cedere all’età che avanza, e Petra Kvitova, che sembra aver ritrovato lo smalto dei bei tempi dopo la tragica aggressione dell’anno scorso. La sorella maggiore di Serena è determinata a non deludere le aspettative del pubblico di casa e le due finali Slam del 2017 ( a Melbourne e a Wimbledon) sono un biglietto da visita di tutto rispetto. Dall’altra parte della rete troverà una Kvitova reduce dalla convincente vittoria contro la campionessa di Wimbledon e numero uno in pectore, Garbine Muguruza, e capace di sconfiggerla in quattro dei loro cinque precedenti incontri. Entrambe amano tenere in mano il pallino del gioco e condurre lo scambio, perciò si prospetta una affascinante gara all’ultimo vincente dove anche la tenuta fisica giocherà un ruolo importante. In caso di vittoria, Venus diventerebbe la giocatrice più anziana a raggiungere le semifinali qui a New York, mentre Kvitova si riaffaccerebbe in top-10.

A cura di Enrico Serrapede e Lorenzo Colle

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US Open: Nadal stende Dolgopolov, quarti contro uno splendido Rublev http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/04/us-open-nadal-dolgopolov-goffin-rublev/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/04/us-open-nadal-dolgopolov-goffin-rublev/#respond Mon, 04 Sep 2017 18:18:44 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=220616 Prestazione perfetta di Rafa. L'ucraino non ha risposte contro l'attenzione e l'intensità dello spagnolo. Avrà Rublev, il più giovane ai quarti dai tempi di Roddick nel 2001]]>

[1] R. Nadal b. A. Dolgopolov 6-2 6-4 6-1 (da New York, il nostro inviato Luca Baldissera)


Dopo l’autentica lezione inflitta da Karolina Pliskova a Jennifer Brady, 6-1 6-0 in tre quarti d’ora, scendono in campo sul centrale, e di sicuro sono un po’ affannati perchè un match così breve era difficile da immaginare, lo spagnolo Rafael Nadal (31 anni, 1 ATP) e l’ucraino Alexandr Dolgopolov (28 anni, 64 ATP). Rafa strafavorito, ovviamente, ma Alex sta giocando bene, e un paio di partite (sulle sei totali contro lo spagnolo) le ha portate a casa in passato, Queens 2015 e Indian Wells 2014. Il maltempo è un ricordo, è una splendida giornata di sole, calda il giusto, e piuttosto ventilata. Oggi è il Labour Day, l’equivalente del nostro primo maggio, la giornata festiva ha incoraggiato molti newyorkesi a optare per il tennis, c’è parecchio pubblico.

Non è un bell’inizio di match, in particolare Alex pare un po’ spaesato, Rafa fa il suo e nulla più. Il che non è mai poco, intendiamoci. Un doppio fallo e un brutto errore costano il break a Dolgopolov nel terzo game, 2-1 e servizio Rafa, un doppio falle e un paio di gratuiti mettono nei guai Nadal tre game dopo, quando lo spagolo, alla battuta in vantaggio per 3-2, annulla due palle del controbreak e poi allunga 4-2. Sta cominciando a viaggiare meglio, il dritto di Rafa, mentre Alex si limita a sparare alcune cannonate estemporanee, ma rimane molto impreciso. Ci sono così altre due palle break in favore dello spagnolo, che trasforma la seconda con un gran rovescio diagonale, 5-2. Il pubblico apprezza e inizia a scaldarsi anch’esso, come sempre durante le partite di Nadal i “Vamos Rafa!” piovono dalle tribune in modo quasi incessante. Quello che fa più male a Dolgopolov è lo sventaglio di dritto a uscire di Nadal (se è per quello fa male a tutti), ma in particolare l’ucraino sembra leggerlo sempre in ritardo, e su quel tipo di pallata, se non anticipi almeno di un istante lo spostamento sei fritto. Rafa se ne rende conto, da fine stratega qual è, e mette a segno tre dritti vincenti consecutivi, chiudendo poi con il servizio il primo set, 6-2.

Nel secondo parziale, il tennis sincopato e fatto di accelerazioni improvvise e difficilmente leggibili di Alex inizia a ingranare un po’ di più, soprattutto l’ottimo servizio con lancio basso e mulinello anticipato (5 ace nel set), ma per questo Nadal non basta. Dopo aver annullato una palla break nel primo gioco, Dolgopolov riesce a condurre fino al 4-4, quando Rafa piazza un break chirurgico per poi chiudere 6-4 tenendo la battuta a zero. Ottimo in questa fase lo spagnolo, sia di testa che di braccio.

La tendenza favorevole a Nadal continua nel terzo set, con Alex messo all’alngolo dalla pressione sempre più intensa di Rafa, e fulminato da gran passanti non appena prova ad attaccare. In 20 minuti, e un solo game lottato, il secondo sul servizio di Dolgopolov, Nadal sale 4-0 con due break, e un parziale di 20 punti a 8. Il match, incredibilmente dato il punteggio, non è affatto male dal punto di vista tecnico, ma è uno show dello spagnolo, che colpendo rilassato dallo schiacciante vantaggio fa vedere tutto il meglio del suo repertorio, intervallato da sprazzi da gran colpi dell’ucraino, che tira a braccio sciolto anche lui, per il motivo opposto. La fine, scontata (6-1 per la cronaca), porta Rafa ai quarti di finale, in attesa di Andrey Rublev o David Goffin, nell’attimo in cui scrivo il giovane russo è avanti 2 set a zero.

A. Rublev b. [9] D. Goffin 7-5 7-6(5) 6-3 (Lorenzo Colle)

Non si vuole fermare la corsa di Andrej Rublev (53 ATP) che elimina la testa di serie numero 9, David Goffin (14 ATP), al termine di una partita bruttina, fortemente condizionata dalle condizioni fisiche del belga e dall’ottusità strategica del russo. Rublev approda per la prima volta ai quarti di finale di un Major e se la vedrà col numero uno del mondo, Rafael Nadal (nessun precedente), nella più classica delle prove del nove dal sapore di scontro generazionale. Rublev è il più giovane a raggiungere i quarti di finale in questo torneo in 16 anni (Andy Roddick, 2001).

I primi tre giochi del match scivolano via rapidi a favore del giocatore al servizio. Sul 2-1, Rublev costringe l’avversario a un game da dodici punti, ma non riesce a procurarsi palle break. La partita stenta a decollare: Goffin si muove con la timorosa economia dei movimenti tipica di chi è reduce da un infortunio, mentre Rublev cerca di spingere appena può, ma è troppo incostante. Si procede senza scossoni fino al 5-5, quando il belga riesce faticosamente a ottenere una chance di break, sulla quale però sotterra un rovescio. Dopo lo scampato pericolo, Rublev piazza tre accelerazioni di dritto delle sue e si porta a casa il parziale col punteggio di 7-5. 

Alla vigilia del secondo set, il timore è che il belga possa aver accusato la fiammata finale del russo, soprattutto considerando che, se la partita si allunga, difficilmente potrà fare gara di fisico e resistenza col suo più giovane avversario. Invece Goffin rientra in campo molto deciso e, nel primo gioco, fulmina Rublev con due risposte vincenti grazie alle quali riesce a portarsi in vantaggio. I break diventano due pochi minuti dopo, sempre per merito di risposte molto profonde che colgono il biondo moscovita impreparato. Rublev, molto nervoso in questi primi giochi, ricomincia a spingere su ogni colpo e stavolta trova il campo, recuperando uno dei due break di svantaggio. Goffin, visibilmente condizionato dalla caviglia, ora fatica a tenere il ritmo forsennato del russo e si fa raggiungere sul 3-3. Il belga gioca praticamente da fermo ed è tenuto a galla solo dalla cecità tattica di Rublev, che invece di farlo muovere, si ostina a tirare forte e basta. Goffin si appoggia benissimo sulle pallate dell’avversario, producendo molti vincenti, ma non si sa per quanto possa andare avanti così. Incredibilmente si approda al tiebreak ed è Rublev ad aggiudicarselo per 7 punti a 5, al termine di una inguardabile serie di errori non forzati da parte di entrambi.

Il break in avvio di terzo set di fatto chiude il match, nonostante l’impegno e la grinta di un Goffin davvero encomiabile. Il belga trova qualche buona risposta e qualche estemporanea accelerazione, ma può fare ben poco nelle sue condizioni. Il sipario cala nell’ottavo gioco sull’ennesimo dritto al fulmicotone del russo: 7-5 7-6 6-3 in due ore e cinque minuti.

Risultati:

A. Rublev b. [9] D. Goffin 7-5 7-6(5) 6-3
[1] R. Nadal b. A. Dolgopolov 6-2 6-4 6-1
[24] J.M. del Potro b. [6] D. Thiem 1-6 2-6 6-1 7-6(1) 6-4
[3] R. Federer b. [33] P. Kohlschreiber 6-4 6-2 7-5

Speedy Pliskova. Gioia USA con Keys e Vandeweghe

Roger perfetto, trova l’eroe del Potro

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US Open: speedy Pliskova. Gioia USA con Keys e Vandeweghe http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/04/us-open-pliskova-keys-svitolina-vandeweghe-safarova-kasatkina/ http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/04/us-open-pliskova-keys-svitolina-vandeweghe-safarova-kasatkina/#respond Mon, 04 Sep 2017 16:20:21 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=220615 Bastano 48 minuti a Karolina per dominare la povera Brady. Ai quarti troverà Coco. Svitolina (battuta da Keys) saluta la corsa al n.1. Kanepi supera Kasatkina]]>

[1] K. Pliskova b. J. Brady 6-1 6-0 (Tommaso Voto)

Finalmente un pomeriggio tranquillo per la n.1 del seeding  Pliskova, che annienta l’americana Brady con i suoi fendenti piatti e potenti ed approda ai quarti di finale degli US Open, dove attende la vincente della sfida tra Vandeweghe e Safarova. È stato un assolo  quello della tennista di Louny, tuttavia le perplessità sul suo stato di forma restano, anche perché il test Brady è stato decisamente poco probante. Il 4-0 iniziale é già un macigno per Jennifer, che manca di esperienza e di tecnica per reggere le bordate della sua avversaria, che, pur con qualche svarione, tiene il servizio ed annulla le opportunità di controbreak. Chiuso il primo parziale con un rotondo 6-1, le difficoltà della ragazza di Harrisburg sono continuate, soprattutto perché c’è  scoramento e un’evidente confusione tattica. Tutto scorre rapidamente, la ceca va subito avanti nel punteggio anche nel secondo set e l’incontro si spegne del tutto. Anche l’Arthur Ashe non riesce a motivare la tennista di casa che mestamente stringe la mano alla ceca e si avvia negli spogliatoi.

Questi US Open per Brady restano comunque positivi, infatti oltre al quarto turno da lunedì entrerà nella top 70 (probabilmente intorno alla 65esima posizione). Un best ranking che certifica i passi avanti già visti in Australia. Discorso diverso per Karolina, che supera il turno agevolmente ma non è ancora chiaro il suo potenziale effettivo. Contro avversarie più solide servirà attenzione, mobilità e convinzione, elementi, che per ora, latitano nel gioco della ceca. Questa vittoria è importante per il morale della Pliskova e per la sua corsa al n.1 del ranking, che si sta trasformando in un thriller estivo decisamente interessante. È ormai una gara ad eliminazione diretta, in cui alcune candidate al trono cadono sotto i colpi di ex-vincitrici slam, (Halep che perde da Sharapova e Muguruza da Kvitova), altre arrancano tra condizione fisica deficitaria (Kerber) e limiti tecnici evidenti (Wozniacki). È stata la sconfitta della spagnola, sorpresa dalle saette di una rediviva Petra, a rimescolare nuovamente le carte, in quanto Muguruza resta in testa alla race, ma può essere superata da Pliskova, in caso di finale, e da Svitolina se arriva in semi. L’eventuale semifinale tra Karolina ed Elina decreterebbe sia la finalista che la nuova regina del tennis, ma è chiaro che il “feticcio” n.1 sia importante, soprattutto dal punto di vista mediatico, ma è il titolo slam il vero obiettivo per Pliskova.

[20] C. Vandeweghe b. L. Safarova 6-4 7-6(2) (Antonio Ortu)

Vince senza brillare Coco Vandeweghe. Batte in due set Safarova guadagnandosi i quarti di finale a New York, tra il suo pubblico, per la prima volta in carriera. Quarto di finale numero quattro per lei in totale negli Slam, dove la attende la numero uno del mondo Karolina Pliskova. Da sottolineare il fatto che a Flushing Meadows non aveva mai passato il secondo turno. Coco, t.d.s. 20, trova così la seconda vittoria su Safarova in cinque confronti, entrambe centrate negli Slam. Per Lucie a fine match c’è qualche rimpianto per non aver concretizzato tre palle break nel primo e un break di vantaggio nel secondo. Era la terza giocatrice ceca nel quarto turno dello US Open, il che non accadeva da 26 anni. Mentre gli Stati Uniti ne vantavano cinque agli ottavi, dopo 14 anni.

Vandeweghe vince i primi sei punti dell’incontro, ma la giocatrice ceca utilizza il suo buon servizio per entrare in partita. In due game piuttosto mal giocati da parte di Coco, il terzo e il quinto, Lucie si guadagna palla break, ma non riesce a iniziare lo scambio e viene costretta all’errore dalla potenza della numero 20 del seeding. Safarova trova qualche difficoltà a ribattere il servizio dell’avversaria: nonostante quest’ultima metta in campo una prima su due, anche la sua seconda dà molto fastidio alla ceca. Vandeweghe non è da meno, oggi non del tutto a suo agio nella sua terza partita di fila sul centrale di Flushing Meadows. Ancora imprecisa nel suo turno, è costretta ad annullare una terza palla break sul 4-4, la più pericolosa, raccogliendo un’altra risposta sbagliata di Safarova. Perso il game chiave, Lucie accusa il colpo, serve poche prime e commette tre errori che le costano il primo set. 6-4 per Coco, cinica.

La finalista al Roland Garros 2015, che poteva fare meglio nella prima frazione, inizia il secondo abbastanza bene, pur commettendo degli errori nei turni di risposta che avrebbero messo pressione su Vandeweghe. Sotto 2-1 con tre vincenti si porta 40-0, ma concede da lì una delicata palla break, senza che la giocatrice di New York abbia fatto granché. La prima di servizio arriva provvidenziale: 2-2. Dopo essersi salvata, Safarova trova un meritato break, il primo del match per lei. Però Coco reagisce immediatamente e fa pagare cara la poca incisività della seconda di servizio a Lucie, trovando il controbreak. Vinto con attenzione il settimo game ai vantaggi, Vandeweghe si ritrova anche a due punti della vittoria, ma la mancina ceca, seppur titubante, si tira fuori dai guai e approda al tie-break. Sul 3-2, Safarova è costretta all’errore a rete e non vincerà più un punto da lì in poi. Con un ace, l’allieva di Pat Cash vince la partita in due set tirati dopo 1 ora e 40. Ora la attende una sfida intrigante, che infiammerà il pubblico statunitense, contro Karolina Pliskova. I precedenti dicono due vittorie per parte, l’ultima di Karolina sull’erba di Stoccarda, ma Vandeweghe (tra l’altro sicura di best ranking lunedì prossimo e speranzosa di diventare la numero uno USA) ha vinto a Wimbledon l’unico meeting negli Slam.

[Q] K. Kanepi b. D. Kasatkina 6-4 6-4 (Roberto Ferri)

La “ammazza Ostapenko” Daria Kasatkina (n. 38 WTA, 20 anni) oggi era chiamata alla prova di maturità negli ottavi di finale dello US Open contro l’estone Kaia Kanepi (n. 418, 32 anni), ultima superstite delle giocatrici giunte dalle qualificazioni e l’ha fallita nettamente, sia tatticamente sia tecnicamente. Non inganni comunque il ranking infimo di Kanepi: l’estone giunse al numero 15 del mondo nel 2012 prima che dolorosi e seri problemi alle piante dei piedi la costringessero a un lungo periodo di inattività.

La russa in avvio mostra la malizia di una veterana quando sceglie di mandare al servizio la lettone dopo aver vinto il sorteggio. Kanepi, infatti, ancora fredda perde subito la battuta e riesce a riportarsi in parità solo dopo quattro game grazie ad una tattica molto aggressiva favorita da un atteggiamento passivo di Kasatkina. Le potentissime sbracciate di diritto di Kanepi avranno deliziato il suo ex compagno di allenamento Gerd Kanter, discobolo di chiara fama e suscitato l’invidia di del Potro, ma la nativa di Togliatti (un po’ di Italia anche per noi) le si offre con la condiscendenza di un agnello sacrificale, senza neppure abbozzare un tentativo di difesa che vada oltre la speranza di qualche errore gratuito. Che la gigantessa lettone per la verità commette, ma ampiamente compensato da un’infinità di vincenti. Il primo parziale termina con due game all’incontrario, ovvero vinti a zero dalla giocatrice in risposta. Che la WTA debba riflettere sulla possibilità di introdurre qualche regola a protezione della giocatrice al servizio?

Con discutibile scelta tattica Kasatkina anche nel secondo set continua, per ragioni chiare solo a lei, a consentire a Kanepi di sparare il suo diritto giocandolo da ferma, pur dopo aver usato con successo qualche slice lungolinea a inizio del parziale. Ottiene quindi di farsi togliere subito il servizio e di trovarsi 1-4 in pochi minuti. Settimo game oggetto di fiera contesa tra le due ostrogote; in un tripudio di diritti vincenti, errori tattici e orrori tecnici durato circa dieci minuti e 26 punti, la giovinetta russa si riporta vanamente in teorica parità, poiché subito dopo riconsegna il servizio a Kanepi che, forse commossa da tanta generosità, glielo rende prontamente sul 5-3!

Ma non è giornata di gloria per l’under 21. Sospinta dall’ennesimo diritto lettone contro i teloni di fondocampo, Kasatkina mette fuori un passante di rovescio e consegna a Kanepi i quarti di finale degli US open, ai quali approda sette anni dopo la prima volta. Saranno la Svitolina oppure la Keys a provare a sbarrarle il passo verso la semifinale. Ma già così la sua avventura ha il sapore di una fiaba.

 

[15] M. Keys b. [4] E. Svitolina 7-6(2) 1-6 6-4 (Michele Trabace)

Con un coraggio immenso e con la bolgia dell’Arthur Ashe Madison Keys supera in 3 set Elina Svitolina. La ragazza americana, allenata da Lindsay Davenport, si libera dalle sue paure proprio nel momento topico del match, ribaltando l’esito dell’incontro che pareva stesse andando a favore dell’ucraina. Invece è Keys a irrompere nei quarti di finale degli US Open per la prima volta in carriera e forse può essere il momento della verità per la sua stagione. Finisce qui la corsa al primo posto del ranking mondiale per la numero 4 del seeding, capace come mai nessuno prima di vincere tre titoli premier five nel corso della stagione (DubaiRoma e Toronto), ma che oggi nel momento decisivo si è fatta travolgere. Prima di questo appassionante scontro tra le due c’era un solo precedente, disputato a New Haven nel 2015 e vinto da Keys.

Parte forte dai blocchi la recente vincitrice del torneo di Stanford che va avanti subito 3 a 0, Svitolina si riassesta e trova il contro-break, portandosi sul 2 a 3. La statunitense strappa nuovamente il servizio alla sua avversaria, la quale per la seconda volta riequilibria le sorti di questo set, andando sul 4 pari. Madison rischia di vedersi sorpassata quando nel nono game si salva da 15-40, Svitolina non ne approfitta e si arriva al tie-break per decidere l’esito di questa prima frazione: Keys è magistrale nel portarsi sul 5 a 0 grazie in successione ad una spettacolare stop volley di rovescio, un diritto vincente lungolinea ed un rovescio altrettanto vincente e ancora lungolinea, indirizzando cosi il tie-break, vinto poi per 7 punti a 2 al secondo set point utile con un rovescio che si stampa sul nastro da parte di Svitolina. La reazione della nativa di Odessa è veemente, con un parziale di 5 giochi consecutivi vola rapidamente sul 5 a 0, chiudendo poco dopo 6-1 il secondo set con una volée di rovescio. Si va al terzo e decisivo set.

La contesa ora si fa serrata, nei primi turni di servizio entrambe sono costrette ad annullare diverse palle break (2 Keys e 3 Svitolina) per mantenere il proprio turno di battuta. La prima ad allungare è Elina, la quale ottiene un prezioso break nel quinto game e riesce a difenderlo, seppur a fatica, allungando sul 4 a 2. Keys sembra poter cedere, ma nel momento di massima difficoltà, torna in partita lasciando andare tutti i colpi e ribaltando la situazione sul 5 a 4 in suo favore. Svitolina avverte tutta la pressione, l’americana esalta i suoi connazionali con un altro game disputato in maniera aggressiva e al primo match point, con un rovescio lungolinea vincente, può esplodere dopo due ore di gioco la gioia liberatoria di Keys accompagnata da tutti gli spettatori dell’Arthur Ashe. È dunque lei a qualificarsi per i quarti di finale dove troverà Kanepi, con la quale nell’unico precedente ha perso nel 2015 a Madrid.

Risultati:

[1] Ka. Pliskova b. J. Brady 6-1 6-0
[20] C. Vandeweghe vs L. Safarova 6-4 7-6(2)
[Q] K. Kanepi b. D. Kasatkina 6-4 6-4
[15] M. Keys b. [4] E. Svitolina 7-6(2) 1-6 6-4

Roger perfetto, trova l’eroe del Potro

Nadal stende Dolgopolov, ora Rublev

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