UBITENNIS http://www.ubitennis.com Tennis in tempo reale Mon, 19 Feb 2018 23:28:00 +0000 en-US hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.5 La grandezza di Roger, la crisi di Zverev e Ostapenko http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/la-grandezza-di-roger-la-crisi-di-zverev-e-ostapenko/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/la-grandezza-di-roger-la-crisi-di-zverev-e-ostapenko/#respond Mon, 19 Feb 2018 17:51:19 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245453 I 10 numeri della settimana: Federer imbattuto nel 2018, due giovani campioni in difficoltà. Disastro Carreno Busta, il difficile rientro di Stan Wawrinka]]>

0 – le volte, prima di quest’anno, in cui Roger Federer aveva iniziato una delle stagioni della sua ventennale carriera, centrando l’accoppiata Melbourne- Rotterdam. Il più importante torneo olandese, giunto alla 45a edizione, era stato vinto dal nuovo numero 1 del mondo già nel 2005 (in finale contro il suo attuale coach, Ivan Ljubicic) e nel 2012 (sconfiggendo in finale Del Potro). Furono anni nei quali Roger aveva però mancato la vittoria nel Major Down Under, fermandosi in semifinale (nel 2005 sconfitto da Safin, nel 2012 da Nadal). L’ ABN Amro World Tennis Tournament , appartenente alla categoria degli ATP 500, è una competizione prestigiosa, vinta da campioni come Arthur Ashe, Jimmy Connors, Björn Borg, Boris Becker, Stefan Edberg,Yevgeny Kafelnikov, Richard Kraicek, Lleyton Hewitt e Andy Murray (ma anche dal nostro Omar Camporese, nel 1991), alla quale il campionissimo di Basilea, aveva partecipato ad eccezione del 2000, dal 1999 al 2005, per poi tornarvici solo nel 2012 e nel 2013 (quando perse da Benneteau), ottenendo anche una finale nel 2001, non ancora ventenne, persa da Nicolas Escude. La possibilità concreta di tornare numero 1 del mondo, semplicemente arrivando in semifinale a Rotterdam, ha convinto Roger a tornare a giocare un torneo che nel 1999 fu per lui importante: da 243 del mondo, sette giorni prima a Marsiglia aveva onorato la wild card degli organizzatori e battuto Carlos Moya, allora 5 ATP. In Olanda passò dalle quali, ottenne la sua seconda vittoria contro un top 30 (il ceco Ulirach) per poi arrendersi nei quarti in 3 set molto lottati al numero 2 del mondo, Kafelnikov. Con il trofeo vinto in terra olandese, il campione svizzero porta a 12 la striscia consecutiva di vittorie nel 2018 e dà- anche se non ne aveva nemmeno un pò bisogno- ulteriore conferma di come abbia meritato un mese fa in Australia, al di là dell’ottimo tabellone avuto. Qualche settimana fa in questa rubrica avevamo sottolineato come non era mai capitato, prima degli Australian Open 2018, che Roger avesse dovuto sconfiggere un solo top 15 per vincere uno dei suoi precedenti 19 Majors. Il nettissimo successo in finale a Rotterdam sul quinto giocatore al mondo (da oggi quarto), Dimitrov, apparso a Rotterdam ritrovato e quasi nella sua miglior versione – per arrivare a sfidarlo, Federer aveva dovuto sconfiggere un solo top 40, Kohlschreiber- aiuta con i numeri a dire quel che era già evidente con la logica e la conoscenza del gioco. Con la forma fisica e la leggerezza psicologica mostrate anche in questo 2018, non vi è tabellone complicato che possa essere un ostacolo insormontabile per Roger. Finchè dura, non resta che godersi con gratitudine lo spettacolo.

1 – le finali, questa settimana a Doha, raggiunte da Garbine Muguruza da quando, al termine degli ultimi US Open (dove fu sconfitta negli ottavi da Kvitova), per la prima volta è diventata numero 1 al mondo, traguardo mantenuto per 4 settimane. La corona di regina del tennis non ha portato bene alla 24enne spagnola, che da metà dello scorso settembre in poi non era stata più capace di vincere tre partite di fila nei sette tornei ai quali aveva partecipato prima di arrivare in Qatar, anche a causa di una condizione fisica incerta, che in questi mesi l’ha obbligata a due ritiri in partita in corso, oltre che a concedere un waalk over. Nel Qatar la campionessa in carica di Wimbledon è tornata in campo dopo l’amara sconfitta al secondo turno degli Australian Open contro la Hsieh, allora 88 WTA, centrando così la nona finale in carriera, la prima dopo quella vincente contro la Halep a Cincinnati. Garbine, in un Premier che vantava otto delle prime nove giocatrici al mondo in tabellone, ha avuto un bye al primo turno e ha esordito al secondo turno contro la Duan, 105 WTA, eliminata con il punteggio di 6-3 6-4. La numero 4 del mondo ha riservato un punteggio ancora più severo (6-0 6-4) negli ottavi alla Cirstea, 38 WTA; mentre molto più sofferta (3-6 6-1 6-4) è stato il successo su Caroline Garcia. 7 WTA. In semifinale, il forfait di Simona Halep le ha permesso un facile accesso alla finale. Qui, una buona prova non le è bastata per vincere il sesto trofeo della carriera: la Kvitova in versione monstre di questo periodo (dopo il 10-8 al terzo con il quale la Petkovic l’ha eliminata al primo turno a Melbourne, sono le 12 le vittorie consecutive della ceca, vincitrice dei titoli Premier di San Pietroburgo e Doha, in mezzo ai quali ha affrontato con successo le due partite di Fed Cup) ha avuto la meglio in 2 e 20 minuti col punteggio di 3-6 6-3 6-4.

2 – le semifinali già raggiunte in carriera da Cici Bellis, 18enne tennista statunitense, nota nel circuito maggiore sin dall’agosto 2014, quando a New York, appena 15enne e da 1208 WTA, fu capace di sconfiggere Dominika Cibulkova, allora 13°giocatrice al mondo e quell’anno finalista a Melbourne. Non fu una prodezza isolata e la tennista di San Francisco sta confermando, con una crescita lenta ma costante, di essere una predestinata nel grande tennis: entrata nelle prime 100 nel novembre 2016, non ne è più uscita, raccogliendo nel suo primo anno in pianta stabile nel circuito maggiore, il 2017, grandi soddisfazioni, sino ad arrivare al 35° posto del ranking WTA lo scorso agosto. Una classifica costruita grazie alle semifinali sull’erba di Maiorca e sul cemento all’aperto del Premier di Stanford, nonché coi quarti sulla terra di Rabat e sull’hard outdoor del Premier di Dubai. Un anno molto importante per la sua crescita, durante il quale si è anche tolta la soddisfazione di eliminare due top 10 come Radwanska e Kutsnetsova, nonché una top 20 del calibro della Kvitova. Tuttavia il Premier 5 di Doha, giocatosi questa settimana, diventa di diritto il miglior torneo della giovane e promettentissima carriera di Cici, che è pure dovuta passare per le quali, dove ha sconfitto 6-0 6-0 la wc locale Al-Naimi, per poi prevalere su Sofya Zhuk, 145 WTA, col punteggio di 6-1 6-3. Nel tabellone principale, come non le era mai capitato sinora, ha trovato la continuità di rendimento necessaria a sconfiggere tre top 25, una delle quali una recentissima numero 1 del mondo. La statunitense ha difatti prima eliminato la Kasatkina, 25 WTA, ritiratasi quando Cici conduceva 7-5 4-1, e ha poi regolato la connazionale Madison Keys, 14 WTA e finalista agli ultimi US Open, col punteggio di 2-6 6-3 6-0. Infine, Cici ha battuto per la prima volta una top 5, Karolina Pliskova, liquidata con lo score di 7-6(4) 6-3. Nulla da fare nei quarti contro la n.2 del mondo Simona Halep, vincitrice nettamente (6-0 6-4).

3 – le vittorie contro top 30 (in 8 incontri), 5 (in 11) contro top 40 e appena 8 su 15 incontri contro un tennista tra i primi 50 della classifica ATP: questi i miseri – per un annunciato campione del tennis- numeri di Alexander Zverev nel periodo successivo alla vittoria nel Masters 1000 di Montreal, in una finale contro un Federer visibilmente acciaccato nella seconda parte della sfida. Come se non bastasse, non si contano le sconfitte sorprendenti per l’ampio divario di classifica: non solo quelle arrivate negli Slam (a NY contro Coric, 61 ATP; a Melbourne da Chung), ma anche quelle nei tornei ATP. Ci riferiamo in particolare a quella di Cincinnati dove, dopo il trionfo canadese, Sasha perse da Tiafoe, 87, e, ultima, quella di questa settimana contro il nostro Andreas Seppi. Si è molto discusso dell’attuale incapacità del tennista di Amburgo di esprimersi nei Majors (un solo ottavo raggiunto, a Wimbledon l’anno scorso, in 12 partecipazioni complessive, nelle quali ha rimediato 4 eliminazioni al primo turno), ma preoccupa maggiormente la crisi di risultati (una sola semifinale, a Pechino) nella quale è caduto dopo il Canada. Netta involuzione.

4 – le sconfitte contro tenniste non incluse nella top 30 e tre le eliminazioni nell’esordio nel torneo in questo 2018 per la campionessa in carica del Roland Garros, Jelena Ostapenko, sesta giocatrice al mondo. Un ruolino di marcia davvero negativo per la 20enne lettone, che pure aveva chiuso bene il 2017, con buoni risultati nella tournée   asiatica (vittoria nell’International di Seoul, semifinali ai Premier di Wuhan e Pechino, una vittoria nel Round Robin delle WTA Finals). Quest’anno, invece, ha vinto solo tre partite -tra l’altro la tennista con la migliore classifica sconfitta è stata la nostra Schiavone, 93 WTA, battuta a Melbourne- e sono state diverse le brutte sconfitte, come quelle ai primi turni di Shenzhen contro Kristyna Pliskova e a Sydney dalla Makarova. A Doha, dove nel 2016 si rivelò al grande pubblico arrivando alla finale -persa contro la Suarez Navarro- dopo essere partita dalle quali, è arrivato il terzo stop stagionale all’esordio: la romena Buzarnescu, 43 WTA, ha avuto la meglio col netto punteggio di 6-1 6-3.

5 – i mesi trascorsi dall’ultima volta nella quale Sam Querrey aveva vinto tre partite di seguito: da New York (US Open) a New York (l’esordiente ATP 250). Nella Grande Mela, lo scorso settembre il 30enne statunitense aveva chiuso degnamente un’ottima estate (semifinale a Wimbledon, titolo a Los Cabos, quarti a New York) che, assieme alla vittoria di marzo all’ATP 500 di Acapulco, il torneo meglio giocato della sua carriera, almeno relativamente livello dei tennisti sconfitti (Goffin, Thiem, Kyrgios, Nadal), lo avevano portato al best career ranking di 12 ATP. Il successo in terra messicana, oltre che il più prestigioso (assieme al Queen’s nel 2010) dei 10 titoli conquistati in carriera, sembrava aver dato una svolta alla carriera di Querrey, che però negli ultimi 5 mesi era parso in crisi. Dopo gli US Open, il tennista nato a San Francisco non era più riuscito a esprimere il suo miglior tennis: era incappato in 4 eliminazioni al primo turno nei 6 tornei ai quali aveva partecipato, perdendo tre volte da tennisti non nella top 60 ATP e vincendo due partite di fila solo a Shanghai. Alla prima edizione del New York Open, Sam, tornato a giocare negli U.S.A. è riuscito a ritrovare buoni risultati. Esentato dal primo turno in qualità di seconda testa di serie, negli ottavi ha liquidato facilmente (6-4 6-3) Youzhny, 94 ATP, e, con qualche difficoltà in più, Ivo Karlovic, 89 ATP, ai quarti, sconfitto col punteggio di 7-6 (5) 7-6(4). In semifinale, Querrey ha avuto la meglio su una sua “bestia nera” come Adrian Mannarino, 25 ATP, sempre vincitore nei tre confronti diretti, eliminato questa volta con lo score di 6-7(5) 7-5 6-3. L’accesso in finale gli ha consentito di provare la rivincita del molto combattuto quarto di finale degli ultimi US Open perso contro il sudafricano, ma nuovamente è stato Kevin Anderson, 11 ATP, ad aver la meglio, questa volta con lo score di 4-6 6-3 7-6 (1), un punteggio che gli ha garantito il quarto titolo in carriera, il primo in condizioni indoor. Ad ogni modo, un torneo positivo per il gigante californiano: eppoi si dice che l’aria di casa non aiuti!

6 – le eliminazioni al primo turno, negli ultimi 8 tornei ai quali ha partecipato, di David Ferrer. Numeri impietosi per l’ex numero 3 del mondo (nel luglio 2013), il quale, quando ad aprile farà 36 anni, si è trovato questa settimana a Rotterdam ad incassare la quarta sconfitta consecutiva contro il non imbattibile (di questi tempi) Alexander Zverev. Da quando, tra luglio e agosto dello scorso anno, tornò alla ribalta del grande tennis e tra i primi 25 al mondo, grazie al 27°titolo in carriera conquistato a Baastad e alle semifinali raggiunte a Cincinnati, si è sostanzialmente spenta la luce per il finalista del Roland Garros 2013. Attenzione a darlo per definitivamente morto, però: l’iberico in questo suo periodo nero ha perso solo da giocatori classificati nella top 50, ad eccezione di due casi (Kukushkin a New York e Edmund, che iniziava però ad esplodere, a Vienna).

10 – le sconfitte rimediate da Pablo Carreno Busta nella partita d’esordio degli ultimi 12 tornei ai quali ha partecipato. Un record negativo davvero incredibile, specie se si considera che ad esserne protagonista è il decimo giocatore al mondo, secondo le classifiche ATP. Una crisi iniziata in seguito a quello che sin qui è stato il traguardo più importante della carriera del 26enne spagnolo, la semifinale agli US Open dello scorso inizio settembre. Da quel momento in poi, un tennista con alle spalle una buona esperienza, una classifica già importante (è arrivato a NY da 19° al mondo) e con 3 titoli (Mosca e Winston Salem 2016, Estoril 2017) e altrettante finali in bacheca, è nei fatti scomparso. Tornato alle gare a ottobre a Pechino, da quel torneo in poi solo a Vienna, dove ha battuto Pella, e a Melbourne – dove è arrivato al quarto turno sconfiggendo Simon e Muller, prima di perdere in 4 set lottati da Cilic- ha vinto partite. Per il resto solo sconfitte, alcune delle quali piuttosto imbarazzanti, come le cinque arrivate contro tennisti non compresi tra i primi 50: è stato sconfitto da Darcis a Pechino, da Medvedev a Mosca, da Mahut (111 ATP !!) a Bercy e quest’anno, nelle prime due tappe del circuito sudamericano sulla terra rossa, da Andrej Martin, 156 ATP, a Quito e, questa settimana, da Garcia Lopez, 69 ATP, a Buenos Aires. Pablo è rimasto a New York.

37 – i mesi trascorsi dall’ultima volta nella quale, come accaduto questa settimana a Rotterdam, Andreas Seppi aveva sconfitto nello stesso torneo tre giocatori inclusi nella top 70. Non accadeva dagli Australian Open 2015, quando il bolzanino aveva sconfitto di seguito Istomin, Chardy e Federer (in quella che forse è stata la vittoria più prestigiosa della carriera), prima di cedere 8-6 al quinto contro Kyrgios. L’eccezionalità dell’impresa di questa settimana per l’allievo di Max Sartori, accaduta negli Slam anche a Wimbledon e AO nel 2013, si comprende anche notando che nei tornei gestiti dall’ATP non si verificava da Eastbourne 2012, quando Andreas arrivò in finale perdendo da Roddick. E dire che Andreas, in nove partecipazioni a Rotterdam non aveva mai fatto particolarmente bene alla Ahoy Arena, se si eccettuano i quarti nel 2012 e soprattutto quelli del 2008, quando ebbe la meglio su Nadal e Hewitt, prima di cedere davanti a Soderling. Tra l’altro Seppi, la cui classifica lo aveva costretto a tentare l’accesso al tabellone tramite le quali, dopo aver vinto 7-6(5) 6-4 al primo turno contro la wc locale Griekspoor, 323 ATP, era stato eliminato al turno decisivo da Klizan, 150 ATP, che aveva guadagnato il main draw col punteggio di 6-3 7-6(2). Ripescato nel tabellone principale per il forfait di Tsonga, ha prima sconfitto 6-4 1-6 6-2 Joao Sousa, 68 ATP contro il quale aveva perso i due precedenti e poi ha avuto la meglio con un netto 6-4 6-3 su Sasha Zverev 4 ATP, tornando al succceso contro un top 5 che, se si esclude il ritiro ad inizio partita di Nishikori ad Halle 2015, risaliva proprio al match contro Federer a Melbourne di quello stesso anno. Nei quarti, la conferma del suo grande momento di forma (Andreas era reduce dal successo del Challenger di Canberra, durante il quale aveva sconfitto 4 top 100, e dagli ottavi a Melbourne) è arrivata sconfiggendo Daniil Medevedev, 57 ATP, col punteggio di 7-6(4) 4-6 6-3. In semifinale, opposto per la decima volta a Roger Federer, appena tornato numero 1 al mondo, Andreas ha giocato un buonissimo match, ma lo svizzero ha guadagnato la finale con il punteggio di 6-3 7-6(3). Peccato che proprio ora Seppi debba fermarsi per la ormai abituale terapia all’anca: il ritorno previsto è per i quarti di Coppa Davis di inizio aprile.

259- la classifica di Tallon Griekspoor, il 21enne tennista olandese che al primo turno di Rotterdam ha sconfitto Wawrinka, 13 ATP. Almeno sin qui, il punto più basso del ritorno nel circuito di Stan the Man, sconfitto in Olanda da un tennista all’esordio assoluto nel circuito maggiore, incapace sinora di fare meglio di una sola semifinale nei Challenger (a settembre scorso) e protagonista solo nei Futures (ne ha vinti 7). Non solo: il giovane olandese era riuscito a sconfiggere, prima di martedì, solo una volta un tennista nelle prime 130 posizioni del ranking ATP. Buio profondo per il numero 2 svizzero, che, da quando a gennaio è tornato in campo dopo l’assenza dal circuito che perdurava da Wimbledon, a causa dell’operazione al ginocchio ha vinto appena tre partite, una solo delle quali contro un top 100, Troicki a Sofia. Preoccupa, per il quasi 33enne di Losanna, che nei tre tornei giocati nel 2018, abbia ottenuto sconfitte contro tennisti dalla classifica sempre peggiore: a Melbourne Sandgren, 97 ATP, a Sofia Mirza Basic, 129 ATP, e, appunto a Rotterdam, Griekspoor, in quella che è stata la sua peggior debacle, in termini di classifica dell’avversario, dal Challenger di Olbia nel 2004, quando perse da Simone Vagnozzi. Di male in peggio.

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ATP Marsiglia: Fabbiano spegne Auger-Aliassime, Benneteau in scioltezza http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/atp-marsiglia-fabbiano-spegne-auger-aliassime-benneteau-in-scioltezza/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/atp-marsiglia-fabbiano-spegne-auger-aliassime-benneteau-in-scioltezza/#respond Mon, 19 Feb 2018 17:50:27 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245478 Thomas Fabbiano domina Auger-Aliassime con savoir faire ed esperienza. Le variazioni e la fantasia di Benneteau sorprendono Jaziri. Forfait di Medvedev, infortunato all'adduttore, al suo posto Stakhovsky]]>

Da Marsiglia, la nostra inviata

Il main draw dell’edizione 2018 dell’ATP di Marsiglia vede opposti alcuni dei giocatori più “anziani” ed esperti del circuito alle nuove stelle del firmamento tennistico. Julien Benneteau, 36 anni e due mesi (il veterano del tabellone), Gilles Simon (33), Tomas Berdych (32), Gilles Müller (34), Nicolas Mahut (36) e Stan Wawarinka (32) saranno confrontati ad alcuni protagonisti della NextGen che hanno risposto presente all’evento provenzale. In lizza all’Open 13 vedremo infatti Sefanos Tsitsipas (19 anni) e Karen Kachanov  (21), all’esordio domani. Quest’oggi invece è sceso in campo il cadetto del torneo, il canadese Félix Auger-Aliassime, classe 2000 (è nato l’8 agosto, lo stesso giorno di Roger Federer). Mentre, in giornata, Daniil Medvedev (22) ha annunciato il forfait a causa di un infortunio all’adduttore ed è stato sostituito dal LL Sergiy Stakhovsky.

Nella giornata inaugurale del torneo, in un derby tra trentenni, Julien Benneteau ha saputo arginare e tenere sotto controllo il tunisino Malek Jaziri, mentre il nostro Thomas Fabbiano, grazie ad un tennis ordinato, ragionato e chirurgico, ha annullato la potenza  e l’irruenza del teen-ager Félix Auger-Aliassime, al suo secondo match ATP qui a Marsiglia.

A Benneteau il derby dei trentenni  – Una delle prime vittorie va ad uno dei beniamini del Palais des Sport, Julien Benneteau. Il Palazzetto comincia ad animarsi nel tardo pomeriggio anche se gli spalti del centrale rimangono ancora parzialmente vuoti. I ristoranti e la brasserie propongono fois gras e frutti di mare e, per adesso, molti spettatori preferiscono gustare le specialità della cucina marsigliese piuttosto che andare a sedersi in tribuna. Benneteau, dopo un inizio indeciso, prende le misure e prende rapidamente le redini del match per liquidare in poco più di un’ora Malek Jaziri (n. 116 del ranking) con lo score di 6-4 6-3. Il neocampione di Coppa Davis, attuale n. 56 ATP, dopo un inizio un po’ zoppicante, trova lo schema giusto per scardinare il tennis offensivo del tunisino. Si tratta del loro primo incontro nel circuito e l’esperienza e le variazioni del tennista transalpino hanno la meglio su un Jaziri inizialmente intraprendente e incisivo ma troppo discontinuo e falloso. Dopo essere stato in svantaggio 2-3 0-40 nel primo set, Julien recupera il gap, pareggia i conti sul 3-3 per poi far suo in 44 minuti il primo parziale per 6-4. Il secondo set scivola via senza intoppi per “Bennet”che non smette di mettere pressione all’avversario prendendogli il tempo con rapide e frequenti discese a rete. Non poteva esserci esordio migliore per il francese; per lui infatti si tratta dell’ultima stagione nel circuito. Al secondo turno se la vedrà con lo spagnolo Roberto Bautista Agut, alla prima posizione del seeding, dopo aver sostituito la precedenta testa di serie n. 1 David Goffin, infortunatosi all’occhio durante la semifinale contro Dimitrov a Rotterdam.

Fabbiano spegne Auger-Aliassime – Con un tennis ordinato ed intelligente, Thomas Fabbiano si regala la prima vittoria nel main draw di Marsiglia. Dall’altra parte della rete una delle rising star del panorama tennistico attuale, il 17enne Félix Auger-Aliassime, enfant prodige del Canada che quest’oggi ha disputato il suo secondo match del circuito ATP grazie ad una wild card. C’era grande attesa per il promettente Félix, giocatore che si sta mettendo in luce per un tennis estremamente aggressivo e dirompente. Tuttavia, il giovanissimo tennista deve ancora fare i conti con l’inesperienza (cosa assolutamente normale vista l’età) poiché fin da subito si lascia andare a troppa fretta; sono tanti, troppi i fendenti a scappare via oltre la linea di fondo o in corridoio. Dotato di un servizio micidiale, Félix, pur muovendosi bene, non riesce a sorprendere Fabbiano che si distingue, invece, per colpi chirurgici e profondi. “Lo sapevo che dovevo avere pazienza contro di lui“, ci ha detto l’azzurro a fine match, “abbiamo un gioco diverso ed ero consapevole che dovevo saper aspettare, sono stato preciso e, a costo di spingere un po’ meno con il servizio, ho voluto tenere gli scambi”.

Nonostante alcune pregevoli soluzioni del canadese, è Thomas a fare la differenza con un ottimo gioco di piedi, palle profonde e millimetriche e un palleggio solido e incisivo. A sprazzi sembra che Auger-Aliassime possa recuperare terreno ma, alla fine, il match è del tennista siciliano con lo score di 6-3 6-4. Il prossimo avversario dell’azzurro sarà una delle rivelazioni della stagione 2017, il bosniaco Damir Dzumhur. “Giochiamo un po’ a specchio“, ci conferma Fabbiano, “siamo molto simili, anche per la struttura corporea. So che sarà un match difficile, con tanti scambi, lui è un giocatore molto solido, ha vinto due tornei alla fine della scorsa stagione e non sarà facile“.

Avanza anche Stefano Travaglia. Il 26enne marchigiano ha superato le qualificazioni e martedì se la vedrà con la wild card francese Hugo Gaston.

 

Tutt i risultati:

[7] D. Dzumhur b. M. Kukushkin 6-7 7-6 6-1

J. Benneteau b. M. Jaziri 6-4 6-3

T. Fabbiano b. [WC] F. Auger-Aliassime 6-3 6-4

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ATP Marsiglia: Stan Wawrinka coach per un giorno http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/atp-marsiglia-stan-wawrinka-coach-per-un-giorno/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/atp-marsiglia-stan-wawrinka-coach-per-un-giorno/#respond Mon, 19 Feb 2018 17:21:30 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245454 Stan Wawrinka e TGV Lyria (treni ad alta velocità svizzeri) promotori di un'esibizione di giovani talenti a Marsiglia]]>

da Marsiglia, la nostra inviata

TGV Lyria è un dei nuovi sponsor ufficiali dell’Open 13 di Marsiglia, giunto quest’anno alla 25a edizione. I treni ad alta velocità Lyria – filiale franco-svizzera gestita per il 74% dalle Ferrovie dello stato francesi (SNCF) e per il 26% dalle Ferrovie Federali Svizzere -, costituiscono infatti per i viaggiatori il principale collegamento tra Ginevra e Marsiglia. Non solo. Illustre testimonial di TGV Lyria è Stan Wawrinka e la società ferroviaria, in occasione appunto della partecipazione di Stan  al torneo provenzale, ha organizzato martedì, al Palais des Sports, un torneo di esibizione tra dieci giovani talenti (cinque ragazzi svizzeri e cinque marsigliesi) in presenza dello stesso Wawrinka. L’ex n. 3 del mondo e vincitore di tre major, svolgerà dunque il ruolo di coach per un giorno dei ragazzi impegnati in campo.

Inoltre, in occasione dell’Open 13, la compagnia Lyria, insieme a Lagardère Sports e Starwings Sports, è uno dei promotori della diffusione dei match marsigliesi di Stan sulla pagina Facebook del tennista elvetico. Il live degli incontri di Wawrinka sarà disponibile in Svizzera, nei Paesi Bassi, Lussemburgo e Belgio a partire dal match di primo turno contro il vincente tra il serbo Laslo Djere e il qualificato Ilya Ivashka.

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Mondo Challenger: Thompson sopravvive a sé stesso. Occhio a Marterer http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/mondo-challenger-thompson-sopravvive-se-stesso-occhio-marterer/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/mondo-challenger-thompson-sopravvive-se-stesso-occhio-marterer/#respond Mon, 19 Feb 2018 17:07:39 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245455 Jordan vince a Chennai facendo valere la prima testa di serie ma in finale va a un passo dal clamoroso harakiri. Marterer domina a Cherbourg ed entra trionfalmente nella top 70]]>

Chennai (India, $50.000, cemento) – [1] J. Thompson b. [2] Y. Bhambri 7-5 3-6 7-5

Dura vincere la depressione, sulla costa indiana d’oriente. Dopo ventidue edizioni consecutive il prestigioso torneo di Chennai, tradizionale tappa inaugurale della stagione ATP, affronta l’anno zero del declassamento a Challanger nemmeno di primissime ambizioni. L’organizzazione ha provato a risollevare il morale dell’ambiente favorendo l’iscrizione di una dozzina abbondante di tennisti autoctoni: risultati modesti. Dei tredici indiani ai nastri di partenza tra aventi diritto, qualificati, wild card e ranking protetti – qualcuno si ricorda di Saketh Myneni? Il tizio è stato anche 137 al mondo nel 2012, prima che un piede gli procurasse continui tormenti –  solo quattro sono riusciti a passare la tagliola del primo turno. Il più in vista era anche uno dei favoritissimi alla vittoria finale: seconda testa di serie in gara, Yuki Bhambri ha rispettato il ruolo affidatogli dal draw proprio come il capotabellone Jordan Thompson e il coreano Duck-hee Lee, terza testa di serie e in semifinale insieme agli altri due, ma si è fermato a un punto da una clamorosa vittoria in rimonta nell’ultimo atto contro l’australiano. Dominante per gran parte della manifestazione, Thompson ha riacciuffato per i capelli una finale prima vinta e stravinta, poi inopinatamente scappatagli di mano: scellerato al punto da farsi recuperare tre break di vantaggio nel set decisivo, di cui due consecutivi sul tre a zero e servizio, egli ha dovuto addirittura annullare match point sul 4-5, prima di piazzare il parziale di tre giochi a zero con cui ha chiuso la contesa. Il tennista di Sydney può così esporre in bacheca il quinto challenger della carriera, il primo dal 2016, l’anno santo in cui vinse tutti e quattro i precedenti entrando per la prima volta in vita sua tra i migliori 100 tennisti del mondo.

Cherbourg (Fra, $43.000, cemento indoor) – [2] M. Marterer b. [WC] C. Lestienne 6-4 7-5

Continua sul canale della manica la grande stagione di Maximilian Marterer. Dopo l’ottimo Open d’Australia e i quarti raggiunti nell’ATP di Sofia, il ventiduenne di Norimberga ha vinto il sesto Challenger in carriera a Cherbourg, passeggiando per tutta la settimana nel vento della penisola del Cotentin. Intrattabile con il cannone mancino, la seconda testa di serie in gara ha alzato il trofeo senza perdere un set e battendo in finale il redivivo Constant Lestienne, tornato a competere a discreti livelli dopo il controverso affaire scommesse che l’ha visto nolente protagonista. Marterer intanto gioisce: acciuffato un nuovo best ranking al numero settanta delle classifiche, egli promette di lasciare presto questi lidi per traslocare definitivamente al piano di sopra, promettendosi di essere pericoloso anche tra i grandi, specie sui campi duri: per referenze chiedere a Luca Vanni e Mattero Berrettini, gli unici italiani in tabellone in Normandia, rispettivamente eliminati al secondo turno e in semifinale dallo spilungone bavarese. In chiusura, rendiamo conto della trascurabile apparizione del teorico primo favorito del draw, quel Gilles Simon riapparso sul palcoscenico challenger dopo otto anni di naturale assenza e congedatosi già agli ottavi di finale, sconfitto senza colpo ferire da un altro tedesco piuttosto caldo quale certamente è Mats Moraing (poi semifinalista nella parte alta).

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Federer su terra, parla Paganini: “È pericoloso per il ginocchio” http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/federer-su-terra-pericoloso-per-il-ginocchio/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/federer-su-terra-pericoloso-per-il-ginocchio/#respond Mon, 19 Feb 2018 15:50:01 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=244870 Lo svizzero potrebbe affrontare parte della stagione sul rosso saltata nel 2017. "Deciderò dopo Miami" ha detto. Ma il suo preparatore atletico avverte: "Genera molta vibrazione nelle articolazioni del ginocchio"]]>

Un anno è passato, il tennis ne ha viste tante eppure siamo di nuovo qui: con Federer campione in carica degli Australian Open che si avvicina a Indian Wells e Miami ma soprattutto con l’incognita della sua stagione su terra battuta. L’anno scorso lo svizzero era ricomparso ai suoi livelli migliori (per alcuni i più alti di sempre) sorprendendo tutti.

Dopo un primo trimestre stellare di 2017, uno Slam e il Sunshine Double vinti trionfalmente, con l’avvicinarsi dei tornei sul rosso Federer decise di non rischiare la forma e il morale sulla superficie a lui meno favorevole e saltò a piedi pari l’intero giro europeo del mattone tritato. Senza alcuna ripercussione: “La cosa fantastica di Roger è la sua abilità di giocare meno e ciononostante non perdere fiducia a causa della mancanza di ripetizioni” disse a questo proposito Paul Annacone, suo coach per le stagioni 2010-2013. “È un equilibrio difficile per chiunque.”

Con meno dubbi sulla propria tenuta fisica, una vetta del ranking ritrovata e grandi rivali fuori dai giochi (Murray non tornerà prima della stagione su erba, Djokovic dovrebbe fare rientro tra Madrid e Roma, Wawrinka è per il momento lontanissimo da condizioni di gioco accettabili) quest’anno Federer potrebbe scegliere di sporcarsi un po’ le scarpe. Neppure Nadal sembra sentirsi troppo bene e se magari testare il nuovo Fedal “a polarità invertite” intriga più il pubblico che i diretti interessati, l’occasione per lo svizzero di completare almeno il giro dei Masters 1000 è ghiotta. Nonostante l’immenso affetto che gli viene tributato su quei campi ad ogni sua apparizione, infatti, Federer non ha ancora mai sollevato il trofeo né al Country Club monegasco né al nostro Foro Italico, pur avendo raggiunto quattro volte la finale in ciascuno degli appuntamenti.

“Deciderò dopo Miami. Di certo non giocherò una stagione su terra battuta completa” ha detto Federer al termine dei festeggiamenti per il successo a Rotterdam. Il dilemma tra la formula vincente della scorsa stagione e la tentazione di alzare ulteriormente l’asticella passerà dai risultati dei due tornei sul cemento americano di marzo, nei quali Federer difende 2000 punti ATP (quasi un quinto del suo totale). Anche mancando o fallendo entrambi gli eventi la posizione nel ranking non scenderebbe sotto la terza, visto l’enorme distacco dai primi inseguitori Cilic, Zverev e Dimitrov.

Se classifica e sponsor avranno voce in capitolo, oltre ovviamente alle ambizioni del giocatore, sotto il profilo medico invece è bene lasciare la parola a Pierre Paganini, lo storico preparatore atletico che segue Federer da quando aveva appena quattordici anni. Sul New York Times è emersa una sua analisi dettagliata dello stress a cui il ginocchio sinistro di Federer, quello operato nel 2016, verrebbe sottoposto sui campi in terra.

“Il vantaggio per le articolazioni quando si gioca su terra battuta è che lo shock è minore a causa dello ‘scivolare’, mentre sui campi in cemento lo shock è maggiore” sono le parole di Paganini. “Ma il vantaggio sul duro è che lo shock è breve: è una botta e il piede si stacca subito dal suolo, e un giocatore coordinato quanto un ballerino come è Federer schiaccia le sue articolazioni un po’ meno in quel preciso istante. Al contrario, lo svantaggio con lo ‘scivolare’ su terra battuta è che nelle articolazioni si genera molta vibrazione. Non lo si può vedere dall’esterno, ma per controllare le scivolate si genera una instabilità nel ginocchio, nel piede, nella caviglia. E in alcuni casi questo può essere pericoloso.” Quanto vorrà rischiare Roger? Il pubblico mediterraneo spera almeno un po’…

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Mondo Futures: la settimana dei francesi http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/mondo-futures-la-settimana-dei-francesi/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/mondo-futures-la-settimana-dei-francesi/#respond Mon, 19 Feb 2018 14:44:34 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245274 I transalpini vincono quattro titoli su sette tornei disputati. Gli azzurri invece raggiungono al massimo i quarti di finale]]>

Shrewsbury, Gran Bretagna F3 – $25,000 Hard
F. Reboul b. [7] M. Neuchrist 6-4 3-6 7-6(3)

Primo titolo Futures del 2018 (terzo in carriera) per il 22enne francese Fabien Reboul. Battuto in finale l’austriaco Maximilian Neuchrist. Settimana nera per i primi favoriti del seeding. Sono state infatti eliminate all’esordio le prime quattro teste di serie: De Loore (1), Mertens (2), Horansky (3) e Jankovits (4). Sconfitto al primo turno anche Riccardo Balzerani, unico azzurro presente nel tabellone principale.

Aktobe, Kazakistan F1 – $25,000 Hard
M. Fufygin b. D. Molchanov 4-6 6-3 6-4

A trionfare in terra kazaka è il 27enne russo Mikhail Fufygin, che in finale supera in rimonta l’ucraino Denys Molchanov centrando il primo titolo Futures della sua carriera. Un solo rappresentante italiano presente nel main draw: si tratta di Francesco Vilardo, che dopo la vittoria all’esordio contro l’uzbeco Saidkarimov si è arreso al secondo turno al primo favorito del seeding, il kazako Aleksandr Nedovyesov (costretto poi al ritiro nella semifinale contro Molchanov).

Bellevue, Svizzera F2 – $25,000 Carpet
[5] U. Humbert b. N. Desein 6-7(2) 7-6(5) 6-3

Dopo Reboul in Gran Bretagna, arriva un altro successo francese. A portare a casa il trofeo è questa volta il 19enne Ugo Humbert, al secondo Futures in carriera dopo quello vinto lo scorso anno in patria. Ad arrendersi in finale al giovane francese è il 30enne belga Niels Desein. Due gli azzurri presenti in Svizzera: Fabrizio Ornago (sconfitto al primo turno dal futuro finalista) e Andrea Basso (costretto al ritiro nel match di esordio).

Sharm El Sheikh, Egitto F5 – $15,000 Hard
T. Jomby b. [7] Z. Piros 6-2 6-4

Ci spostiamo in Egitto dove a sventolare è ancora una volta la bandiera francese. Il 27enne Tom Jomby supera infatti in finale l’ungherese Zsombor Piros, conquistando il quarto titolo Futures della sua carriera dopo un’attesa di tre anni (i tre titoli precedenti erano arrivati tutti nel 2015). Ricca pattuglia di azzurri in Egitto: erano ben quattro gli italiani presenti nel tabellone principale, tre dei quali sono stati eliminati dal futuro vincitore del torneo (Julien Ocleppo al primo turno, il qualificato Enrico Dalla Valle al secondo e Andrea Vavassori nei quarti). Sconfitta all’esordio per il qualificato Marco Miceli contro Zhizhen Zhang, terzo favorito del seeding.

Murcia, Spagna F5 – $15,000 Clay
[4] M. Zekic b. [7] D. Gimeno Traver 6-4 3-6 6-3

Primo Futures in stagione (il 18esimo in carriera, il primo arrivò in Egitto nel 2010) per il 29enne serbo Miljan Zekic. Il quarto favorito del seeding ha sconfitto in finale il padrone di casa Daniel Gimeno-Traver (testa di serie numero 7). Erano ben sette gli azzurri presenti in terra spagnola. Sconfitti all’esordio Edoardo Eremin, Dante Gennaro (dal futuro finalista), Pietro Licciardi, la wild card Enrico Burzi e Federico Gaio (testa di serie numero 2), secondo turno invece per Gian Marco Moroni (battuto in tre set da Zekic). Peccato per Raoul Brancaccio, costretto al ritiro nei quarti di finale.

Jerba, Tunisia F6 – $15,000 Hard
[2] E. Benchetrit b. M. Martineau 6-3 6-2

Quarto titolo della settimana per la truppa francese impegnata nei tornei Futures. Al alzare il trofeo è il 19enne Elliot Benchetrit, che in finale supera il connazionale Matteo Martineau. Si tratta del terzo titolo in carriera per il giovane francese, il primo in stagione. Buona settimana per Claudio Fortuna e il qualificato Federico Iannaccone, sconfitti ai quarti di finale rispettivamente da Johan Sebastian Tatlot (quinto favorito del seeding) e Benchetrit. Fermati invece all’esordio Filippo Leonardi, la wild card Pietro Mugelli (battuto da Fortuna nel derby con un doppio bagel), Gianluca Mager (testa di serie numero 4) e il qualificato Francesco Forti.

Antalya, Turchia F6 – $15,000 Hard
[8] A. Lazov b. [1] A. Balazs 7-6(4) 6-3

È il 27enne bulgaro Aleksandar Lazov ad aggiudicarsi l’ultimo Futures della settimana appena trascorsa. L’ottavo favorito del seeding ha superato in finale l’ungherese Attila Balasz, testa di serie numero 1, conquistando il nono Futures della sua carriera. Tre dei quattro azzurri presenti in tabellone sono stati sconfitti al primo turno: Davide Galoppini, il lucky loser Jacopo Berrettini e Omar Giacalone. Una vittoria invece per Pietro Rondoni, fermato poi al secondo turno dal secondo favorito del seeding, il brasiliano Joao Pedro Sorgi.

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Qualificazioni ATP: Cecchinato e Travaglia salgono nei main draw http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/qualificazioni-atp-cecchinato-e-travaglia-salgono-nei-main-draw/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/qualificazioni-atp-cecchinato-e-travaglia-salgono-nei-main-draw/#respond Mon, 19 Feb 2018 13:27:11 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245394 Promossi due azzurri all'ultimo turno preliminare nei tornei di Rio de Janeiro (500) e Marsiglia (250). Stoppato Giannessi da Carballes]]>

66,6 periodico. È lo score, fortunatamente positivo, della solita, piccola pattuglia italiana nelle qualificazioni dei tornei ATP del weekend. Nessuno si è avventurato fino a Delray Beach, torneo preparatorio per Indian Wells e Miami, ma ben due azzurri hanno cercato oltreoceano il loro tabellone principale: sia Marco Cecchinato che Alessandro Giannessi si sono fidati della terra rossa, scegliendo Rio de Janeiro e i suoi 500 punti in palio (quest’anno assai meno facili da conquistare, visto che il campo di partecipazione è imparagonabile a quello della miserrima scorsa edizione).

È andata bene soltanto a Cecchinato, vincitore prima contro il portoghese Joao Domingues e poi contro l’argentino Renzo Olivo: decisivo il primo parziale, condito di tre set point annullati e concluso con un tie-break da venti punti. Qualificazione raggiunta, sì, ma il primo impegno nel tabellone principale ha il nome della terza testa di serie Pablo Carreno Busta. Si poteva pescare meglio. Meno fortunato sin dall’inizio Giannessi, che per l’esordio nel tabellone cadetto ha pescato Roberto Carballes Baena nel suo momento di maggiore forma (ha appena vinto il suo primo titolo ATP a Quito) ed è stato piegato da un netto 6-3 6-2.

La terza bandierina italiana a cavallo tra le settimane è quella di Stefano Travaglia, che sui campi indoor dell’Open 13 di Marsiglia è riuscito a superare le qualificazioni per la terza volta in questo inizio di stagione, dopo Doha e New York (l’unico stop nella fase preliminare è arrivato agli Australian Open). Il ventiseienne ascolano, numero 129 ATP nel ranking aggiornato oggi, ha dato seguito alla vittoria sul diciottenne Alexei Popyrin sconfiggendo anche il tedesco Yannick Maden con un doppio tie-break: 7-6(1) 7-6(7) il punteggio finale. Stefano è stato bravo ad annullare un set point nel secondo jeu decisif, prima di convertire la seconda palla del match utile. Nelle prossime ore si conoscerà il nome del suo avversario di primo turno.

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Pagelle: Roger-one padrone, Kvitova le batte tutte http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/pagelle-roger-one-padrone-kvitova-le-batte-tutte/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/pagelle-roger-one-padrone-kvitova-le-batte-tutte/#respond Mon, 19 Feb 2018 13:13:31 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245357 Roger Federer ritorna sul trono, Petra Kvitova si candida. La seconda giovinezza di Seppi e le cadute del nextgen italiano]]>

Petra Kvitova (9,5) è tornata, e noi che abbiamo versato qualche lacrimuccia a Parigi quando è ritornata a giocare dopo l’assurda sventura capitatale, siamo dichiaratamente di parte nel fare spudoratamente il tifo per lei. Intanto Petra ha vinto due tornei di fila, tredici successi consecutivi considerando la FedCup, battendo sei top10 su sei nel 2018 e tra le altre le campionesse di Roland Garros, Wimbledon e Australian Open in carica. Pareva non poter più giocare a tennis, magari tra qualche mese parleremo di Slam e numero 1.

Ecco, numero 1. Dopo aver vinto il ventesimo slam ed essere diventato il primo svizzero capace di cucinare un piatto di pasta come si deve, Roger Federer (10) è riuscito a raggiungere un altro record, divenendo il numero uno del mondo più vecchio della storia. A Rotterdam ha anche cominciato ad arbitrarsi da solo e a questo punto se il 4 marzo non ha altri impegni, magari potrebbe scendere dalle nostre parti e impegnarsi per i prossimi cinque anni a sistemare un po’ di cose al di qua delle Alpi.

C’è però da dire che non tutti hanno riconosciuto la grandezza dell’impresa compiuta dallo svizzero. La prima obiezione è stata che in realtà Roger sarebbe il più vecchio numero uno del tennis non della storia ma solo dell’Era Open. In effetti pare che Matusalemme, all’età di 123 anni e 247 giorni – pur non esistendo ancora il computer all’epoca – fosse universalmente riconosciuto come il numero uno assoluto del gioco con tavolette di legno e arance, antesignano del tennis di oggi.

È stato poi giustamente fatto osservare che Federer è un numero uno monco perché non ha praticamente giocato sulla terra e poi è francamente indecoroso e umiliante per uno della sua Altezza, che sia andato a giocare questo torneino sperduto nei Paesi Bassi per raccattare i punti necessari per issarsi in vetta. In verità Federer – per condividere il suo ritorno al vertice anche con i suoi sudditi di più basso lignaggio – si era iscritto al tabellone di qualificazione del Challenger di Chennai. Tuttavia lo sfortunato sorteggio che lo aveva abbinato al primo turno alla testa di serie numero 1 del tabellone cadetto, il temibile Wishaya Trongcharoenchaikul, gli aveva fatto temere il peggio e convinto a declinare su Rotterdam.

In ogni caso, nonostante l’outing dell’ultimo dei moichani Gianni Clerici, si fa davvero fatica a considerare come il più forte uno che ha il noto problema che ha Federer con i testa a testa con i più forti. È indubbiamente indegno infatti che sia numero 1 del mondo uno che nell’ultimo anno è indietro negli head to head con Donskoy e Haas.

Messo a referto l’ennesimo torneino vinto a mani basse da Dominic Thiem (7) (contento lui), Grigor Dimitrov (5,5) ci ha capito davvero troppo poco in finale per meritare la sufficienza, mentre a David Goffin (10 alla sfortuna) occorre una benedizione (non nel senso di una volèe comoda, se no rischia di farsi male di nuovo). Mentre Fognini (5) si concede un turno di vacanza in Sudamerica, è ancora Andreas Seppi (8) a tenere alta la bandiera tricolore, mandando al tappeto il confuso Sascha Zverev (4) e arrendendosi con onore solo a Sua Maestà: chissà, magari frequentando il vecchietto terribile gli verrà voglia di giocare altri 3-4 anni (in ogni caso, di smettere, ancora non se ne parla: per fortuna!).

Anche perché dal pianeta giovani non arrivano proprio notizie edificanti. Filippo Baldi (2), evidentemente tifoso interista, ha pensato bene di insultare sul suo profilo Instagram il difensore nerazzurro Andrea Ranocchia, colpevole (mica tanto peraltro) di aver segnato nella porta sbagliata contro il Genoa. Non pago di cotanta signorilità, il nextgen(io) azzurro ha pensato bene di insultare anche l’ottimo Michele Galoppini (poco avvezzo ai costumi degli ultras pallonari) che aveva fatto notare il comportamento poco consono di un aspirante professionista nei confronti di un collega di un altro sport. Educazione e rispetto insomma: stai a vedere che anche sotto quel profilo tra qualche anno saremo costretti a rimpiangere Fognini…

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WTA Budapest: Vinci non sbaglia, rimandata Jasmine Paolini http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/wta-budapest-vinci-non-sbaglia-rimandata-paolini/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/wta-budapest-vinci-non-sbaglia-rimandata-paolini/#respond Mon, 19 Feb 2018 12:59:37 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245396 Gioie e dolori per le azzurre in campo nell'ultimo turno di qualificazione a Budapest. Roberta doma Lapko e si iscrive in tabellone, Jasmine travolta]]>

Roberta Vinci si regala il tabellone principale del torneo di Budapest. La tarantina, dopo aver festeggiato ieri il suo trentacinquesimo compleanno, sconfigge al terzo set Vera Lapko, numero 128 WTA, venendo a capo di una sfida che era diventata parecchio ostica, ma che con la sua esperienza è riuscita a portare a casa. Nel primo set la nostra ex top 10 sembra in giornata di grazia, ogni colpo risulta essere efficace e in poco tempo si aggiudica la prima frazione 6-1. Più complicata la seconda partita con Roberta che non sfrutta per ben due volte un break di vantaggio, sciupando anche la possibilità di servire per il match nel dodicesimo gioco; si va dunque al tie-break: Vinci si procura un match point, ma Lapko lo annulla con una prima vincente e poi, al primo set point, manda la contesa al terzo e decisivo set. Roberta non demorde, rientra subito mentalmente in partita, riuscendo a piazzare la zampata vincente nell’ottavo game quando strappa il servizio alla bielorussa e chiude la contesa al terzo match point (quarto totale) sul punteggio di 6-3 dopo più di due ore di gioco. Per l’attuale numero 156 del mondo si aprono quindi le porte del main draw di Budapest, città in cui ha trionfato nel 2011 (allora si giocava su terra).

Niente da fare invece per Jasmine Paolini. La ventiduenne toscana, numero 164 in classifica, viene sconfitta in maniera secca con il punteggio di 6-2 6-1 da Arina Rodionova, numero 132 mondiale. Troppo il divario tecnico in campo tra le due, con la nostra connazionale che nel secondo set ha subito un parziale di sei giochi a zero e non ha mai dato l’impressione di poter impensierire la sua avversaria.

(in aggiornamento)

Risultati:

Qualificazioni

R. Vinci b. [5] V. Lapko  6-1 6-7(6) 6-3
[8] Ar. Rodionova b. J. Paolini 6-2 6-1
[10] M. Frech b. A. Blinkova 6-4 6-1
G. Garcia-Perez b. [12] P. Schnyder 5-7 6-3 6-2
[2] J. Cepelova b. T. Korpatsch 6-2 7-6(4)
Y. Bonaventure b. [3] V. Kuzmova 6-7(8) 7-6(4) 6-3

Primo turno

M. Barthel b. Ka. Kozlova 7-6(3) 5-7 6-0
[WC] A. Lottner vs P. Martic
P. Parmentier vs S. Lisicki
O. Dodin vs A. Van Uytvanck

Il tabellone completo

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Seppi: “Non penso minimamente al ritiro” http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/seppi-non-penso-minimamente-al-ritiro-appuntamento-genova/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/seppi-non-penso-minimamente-al-ritiro-appuntamento-genova/#respond Mon, 19 Feb 2018 11:24:08 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245197 ROTTERDAM - "Finché sto bene sento di poter continuare". Ora la pausa, poi la Coppa Davis]]>

da Rotterdam, il nostro inviato

Un titolo Challenger a Canberra, gli ottavi a Melbourne e la semifinale a Rotterdam, per raggiungere la quale ha superato anche Sascha Zverev. Un inizio di stagione di grandissimo livello, di cui Andreas Seppi è piuttosto soddisfatto: “Ho buone sensazioni, sto bene, anche se i viaggi mi hanno un po’ consumato”. Dal 20 novembre, data di inizio della preparazione atletica negli USA, Seppi non è più tornato in Italia, infilando una serie di voli lunghissimi e logoranti. Doha, l’Australia, il Giappone per la Davis e poi di nuovo in Europa, tra Sofia e Rotterdam. Adesso serve riposo: “Mi fermerò per la solita infiltrazione all’anca. Avrò bisogno di almeno tre settimane, poi ricomincerò con l’attività per prepararmi in vista della Davis”, che si giocherà a Genova contro la Francia, 6-8 aprile.

Più di ogni altra cosa, dopo la onorevole sconfitta con Federer, Andreas scaccia le parole di chi lo volevo vicino al ritiro:Non è affatto nei miei pensieri. Finché sto bene continuo, e mi diverto”. Qualcuno segnalava il suo acquisto di una casa in Colorado come il primo passo verso un post carriera tranquillo e lontano dal caos: “Abbiamo comprato casa là perché ci piaceva molto, e il posto in generale è splendido. Tutto qui, non credo sia un indicatore particolare”.

Quel noi è riferito alla bellissima moglie Michaela, che lo ha seguito qui a Rotterdam: “Il matrimonio non ha cambiato molto le nostre routine, ma di certo ha avuto impatto sulla mia vita. Ho delle responsabilità in più adesso, e questo mi ha aiutato a crescere molto”. Non ci sono obiettivi fondamentali per l’anno in corso, solo buoni auspici e una raccomandazione che fa a se stesso: “Devo prepararmi bene per la stagione su terra, lo scorso anno feci pochissimi punti. Vuol dire che avrò una buona occasione per riscattarmi e salire anche nel ranking”.

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Kyrgios, il gomito chiede altro tempo: salterà Delray Beach http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/kyrgios-il-gomito-chiede-altro-tempo-saltera-delray-beach/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/kyrgios-il-gomito-chiede-altro-tempo-saltera-delray-beach/#respond Mon, 19 Feb 2018 10:46:22 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245380 Il problema fisico emerso durante il weekend di Coppa Davis è già costato all'australiano la presenza a Rotterdam. Raonic promosso a testa di serie nell'ATP 250 della Florida]]>

Nell’eterna attesa che Nick Kyrgios decida se fare il tennista gli piace o meno, del tennista ha intanto rimediato il celebre gomito (destro). Al di là dei giochi di parole, il problema fisico rimediato dall’australiano nel tie casalingo di Coppa Davis perso contro la Germania lo tratterrà lontano dai campi almeno un’altra settimana. Dopo essere mancato ancora una volta dall’ATP 500 di Rotterdam, che nel 2017 snobbò perché intenzionato a partecipare all’NBA All Star Game di pallacanestro, Kyrgios si è infatti ritirato anche dall’ATP 250 di Delray Beach, del quale sarebbe stato quinta testa di serie.

“Stavo lavorando duro per essere in forma e in salute, ma il mio gomito ha bisogno di più tempo. Continuerò a provare a sistemarlo” sono state le sue parole al momento dell’ufficializzazione della rinuncia al torneo della Florida. Un bollettino medico come sempre vago, che getta qualche ombra sulle possibilità di Kyrgios di essere quantomeno performante al 100% per i due tornei cruciali di marzo, quei Masters 1000 di Indian Wells e Miami nei quali difende un quarto di finale e una semifinale. Una fetta di classifica importante, ottenuta mostrando un livello di gioco altissimo: a fermarlo, in entrambe le occasioni, fu il poi campione Federer.

Sorride nel frattempo Milos Raonic, promosso tra gli otto giocatori dotati di seeding a Delray Beach. Il riassortimento del tabellone lo solleva dal primo turno contro il favorito numerico e campione in carica Jack Sock, che lo scorso anno ottenne il titolo senza neppure scendere in campo per la finale proprio a causa di un forfait del canadese. Raonic affronterà al suo posto Taro Daniel, aumentando le sue chance in un torneo piccolo ma molto agguerrito che vede nel campo di partecipazione anche del Potro, Anderson e Querrey (questi ultimi finalisti poche ore fa a New York).

Il tabellone aggiornato

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Tornei ITF e Junior: i campioni e le campionesse della settimana http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/tornei-itf-e-junior-campioni-e-le-campionesse-della-settimana-5/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/tornei-itf-e-junior-campioni-e-le-campionesse-della-settimana-5/#respond Mon, 19 Feb 2018 09:39:08 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245437 12-18 febbraio. Terzo successo consecutivo per Rebecca Marino. Battuta Gaia Sanesi nella finale di Antalya. Martina Colmegna trionfa a Bergamo. Il 17enne Lugari costretto al ritiro nella finale della GD Tennis Cup (Turchia, Grade 4) ]]>

ITF FEMMINILI

Bergamo, Italia – $15,000 Clay
Martina Colmegna (ITA) b. Lena Rueffer (GER) 6-2 6-1

Sharm El Sheikh, Egitto – $15,000 Hard
Nastja Kolar (SLO) b. Bunyawi Thamchaiwat (THA) 6-2 6-4

Surprise, USA – $25,000 Hard
Yanina Wickmayer (BEL) b. Ana Sofia Sanchez (MEX) 3-6 6-3 6-4

Perth, Australia – $25,000 Hard
Irina Khromacheva (RUS) b. Katy Dunne (GBR) 6-2 6-3

Manacor, Spagna – $15,000 Clay
Alexandra Perper (MDA) b. Naho Sato (JPN) 6-1 7-5

Antalya, Turchia – $15,000 Hard
Rebecca Marino (CAN) b. Gaia Sanesi (ITA) 6-2 6-1

Hammamet, Tunisia – $15,000 Clay
Andreea Amalia Rosca (ROU) b. Natalija Kostic (SRB) 6-2 6-4

TORNEI JUNIOR

Nepal ITF Juniors 2, Nepal – Grade 5 Clay
Boys: Taisei Kageyama (JPN) b. Daisuke Inagawa (JPN) 6-1 6-1
Girls: Chui Kei Leung (HKG) b. Mio Kozaki (JPN) 6-3 6-0

38th Asuncion Bowl, Paraguay – Grade 1 Clay
Boys: Nicolas Mejia (COL) b. Filip Cristian Jianu (ROU) 7-6(6) 7-5
Girls: Maria Camila Osorio Serrano (COL) b. Ana Geller (ARG) 6-3 6-1

ITF Copenhagen 2018, Danimarca – Grade 4 Hard
Boys: Harry Wendelken (GBR) b. Carl Gustafsson (SWE) 6-2 3-6 6-4
Girls: Caijsa Wilda Hennemann (SWE) b. Hannah Viller Moller (DEN) 6-1 6-0

Jalisco Junior Cup, Messico – Grade 4 Clay
Boys: Mateo Gomez (COL) b. Bruno Oliveira (BRA) 6-3 6-4
Girls Singles: Hibah Shaikh (USA) b. Jada Bui (CAN) 7-6(3) 7-5

GD Tennis Cup I, Turchia – Grade 4 Clay
Boys: Emir Sendogan (TUR) b. Retired Matteo Lugari (ITA) 6-0 3-0 rit.
Girls: Elena Milovanovic (SRB) b. Basak Akbas (TUR) 6-2 6-2

RVTA Pukke Junior ITF (Week 1), Sudafrica – Grade 5 Hard
Boys: Khololwam Montsi (RSA) b. Murphy Cassone (USA) 6-2 7-6(1)
Girls: Tilwith Di Girolami (BEL) b. Maja Gledic (RSA) 6-4 6-3

ITF 4 In-doorn Heuvelrug, Olanda – Grade 4 Hard
Boys: Amadatus Admiraal (NED) b. Justin Boulais (CAN) 6-7(4) 6-2 6-2
Girls: Kim Hansen (NED) b. Victoria Allen (GBR) 4-6 7-6(4) 7-5

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http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/tornei-itf-e-junior-campioni-e-le-campionesse-della-settimana-5/feed/ 0
Federer, radiografia di una carriera e ragioni di un dibattito http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/roger-federer-radiografia-di-una-carriera-ragioni-di-un-dibattito/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/roger-federer-radiografia-di-una-carriera-ragioni-di-un-dibattito/#respond Mon, 19 Feb 2018 07:16:40 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=243678 Radiografia delle cinque partite che hanno aperto il dibattito sul GOAT]]>

Dai nostri divani giudichiamo quando le partite sono finite. E come nella settimana enigmistica uniamo i puntini delle vittorie convinti che il risultato finale coincida con la carriera. È l’invincibile potenza dei numeri. Ci sono però dei match che per carico simbolico, per investimento emotivo, per significati rappresentano delle sliding doors nelle carriere dei tennisti. Il futuro, quello vero, passa da lì. Da quelle partite speciali. Nell’infinito rosario di Federer le sliding doors sono 5.

NEW YORK 2005. GLI ANNI ’90 VANNO IN ARCHIVIO

Prima porta. 2005. NY. Finale. Roger è già il numero uno. Ha già cinque Slam. Si capisce che in quel ragazzo c’è qualcosa di speciale. In finale incontra Agassi al suo ultimo giro sul grande palcoscenico. André ha 35 anni e vuole fare come Pete. Salutare a N.Y. il mondo del tennis con le braccia alzate. Se lo merita. Lo sport vive per storie come queste. Il vecchio campione è tirato a lucido, un anno e mezzo prima è stato il più anziano numero uno del mondo di sempre ed è deciso a usare il suo anticipo futuristico fino alla morte. Il prototipo del giocatore del futuro vuole firmare con inchiostro d’oro la sua strana e stupenda carriera i cui contenuti vanno oltre il numero di Slam vinti. Roger vince il primo set. André il secondo. Nel terzo vanno al tiebreak. È la sliding doors. “Roger va in un posto che non conosco” dice Agassi nella sua autobiografia. 7-1 e buonanotte. Federer completa il ciclo aperto con la vittoria su Sampras, archivia gli anni ’90 e comincia a giocare in un circuito parallelo. Comincia una nuova era.

Ps. Chi è convinto che abbia cominciato a tirare il rovescio coperto nel 2017, riguardi quella partita.

ROMA 2006. IL RE NON È SOLO

Seconda porta. 2006. Roma. Finale. Più o meno in quell’anno non ce n’è per nessuno. Doha, Australia, Miami, Indian Wells, Halle, Wimbledon, New York, Tokyo, Madrid, Basilea, Masters e un paio di finali. Gente che stava tra i primi dieci giocatori al mondo polverizzata senza nemmeno sudare. Si cominciano a fare i paragoni con l’incredibile 1984 di Mac. Se arrivasse imbattuto a fine anno con Grande Slam, festival di San Remo, allunaggio su Marte e nomination agli Oscar non si stupirebbe nessuno. Invece a Roma lo aspetta una sliding door con un nome e cognome: Rafael Nadal. L’altra pietra focaia che ha proiettato l’intero circuito tennistico dentro la New Golden Age. Nonostante fosse già sotto negli scontri diretti in cuor suo era convinto che le sconfitte con Nadal fossero frutto del caso, o della terra, o della kriptonite, o roba così. Fino a Roma il sentimento della paura gli era sconosciuto. Sapeva che per vincere doveva solo respirare piano e colpire a tutta la palla. Respirare piano e colpire la palla a tutta. Anche con Nadal. Soprattutto con Nadal. E così ha giocato. Senza paura. Colpendo a tutta. Per l’ultima volta (fino a Melbourne 2017). Fino agli ultimi dritti buttati in rete per liberarsi dello scambio. Quella sliding door ha gettato le basi sulla più grande aporia della storia del tennis. Federer è più forte di tutti ma Nadal è più forte di Federer. Queste due affermazioni, entrambe vere e inconciliabili tra loro hanno riscritto la storia del tennis, e del tifo. Sono state il motore drammaturgico del nuovo millennio. Da quel giorno il Re non è solo e deve convivere con un nemico nuovo, la paura spagnola.

PARIGI 2011. DOVETE ANCORA FARE I CONTI CON ME

Terza porta. 2011. Parigi. Semifinale. Gli Slam sono 16. Gli anni trenta. I giovani avanzano. Djokovic ha messo la freccia. Ha preso le misure anche a Nadal. Piglia tutto. Non si stanca mai e fa male sia a destra che a sinistra. Viene da 43 vittorie consecutive. Tre di queste con Roger. Sul duro. Si ritirano fuori le annate eccezionali. Mc 1984, Federer 2006 e Nole 2011. Potrebbe essere l’inizio di una nuova era. L’anno prima per Roger solo uno Slam in Australia. A Wimbledon addirittura buttato fuori ai quarti. Anche se sottovoce si comincia a parlare di declino. Forse un colpo di coda a Londra, ma non molto di più. Con 16 Slam è già il più grande, si apre il dibattito sul GOAT ma comunque adieu Roger mon amour. È stato davvero bello. Più che una sliding door la semifinale di Parigi dovrebbe essere un’esecuzione. E invece Federer mostra una cosa grande come una montagna da sempre nascosta dalla luce dei suoi gesti bianchi: l’orgoglio. Dalla sua vecchia racchetta esce una partita monstre. Quattro set. Ciao Nole. Tranquilli, non me ne vado. Non ancora. Dovete ancora fare i conti con me. Tutti quanti.

INTERO GIORNO. UNA TELEFONATA. ROGER III L’ILLUMINATO [1]

Quarta porta. Una mattina.

  • Pronto Stefan?
  • Sei libero il prossimo anno?
  • Lo so che non ti occupi più di tennis. Non sto cercando un allenatore.
  • ?
  • Un’ispirazione.

a) Cincinnati 2015. Finale. Doveva essere già morto. Poi è rinato. Ma prima o poi morirà. Gli anni sono 34, gli Slam 17 e l’altro è un robot. “Ma come facevi Stefan a giocare contro Lendl senza dritto?”. “Andavo avanti”. “Ma come facevi…”. “Andavo avanti”. “Ma…”. Andavo avanti”. E allora andiamo avanti Stefan. Sempre. Quando batto. Quando picchio. Quando rispondo. È già finita? Ciao Nole. Perché mi guardi così. Si chiama SABR.

b) Wimbledon 2015. Semifinale. A 34 anni i cinque set son un altro sport. Sul duro, e al meglio dei tre, può fare male a tutti ma i cinque set sono un’altra storia. Lo dicono tutti. Tranne Stefan che dice solo “avanti”. Dall’altra parte in semifinale c’è Murray, la donna invisibile dei fantastici quattro. Dicono che è il suo anno. Prima della partita Roger fissa Edberg, si guarda allo specchio e fa un giuramento: “I miei game non dureranno più di sessanta secondi”, “i miei game non dureranno più di sessanta secondi”. Chi era sul centrale lo racconterà ai nipoti. Tuoni, fulmini e carezze. A mille all’ora. Tre set d’imbarazzante perfezione condite da questo colpo (minuto 1,55). Appena incontro Baldissera gli chiedo come ha fatto. Io non l’ho ancora capito. Avessi il numero dell’aldilà lo chiederei anche a Wallace e a Lombardi. Se quel giorno ha piovuto da qualche parte erano le loro lacrime. Ma con Nole non basta.

MELBOURNE 2017. SI CHIUDE UN CERCHIO, SI APRE IL DIBATTITO

Quinta porta. 2017. Melbourne. Finale. Stefan ha fatto il suo. Roger ha incorporato la verticalità. Ma non basta. Ljubicic gli ha detto siamo nel 2000. Nessuno ha il tuo anticipo, fai quello che sai fare ma fallo un metro avanti. Non devi giocare come negli anni ottanta, devi ottantizzare il secondo millennio. E dopo uno stop di sei mesi, davanti agli ottanta.duepuntozero, (Sampras che anticipa come Agassi) cadono tutti. Berdych, Nishikori, Stan, e chi si ritrova in finale? Il vecchio Rafa. La sua sliding doors più crudele. Il grande neo tra lui e il GOAT. E per la prima volta dopo 11 anni gioca senza la paura. Dove aveva pianto. Con chi aveva sempre perso. Dopo quattro anni senza Slam. Con fulmini anticipati di rovescio Roger vola su un pianeta parallelo che nessuno aveva mai visto e riscrive retrospettivamente la sua carriera e probabilmente la stessa storia del tennis. Se con la prima Sliding doors aveva archiviato la generazione che lo ha preceduto con quella australiana è stata quella successiva ad andare in soffitta. Il dibattito impossibile sul GOAT da Melbourne, ma solo da Melbourne, è ufficialmente aperto. Gli Slam successivi aggiungeranno legna ma non modificano un incendio ormai diffuso che può avere solo due risposte sensate:
1) non si possono comparare epoche diverse
2) Roger Federer.

Per quei pochi che non sono soddisfatti dalle due risposte, e sono convinti che i numeri, in fondo, sono solo numeri, ripropongo la posizione di Gianni Clerici più poetica: Il Dio del Tennis manda sulla terra ad ogni generazione almeno un immortale. Un uomo in grado di incarnare con i suoi gesti bianchi l’essenza del tennis. Fare i paragoni tra i vari immortali è un’operazione abbastanza stucchevole, non perché sono diverse le superfici, gli attrezzi, il numero di tornei, ecc. ma perché in fondo stiamo parlando di semplice e banale reincarnazione.

[1] Rubo il titolo a Picasso Petzshchner, il mio scrittore di tennis preferito. Per la cronaca della partita vedi qui

 

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Federer, primo trionfo da numero 1 (Cocchi), Federer vince da numero il suo il torneo di Rotterdam (Mancuso) http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/federer-primo-trionfo-da-numero-1-cocchi-federer-vince-da-numero-il-suo-il-torneo-di-rotterdam-mancuso/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/federer-primo-trionfo-da-numero-1-cocchi-federer-vince-da-numero-il-suo-il-torneo-di-rotterdam-mancuso/#respond Mon, 19 Feb 2018 07:15:10 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245373 Rassegna a cura di Daniele Flavi   Federer, primo trionfo da numero 1   Federica Cocchi, la gazzetta dello sport del 19.02.2018   Difficile pensare che non sarebbe finita così. Che Roger Federer, nella settimana che ha dato il via al suo quarto regno tennistico a 14 anni dalla prima volta, non avrebbe sollevato il […]]]>

Rassegna a cura di Daniele Flavi

 

Federer, primo trionfo da numero 1

 

Federica Cocchi, la gazzetta dello sport del 19.02.2018

 

Difficile pensare che non sarebbe finita così. Che Roger Federer, nella settimana che ha dato il via al suo quarto regno tennistico a 14 anni dalla prima volta, non avrebbe sollevato il trofeo del torneo di Rotterdam. E infatti il numero 1 al mondo, a 48 ore dal sorpasso su Rafa Nadal, ha portato a termine la settimana delle meraviglie polverizzando il povero Grigor Dimitrov, a cui ormai il soprannome di gioventù «Baby Federer» pesa come una lavatrice attaccata alla racchetta. Finisce con il titolo numero 97 in carriera per lo svizzero, al secondo posto della classifica dei plurivincitori in singolare nell’era Open. In testa c’è sempre Jimmy Connors a quota 109, ma non ci sono record ultimamente in grado di resistere a questo Federer 4.0. OBIETTIVI Il più anziano numero al mondo della storia tennistica dopo la premiazione ha ammesso di aver concluso: «Una delle migliori settimane dell’intera vita». Difficile dargli torto, soprattutto dopo aver sbrigato l’ultima partita in 55 minuti annientando il povero Grisha, forse vittima di un attacco influenzale 6-2 6-2. «Non ci sono scuse — ha detto un abbacchiato Dimitrov, con un Federer a questi livelli non c’è speranza se non giocando al 100 per 100. Lui è stato il migliore come sempre e ha meritato di chiudere in bellezza». Il buon Roger si è limitato a una pacca sulla spalla e un po’ di sale sulla ferita aperta dell’avversario: «Mi spiace che tu abbia perso così, ma ti riprenderai, sei un ottimo giocatore e un grande atleta». Davanti al magnifico anche le difese immunitarie degli avversari si abbassano: «Che settimana incredibile — ha continuato il numero 1, ancora imbattuto in questo 2018 e con un solo set ceduto —. L’obiettivo a inizio settimana era arrivare alle semifinali, vincere è meraviglioso soprattutto dopo essere tornato numero 1 dopo più di cinque anni. Questo è un sogno». CRESCENDO Non si è accontentato, non lo fa mai, ed è questa la forza di Roger: «Ho tenuto il meglio per il finale — ha proseguito prima di tornare a casa con la famiglia — Ho avuto un grande inizio e una splendida fine. Soltanto a metà settimana ho avuto un po’ di tentennamenti. Non era facile gestire la pressione. Dopo il primo set ceduto nei quarti a Haase mi girava un po’ la testa, poi sono riuscito a sciogliere la tensione e gestire le aspettative. In finale invece ho giocato in scioltezza fin dall’inizio». E siccome a Federer sembra normale chiedere di spostare sempre più in alto l’asticella, subito l’interesse è rivolto a quando centrerà quota 100 per poi puntare a raggiungere Connors: «Beh, calma, sono ancora a 97 e per continuare a vincere bisogna mantenersi il più possibile in salute e gestirsi bene. A questa età e dopo tanti anni di usura le cose possono cambiare molto in fretta». Anche per questo il nuovo numero 1 non ha nascosto di avere dubbi sul fatto di giocate o meno la stagione della terra rossa. Lo scorso anno aveva deciso di saltarla completamente per riposare e prepararsi alla campagna di Londra dove ha poi conquistato l’ottavo titolo a Wimbledon. «Devo decidere tutto con la famiglia e il team — aveva detto all’arrivo a Rotterdam dove ha centrato il terzo titolo —, a questa età bisogna lavorare il doppio per raggiungere gli obiettivi». Nei prossimi giorni lo svizzero deciderà se trasferirsi o meno a Dubai, e partecipare al torneo che inizia tra una settimana. Probabilmente sceglierà di riposare per recuperare dalle fatiche di questa settimana e prepararsi per il cemento americano. Intanto da oggi sale ufficialmente in testa al ranking mondiale.

 

Federer vince da numero il suo il torneo di Rotterdam

 

Angelo Mancuso, il messaggero del 19.02.2018

 

A 36 anni e 6 mesi e padre di due coppie di gemelli, Federer è ancora padrone del suo tempo. Continua a battere i giovani Next Gen di 20 anni e fa lo stesso con i rivali più maturi come il 26enne Dimitrov, al quale ieri nella finale di Rotterdam ha concesso 4 game: un doppio 6-2 senza storia in meno di un’ora. E poco importa che il bulgaro lamentasse un dolore al piede destro. Quando ci sono di mezzo le leggende, il rischio di sfigurare è dietro l’angolo ed è quello che è accaduto a “Griga”, n.4 del ranking, mica poco. Proprio lui che sin dalle prime apparizioni nel circuito è stato spesso paragonato a King Roger, del quale ricorda le movenze, a cominciare dal rovescio a una mano. La differenza sta nella magia dei gesti che il Divino regala in campo interpretando un tennis ideale, unico e perfetto. SENZA TEMPO Un genio che si fa beffe del tempo che scorre e si vendica di chi maltratta la racchetta usandola come una clava: un extraterrestre, un braccio e un polso mai visti prima. Uno stile affascinante e un fisico atletico, ma non gonfio di muscoli, agile e snello. Non è un caso che a patire i guasti dell’età non è lui, come sembrava ineluttabile, ma chi forza il proprio fisico all’inverosimile: Nadal ha 5 anni in meno, Djokovic e Murray 6, eppure sono loro a pagare il conto degli anni e degli acciacchi tra ginocchia traballanti, gomiti fuori uso e anche usurate. Insieme alle stimmate del campione e a un talento irraggiungibile, mamma Lynette e papà Robert hanno regalato al Fenomeno di Basilea l’elisir di eterna giovinezza. DI NUOVO IN VETTA Quando ti chiami Federer e hai vinto tutto diventando una leggenda immortale dello sport, che ha saputo superare i confini della propria disciplina, trovare nuovi stimoli è terribilmente complicato. E’ già nel libro dei record grande come un’enciclopedia: 20 titoli Slam, 30 finali di cui 10 di fila con 23 semifinali consecutive, 8 trionfi a Wimbledon, 302 settimane al comando della classifica Atp (da oggi 303), di cui 237 di fila. A Rotterdam ha aggiunto un’altra perla tornando in vetta 14 anni dopo la prima volta. Ha scavalcato Nadal, il rivale di sempre, ed è diventato il più anziano n.1 di sempre. Un exploit che probabilmente non sarà mai battuto. L’OBIETTIVO A fine 2016 era scivolato fuori dai top ten per la prima volta dopo 14 stagioni e la sua epopea sembrava ai titoli di coda. Neppure il suo fan più accanito avrebbe osato immaginare che nel giro di 14 mesi avrebbe collezionato 3 Slam (non ne vinceva uno dal 2012) e altri 6 titoli Atp, l’ultimo in ordine di tempo in Olanda dove aveva si era già imposto nel 2005 (in finale contro Ljubicic, suo attuale coach) e nel 2012. E’ il suo successo n.97: il prossimo traguardo è raggiungere quota 100. Poi volendo ci sarebbe il primato di Connors, primo a 109. E quello di Rosewall, che ha conquistato un Major (gli Australian Open 1972) a 37 anni e 62 giorni contro i 36 anni e 173 giorni dello svizzero quando lo scorso 28 gennaio ha trionfato a Melbourne. Per agguantarli dovrà attendere almeno il 2019: servirà un mezzo miracolo, ma per King Roger tutto è possibile.

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http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/federer-primo-trionfo-da-numero-1-cocchi-federer-vince-da-numero-il-suo-il-torneo-di-rotterdam-mancuso/feed/ 0
WTA Ranking: Kvitova, è iniziata la scalata alla top ten? http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/wta-ranking-kvitova-e-iniziata-la-scalata-alla-top-ten/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/wta-ranking-kvitova-e-iniziata-la-scalata-alla-top-ten/#respond Mon, 19 Feb 2018 06:45:11 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245413 Petra vince il secondo torneo di fila. Questi risultati la proiettano dal n.29 di inizio gennaio in top ten. E nei prossimi mesi ha solo i 70 punti del Roland Garros in scadenza]]>

Il Premier 5 di Doha ci ha riconsegnato una Petra Kvitova altamente competitiva: a fronte di un campo di partecipazione di altissimo livello (erano in tabellone 13 delle prime 15 del mondo, uniche assenti Venus Williams e Sloane Stephens) Petra è riuscita a vincere il secondo torneo di fila rientrando di diritto in top ten: oggi, con 11 posti in più, è, infatti,  n.10. Ma è ancora più incredibile pensare che a gennaio era n.29.

IL FUTURO DI KVITOVA – Petra è iscritta al torneo di Dubai, declassato a semplice Premier quest’anno (470 punti alla vincitrice). Sperare che riesca a conquistare il terzo alloro di fila è forse chiederle troppo. Anche perché avrebbe un cammino impegnativo fin dai primi turni: esordio contro Kontaveit, poi Osaka o Mladenovic, e nei quarti la attenderebbe Svitolina, testa di serie n.1 negli Emirati. Guardando a medio termine però, i prossimi mesi potrebbero essere ricchi di soddisfazioni. Come già detto qualche settimana fa, Petra non ha punti da difendere fino al Roland Garros (dove ha solo 70 punti in uscita) e tra Indian Wells, Miami, Madrid, Roma, Parigi può davvero fare incetta di punti. E poi inizierà la parte di stagione a lei più congeniale, quella su erba, dove avrà subito 470 punti in uscita a Birmingham ma anche solo 70 punti a Wimbledon, che immagino sia il suo obiettivo principale. Insomma, tra Premier Mandatory, Premier 5 e Slam ha a diposizione 7900 punti fino a fine giugno e ne perderà “solamente” 610. Il best ranking di Kvitova recita n.2, ed è forse una piccola ingiustizia: delle plurivincitrici di Slam del nuovo millennio (Petra ha anche un Master in bacheca, non dimentichiamocelo) solo lei, Svetlana Kuznetsova e Li Na non hanno mai raggiunto il n.1 della classifica.

A PROPOSITO DI N.1 –  Wozniacki riesce a contenere l’attacco di Halep e a conservare il n.1. Ancora per poco però. Infatti la prossima settimana perderà gli 585 punti della finale di Dubai dell’anno scorso. Né Caroline né Simona sono impegnate in tornei questa settimana, quindi la rumena si riapproprierà della leadership senza giocare.

LA TOP 10 E LA TOP 20 – Nelle prime dieci, l’ingresso di Kvitova fa retrocedere di un posto Goerges (n.11), mentre Muguruza scalza Svitolina dalla terza posizione.  Esce dalle venti, invece,  Elise Mertens (-1, n.21).

Pos. Giocatrice Punti Tornei Diff. dal 12/02/18
1 Caroline Wozniacki 8010 23 0
2 Simona Halep 7965 18 0
3 Garbiñe Muguruza 6175 22 1
4 Elina Svitolina 5910 19 -1
5 Karolina Pliskova 5080 20 0
6 Jelena Ostapenko 5000 23 0
7 Caroline Garcia 4625 24 0
8 Venus Williams 4277 15 0
9 Angelique Kerber 3220 21 0
10 Petra Kvitova 3086 18 11
11 Julia Goerges 2910 26 -1
12 Johanna Konta 2875 21 -1
13 Sloane Stephens 2813 12 -1
14 Kristina Mladenovic 2775 28 -1
15 Madison Keys 2703 17 -1
16 Anastasija Sevastova 2585 24 -1
17 Ashleigh Barty 2486 17 -1
18 Coco Vandeweghe 2433 18 -1
19 Magdalena Rybarikova 2405 23 -1
20 Svetlana Kuznetsova 2362 14 -1

GLI ALTRI MOVIMENTI – Delle atlete in salita, quelle che progrediscono maggiormente sono

41           +7          [USA]    Catherine Bellis
52           +6          [CZE]     Marketa Vondrousova
75           +17       [ROU]   Monica Niculescu
96           +9          [CHN]   Ying-Ying Duan
126         +38       [RUS]    Anna Blinkova

In discesa, invece:

70           -17         [PUR]    Monica Puig
81           -19         [USA]    Lauren Davis

Casa Italia

Settimana tendenzialmente negativa per le prime 5 italiane del ranking. Sono stabili solo Schiavone (n.93) e Vinci (n.156). Tutte le altre perdono terreno: Camila Giorgi (-2, n.62), ritiratasi al secondo turno delle qualificazioni a Dubai, Sara Errani (-2, n.143), che però si consola con il main draw raggiunto negli Emirati, Jasmine Paolini (-3, n.164), fuori dalla qualificazioni d Budapest, superate invece da Roberta.

Errani potrà recuperare terreno nei prossimi mesi, considerato che i punti ottenuti un anno fa da Charleston a Parigi le sono stati cancellati in seguito alla squalifica per doping.
Il ranking medio delle top 5 italiane è 123,8.

Non ci sono movimenti nelle top20 italiana:

Pos. Giocatrice Class. WTA Diff. dal 12/02/18
1 Camila Giorgi 63 0
2 Francesca Schiavone 93 0
3 Sara Errani 143 0
4 Roberta Vinci 156 0
5 Jasmine Paolini 164 0
6 Deborah Chiesa 178 0
7 Martina Trevisan 205 0
8 Georgia Brescia 206 0
9 Jessica Pieri 221 0
10 Giulia Gatto-Monticone 272 0
11 Cristiana Ferrando 279 0
12 Camilla Rosatello 294 0
13 Martina Di Giuseppe 314 0
14 Stefania Rubini 338 0
15 Anastasia Grymalska 351 0
16 Martina Caregaro 373 0
17 Camilla Scala 433 0
18 Alice Matteucci 440 0
19 Gaia Sanesi 446 0
20 Lucrezia Stefanini 483 0

Next Gen Ranking

Entra prepotentemente in classifica al n.6 Anna Blinkova, reduce dalla promettente performance in Qatar. Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 1998.

Pos. Giocatrice Anno Class. WTA Diff. dal 12/02/18
1 Catherine Bellis 1999 41 0
2 Marketa Vondrousova 1999 52 0
3 Aryna Sabalenka 1998 60 0
4 Sofia Kenin 1998 106 0
5 Viktoria Kuzmova 1998 121 0
6 Anna Blinkova 1998 126
7 Vera Lapko 1998 128 -1
8 Sofya Zhuk 1999 139 -1
9 Kayla Day 1999 148 -1
10 Anna Kalinskaya 1998 150 -1

Nation Ranking

L’unico movimento nella top ten della compagini nazionali è l’aggancio della Spagna alla Cina in nona posizioneIl Nation Ranking si ottiene sommando il ranking delle prime tre giocatrici di ciascuna nazione.

Pos. Nazione Punteggio Diff. dal 12/02/18
1 Stati Uniti 36 0
2 Repubblica Ceca 40 0
3 Francia 61 0
4 Russia 65 0
5 Germania 71 0
6 Romania 76 0
7 Australia 88 0
8 Ucraina 108 0
9 Cina 112 0
Spagna 112 0

LE TOP 50

Legenda: nelle top 50 trovate, in ogni riga: classifica-variazione rispetto alla settimana precedente-nazionalità-giocatrice- anni-punti-tornei

1 0 [DEN] Caroline Wozniacki 27 8010 23
2 0 [ROU] Simona Halep 26 7965 18
3 1 [ESP] Garbiñe Muguruza 24 6175 22
4 -1 [UKR] Elina Svitolina 23 5910 19
5 0 [CZE] Karolina Pliskova 25 5080 20
6 0 [LAT] Jelena Ostapenko 20 5000 23
7 0 [FRA] Caroline Garcia 24 4625 24
8 0 [USA] Venus Williams 37 4277 15
9 0 [GER] Angelique Kerber 30 3220 21
10 11 [CZE] Petra Kvitova 27 3086 18
11 -1 [GER] Julia Goerges 29 2910 26
12 -1 [GBR] Johanna Konta 26 2875 21
13 -1 [USA] Sloane Stephens 24 2813 12
14 -1 [FRA] Kristina Mladenovic 24 2775 28
15 -1 [USA] Madison Keys 23 2703 17
16 -1 [LAT] Anastasija Sevastova 27 2585 24
17 -1 [AUS] Ashleigh Barty 21 2486 17
18 -1 [USA] Coco Vandeweghe 26 2433 18
19 -1 [SVK] Magdalena Rybarikova 29 2405 23
20 -1 [RUS] Svetlana Kuznetsova 32 2362 14
21 -1 [BEL] Elise Mertens 22 2245 26
22 0 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 26 2125 25
23 0 [RUS] Elena Vesnina 31 2115 24
24 0 [RUS] Daria Kasatkina 20 2050 22
25 0 [CZE] Barbora Strycova 31 1940 25
26 0 [AUS] Daria Gavrilova 23 1820 22
27 2 [ESP] Carla Suárez Navarro 29 1760 26
28 -1 [EST] Anett Kontaveit 22 1740 23
29 -1 [NED] Kiki Bertens 26 1725 27
30 1 [CZE] Lucie Safarova 31 1601 19
31 2 [POL] Agnieszka Radwanska 28 1600 20
32 0 [CHN] Shuai Peng 32 1585 24
33 -3 [SVK] Dominika Cibulkova 28 1485 21
34 0 [CHN] Shuai Zhang 29 1465 29
35 0 [HUN] Timea Babos 24 1430 28
36 2 [ROU] Sorana Cirstea 27 1385 25
37 -1 [RUS] Ekaterina Makarova 29 1380 22
38 -1 [ROU] Irina-Camelia Begu 27 1345 27
39 4 [ROU] Mihaela Buzarnescu 29 1301 30
40 -1 [FRA] Alizé Cornet 28 1280 26
41 7 [USA] Catherine Bellis 18 1275 21
42 -2 [UKR] Lesia Tsurenko 28 1260 27
43 -2 [RUS] Maria Sharapova 30 1247 11
44 -2 [SUI] Timea Bacsinszky 28 1232 12
45 -1 [AUS] Samantha Stosur 33 1166 22
46 -1 [CHN] Qiang Wang 26 1160 22
47 -1 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 23 1142 22
48 3 [JPN] Naomi Osaka 20 1130 24
49 -2 [SRB] Aleksandra Krunic 24 1111 23
50 -1 [CZE] Katerina Siniakova 21 1105 27

LA RACE

Legenda: trovate, in ogni riga: classifica-variazione rispetto alla settimana precedente-nazionalità-giocatrice- anni-punti-tornei

1 0 [DEN] Caroline Wozniacki 27 2630 4
2 0 [ROU] Simona Halep 26 1930 3
3 0 [GER] Angelique Kerber 30 1440 3
4 4 [CZE] Petra Kvitova 27 1435 4
5 -1 [BEL] Elise Mertens 22 1120 3
6 -1 [UKR] Elina Svitolina 23 1005 3
7 [ESP] Garbiñe Muguruza 24 810 4
8 0 [GER] Julia Goerges 29 725 4
9 -3 [CZE] Karolina Pliskova 25 720 3
10 2 [ROU] Mihaela Buzarnescu 29 559 8
11 -4 [SUI] Belinda Bencic 20 540 4
12 2 [ESP] Carla Suárez Navarro 29 492 4
13 2 [USA] Madison Keys 23 491 3
14 -4 [TPE] Su-Wei Hsieh 32 461 6
15 3 [CZE] Barbora Strycova 31 460 4
15 -5 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 23 460 2
17 [ROU] Monica Niculescu 30 444 6
18 -5 [AUS] Ashleigh Barty 21 436 3
19 [FRA] Caroline Garcia 24 432 4
19 -4 [CHN] Shuai Zhang 29 432 7
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WTA Dubai: Errani è super contro Sabalenka, centrato il main draw http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/wta-dubai-errani-e-super-contro-sabalenka-centrato-il-main-draw/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/wta-dubai-errani-e-super-contro-sabalenka-centrato-il-main-draw/#respond Mon, 19 Feb 2018 06:00:02 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245388 Sara Errani salva match point ed elimina Aryna Sabalenka: grande vittoria per accedere al tabellone principale del Premier di Dubai. Tris di vittorie per le russe]]>

Si è concluso ieri il torneo di Doha, per meglio dire la super-settimana di Petra Kvitova, ma la WTA resta in zona e dal Qatar si sposta negli Emirati Arabi Uniti. Il passo è breve – appena 328 chilometri in linea d’aria da percorrere sulle acque del Golfo del Persico – e il punto d’arrivo è Dubai per il torneo di categoria Premier. Le due manifestazioni si scambiano peraltro ogni anno lo status di Premier 5 e Premier ‘semplice’: quest’anno è toccata a Doha l’etichetta più prestigiosa, ma Dubai ha trovato il modo di difendersi tirando su un tabellone di assoluto livello, impreziosito proprio dalla finaliste qatariota Muguruza. Era prevista anche la presenza di Kvitova al quale però, dopo due tornei vinti consecutivamente, ha optato per un po’ di riposo e il suo posto è stato preso da Qiang Wang.

IL DAY 1: ERRANI SI QUALIFICA

Per la prima giornata di incontri sono stati programmati, in contemporanea, gli ultimi turni di qualificazione e alcuni incontri del tabellone principale, sebbene dal ranking delle tenniste in campo la differenza non appaia così vistosa: il cut-off a Dubai è infatti piuttosto basso. Il dettaglio non sfugge però alle televisioni che come d’abitudine trasmettono solo gli incontri del main draw.

Il match che suscita maggior interesse per il pubblico italiano è quello di Sara Errani che alla fine è riuscita a incontrare Sabalenka. La loro sfida era già stata programmata tre giorni, ma a causa di alcune defezioni nel tabellone principale sono cambiati gli accoppiamenti; le due si sono comunque ritrovate faccia a faccia nel turno decisivo. L’unico precedente risaliva a Tianjin 2017, il torneo rivelazione per la bielorussa che in semifinale fece di Errani un sol boccone (Sara rientrava dalla squalifica). Oggi le cose sono andate diversamente. Sara qui a Dubai si sente un po’ a casa – lo sottolineano la finale raggiunta nel 2013 e soprattutto il successo di due anni fa – e ha vinto rapidamente il primo set, sebbene sia stata costretta a chiamare il fisioterapista e cedere il secondo parziale. Il set decisivo Errani l’ha passato sempre a rincorrere e dopo esser risalita dallo svantaggio di 1-4 è riuscita ad agguantare un tie-break insperato, salvando anche un match point nel decimo game. Errani in quel frangente ha fatto valere la sua maggior esperienza e portato a casa l’incontro: dopo un’ora di estenuante terzo set il primo match point ha sorriso all’italiana, che ha vinto il tie-break per sette punti a quattro. Vittoria che vale più di un semplice ingresso nel tabellone principale (contro l’altra qualificata Tsurenko). Sabalenka è giocatrice dotata di un talento debordante nel colpire la palla, e contenerla su un fondo così rapido è indice di un’ottima prestazione.

Il primo match di giornata ha visto qualificarsi Lesia Tsurenko, n. 42, che ha battuto Zarina Dyas, n. 54, con sorprendente facilità. Sorprende ancor di più la vittoria della 18enne russa Sofya Zhuk (attualmente numero 139) che ha battuto con lo stesso risultato la n. 46 Qiang Wang. Per Sofya sarà la terza partecipazione assoluta in un torneo WTA e noi ve ne avevamo già parlato anni fa in tempi non sospetti. Netto anche il successo della wild card Sam Stosur su Sakkari in un’ora e 21 minuti.

DALLA RUSSIA CON FURORE – Ad aprire il programma sul centrale è stata l’undicesima sfida tra Vesnina e Shuai Peng, con la russa che ha vinto il match in un’ora e 43 minuti portandosi sul 5-6 nel conteggio degli scontri diretti. La cinese in questo 2018 non ha ancora vinto un match ma neanche Elena sta vivendo un periodo favorevole, e tutto questo ha generato un match particolarmente falloso vinto dalla numero 23 grazie proprio ad un doppio fallo. Per lei ora una tennista con la quale ha un rapporto tutt’altro che idilliaco: Ostapenko.

Un’altra russa ad accedere al secondo turno è Darya Kasatkina che ha battuto per la seconda volta su due Radwanska. Il gioco della polacca, fatto di scambi lunghi e colpi di fino, può essere molto dispendioso fisicamente e se poi ci aggiungiamo l’avanzare dell’età, ecco che Aga si trova a vivere una fase calante nella sua carriera e oggi la russa non le ha permesso un’inversione di rotta. La giovane Kasatkina, tecnicamente non inferiore alla sua avversaria, ha mostrato, come spesso le capita, mancanza di incisività al momento di chiudere la pratica e in entrambi i set ha rischiato più volte di rimettere in gara la n. 33, complici anche i numerosissimi errori gratuiti che le sono costati 5 break. Nonostante tutto la n. 24 ha vinto 7-5 6-4 e per lei ora c’è la vincente di Konta-Pavlyuchenkova.

Il match più equilibrato ed emozionante finora è stato senza dubbio quello tra Makarova e Sevastova e anche qui a trionfare è stata una giocatrice russa. La numero 37 del mondo però ha dovuto sudare molto di più delle sue connazionali e nel secondo set ha persino annullato due match point alla numero 16 Sevastova la quale è uscita dal campo, dopo 2 ore e 28 minuti, visibilmente e comprensibilmente frustrata.

SESSIONE SERALE – La finale raggiunta a San Pietroburgo resta un episodio isolato in questo periodo nero della carriera di Mladenovic che incassa oggi un’altra sconfitta per mano della wikd card classe ’97 Osaka. La giapponese è sempre stata in controllo nel gioco, e nonostante affrontasse la francese per la prima volta “sapevo cosa fare per metterla in difficoltà e ho vinto semplicemente perché sono riuscita a metterlo in pratica.” Ormai i problemi alla battuta della n. 14 del mondo non fanno più notizia; forse lo farà una sua vittoria al primo turno di un torneo.

Chiude la prima giornata del Dubai Duty Free Championship la sfida inedita tra Konta e Pavlyuchenkova con quest’ultima che lotta aspramente per un set intero ma giunta al tie-break si dimentica del servizio e tre doppi falli in serie le vanificano un’ora di sforzi. La britannica, forte del set di vantaggio, non molla la presa e a dare noia alla russa ci si mette anche la schiena che la costringe a chiamare un medical time-out. Il secondo set è solo una formalità: già dopo i primi game si intuisce che la n. 22 non ha i mezzi per continuare e Johanna chiude 6-2. Per la testa di serie n. 7 ora un’atra russa: Kasatkina.

Risultati:

Qualificazioni

[2] L. Tsurenko b. [6] Z. Diyas 6-1 6-2
S. Zhuk b. [4] Q. Wang 6-1 6-2
S. Errani b. [10] A. Sabalenka 6-2 1-7 7-6(4)
[WC/3] S. Stosur b. [8] M. Sakkari 6-1 6-4

Primo turno

E. Vesnina b. S. Peng 6-4 7-5
D. Kasatkina b. A. Radwanksa 7-5 6-4
E. Makarova b. A. Sevastova 3-6 7-6(9) 6-3
[WC] N. Osaka b. [8] K. Mladenovic 6-2 6-2
[7] J. Konta b. A. Pavlyuchenkova 7-6(2) 6-2

Il tabellone completo

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Federer inarrestabile. A Rotterdam il 97esimo titolo http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/federer-inarrestabile-rotterdam-il-97esimo-titolo/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/federer-inarrestabile-rotterdam-il-97esimo-titolo/#respond Sun, 18 Feb 2018 23:37:51 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245295 ROTTERDAM - Roger corona la settimana del record. Finale dominata contro Dimitrov. Il numero 100 è all'orizzonte. Sarà N.1 per almeno un altro mese]]>

da Rotterdam, il nostro inviato

[1/WC] R. Federer b. [2] G. Dimitrov 6-2 6-2

VERSO UN ALTRO RECORD? – Roger Federer non vuole fermarsi. Dal prossimo lunedì sarà di nuovo numero uno, il più anziano di sempre a 36 anni, grazie al successo su Haase in quarti di finale. E nell’attesa, vince il suo 97esimo titolo in carriera, alla 146esima finale, superando in due set a senso unico Grigor Dimitrov che sembra aver avuto un problema fisico ma che ha sportivamente deciso di restare in campo fino alla fine. Pochi dubbi adesso sulla possibilità di raggiungere la tripla cifra in termini di trofei vinti in carriera: il record assoluto appartiene a Jimmy Connors, che conquistò il numero 109 a Tel Aviv nell’89. Federer ottiene la sua dodicesima vittoria consecutiva nel 2018 (sedici se si conta anche la Hopman Cup vinta a inizio anno), e aggiunge poco più di 400.000 euro al suo faraonico portafogli: oltre 115 milioni di soli premi, senza considerare le astronomiche cifre che gli garantiscono i suoi sponsor.

TRIPLETTA OLANDESE – Federer trionfa per la terza volta a Rotterdam, in una Ahoy Arena esaurita e festante (record di affluenza settimanale, 133.000): nel 2005 superò in finale il suo attuale coach Ivan Ljubicic, nel 2012 batté del Potro. Risaliva al 2013 la sua ultima partecipazione, quando fu eliminato da Benneteau ai quati, in quello che può definirsi a mani basse l’anno peggiore della sua carriera. Servizio, e soprattutto duttilità le chiavi della finale, per domare un Dimitrov sfrontato ma che va scoraggiandosi: Grigor chiude come miglior servitore del torneo (40 ace prima della finale) e inizia col fuoco spianato, ma non riesce a dare lo scossone decisivo, permettendo a Federer di assorbire l’impeto e poi fare il suo gioco. Comunque positivo il torneo del bulgaro, che ha progressivamente guadagnato tennis e fiducia nel corso della settimana: se nel primo turno contro Sugita sembra legato e poco reattivo, già nel primo set contro Goffin si mostrava a suo agio a ritmi elevati, prima dello sfortunatissimo infortunio del belga. Sarà interessante vederlo agli stessi livelli delle Finals vinte lo scorso anno, magari su palcoscenici ancora più importanti.

COME MUHAMMAD ALI – Federer fa poco più del necessario in avvio, lasciando sfogare l’avversario che disegna il campo e spara passanti di qualità, ma appena decide di accelerare fa impressione. La strategia dello svizzero di appoggiarsi alle corde paga quando Dimitrov si ritrova a strafare, quasi incredulo nel trovarsi Federer ancora attaccato alla schiena nonostante l’ottimo livello prodotto. Roger serve benissimo e tiene con agio il palleggio da fondo, spessissimo in controbalzo, senza mai accorciare: la conseguenza è un concerto a una sola voce, con Dimitrov che si vede investito dalla verve dell’avversario. Il doppio fallo con cui cede il secondo break nel secondo set è una discreta fotografia del suo stato d’aimo. È il settimo successo di Federer in altrettanti confronti diretti.

FEDERER DÀ I NUMERI – Finisce in poco meno di un’ora. Federer tornerà numero uno domani: riprenderà il suo trono dopo quasi sei anni dall’ultima volta, record. E ricomincerà quattordici anni dopo aver iniziato per la prima volta, record assoluto, sfondando anche quota 10.000 punti per la prima volta dal gennaio 2013 (domani sarà a 10.105). La conquista del titolo in Olanda garantisce a Federer la permanenza in vetta fino al termine del torneo di Indian Wells (18 marzo), dove sarà certamente la prima testa di serie. Ininfluente infatti a questo punto il risultato ad Acapulco di Nadal o l’eventuale presenza dello stesso Federer a Dubai nei tornei che si giocano dal 26 febbraio al 4 marzo. Altre 4 settimane garantite per Federer dunque al N.1 portando la quota siderale a 306 and counting. Lo score di Federer dal 1° gennaio 2017 nelle competizioni ufficiali è un clamoroso 64-5 (92,8%) con 9 titoli conquistati: 3 Slam, 3 Masters 1000 e 3 ATP 500.

VENI, VIDI, VICI – “L’obiettivo era la semifinale, e invece ho vinto il torneo” dice Federer durante la premiazione, particolarmente scarna. Addirittura Dimitrov non prende la parola. Federer ringrazia poi l’organizzazione, che lo aveva già premiato nel ’99 con una delle sue prime wild card. Dimitrov a sua volta la ottenne nel 2009, quando battè Berdych e costrinse a una dura battaglia Nadal. “Deciderò in settimana per Duabi, e dopo Miami vedrò se affrontare la stagione sulla terra rossa. Di sicuro non giocherò molti tornei”.

SI FERMA LA STRISCIASembravano destinati a un’ennesima vittoria Oliver Marach e Mate Pavic, che cavalcavano una striscia di diciassette vittorie consecutive in questa stagione. Dopo i trionfi a Doha, Auckland e Melbourne per il loro primo Slam, il team si è fermato solo in finale a Rotterdam contro la rodata coppia francese Herbert/Mahut. Decisivo sul finire di primo set un infortunio per l’austriaco Marach, costretto a un medical time out e a una tenuta non perfetta. 2-6 6-2 10-7 il punteggio finale. I francesi vincono il primo torneo dell’anno, e saranno durissimi avversari per l’Italia in Coppa Davis ad aprile.

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ATP New York: Anderson campione nella Grande Mela con obiettivo Finals http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/atp-new-york-anderson-finalmente-campione-nella-grande-mela/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/19/atp-new-york-anderson-finalmente-campione-nella-grande-mela/#respond Sun, 18 Feb 2018 23:36:52 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245362 NEW YORK - Dopo la finale persa a Flushing Meadows, Kevin Anderson si aggiudica l'ATP 250 di New York in finale su Sam Querrey e si arrampica fino al n.9 della classifica ATP. "L'obiettivo di questa stagione sono le ATP Finals di Londra"]]>

Dal nostro inviato a New York

[1] K. Anderson b. [2] S. Querrey 4-6 6-3 7-6(1)

Per la quarta volta in quattro giorni la testa di serie n.1 Kevin Anderson è uscita vincitrice da un match tiratissimo, finito anche questa volta al tie-break del terzo set come già gli era capitato all’esordio contro Escobedo ed in semifinale contro Nishikori, e con questa vittoria in finale al foto finish contro Sam Querrey il sudafricano non solo si è assicurato il ritorno nei top 10 (dove era già stato per un breve periodo nell’ottobre 2015) ma anche il raggiungimento del best ranking in carriera al n.9.

Dopo la breve ma robusta nevicata del sabato sera, la domenica di sole a Long Island ha accompagnato il pubblico più numeroso della settimana, che con grande entusiasmo ha affollato gli spalti ed i ristoranti del Nassau Memorial Veterans Coliseum. Già dalle 13, all’inizio della finale di doppio (vinta da Mirnyi ed Oswald su Koolhof e Sitak) le tribune erano occupate quasi per metà, e durante le 2 ore e 13 minuti della finale hanno mantenuto un livello di silenzio e di attenzione mai raggiunto nei giorni precedenti del torneo.

Il match è stato certamente piacevole e meno ancorato ai servizi di quanto non ci si potesse aspettare, date le caratteristiche dei due protagonisti in campo. Dopo un’uscita dai blocchi decisamente favorevole ad Anderson, che in meno di 10 minuti era arrivato ad una palla del 3-0, l’inerzia del match si è spostata decisamente dalla parte dell’americano, molto più presente nei passanti, soprattutto di rovescio, e decisamente in controllo quando il gioco si sviluppava sugli scambi da fondo. Anderson subiva due break in tre turni di battuta e si trovava ad annullare tre set point sul suo servizio sul 3-5. Proprio quel game riacciuffato per i capelli, nonostante sia stato ininfluente sul risultato finale del primo set vinto da Querrey per 6-4, ha fatto cambiare di mano il pallino del gioco con il sudafricano che si è portato rapidamente sul 5-0, prima di palesare qualche incertezza di troppo sul 5-1 (tre set point mancati) e poi chiudere sul 6-3 dopo un’ora e 18 minuti.

Terzo set di gran lunga più equilibrato, senza break ma con tre palle break tutte nella parte centrale del parziale. Sul 2-2 Anderson ha buttato forse la più ghiotta occasione per piazzare l’allungo decisivo, mettendo in rete un passante di rovescio tutt’altro che impossibile dopo che si era procurato la prima palla break con tre risposte molto aggressive. La seconda chance per il break, due punti più tardi, se ne andava con una buona volée di diritto di Querrey. Sul 2-3 era invece la volta di Kevin di affrontare un break-point, questa volta sul 30-40, su cui il californiano metteva una risposta di rovescio in rete.
Si procedeva poi senza scossoni fino al tie-break finale, dominato da un Anderson efficace al servizio, attento da fondo campo e pronto a capitalizzare sui tre errori gratuiti dell’avversario.

Molto soddisfatto, naturalmente, il sudafricano durante la tradizionale conferenza stampa del vincitore: “Sono davvero molto soddisfatto di essere riuscito a vincere il mio quarto torneo qui. Era uno dei miei obiettivi per questa stagione, e dopo aver fallito in finale a Pune oggi sono finalmente riuscito a superare quest’ultimo ostacolo. Fisicamente è stata una settimana dura, tanti match lunghi, ma il mio fisico ha retto bene, il mio team ha lavorato bene, e sono pronto a continuare la stagione. Il raggiungimento del miglior ranking è in un certo senso inaspettato, sapevo di essere vicino alla Top 10, ma non avevo fatto i calcoli. Quest’anno mi sono posto l’obiettivo di arrivare alle ATP Finals di Londra, e spero che questo inizio possa essere un ottimo auspicio“.

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Qualificazioni WTA: Giorgi si ritira, avanti Vinci, Errani e Paolini http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/18/qualificazioni-wta-giorgi-si-ritira-avanti-vinci-errani-e-paolini/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/18/qualificazioni-wta-giorgi-si-ritira-avanti-vinci-errani-e-paolini/#respond Sun, 18 Feb 2018 15:26:33 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245303 A Dubai Errani raggiunge Sabalenka al turno decisivo, Giorgi deve fare i conti con i soliti problemi muscolari. A Budapest, avanzano Vinci e Paolini]]>

Errani OK, Giorgi KO – Sara Errani approda al terzo e decisivo turno del tabellone cadetto del WTA Premier di Dubai. La tennista bolognese ha superato con un duplice 6-4 la croata naturalizzata statunitense Bernarda Pera. Il match non era dei più semplici e Sarita è stata brava a domare l’avversaria strappandole il servizio per ben cinque volte e vanificando così i tre break messi a segno da Pera. Nel round finale Sara affronterà Aryna Sabalenka, che ha vinto in due set contro Miyu Kato. La bielorussa è probabilmente la più pericolosa tra le giocatrici rimaste in gara e ha già battuto l’azzurra qualche mese fa nella semifinale di Tianjin (6-1 6-3). Sfortunata invece Camila Giorgi, costretta al ritiro nel secondo set contro Sofya Zhuk (145 WTA) sul punteggio di 3-4. La 26enne di Macerata, che aveva vinto il primo parziale 6-4, si è dovuta fermare per un riacutizzarsi del problema all’adduttore che le aveva impedito di giocarsi al meglio la partita con Ashleigh Barty a Melbourne e che l’aveva spinta a cancellarsi dalle qualificazioni di Doha la scorsa settimana.

Roby compleanno con vittoria – Nel giorno del suo trentacinquesimo genetliaco, Roberta Vinci si regala una bella rimonta ai danni della giovane russa Anna Kalinskaya (149 WTA). La tarantina soffre, va sotto di un set ed è sempre sotto pressione sul proprio servizio (saranno 14 le palle break salvate su 19 concesse), ma riesce a trascinare la contesa al tiebreak nel quale fa valere la sua maggiore esperienza. Al termine dell’incontro, Roberta è stata omaggiata con una torta dall’organizzazione del torneo. Al turno decisivo avrà un altro match abbordabile con Vera Lapko (127 WTA e tds 5). Molto più agile il successo di Jasmine Paolini, che in poco più di un’ora si sbarazza di Anna Karolina Schmiedlova. Un 6-2 6-2 senza storia che proietta l’italiana verso la sfida con Arina Rodionova (131 WTA), che ha rullato la wild card russa Sofya Lansere (6-0 6-2).

 

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Petra Kvitova, il buio è alle spalle. A Doha ritrova anche la top 10 http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/18/kvitova-il-buio-e-alle-spalle-doha-ritrova-anche-la-top-10/ http://www.ubitennis.com/blog/2018/02/18/kvitova-il-buio-e-alle-spalle-doha-ritrova-anche-la-top-10/#respond Sun, 18 Feb 2018 15:15:32 +0000 http://www.ubitennis.com/?p=245332 Anche Muguruza s'arrende, dopo Radwanska, Svitolina e Wozniacki. Petra Kvitova bissa il successo di San Pietroburgo. Lunedì sarà di nuovo tra le prime dieci del mondo]]>

Il tabellone di Doha 2018

[16] P. Kvitova b [4] G. Muguruza 3-6 6-3 6-4

Sarà per la sua espressione perennemente dolce e vagamente ironica; per la spettacolare esplosività dei suoi colpi; per l’atteggiamento sempre corretto nei confronti delle sue avversarie o l’empatia suscitata dal terribile incidente che nel dicembre 2016 pose quasi fine alla sua carriera. Qualunque sia la ragione, la ceca Petra Kvitova, n. 21 della classifica WTA, è da sempre una delle beniamine del pubblico e la sua vittoria nel torneo qatariota al termine di un match a tratti bellissimo, è stata accolta con grande simpatia e affetto. A cercare di sbarrarle vanamente la strada verso la conquista del suo 22esimo trofeo si è posta Garbine Muguruza – da domani terza giocatrice al mondo – che nei precedenti confronti diretti era riuscita a superarla solo una volta, la prima, perdendo poi nelle tre successive occasioni.

Inizio travolgente per la spagnola, giunta alla finale con due partite in meno nelle gambe rispetto a Kvitova grazie al bye d’esordio e al ritiro di Halep in semifinale, che fa propri i primi cinque game con un parziale di venti punti a cinque e poi, come talvolta le capita, si distrae e consente incautamente all’avversaria di mettere finalmente il suo piedone in partita e conquistare tre giochi che le hanno dato coraggio, prima di cedere il set dopo 34 minuti non indimenticabili e caratterizzati per entrambe da un numero di errori non forzati superiore ai vincenti.

L’urlo di battaglia con il quale Kvitova accompagna l’ace che le consente di fare proprio un game molto delicato nel secondo set, il terzo, fa chiaramente capire che la partita non finirà in breve. E, infatti, dopo avere annullato con un diritto una seconda palla break nel quinto game e aver trovato il tempo di scambiare due battute e qualche risata (!!) con il suo coach al cambio di campo, la ceca, aiutata da due doppi falli consecutivi dell’ispanica, dopo avere sprecato due opportunità consecutive di break lo fa poi proprio con un diritto incrociato vincente di inaudita violenza e precisione. Un suo grido ancora più forte di quello descritto sopra ha poco dopo accompagnato il diritto fuori misura che le ha consegnato il secondo set.

Nel parziale decisivo entrambe le contendenti hanno lasciato andare il braccio praticamente su ogni colpo e, data la qualità delle loro braccia, il match in alcuni momenti è stato agonisticamente e tecnicamente sontuoso.
Una calamita invisibile faceva sì che un numero altissimo di palline atterrasse esattamente sulle righe di fondo ed è subito apparso evidente che la vittoria sarebbe andata a chi delle due sarebbe stata in grado di conquistare il maggior numero di punti direttamente grazie alla prima palla di battuta. Ed in questa specialità Kvitova si è dimostrata più brava di Muguruza. Con un ace la ceca ha infatti annullato un break point nel quarto game e poi, nel medesimo gioco, con altri servizi vincenti è riuscita a tenere il turno di battuta. La medesima impresa non è riuscita a Muguruza che ha perduto il successivo turno di servizio ed è stata poi costretta a ricorrere alle cure del fisioterapista per un problema al ginocchio sinistro.

Cure evidentemente molto efficaci perché, prima di arrendersi, Muguruza nel sesto game ha costretto Kvitova a estrarre dalla borsa dei miracoli prima un rovescio spettacolare per annullarle un break point e poi due servizi vincenti in successione. È stato l’ultimo rischio corso dalla vincitrice che da quel momento in poi ha controllato il match con autorevolezza. Con questo successo, il secondo consecutivo dopo quello di San Pietroburgo, Petra Kvitova riconquista la Top Ten dalla quale mancava dall’estate 2016Un’impresa notevole se si considera che all’inizio del 2018 era 29esima, ma non insuperabile. Petra, infatti, non ha ancora compiuto 28 anni e, anche alla luce di ciò che un giocatore di lei molto più maturo sta facendo in campo maschile, non si vede perché si debbano porre limiti alle sue future conquiste.

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