Perdere con Vera Zvonareva, numero 7 del mondo, è più che comprensibile. Flavia si sta confermando sui suoi livelli. Il suo è un buon risultato non una delusione. Rino Tommasi
Flavia Pennetta è stata durante l’estate scorsa l’eroina del nostro tennis, da troppo tempo privo di soddisfazioni nel settore maschile. E’ stata la prima italiana ad entrare tra le prime dieci, un risultato importante solo se non si ha la pazienza di calcolare quanti paesi sono riusciti a portare una tennista tra le prime dieci da quando il computer si occupa del tennis femminile. Comunque Flavia ha giocato bene all’Open degli Stati Uniti raggiungendo i quarti di finale poi si è concessa una piccola e comprensibile vacanza. Ha preso parte ad una sfilata a Milano, si è sottoposta ad una divertente e disinibita intervista con le Iene.
Inevitabilmente ha pagato queste distrazioni perdendo male (6-1, 6-2) contro Robertina Vinci a Tokyo senza peraltro compromettere la sua posizione in classifica. Giovedì invece Flavia ha perduto a Pechino contro la russa Zvonareva, numero 7 in classifica, per 6-3, 5-7, 7-5 alla fine di una partita durata 2 ore e 33 minuti. Non parlerei di delusione ma invece di un buon risultato se solo si ricorda come a Flushing Meadows Flavia avesse salvato contro la stessa Zvonareva ben sei match point.
Vuol dire che la Pennetta si sta confermando sui suoi livelli che sono eccellenti anche se difficilmente le consentiranno di qualificarsi per il Masters femminile di Doha (27 ottobre-1° novembre). Sarebbe per lei già importante difendere il decimo posto dall’attacco della polacca Radwanska e della serba Ivanovic. Mentre la Federazione spagnola non ha ancora scelto la sede della finale di Coppa Davis (Spagna, Repubblica Ceca, 4-6 dicembre) si registra una squallida vicenda tra la nostra Federazione ed il Tennis Capri, che ha vinto negli ultimi tre anni un insignificante campionato a squadre.
Una manifestazione di nessun valore tecnico ma importante per i giocatori che riescono a trarne qualche vantaggio economico ma che serve poco alla sviluppo del nostro tennis, considerando che si svolge nell’assoluto anonimato.
Rino Tommasi
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