Pechino

Nadal senza patemi: Safin ko

Lo spagnolo vince in due set senza incontrare le difficoltà dei giorni scorsi. In semifinale a Pechino anche Cilic, Soderling e Djokovic. Nel femminile fuori la Dementieva. Alessio Gradogna

E' uscito il numero di matchpoint sugli UsOpen. In basso tutti i dettagli.

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Quarti di finale dell’Atp 500 di Pechino. In campo tra i maschi 6 delle prime 8 teste di serie; insieme a loro le (relative) sorprese chiamate Ljubicic (“vecchietto” ancora capace di qualche settimana ad alto livello) e Safin (probabilmente all’ultimo colpo di coda della carriera).

Nel primo incontro si affrontano Marin Cilic, fresco giustiziere di Murray agli Us Open, e il sempreverde Nikolay Davydenko. I precedenti dicono 2-0 per il serbo, con vittorie nel 2007 a San Pietroburgo e guarda un po’ proprio a Pechino. Spesso gli head to head hanno grande valore, e infatti Cilic si impone anche questa volta, con un 6-4 6-4 abbastanza netto, frutto di 4 break (due per set), nonostante percentuali di servizio non proprio straordinarie (65% di punti fatti con la prima, 56% con la seconda, soli 5 aces). É arrivato finalmente il momento dell’atteso salto di qualità del ragazzone classe 1988, e del suo ingresso nei top ten? Quasi, ci siamo vicini.

Segue l’incontro tra Djokovic e Verdasco, rivincita del match giocato un mesetto fa a Flushing Meadows. Il primo set è decisamente bruttino. É il solito Djokovic versione 2009: discontinuo, capace di grandi soluzioni e di errori banali subito dopo, e poi umorale, nervoso, sempre pronto a scuotere la testa anche nelle situazioni di punteggio vantaggiose. Verdasco, dal canto suo, falloso soprattutto di dritto e macchinoso nei movimenti, è lontano parente del magnifico giocatore ammirato in Australia. Djokovic prende immediatamente un break di vantaggio, lo perde, ne conquista un altro, e questa volta lo mantiene fino al termine della frazione.
L’inizio del secondo set pare seguire la stessa strada: nel primo game il serbo ha subito tre palle break, ma la prima la spreca sotterrando in rete una risposta di rovescio, e le altre due le annulla lo spagnolo con il servizio. Il game successivo è l’esatto opposto: in una sequela di errori reciproci, è Djokovic a concedere e annullare tre palle break. Nel quarto gioco il serbo va 15-30, commette un doppio fallo, incassa un gran dritto al volo dello spagnolo, e questa volta il break lo concede. Verdasco tiene il turno di servizio successivo grazie a un bel pallonetto, e vola 4-1. Da lì Djokovic tira momentaneamente i remi in barca, inizia a fare drop shot scriteriati, perde un altro servizio (a zero!), e lo spagnolo, senza incantare (tutt’altro), porta a casa il set con un netto 6-1.
Nel primo game del set decisivo, Djokovic concede subito una palla break, e Verdasco la spreca con una risposta in rete. É il punto di svolta. Nel gioco successivo lo spagnolo perde completamente le dimensioni del campo, commette in pratica quattro errori gratuiti, regala il turno di servizio, e da lì, cotto a puntino, esce definitivamente dal match. Il mediocre Djokovic di oggi (e di tante altre occasioni in quest’annata) ringrazia, e senza più faticare si limita a svolgere il compitino che gli rimane, traghettando in porto la partita con un eloquente 6-1 finale.
Partita senz’altro deludente, ma diciamolo sinceramente: il super Verdasco di Melbourne non si è più rivisto, se non in rare e isolate giornate, mentre Djokovic vince senza convincere, e pur con tanti piazzamenti di rilievo continua a navigare a mezz’aria, lottando con il fantasma di se stesso.

Terzo incontro in programma, in un campo non coperto dalle telecamere, tra lo scoppiettante Soderling e il redivivo Ljubicic. Come facilmente prevedibile, tra due battitori di altissimo livello, è un match strettamente legato al servizio. Due sole palle break in tutto il primo set, non sfruttate dallo svedese, e naturale approdo al tie break, vinto da Soderling per 7 a 3. Il carnefice di Nadal a Parigi chiude la prima frazione avendo perso la miseria di 5 punti complessivi nei suoi turni di battuta. Il secondo set prosegue sulla falsariga del precedente, e nel decimo game arriva l’unico e decisivo break, con il quale lo svedese chiude il match, in poco più di un’ora e mezza, grazie a percentuali complessive di servizio sontuose: 84% di punti fatti con la prima, 70% con la seconda, 9 aces e una sola palla break concessa.

Il match clou di giornata è l’ultimo, quello che vede opposti Nadal, reduce dalle faticose e non convincenti vittorie con Baghdatis e Blake, e Safin, che ieri è riuscito finalmente a battere un top 15 (non gli capitava da Mosca 2008) e tenta ora l’ultimo soffio di gloria della sua carriera giunta al capolinea. Un solo precedente, risalente a Montreal 2007 (vittoria dello spagnolo).

Pronti via, primo punto e sontuoso Safin: palla corta, pallonetto e volèe. Manuale del tennis. Chi ben comincia... ma invece è solo un’illusione, perchè Nadal tiene il servizio, conquista subito il break nel game successivo, grazie a un erroraccio a rete del russo, e poi annullando una palla del contro break vola 3-0.
Rimane l’impressione che potenzialmente possa essere una partita aperta, perchè anche oggi abbiamo più o meno il solito Nadal di questo periodo: capace di grandi soluzioni improvvise, con buone percentuali di prime in campo, ma anche colpevole di errori non da lui, spesso corto in lunghezza (si perdoni l’ossimoro), e talvolta troppo lontano dalla riga di fondo. Safin però ci mette molto del suo, nel bene e soprattutto nel male: tenta di essere aggressivo e accorciare gli scambi, ma la frenesia lo porta a sbagliare tanto, troppo. Sul 4-2, ad esempio, il russo si issa fino al 15-40 grazie a uno straordinario rovescio vincente, ma poi incappa in quattro errori consecutivi. Occasione persa che non si ripresenta, e Nadal chiude il set per 6-3.
Nel secondo set non muta granchè il copione: lo spagnolo si limita a essere solido quanto basta, Safin tenta di sfondare con la forza ma raramente ci riesce, è confuso, e quando abbrevia gli scambi perde di vista il campo. Nel terzo game il russo va 0-30, fa un doppio fallo, sbaglia malamente un dritto, e scaglia una palla in tribuna. Avanti nel punteggio, Nadal assume maggiore sicurezza nei propri colpi, sballotta il russo da una parte all’altra, e conquista un altro break che lo porta 4-1. Il pubblico pechinese si prepara a dare l’addio agonistico a Marat, e si attende solo il “fischio finale”, che arriva in fretta: 6-1.

Nel torneo femminile, ormai orfano di Safina, sorelle Williams, Wozniacki e Pennetta, non si registra l’en plein russo in semifinale, perchè Elena Dementieva, vincitrice delle Olimpiadi cinesi, è sconfitta dalla Radwanska con il punteggio di 7-5 6-3. Avanzano invece la Kuznetsova, con un relativamente tranquillo 6-3 6-3 alla Pavlyuchenkova, e la Petrova, che vince in rimonta una maratona di 2h 40’ contro la Peng. Grande occasione persa da Vera Zvonareva nell'ultimo quarto di finale. La russa, che vincendo avrebbe scavalcato Jelena Jankovic al n.8 della Race, si è fatta rimontare da 6-3 5-1 da Marion Bartoli, che ha chiuso 3-6 7-5 6-2 in due ore e otto minuti. Nella corsa al Master la serba mantiene idealmente l'ultimo posto utile con 3555 punti, mentre la russa, recente vincitrice su Flavia Pennetta, resta in nona posizione per appena 5 punti, ferma a 3550.


TABELLONE MASCHILE – RISULTATI

(8 wc) Cilic – (4) Davydenko 6-4 6-4
(2) Djokovic – (5) Verdasco 6-3 1-6 6-1
(6) Soderling – Ljubicic 7-6 6-4
(1)Nadal – (wc) Safin 6-3 6-1


TABELLONE FEMMINILE – RISULTATI

(6) Kuznetsova – Pavlyuchenkova 6-3 6-3
(13) Petrova – Peng 6-7 6-3 6-2
(12) Radwanska – (4) Dementieva 7-5 6-3
(14) Bartoli - (7) Zvonareva 3-6 7-5 6-2

Alessio Gradogna

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