Roger domina Korolev, Stepanek sorprende Cilic, Djokovic si salva con Wawrinka, e Chiudinelli affossa il fantasma di Gasquet. Alessio Gradogna
Quarti di finale del torneo Atp di Basilea, con ben tre svizzeri ancora in corsa.
Ad aprire il programma ci sono Marin Cilic, sopravvissuto ieri a una maratona di tre ore e tre tie-break contro Troicki (con diversi match points annullati), e Radek Stepanek, giunto ormai all’alba dei 31 anni ma ancora in grado di mantenere un posto tra i primi 20 del mondo. I precedenti dicono 1-1.
Si può pensare che il croato sia in condizioni precarie, dopo gli sforzi del giorno prima, ma in realtà è lui a partire molto meglio. Stepanek appare lento nelle discese a rete e ottiene troppo poco dal servizio, e Cilic vola subito 4-0, cede poi uno dei due break di vantaggio, ma gioca bene e mantiene il comando delle operazioni. Sul 5-3 Stepanek annulla con coraggio e brillantezza tre set points, ma nulla può nel turno di servizio successivo del croato, che chiude il set per 6-4.
All’inizio del secondo parziale, però, le cose cambiano. Cilic comincia probabilmente a sentire le gambe pesanti, e appare meno lucido e veloce, vince pochi punti diretti con il servizio e sbaglia qualche dritto di troppo. Stepanek lo capisce, cerca con intelligenza di farlo muovere, lo attacca con continuità, ci regala come al solito alcune volèe deliziose, e conquista subito un break di vantaggio che lo porta 2-0. Nel game successivo annulla una palla del contro break, va 3-0, e conserva il vantaggio fino al 5-3. Al momento di servire per il set il ceco concede all’avversario altre due occasioni per riaprire i giochi, ma le annulla (la prima con un ace chiamato out ma corretto dal “Falco”) e conquista la frazione per 6-3.
Parte il terzo set, con molti dubbi riguardo alla tenuta fisica di Cilic, che infatti nel terzo game va subito in difficoltà. Le percentuali di servizio calano, la pesantezza dei colpi da fondo anche, e sulla seconda Stepanek lo attacca invariabilmente. C’è il break, accompagnato dal ceco con il consueto urlo belluino. Il fidanzato della Vaidisova (presente in tribuna) gioca benissimo, non accusa cali di tensione, delizia con continue ed efficaci discese a rete: sarà brutto e antipatico finché volete, ma resta uno dei giocatori più divertenti del circuito. Speriamo rimanga competitivo ancora a lungo. Sul 5-3, Cilic concede un’altra volta il turno di servizio, e finisce il match. Stepanek manda baci al pubblico, va meritatamente in semifinale, e addirittura mantiene in vita qualche piccola speranza di qualificazione per Londra (per non essere estromesso dalla corsa doveva, questa settimana, non fare peggio di Verdasco, e per ora ci è riuscito).
Il secondo quarto di finale vede in campo l’onnipresente Novak Djokovic e il numero due svizzero Stan Wawrinka, in una sfida tutt’altro che inedita (6 vittorie a 2 per l’ex campione dell’Australian Open, tra cui quelle recenti nel 2009 a Indian Wells e Montecarlo). Il compagno di Federer in Davis annulla subito due palle break nel primo game dell’incontro. E’ una partita equilibrata, in cui il giocatore di casa cerca di dare tutto quel che ha per ben figurare davanti al suo pubblico. Djokovic è superiore quando lo scambio si allunga, ma sbaglia anche qualcosa di troppo. Sul 3-3 Wawinka deve fronteggiare ancora due palle break, ma le annulla alla grande, con due aces. Nel game successivo è lui invece a strappare il servizio all’avversario, grazie a uno splendido rovescio a uscire che lascia fermo il serbo, ed è lo scatto decisivo: 6-3 per lui.
Non è un Djokovic propriamente esaltante, in questa partita. Insiste con le sue adorate palle corte, cerca attacchi improvvisi, ma sembra abulico e pare non aver ben chiara un’idea tattica con la quale cambiare l’esito del match. Wawrinka, dal canto suo, continua a esprimersi su buoni livelli, e serve sempre bene nei momenti importanti. Sul 3-3, arriva il break a favore dello svizzero, che incitato dalla folla vede ormai vicina la vittoria. Ma sappiamo che Stan non è proprio un cuor di leone, e infatti puntualmente, nel game successivo, il servizio lo abbandona, e Djokovic conquista il 4-4 rimettendosi in partita. Senza ulteriori scossoni si arriva al tie-break: sul 2-2 il serbo vince un punto pazzesco dopo un paio di recuperi quasi impossibili, e si esalta. Potrebbe essere la svolta del match. Wawrinka non molla, si issa fino al 5-5, ma Djokovic, giustamente aggressivo, aumenta il ritmo, conquista il mini-break decisivo e chiude 7-5.
Virtualmente, la partita finisce qua. Come spesso capita in questi casi, il giocatore sfavorito che va vicino alla vittoria e manca l’occasione crolla poi piuttosto nettamente. Il terzo set vede in campo un Wawrinka sfiduciato e vuotato mentalmente, Djokovic vola subito 4-0 e poi chiude 6-2, un match portato a casa con i denti nonostante una prestazione non certo indimenticabile.
Terzo incontro, sul campo rosso di Basilea, tra il redivivo Gasquet, sopravvissuto a fatica alle cannonate di Isner, e lo svizzero Marco Chiudinelli, giocatore in sorprendente ascesa che sta sicuramente vivendo il periodo migliore della sua carriera (è vicino all’ingresso nei Top 50). Purtroppo per gli esegeti di Richard, e in generale per tutti gli amanti del bel tennis, il match per il francese si rivela una catastrofe. Chiudinelli è scatenato, vuole sfruttare l’occasione (della vita?) di una possibile semifinale nel torneo di casa contro Sua Maestà Federer, e gioca come meglio non potrebbe: serve benissimo, azzecca vincenti da fondo sia di dritto che di rovescio, spinge, domina. E Gasquet? Un fantasma. Menomato da un dolore al braccio, e comunque totalmente fuori dal match, l’ex enfant prodige del tennis transalpino si trascina per il campo in balia dell’avversario. Il primo set vola via in un lampo, 6-1 in meno di mezz’ora, con Gasquet che perde tre turni di servizio su quattro (e l’unico vincente lo salva da 15-40). Nella pausa chiama il trainer che gli massaggia il braccio, ma al ritorno in campo non cambia nulla. Non va nemmeno la testa, non funzionano neanche le gambe. Chiudinelli ringrazia, va dritto per la sua strada, non trema nemmeno quando il traguardo si avvicina, e chiude 6-3 festeggiando il traguardo forse più importante della sua carriera, al termine di una stagione per lui strepitosa (a gennaio, dopo vari infortuni, si era ritrovato a essere numero 600 del mondo). Appena 61 minuti, e lo svizzero conclude il match con grandissime percentuali: 13 aces, 70% di prime palle in campo, con il 90% di punti portati a casa. Ma ripetiamo, aveva contro un fantasma. Caro Richard, la strada è lunga.
Il gran finale è tutto per Roger Federer, opposto al russo Korolev. In campo i giustizieri, nei giorni scorsi, rispettivamente di Seppi e Bolelli. Non ci sono grandi difficoltà per il numero 1 del mondo, che vince senza bisogno di strafare. Korolev, che non è propriamente uno stratega, tira tutto, sempre e comunque, con se possibile ancor più foga del solito. Inevitabilmente va spesso fuori giri. Nonostante questo riesce inizialmente a stare in partita, ma nel sesto game si incarta in due doppi falli di fila, e concede il break, sufficiente a Federer per chiudere poi il set per 6-3. Trama similare nella seconda frazione: Korolev gioca ad altissima velocità, sempre sul filo dell’errore, va fuori giri sui tagli bassi dello svizzero, e non riesce a trovare un piano B, anche perché nel proprio Dna non lo possiede a priori. Questa volta il break arriva nel quinto game, e poi si ripete nel settimo. Finisce 6-2 in meno di un’ora, con il tranquillo e rilassato sorriso di un buon Federer.
Risultati
Stepanek – Cilic 4-6 6-3 6-3
Djokovic – Wawrinka 3-6 7-6 (7-5) 6-2
Chiudinelli – Gasquet 6-1 6-3
Federer – Korolev 6-3 6-2
Alessio Gradogna
Nadal e Roddick approfittano di ogni momento per riposarsi dalla stagione lunga e faticosa . Forse hanno ragione a protestare per le fatiche imposte dal tour