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Pazzo Masters fra crisi e sorprese

Che Nadal non fosse in forma lo si sapeva, ma che sarebbe tornato a casa dopo due sole partite con zero set... Che tipo di crisi è la sua? Risultati, morale, gioco? E' comunque miglior perdente di Djokovic. La sorpresa Soderling. Ubaldo Scanagatta

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Di Masters anomali ne ho visti tanti, ma questo rischia di batterli tutti. C’è un Soderling, nono e “ripescato” che dà due set a zero al n.2 del mondo e al n.3, c’è Nadal n.2 che era in lizza per la leadership di fine anno e per una volta arrivava a fine stagione senza essere troppo stanco _ per il riposo forzato “patito” dal Roland Garros fino a poco prima dell’US Open _ ma viene qui e becca due risolate che levati, senza portare a casa nemmeno un set.

C’era un Djokovic che, arrivato qui sulla scia dei successi di Basilea e Parigi-Bercy, per alcuni bookmakers era il favorito n.1 del torneo _ seguito da vicino da Federer _ e nel secondo set contro Soderling invece è sembrato più morto che moribondo. Avreste dovuto vedere la sua faccia in conferenza stampa, e sentire il tono con il quale biascicava le poche parole che avrete letto nelle interviste che quotidianamente vi offriamo sul sito (quando non va in panne come ieri…ci spiace molto, ci siamo scusati laddove soltanto riuscivamo ad inserire, cioè sul blog).

Un giocatore così ridotto sembrerebbe incapace di vincere anche il prossimo match…se non fosse che Djokovic lo dovrà giocare contro uno che pare morto quanto lui, Rafa Nadal.

Apro un inciso: Rafa si è dimostrato di gran lunga miglior…perdente che non il serbo. In sala stampa Nadal è arrivato addirittura sorridente e ha risposto con un garbo alle domande di tutti, prima in inglese e poi in spagnolo. Se Djokovic l’avesse visto avrebbe avuto un bell’esempio cui ispirarsi.

Ma fra i due poulain della premiata ditta Barbadillo-Di Palermo c’è una sostanziale differenza: Djokovic può ancora qualificarsi per le semifinali del torneo di cui è il detentore, mentre Nadal ormai ha già fatto le valigie e non ha nemmeno l’aria di voler giocare per la gloria. Certo non giocherà per i soldi che garantisce una vittoria nel round robin: per lui 70.000 dollari sono noccioline.

Ora devo aggiungere che mi fa anche uno strano effetto ritrovarmi a parlare di un quasi n.1 del mondo, e ora certamente n.2, sottolineandone la sua crisi. Quand o si dice che tutto è relativo. Quanti campioni amerebbero essere in crisi come Nadal ed essere n.2 del mondo a un tiro di schioppo dal n.1?

La crisi di Nadal però è indubitabile. E’ prima di tutto morale, in un certo senso lo ammette lui stesso quando dice: “Mi manca la fiducia, e anche un po’ il gioco certo, ma nello sport succede: bisogna solo lavorare, lavorare duro, e si torna su”.

In effetti anche nel match con Davydenko quando Rafa si è ripreso nel secondo set, quando cioè ha infilato tre games dal 6-1,4-2 per il russo al 5-4 per lui (tenendo due servizi a zero) è parso di rivedere per una decina di minuti quasi il vero Nadal, e non la sua controfigura. Gli ha dato forse una mano Davydenko, che pur avendo una formidabile continuità di risultati tuttavia all’interno dei suoi match alterna abbastanza spesso momenti di grande ispirazione a momenti di grande confusione, però quel Nadal era un Nadal che spingeva, che soffriva, che riusciva a tirare lungo il dritto e a non rifugiarsi nel rovescio tagliato di difesa.

Quando si parla di crisi per il fratello magro di Nadal _ attenzione: lui rifiuta di ammettere di essere dimagrito. Chi lo conosce da vicino sostiene che sarebbe dimagrito all’altezza della vita ma avrebbe più muscoli nelle gambe e il peso sarebbe identico…A me non pare che sia così, ma fino a che Rafa non sarà così disponibile da pesarsi di fronte a testimoni (e dubito che lo farà…ovviamente è un paradosso), nessuno potrà dire niente con assoluta certezza _ si deve capire di quale tipo di crisi s stia parlando.

Crisi rispetto ai risultati? Rispetto alle aspettative? Rispetto al tennis che mette in mostra di questi tempi?

Probabilmente, almeno per me, è più il terzo aspetto quello che desta la maggiore, e peggiore, impressione. Questo Nadal non è proprio più lui. Ma lui non sembra preoccupato. Anche se nella conferenza stampa di cui avrete traduzione e originale, si è fatto scappare una frase abbastanza significativa relativa alla programmazione dell’anno prossimo: forse giocherò più tornei su quelle superfici sulle quali mi trovo più a mio agio. Significativa ma…che non mi è piaciuta troppo. Che vuol dire? Che Nadal si arrende all’idea di non poter puntare alla vittoria nei tornei sul cemento, lui che ha vinto l’ultimo Open d’Australia? Oppure che, anche se è stato già n.1 del mondo per 22 settimane, si è reso conto che è talmente importante cercare di esserlo che conviene ammassare più punti possibile sull’amata terra battuta?

Avremo, insomma, un Nadal più calcolatore? A me francamente dispiacerebbe. Anche se questo vorrebbe dire che, da ragazzo sicuramente intelligente qual è, Rafa ragiona su quel che gli sta accadendo e tenta di prendere le sue contromisure prima di deprimersi con risultati deludenti come quelli di quest’ultima parte della stagione, quando cioè _ come ha opportunamente ricordato Enrico.

Ubaldo Scanagatta

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