Atp Finals

Due parole a difesa del Master

Pur con tutti i difetti il torneo di fine anno è la soluzione migliore. Sono 30 anni che l'Atp lo migliora costantemente e le scelte di Londra e del doppio sono vincenti. Cino Marchese

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Sono anni che Rino Tommasi e mia moglie quando assistono al Master dicono sempre la stessa cosa e così come loro a turno tutti i più importanti giornalisti, opinionisti e appassionati.

Il loro argomento è che lo spirito del tennis viene stravolto dalla formula e permette di fare calcoli in uno sport che invece detta che chi vince va avanti e chi perde va a casa.

Indubbiamente il concetto non fa una piega, ma oggi io vorrei spezzare una lancia in favore di chi il Master lo organizza e ne deve fare una passerella finale per i migliori otto giocatori dell’anno. Ho assistito ad una trentina di edizioni del Master, prima a New York, poi in Germania e poi ancora negli USA ed in Cina e li ho vissuti prima da agente poi da organizzatore e quindi da spettatore appassionato.

Quale Direttore di Torneo ne ho discusso moltissime volte e ne abbiamo parlato tra colleghi a lungo e in maniera estenuante per cercare di ovviarne il problema di cui tutti eravamo al corrente, ma sempre si è giunti alla conclusione che la formula dei Round Robin era e rimane la meno peggio.

Quando nacque l’ATP Tour l’ITF, sotto la spinta di un grandissimo presidente come Philippe Chatrier, organizzò per dispetto la Grand Slam Cup con la formula del tabellone a 16 e incontri al meglio dei 5 set. I giocatori erano attratti dal ricchissimo monte premi ma i risultati furono modesti sotto il profilo del prestigio e molti furono i vincitori sconosciuti o quasi.

Il Master non premia mai un vincitore a caso e poi assolve ai problemi della passerella finale e permette al pubblico di poter vedere per lo meno per tre volte il campione preferito. Durante la settimana del Master vengono organizzate molte attività, ci si confronta si discute dei vari problemi e si hanno i tempi che servono.

I Direttori di Torneo vengono tutti invitati e ci si conosce e si impara a vivere anche i problemi degli altri. Tutto permette di aprire la mente e ci si abitua a conoscere gli altri mondi per poi cercare di migliorare il tuo. Il pubblico si diverte ed ogni giorno ha la possibilità di vedere un minimo di due incontri ad altissimo livello.

Gli sponsor dei vari Tornei hanno la possibilità di vivere le altre realtà e sono così più coinvolti e si affezionano di più allo sport che hanno scelto. Il ritorno in Europa a Londra è una delle poche cose giuste fatte dal precedente CEO dell’ATP perché con la maggioranza di giocatori di vertice Europei era giusto tornare nel Vecchio Continente.

L’arena O2 di Londra poi offre un colpo d’occhio eccezionale e l’organizzazione vista in televisione mi sembra perfetta. Negli anni l’organizzazione del Master è cambiata diverse volte, fino a quando è rimasta a New York era affidata direttamente al Council poi è passata all’IMG a Francoforte e quindi a Ion Tiriac ad Hannover, per poi disgraziatamente finire in Texas ad un pessimo organizzatore.

Per fortuna c’era Federer che ne ha nobilitato l’immagine. Infine lo spostamento in Cina, in un contesto interessante sotto il profilo del marketing, ma molto discutibile sotto quello sportivo poiché la Cina è un Paese che ancora non è maturo per organizzare un evento del genere e troppo distante per tutti.

Etienne de Villier ha avuto il merito di averlo riportato in Europa e finalmente di fare una cosa giusta dopo essere stato un disastro sotto quasi tutti i punti di vista. Anche avere riunito il doppio nello stesso evento dopo anni di disastri nei posti più sbagliati è stato un successo che nobilita se si può una specialità bellissima, ma ahimè in disuso e poco seguita.

L’amico Rino e mia moglie quindi si mettano tranquilli e si divertano a vedere degli incontri bellissimi ed assolutamente onesti e se in passato ci fu l’incidente di Lendl che ne ha minato una certa credibilità resta e rimane una eccezione di un grande evento e che comunque vede vincitore sempre un grande campione e non uno di passaggio. Si, forse Nalbandian tre anni fa può sembrare uno di questi di passaggio, ma credetemi che giocò quel Master in maniera incredibile e si meritò di battere un signor Federer, comunque sempre all’altezza.

Cconcludendo andiamo avanti così senza rimpianti o pentimenti perché, lo ripeto, questa formula è e rimane non solo la meno peggio, ma sicuramente una buona formula per la passerella finale di uno sport che non comporterebbe esami di riparazione.

Cino Marchese

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