L'argentino sfianca alla distanza lo svedese 67 63 76. Il numero cinque del mondo recupera ad un passo dalla sconfitta,Tutte fucilate da fondo, ma che lotta! da Londra, Enrico Riva
E alla fine Davydenko è stato accontentato. Lo aveva detto in conferenza stampa: “tra i due preferisco sicuramente l’argentino con cui ho un buon rapporto e mi alleno spesso. Con Soderling è sempre una battaglia, non ho grandi rapporti con..gli svedesi e ne faccio volentieri a meno”.
Nella seconda semifinale, dopo quella vinta a sorpresa da Davydenko su Federer per la prima volta in 13 duelli, Juan Martin fatica poco più di due ore per togliersi di dosso un coriaceo Robin che nel terzo set si è addirittura trovato avanti di un break, 4-2 dopo essere riuscito a strappare la battuta a Del Potro alla prima palla-break e nel primo game in cui era riuscito a raggiungere il 40 pari. Il punteggio finale 67 (1) 63 76 (3)
È un’esercitazione balistica quella andata in scena alla 02 arena. I due si sfidano prevalentemente di diritto facendo scintille ma non sono rari anche i rovesci bimani vincenti. Intonso invece il terreno attorno alla rete che ospita praticamente solo il lancio della monetina per il sorteggio iniziale e la stretta di mano finale(in realtà lo svedese qualche sortita la prova...ma proprio quando ci è trascinato per i capelli dal suo stesso dritto bomba)
Si sfidavano i due giocatori probabilmente più in forma del torneo, Del Potro con l’obiettivo di eguagliare la finale raggiunta da Vilas nel 1974 (che poi vinse contro Nastase) e di Nalbandian nel 2005, Soderling tentando di diventare il quarto svedese a disputare l’ultimo episodio del Masters dopo Borg, Wilander ed Edberg.
È una partita intensa e ben giocata da entrambi ma con scarse variazioni tattiche. Il punto lo si fa sfondando; con il servizio o da fondo poco importa. Quindi la gente partecipa, applaude, ma non si entusiasma, altro che per qualche fucilata più esplosiva delle altre. I due sembrano giocare a specchio. Bombardano di servizio, e cercando il punto con il dritto cercando di sospingere l'avversario più fuori dal campo possibile in modo da impedirgli qualsiasi possibilità di recupero. Chi perde campo è fatto. Considerate le botte che tirano, e il ritmo incalzante degli scambi, sbagliano anche piuttosto poco.
Nel primo parziale Soderling è quello maggiormente in difficoltà. Nel terzo gioco annulla 3 palle break, una la cancella nel quinto. Del Potro dal canto suo è una macchina da guerra e concede solo 7 punti sulla battuta (serie di 18 prime consecutive per l’uomo di Tandil).
Il tiebreak serve a sparigliare le carte e ci riesce benissimo. Del Potro perde cinque punti consecutivi e si fa inchiodare 7 a 1 in 48 minuti.
Nel secondo la trama si ripete. Soderling va in apnea nel sesto gioco ma salva una palla break con una gragnuola di ace. Che l’argentino sia superiore in quel momento è evidente a tutti: nell’ottavo gioco Robin infila 3 ace ma sbaglia tutto da fondo e concede palla break. Stavolta Juan Martin non perdona e col servizio chiude il set 63 in 31 minuti.
Nel terzo set è lo svedese a sembrare più lucido e incisivo tanto da procurarsi e trasformare l’unica palla break concessa da Del Potro. 4 a 2 con l’argentino, asciugamano in bocca, riverso sui cartelloni pubblicitari e lo svedese con il pugno alzato.
È una festa che dura sei punti: quelli che bastano al campione US Open 2009 per riprendersi ciò che è suo e per lanciare la volata finale al secondo e decisivo tiebreak.
Nella partita degli uguali/opposti il gioco decisivo non può esimersi: Del Potro va avanti 4 a 0 e ipoteca la finale chiudendo 73 in 1h e 2 minuti.
I numeri dicono che è stata una partita in cui i servizi hanno dettato il gioco: 70% di prime palle per entrambi con circa l’80% dei punti realizzati da chi batteva. Soderling chiude con un -3 tra vincenti ed errori mentre Del Potro rimane in positivo di 6 punti.
In sala stampa lo svedese è emotivamente svuotato: ci credeva e ha la sensazione di aver buttato via una chance che forse non tornerà più. Era talmente imbufalito che in un battibaleno è uscito dal campo, e quando lo speaker ha invitato il pubblico ad applaudirlo e il pubblico lo ha fatto con grande calore, lui a testa bassa e a passo svelto ha continuato a camminare verso gli spogliatoi, senza nemmeno fare un gesto di ringraziamento, un cenno di saluto. Furioso. Per lui rimane comunque un anno straordinario coronato dalla finale al Roland Garros e dall'impresa di aver sconfitto Rafael Nadal laddove nessuno vi era riuscito prima. Un risultato confermato poi anche su questa superficie dell'O2 a lui certamente più favorevole
Da segnalare infine un clamoroso rovescio passante ad una mano di Del Potro in corsa. Quasi non ci credeva nemmeno lui. Lui sempre misurato, ipercontrollato, ha alzato le braccia al cielo invocando gli applausi scroscianti del publlico che non hanno tardato ad arrivare. E' stato il punto più bello d'una partita che di pnti belli ne ha offerti parecchi, anche se magari un po' troppo uguali. Certo è che se "Delpo" impara a fare anche quelli con continuità, beh per tutti gli altri sarà dura nel 2010. Già lo è stata nel 2009. E pensare che nel 2008, al Roland Garros, Del Potro perse dal nostro Bolelli. Non al torneo di Rocca Cannuccia, al Roland Garros! I progressi dei due protagonisti di quel match _ un bel match fra parentesi _ purtroppo non sono stati gli stessi.
Se Del Potro avesse perso da Soderling avremmo avuto per la prima volta nella storia del Masters una finale fra due tennisti che non hanno mai vinto uno Slam. Del Potro, campione all'US Open, dove rimontò alla grande un Federer un po' sciupone ma poi stremato nelle fasi finali del match, era l'unico tennista non europeo presente alla rassegna finale dei campioni del 2009. E contro Davydenko, se avrà recuperato, il favorito sulla carta è lui. Eppure la Gazzetta dello Sport nella presentazione delle finali Atp titolava uno dei suoi articoli: Europa padrona: 7 su 8 in finale nella prima riga. E nella seconda: "Nadal. il tennis siamo noi".
Non si può dire che quel titolo abbia portato fortuna, soprattutto a Nadal che è stato il solo a non vincere nemmeno un set nel torneo. Salvo che per i suoi tre incontri e uno di Djokovic, tutti gli altri sono finiti al terzo set. Segno di grandissimo equilibrio, come del resto aveva profetizzato Roger Federer il giorno del sorteggio: "Mai visto gruppi più equilibrati di questi". Proprio il contrario di quel che era accaduto a Doha per il Masters femminile, dove le più forti erano tutte nello stesso gruppo...e difatti le sorelle Williams si sono poi ritrovate in finale.
A seguito dell'eliminazione di Federer per mano di Davydenko _ il 13 portafortuna a qualcuno e sfortuna a qualcun altro _ si sapeva già che alle finale non avrebbe avuto accesso nessuno dei primi quattro tennisti delle classifiche mondiali. Tutti eliminati anzitempo. E sì che soprattutto Federer e Djokovic erano i grandi favoriti della vigilia. Soltanto una volta erano arrivati alla finale del Masters due giocatori non compresi fra i primi 4 del mondo: fu quando Corretja, n.6, rinontò e battè Moya prendendosi la rivincita della finale del Roland Garros che era stata vinta dall'ex fidanzato di Flavia Pennetta. Corretja chiuse poi l'anno a n.3, ma grazie proprio ai punti conquistati al Masters. Quella di oggi sarà dunque la seconda finale fra due giocatori outsiders...ma se Del Potro vincesse scavalcherebbe Andy Murray per il quale dunque, questo primo Masters londinese è stato proprio un incubo. Ha battuto Del Potro e per un game è rimasto fuori dalle semifinale proprio a vantaggio dello stesso Del Potro...che ora potrebbe scavalcarlo. Se si pensa che qualche mese fa Murray era salito al secondo posto delle classifiche mondiali, per lui un finale di stagione decidamente deludente.
Enrico Riva
Nadal e Roddick approfittano di ogni momento per riposarsi dalla stagione lunga e faticosa . Forse hanno ragione a protestare per le fatiche imposte dal tour