Finale inaspettata tra l'argentino ed il russo.Potenza contro anticipo, nuova leva contro esperienza, Del Potro favorito? Analizziamo, qualche ora prima, lo scontro decisivo. Rossana Capobianco
Alla vigilia di questo Master, ora battezzato con nuova dicitura e sede, forse non c'era un vero favorito: Federer arrivava da un periodo di inattività e non aveva mai espresso il suo massimo, Nadal pareva (e si è confermato) l'ombra di se stesso, Del Potro veniva da diversi ritiri e piccoli infortuni, Murray aveva vinto a Valencia ma non convinto a Parigi e, nonostante fosse atteso (as always) come il Salvatore della Patria britannica, stampa e pubblico inglese a parte, erano in tanti a non contare su di lui. Soderling si apprestava a sostituire Andy Roddick e pochi forse avrebbero scommesso anche su una sola vittoria dello svedese (che invece si è rivelato altamente competitivo) ; Verdasco, in netto ribasso rispetto ad inizio stagione, idem. Davydenko, finalista lo scorso anno, il solito comprimario; e poi Djokovic, forse quello con più chance ai nastri di partenza dato lo splendido finale e le numerose vittorie (con l'incognita stanchezza però).
E' Domenica, la finale di questo atteso evento londinese è arrivata e a giocarla saranno proprio l'argentino ed il russo. Del Potro aveva iniziato con una sconfitta contro l'eroe di casa, lottando ma mostrando ancora una precaria condizione, e la stessa cosa era successa al suo avversario odierno: Nikolay aveva perso una dura battaglia contro il più giovane collega serbo.
Ma entrambi sono usciti alla distanza, entrambi hanno battuto il numero 1 del mondo, apparso poco continuo e convinto, hanno espresso un gioco in crescendo, propositivo ed efficace, entrambi sono quelli che più di tutti, in questa settimana, hanno spiccato per personalità.
Così diversi, Kolya e Juan Martin, così poco paragonabili.
Vent'anni e una grande carriera davanti per l'argentino, che ha già vinto il suo primo Slam qualche mese fa, nel posto dove è forse più complicato vincere uno Slam (per condizione, collocazione, ambiente) : Flushing Meadows; possiede colpi da K.O. e una potenza fisica notevole, si muove bene malgrado l'altezza ed ha la tempra dei più forti.
Ventotto sono gli anni di Davydenko, invece. Da qualche anno ormai presenza fissa nel tennis che conta, non ha mai vinto uno Slam, è vero, ma il suo cartellino lo ha sempre timbrato, anche lì, arrendendosi solo ai grandissimi. Un anno difficile, il suo, iniziato con un complicato e delicatissimo infortunio al piede e continuato sempre meglio, fino alla riconferma della finale della passata stagione, quando perse poi da Novak Djokovic (che non ha ancora riconfermato un titolo in carriera). Il suo è un tennis difficile, che diventa persino devastante solo in caso di perfette condizioni fisiche: l'anticipo e il sostanziale equilibrio tecnico dei suoi colpi, insieme ad un esemplare movimento di gambe e copertura del campo, sostituiscono al meglio l'assenza di veri colpi killer.
Si sono affrontati tre volte in carriera, per due volte ha vinto il russo, l'ultima lo scorso anno proprio durante il Master finale, nel quale Del Potro però aveva la testa altrove (ovvero alla finale di Davis poi persa con la Spagna) e qualche fastidio fisico. L'argentino si è imposto invece, sempre nella passata stagione, durante la semifinale di Davis sulla terra argentina in tre set.
Che finale ci aspetta dunque oggi?
Di sicuro, a meno di imprevisti fisici, una dura lotta, un confronto di stili e generazioni, una sfida inattesa ma per entrambi ampiamente meritata, una gara che si preannuncia avvincente, esattamente come l'intero torneo, uno dei più equilibrati degli ultimi anni.
Nadal e Roddick approfittano di ogni momento per riposarsi dalla stagione lunga e faticosa . Forse hanno ragione a protestare per le fatiche imposte dal tour