ATP FINALS

Le pagelle: semifinali

Davydenko: buona la tredicesima! Batte per la prima volta in carriera Federer e raggiunge la sua seconda finale consecutiva al Masters. Del Potro vince la guerra di randellate con Soderling al tie-break decisivo. da Londra, Enzo Cherici

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Davydenko: 7,5
È l’inatteso protagonista della giornata. Gli avremmo anche assegnato un 8, non fosse stato aiutato oltre il lecito da un Federer in versione Babbo Natale. Ma il valore dell’impresa rimane intatto. Non aveva nulla da perdere, ma partiva da condizioni francamente difficili. Il suo avversario si presentava alla semifinale con un turno di riposo alle spalle. Lui no. Aveva terminato il suo match con Soderling alle 23.00, poco dopo le 14.00 era di nuovo in campo: 15 ore dopo! Parte timido, salva due insidiose palle brek subito al secondo gioco, ma poi prende pian piano confidenza ed inizia a spingere ogni palla come un ossesso. Avessimo detto a qualcuno digiuno di tennis, che quello dall’altra parte della rete era il primo giocatore del mondo, saremmo stati presi per matti. Davydenko stesso forse stentava a credere d’aver vinto 6-2 il primo set contro il giustiziere che lo aveva battuto 12 volte su 12 (gli aveva strappato soltanto 4 set su 32 nei precedenti). Dopo aver perso il secondo set per un unico break al decimo gioco, ricomincia a macinare gioco nel set decisivo. Si salva da 0-30 sul 4-5, ma finisce in crescendo infilando tre giochi consecutivi e volando così in finale. La sua seconda consecutiva. Chapeau!

Federer: 4,5
Primo set da 2. Una cosa imbarazzante. Alzi la mano chi si ricorda un Federer peggiore. Cresce pian piano nel corso del match (scendere era oggettivamente impossibile), ma senza mai andare oltre il 6 stiracchiato. La sconfitta è sacrosanta. Avesse vinto – e avrebbe potuto – sarebbe stato ingiusto. Il suo avversario aveva fatto la partita, costringendolo a remare 3 metri oltre la linea di fondo, come un Gasquet qualunque. Col senno di poi, la scelta di saltare la tournée asiatica non si è mostrata lungimirante. S’è presentato qui a Londra con soli 6 match alle spalle (sic). Si vedeva chiaramente che non era centrato, non aveva il ritmo partita. E questa volta, contrariamente al solito, neanche San Servizio s’è presentato in suo aiuto. In definitiva, un Masters (per lui) disatroso. Ora si riposi, ma ci pensi anche su. Non è questa la strada per restare al vertice dell classifica.

Del Potro: 7
Rieccolo. Ma non avevano detto che stesse ancora fuori di testa causa vittoria allo US Open? Alla faccia del fuori di testa! Vederlo dal vivo fa veramente impressione. Il suo dritto è illegale. Qualche volta Soderling ha provato a stuzzicarlo sul suo colpo migliore, per aprirsi il campo dalla parte del rovescio. Scelta funesta. Come già capitato al povero Federer, prima a New York e poi qui a Londra, anche lo svedese ha dovuto sperimentare a sue spese quanto male faccia il dritto di Gian Martino. Avrebbe potuto aggiudicarsi anche il primo set, se soltanto avesse sfruttato almeno una delle quattro palle-break avute a disposizione (tre consecutive nel terzo gioco). E invece ha richiato addirittura di perdere, quando nel set decisivo s’è trovato sotto 2-4, con Soderling al servizio. Proprio in questa circostanza, ha mostrato di che pasta è fatto. Proprio come quando Federer a Flushing Meadow aveva servito per il secondo set, ancora una volta ha tirato fuori gli attributi, ribaltando una situazione che appariva disperata. In conferenza stampa ha dichiarato di non avere nulla da perdere nella finale di domani. Mentendo sapendo di mentire. È lui il grande favorito per il titolo oggi.

Soderling: 7-
Gli è mancato quel qualcosa che fa la differenza tra l’essere un grande giocatore ed un campione. Lui, grande giocatore lo è senz’altro. In questo 2009 lo ha dimostarto ampiamente. Ed anche in questo Masters, lo ricordiamo a beneficio degli smemorati, ha battuto Nadal e Djokovic: secondo e terzo giocatore del mondo. Ma in semifinale, pur giocando una buonissima partita, gli è mancato l’instint killer. Nel terzo set, sul 4-2 in suo favore, aveva il match in pugno. Ma ha servito sul dritto dell’argentino una prima a 188 km/h (una mozzarellina per lui che serve abitualmente sui 220!), incassando un tracciante incrociato sulla risposta dell’argentino. Peccato. La finale l’avrebbe meritata, eccome, anche lui. Anche ripescato, non aveva affatto sfigurato in questo Masters. Tutt’altro. Solo che il suo avversario ha mostrato più cattiveria. Più voglia di giocarsi la finale. Difficilmente ci sarà una prossima volta, ma bravo lo stesso.
 

Enzo Cherici

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