Ogni anno la Wta cerca di introdurre alcune novità per migliorare e promuovere in giro per il mondo il tennis femminile. Nel 2009 ci sono state alcuni cambiamenti, e si sono palesati diversi problemi. Vediamo i pro e i contro. Elisa Piva
A fine anno è sempre tempo di bilanci. E così anche per la Wta, l’associazione delle tenniste professioniste. In questa stagione c’è stato il cambio al vertice, Larry Scott ha ceduto le redini ad Stacey Allister, ma le politiche sembrano le stesse.
ASIA PER EUROPA
Sia Scott che la Allister hanno scelto di portare il tour in paesi nuovi per il tennis, per “ampliare gli orizzonti” dicono loro, in cerca di soldini capiamo tutti. Questo ha portato inevitabilmente alla cancellazione quasi totale della stagione indoor europea in autunno, fatto che ha scontentato giocatrici e tifosi. Il motivo è presto detto: la maggior parte delle big sono europee, e non hanno potuto giocare davanti al loro pubblico. Pubblico che avrebbe pagato più che volentieri per vedere le loro beniamine in campo ed invece si è visto cancellato (o declassato) il proprio torneo, a volte anche con una certa tradizione (vedi Zurigo).
Inoltre è davvero desolante vedere gli spalti vuoti durante il master di fine anno. Il torneo che dovrebbe essere (dopo gli slam) l'evento di maggiore attrazione per i tifosi, essendoci in campo le migliori otto. Invece a Doha le giocatrici giocavano per i parenti, qualche tifoso che le tenniste si erano portate da casa e pochi altri.
MENO TORNEI, STESSO EPILOGO
La stagione 2009 doveva essere anche quella dei miglioramenti del calendario. Meno tornei per le giocatrici più forti, in modo da limitarne l’attività e preservarle dagli infortuni. I vertici della Wta si sono detti molto soddisfatti dai risultati raggiunti, snocciolando una serie di dati favorevoli, su tutti una percentuale del 36% in meno di ritiri rispetto all’anno precedente. Sì, peccato che le “magnifiche otto” siano arrivate quasi tutte incerottate al Master di fine anno e ne siano uscite definitivamente con le ossa rotte. Tutto questo nonostante la stagione sia terminata l'1 novembre, molto prima delle stagioni precedenti. Probabilmente dunque i tornei sono stati compattati in un periodo più breve, ma troppo condensato, che ha costretto talvolta le giocatrici a giocare 3 tornei in 4 settimane. Un esempio? La stagione sulla terra in preparazione del Roland Garros è un autentico tour de force: Staccarda, Roma, Madrid, una dietro l'altra. E a poco è servita l'esenzione dal primo turno di Madrid alle semifinaliste di Roma Safina, Kuznetsova, Azarenka e Venus Williams. In Spagna infatti, tolta la Safina (che andava come un treno in quel periodo), sono state buttate tutte fuori malamente al secondo o al terzo turno, provate sia fisicamente che mentalmente.
MASTER DI BALI, DA SERIE B A SERIE C?
Senza dubbio un altro esperimento fallito è stato quello del master di serie B a Bali. Il torneo non solo non è stato trasmesso da nessuna televisione in Europa (per la cronaca, ha vinto Aravan Rezai ma non se n’è accorto nessuno), ma soprattutto ha trovato una collocazione nel calendario che si è sovrapposta alla finale di Fed Cup, e Pennetta e Schiavone hanno dovuto rinunciare. Questo è stato sconveniente per le nostre, perché ci hanno rimesso soldi e punti, senza di fatto la possibilità di scegliere, ma pure per la Wta, che avrebbe potuto contare sulla presenza di due giocatrici di maggior richiamo rispetto a quelle che vi hanno effettivamente partecipato. Novità bocciata.
SISTEMA RANKING, PROVIAMO A DIFENDERLO
Spediamo due parole per il sistema ranking, cercando di perorare la sua causa. Quest’anno più che mai è stato sotto l’occhio del ciclone per la bizzarra situazione venutasi a creare: Dinara Safina n°1 da aprile ad ottobre nonostante nessun titolo dello slam (e una serie di sconfitte imbarazzanti) e Serena Williams sempre dietro anche se nei major ha raggiunto ottimi risultati. A fine anno però la Williams ha ristabilito le gerarchie riprendendosi il n°1, legittimamente. Analizziamo per sommi capi la stagione delle due.
Dinara Safina in questa stagione ha raggiunto due finali (Australian Open e Roland Garros) e una semifinale (Wimbledon) nei primi tre tornei del Grande Slam, ha vinto un premier e un premier 5, raggiunto 2 finali in due tornei premier.
Serena ha vinto 2 slam, raggiunto semi agli Us Open e quarti al Roland Garros, e vinto il Master di fine anno, ma in tutti gli altri tornei, esclusa la finale di Miami, non ha raccolto che le briciole. Il sistema del ranking, come si ripete ormai fino allo sfinimento, premia la costanza di rendimento, e se c’è una a cui questa qualità proprio non appartiene è Serena Williams.
Inoltre, da quando la Safina ha cominciato a rimediare scoppole da chiunque (con i picchi più bassi raggiunti agli Us Open, Tokyo e Pechino, sconfitta rispettivamente dalla Kvitova, dalla Chang, n°132 e Zhang, n°226), ha progressivamente perso i punti di vantaggio rispetto a Serena e nel giro di due mesi la prima piazza in favore dell’americana. Serena, dopo la conquista del master di Doha (ma lo sarebbe stata anche se non avesse vinto) ha chiuso l’anno da n°1 del mondo. Alla luce di ciò, siamo sicuri che questo sistema sia davvero così malconcio e da rivedere?
Elisa Piva
Nadal e Roddick approfittano di ogni momento per riposarsi dalla stagione lunga e faticosa . Forse hanno ragione a protestare per le fatiche imposte dal tour