Il “colpo Noah” di Federer, la volée agricola di Roddick, le magie della Pennetta e molti altri. Un anno di tennis rivisto attraverso gli scambi più significativi, che spesso hanno cambiato l’esito di un match o di un torneo. Quale preferite? Alberto Giorni
Non è facile riassumere un anno di tennis in dieci scambi. E’ una scelta molto soggettiva: qui non ci sono solo punti spettacolari, ma anche alcuni errori clamorosi che hanno cambiato il corso di un match. Si può pensare che i “quindici”decisivi in un torneo siano solo quelli della finale, invece è possibile vincere un titolo anche grazie a un dritto sulla riga giocato negli ottavi. Difficile anche stilare una classifica ma, dovendo proprio esprimere una preferenza, è umano confessare un debole per le emozioni suscitate dalla partita collocata per ultima. Prima però bisogna arrivare in fondo… Cliccando su ogni colpo, si aprirà un link al video corrispondente: buona visione!
Semifinale Australian Open: Passante acutissimo di Nadal (dal minuto 4:55)
Nadal-Verdasco 6-7 6-4 7-6 3-4 40-30
Alla vigilia del torneo nessuno avrebbe scommesso un dollaro australiano su Verdasco, che prima della semifinale veniva considerato la vittima sacrificale di Nadal. Invece il madrileno non mostra alcun timore reverenziale nei confronti dell’allora numero uno del mondo e se la gioca a viso aperto. Nadal è in vantaggio due set a uno, ma Verdasco continua a ribattere colpo su colpo. Sul 3-4 nel quarto set, 40-30 servizio Nadal, il maiorchino deve sudare sette camicie per portare a casa il game successivo. Verdasco è subito aggressivo e mette alle corde l’avversario con una serie di dritti e si presenta a rete; Rafa si difende come può, Fernando lascia rimbalzare la palla e si inventa un colpo tagliato, non chiude il punto e alla fine viene punito da un cross strettissimo di Nadal. Il sorriso beffardo di Verdasco è tutto un programma.
Semifinale Us Open: Colpo Noah (o colpo Federer?)
Federer-Djokovic 7-6 7-5 6-5 30-0
Probabilmente il “circoletto rosso” dell’anno, sicuramente il più cliccato su Youtube, arrivato alla fine di una delle prestazioni migliori di Federer. Djokovic prova il suo colpo preferito, la palla corta di rovescio, e scavalca lo svizzero con un pallonetto. Ma Roger è lesto a correre all’indietro e a provare il “colpo Noah” in mezzo alle gambe. Il timing è perfetto e ne esce una frustata che lascia incredulo il serbo a rete. Che cosa avrebbe dato per mettere a segno lui un punto così… Il boato del pubblico è impressionante, paragonabile a quello per un homerun al vicino Citi Field, lo stadio dei Mets. E’ un attimo di magia assoluto, ma la classe di Federer è testimoniata dal momento in cui ha messo a segno il colpo: è il punto che lo porta al match point e subito dopo realizza una risposta vincente…
Ottavi Roland Garros: Dritto “o la va o la spacca” di Federer
Federer-Haas 6-7 5-7 3-4 30-40
Ci sono punti decisivi per la conquista di un torneo, anche se non riguardano la finale né la semifinale. Al secondo turno degli Us Open 1989, Becker annullò due matchpoint a Rostagno (guarda), uno dei quali grazie alla deviazione del nastro, e alla fine vinse il titolo. Una situazione simile a quella capitata a Federer al Roland Garros. Eliminato Nadal, la pressione sullo svizzero (“se non vince a Parigi quest’anno, non ci riuscirà mai più”) sembrava condannarlo a una prematura sconfitta contro Haas, avanti di due set. Nel terzo, Federer era di fronte a una delicatissima palla break che avrebbe mandato il tedesco a servire per il match. Quando il gioco si fa duro… Roger mette a segno un dritto anomalo sulla riga di difficoltà 11 nella scala Mercalli del tennis. Anche il regista deve essere rimasto particolarmente colpito, perché non manda in onda il replay di quello che diventerà il colpo più importante del torneo.
Semifinale Madrid: Contropiede assassino di Nadal
Nadal-Djokovic 3-6 7-6 6-6 tb. 6-7
Una delle partite più spettacolari del 2009 ha proposto numerosi punti da ricordare. Dopo tre ore e 55 minuti di battaglia, nel tiebreak decisivo, Nadal è costretto ha fronteggiare un matchpoint. L’orologio del campo segna le 20:15 e, fra il pubblico, nessuno ha lasciato il proprio seggiolino; a partire da Ion Tiriac, la cui sagoma si staglia nel posto d’onore dal quale raramente si è assentato durante il torneo. Nadal serve una seconda sulla quale Djokovic è subito aggressivo sulla risposta, ma lo spagnolo è lesto a reagire. Inizia uno scambio-maratona, dove Rafa prende in mano le redini e costringe il serbo a due recuperi alla… Nadal che hanno del miracoloso. Il pubblico di Madrid trattiene il fiato, finché esplode per sottolineare il dritto in contropiede sul quale Djokovic, in apnea, proprio non riesce ad arrivare.
Finale Wimbledon: Volée “agricola” di Roddick (dal minuto 7:45)
Federer-Roddick 5-7 6-6 tb. 5-6
A proposito di occasioni mancate, chissà quante volte Roddick avrà sognato quell’errore che non gli ha permesso di condurre due set a zero della finale di Wimbledon. Siamo del tiebreak del secondo set e per l’americano è il terzo setpoint consecutivo (i primi due Federer li ha annullati con un servizio vincente e un ace). Ora Roddick ha il servizio a disposizione, ma non entra la prima. La seconda è comunque buona e gli permette di attaccare con il dritto: il passante di Federer non è granché, ma Roddick (migliorato nel gioco al volo) torna all’antico e gioca una volée “agricola” di rovescio che finisce addirittura fuori dal corridoio. Non sapremo mai se, sotto di due set, Federer avrebbe vinto ugualmente la finale. Nel video, il commento è di John McEnroe: lui quella volée l’avrebbe messa a segno a occhi chiusi e con una mano in tasca…
Finale Us Open: Passante chirurgico di Del Potro
Del Potro-Federer 3-6 4-5 40-30
A New York Federer si trasforma in… Roddick perdendo una finale con Del Potro che pareva già ipotecata. Lo svizzero sul 5-4 serve per il secondo set ed è avanti 30-0. Fino a quel momento, c’è solo un giocatore in campo. Ma poi Federer concede qualcosa e Del Potro non si fa pregare. L’argentino prima mette a segno un passante sulla riga, come certificato dal “falco”, e sul 30-40 si ripete. Federer è subito aggressivo, parte all’attacco e gioca una volée di rovescio che sembra definitiva, ma Del Potro si supera, con uno splendido recupero e un altro passante lungolinea che lascia di sasso lo svizzero. Il pubblico dell’Arthur Ashe esplode, Del Potro si carica e si prepara per la rimonta; Federer ha sprecato l’occasione di chiudere il match e per la prima volta si rende conto che la finale può sfuggirgli di mano.
Semifinale Us Open: Follia di Serena
Serena Williams-Clijsters 4-6 5-6 15-30
Come perdere la testa e la partita. L’autogol di Serena Williams resterà fra i momenti storici del 2009. La Clijsters è a due punti dal match e il momento è delicatissimo. Serena si appresta a servire, ma non siamo a Wimbledon e dal pubblico arrivano urla e incitamenti. La prima di servizio esce, il giudice di sedia richiama più volte gli spettatori intimando il silenzio, che finalmente arriva. Poi serve la seconda e… “Foot fault!”. Il giudice di sedia chiama il punteggio: 15-40 e due matchpoint per la Clijsters. All’inizio l’americana si appresta a cambiare campo, ma poi torna sui suoi passi e inizia a minacciare la giudice di linea, agitandole davanti la racchetta. E’ l’inizio di una scena isterica: arriva il supervisor e Serena prova a spiegare di non aver detto niente di sconveniente, rivolgendosi alla giudice di linea con un “Are you serious?”, degno del miglior McEnroe. E’ il secondo “warning” per l’americana, arriva così il punto di penalità proprio sul matchpoint: la partita è finita. Alla fine la più penalizzata è Kim Clijsters, che non può neanche godersi il meritato trionfo.
Semifinale Wimbledon: Il ruggito della tigre (dal minuto 10:04)
Serena Williams-Dementieva 6-7 7-5 4-5 30-40
La Williams che preferiamo è quella sì feroce e combattiva, ma solo a livello agonistico, come ha dimostrato nella fantastica semifinale di Wimbledon contro la Dementieva. Un match infinito, che Serena è stata vicina a perdere. Sul Centre Court cala un silenzio assoluto e la statunitense fa capire una volta di più perché è una campionessa. Invece di temporeggiare aspettando l’errore dell’avversaria, è lei a prendere subito l’iniziativa e senza pensarci due volte si getta a rete. La fortuna, come è noto, aiuta gli audaci: la sua volée di rovescio, leggermente corretta del nastro, è vincente. La Dementieva non si perde d’animo e continuerà a lottare alla pari per qualche game, cedendo poi 8-6 , dopo due ore e quarantanove minuti di gioco, ma l’applauso finale del pubblico è dedicato anche a lei.
Secondo turno Us Open: Rasoiata di Dent (dal minuto 8:50)
Dent-Navarro 6-4 5-7 6-7 7-5 6-6 tb.10-9
In una carrellata di punti presi da partite che valevano la finale o la semifinale di uno Slam, potrebbe stonare uno scambio che fa parte di un match di secondo turno. E invece il matchpoint con il quale l’americano Dent ha superato lo spagnolo atipico Pastor è il simbolo di una partita straordinaria, che è sempre più raro vedere nel circuito. Entrambi sono panda seguaci del serve&volley e chi ha seguito per intero l’incontro si è gustato 255 discese a rete totali (109 per lo statunitense, 146 per lo spagnolo). Il tiebreak del quinto set (prerogativa degli Us Open) è un concentrato di emozioni, con matchpoint da una parte e dall’altra. Sul 10-9, Dent fulmina Navarro con una risposta in back di rovescio: è il delirio. L’americano si lascia alle spalle i problemi fisici che lo hanno martoriato negli ultimi anni e ringrazia il pubblico in modo originale: con il microfono del giudice si sedia.
Ottavi Us Open: Magie di Flavia
Pennetta-Zvonareva 3-6 5-6 30-40
Dulcis in fundo, l’ultimo scambio si moltiplica per sei, come i sei matchpoint salvati da Flavia Pennetta contro la Zvonareva in un match indimenticabile: valeva davvero la pena perdere qualche ora di sonno per assistere a un’impresa come questa. Flavia ha annullato quattro palle del match sul 6-5 per la russa nel secondo set, e altri due nel tiebreak, prima di dominare 6-0 il set decisivo. Ma il modo in cui Flavia ha annullato i matchpoint è straordinario: è andata sempre all’attacco,senza paura, vincendo scambi di un’intensità incredibile. Le parole non bastano per descrivere quei momenti: i boati dell’Arthur Ashe Stadium sono la miglior colonna sonora possibile. L’auspicio è che Flavia ci faccia rivivere emozioni del genere anche nel 2010, magari in un match ancora più importante…
Alberto Giorni