Come una sinfonia, quest'anno il WTA Tour è stato punteggiato da tante belle note. Ripercorriamo insieme gli acuti della stagione. Leggete e suggerite il vostro "crescendo". Angelica
C’è quella musica che ti prende in modo vigliacco. Quella che ti entra sotto pelle e va dritto a colpire lì, nelle tue emozioni. In modo del tutto irrazionale. E’ quella musica che se ci pensi, se ci rifletti, dici “No, no, ma scherziamo, ma questa me la chiami musica? Ascoltare Jovanotti? Io?!? Ma per favore!” E poi, magari, un giorno, mentre sei in auto, bloccato nel traffico, ti distrai un attimo, neanche ti accorgi di alzare il volume della radio. E ti rendi contro, quando è oramai troppo tardi, che ascoltavi ‘A Te’ proprio di Jovanotti e quella canzone ti è anche piaciuta. E non lo confesserai mai.
Un po’ come il tennis femminile. Quante volte sarà capitato di sentire dire che no, non vale un centesimo. Qualità scarsa, gioco monotono. Non ci sono personaggi. Non ci sono campionesse. E’ un tennis in coma, non c’è spettacolo. E’ noioso. E forse, chissà, qualcuno, quest'anno si sarà distratto un po’, in mezzo al traffico di tutte le partite viste in TV oppure sugli spalti. E qualche partita, in modo vigliacco, senza che ci potesse fare nulla, lo ha colpito, lì nelle emozioni ed è rimasta appiccicata alla memoria.
.
A me è capitato di emozionarmi per questi match. I miei dieci incontri del 2009. Vai con la musica
10) Caroline Wozniacki – Kimiko Date 5-7 6-3 6-1 Wimbledon R128
Ma dai, un match di primo turno fra i migliori match del 2009? Sì. Un piccolo gioiellino. Giochi a Wimbledon, sull’erba, servi e scendi a rete, sei alta 163 cm. Hai 38 anni, sei tornata a giocare lo scorso anno dopo 10 anni di stop (Clijsters e Henin con i loro 2 annetti scarsi sono pivelline al confronto). Giochi contro una giovane rampante di 19 anni che ha appena vinto Eastbourne. E tu, quasi solo di tattica, per un set e mezzo fai diventare scema la Wozniacki. Chi guarda il match all’inizio è divertito poi incredulo e poi fa un gran tifo per te. Purtroppo non basta, le tue batterie non sono quelle della Duracel e sul 3 a 1 si scaricano. Alla fine hai perso, ma ci hai fatto divertire.
9) Agnieszka Radwanska – Aravane Rezai 4-6, 6-2, 7-6 Roma R32
Non ci sono prove video di questo match. Le emozioni che ha dato sono tramandate per via orale da quei 30 scarsi presenti, fra spettatori, giudici di linea e raccattapalle. Quarto match del programma giornaliero che diventa notturno, causa pioggia e tante partite che vanno oltre le due ore. Alle 23, sul campo 4 giocano ancora Radwanska - Rezai. Nel terzo set la polacca Radwanska conduce 5 a 0 e servizio. Insomma match finito, cioè finito se fosse un match maschile. Quelli femminili, spesso cominciano proprio adesso. Gli applausi diventano scroscianti. Sposti lo sguardo sul campo, capisci perché. Da quel momento in poi, la Rezai non sbaglierà più un colpo, i suoi errori sono solo quando la palla va in rete. Ma se la palla arriva nel campo della polacca, sono tutti vincenti a spazzolare le righe. Fra il nostro stupore “Nooo anche questa è rimasta dentro ?!” Si arriva sul 5 pari con Aravane che aveva annullato almeno 4 matchpoint alla polacca. Tiebreak finale. E qui la Rezai ha la possibilità di vincere. Sbatacchia la polacca da una parte all’altra del campo. Attacca su un rovescio che sembra quello vincente, ‘Superwoman Radwanska’ vola dalla parte opposta, recupera con una scivolata-spaccata, alza un pallonetto, la palla cade proprio sulla linea di fondo, prende velocità e diventa impossibile il recupero per la Rezai che si dispera appoggiata alla recinzione di fondo campo Se ci riprova per altri 20 anni, ad Agnieszka, un colpo del genere non riesce più. Chi tifa Radwanska non ci crede. Chi tifa Rezai ci crede ancora meno. E chi alle 23 e 30 era ancora lì, se ne andrà a casa con l’umidità che ti è entrata nelle ossa ma con il gusto di aver visto una gran bella partita, alla faccia di chi crede che solo i match dalle semifinali in poi, e possibilmente negli Slam, sono degni di essere visti.
8) Maria Sharapova - Nadia Petrova 6-2 1-6 8-6 Roland Garros. R64
Ma guarda chi si rivede, Maria. C’erano tanti dubbi: Maria Sharapova torna? Mah, forse. Dopo quel brutto infortunio dello scorso anno alla spalla, chissà come sta. E poi siamo a Maggio, ha giocato solo 3 partite di preparazione, inguardabili, a Varsavia. Tornare proprio a Parigi, sulla terra? La Sharapova una volta aveva confessato che giocare sulla terra le dava la sensazione di una mucca che cammina sul ghiaccio. Il secondo turno di Roland Garros è il match in cui dimostra che fisicamente c’è da lavorare ma il suo marchio di fabbrica, grinta e forza mentale, è intatto. Partenza bruciante della Sharapova e primo set in tasca contro una Petrova forse sorpresa. Poi Nadia aggiusta i colpi e allora sono dolori per Maria. La Petrova vince il secondo set, conduce 4 a 2 nel terzo e palla del 5 a 2. Il timore sembra diventare certezza: la Sharapova non sarà più quella delle tre vittorie nello Slam. Soprattutto con quel movimento di servizio corto per non rischiare la spalla. E che ti fa Maria? Serve due prime vincenti e un ace. Poi si toglie le scarpe da tennis, si mette i pattini da hockey e comincia la sua battaglia punto su punto. Non vuole perdere. Non perderà. Subito dopo il punto della vittoria, porta le mani al viso, guarda in alto, si morde il labbro. Per due secondi si è commossa. Ma solo per due secondi. Poi è tornata Maria Sharapova: la star. Con una differenza, lo scorso anno era uscita dal campo fra i fischi, questo anno fra gli applausi. Vedi che effetto fa non essere la favorita? Diventi pure simpatica ai francesi.
7) Amélie Mauresmo Elena Dementieva 76(7) 26 64 Parigi GDF Suez Finale
Se Amélie Mauresmo non avesse annunciato il suo ritiro poche settimane fa, questo match me lo ricorderei oltre al fatto che è stata l’ultima vittoria di un torneo per la campionessa francese? Urca che sì! Da un lato la Dementieva, in quel momento la giocatrice più in forma di inizio stagione. Due tornei vinti e semifinale agli Australian Open. Dall’altra parte la francese aveva appena preso una scoppola dalla nazionale italiana di Fed Cup. L’anno prima, a Doha, l’avevo vista ad un passo dal ritiro, dopo la sconfitta al primo turno contro la Tanasugarn, in una serata fredda e con una manciata di spettatori. Dodici mesi dopo quella fredda notte, c’è invece tutto il calore del pubblico parigino e c’è il lieto fine per lei. Amélie per tutto il match serve senza ascoltare la paura. Quasi per buttarsi due anni di timori e incertezze alle spalle, chiude il match con una prima vincente. Cade in ginocchio, braccia al cielo, il pubblico applaude per oltre 4 minuti (cronometrati) E’ stato il canto del cigno, ma in quel momento non lo sapevamo.
6 ) Kim Clijsters - Serena Williams 6-4 7-5 US Open SF.
Qual è la grande capacità mediatica della Williams? Molti sono convinti che Serena non abbia perso ma sia stata squalificata per colpa di un giudice di linea. Falso. La Williams era già sotto di un set. Chissà se negli spogliatoi, aveva sottovalutato la belga e si era invece ritrovata contro una grande Clijsters che la metteva in difficoltà su tutti i colpi. Così, tanto per rinfrescare la memoria, al momento in cui Serena mentre serviva ha ballato il tip-tap sulla linea, il punteggio era 4-6 5-6 15-30 e seconda di servizio. Parliamoci chiaro, l’esplosione di rabbia folle dopo la chiamata del fallo di piede (c’era, c’era) era dovuta alla frustrazione di Serena. Frustrazione che stava provando, perché non riusciva a venire a capo del gioco della belga. Una Williams che crede di poter vincere, con il servizio a disposizione, non si lascia distrarre. Lo ha dimostrato in tanti momenti della sua carriera: match vinti grazie alla sua certezza di sentirsi, sempre e comunque, la più forte e quindi nessuno la può battere. Invece in quel momento, questa certezza non c’era. Ha avuto paura di perdere e si è sfogata in quel modo. Ma quella sera a New York la Clijsters, aveva dimostrato a tutti che era lei quella da battere. E la sua vittoria è stata meritata.
5) Dinara Safina – Venus Williams 6-7(3) 6-3 6-4 Roma SF.
Una si disse: caspita gioco da 3 ore, come meglio non potrei sulla terra (e forse così bene non ci ho mai giocato) e non ho ancora vinto?
L’altra pensava: posso pure schiattare in campo ma io ‘sta partita la vinco. In realtà hanno rischiato di schiattare le coronarie dei tifosi di Dinara e di Venus. Partita che la russa prima sembra perdere poi ti dici no, no la vince e poi sembra che sia Venus ad averla in pugno e poi è ancora Dinara che non cede. La sintesi del match, come spesso accade, è l’ultimo game: 5-4 e servizio Safina. Qui Dinara spreca due matchpoint e poi annulla tre palle break a Venus. Testarda di una russa, riesce a vincerla questa partita, perché quando è disperata tira sempre più forte e la palla le rimane dentro le righe. Mentre Venus, forse troppo signora, piano piano indietreggia e viene inchiodata vicino al telone di fondo campo quasi fosse un quadro. Dopo tre ore e dieci minuti, la giocatrice più giovane e che sembra meno atletica dimostra a quella più esperta ed atletica, che sulla terra battuta, lei battuta non lo è. Anzi è la numero 1.
4) Flavia Pennetta – Vera Zvonareva 3-6 7-6 6-0 US Open R16
E’ bastato un game ed un tie-break, per giustificare le ore di sonno buttate nel secchio da chi era davanti alla TV. Ma che finale di secondo set. Al servizio Miss Pennetta: dal 30-40 in poi è stato il festival del matchpoint: sei (quatto sul servizio di Flavia e due nel tie-break) annullati dall’italiana. Mai per caso. Tutti colpi vincenti, cercati e trovati. Brava la Pennetta soprattutto a rimanere concentrata, perché un match come quello lo vinci soprattutto con testa. La Zvonareva invece è bravissima a perderla la testa: crisi quasi(?) isterica alla fine del set, mentre nell’ ordine: fracassava la racchetta, tirava giù tutti i santi del calendario sacramentando anche in aramaico antico e cercava di strapparsi via la fasciatura di protezione alle ginocchia. Dopo, non vinceva più un gioco.
I giornalisti italiani, lì in prima fila ad altezza inquadratura TV rischiavano di passare per hooligans tanto si erano esaltati. Capirai, a forza di ripetere per anni ‘mai una gioia’ quando ce l’hanno avuta una non sapevano che fare, come comportarsi e si sono dati al tifo calcistico. (Spettacolo nello spettacolo)
Fosse solo per quei 6 matchpoint annullati (su due la brindisina è anche scesa a rete a prendesi il punto), questo match merita di essere ricordato. Se poi ci aggiungiamo che hanno giocato un gran tennis e giocava un italiana (ma si, un po’ di bieco e sano nazionalismo non fa male!) non c’è dubbio: vai, vai, dritto nei ricordi del 2009.
3) Caroline Wozniacki - Vera Zvonareva, 6-0, 6-7 (3-7), 6-4 , Wta Championships RR.
Puro dramma in scena, come solo i match femminili sanno essere. 6-0 5-2 Wozniacki e la russa non mette una palla in campo. Poi, a braccio sciolto, annulla 2 matchpoint e vince il secondo set al tie-break. Terzo set: partenza lampo della Wozniacki 3 a 1. E qui inizia il dramma. La gamba sinistra di Carolina fa sempre più male e lei dopo ogni punto fa streaching. E’ in difficoltà. La russa recupera e passa 4 a 3. La Wozniacki viene anche colta da crampi. Non riesce quasi a muoversi. Mentre Vera nel primo set aveva perso sangue dal naso, adesso ha un riacutizzarsi del dolore alla caviglia infortunata a marzo. Più che un campo da tennis è un Pronto Soccorso. La danese serve sul 5 a 4. Ma crolla a terra urlando dal dolore, paralizzata dai crampi. Quasi una sceneggiatura degna di Rocky. Nessuno può aiutarla a rialzarsi. Sembra un pugile KO. Carolina-Balboa invece tira fuori il coraggio che solo la forza della disperazione può darti, si rialza e vince quei due quindici che mancavano per chiudere il match. Probabilmente è stato il match di tennis che più ha ricordato un match di boxe.
2) Jelena Dokic - Alisa Kleybanova, 7-5, 5-7, 8-6, Australian Open 4r.
In genere i match degli Australian Open vengono cancellati dalla memoria. Ma dimenticare questo sarebbe un peccato. Quindi torniamo a quella storia del gennaio 2009, scritta in stile sceneggiatura hollywoodiana. Soprattutto per Jelena Dokic. Molti neanche si ricordavano più giocasse a tennis. Era un giovanissimo talento cristallino. Poi padre violento, separazione dalla famiglia, caduta in depressione e chi più ne ha, più ne metta. Insomma la protagonista ideale. L’altra, l’attrice non protagonista della storia, è Alisa Kleybanova. Una ragazzona che ricorda come stazza, movimenti e pesantezza di colpi la Davenport prima maniera. In più con la caratteristica, non molto elegante, di riuscire a strizzarsi litri di sudore dai capelli come nulla fosse. Anche se eravamo a 10 ore di fuso orario dal Centrale di Melbourne, avvertivamo l’elettricità in campo e fra gli spettatori. Le righe sono verniciate ma le due giocavano ad inchiodarle per poi spaccare gli angoli con rasoiate in diagonale. Ogni colpo sembrava valesse più di un 15. Break e contro break e ancora break. Rimane impresso lo sguardo della Dokic prima di ricevere: per un istante guarda in basso, verso destra e sembra assentarsi nel suo universo. Poi alza gli occhi ed pronta a giocare ogni punto con gli artigli. Set finale, sul sei a cinque per Dokic,mentre risponde ad servizio ad uscire, scivola male. Una brutta distorsione della caviglia sembra mettere fine al match. Ma è lei la favola degli Australian Open ‘09 e le favole, si sa, non possono finire così. Jelena Dokic si rialza e vince i due game successivi. Chiude il match con una risposta lungolinea di rovescio, si inginocchia e piange nel boato dei tifosi australiani. Anche chi ha la pellaccia da rinoceronte, questa volta non ha potuto fare a meno di commuoversi per questa che sembra la rinascita della Dokic.
Tennis, battaglia, dramma ed emozioni. Ma cosa si vuole di più? Di più c’è stato solo questo match:
1) Serena Williams - Elena Dementieva, 6-7, 7-5, 8-6, Wimbledon SF.
Marianella “Però…insomma: abbiamo una partita!”. Bertolucci “Per ora, abbiamo due game”. Questo si dicevano i commentatori di Sky commentando la semifinale di Wimbledon. Forse pensavano di cavarsela in un'oretta scarsa con un’asfaltata da parte dell’americana sulla russa. E invece nessuna delle due aveva mai giocato così bene. Quando sei seduta sulla tua poltrona di casa a guardarti un match e alla fine sei quasi più stanca tu di chi era in campo, quando senti tanti commentatori che per definire questa semifinale ripetono ‘Match Epico’ e quando senti anche dire che è stato un peccato che qualcuno dovesse vincere, allora qualcosa è proprio successo. Elena è stata la sorpresa. Pochi pensavano potesse giocare, sul erba a quel livello (eppure era arrivata in semifinale senza perdere un set). Invece servendo senza una flessione per tutto il match, martellando Serena sul dritto ha costretto l’americana a dare il massimo. Una battaglia dall’inizio alla fine.
Per un match epico c’è bisogno anche di quel pizzico di fortuna, perché quella serve sempre nella vita, figuriamoci per vincere uno slam. Anche se ti chiami Serena Williams e la tua avversaria ha un matchpoint. “Prima di servire mi sono detta Ace, ace, ace. Poi non so che cosa è successo ma mi sono ritrovata a rete. Ricordo solo che ho giocato una voleè di rovescio”. La palla colpisce il nastro. Si alza. E cade dall’altro parte, rimanendo beffardamente nel campo della russa. Ci si chiede se adesso Elena si scioglierà come neve al sole. La Dementieva invece continua a pressare Serena sul dritto. Senza paura. Continua a giocare forse il suo miglior match di sempre. Sarà come in uno sprint, Serena riuscirà a tagliare la linea del traguardo appena prima dell’avversaria. Dopo quasi tre ore di tennis, Bertolucci chiudeva con “Mai ho commentato una partita di tale intensità, di tale bellezza!” Basterebbero solo queste parole per capire che questa è stata la partita più bella dell’anno. E, forse, una delle più belle del decennio.
Angelica