Davis Cup

Gonzalez e la presidentessa

Michelle Bachelet, capo dello Stato cileno, ha invitato "Mano de Pedra" a tornare in nazionale dopo i suoi dissapori con la federazione e il rifiuto di scendere in campo contro l'Austria. Quando politica e tennis diventano una cosa sola. E molto seria. Ansaloni

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Immaginate Giorgio Napolitano che si alza dalla sedia, prende il microfono e nel bel mezzo di un importante meeting internazionale riguardante questioni vitale per la propria nazione dichiara che vuole incontrare Bolelli o Seppi o Fognini per convincerli a ritornare a giocare in coppa Davis per difendere il tricolore. Vi sembra assurdo? Forse, ma non in Cile. I tre atleti sopracitati non hanno (ahimè) conquistato una finale di un torneo dello slam o scalato la classifica fino ad arrivare a numero 5 del mondo come ha fatto Fernando Gonzalez, cileno dal dritto che scuote. E non solo gli avversari dall’altra parte della rete, a quanto pare. E’ notizia recente che la presidentessa del Cile, Michelle Bachelet, tra un vertice economico con Argentina e Bolivia e un incontro nientepopodimenoche con Barack Obama, ha deciso che per convincere “Mano de Pedra” a tornare a giocare in coppa Davis in difesa del Cile, doveva muoversi in prima persona. Detto, fatto. Già un mese dietro il capo di Stato del paese sudamericano, splendido e misterioso da mozzare il fiato (fateci un giretto, soprattutto nella provincia dell’Antartica Chilena e Puerto Williams, la città più a sud del mondo), aveva lanciato in diretta televisiva che per lei era “importante” che Fernando ricominciasse a difendere la madre patria sotto gli “assalti” dei cattivoni con la racchetta venuti da tutto il mondo. Gonzalez ci ha messo un po’ a rispondere ma poi si è detto disponibile ad incontrare “la presidentessa”. E capirai. La rottura tra il dritto più famoso e terrificante del circuito (Federer e Del Potro avranno qualcosa da eccepire, probabilmente, ma non importa: di mano de pedra ce n’è uno solo) e la federazione era avvenuta in aprile, quando quei furbacchioni e chiacchieroni dei dirigenti federali avevano reso noti i compensi percepiti per giocare in Davis da lui e dai suoi compagni di squadra Capdeville e Massu. “Gonzo” non l’aveva presa bene, per niente, e si era rifiutato di scendere in campo negli spareggi validi per la salvezza di settembre contro l’Austria, nei quali comunque il Cile ha ottenuto vittoria e diritto di continuare a giocare nel World Group. Adesso l’intervento presidenziale ha aperto più di una porta per il ritorno del “figliol prodigo” in nazionale. “La dichiarazione di Fernando è incoraggiante”, ha commentato il boss della federazione Jose Hinzpeter. “Credo che potremo superare il problema che ci divide”. Insomma, le speranze di vederlo in campo contro Israele per il match di primo turno del 2010 ci sono, eccome. Qualcuno potrà dire che si tratta di una esagerazione, visto che scomodare addirittura il presidente di una nazione per “piccole” questioni tennistiche non pare proprio necessario, ma il personaggio in questione, Gonzalez appunto, è persona molto, molto amata in Cile. Per capirci, Nando è stato portabandiera della sua nazione alle Olimpiadi a Pechino nel 2008, dove ha conquistato l’argento nel torneo singolare, arrendendosi solo a Nadal, e già quattro anni prima ad Atene aveva conquistato non una ma ben due medaglie galvanizzando il popolo cileno: una d’oro, in doppio (con Massu), e una di bronzo in singolare (vinto sempre dal Massu, autore di una prodigiosa quanto incredibile doppietta). Dunque, è vero che forse non è il caso di scomodare presidenti per un tennista, ma stiamo parlando in uno che ha dato, e continua a dare, tanto alla sua gente e alla sua nazione. E se nella vita si dona tanto, si finisce per ricevere tanto. Nella maggior parte dei casi. Non sempre, purtroppo….

 

 

Luigi Ansaloni

Cerca nel Web

Fotogallery

Fed Cup Italia - Russia
Castellaneta Marina
foto di Monique Filippella