Il grande tennis

Federer re dell'Era Open

In questo eccezionale articolo di Remo Borgatti le tabelle aggiornate al 2009 relative ai tornei dello slam dal 1968 ad oggi. Lo svizzero ha la migliore percentuale in totale tra gli uomini, ma Margaret Smith Court precede tutti.

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Nell’Anno del Signore 1973, sesto dell’Era Open, l’associazione dei tennisti professionisti scelse il palcoscenico più prestigioso per manifestare il proprio dissenso. Per sostenere lo jugoslavo Nikki Pilic, reo di essersi rifiutato di giocare in Davis contro la Nuova Zelanda e di conseguenza squalificato sia dalla federazione del suo paese che da quella internazionale, la neonata ATP consigliò ai suoi soci di boicottare il torneo di Wimbledon. Molti giocatori, tra cui quasi tutti i più importanti, aderirono all’iniziativa indebolendo non poco il seeding londinese ma il teatro si dimostrò assai più importante dei suoi attori e l’affluenza di pubblico a Church Road fu tale da registrare alla fine il record di presenze. Questa premessa, doverosa, per rimarcare, qualora ve ne fosse bisogno, che sono gli slam a classificare i tennisti e non viceversa. Di conseguenza, i risultati conseguiti nei major finiscono per avere un peso specifico determinante quando ci si addentra nella valutazione complessiva dei singoli giocatori.
L’anno appena terminato ha laureato sei nuovi membri del club non troppo esclusivo a cui appartengono tutti coloro che hanno vinto almeno un titolo dello Slam da quando il tennis è diventato open (Roland Garros 1968): si tratta di Del Potro, Dlouhy, Groenefeld, Mirza, Gullickson e Parrott, che hanno fatto salire il totale a 317. Scorrendo questa lunga lista, si nota la presenza di diversi “carneadi” e l’assenza di alcuni nomi per certi versi importanti (Pioline, Corretja, Todd Martin, Philippoussis e la Dementieva, due volte in finale, ma anche Rios, che è stato numero uno del mondo), ma nel complesso ci sono tutte le migliori racchette di questi quarantadue anni. Ecco allora che, mettendo in una tabella (che trovate a qui: http://ilgrandeslamnelleraopen.myblog.it/archive/2009/12/26/tabella-generale-grande-slam-aggiornata-al-2009.html) vittorie e sconfitte di ciascun protagonista e calcolandone le percentuali sia per ogni singolo slam che per tutti e quattro messi insieme, è possibile stilare diverse classifiche utili a fornire una fotografia piuttosto attendibile dei valori espressi in questi quattro decenni abbondanti.

Per motivi di spazio, riassumerò in breve gli esiti relativi ai singoli slam con la promessa di tornare sull’argomento ogni volta che gli stessi diventeranno di attualità (e quindi tra non molto, con gli Australian Open). Partendo proprio dal torneo di Melbourne, è importante sottolineare che, verso la fine degli anni Settanta e per qualche stagione, il torneo ha arrancato a causa di una partecipazione spesso assai modesta sul piano qualitativo. Tanto per fare un paio di esempi, Chris O’Neil e Brian Teacher (ma anche le doppiste Chaloner ed Evers) ben difficilmente apparterrebbero a questo elenco senza quel lustro di “semi-cattività” a cui fu assoggettato il torneo australiano. Un discorso simile e pressoché contemporaneo potrebbe riguardare anche gli Internazionali di Francia, disertato nel triennio 76-78 dalle migliori statunitensi, che gli preferirono il WTT; non a caso vinsero la britannica Barker, la jugoslava Jausovec e la rumena Ruzici.

AUSTRALIAN OPEN – Il podio maschile dello slam dell’Asia-Pacifico richiede già un’interpretazione di quella scienza esatta che è la matematica. Infatti, se poco o nulla si può eccepire sul primo posto di Agassi (oltre il 90% di successi, con 48 vittorie e appena 5 sconfitte in nove partecipazioni), la medaglia d’argento del polacco Fibak (87,5% ma giocò solo nel 1978 e vinse il doppio dopo essere stato eliminato negli ottavi in singolare) vale sicuramente meno dell’85,71% di Laver e Vilas, che condividono la terza piazza. Rod si aggiudicò singolare e doppio nel 1969 mentre due anni dopo fu eliminato rispettivamente negli ottavi e nei quarti; Guillermo invece fu finalista nel 1977, vinse nel 1978/79, fu semifinalista nel 1980 e perse negli ottavi l’anno dopo per un totale di 23 vittorie e 3 sconfitte, a cui vanno aggiunti una vittoria e una sconfitta in doppio. L’argentino, peraltro, è terzo anche nella graduatoria limitata al singolare (88,46%) dietro ad Agassi, secondo con il 90,57%, e Jimmy Connors, il cui 90,91% è frutto di due finali in altrettante partecipazioni: vinse nel 1974, perse con Newcombe l’anno successivo. In campo femminile dominio assoluto di Margaret Smith Court, che vinse 43 delle 46 partite disputate, perdendo solo con la Navratilova in singolare (1975) e due volte in doppio. Al secondo posto troviamo Martina Hingis che ha sfondato il tetto dei 100 incontri (103) vincendone 91 e precedendo Monica Seles (53-7). Conteggiando invece solo i risultati del singolare, l’ex-jugoslava sale di una posizione e si assesta dietro l’inarrivabile Smith Court ma davanti all’eterna rivale Steffi Graf.

FRENCH OPEN – Rafael Nadal ha perso, contro Soderling, la sua imbattibilità sulla terra del Roland Garros ma i suoi numeri parigini sono ancora i migliori (31 vittorie e una sconfitta, pari al 96,88%), circa cinque punti superiori ai due che lo seguono in classifica: Borg (91,94%) e Rosewall (91,3%). Lo svedese si avvicina però moltissimo allo spagnolo se vengono tolte dal conteggio le undici partite in doppio (96,08%, con un record eloquente di 49-2) mentre Rosewall viene raggiunto sul gradino più basso del podio dal connazionale Laver. La regina del rosso è Justine Henin, prossima al rientro e con un record di 39 vittorie e 5 sconfitte a Parigi; dietro alla belga, la solita Smith Court (46-6) e Chris Evert, che ha vinto 99 dei 112 match disputati. In singolare troviamo le stesse giocatrici ma in ordine diverso: prima Smith Court, seconda Evert, terza Henin.

WIMBLEDON – Nel Tempio non era difficile ipotizzare che sarebbero stati loro a giocarsi il primato: Sampras e Federer, con John McEnroe terzo incomodo. Il sette volte campione Pete ha l’89,04% globale, poco meno di un punto in più rispetto allo svizzero (88,06%), che paga soprattutto le sconfitte in doppio. In singolare infatti Roger ha un record migliore (52-5 contro 63-7 dell’americano) anche se entrambi devono inchinarsi a Bjorn Borg, che ha perso solo 4 delle 55 partite disputate (quasi 93%!). L’orso svedese scivola invece al quinto posto della classifica generale a causa del 4-4 in doppio e dell’inedito 0-2 in misto (nel 1973 perse subito in compagnia della bella connazionale Helena Anliot e l’anno dopo non scese nemmeno in campo con l’americana Teeguarden). Bene anche McEnroe, la cui terza piazza deriva dalla media tra il quinto posto in singolare e il secondo in doppio (dietro Woodbridge). Piccola sorpresa nelle graduatorie femminili, con l’inglese Ann Haydon Jones terza dietro alle sorelle Williams (prima Serena, seconda Venus) e addirittura prima nel singolare, davanti a Graf e Navratilova. Classe 1938, la Jones giocò poco nell’Era Open e a Wimbledon mise a segno una vittoria e una semifinale per un totale di 13 incontri (12-1); anche in questo caso una corretta interpretazione delle statistiche porta ad affermare che la seconda piazza della Graf (74-7) e la terza della Navratilova (120-14) hanno un peso specifico maggiore.

U.S. OPEN – Federer, Sampras, Hewitt. E’ questo, nell’ordine, il podio assoluto di New York. Lo svizzero guida largamente anche la graduatoria del singolare dove Sampras resta medaglia d’argento mentre il bronzo se lo aggiudica Jimmy Connors, di qualche decimo su Lendl (4°) e McEnroe (5°). La “cannibale” Smith Court capeggia la classifica al femminile, davanti a Serena e Venus; le sorelle di Compton scivolano però al sesto e settimo posto se gli vengono tolti i risultati di doppio e misto. Prima di loro, risalendo, ci sono infatti King, Tracy Austin, Evert e Graf.

GENERALE – And the winner is… Eh, fosse così semplice. Quando nel pentolone vengono gettati così tanti numeri, si ha la sensazione che nemmeno la matematica sia in grado di fornire risposte concrete e definitive. Chi è arrivato a leggere fin qui, si sarà comunque reso conto chi sono stati i protagonisti assoluti della scena mondiale dal 1968 a oggi, sempre “limitatamente” ai tornei del Grande Slam. La miglior percentuale in assoluto è quella di Margaret Smith Court (233-29 il record, 88,93%) davanti a Serena Williams (283-43, pari all’86,81%) e Roger Federer (202-37, 84,52%) che, naturalmente, è il capofila in campo maschile. Completano la top-ten, nell’ordine, Graf, Navratilova, Venus Williams, Borg, Nadal, Evert e Hingis. Dunque, tre uomini e sette donne. Per par-condicio, vediamo anche la top-five partendo dal basso: maglia nera al peruviano Luis Horna (32,26% con 20 vittorie e 42 sconfitte) seguito dalla neozelandese Chaloner, dalla giapponese nata in Libano Rika Hiraki, dall’australiana Chris O’Neil e dall’olandese Menno Oosting. Prendendo in esame solo il singolare, fermo restando la leadership della Smith Court, la piazza d’onore viene occupata da Bjorn Borg che ha chiuso la sua carriera con un record eccellente: 142 vittorie e appena 16 sconfitte. Terza la tedesca Steffi Graf che precede Evert, Federer, Serena Williams, Laver, Navratilova, Nadal e Seles; crolla dal 6° al 18° posto Venus mentre Sampras è 13°, quinto tra i maschietti. In doppio le prime nove sono tutte donne, con le Williams in testa (82-11 per entrambe) davanti a Smith Court, Zvereva, Gigi Fernandez, Navratilova, Shriver, Hingis e Novotna. Decimo e primo uomo, John McEnroe che precede Billie Jean King e Roy Emerson. Infine il doppio misto: con il 100% (hanno vinto l’unico torneo disputato, ma con partner diversi) appaiati al primo posto Carly Gullickson e Richard Gasquet. Terza, tanto per cambiare, la Smith Court che precede Serena Williams, Kevin Curren, Jana Novotna, Ken Fletcher, Owen Davidson, Ann Jones e Venus Williams. Ultimo rilievo, quello riguardante gli incontri disputati. Senza rivali Martina Navratilova con 908 partite, seguita da Arantxa Sanchez Vicario con 581 e Todd Woodbridge con 556; tra quelli ancora in attività è in testa Lisa Raymond (524) che tiene a distanza l’australiana Rennae Stubbs (409) e Virginia Ruano Pascual (368).
 

Remo Borgatti

Cerca nel Web

Fotogallery

Fed Cup Italia - Russia
Castellaneta Marina
foto di Monique Filippella