Interviste speciali

Federer a ruota libera

Ecco l'intervista che il Numero 1 del mondo ha rilasciato all'Equipe ad inizio Gennaio. Tennis, sensazioni, Woods, colleghi. Roger parla di tutto. Trad. a cura di Rossana Capobianco

Traduzione dal cartaceo (che puoi scaricare qui):

5 Gennaio 2010, ore 21,30.  Roger Federer è seduto sul sedile posteriore dell’auto che lo porta dallo stadio al Ritz Carlton Hotel di Doha. L’intervista gli è stata chiesta all’ultimo minuto e lui ha risposto: “Non c’è problema, sali in macchina”. Quando ti capitano cose del genere, non ti assicuri nemmeno che l’autista abbia la patente di guida, ma ti fiondi in auto. Ed eccoci, Roger Federer sta iniziando il suo 12esimo anno nel Tour, ma c’è qualcosa di diverso: “E’ la seconda metà della mia carriera”. Record degli Slam? Fatto. Roland Garros? Fatto. Dunque cosa rimane?


D. Per la prima volta inizi questa stagione senza chiederti o senza sentirti chiedere “Arriverà presto il sorpasso su Sampras nei tornei dello Slam?” o “Vincerà il Roland Garros finalmente?”. Ti mancheranno questi interrogativi?

RF: (ride) Ne ho abbastanza di domande spiacevoli! E’ rilassante. Lo scorso anno ero numero 2 del mondo, avrei poi perso la finale a Melbourne, e non facevano altro che farmi domande di quel tipo.


D. Adesso che hai vinto almeno una volta tutti i tornei dello Slam, che hai raggiunto il record.. non ti senti un po’ svuotato?
RF: E’ la fine di un periodo. Lo scorso anno in un mese ho raggiunto entrambi gli obiettivi. Ma non mi sono mai sentito “svuotato” dopo. Non mi sono mai alzato la mattina chiedendomi “E adesso che faccio?”. Siamo fortunati, il tennis è uno sport in cui le motivazioni son tante, c’è il ranking, gli Slam, I Master 1000, i testa a testa.. qualche volta è anche la sfida aperta contro un avversario a motivarmi.


D. Dunque tu non senti la necessità di pensare a cosa viene dopo, nei tuoi obiettivi?

RF. No, la voglia di giocare per me è naturale. Una cosa che faccio spesso è tornare all’inizio delle cose: perché ho scelto il tennis quando ero piccolo? Perché ho lavorato così duramente durante questi anni? Perché mi piace così tanto giocare? E la risposta arriva facilmente, è semplice: non credo ci sia nessuno che ami il tennis più di me.


D. Non ti senti più leggero, come se un enorme peso fosse scomparso?

RF: Si e no. La pressione c’è sempre, non è scomparsa. E’ una pressione diversa, ma è presente. Se un giorno nessuno mi dovesse mettere più pressione, io sarò lì a mettermela. Non ricordo di aver giocato un solo match senza aver sentito pressione.


D. Ok, io ti parlo di alcuni obiettivi e tu mi dici cosa ne pensi.

RF: Perfetto, vai.


D. I Master 1000. Ne hai bisogno ancora 2 per battere il record di Agassi.
RF: Uhm, non sono proprio eccitato dall’idea. I Master 1000 esistono solo da 20 anni e molti giocatori del passato non hanno potuto giocarli. Dunque no, non mi importa poi molto di questo record.


D. Passiamo ad un altro: Se rimarrai numero 1 fino a dopo il Roland Garros, batterai il record di Sampras di 286 settimane in vetta alla classifica.
RF: Questo è un record molto importante per me. Quando ho battuto quello di Connors riguardo alle settimane consecutive da numero 1 ho pensato di aver raggiunto davvero qualcosa di incredibile. Stare così tante settimane davanti e sapere chi ti lasci dietro non è facile, il mio obiettivo principale quest’anno è chiudere la stagione al numero 1, è stata dura tornare in vetta.


D. Quindi vuoi rimanere numero 1. Cos’altro?

RF: Vincere più tornei. Lo scorso anno ne ho vinti 4. Grandi tornei, ma voglio vincere anche in tornei più piccoli. E’ vero che lo scorso anno non ho partecipato spesso per infortunio o perché avevo bisogno di riposo. Prima di ritirarmi da Tokyo lo scorso anno dovevo dire a Severin (Luthi): “Andrò lì e giocherò Serve&volley sulla prima e la seconda.” Ho pensato poi che mi avrebbe aiutato molto.


D. Parlando di tempi più lontani, quando pensi ti ritirerai?
RF: Per calmare gli animi a tutti, ho detto che avrei giocato fino a Londra 2012. Ma quello è il minimo. Mi vedo giocare anche dopo, anche se in maniera diversa. Mi piacerebbe giocare tornei nuovi o anche alcune esibizioni in Sudamerica, dove non sono mai stato.


D. Sei nella top 10 da quando ci sei entrato nel 2002. Pensi che la top ten di adesso sia migliore di quella del 2002 con Safin, Hewitt, Grosjean, Ferrero, Novak?
RF: E’ una domanda difficile, non so con certezza. Oggi i giocatori hanno meno debolezze ma anche meno punti di forza specifici. In passato però variavano molto di più il gioco e su una data superficie per te era davvero difficile. Oggi le superfici sono più o meno standardizzate e così anche i giocatori. Alcune volte quando guardo giocare Davydenko o Del Potro mi chiedo quale sia il loro miglior colpo..


D. Se tu dovessi scegliere un giocatore che raggiungerà un importante traguardo nel 2010 chi sceglieresti?

RF: Se dovessi sceglierne uno, direi Murray. Si è costruito davvero bene e adesso ha anche molta esperienza, ha vinto molti Master 1000. Del Potro non ha mai vinto un Master 1000 ad esempio però, ma ha vinto gli US Open. Non avrei mai potuto predirlo un anno fa, non stava usando la reale efficacia del suo servizio. E’ migliorato in maniera spaventosa..


D. E cosa ci dici dell’ultimo vincitore delle World Tour Finals, che ti ha appena battuto 2 volte di fila?
RF: Ah, Davydenko! Ti dico che lo seguirò molto da vicino a Melbourne, gli Australian Open ci diranno se sarà in grado di mantenere quel ritmo e se batterà tutti al meglio dei 5 set. Sarà davvero interessante scoprirlo..


D. Monfils, Tsonga, Simon, Gasquet? Sei interessato?
RF: Molto. Hanno un grosso potenziale, lo scorso anno ce lo ha dimostrato. Questo ci dirà se hanno compiuto un altro passo avanti. Gasquet risalirà in fretta. La domanda è: quanto in alto?


D. Nadal non ha vinto un torneo dallo scorso anno a Roma. Molti pensano che non tornerà quello di prima.
RF: Queste sono sciocchezze. E’ la stessa cosa che dicevano di me. Ho visto Rafa giocare ad Abu Dhabi e Doha e non mi pare gli manchi proprio niente. Si, è vero, non vince da un po’, ma guarda i nomi di chi lo ha battuto: Murray, Davydenko, Djokovic, Del Potro, Soderling.. non sono male! E pensa ad una cosa: se avesse giocato Wimbledon lo scorso anno e non avesse perso 2000 punti ora dove sarebbe? Il vero grande Rafa è lì pronto a vincere ancora.


D. Non hai avuto nessun grande infortunio, questo è il tuo 41esimo Slam consecutivo. Lavoro duro o solo fortuna?
RF: Entrambi. Mi aspetto di essere al meglio per i grandi tornei. Non posso permettermi di avere anche un piccolo infortunio negli Slam. Le donne possono di solito giocare i primi tre turni anche non al meglio, gli uomini no, non possono. Il mio tipo di gioco mi aiuta a resistere più a lungo, la maggior parte delle volte sono io che decido come deve andare un punto, faccio correre io l’altro. Se Rafa può impiegarci in media 45 minuti a vincere un set, io ne impiego 30. E’ stato faticoso da giocane costruirmi fisicamente e tutto, adesso il lavoro è meno duro ma più specifico.


D. Adesso hai 28 anni, non recuperi in fretta come prima. E’ per questo che hai assunto Vivier, un fisioterapista francese?
RF: L’età conta, certo. Ho sempre avuto massaggiatori, adesso volevo lavorare con un fisioterapista. Lavorava per l’ATP. Non volevo che gli altri pensassero che io avessi la presunzione di dire “Sono Federer, mi dispiace, adesso è mio”. Ma l’han presa bene.


D. Cosa vuoi dire quando affermi “lavorare in maniera più specifica”?

RF: Quando sei giovane, non ti scaldi nemmeno. Stai giocando alla play station e quando ti chiamano per entrare in campo, vai immediatamente. Adesso ho bisogno di almeno 10 minuti di riscaldamento prima di entrare, ogni giorno faccio stretching alla schiena perché in passato ho avuto problemi. Ho sempre pensato che la mia schiena non fosse forte abbastanza.


D. E cosa ci dici del sonno? Pare che tu dorma tanto..
RF: E’ vero, 11 o 12 ore a notte. Se non ho quelle ore di sonno non sto bene, mi sento fiacco, stanco. Quando le gemelle piangono di notte e il giorno dopo ho una partita, prendo i tappi per le orecchie e vado a dormire in un’altra stanza.


D. Hai deciso di non giocare l’incontro di Davis contro la Spagna. E’ perché è contro la Spagna o perché è sulla terra?
RF: Non perché è contro la Spagna, ma perché si gioca su terra. Tra Dubai e Indian Wells non va bene. E’ una cosa che mi rende triste, ma so perché ho preso questa decisione.


D. Molti pensano che tu sia egoista e non patriottico. Molti hanno anche pensato che dopo aver battuto il record di Sampras e vinto il Roland Garros avresti voluto vincere la Davis..
RF: Le persone devono capire che non si può far tutto. Se non avessi fatto alcune scelte non avrei mai potuto vincere il Roland Garros lo scorso anno. Gli svizzeri non sono felici di vedermi numero 1 del mondo? Se giocassi e ciò mi costasse la vetta della classifica mi direbbero “Non sei più numero 1!”. Non si può accontentare tutti.


D. E’ davvero impossibile conciliare le cose?
RF: Io considero un turno di coppa Davis impegnativo come un intero Master 1000. Non sono pronto per affrontare tutto, preferisco ancora fare delle scelte individualistiche: col tempo questo cambierà, probabilmente. E poi il nostro team non è ad esempio come quello spagnolo. Non mi sto lamentando, ma è un dato di fatto. Rafa lo scorso anno non ha giocato quarti e semifinale. Le persone lo hanno visto come la star della finale, ma molti hanno scordato che per arrivare lì altri hanno vinto e lui non c’era, non è poco.


D. Hai parlato con Tiger Woods da quando sono scoppiati gli scandali?
RF: Si, è un mio amico e gli ho detto che poteva contare su di me per un sostegno. E’ dura per lui e per la sua famiglia vedere i loro problemi sbattuti sulle prime pagine di tutto il mondo.


D. Hai imparato qualcosa da questa storia?
RF: Bè, è stato istruttivo, sicuramente. I tabloid impazziscono e le cose non sono controllabili. Ho sempre saputo che ci vuole molto tempo per costruirti un’immagine che può essere però distrutta in un attimo. Questa cosa un po’ spaventa, ma va così. Tiger ha bisogno di calma, e tornerà ad essere il meraviglioso golfista che abbiamo imparato a conoscere.
 

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