Rafa al numero 4

Nadal senza Slam da difendere

Vittorie ed infortuni: un binomio inscindibile nella carriera del tennista maiorchino. Che da lunedì si ritrova a non essere più "title holder" di uno Slam dopo lungo tempo. Tutte, ma proprio tutte, le tappe del suo calvario Roberto Paterlini

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Fratture da stress a piedi e caviglie, infiammazioni alle ginocchia, vesciche e strappi addominali. Digitando “Nadal injury” (infortunio) su Google si ottengono niente meno che un milione e seicentomila link ad altrettanti articoli, news, agenzie o stralci di biografie del giocatore che ne ripercorrono la carriera, riportando il termine ben più di una volta, ahilui, e con sempre maggiore frequenza al sommarsi degli aggiornamenti. Pochi in più - fatte le debite proporzioni - sono i rimandi prodotti associando al suo cognome la parola “victory”, e addirittura di meno se lo si affianca a “Roland Garros”, il torneo del Grande Slam che ha vinto più volte.

Ripercorriamo brevemente le tappe del suo doloroso calvario.

Ancora bambino, nel 2003, Nadal conosce già l’infortunio durante il secondo turno del challenger di St. Jean de Luz che lo vede opposto a Richard Gasquet, ma è nel 2004 che la sua carriera si inceppa per la prima volta a causa di un malanno fisico, quando è costretto a saltare tutta la stagione primaverile su terra battuta per via di una frattura da stess alla caviglia sinistra. Ritiratosi prima del suo quarto di finale all’Estoril, torna solo nell’estate, riesce a sollevare il primo trofeo ATP a Sopot, ed a contribuire alla vittoria spagnola di Coppa Davis contro gli Stati Uniti.

Nel’anno dell’affermazione assoluta, il 2005, Rafa parte male, ritirandosi ad Aukland contro Dominik Hrbaty (dolori al petto), ma dando da lì inizio ad una corsa fatta di 11 titoli, il primo Roland Garros e la piazza d’onore in classifica mondiale, sino al nuovo infortunio, dopo la finale maratona del torneo di Madrid vinta in recupero su Ljubicic. Rafa deve saltare l’ultimo Masters Series della stagione e addirittura la Masters Cup, alla quale si era da tempo qualificato, adducendo un’infiammazione cronica del legamento peroneo anteriore del piede sinistro. Le cronache raccontano di un Nadal piangente, incerto sull’opportunità di poter mai tornare a giocare a livello professionistico, e la mancata partecipazione all’Australian Open dell’anno successivo sembra avvalorare tale triste scenario. Sino al ritorno al torneo di Marsiglia di poche settimane dopo, quando giunge in semifinale (sconfitto da Clément), ed alla vittoria a Dubai su Federer, che per il momento fuga qualsiasi dubbio, anche se ogni appassionato non può che temere, o quanto meno notare, che con quel tennis così fisico i problemi si ripresenteranno.

Il resto del 2006 fila via relativamente liscio - si ritira al Queen’s durante i quarti di finale per un dolore alla spalla - con la fisiologica stanchezza nella seconda parte della stagione, nessun titolo dopo Parigi, nessuna finale dopo quella, ai tempi sorprendente, di Wimbledon, discorsi di crisi, ma quanto meno nessuna corsa in infermeria. E via con il 2007, che inizia ancora con un ritiro a Sydney per fastidi all’inguine, ma nel corso del quale il maiorchino sfata subito il tabù delle finali (raggiunge e vince quella di Indian Wells), e gioca la solita fantastica stagione su terra (terzo Roland Garros). Bissa il piazzamento di Wimbledon, ma durante l’incontro decisivo si fa trattare alle ginocchia, e per la prima volta compaiono le famose striscette bianche appena sotto la rotula - quel giorno, solo la destra - che lo accompagneranno per quasi due anni. Lungo l’estate Rafa si ritira al secondo turno del torneo di Cincinnati contro Juan Monaco (braccio sinistro), e giunge allo US Open accompagnato da voci di malanni alla schiena e ancora al ginocchio.

Inizia il 2008 e tutto sembra regolare sino alla stagione su terra battuta, che per esigenze olimpiche mette lo spagnolo di fronte alla prova di quattro tornei in quattro settimane. Nadal vince a Monte Carlo e Barcellona, ma subito dopo ancora uno stop, o quasi: nel secondo turno del torneo di Roma resta in campo sino alla sconfitta contro Juan Carlos Ferrero, ma lo schermo gigante sul suo piede martoriato dalle vesciche non lascia dubbi riguardo alle cause. A tempo record Rafa si rimette in sesto e dà vita ad una delle strisce vincenti più entusiasmanti che si ricordino: Amburgo, Parigi, Queen’s, Wimbledon, Open del Canada, (sconfitta in semifinale a Cincinnati), Olimpiadi e primo posto in classifica, che strappa a Re Federer il 18 Agosto dopo oltre quattro anni di regno ininterrotto. Più che giustificato, arriva allo Us Open cotto, e da lì a fine anno non vince più nulla, ma il capitolo ginocchio si riapre a Bercy, quando è costretto a ritirarsi nei quarti contro Nikolay Davydenko denunciando un dolore “insopportabile”: infiammazione al tendine rotuleo, sempre il destro. Salta di nuovo la Matster Cup e persino la finale di Coppa Davis, che il resto della squadra spagnola vincerà contro l’Argentina.

Si riaprono gli interrogativi sul suo futuro, il logorio che sembra conseguenza inevitabile, necessaria del suo gioco, ma Nadal torna di nuovo e vince l’Australian Open con due maratone dal ritmo sovrumano, in semifinale contro Verdasco ed in finale con Federer. Tutti si chiedono cosa possa spingere un giocatore che ha appena compiuto tale impresa ad attraversare l’oceano per andare a giocare a Rotterdam pochi giorni dopo, ma lui lo fa, ed in finale contro Murray il ginocchio si lamenta di nuovo: pallido in viso, Rafa accetta di stare in campo e subire l’inevitabile 6-0, ma è costretto a rinunciare a Dubai.

Lui nega che il problema sia lo stesso dell’autunno appena passato, tutti rilevano quanto sia scellerata la sua programmazione, o lui marziano, ma i titoli continuano ad arrivare, sempre più copiosi, e il suo vantaggio in classifica diventa federeriano, sino a quando Robin Soderling lo batte al Roland Garros e tutto si incrina.

I capitoli più recenti, freschi nella memoria, non necessitano di essere ripercorsi. Si intitolano: “Rinuncia a Wimbledon”, “Strappo Addominale” e: “Australian Open 2010: Murray b. Nadal 6-3 7-6 3-0 rit.” Le conseguenze si fanno sempre più significative: per la prima volta dalla vittoria al Roland Garros del 2005, Rafa non è campione uscente di nessun torneo del Grande Slam (lo scorso anno di questi tempi ne deteneva 3). Per quanto riguarda il duopolio Federer-Nadal in classifica, dopo la parentesi estiva del 2009 (al termine di 205 settimane consecutive, per tre lunedì il nome di Murray si inserì al numero 2), Nadal esce addirittura dalla Top 3 per la prima volta in quasi cinque anni, più precisamente dalla settimana conclusasi il 5 Giugno del 2005. Le date, in questo caso, coincidono: anche allora lo spagnolo non deteneva alcuno Slam, ma ragioni e prospettive erano decisamente diverse, anche perché quel giorno Rafa avrebbe vinto a Parigi per la prima volta.

redazione
come vi sarete accorti numerosi commenti sono apparsi e poi spariti. ci sono argomenti delicati che andrebbero trattati con le pinze: il doping e' uno di questi. abbiamo pubblicato numerosi articoli sull'argomento ma sempre con la consapevolezza che nessuno e' colpevole se non e' condannato. e' una regola a cui cerchiamo di attenerci qui come nella vita. per quanto possibile eviteremo di pubblicare illazioni e speculazioni che riguardano giocatori mai condannati da alcun tribunale. la deduzione che vuole che una persona accusata di un reato che non sporge querela automaticamente accetta le accuse e' logicamente infondata nonche' penalmente irrilivante. vi chiediamo cortesemente di attenervi a queste indicazioni.

Roberto Paterlini

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