Australian Open

Australia, quanto piangere mi fai!

Gli Australian Open hanno fatto piangere e commuovere tanti tennisti. Da Sampras a Murray, passando per Federer, e molti altri. E per una volta li abbiamo sentiti vicini a noi.  Elisa Piva

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Lo chiamano l'happy slam, ma quasi sempre l'Australian Open finisce per essere quello più lacrimoso, teatro di felicità commossa o cocente delusione bagnata da lacrime amare.

I tennisti ultimamente sembrano essere molto suscettibili a quello che avviene sul campo, ma forse è un bene, perché si rivelano un po' più umani, più vicini a noi, e non sembrano poi tanto inarrivabili. Una dimostrazione di fragilità però l'abbiamo già avuta più di 10 anni fa.

Facendo un passo indietro, al 1995, ritroviamo un grande del passato in lacrime sul campo centrale di Melbourne Park, Pete Sampras. Immagini commoventi, di un Pete con il cuore in pezzi. Sampras aveva appena appreso che il suo coach e grande amico Tim Gullikson, aveva pochi mesi di vita, era sceso comunque in campo contro Jim Courier per disputare il quarto di finale. Il connazionale, vedendolo in difficoltà, gli avesse offerto di continuare il match nel giorno successivo ma Pete volle continuare. Si ritrovò con le spalle al muro, si aggrappò con le unghie a quell'incontro, una vittoria da dedicare all'amico. A suon di ace e dritti, uno dopo l'altro, con le lacrime che gli rigavano il viso, risalì la china. Ad inizio 5° set dalle tribune anche un invito “fallo per il tuo coach”. E così fu, Sampras riuscì a portare a casa il successo. Uno dei momenti più intimi e più umani che Sampras ci ha regalato. (Video)

Non voleva dedicare le sue vittorie a nessuno se non a sé stessa, Jelena Dokic, quando con il viso scavato dalle avversità della vita sbalordiva vittoria dopo vittoria il pubblico australiano. Una favola, quella della serba scappata in Australia per sfuggire alle grinfie del padre-orco, che incantò il mondo agli Australian Open del 2009. La Dokic, con un passato turbolento, avanzava ad ogni turno del torneo incredula, con il pubblico che la sosteneva come mai prima, e ad ogni vittoria ritornavano in mente tutti i demoni che aveva combattuto e scacciato, finchè gli occhi non diventavano rossi dall'emozione. “Con tutto quello che ho passato, una partita di tennis non c'è più niente che possa spaventarmi. Figuriamoci una partita di tennis” ripeteva dopo ogni match Jelena, che arrivò addirittura fino ai quarti di finale prima di arrendersi a Dinara Safina. (Video)

Nel 2006 il cipriota Marcos Baghdatis stupì tutti (compreso sé stesso) arrivando in finale nel primo slam stagionale. Sembrava un caso, ma si capì poi che l'aria australiana per Marcos aveva qualcosa di speciale. Non ripetette più la stessa impresa due anni più tardi, ma la sue uscita dal torneo fu salutata da tanti applausi e sorrisi spenti. Era il terzo turno e Hewitt uscì vincitore dalla battaglia contro Baghdatis, una battaglia che durò più di 4 ore e terminò alle 4 e mezza di notte. Il cipriota, sotto 2 set a 1, rimontò uno svantaggio di due break nel quarto set, annullò 4 match point e vinse il parziale al tie-break, ma alla fine dovette soccombere al quinto set. La delusione per quella sconfitta fu enorme, tanto che uscì dal campo a capo chino e le lacrime agli occhi. E' impossibile non amare questo ragazzo dal sorriso guascone, un personaggio così positivo, tanto che il pubblicò gli tributò una standing ovation e uno scroscio di applausi, nonostante a vincere in quel frangente fu il loro idolo Lleyton. (Video)

Udite udite, Roger Federer vince lo scettro anche di “piagnone”. La Rod Laver Arena ha infatti visto per ben due volte piangere il Re del tennis, ma i due episodi sono ben diversi tra loro.

La prima volta accadde nel 2006, l'inizio di quella che sarebbe diventata la miglior annata di Federer. Per tutti quell'Australian Open sembrava scontato, già assegnato. Ma Roger probabilmente non lo pensava affatto. Perchè tornava sul luogo “del delitto”, in quel torneo che lo aveva visto sconfitto in semifinale da Marat Safin l'anno precedente, perchè anche Federer, il glaciale Federer, allora aveva tremato.
Dopo un percorso zoppicante, che non lo aveva visto esprimere il miglior tennis, e un set lasciato in finale, arriva la vittoria. Rod Laver gli consegnò la coppa e lui scoppiò in lacrime non appena si avvicinò al microfono. Una reazione inaspettata, “spero capiate quanto questo significhi per me”. I maligni no, non lo capiranno mai, un gesto tacciato forse come falso, ma tutti gli altri si, perchè un essere umano (sebbene tal volte in campo paia un extraterrestre, sempre di questo essere umano si tratta) può avvertire la pressione, il dovere della vittoria, e sentirsi sollevato per aver adempiuto ai suoi obblighi. (Video)

Nel 2009, dopo aver perso la finale contro Rafael Nadal al quinto set, eccole li, ancora una volta, le lacrime di Roger, che questa volta sembrava davvero disperato. Molti le trovarono eagerate, infondo aveva appena perso la finale di un torneo già conquistato 3 volte e contro l'allora n°1 del mondo. Altri invece le trovarono di grandi umanità, perchè Roger Federer ancora una volta aveva messo in bella mostra le sue emozioni, senza nascondersi e senza vergognarsene. Addirittura fu Rafa in quella occasione a consolare il rivale in lacrime. Incredibile quante cose possano cambiare in un anno. (Video)

A 12 mesi di distanza da quelle lacrime amare, infatti, ritroviamo Federer sorridere con la coppa in mano, e lo sconfitto, proprio come lui un anno prima, in lacrime.
Già, le tenerissime lacrime di Andy Murray. Lo scozzese, deluso e dispiaciutissimo per non essere riuscito a 74 anni di distanza a riportare un titolo del Grand Slam nel Regno Unito, non è riuscito a trattenere le lacrime durate il suo discorso. Sentiva il peso della sua nazione, e quasi era più dispiaciuto per i fan che per lui.
Ma ha reagito comunque in maniera egregia e dignitosa, perchè contro quell'avversario non ci poteva proprio fare nulla. Candida onestà in quel “Posso piangere come Roger, ma non posso giocare come lui”, non fa niente (per ora) Andy, magari il prossimo anno la storia cambia, proprio come è accaduto a Federer da un anno all'altro.

Elisa Piva

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